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Diritto Canonico: Storia, Fonti e Principi - Appunti Completi, Appunti di Diritto Canonico

Appunti utili e sufficienti per conseguire l'esame di diritto canonico senza dover integrare con nessuno libro di testo. il documento racchiude tutti i concetti base del diritto canonico.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 29/04/2020

domenicocatalano
domenicocatalano 🇮🇹

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La moneta ufficiale è l’euro e la lingua ufficiale è l’italiano e il latino. Lo Stato della città del vaticano nasce
in un determinato luogo non a caso,
la tomba corrisponde alla posizione dell’altare della basilica di san Pietro; nel 1500 giulio secondo fece
edificare la basilica di san Pietro, colloca la cupola. Esiste una tipografia vaticana, è presente la sede
dell’osservatore romano che è il quotidiano ufficiale della chiesa cattolica, la radio vaticana ha sede
all’interno dello stato della città del vaticano. La domus santa Marta è stata costruita per radunare tutti i
cardinali per l’elezione del pontefice, in più è l’attuale dimora del pontefice.
Il termine canonico deriva del greco e vuol dire “regola”, il diritto canonico è l’insieme delle regole che
disciplina la vita dei fedeli, esso ha una peculiarità perché è un diritto confessionale (confessione cristiana
cattolica), si può dividere in due settori: diritto canonico divino e diritto canonico umano. Questi due tipi
sono legati tra loro quello umano non potrà mai contrastare quello divino. Diritto confessionale in cui parte
è stata rivelata da Dio. La rivelazione per quanto riguarda il diritto canonico la troviamo nella bibbia, ma
non si può non tenere conto per quanto riguarda questo diritto del vangelo. Tutto quello che non è
confermato nei vangeli non si deve tenere conto per quanto riguarda il diritto canonico. Un altro tipo di
diritto divino è quello naturale e sono quelle regole che dio ha messo nella natura umana come ad esempio
la procreazione poiché senza di essa la specie si estinguerebbe.
La chiesa è consapevole di essere un’istituzione di diritto divino perché creato e voluto da dio ma costretto
a vivere nella realtà terrena ma questo non vuol dire che la parola di dio viene sempre rispettata. Il diritto
divino è eterno perché non ha tempo, fisso perché non ha evoluzione e immutabile perché non può essere
cambiato dall’uomo. Si parte dal presupposto (“traditio”) che l’uomo è incapace di comprendere
immediatamente i principi di diritto divino e naturale e per cui questi principi vengono rivelati nel tempo
alla comunità umana. La traditio opera soprattutto nella chiesa che durante i secoli fa emergere il
significato dei principi di diritto divino.
Il diritto umano, che si affianca al diritto divino, è quel diritto prodotto dagli organi legislativi del diritto
canonico composti da uomini e questo diritto prende il nome di diritto ecclesiastico che è sempre
compatibile con i principi di diritto divino.
il diritto canonico nasce con l’insegnamento di cristo, le prime regole sono prese dalle parole di cristo che
sono state riportate dai vangeli. Ci sono tre ere principali:
ius vetus: diritto antico dalla morte di cristo al XI secolo;
ius novum: diritto nuovo, dal decreto di Graziano al concilio di Trento;
ius novissimum: dal concilio di Trento ai giorni nostri.
Date fondamentali:
313 d.C: editto di Costantino che considera la religione cattolica come lecita.
395 d.C: morte dell’imperatore Teodosio che lascia a uno dei suoi figli la parte occidentale mentre all’altro
la parte orientale.
496 d.C: caduta dell’impero romano d’occidente.
1453 d.C: caduta dell’impero romano d’oriente.
questi due ultimi avvenienti comportano lo scisma d’oriente, chiesa latina con sede prevalentemente a
Roma e chiese orientali con sede a Costantinapoli. Queste due chiese sono unite, si contano 22 chiese
orientali in cui i patriarchi riconoscono l’autorità del pontefice. Chiese orientali ci sono in Egitto e anche in
Grecia che sono in comunione con la chiesa cattolica, tutti riconoscono l’autorità suprema del pontefice di
Roma.
1545: concilio di Trento
1582: corpus iuris canonicis
1870: concilio vaticano primo
1965: concilio vaticano secondo
il diritto canonico può definirsi universale quando una determinata regola si rivolge ai fedeli di tutte le
chiese, questa regola è una norma di diritto divino. C’è anche un diritto canonico particolare che è il diritto
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La moneta ufficiale è l’euro e la lingua ufficiale è l’italiano e il latino. Lo Stato della città del vaticano nasce in un determinato luogo non a caso, la tomba corrisponde alla posizione dell’altare della basilica di san Pietro; nel 1500 giulio secondo fece edificare la basilica di san Pietro, colloca la cupola. Esiste una tipografia vaticana, è presente la sede dell’osservatore romano che è il quotidiano ufficiale della chiesa cattolica, la radio vaticana ha sede all’interno dello stato della città del vaticano. La domus santa Marta è stata costruita per radunare tutti i cardinali per l’elezione del pontefice, in più è l’attuale dimora del pontefice. Il termine canonico deriva del greco e vuol dire “regola”, il diritto canonico è l’insieme delle regole che disciplina la vita dei fedeli, esso ha una peculiarità perché è un diritto confessionale (confessione cristiana cattolica), si può dividere in due settori: diritto canonico divino e diritto canonico umano. Questi due tipi sono legati tra loro quello umano non potrà mai contrastare quello divino. Diritto confessionale in cui parte è stata rivelata da Dio. La rivelazione per quanto riguarda il diritto canonico la troviamo nella bibbia, ma non si può non tenere conto per quanto riguarda questo diritto del vangelo. Tutto quello che non è confermato nei vangeli non si deve tenere conto per quanto riguarda il diritto canonico. Un altro tipo di diritto divino è quello naturale e sono quelle regole che dio ha messo nella natura umana come ad esempio la procreazione poiché senza di essa la specie si estinguerebbe. La chiesa è consapevole di essere un’istituzione di diritto divino perché creato e voluto da dio ma costretto a vivere nella realtà terrena ma questo non vuol dire che la parola di dio viene sempre rispettata. Il diritto divino è eterno perché non ha tempo, fisso perché non ha evoluzione e immutabile perché non può essere cambiato dall’uomo. Si parte dal presupposto (“traditio”) che l’uomo è incapace di comprendere immediatamente i principi di diritto divino e naturale e per cui questi principi vengono rivelati nel tempo alla comunità umana. La traditio opera soprattutto nella chiesa che durante i secoli fa emergere il significato dei principi di diritto divino. Il diritto umano, che si affianca al diritto divino, è quel diritto prodotto dagli organi legislativi del diritto canonico composti da uomini e questo diritto prende il nome di diritto ecclesiastico che è sempre compatibile con i principi di diritto divino. il diritto canonico nasce con l’insegnamento di cristo, le prime regole sono prese dalle parole di cristo che sono state riportate dai vangeli. Ci sono tre ere principali: ius vetus: diritto antico dalla morte di cristo al XI secolo; ius novum: diritto nuovo, dal decreto di Graziano al concilio di Trento; ius novissimum: dal concilio di Trento ai giorni nostri. Date fondamentali: 313 d.C: editto di Costantino che considera la religione cattolica come lecita. 395 d.C: morte dell’imperatore Teodosio che lascia a uno dei suoi figli la parte occidentale mentre all’altro la parte orientale. 496 d.C: caduta dell’impero romano d’occidente. 1453 d.C: caduta dell’impero romano d’oriente. questi due ultimi avvenienti comportano lo scisma d’oriente, chiesa latina con sede prevalentemente a Roma e chiese orientali con sede a Costantinapoli. Queste due chiese sono unite, si contano 22 chiese orientali in cui i patriarchi riconoscono l’autorità del pontefice. Chiese orientali ci sono in Egitto e anche in Grecia che sono in comunione con la chiesa cattolica, tutti riconoscono l’autorità suprema del pontefice di Roma. 1545: concilio di Trento 1582: corpus iuris canonicis 1870: concilio vaticano primo 1965: concilio vaticano secondo il diritto canonico può definirsi universale quando una determinata regola si rivolge ai fedeli di tutte le chiese, questa regola è una norma di diritto divino. C’è anche un diritto canonico particolare che è il diritto

canonico che riguarda solo alcune porzioni di fedeli o meglio alcune chiese. il capo supremo è il pontefice, essendo uno stato ha anche dei cittadini, la cittadinanza si acquisisce (di solito per ius soli o per ius sanguinis) questi due criteri non sono utilizzati, uno perché è piuttosto difficile nascere nella città del vaticano (l’ospedale è fuori dalla città del vaticano), l’altro perché è difficile nascere da due cittadini dello stato del vaticano poichè nella maggior parte delle volte hanno il voto dio castit. Il modo è quello regolato dalla legge del 2009 per cui occorre una residenza stabile presso lo stato della città del vaticano (criterio di residenza stabile) e le persone devono avere una funzione all’interno dello stato che può essere attribuita per dignità, per ufficio o per un impiego presso la città del vaticano, vuol dire che hanno la cittadinanza quelle persone che ristiedono stabilmente nello o presso la citta del vaticano e che svolgono una funzione negli uffici dello stato negli uffci della chiesa oppure hanno cittadinanza coloro che sono investiti di una particolare dignità, questo vuol dire che il primo cittadino è il pontefice pro tempore (per il tempo che è pontefice) colore che appartengono alla guardia svizzera che è storicamente la guardia a difesa del pontefice. visto che molti casi in cui la cittadinanza vaticana è pro tempore, quando l’incarico termine si perde la cittadinanza vaticano, ci sono alcune leggi dello stato che impediscono la doppia cittadinanza, quindi si diventa cittadino italiano secondo il concordato del 29. tutto lo stato è posto sotto la convenzione dell’aia del 1954 che tutela i beni culturali in casi di conflitto armato. Nessuno può considerare i beni culturali come obbiettivi militari (nessuno può permettersi di bombardare il duomo di Milano ad esempio). Questa convenzione ha affermato che lo stato della città del vaticano nella sua interezza è tutelato ci sono 3 categorie di battezzati: laici; chierici: primo grado dell’ordine e il battesimo; vita consacrata: chi ha uno stato di vita consacrata, chi vuole dimostrare al mondo che si può vivere secondo gli insegnamenti di cristo e quindi pur non prendendo l’ordine sacro come un diacono o un sacerdote, sono coloro che fanno voto di povertà, obbedienza e castità. Questi stati sono tra loro complementari perché i laici rappresentano la presenza della chiesa nel mondo, i chierici costituiscono la struttura della chiesa (in modo gerarchico, non c’è democrazia perché deriva direttamente dagli insegnamenti di cristo e dei vangeli in cui di assemblea non si parla), la vita consacrata è la testimonianza reale che è possibile trascendere i limiti umani svolgendo una sorta di funzione profetica. lo stato laicale è un istituto di diritto divino, poiché è basato sul battesimo e nei vangeli dio si fa battezzare. Lo stato dei chierici è di diritto divino poiché Pietro è stato incaricato primo pontefice mentre la vita consacrata è di diritto umano perché è una scelta propria. Gli istituti di vita consacrata possono essere clericali quando i voti vengono emessi da un istituto guidati da chierici, laicali quando i voti vengono emessi da un istituito guidati da laici. Questi istituti seguono la regola del loro fondatore (francescani secondo le regole di san Francesco). Chi fa parte della vita consacrata può far parte della gerarchia della chiesa, uno non esclude l’altro. I sacramenti sono momenti della vita del cattolico istituiti da cristo nel nuovo testamento che aiutano a conseguire una delle due grandi finalità dell’ordinamento canonico. Questi due fini sono: la salvezza dell’anima e l’unità della chiesa. Nell’ordinamento canonico si ottiene la salvezza dell’anima solo attraverso l’intervento della chiesa, il sacramento che consente di fare ciò è la penitenza o la confessione. Battesimo voluto da cristo nei vangeli, la confermazione cioè la cresima che conferma la volontà di essere battezzati, l’eucarestia cioè l’unione con cristo, la penitenza che è la confessione (tutte queste hanno origine dal vangelo), l’ordine sacro, il matrimonio. I sacramenti sono indissolubili. Una legge di diritto canonico, molto simile a quella della privacy, stabilisce che non può annullare il battesimo ma può ignorare nella conta dei battezzati i soggetti che lo vogliono. i sacramenti si dividono in sacramenti di iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucarestia) e in sacramenti di guarigione tra cui la guarigione spirituale e guarigione materiale. ci sono i sacramenti di edificazione (ordine sacro, matrimonio perché struttura portante della famiglia).

essere generale e perpetua quindi a che se il legislatore fosse stato mosso da….. il canone 19 parla del diritto suppletorio: indica i criteri del diritto che supplisce ad una mancanza della legge , il primo criterio è quello di ricorrere alla leggi emanate per fattispecie simili. È possibile che non ci siano casi simili quindi il canone dice che si deve ricorrere ai principi generali del diritto applicati con equità canonica e con questo intende qualsiasi diritto secondo i principi di misericordia, umanità e carità cristiana. Si applica inserendo nella norma le finalità principali del diritto canonico (bene delle anime e l’unità della chiesa). Si può ricorrere alla giurisprudenza dei tribunali ecclesiastici oppure alla prassi della curia romana (governo che aiuta il pontefice nella gestione del potere della chiesa). La giurisprudenza è l’insieme delle sentenze dei tribunali mentre la prassi è la pratica soprattutto amministrativa. Qualora tutti questi criteri dovessero fallire il canone 19 indica come ultimo criterio l’opinione comune e costante dei giuristi. La consuetudine si compone di due elementi: oggettivo cioè il ripetersi nel tempo di un determinato comportamento che non necessariamente un comportamento obbligatorio e un altro elemento che è opinio iuris ac necessitatis cioè il comportamento considerato dalla comunità come un comportamento giuridicamente rilevante e obbligatorio. Il comportamento della consuetudine come può astrattamente porsi nei confronti del diritto scritto? Può porsi secondo la legge quindi la comunità si da una legge ma conforme a quello stabilito dalla legge oppure oltre la legge quindi la comunità si dà una regola o contro la legge quindi essa stabilisce un principio ma il comportamento è posto in contrasto a questo. Nel diritto italiano è previsto che la consuetudine è possibile solo quando è secondo la legge o oltre la legge, non è ammissibile che la consuetudine possa porsi contro la legge scritta mentre nel diritto canonico è ammessa anche contro la legge. Il diritto canonico è composto da due grandi aree cioè il diritto divino e il diritto umano, quindi la consuetudine canonica può andare solo contro la legge di diritto umano. Può andare contro il diritto umano solo una regola di diritto divino, la consuetudine contro la legge umana però deve essere espressione di un principio di diritto divino non colto dal legislatore umano ma colto dalla comunità. Rinnovamento delle fonti del diritto canonico: la chiesa si rende conto la maggior parte degli ordinamenti giuridici europei erano dotati di un codice, il codice era stato diffuso da napoleone, mentre chiesa si basava sul corpus iuris canonicis adottato da papa Gregorio tredicesimo nel 1580 che era l’insieme delle collezioni giuridiche più autorevoli che disciplinavano tutte le fattispecie nel corso del tempo regolamentate. Il corpus era composto dal decreto di Graziano (decretum magistri graziani); della concordanza dei canoni discordanti). Graziano non faceva parte della gerarchia ecclesiastiche ma un monaco che insegnava all’università di bologna, non era stato incaricato da nessuna autorità di fare quell’opera destinata ai suoi studenti identificando delle regole discordanti tra di loro, graziano identificava il problema, prospettava una soluzione cioè indicava un unico modo di applicare la legge a quella fattispecie (dicta) spiegando il perché poteva essere giusto citando i testi autorevoli (auctoritates). Quest’opera era privata e quindi non poteva incidere sull’ordinamento canonico ma viene adottato come manuale di diritto canonico nell’università di bologna. Gregorio nono decide di prendere il decreto di graziano aggiungere un libro nel 1234(liber extra) ed emettere una bolla pontificia (rex pacificus) con cui sancisce il carattere autentico ed esclusivo della concordanza dei canoni discordanti che Gregorio chiama decreto e del liber extra. il liber extra prendeva questo nome perché riguardava il giudice, processo, clero, il matrimonio e i delitti. il liber sextus viene aggiunto da Bonifacio, vengono aggiunte le clementine di clemente quinto, le extravagantes di giovanni ventiduesimo e le extravagantes comunes. IL PRIMO CODICE NEL 1917, iniziò con pio decimo e terminò con benedetto quindicesimo. Il codice era dividso in 5 libri, il primo era dedicato alle norme generali parlando delle fonti del diritto (legge, decreti ecc..) il

secondo era dedicato alle persone che nel diritto canonico sono i laici, i chierici e consacrati, il terzo riguardava i sacramenti, il culto, il magistero e il patrimonio, il quarto riguardava il processo (disciplina dei giudici, cause di beatificazione), l’ultimo libro riguardava il diritto penale cioè ai delitti e alle pene come ad esempio la scomunica. all’interno del diritto canonico vi è anche una parte di diritto penale, a questo però manca la possibilità dell’uso della forza, quindi le pene nel diritto penale canonico sono di carattere spirituale e per quanto riguarda i religiosi la pena deve essere posta in essere dai religiosi stessi. con la stipula dei patti lateranensi si stabilì il supplemento di congrua; si stabiliva il “minimo sindacale” affinchè un religioso potesse vivere, se il religioso non arrivava al minimo sindacale la differenza veniva riconosciuta tramite il supplemento di congrua. Il supplemento venne abrogato; adesso ogni diocesi ha raccolto tutti i beni della chiesa e gli ha messi in un istituto che ha il compito di farli fruttare, con il rendimento di questi patrimoni viene pagato il clero, questi patrimoni sono molto notevoli. Il concilio vaticano secondo inizia nel 1963 ad opera di Giovanni ventitreesimo e finisce nel 1965 ad opera di Paolo sesto; concilio vaticano è l’insieme di tutti i vescovi del mondo mentre il cardinale è un titolo nobiliare introdotto nel quindicesimo secolo; questo concilio ha una potestà legislativa insieme al pontefice. Il concilio fu convocato per aggiornare il pensiero della chiesa cattolica con i tempi moderni anche perché il primo concilio è stato fatto sotto il regno d’Italia mentre il secondo concilio viene fatto negli anni della seconda guerra mondiale. perché non poteva dare le spalle al corpo di cristo, il sacerdote svolgeva tutta la funzione dando le spalle ai fedeli, con il concilio le cose cambiano infatti il sacerdote da le spalle al corpo di cristo. i documenti del concilio vaticano, che hanno valenza non giuridica ma pastorale, sono stati tradotti in diritto canonico. Nel codice attuale il libro primo alle norme generali, il secondo al popolo di dio, il terzo al ministero della parola divina, il quarto al mondo santificato, il quinto al matrimonio, il sesto al diritto penale e alle sanzioni nella chiesa e il settimo al processo. Si parla di diaconato, presbiterato ed episcopato. In verità i gradi dell’ordine sono due cioè il presbiterato e l’episcopato perchè il diaconato è una preparazione a diventare sacerdoti infatti si dice che la chiesa riconosce due gradi di partecipazione; il diaconato p finalizzato al loro aiuto per questo i sacerdoti sono colore che hanno il grado del presbitero e dell’episcopato in quanto il grado di servizio viene chiamato diaconato anche se il diacono viene ordinato attraverso il sacramento dell’ordine sacro. Il diacono è una tappa per il presbiterato ma solo il presbitero e l’episcopato sono sacerdoti. Uil diaconato è un grado strumentale al grado del presbitero che è il primo grado dell’ordine mentre il secondo è quello di vescovi. Ci sono due tipi di diacono: in carriera destinato a essere presbitero e quello permanente cioè un grado dell’ordine che può essere dato a uomini in età matura anche sposati che intendono a dedicarsi ad opere di bene. Tutti e tre questi gradi sono attribuiti con un atto sacramentale che prende il nome di ordinazione. Chi può ricevere il sacramento dell’ordine? Riceve validamente la sacra ordinazione il battezzato di sesso maschile, infatti come cristo scelse uomini per formare il collegio del 12 apostoli questi hanno fatto la stessa scelta per diffondere la parola di Dio. Tutti gli uomini scelti e ordinati fino al grado del diaconato sono scelti tra uomini battezzati e credenti che vivono da celibi e che intendono conservare il celibato tranne il caso del diacono permanente. Nelle chiese orientali è da secoli in vigore una disciplina diversa, mentre i vescovi sono scelti tra persone di sesso maschile e celibi, uomini sposati possono essere ordinati diacono e presbiteri. indelebile e perpetuo: allo stesso modo del battesimo, l’ordinazione non può essere cancellata ma è possibile ottenere una dispensa che sospenda il carattere vincolante dell’ordinazione, un sacerdote può chiedere che vengano sospesi gli obblighi che derivano dall’ordinazione, può quindi sposarsi e avere figli (una volta ordinato sacerdote sarai sempre sacerdoti, con la possibilità di sospensione).

compresa la chiesa di Roma in cui è vescovo il pontefice. Nel momento in cui il collegio ritine opportuno di esercitare la suprema e piena autorità il pontefice non è più rappresentante di una delle tante chiese particolare ma è il capo della chiesa universale e come tale gli è attribuito il potere di autorizzare l’attività legislativa del concilio ecumenico e di approvare o non approvare l’attività legislativa del concilio ecumenico. Il canone 338 stabilisce che spetta unicamente al romano pontefice convocare il concilio, presiedere personalmente, sospenderlo o scioglierlo e approvarne i decreti. I decreti nel diritto canonico non sono considerati come fonti del diritto di secondo grado perchè le fonti vengono classificati in funzione dell’autorità che le emette, ecco perché i decreti del concilio ecumenico hanno la stessa forza delle prescrizioni del pontefice. Il canone 341 però dice che i decreti devono essere approvati dal romano pontefice, questi poi hanno forza obbligante. Questi organi sono tutti di diritto divino perché questi derivano dagli apostoli, sono istituti che non potranno mai essere eliminati dall’ordinamento. Altro organo collegiale è il sinodo dei vescovi, è un istituto di diritto umano, non ha poteri legislativi ma ha una funzione consultiva cioè da pareri su questioni che interessano … o interessi che riguardano più chiese particolari. È un’assemblea di tutti i vescovi o di una parte di vescovi di una determinata regione che è finalizzata a prestare aiutare con i suoi consigli al romano pontefice e che si riunisce per studiare i problemi della chiesa nel mondo. È convocato dal pontefice che stabilisce gli argomenti delle questioni da trattare, definisce l’ordine dei lavori, presiede personalmente o delega qualcuno a presiedere, ha il potere di concludere, trasferire, sospendere o sciogliere il sinodo dei vescovi. Si riunisce in assemblea generale quando tratta di argomenti che riguardano la chiesa universale, invece si riunisce in assemblea speciale quando tratta argomenti che riguardano una o più regione determinate e quindi una o più chiese particolari. Il concilio ecumenico ha potestà legislativa mentre il sinodo dei vescovi non ce l’ha perché ha potere consultivo (non sono duplicati). Partecipano al sinodo solo i vescovi eletti dalle singole conferenze episcopali nazionali. Spese processuali. Lo svolgimento del processo non dovrebbe mai andare a danno della parte che ha ragione; purtroppo il meccanismo processuale a dei limiti e può comportare degli svantaggi ma il fine è quello di evitare che questo succeda. Ci sono due aspetti importanti cioè le spese e gli effetti della domanda. Si cerca di evitare che una arte sia costretta ad utilizzare lo strumento del processo e a sopportare una serie di oneri che non sarebbe giustificati se il soggetto ha ragione. Art 90: principio secondo cui in linea di massima durante lo svolgimento del processo ciascuna parte si anticipa le proprie spese, finché il processo è in corso ciascuno anticipa quello che è necessario per il processo perché non si sa ancora chi ha torto e chi ha ragione (onere dell’anticipazione), questo articolo è stato sostituito. Alla fine del processo c’è la sentenza che dice quale sia la parte soccombente e attribuisce le spese a chi non ha ragione, con l’art 91 il giudice condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa. Questo può essere fatto anche d’ufficio. La pronuncia sulle spese è un capo autonomo, accessorio e ha natura di condanna. Le spese si attribuiscono applicando la regola della soccombenza, questa regola non vuole avere nessun tipo di valenza sanzionatorio/punitiva ma è un’applicazione della necessità di assicurare per quanto possibile che il processo non vada contro il soggetto che ha ragione. l’art 91 prosegue con un aspetto introdotto nel 2009 e che in qualche modo si interseca con quello appena considerato: se il giudice accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta; può accadere che nel corso del processo venga formulata una proposta conciliativa per trovare una transazione, il giudice può condannare chi ha rifiutato

al pagamento di tutte le spese che si generano dal momento della proposta alla fine del processo anche se la parte rimane vincitrice, queste perché le spese potevano essere evitate se la proposta fosse stata accettata. Questa norma ha sollevato un problema riguardo al tipo di proposta; questo articolo può essere utilizzato per tutte le proposte che avvengono fuori del processo? Questa interpretazione ampie pone due temi importanti: il primo riguarda il codice deontologico che sancisce il principio di segretezza tra difensori tecnici; il meccanismo potrebbe creare un pericolo al diritto di azione di difesa in contesti caratterizzati da parti asimmetriche, si rischia che le parti più forti la utilizzino impropriamente per fare pressione sui più deboli. Art 92: Il giudice, nel pronunciare la condanna di cui all'articolo precedente, può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue; e può, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di cui all'articolo 88 , essa ha causato all'altra parte. distrazione delle spese (art 93): è di rara applicazione ma non sconosciuto. Istituto volte a tutelare in difensore nelle ipotesi in cui ci sia un fondato rischio che la parte assistita non soddisfi il suo dovere di pagamento del compenso. Il difensore con procura può chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, distragga in favore suo e degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate. Il difensore diventa il titolare diretto ad ottenere il soddisfacimento della sua attività prestata secondo quello stabilito del giudice. l’avvocato diventa una parte del processo solo per questo aspetto, si ritiene che l’avvocato ossa anche impugnare il capo della sentenza che riguarda la pronuncia sulla distrazione. Lo stesso articolo nel suo secondo comma aggiunge un meccanismo di bilanciamento: Finché il difensore non abbia conseguito il rimborso che gli è stato attribuito, la parte può chiedere al giudice, con le forme stabilite per la correzione delle sentenze, la revoca del provvedimento, qualora dimostri di aver soddisfatto il credito del difensore per gli onorari e le spese. L’art 96 (responsabilità aggravata): si parla di abuso del processo e ricorre la figura del litigante temerario cioè colui che ha utilizzato il processo nella consapevolezza di non aver nessuna ragione per difendersi e ha sfruttato per fini non propri e consoni il meccanismo del processo e il senso della giustizia, allora da sempre l’art 96 provvede a sanzionare questa figura con due commi. Il primo comma: se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell'altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d'ufficio, nella sentenza. Questa norma vorrebbe sanzionare questa figura, però il suo ambito applicativo è stato estremamente raro perché la norma subordinava la responsabilità aggravata ad una serie di condizioni come dolo o colpa grave che quindi non rende facile dimostrare ciò; era sempre necessaria un’istanza di parte. La norma richiede ancora anche la presenza e la prova del danno. In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata. Questo è uno strumento molto più agevole da utilizzare rispetto a quello del primo comma. Rispetto al primo comma non è prevista nessun requisito soggettivo, il giudice coglie nel comportamento qualcosa di illecito, non c’è bisogno di istanza di parte, non si parla di risarcimento di danno. Strumento che da molto potere ai magistrati, alcuni lo utilizzano più frequentemente mentre alcuni no. Patto di quota lite: principio per il quale è fatto divieto all’avvocato di pattuire con il cliente che una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa gli sia attribuita alla fine del processo. Domanda riconvenzionale: contenuta nel primo atto del convenuto quindi nella comparsa di risposta. La domanda giudiziale si caratterizza per la presenza di 3 elementi: i soggetti, l’oggetto e il titolo. i soggetti vengono chiamati persone perché invece per oggetto e titolo si usa il termine latino petitum e di causa petendi. Sulla scorta di questi elementi si va ad indiviuare tutta la portata dell’attività processuale perché si dice che l’oggetto della domanda caratterizza ed identifica tutto l’oggetto del processo che dovrà identificare tutto l’oggetto della sentenza, c’è una corrispondenza tra la domanda, il processo, la sentenza e il giudicato. I soggetti sono le parti del processo, attore e convenuto salvo i processi litis consortili e salve le

di scioglierlo. La sacramentalità deriva da un passo in cui cristo dice che non si può ripudiare la donna, da questo deriva la frase “finchè morte non vi separi”. Il canone 1055 dice che Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla generazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento. Ci sono due caratteristiche dell’istituto del matrimonio che derivano dalla sacramentalità: perpetuità/ indissolubilità cioè che non può essere cancellato se contratto validamente come il battesimo; unità che vuol dire unicità cioè che non ammette la poligamia ed esclusività cioè che il vincolo è esclusivo, il soggetto non può avere più uomini. Il diritto di famiglia italiano si è poi basato sulla famiglia nucleare che deriva da questo concetto di matrimonio; Il matrimonio per il diritto canonico è un contratto consensuale, sacramentale e formale; la parola patto nell’attuale codice equivale a dire contratto. Nell’ordinamento italiano non è considerato contratto poiché manca l’elemento patrimoniale e quindi è solo un negozio giuridico. tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia sacramento. Chi fa parte del popolo di dio teoricamente è obbligato a stipulare il matrimonio nella forma di sacramento. Il matrimonio è un istituto di diritto naturale cioè comune a tutte le genti ma cristo lo ha elevato a sacramento. Chi si è sposato secondo un’altra confessione religiosa viene riconosciuto come sposato anche dalla chiesa cattolica in quanto istituto di diritto naturale. Il diritto canonico non può ignorare l’esistenza di matrimoni di diverse religioni. Sacramento di edificazione cioè di costruzione di una comunità tra uomo e donna. L’ordine sacro costituisce il popolo di dio, è un sacramento anch’esso di edificazione. La qualità sacramentale deriva sempre dalla parola di dio. Gli altri sacramenti sono di iniziazione: battesimo (ingresso nella comunità cristiana) confermazione e l’eucarestia. Sacramenti di guarigione: penitenza e l’unzione dei malati (guarigione fisica). Il canone 1055 definiva il matrimonio come un fatto mentre nel codice di diritto canoni del 1917 si parla di un contratto. Sostanzialmente la disciplina del matrimonio canonico è la disciplina di un contratto come istituto giuridico, si definisce come un contratto …. 1057: il consenso delle parti non può essere supplito da nessuna potestà umana, questo vuol dire che il consenso tra due soggetti uomo e donna deve provenire dagli stessi coniugi. Il consenso può essere manifestato attraverso atti inequivocabili. Nell’ordinamento canonico non si fa differenza tra il consenso manifestato dalla donna o dall’uomo, questo perché nel matrimonio ebraico si faceva questa differenza (l’uomo prendeva in matrimonio la donna). 1058: tutti possono contrarre matrimonio se non hanno la proibizione del diritto. il matrimonio è un diritto di tutti i fedeli, il matrimonio è un istituto di diritto naturale ma elevato da cristo a sacramento. Il matrimonio costituisce un diritto di tutte le genti cioè di tutte le persone che hanno conosciuto la rivelazione e quelle che non hanno conosciuto la rivelazione. Il matrimonio contratto da una persona non battezzata è considerato dal diritto canonico perché è un diritto di tutte le persone. Questo matrimonio può essere tra due non battezzati viene considerato dal diritto canonico nel momento in cui uno dei due decide di abbracciare la fede cattolico. Ci sono anche i matrimoni misti cioè tra un cattolico e un appartenente ad un’altra confessione religiosa in questo caso il cattolico ha diritto di celebrare un matrimonio cattolico nonostante la differente religione dell’altra parte. 1059: Il matrimonio dei cattolici, anche quando sia cattolica una sola delle parti, è retto non soltanto dal diritto divino, ma anche da quello canonico, salva la competenza dell'autorità civile circa gli effetti puramente civili del medesimo matrimonio. 1060: Il matrimonio ha il favore del diritto; pertanto nel dubbio si deve ritenere valido il matrimonio fino a che non sia provato il contrario. il matrimonio è a favore del diritto perché è un sacramento cioè un percorso salvifico. Nel dubbio che un matrimonio sia nullo o valido si deve scegliere la validità del matrimonio.

1061: Il matrimonio valido tra battezzati si dice solamente rato, se non è stato consumato; rato e consumato se i coniugi hanno compiuto tra loro, in modo umano, l'atto per sé idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio è ordinato per sua natura, e per il quale i coniugi divengono una sola carne. il codice fa questa distinzione per fare riferimento al momento in cui si ha validità del matrimonio. La scuola di bologna e la scuola di Parigi. La prima sosteneva che il matrimonio fosse un contratto consensuale ma si perfezionava con la consumazione, quindi il matrimonio rato non era un matrimonio per la scuola di Bologna. Questo serviva soprattutto per gli accordi tra sovrani di tipo politico, ai usava quindi non far convivere fino alla conclusione dell’accordo, in caso di mancata conclusione dell’accordo il matrimonio non veniva considerato tale per mancanza di consumazione. Secondo la scuola di bologna se si impediva la coabitazione non si poteva presumere la consumazione del matrimonio e quindi il matrimonio non era considerato tale perché non era avvenuto l’atto di perfezionamento del contratto. La scuola di bologna paragonava il matrimonio ad un contratto reale che si perfezionava con la dazione della cosa cioè l’atto della consumazione. La scuola di Parigi rivendica la centralità del consenso e con questo sostiene che il matrimonio si perfeziona con lo scambio del consenso; in ordine alla consumazione la scuola di Parigi dice che senza essa si ha un matrimonio valido ma annullabile. Delle due scuole il diritto canonico ha abbracciato il pensiero della scuola di Parigi. 1602: La promessa di matrimonio, sia unilaterale sia bilaterale, detta fidanzamento, è regolata dal diritto particolare stabilito dalla Conferenza Episcopale, nel rispetto delle eventuali consuetudini e leggi civili. L’istituto della promessa del matrimonio in Italia è regolato dal diritto civile, esso afferma che la promessa non è vincolante poiché è un atto personalissimo (non vale la volontà espressa ora per all’ora). Il primo requisito è il battesimo, il secondo requisito è aver ricevuto l’eucarestia ma non è necessario il sacramento della confermazione (cresima cioè la confermazione del battesimo). Non ci devono essere delle situazioni di fatto che impediscono la valida celebrazione del matrimonio chiamati impedimenti di due tipi: dirimenti che rendono nullo il matrimonio e impedienti cioè che impediscono la lecita e valida celebrazione del matrimonio. Il codice prende in considerazione solo gli impedimenti dirimenti cioè le ipotesi per cui una situazione di fatto rende il matrimonio invalido. Il canone 1073 del libro quarto del titolo settimo capito due (impedimenti dirimenti in genere) dice che l’impedimento dirimente rende la persona inabile a contrarre validamente il matrimonio. Qualora la persona contrasse comunque matrimonio quel matrimonio sarebbe da considerarsi nullo. L’impedimento dirimente può essere definito pubblico se può essere provato nel foro esterno cioè nelle relazioni che si creano tra i fedeli (es. l’impedimento dell’età è pubblico), può essere definito anche occulto cioè che non può essere provato nel foro esterno ma che appartiene alla sfera spirituale personalissima dell’individuo (es. voto di obbedienza o castità è un impedimento occulto). Gli impedimenti dirimenti possono essere suddivisi in impedimenti di diritto divino che non possono mai essere dispensati da nessuna autorità cioè nessuna autorità ecclesiastica in presenza di questo impedimento autorizzare il matrimonio, gli impedimenti possono essere di diritto umano che quindi possono essere dispensati o dall’ordinario del luogo cioè dal vescovo o dalla santa sede. Tutti gli impedimenti di diritto umano dal vescovo diocesano tranne quelli destinati alla santa sede. Può farlo solo la santa sede solo in caso di impedimenti proveniente dai sacri ordini. Ordine sacro, voto di castità e il crimine sono impedimenti destinati al papa. Gli impedimenti in specie vengono regolati a partire dal 1083 che introduce l’impedimento dell’età. Il 1083 prevede che si possa contrarre matrimonio quando la donna ha compiuto il quattordicesimo anno di età e l’uomo il sedicesimo anno di età, la scelta di queste età risponde ad una scelta guidata da ciò che generalmente succede nella natura umana cioè la donna acquisisce una maturità psicofisica prima di quella maschile, cioè la capacità di intendere e di volere ciò che è il contratto matrimoniale e l’idoneità fisica a poter procreare. La dispensa in questo caso è riservata all’ordinario del luogo in quale potrà acconsentire il matrimonio ad una ragazza ad esempio di 13 anni o ad un ragazzo di 15 anni. Il canone 1083 stabilisce che la conferenza è libera di stabilire un età superiore per la liceità del matrimonio.

1087: Attentano invalidamente al matrimonio coloro che sono costituiti nei sacri ordini Non è possibile contrarre valido matrimonio per coloro che hanno ricevuto gli ordini sacri, cioè i diaconi, i presbiteri e i vescovi. Per quanto riguardo il diaconato esiste il diaconato permanente quindi è possibile che uno riceva il diaconato essendo già sposato. È un impedimento di diritto umano ed è un impedimento dispensabile, ma la dispensa è riservata alla santa sede. 1088: Attentano invalidamente il matrimonio coloro che sono vincolati dal voto pubblico perpetuo di castità emesso in un istituto religioso. L’impedimento di voto pubblico d castità è un impedimento di diritto umano e pertanto dispensabile, in questo caso è dispensabile dall’ordinario del luogo. 1089: Non è possibile costituire un valido matrimonio tra l'uomo e la donna rapita o almeno trattenuta allo scopo di contrarre matrimonio con essa, se non dopo che la donna, separata dal rapitore e posta in un luogo sicuro e libero, scelga spontaneamente il matrimonio. Prevede solo l’ipotesi in cui al fine di sposare una donna che è restia la rapisce al fine di convincerla a sposarlo. Questo è un impedimento perché non può celebrarsi un valido matrimonio perché la donna in qualche modo è stata costretta. 1090: Chi, allo scopo di celebrare il matrimonio con una determinata persona, uccide il coniuge di questa o il proprio, attenta invalidamente a tale matrimonio. questo comportamento costituisce un impedimento. Nel diritto canonico esiste anche il pentimento scontando la pena. È possibile dispensare questo impedimento attraverso la santa sede. 1091: Nella linea retta della consanguineità è nullo il matrimonio tra tutti gli ascendenti e i discendenti, sia legittimi sia naturali (sia nati in costanza di matrimonio sia nati non in costanza di matrimonio). Nella linea collaterale il matrimonio è nullo fino al quarto grado incluso (si calcola il capostipite in comune, si contano le persone e se 1093: L'impedimento di pubblica onestà sorge dal matrimonio invalido in cui vi sia stata vita comune o da concubinato notorio o pubblico; e rende nulle le nozze nel primo grado della linea retta tra l'uomo e le consanguinee della donna, e viceversa. ne toglie una oppure si contano i passaggi). 1094: Non possono contrarre validamente il matrimonio quelli che sono uniti tra loro da parentela legale sorta dall'adozione, nella linea retta o nel secondo grado della linea collaterale. si ricorda quindi che il diritto canonico considera l’adozione come un valido titolo per acquisizione della parentela legale. 1086: È invalido il matrimonio tra due persone, di cui una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta, e l'altra non battezzata. Non si dispensi da questo impedimento se non dopo che siano state adempiute le condizioni di cui ai cann. 1125 e 1126. Se al tempo della celebrazione del matrimonio una parte era ritenuta comunemente battezzata o era dubbio il suo battesimo, si deve presumere a norma del can. 1060 la validità del matrimonio finché non sia provato con certezza che una parte era battezzata e l'altra invece non battezzata. Non si può sposare una persona che non è battezzata; il matrimonio p stato elevato da cristo a sacramento ma prima di essere tale è un istituto di diritto naturale che è aperto a tutte le genti. Il diritto canonico quindi non può negare la possibilità di unione matrimoniale tra un battezzato e un non battezzato. è possibile autorizzare il matrimonio misto (battezzato e non battezzato) a patto che siano adempiute le condizioni del 1125 e 1126, le condizioni di questi canoni sono condizioni che la parte battezzata deve garantire all’ordinario del luogo (perché la parte non battezzata non dà garanzie non essendo cattolica). Essa deve garantire che non intenderà abbandonare la chiesa cattolica e farà tutto ciò che è in suo potere affinché i figli vengano battezzati ed educati secondo i principi del cattolicesimo. Di queste promesse che la parte cattolica fa all’ordinario del luogo deve darne tempestiva comunicazione all’altra parte in modo che la parte non cattolica si renda conto che se non verranno mantenute queste promesse non si procederà al matrimonio. Entrambe le parti dovranno essere istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio. Sarà cura delle singole conferenze episcopali indicare le modalità in cui deve essere emesse queste

promesse. Il contratto di matrimonio. Nei contratti consensuali c’è il perfezionamento con il consenso che deve avere determinate qualità: deve essere privo di vizi e di difetti. Difetto vuol dire mancanza del consenso mentre il vizio è una deviazione del consenso. Si può indicare tra i difetti del consenso la violenza fisica, la simulazione, il gioco, l’errore ostativo e l’incapacità mentre si può indicare tra i vizi del consenso l’errore vizio, il dolo e la violenza morale. incapacità nel è prestare il consenso è disciplinato nel canone 1085 che stabilisce 3 ipotesi in cui il soggetto è affetto da incapacità Canone 1095: sono incapaci a contrarre matrimonio:

  1. coloro che mancano di sufficiente uso di ragione (in presenza di una malattia mentale che priva il soggetto della ragione; la giurisprudenza ha individuato casi di forte turbamento psichico in prossimità e durante il matrimonio. Il soggetto non riesce a capire né il contratto matrimoniale né il contenuto del contratto matrimoniale);
  2. coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente (è un’ipotesi meno grave rispetto alla prima perché il soggetto in questo caso non riesci a capire i diritti e i dovere da dare e accettare; non riesce a capire i diritti e i dovere che scaturiscono dal matrimonio anche se l’atto del matrimonio è compreso dal soggetto; non riesce a capire che il matrimonio sarà per sempre e che sarà destinato alla procreazione. Non riesce a capire i beni del matrimonio cioè il bene della prole il bene del sacramento, il bene della fedeltà, il bene dei coniugi inteso come reciproca assistenza e collaborazione tra i coniugi. Alcuni aggiungono nel contenuto del matrimonio anche la sua sacramentalità, questo concetto si differenzia dal bene del sacramento poiché quest’ultimo indica che il matrimonio è stato elevato da cristo a sacramento e in quanto tale aiuta a raggiungere uno dei fini cioè la salvezza dell’anima mentre la sacramentalità è l’indissolubilità del matrimonio);
  3. coloro che per cause di natura psichica, non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio (il soggetto capisci che cos’è il contratto matrim0niale e conosce anche il suo contenuto ma per questioni di ragione psichica non riesce ad assolvere gli obblighi essenziali del matrimonio. Rientrano per la Chiesa in questa ipotesi alcune patologie psichiatriche come l’omosessualità, la ninfomania o il satirismo) Si ricorda che il matrimonio è un atto naturale, sacramentale destinato alla procreazione canone 1096: Perché possa esserci il consenso matrimoniale, è necessario che i contraenti almeno non ignorino che il matrimonio è la comunità permanente tra l'uomo e la donna, ordinata alla procreazione della prole mediante una qualche cooperazione sessuale. Tale ignoranza non si presume dopo la pubertà. Violenza fisica disciplinata dal canone 125: l'atto posto per violenza inferta dall'esterno alla persona, cui essa stessa in nessun modo poté resistere, è nullo. Simulazione disciplinata dal canone 1101: Il consenso interno dell'animo si presume conforme alle parole o ai segni adoperati nel celebrare il matrimonio. Ma se una o entrambe le parti escludono con un positivo atto di volontà il matrimonio stesso, oppure un suo elemento essenziale o una sua proprietà essenziale, contraggono invalidamente. Si ha simulazione quando si pone in essere un atto matrimoniale ma non si vuole quell’atto (simulazione totale) oppure non si vuole parte del contenuto dell’atto matrimoniale (simulazione parziale). in ordine alle parti la simulazione può essere bilaterale quindi le entrambe le persone sanno quello che vogliono escludere oppure può essere unilaterale cioè quando solo una delle parte esclude o l’intero matrimonio o parte del contenuto dei beni matrimoniale. Qualora sia unilaterale può succede che l’altra parte lo sappia e non aderisce allo schema oppure che l’altra parte non lo sappia, in questo ultimo caso si parla di riserva mentale della parte che simula il matrimonio. In tutti questi casi il matrimonio è nullo.

Canone 1112: Dove mancano sacerdoti e diaconi, il Vescovo diocesano, previo il voto favorevole della Conferenza Episcopale e ottenuta la licenza dalla Santa Sede, può delegare dei laici perché assistano ai matrimoni. il matrimonio deve essere celebrato in una delle forme previste dal codice, per ora si è parlato della forma ordinaria. Se non si può avere o andare senza grave incomodo dall'assistente competente a norma del diritto, coloro che intendono celebrare un vero matrimonio, possono contrarlo validamente e lecitamente alla presenza dei soli testimoni:

  1. in pericolo di morte;
  2. al di fuori del pericolo di morte, purché si preveda prudentemente che tale stato di cose durerà per un mese.
  1. Nell'uno e nell'altro caso, se vi è un altro sacerdote o diacono che possa essere presente, deve essere chiamato e assistere, insieme ai testimoni, alla celebrazione del matrimonio, salva la validità del matrimonio in presenza dei soli testimoni. Matrimonio segreto: in assenza di testimoni comuni o in presenza di questi mantenendo il segreto e in presenza di quello qualificato. Quando ci siano gravi motivi per cui le due persone non vogliono apparire marito e moglie. Questa celebrazione è regolata a partire dal canone 1130. Il matrimonio verrà annotato in un registro diverso, quindi non possono avere accesso al registro dei matrimoni segreto perché non è pubblico mentre per gli altri matrimoni la pubblicità è d’obbligo. Normalmente vi è un a pubblicità notizia nei matrimoni non segreti, questa pubblicità permette di controllare che non ci siano impedimenti; nel matrimonio segreto avviene l’omissione delle pubblicazioni e la forma comporta che il matrimonio venga annotato nel registro tenuto dalla diocesi e prima ancora delle singole parrocchie in cui si annotano l’atto di battesimo sia tutti gli altri percorsi cioè i vari sacramenti tra cui il matrimonio e l’atto di morte. Celebrato il matrimonio vengono prodotti degli effetti; fino ad ora si è parlato del matrimonio come atto mentre nel momento in cui il matrimonio è stato celebrato si entra nel matrimonio come fatto. Tra i coniugi il rapporto matrimoniale può essere cosniderato sotto il profilo sacramentale o sotto il profilo contrattuale. Sotto il profilo sacramentale il matrimonio rapporto comporta la comunione coniugale che favorisce la crescita umana e spirituale dei due coniugi, perché nel matrimonio atto il profilo sacramentale comporta l’indissolubilità mentre nel matrimonio rapporto consiste nella crescita umana e spirituale. Sotto il profilo contrattuale si ha l’assunzione dalle parti degli stessi diritti e degli stessi doveri quindi diritti e doveri di assistenza, collaborazione e coabitazione. Canone 1136: i genitori hanno il dovere gravissimo e il diritto primario di curare secondo le proprie forze, l'educazione della prole, sia fisica, sociale e culturale, sia morale e religiosa. L’obbligo dell’educazione cattolica; l’educazione cattolica inizia con l’inserimento del soggetto nella comunità cattolica attraverso il sacramento del battesimo entro le prime due settimane di vita. Questa prescrizione delle due settimane è dovuta al fatto che in molte società la mortalità infantile è molto più presente che nella nostra società. negli obblighi dei genitori ci sarà l’obbligo di pendare che i figli ricevano gli altri sacramenti gestibili dai genitori (eucarestia, confessione e la confermazione), dopo i figli potranno decidere sugli altri sacramenti. I figli si dividono in legittimi cioè in costanza di matrimonio e quelli naturali cioè fuori dal matrimonio. Per essere legittimo occorre che vengano rispettati 4 requisiti: ci deve essere un matrimonio tra i due genitori, il marito deve essere il padre, la moglie deve essere la madre e il figlio deve essere nato in costanza di matrimonio. Di questi 4 requisiti la prova è molto facile riguardo al primo e al terzo, è molto facile provare che ci sia un matrimonio e che la moglie sia la madre del soggetto (la madre è sempre certa, mentre è incerto chi sia il padre). Il diritto canonico adotta due presunzioni:

Presunzione di paternità: si presume che sia figlio legittimo il figlio del marito della donna che ha partorito il figlio. Presunzione che il figlio sia nato in costanza di matrimonio: sono figli legittimi quelli nati almeno 180 giorni dopo il matrimonio (il diritto presume che sia possibile un parto) e quelli nati entro 300 giorni dallo scioglimento del matrimonio (si presume che la gravidanza possa andare oltre i 9 mesi fino a 300 giorni dallo scioglimento del matrimonio) possono essere legittimati attraverso un susseguente matrimonio oppure un rescritto della santa sede. Il figlio nato all’interno del matrimonio si definisce legittimo anche quando il matrimonio è un matrimonio putativo cioè dai coniugi creduto valido. Eccezionalmente è possibile lo scioglimento del matrimonio; il matrimonio che è stato stipulato validamente ma che eccezionalmente può essere scioglimento. canone 1141: un vincolo matrimoniale validamente stipulato e consumato (rato e consumato) non può essere sciolto da nessuna potestà umana eccetto per causa di morte. La scuola di Parigi diceva che il matrimonio stipulato è già un matrimonio ma occorre la consumazione perché l’assenza può non annullarlo ma scioglierlo; la scuola di bologna dice che se non c’è consumazione non c’è nemmeno matrimonio. Si può avere scioglimento eccezionalmente:

  1. Scioglimento del matrimonio rato e non consumato (dal canone 1697 al 1706): possibilità di ottenere una dispensa che sciolga il vincolo matrimoniale avvenuto tra due coniugi ritenuto valido in quanto essi non hanno posto in essere nessun atto idoneo alla procreazione (1697). La grazia della dispensa va chiesta solamente alla santa sede e quindi solo dal romano pontefice. (1697). Il provvedimento è del tutto discrezionale perché si parla di grazia e non di giustizia. La dispensa concessa dalla santa sede si differenzia da una sentenza di dichiarazione di nullità. Quest’ultima comporta la retroattività della nullità del matrimonio mentre la dispensa per scioglimento rato e non consumato è irretroattiva perché si è in presenza di un vincolo matrimoniale valido a cui manca il bene della procreazione.
  2. Privilegio paolino (1143-1147): il nome paolino deriva dall’apostolo Paolo; i matrimoni tra non battezzati quando uno dei due non battezzati decide di abbracciare la chiesa cattolica; si scioglie al pari del matrimonio rato e non consumati che è un matrimonio tra battezzati; con questo privilegio si scioglie un matrimonio certamente non cattolico, in quanto istituto di diritto naturale.