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Relazioni tra Diritto Canonico e Diritto Religioso, Appunti di Diritto Ecclesiastico

Appunti di diritto ecclesiastico

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 24/02/2022

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anon1234-56 🇮🇹

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DIRITTO ECCLESIASTICO
Diritto canonico e diritto ecclesiastico
Analogie e differenze
Il diritto ecclesiastico è una branca del diritto pubblico dello Stato che si occupa di
disciplinare il fattore religioso (diritto di libertà religiosa; relazioni tra lo Stato e le
confessioni religiose (non solo quella cattolica) ), cioè come la religione incide nelle
relazioni giuridiche.
Il diritto canonico è invece il diritto per eccellenza della Chiesa cattolica, creato
dalla stessa Chiesa con le proprie fonti del diritto. Il termine “canonico” viene dal
greco kanon e significa canna, regolo, livella quindi in senso traslato misura, norma.
Si può dire che è qualcosa che ci serve per misurare qualcos’altro: ci permette di
misurare i nostri comportamenti rispetto al diritto.
In senso stretto sono “canoni” le norme emanate dai concili della Chiesa, cioè delle
assemblee dei vescovi.
Diritto ecclesiastico Diritto canonico
Non è un diritto confessionale, ma un
diritto dello stato
È un diritto confessionale, cioè di una
comunità religiosa
Considera la posizione di diversi
ordinamenti civili nei confronti della
dimensione religiosa
Studia i principali elementi che
formano la struttura del diritto della
Chiesa cattolica come ordinamento
giuridico.
Attenzione: l’espressione “diritto ecclesiastico” potrebbe anche semplicemente
significare “il diritto della Chiesa”. In questo caso occorre distinguere da quale fonte
è prodotto: dalla Chiesa per sé stessa o dallo Stato per regolare materie che toccano la
vita della Chiesa e dei suoi fedeli.
Perché ha questo nome se è il diritto dello stato? Il diritto ecclesiastico di cui ci
occupiamo disciplina le relazioni tra Stato e confessioni religiose, quindi in un
contesto di multireligiosità: non si occupa solo di quello che riguarda la religione
cattolica, ma anche le altre religioni.
Perché la Chiesa si chiama così?
La parola chiesa deriva dal latino ecclesia (assemblea), che a sua volta deriva dal
verbo kaleo (chiamo). La Chiesa è la società di coloro che sono chiamati da Cristo.
Si diventa seguaci di Cristo con il battesimo, che dipende da una scelta di qualcuno.
Mentre l’appartenenza religiosa riguarda comunque una scelta, l’appartenenza ad una
società politica non è una scelta e infatti non ci si può esimere.
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DIRITTO ECCLESIASTICO

Diritto canonico e diritto ecclesiastico Analogie e differenze Il diritto ecclesiastico è una branca del diritto pubblico dello Stato che si occupa di disciplinare il fattore religioso (diritto di libertà religiosa; relazioni tra lo Stato e le confessioni religiose (non solo quella cattolica) ), cioè come la religione incide nelle relazioni giuridiche. Il diritto canonico è invece il diritto per eccellenza della Chiesa cattolica, creato dalla stessa Chiesa con le proprie fonti del diritto. Il termine “canonico” viene dal greco kanon e significa canna, regolo, livella quindi in senso traslato misura, norma. Si può dire che è qualcosa che ci serve per misurare qualcos’altro: ci permette di misurare i nostri comportamenti rispetto al diritto. In senso stretto sono “ canoni ” le norme emanate dai concili della Chiesa, cioè delle assemblee dei vescovi. Diritto ecclesiastico Diritto canonico Non è un diritto confessionale, ma un diritto dello stato È un diritto confessionale, cioè di una comunità religiosa Considera la posizione di diversi ordinamenti civili nei confronti della dimensione religiosa Studia i principali elementi che formano la struttura del diritto della Chiesa cattolica come ordinamento giuridico. Attenzione: l’espressione “diritto ecclesiastico” potrebbe anche semplicemente significare “il diritto della Chiesa”. In questo caso occorre distinguere da quale fonte è prodotto: dalla Chiesa per sé stessa o dallo Stato per regolare materie che toccano la vita della Chiesa e dei suoi fedeli. Perché ha questo nome se è il diritto dello stato? Il diritto ecclesiastico di cui ci occupiamo disciplina le relazioni tra Stato e confessioni religiose, quindi in un contesto di multireligiosità: non si occupa solo di quello che riguarda la religione cattolica, ma anche le altre religioni. Perché la Chiesa si chiama così? La parola chiesa deriva dal latino ecclesia (assemblea), che a sua volta deriva dal verbo kaleo (chiamo). La Chiesa è la società di coloro che sono chiamati da Cristo. Si diventa seguaci di Cristo con il battesimo, che dipende da una scelta di qualcuno. Mentre l’appartenenza religiosa riguarda comunque una scelta, l’appartenenza ad una società politica non è una scelta e infatti non ci si può esimere.

Maestri italiani del diritto ecclesiastico e canonico Tra i padri del diritto ecclesiastico italiano c’è un giurista siciliano, Francesco Scaduto , il quale tenne una prolusione a Palermo nel 1885 dal titolo “il concetto moderno del diritto ecclesiastico”. Prolusione: prima lezione introduttiva di un corso svolta da un professore quando veniva chiamato ad insegnare in un’università. Oltre agli studenti partecipava anche il collegio dei professori. Fino a quel momento il diritto ecclesiastico era il diritto della Chiesa. Scaduto propose di porre l’attenzione sul diritto dello Stato, dando vita ad una concezione moderna del diritto ecclesiastico, che si caratterizzava per la necessità di rapportarsi con le confessioni religiose. Scaduto scrisse “Diritto ecclesiastico vigente in Italia” nel 1890, manuale composto da 2 volumi. Un altro grande studioso del diritto ecclesiastico è Francesco Ruffini (1863): scrisse “la libertà religiosa: storia dell’idea (1901)” e “la libertà religiosa come diritto pubblico subiettivo (1924)”. Si concentrò maggiormente sul concetto di libertà religiosa, ponendo l’attenzione su due principi, uguaglianza e libertà. Un altro grande ecclesiasticista italiano è Arturo Carlo Jemolo (1891-1981), che scrisse “Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni (1948)”. Un altro è Francesco Finocchiaro (1929-2005), il primo a studiare, dopo l’entrata in vigore della Costituzione, l’uguaglianza giuridica, il fattore religioso ma anche la rivendicazione di libertà che comporta il diritto alla disuguaglianza (es. donna che indossa il velo; poligamia; testimoni di Geova che rifiutano le trasfusioni). Norme della Costituzione che richiamano il fenomeno religioso Gli articoli fondamentali del diritto ecclesiastico italiano li troviamo all’interno della Costituzione. Art.2: “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Tra i diritti inviolabili dell’uomo rientra il diritto di libertà religiosa. Inoltre le confessioni religiose rientrano tra le formazioni sociali ove si sviluppa la personalità umana. Art.3: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” La religione non può essere causa di disuguaglianza di fronte alla legge. Art.7: “ Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.

Digesto 1.1.1.2 (uno dei libri che compongono il corpus iuris civilis di Giustiniano, è una raccolta di frammenti della giurisprudenza romana). Ulpiano affronta la distinzione tra diritto pubblico e privato e dice che: “ Il diritto pubblico è quello che riguarda lo stato della res publica di Roma, mentre il diritto privato riguarda l’attività dei singoli : alcune cose sono infatti di utilità pubblica, altre sono di utilità privata. Il diritto pubblico consiste nelle cose sacre, nei sacerdoti e nei magistrati”. Sacerdoti: coloro che amministrano le cose religiose. Si riferisce alla religione come parte non solo del diritto, ma anche della sfera del diritto pubblico. Questa impostazione si trasferirà nell’esperienza giuridica successiva dopo la caduta dell’impero romano. Quindi la lesione della religione è una lesione del diritto pubblico. Nascita della religione cristiana La religione dell’antica Roma era il paganesimo. La parola paganesimo viene da pagus cioè villaggio: infatti i culti tradizionali si diffondevano tra le popolazioni fuori dalle città. Il mondo pagano è un mondo politeista. Ed è proprio in questo contesto di politeismo che emerge la novità della religione cristiana: è una novità perché, così come quella ebraica, si tratta di una religione monoteistica. Paganesimo e monoteismo sono incompatibili tra di loro. La presenza del cristianesimo all’interno della compagine politica dell’impero romano comporta una serie di persecuzioni contro i cristiani (a partire da Nerone fino a Diocleziano). I cristiani monoteisti vengono accusati di empietà perché rifiutano di aderire a quella rappresentazione del mondo propria dei culti tradizionali. I pagani considerano pericolosa l’empietà dei cristiani, perché attira l’ira degli Dei; di conseguenza i cristiani vengono accusati di essere la causa di eventi catastrofici e quindi sono perseguitati. Un chiaro esempio di queste persecuzioni è rinvenibile in un’iscrizione di epoca severiana ritrovata sul palatino a Roma con scritto: Alessameno adora il tuo dio. L’iscrizione conteneva una raffigurazione di Dio, sotto forma di asino. San Paolo nella prima lettera ai corinzi dice: “mentre i giudei chiedono i miracoli e i greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”. La parole martire viene dal greco e significa testimone: i martiri sono testimoni della fede. Il vescovo Ignazio di Antiochia fu martirizzato dato in pasto ai leoni a Roma. Come venivano perseguitati?

Persecuzione significava distruggere i luoghi di culto (nascono le catacombe), distruzione delle sacre scritture, distruzione degli oggetti di culto, uccisione,ecc.. I cristiani vivevano nella segretezza e si riconoscevano tramite un segno di riconoscimento, il pesce, perché la parola pesce in greco, se scritta in maiuscolo contiene le iniziali di “gesù cristo, figlio di Dio, salvatore”. ( ichtis ) Le persecuzioni cessano dopo l’abdicazione di Diocleziano e Massimiano (i due augusti in Oriente e Occidente). La situazione cambia con l’imperatore Costantino, che fa sì che il destino dell’impero romano si leghi alla religione cristiana. Cesaropapismo Costantino fu infatti autore dell’ editto di Milano (313) o editto della tolleranza. Questo editto fu preceduto 2 anni prima dall’editto di Galerio (311 ) in Oriente. È una storia incerta perché questo editto ci è pervenuto tramite fonti indirette, uno scritto di Lattanzio. La sincerità viene messa in dubbio, ma è un fatto storico che Costantino è figlio di una donna, Elena, venerata come santa perché si era impegnata nelle ricerche della croce di Gesù, trovando i detriti della Vera Croce. Inoltre si narra che durante una battaglia Costantino vide in cielo il simbolo della Croce con la scritta In hoc signo vinces. L’editto di Milano riconosce la libertà di culto per tutti (non solo per i cristiani): abbiamo deciso di dare ai cristiani e a tutti gli altri libera scelta di seguire il culto che volessero. La politica di Costantino è favorevole alla Chiesa. Infatti  restituisce i beni confiscati ai cristiani  riconosce la giurisdizione civile dei vescovi, cioè riconosce loro la possibilità di avere un tribunale che giudichi sulle cause civili ( episcopalis audientia )  Riconosce alle chiesa la facoltà di essere destinatarie di disposizioni di ultima volontà (es. legati e donazioni). Questo è molto importante perché consente alla Chiesa di disporre di uno strumento giuridico per accumulare patrimonio. Il problema giuridico è quello dell’intestazione dei beni. Oggi il problema si risolve perché sappiamo che sono enti dotati di personalità giuridica ma al tempo dei romani non si sapeva. Inizialmente le donazioni erano fatte nella persona del vescovo, solo che il destinatario non doveva essere il vescovo come persona fisica ma come capo della Comunità. I cristiani donavano per salvare la propria anima, per partecipare a tutte le attività assistenziali che la Chiesa svolgeva (es. cura dei malati, assistenza ai più bisognosi). Si parla infatti di patrimonium pauperis (dei poveri).  Adotta provvedimenti per incoraggiare la diffusione del cristianesimo, convocando i primi Concili Ecumenici, incoraggiando la costruzione di templi.

Poiché queste verità erano messe in discussione, la Chiesa convoca a partire dal 325 dei concili universali, assemblea di vescovi, le cui deliberazioni sono vincolanti per tutta la Chiesa. Il primo di questi fu il Concilio di Nicea (325), dove vennero considerati eretici gli ariani, seguaci di un sacerdote di nome Ario che sosteneva che Cristo fosse stato creato dopo il Padre, mentre in realtà la fede cristiana è coeterna: non c’è una persona che viene prima. “Generato e creato dalla stessa sostanza del padre” come dice la professione di fede. Dottrina eretica, perché l’eresia è la professione di una fede erronea. Le verità cattoliche sono sancite in un testo, la Professione di fede cattolica (credo in un solo Dio..). Chi non professa questa fede viene additato come eretico. Costantino offre il braccio politico a tutela della Chiesa e delle verità della Chiesa: comincia una sorta di collaborazione tra potere civile e potere ecclesiastico. Saldatura tra la vecchia idea che il monoteismo fa parte della sfera del diritto pubblico e il patrimonio della Chiesa deve essere preservato. Ci fu poi una breve parentesi di ritorno al paganesimo con l’imperatore Giuliano l’Apostata (361-363), colui che ha abbandonato la fede. Persecuzioni fino al 301 Tolleranza di Costantino (313) Editto di tessalonica (380) Con l’editto di Tessalonica (oggi Salonicco) di Teodosio I ( 380 ) il cristianesimo diventa religione dello stato romano: tutti i sudditi devono professare la religione cristiana. Questo che conseguenze comporta? Coloro che non aderiscono al cristianesimo devono subire la repressione. Repressione di eretici, scismatici, pagani ed ebrei con atteggiamenti differenziati. Costantino come imperatore romano conserva al tempo stesso il potere del detentore dei culti tradizionali ma anche di difensore del cristianesimo. Nella monetazione di Costantino emerge la coincidenza tra la concezione dell’imperatore che è tutore del culto tradizionale e l’imperatore che ha un trasporto per il cattolicesimo: la moneta raffigura la divinità pagana del sol invictus, che rappresenta l’imprenditore. Si ha allo stesso tempo il segno dell’evoluzione religiosa e dell’evoluzione della compagine dell’impero. Il nuovo status della religione cattolica si traduce in un preciso sistema giuridico all’interno del sistema giuridico dell’impero romano. Non tutti i cristiani sono cattolici. Il Codex Theodosianus (imperatore Teodosio II, 438). È composto di 16 libri; il 16esimo tratta delle questioni ecclesiastiche.

Nel Codex di Giustiniano (534), la presenza dei temi religiosi ed ecclesiastici si manifesta a prima vista. È sufficiente guardare ai primi titoli del libro I (Il Codex è diviso in XII libri) Il codex di Giustiniano comincia con l’editto di Tessalonica. (legge cunctos populos) C.1.1 “Sulla somma trinità e sulla fede cattolica che nessuno osi mettere in dubbio” “Noi vogliamo che tutti i popoli professino questa religione che si basa su questo concezione essenziale della trinità, di Dio che è uno e trino. Ordiniamo che tutti assumano il nome di cristiani e cattolici e vogliamo che gli altri (tutti quelli che non vogliono aderire) portino l’infamia dei dogmi eretici, che vengano puniti prima dalla vendetta divina, poi anche dalla vendetta della nostra azione, compito che abbiamo assunto dal celeste arbitrio.” Quale religione? La religione che è stata introdotta da Pietro che dalla Palestina è arrivato a Roma  Religione che fa parte del diritto pubblico  L’impero che si è fatto cristiano  Tutto ciò che sta fuori merita una punizione di Dio, ma anche dell’imperatore. Cristiani cattolici : sono coloro che aderiscono alla fede cristiana nel modo in cui questa fede è professata dal pontefice e dal vescovo di Alessandria d’egitto. Il termine cattolico indica la chiesa diffusa su tutta la terra. Nel tempo coloro che aderiscono al cristianesimo si sono sfaldati in vari gruppi. Tutti quelli che sono considerati fedeli si distinguono in:

  • cattolici : problema della trinità come politeismo? Problema del figlio? Sono misteri propri della fede. C’è una fase che dura 4/5 secoli durante i quali la chiesa va scoprendo questi misteri. La verità è quella proposta dalla Chiesa in una visione universale. La Chiesa procede alla definizione di cattolico in seguito ad un periodo di incertezze, definendo il patrimonio della fede. La definizione della fede avviene attraverso grandi riunioni, i concili, ai quali partecipano i vescovi, considerati successori degli apostoli. Alcuni sono chiamati concili ecumenici perché universali. La parola ecumene viene dal greco e significa il mondo abitato: significa che raccolgono tutto il mondo cristiano e le proposte di questi concili sono vincolanti. Il concilio parla a nome di tutta la chiesa e delibera affinchè questa deliberazione venga rispetta da tutti. (a nome della chiesa universale, per la chiesa universale) Nelle storia se ne contano 21, il primo è il concilio di Nicea (325 ). A nicea, che si trovava vicino ad Istanbul, parteciparono 318 vescovi e diedero vita alla professione di fede (il credo). Questo simbolo niceno fu completato nel successivo concilio di costantinopoli del 381. Concilio di efeso 431: viene condannato Nestorio perché negava che Maria potesse dirsi madre di Dio, ma solo madre di Cristo.

Si giunse alla chiusura e distruzione dei templi pagani, se questi non fossero stati trasformati in Chiesa, perché i giudei pagani sono gli altri rispetto ai cristiani. Divieto per gli ebrei di esercitare uffici pubblici (es. magistrato), perché comportava l’esercizio di una determinata quantità di potere sulla persona. È un divieto che è stato ricorrente fino all’800. Medioevo (476-1492) In questo periodo siamo soliti distinguere: -Alto medioevo (476-1000) -Basso medioevo (1000-1492) Con il 476 in Occidente si apre la strada alla creazione dei regni romano-barbarici (es. gli unni, i visigoti), mentre in Oriente permane l’impero nelle mani dell’imperatore Giustiniano fino al 1453. In Sicilia nel 9 secolo (827) cominciò l’invasione degli arabi che durò fino all’ secolo. I normanni poi tolsero la Sicilia agli arabi e formarono il Regno di Sicilia. In Spagna avevamo il regno dei visigoti, ma anche lì ci fu la dominazione araba che durò molto a lungo. In Francia c’erano i Franchi. In Italia prima gli ostrogoti e poi i longobardi, i quali si convertirono inizialmente alla versione ariana (condannata a Nicea) e successivamente al cattolicesimo. A partire dal settimo secolo la pressione mussulmana toglierà all’impero d’oriente alcuni territori: esempio Gerusalemme diviene dei musulmani e da qui nasce l’idea di “crociata” come l’idea di riconquista della città santa. Dal punto di vista politico in Occidente innanzitutto abbiamo un papa di Roma, vescovo di Roma, che è sempre legato all’idea di un impero romano. Infatti i rapporti tra i papi e gli imperatori dell’oriente furono intensi per molto tempo. Nell’800 accade che papa leone 3 prende l’iniziativa di incoronare imperatore la notte di natale il re dei franchi, Carlo Magno, che divenne imperatore del Sacro Romano Impero. Carlo Magno non si considerava soltanto re del popolo, ma anche difensore di tutti i Cristiani. Egli era salito al trono con una programma ben preciso: portare la religione cristiana tra i popoli barbari e infedeli dell’Europa. Si parla di sacro romano impero :

  • romano perché si ispira ad un’idea di continuità con l’impero romano -sacro perché costituito sull’idea della chiesa come punto fondamentale della coesione della compagine politica. Nasce sotto l’idea della Chiesa Questo sacro romano impero, passa di mano in mano fino agli asburgo (1806). Viene meno perché l’ultimo imperatore rinuncia a questo titolo, ormai svuotato di potere. Cosa voleva fare il papa?

Viene riportata in auge la concezione costantiniana dei rapporti Stato/Chiesa: un imperatore come episcopus externus difensore della Chiesa e della fede, che interviene nella vita ecclesiastica, nella scelta dei vescovi, ecc. Nel secondo millennio si apre la fase del rinascimento medievale: le città ritornano ad essere il centro nevralgico della vita economica, mentre prima era la campagna; nascono le università. Un momento importante di questo rinascimento medioevale è il riconoscimento del diritto romano come base di preparazione dei giuristi. Il corpus iuris di Giustiniano per secoli costituirà il testo base per la preparazione dei giuristi. Il padre degli studi giuridici fu Irnerio, che insegnò a Bologna. Il primo testo del corpus iuris canonici che si affianca al corpus iuris civilis di Giustiniano è il Decretum Gratiani, monaco che insegnò a Bologna negli anni di Irnerio. Esiste una coesione religiosa di partenza. Gli ebrei erano sempre stati tenuti ai margini. Il potere politico è dichiaratamente cristiano e cattolico, difende la Chiesa e reprime gli eretici e si discriminano gli eretici e i musulmani. Repressione e tolleranza La repressione è indicata nelle fonti civili e canoniche come la conseguenza della devianza dalla fede cattolica. In relazione al problema degli “altri” emerge il concetto di tolleranza. La parola tolleranza nel linguaggio comune ha un significato positivo, ma è un concetto che parte dall’idea che chi tollera non condivide l’idea altrui. Questo favorisce la pace e la concordia nei rapporti umani. La parola tolleranza ha una valenza giuridica: pensiamo alla tolleranza nel diritto privato quando mi viene leso un diritto (es. tollero che il mio vicino passi nel mio terreno a titolo di servitù di passaggio). Nel campo della diversità religiosa la tolleranza è un concetto chiave. Il principio è che si tollera qualcosa che rappresenta una violazione di un diritto. I canonisti in particolare elaborano questa concezione di tolleranza, considerato uno degli strumenti tipici della flessibilità. Es. norma che dice che per contrarre matrimonio bisogna avere 18 anni RIGORE Eccezione: la dispensa per giusta causa  FLESSIBILITA’ La tolleranza è diversa. Es. 2 fidanzati giurano di sposarsi. Il fidanzamento in sé e per sé non è un atto che costituisce un impegno, non deve necessariamente portare al matrimonio. Si vuole fare salvo la libertà del consenso. Il giuramento viene fatto di fronte a Dio. La Chiesa stabilisce che gli impegni di fidanzamento andrebbero rispettati soprattutto se avviene tramite giuramento, ma nessuno può obbligarli a sposarsi. Sebbene le persone commettano peccato, questa situazione può essere

1054 è la data in cui questa divisione diventa irreversibile e si ha lo scisma tra la chiesa cattolica latina e le chiese ortodosse. Questa divisione si consuma ancora ai nostri giorni, anche se alcune comunità ortodosse si sono unite fra di loro. Ad esempio in Sicilia abbiamo gli albanesi, uniti a Roma pur essendo comunità ortodosse, spinti in Italia dai turchi dopo la caduta di Costantinopoli. Anche gli ortodossi si considerano cattolici, semmai accusano i latini. Ciascuno pensa di essere nella verità. Perché solo gli infedeli meritano tolleranza? C’è una ragione teologica sottostante: la maturazione dell’idea che nessuno può essere costretto ad abbracciare una fede se non lo vuole intimamente, se non c’è un impulso interiore. È una dottrina che si era già affermata nella tarda antichità (V secolo) con Agostino di Ippona. Questo si è tradotto nel principio che la coatio ad fidem non solo è teoricamente assurda ma è anche illecita. La chiesa non ha mai utilizzato le armi, è sempre stato il potere politico a sostenere le ragioni della Chiesa. Diversa è l’inquisizione che riguarda l’eresia. Se non possiamo costringere gli infedeli ad aderire alla nostra religione, allora li dobbiamo tollerare. Il cristiano che ha ricevuto il battesimo ha aderito alla verità della fede, la conosce tramite le letture del clero, delle sacre scritture, e ha il dovere morale e giuridico di mantenere una fede autentica. Oggi per gli eretici sono previste delle sanzioni spirituali, cioè l’esclusione dalla comunione. L’istituzione della santa sede che controlla che nella chiesa si professi una dottrina cattolica è la Congregazione del santo uffizio prima, ora Congregazione per la dottrina della fede.

Esempio: libro just love di suor margaret ritenuto contrario alle dottrine della Chiesa, nell’ambito della morale sessuale. Qui la suora prendeva posizione circa gli atti omosessuali, le unioni omosessuali, l’indissolubilità del matrimonio e il problema del divorzio e delle seconde nozze. Ci possono essere conseguenze canoniche: es. esclusione dall’ordine, scomunica Coloro che sono cristiani cattolici devono essere corretti perché una volta che hanno conosciuto le verità hanno l’obbligo di conservarle. La chiesa ha l’obbligo di infliggere loro sanzioni spirituali, come ad es. la scomunica. Riemerge il principio per cui il potere politico deve farsi braccio secolare della chiesa e eseguire quegli atti che fanno sì che la dottrina della chiesa sia portata ad esecuzione. Il potere politico ritiene di essere obbligato a esercitare questo potere perché riceve la legittimità da una sfera divina. Il primo re del regno di Sicilia fu Ruggero II (Secondo perché suo padre era conte). L’immagine rappresenta quello che è avvenuto nel 1130: il re viene incoronato da Gesù. Il potere politico è un’esecuzione di una volontà divina, quindi il potere del re dipende da Dio. Tutt’oggi avviene lo stesso in Inghilterra. Dal punto di vista liturgico l’incoronazione medievale era simile ad un’incoronazione episcopale. Teodosio infatti diceva : “ il mio potere deriva dal celeste arbitrio”. Se io sono incoronato da Dio io sono ministro di Dio, devo fare quello che lui mi comanda; il comando lo ricava o dalle sacre scritture o tramite i ministri della Chiesa. Immagine di Federico Barbarossa, imperatore del sacro romano impero: è rappresentato vicino un sacerdote che gli porge il libro della sacre scritture, sul petto e dietro di lui c’è la croce. In mano tiene il globus cruciger cioè il globo crucigero, globo che porta la croce. È un’insegna imperiale ma anche religiosa.

Interviene nel regno di sicilia nel 1231 tramite il liber constitutionum , (o liber augustalis), stabilendo anche qui che debbano essere puniti con il rogo. Le relazioni tra stato e chiesa erano un’alleanza tra trono e altare. La figura del papa Nella concezione della chiesa cattolica il vescovo di Roma (papa) ha un primato di giurisdizione , significa che sebbene la Chiesa abbia un apparato di governo che fa capo ai vescovi che sono i successori degli apostoli, il papa ha prerogative giurisdizionali diverse e superiori rispetto agli altri vescovi, che racchiudiamo nell’idea di primato di giurisdizione. Questo potrebbe essere sintetizzato in una frase “ prima sedes a neminem iudicatur ”: cioè la prima sede può giudicare tutti ma non può essere giudicata da nessuno. Gli spetterebbe l’ultima decisione in caso di conflitto. Tutto questo ha grandi implicazioni nella vita della Chiesa: attorno al papa si è sviluppato un apparato di governo che permette di governare la chiesa cattolica capillarmente. Questo apparato di governo converge a Roma nelle istituzioni che collaborano con il Papa, che agiscono in nome e per conto del papa. Questa unitarietà caratterizza la chiesa cattolica rispetto alle altre chiese cristiane. I vescovi, essendo successori degli apostoli, godono di numerose prerogative. La chiesa è composta da 3 organi costituzionali: -Vescovi -Collegio dei vescovi -Papa Le chiese orientali invece, possono essere definite autocefale, perché non riconoscono in capo al vescovo di roma un primato di giurisdizione, ma un primato di onore, il quale non comporta una supremazia giurisdizionale su tutti gli altri vescovi, non può fare più di qualsiasi altro vescovo, ma gode solo di un rispetto particolare nella Chiesa. Anche nelle chiese orientali però c’è un primato di giurisdizione affidato al Concilio Ecumenico, composto da tutti i vescovi, considerati successori di Cristo. Il primato di giurisdizione discende dalla precisa volontà di Gesù Cristo: in un passo del vangelo infatti gesù chiese “chi dite che io sia?” Pietro disse “tu sei il cristo, il figlio del dio vivente” (a differenza degli altri aveva detto che era il messia che il popolo di Israele stava attendendo) Per bocca di Pietro si rivela Dio. Altri passi: ad esempio nella conclusione del vangelo di San Giovanni, Gesù prima di ascendere al cielo dice a Pietro se lo ama. Lui risponde per tre volte “pasci le mie pecore”. Pasci le mie pecore: metafora per esprimere il concetto di governare le pecore. Gesù parla sempre per metafore. Miserando atque eligendo: motto di Papa Francesco, incentrato sul valore della misericordia.

Nella chiesa cattolica i passi evangelici servono da fondamento alla dottrina del primato di giurisdizione. -- continua tolleranza— Gli ebrei e i musulmani potevano essere tollerati. La tolleranza si manifesta nel fatto che queste persone non devono essere represse: possono vivere insieme ai cristiani. È necessario un luogo di culto: essere tollerati significava poter avere nelle città del mondo cristiano le loro moschee e le loro sinagoghe. Però le leggi civili di Giustiniano parlavano degli ebrei, non ancora dei musulmani perché non esistevano. Possono mantenere le precedenti, ristrutturare però non ne possono costruire di nuove. Tolleranza: Facoltà di credere nella propria religione. Gli ebrei subirono la diaspora quindi si sparsero in tutto il mondo piccole comunità ebraiche. I musulmani erano presenti anche in alcune città europee: ad esempio in Sicilia, dove il dominio arabo durò per 2 secoli prima di essere liberati dai normanni. Il regno di Granada fu l’ultimo baluardo della presenza araba in Spagna. Si pose il problema dei musulmani: possono essere tutelati però soffrono importanti discriminazioni nell’ambito del godimento dei diritti civili.  Interdizione dai pubblici uffici  La più importante discriminazione era che non potevano esercitare un ufficio pubblico, perché comportava l’esercizio di un potere (norme che nascono per gli ebrei ma si applicheranno anche ai musulmani).  Incapacità di insegnare  Non potevano neanche conseguire il titolo di “doctor” che includeva la licenza per insegnare: non era possibile perché si pensava potessero esercitare una forma di iurisdictione, erano sovra-ordinati rispetto agli allievi(un’influenza). Federico Barbarossa attribuì il potere ai professori universitari di giudicare i propri allievi. Ritenevano che i cristiani potessero deviare le idee dei cristiani Gli ebrei erano pur sempre ammessi nelle scuole, ma non potevano giungere alla conclusione degli studi (infatti i cristiani si facevano curare da medici ebrei, perché erano molto bravi).  Divieto di frequentare gli ebrei  Si temeva che potessero influenzare i cristiani. Gli ebrei nel medioevo indossavano come segno di riconoscimento una rotella rossa cucita nei vestiti. Tante volte l’origine ebraica era dimostrata dal nome tipicamente ebraico. Gli infedeli erano concepiti come una sorta di nemico esterno. Nemico interno gli eretici, infatti venivano chiamati virus, inteso come una malattia che serpeggia nella chiesa Gli ebrei sono particolari: sono al di fuori della chiesa, possono essere tollerati, ma tutti li guardano con grande sospetto perché vivono all’interno della società e delle città cristiane. Sono considerati la serpe in seno, il topo nella bisaccia.

Chi prima era cattolico ora non lo è più. Non ci sono aree che rimangono monoliticamente o solo cattoliche o solo protestanti: le città si dividono. La situazione dell’Inghilterra è particolare perché nel 1534 enrico VIII sottrae l’Inghilterra dall’autorità del vescovo di Roma (atto di supremazia), perché il papa non aveva riconosciuto la validità del suo divorzio, quindi si proclama a capo della chiesa anglicana. Tutt’oggi l’inghilterra riconosce il re o la regina come capo della chiesa d’inghilterra. La chiesa anglicana aderì poi ad alcune posizioni del protestantesimo sotto il profilo organizzativo.

In questo contesto ci dobbiamo porre il problema: che fine fa la coesione stabilizzata nella società medievale per cui la tolleranza è riconosciuta solo agli infedeli? Questo sistema può rimanere in piedi nel momento in cui l’Italia si frantuma? No, quelle categorie di riferimento non esistono più perché la società si è frantumata. L’eresia era pur sempre un fenomeno di carattere marginale, adesso i cattolici dicono ai protestanti di essere eretici e viceversa. L’arbitro di tutto rimane il potere politico per la vecchia idea maturata dal diritto romano (religione di stato) che l’ordinamento politico possiede una religione. Chi detiene il potere politico sceglie la propria religione e quindi i sudditi di quel re devono osservare quella religione. E gli altri? Sarebbero eretici quindi dovrebbero essere repressi, uccisi. Rischio: conflitto perenne Bisogna trovare un modus vivendi di questo contesto che si ha sperimentando l’elasticità del concetto di tolleranza, applicato ai cristiani che non la pensano più così come la pensa il potere politico. Stato cattolico: i protestanti possono essere tollerati? Stato protestante: i cattolici possono essere tollerati? L’idea della tolleranza prevale rispetto all’idea del conflitto permanente, unica soluzione possibile dal punto di vista politico. Dal momento in cui la divisione diventa molto profonda, soprattutto in alcune aree europee come la Germania, vi sono delle nazioni che restano cattoliche, come la francia, l’Italia, la Spagna. La germania si divide. Non è possibile mantenere la pace sociale, ad esempio nell’ambiente tedesco. Bisogna capire come la tolleranza diventa uno strumento politico. Quali sono le ulteriori divisioni che si creano tra i protestanti stessi? Lutero crea una divisione tra cattolici e protestanti. Uno dei continuatori della riforma fu Giovanni Calvino, esponente di una della ramificazioni nate dalla riforma protestante. L’Ungheria è uno dei paesi che fu colpito dalla riforma. Su che cosa si sono distinti i protestanti rispetto ai cattolici? Noi possiamo sintetizzare il succo della dottrina di Martin Lutero in 4 espressioni messe in ablativo:

  • sola fide : significa mediante la sola fede. Solo la persona umana battezzata ottiene la salvezza mediante la sola fede. Esclude come mezzo di salvezza le opere. La giustificazione dell’uomo si ottiene per il tramite della sola fede, e non per il tramite delle opere. Mentre la Chiesa crede che la salvezza passi attraverso la convergenza della fede con le opere.