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Filosofie dell'India e Asia orientale: Karma, Shiva, Bhagavad-Gita e Filosofia linguaggio, Appunti di Filosofia Indiana

Una introduzione alla filosofia indiana e orientale attraverso l'esame di concetti come karma, Shiva, Bhagavad-Gita e la filosofia del linguaggio. Vengono discusse le idee di reincarnazione, il ruolo di Tapas e Kama, la figura di Shiva come asceta erotico, e la importanza di comprendere il vero significato delle parole sanscrita. Il testo include brani tratti da Upanishad, Katha-upanishad e il Bhagavad-Gita.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 08/05/2021

Giorgia-tommasi.2
Giorgia-tommasi.2 🇮🇹

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Filosofie dell'India e dell'Asia orientale 20/03
Ahisma e compassione > riflessione epistemologica e metafisica indiana.
Percezione diretta è il principale mezzo di conoscenza.
Yòga (o chiusa) > disciplina metafisica
Percezione non è obbigatoriamente legata ad un atto di coscienza. Cos’è la coscienza? Tema, soprattuto in ambito buddhista, molto
ricorrente nella filosofia indiana.
Filosofie dell’India e dell’Asia orientale 22/03
Esami: 21/05 – 10/06 – 1/07
Brahman interiorizzato > athman, il sé
Testo 4 pag 26: un uccello mangia la bacca e l’altro guarda, sono stretti amici e non compiono un’azione
contraria. Testo molto apprezzato da Simon Weil. È un enigma > nessuna interpretazione autentica. Un uccello
fruisce del mondo, partecipa alla vita, l’altro guarda attentamente senza mangiare e non fruisce. Potrebbero
essere i due atteggiamenti della vita attiva e vita contemplativa o due aspetti della stessa entità > noi siamo fatti
di una parte che gode ed una distaccata che riflette > il guardare è ambiguo (guarda l’altro o guarda in
generale?). Un’anima guarda e l’altra partecipa. Nel contesto indiano si possono avere specificazioni ancora
più rilevanti, per alcune correnti di pensiero agire fruendo del mondo è una condanna, è ciò da cui ci si deve
liberare. In questa interpretazione l’uccello che guarda è la soluzione del problema, è la parte capace di non
fruire. Questo fruire fa parte del samsara e quindi rientra nel circolo del kahrma. Si potrebbe però anche
l’esatto contrario, poiché ci sono correnti che dicono che solo attraverso il godimento di ciò che è terrestre è
possibile accedere alla dimensione contemplativa, quindi potrebbe trattarsi anche di una metafora per un
processo graduale. Questa metafora si può adattare alla maggior parte delle correnti indiane. Un’ulteriore
lettura rivede il concetto di bhukti e mukti del tantrismo > Bhukti = fruizione, Mukti = liberazione. Il tantra si
qualifica per l’affermazione che tra bhukti e mukti non c’è né opposizione né subordinazione, ma coincidono.
Concetto di karma - reincarnazione, ciclo infinito della vita fino all'estinzione del bagaglio karmico- compare nelle
Upanishad e influenza Buddhismo e Jainismo.
Brano da katha-upanishad > testo di contenuto mitologico e dottrinale. Quello dottrinale riguarda l'equazione
Brahman - Athman e del percorso dello Yòga, grazie al quale si trova l'athman (il brahman dentro di sè).
E' una catabasi, viaggio agli inferi, dove il bambino di reca da Yama, dio della morte, che si crede abbia le risposte
riguardo il cosa accade dopo la morte. La risposta del dio però si argomenta non sull'insegnare come superare la morte,
ma come superare il problema di contrapposizione tra vita e morte. Il problema posto dall'assioma karma - rinascita
grazie alla corrente del samsara (azione, frutto, maturazione del frutto, morte) sembra dare la risposta all'angosciosa
certezza della morte. Questo assioma però non è soluzione, bensì è esso stesso il problema. Si è vincolati ad una catena
di morti e rinascite che è strutturalmente insoddisfacente. Godimento continuo è impossibile perché il desiderio si
renderà sempre insoddisfacente. Dunque, il problema diventa > come si può esaurire il bagaglio karmico? Come ci si
libera dalla catena samsarica? Mukti e Moksha = svincolamento, liberazione, togliersi dalla catena
samsarica, finalmente non rinascere.
Lo scopo quindi è non rinascere.
Un brahmano dona, sacrifica, il figlio al dio della morte. Il bambino, Naciketas, comprare davanti alla residenza di
Yama che però è affaccendato. Il bambino, nonostante vittima, essendo figlio di un brahmano, si aspetta gli onori
dovuti. Yama non si presenta per 3 giorni e per scusarsi gli concede 3 desideri: il primo è di tornare nel mondo dei vivi e
che il padre non sia più arrabbiato con lui. Yama acconsente. Il secondo è di risalire al mondo degli dèi tramite un
sacrificio. Yama gli concede la formula sacrificale e la chiama con il suo nome (formula di Naciketas). Il terzo è la
risposta alla domanda se quando uno è morto esiste ancora o non esiste più. Yama lo esorta a cambiare desiderio perché
Yama non ha la risposta e gli dice che anche gli dèi hanno questi dubbi e sono incomprensibili. Naciketas insiste perché
reputa Yama l'unico che può rispondere, e nonostante il dio gli offra le più grandi ricchezze, il bambino gli risponde che
le ricchezze non soddisfano ed esse stesse sono destinate a morire.
> Il testo ha rivelato inizialmente il primo scopo degli uomini dei Samitha, stare con gli dèi, ma nel terzo desiderio
emergono le questioni degli upanishad, filosofiche e meditative.
Yama si congratula con il bambino per aver comprendere che né il sacrificio né le ricchezze sono importanti, ma si tratta
di cose effimere. Il modo per risolvere il problema della morte sta dentro l'uomo stesso, athman (brahman
interiorizzato). Yama dice di considerare Naciketas come un tempio aperto > sacrificio interiorizzato. Merito o
demerito, virtù o meno, ciò non conta all'interno del ciclo. L'essere virtuoso non implica la cessazione del ciclo karmico,
si può rinascere in vite prestigiose, ma si continuerà comunque a rinascere.
Naciketas allora chiede di rivelare allora quale sia il modo per fuoriuscire dal ciclo, dopo aver dimostrato di aver capito
che il quesito non è cosa c'è dopo la morte, bensì come non rinascere. Yama risponde con la sillaba sacra ''Omh''.
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Filosofie dell'India e dell'Asia orientale 20/ Ahisma e compassione > riflessione epistemologica e metafisica indiana. Percezione diretta è il principale mezzo di conoscenza.

  • Yòga (o chiusa) > disciplina metafisica Percezione non è obbigatoriamente legata ad un atto di coscienza. Cos’è la coscienza? Tema, soprattuto in ambito buddhista, molto ricorrente nella filosofia indiana. Filosofie dell’India e dell’Asia orientale 22/ Esami: 21/05 – 10/06 – 1/ Brahman interiorizzato > athman, il sé

• Testo 4 pag 26: un uccello mangia la bacca e l’altro guarda, sono stretti amici e non compiono un’azione

contraria. Testo molto apprezzato da Simon Weil. È un enigma > nessuna interpretazione autentica. Un uccello fruisce del mondo, partecipa alla vita, l’altro guarda attentamente senza mangiare e non fruisce. Potrebbero essere i due atteggiamenti della vita attiva e vita contemplativa o due aspetti della stessa entità > noi siamo fatti di una parte che gode ed una distaccata che riflette > il guardare è ambiguo (guarda l’altro o guarda in generale?). Un’anima guarda e l’altra partecipa. Nel contesto indiano si possono avere specificazioni ancora più rilevanti, per alcune correnti di pensiero agire fruendo del mondo è una condanna, è ciò da cui ci si deve liberare. In questa interpretazione l’uccello che guarda è la soluzione del problema, è la parte capace di non fruire. Questo fruire fa parte del samsara e quindi rientra nel circolo del kahrma. Si potrebbe però anche l’esatto contrario, poiché ci sono correnti che dicono che solo attraverso il godimento di ciò che è terrestre è possibile accedere alla dimensione contemplativa, quindi potrebbe trattarsi anche di una metafora per un processo graduale. Questa metafora si può adattare alla maggior parte delle correnti indiane. Un’ulteriore lettura rivede il concetto di bhukti e mukti del tantrismo > Bhukti = fruizione, Mukti = liberazione. Il tantra si qualifica per l’affermazione che tra bhukti e mukti non c’è né opposizione né subordinazione, ma coincidono. Concetto di karma - reincarnazione, ciclo infinito della vita fino all'estinzione del bagaglio karmico- compare nelle Upanishad e influenza Buddhismo e Jainismo.

  • Brano da katha-upanishad > testo di contenuto mitologico e dottrinale. Quello dottrinale riguarda l'equazione Brahman - Athman e del percorso dello Yòga, grazie al quale si trova l'athman (il brahman dentro di sè). E' una catabasi, viaggio agli inferi, dove il bambino di reca da Yama, dio della morte, che si crede abbia le risposte riguardo il cosa accade dopo la morte. La risposta del dio però si argomenta non sull'insegnare come superare la morte, ma come superare il problema di contrapposizione tra vita e morte. Il problema posto dall'assioma karma - rinascita grazie alla corrente del samsara (azione, frutto, maturazione del frutto, morte) sembra dare la risposta all'angosciosa certezza della morte. Questo assioma però non è soluzione, bensì è esso stesso il problema. Si è vincolati ad una catena di morti e rinascite che è strutturalmente insoddisfacente. Godimento continuo è impossibile perché il desiderio si renderà sempre insoddisfacente. Dunque, il problema diventa > come si può esaurire il bagaglio karmico? Come ci si libera dalla catena samsarica? Mukti e Moksha = svincolamento, liberazione, togliersi dalla catena samsarica, finalmente non rinascere. Lo scopo quindi è non rinascere. Un brahmano dona, sacrifica, il figlio al dio della morte. Il bambino, Naciketas, comprare davanti alla residenza di Yama che però è affaccendato. Il bambino, nonostante vittima, essendo figlio di un brahmano, si aspetta gli onori dovuti. Yama non si presenta per 3 giorni e per scusarsi gli concede 3 desideri: il primo è di tornare nel mondo dei vivi e che il padre non sia più arrabbiato con lui. Yama acconsente. Il secondo è di risalire al mondo degli dèi tramite un sacrificio. Yama gli concede la formula sacrificale e la chiama con il suo nome (formula di Naciketas). Il terzo è la risposta alla domanda se quando uno è morto esiste ancora o non esiste più. Yama lo esorta a cambiare desiderio perché Yama non ha la risposta e gli dice che anche gli dèi hanno questi dubbi e sono incomprensibili. Naciketas insiste perché reputa Yama l'unico che può rispondere, e nonostante il dio gli offra le più grandi ricchezze, il bambino gli risponde che le ricchezze non soddisfano ed esse stesse sono destinate a morire.

Il testo ha rivelato inizialmente il primo scopo degli uomini dei Samitha, stare con gli dèi, ma nel terzo desiderio emergono le questioni degli upanishad, filosofiche e meditative. Yama si congratula con il bambino per aver comprendere che né il sacrificio né le ricchezze sono importanti, ma si tratta di cose effimere. Il modo per risolvere il problema della morte sta dentro l'uomo stesso, athman (brahman interiorizzato). Yama dice di considerare Naciketas come un tempio aperto > sacrificio interiorizzato. Merito o demerito, virtù o meno, ciò non conta all'interno del ciclo. L'essere virtuoso non implica la cessazione del ciclo karmico, si può rinascere in vite prestigiose, ma si continuerà comunque a rinascere. Naciketas allora chiede di rivelare allora quale sia il modo per fuoriuscire dal ciclo, dopo aver dimostrato di aver capito che il quesito non è cosa c'è dopo la morte, bensì come non rinascere. Yama risponde con la sillaba sacra ''Omh''.

Secondo i commentatori questa sillaba corrisponderebbe ad una successione di situazioni della coscienza. È una sillaba che non termina, con una indefinita risonanza, che ci fa passare da una coscienza ordinaria ad una coscienza altra. Per la fonetica sanscrita O = A U, M = M e la sua nasalizzazione (H) lo rende indefinito. 1° stadio > coscienza in stato di veglia > A 2° stadio > di sonno con sogni > U 3° stadio > di sonno senza sogni > M 4° stadio > Turya > condizione dell'oltre il sonno senza sogni è la condizione più alta della coscienza > H La vera coscienza è quella che va oltre al sogno senza sogni > Athman , coscienza ultima. Yama insegna a Naciketas come raggiungere lo stadio quarto, come trovare la coscienza pura, athman, attraverso l'Omh, attraverso le tecniche yoghiche e quindi meditative. La sillaba Omh è invero il Brahman poiché è il mezzo per il suo raggiungimento, non è magia ma è una struttura di passaggi attraverso il quale si raggiunge il quarto stadio. Desiderio è quindi automaticamente soddisfatto. Filosofie dell'India e dell'Asia orientale 03/ Mancano lezioni 27-28-29/ Lezione sul testo sull'origine umana Kumarasambhava di Kalidasa. Dialettica tra Tapas (ascesi) e Kama (piacere). X libro Rg-veda, inno 129 (1000 a.C. crica) > orinine del mondo. Tapas qui significa ardore, tepore, da cui venne in essere l' Uno. Lo sviluppo primordiale dell'Uno fu Kama , il piacere, seme originario della coscienza, Manas , da cui si genera il mondo umano. Nella tradizione successiva Tapas divenne l'ardore dell'ascesi, ma anche ardore del desiderio. Tapas ascetico è un misterioso ardore fisico che si manifesta nel corpo dell'asceta. L'ascesi è una delle vie maestre per poter evadere dal doloroso ciclo delle rinascite, il Samsara. Fin dalle origini Tapas è posta alle origini dell'universo, successivamente diviene la soluzione per la liberazione dalla sofferenza. La civiltà brahmanica successiva porrà una seria separazione tra Coscienza e Piacere, ma si tratta di una forzatura brahmanica. Il Tapas crea il piacere, Kama, in cui gli esseri umani si creano, e poi fornisce la via d'uscita da un mondo composto di piaceri fittizi. Il Tapas ascetico è una forza neutra che può essere speso per finalità spirituali o abiette, concrete. Questo è testimoniato da una serie di miti tra Deva e Asura, dei e demoni in cui il Tapas è in entrambi. Un asceta che accumula troppo Tapas è pericoloso per gli dèi, che lo frenano con Kama, il piacere, rappresentato da una ninfa che corrompe l'asceta e tramite la perdita di sperma perde sia il seme sia il Tapas.

• Shiva > asceta erotico. Paradosso/enigma sulla contemporanea itifallicità e castità di Shiva. In realtà non è una

corrispondenza ma una contrapposizione di estremi in cui una volta che Shiva assume una forma la disgrega simultaneamente. A Shiva appartengono contemporaneamente Tapas e Kama. È uno dei protagonisti del Kumarasambhava. Trama e spiegazione:

• Un Asura accumula un tale ardore ascetico che è capace di incendiare l'universo. L'Asura va dal Creatore,

Brahma, si congratula per la quantità di Tapas in quanto è neutrale, ma deve cedere alla richiesta dell'Asura per evitare l'incendio dell'universo. La richiesta tendenzialmente è quella di non poter essere ucciso da nessuno degli dèi, senza curarsi degli umani, ma come accade nei miti è sempre presente un elemento che rovescia la situazione. Shiva ha sposato Sati, e nonostante sia una divinità suprema, agli occhi della tradizione indu è intollerante: Shiva ha costumi che violano la decenza, indossa oggetti abominevoli e visita luoghi abominevoli. Per questo il padre di Sati è contrario all'unione. Quando il padre organizza un banchetto per gli dèi ma non invita né la figlia né lo sposo, così la figlia per protesta si brucia con l'ardore del proprio Tapas in quanto grandissima asceta. Questo scatena l'ira di Shivache decapita il suocero facendogli cadere la testa nel fuoco del sacrificio da lui stesso acceso. Essere ucciso da un dio comporta una purificazione totale, ed il suocero rinasce purificato con la testa di un caprone. Shiva comunque soffre e vaga con le spoglie della moglie. Questo attrae Vishnu, che con il suo disco recide in 57 pezzi il corpo di Sati, che con i pezzi del proprio corpo crea luoghi sacri > piedistalli della dea Sati. Shiva allora si rifugia su una vetta dell'Himalaya per meditare e confortarsi per la perdita della moglie. Nel frattempo, l'Asura spadroneggia e gli dèi chiedono a Brahma di intervenire. Lui risponde che non può togliere ciò che ha concesso, ma che solo un figlio nato da Shiva e dalla reincarnazione di Sati potrà sconfiggerlo. Sati rinasce come figlia del re dell'Himalaya e di una ninfa celeste, con il nome di Parvati. Nei miti gli dèi hanno molte forme, Multi, per Visnu sono gli Avatara, il mito inizia con una Multi del re Himalaya (> lett ''dimora delle nevi'') che viene mostrato come montagna. Da qui in poi ogni poema lungo deve cominciare con la descrizione di una montagna. Dopo la descrizione del matrimonio di Himalaya e della Ninfa e della nascita del primogenito l'attenzione si sposta sulla nascita di Parvati (reincarnazione di Sati). Nel I canto viene descritta completamente la fisicità di Parvati, canone della bellezza indiana, partendo dalle unghie dei piedi fino ai capelli (Varnana > descrizione di una divinità femminile). A 16 anni è bellissima e per motivi karmici è già innamorata di Shiva. L'esordio è Kama, attraverso scene di amore e passione, per poi passare al polo di Tapas rappresentato da Shiva. Shiva non aveva più avuto compagne e stava su una montagna dell'Himalaya a meditare e ad accumulare Tapas. Parvati cerca di attirare l'attenzione del dio con doni e servizi.

il fratello cieco di Pando, Kura, la cui moglie Gandari per amore si benda per essere al pari con il marito. Dalla loro unione nascono cento figli, che però Gandari non riusciva a partorire. Con l'aiuto del poeta Gandari partorisce una palla di carne, che grazie a certi sortlegi si tramuta in questi cento ragazzi. Sia i Pandava sia i Kurava vennero allevati insieme, ma un giorno un passante sente che si stanno esercitando, l'uomo si chiama Karna, di origini molto umili, figlio fi un carrettiere, eccezionale e sovraumano in abilità fisiche, e sentendo la giocosità degli allenamenti marziali dei ragazzi sfida uno dei ragazzi. La sfida costituisce nel colpire un bersaglio ad occhi chiusi. Arjuna acetta la sfida e Pareggia con Karna. Arjuna gl ichiede chi sia e Karna gli risponde di essere figlio di un carrettiere e Arjuna lo beffeggia. In realtà Karna è figlio anch'esso di Kumti e del dio Surya, dio del sole, che lo aveva dato alla luce di nascosto. Quando arriverranno alla battaglia, a seguito dell'offesa di Arjuna, Karna si unisce ai cento per vendetta contro i fratellastri. Il motivo della rivalità tra i cugini è l'eredità del regno. I cinque fratelli sono tutti sposati con un'unica donna, Draupati > poliandronia. Arjuna era andato a cercare fortuna e si imbatte in una cerimonia in cui un re cerca uno sposo per la figlia. A seguito della vittoria di Arjuna sulla prova fisica Arjuna la porta a casa. La madre, fonte di saggezza, è girata di spalle, e quando il figlio le dici ''Mamma, guarda cosa ho portato dal lontano!'' intendendo la moglie. La madre, non vedendo, gli dice ''Dividilo con in tuoi fratelli'', e così Draupati diventa la moglie dei cinque fratelli. La prima lettura è introduttiva, nella seconda comincia il dialogo tra Arjuna e Krscna. Arjuna non vuole combattere perchè tra le fila nemiche ci sono amici, maestri ecc. La compassione lo frena dal dare il segnale di battaglia. Questa compassione è anche colpa perchè l'avviare la battaglia è ciò che avrebbe dovuto fare. Arjuna è confuso riguardo al Dharma, non sa a quela norma si debba rispondere per avere un comportamento corretto > da una parte una norma è non uccidere i cugini, i maestri, i saggi, per cui non si uccide chi ci ha fatto del bene, ma l'altra norma dharmica dice che da guerriero deve difendere la sua parte. Queste due norme sono in contrasto e paralizzano il guerriero. Arjuna si confida con Krscna che è l'auriga. Krscna impartisce a Arjuna tre Yoga (discipline):

1. della conoscenza ( Janana -Yoga ) > Conoscere l'impossibilità del passaggio da essere a non essere e viceversa.

Conosci il fatto che il tuo Athman coincide con il Bhrahman perchè nè tu ucciderai nè i miei amici moriranno, quindi combatti senza temere di nuocere. L'Athman né uccide né può essere ucciso, quindi oggettivamente non c'è morte.

2. dell' azione ( Karma-Yoga ) > se l'agire di Arjuna non è motivato dalla volontà di vittoria ma è svuotata di

significato, per cui non gli interessa se vince o perde, ergo non è motivata dal frutto che nascerebbe dall'azione, allora non si creerà nemmeno un frutto che si legherà alla catena samsarica. La catena karmica è collegata non all'azione stessa, ma all'intenzione che motiva l'azione, quindi se l'azione è svuotata di intenzione non avrà effetto sul karma. In questo brano la Gita è una fortissima contestazione del pensiero vedico, in particolare dei riti vedici con lo scopo di estinguere il karma. Veda come distrazione, attaccati al dominio e al godimento, i loro seguaci sono persone estemamente legate all'azione, di cui il rito è la massima espressione in quanto azione di enorme potenza, permette cose come entrare nel mondo degli dei (Naciketas e Yama).Tutti ciò che si conosce è una miscela dei Guna, i tre elementi, che si dividono in Sattva, Rajas, Tamas (elementi costitutivi), sono i tre gradi di ogni cosa, dal massimo al medio al minimo. Ogni cosa è composta dai tre Guna distribuiti in diverse quantità. I Veda sono composti da questi tre elementi. Arjuna deve affrancarsi a questi tre elementi. E' necessario avere giurisdizione sull'azione, non sui suoi frutti ed essere attaccato solo allo Yoga, l' ''indifferenza'' per la conseguenza dell'azione. Yoga > abilità dell'azione, indifferenza verso il frutto. Noi non siamo privi di determinazioni, sia fatti in modo da essere condizionati dal Dharma, abbiamo delle caratteristiche oggettive dovute al nostro stesso Dharma. Il contenuto dell'azione rinunciante è dato dallo Sfa-Dharma, il proprio Dharma. Arjuna chiede come può un uomo saggio fare una qualunque azione ed eludere il karma. Krscna gli risponde che il saggio di stabile pensiero è colui che non si fa turbare da qualunque pensiero, emozione o azione estrerna che lo coinvolge. Yoga > cessazione delle attività della mente. I desideri vengono accolti in sè depotenziandoli > come l'oceano accoglie l'acqua dei fiumi ma non ne viene smosso > ''libero dal mio e dall'io''. Questa parte del Bhagavad-Gita fu commentata anche da Gandhi, Hegel e Simòne Weil. Arjuna chiede a Krscna: se l'atteggiamento mentale è migliore dell'azione, perchè Krscna lo vuole convincere a commettere un'azione terribile? Krsna risponde che in questo mondo ci sono due posizioni, quella dello Yoga della conoscenza propria degli speculativi e quella dello Yoga dell'azione propria degli Yogin (coloro che seguono il Karma- Yoga). Anche se si astiene dalle azioni, l'uomo non raggiunge l'inazione, nè ottiene la perfezione a partire dalla rinuncia. Nessuno può rimanere inattivo perchè tutti venfono fornzati ad agire. La cosa importante è rinunciare ai frutti dell'azione, in quanto è impossibile non agire. Le azioni sono in tutto e per tutti compiute dagli elementi costitutivi della natura (Guna).

3. della devozione ( Bhakti-Yoga ) > Krscna introduce poi il tema della devozione, rivelandosi come dio, e le

azioni invece di essere controllate nel proprio frutto dall'uomo, potrebbero essere abbandonate alla divinità, ovvero trasferire sulla divinità le conseguenze dell'azione. La conseguenza è che non è non è più il Sfa-Dharma (Dharma di sè) a chiarire il contenuto dell'azione, ma la via della Bhakti non segue il Dharma, la divinità diviene l'unico rifugio. Il Bhagavad-Gita si conclude con questa via, detta anche dell'abbandono, in cui ci si libera dal ciclo karmico abbandonando il Dharma per scaricare i frutti delle azioni sul dio. A questo punto Arjuna, risollevato dal pensiero di poter scaricare il proprio Karma su Krscna, si alza e dà il via alla battaglia.

Le intrpretazioni del Bhagavad-Gita sono molte, da quella allegorica secondo cui la battaglia è un'allegoria di ciò che accade nell'animo umano a quella di matrice nazionalistica che legittima la violenza. Gandhi interpretò l'opera come un'opera conro la violenza, ritenuta forzata. Simòne Weil la usò per giusficare un'azione ingiustificabile ma a fin di bene, come l'uccisione di Hitler > uccidere è eticamente errato ma è un'azione a fin di bene. Filosofie dell'India e dell'Asia orientale 12/ Mancano lezioni 10-11/

• Lezione di Cinzia Pieruccini sull'Aishma e sul Vegetarianesimo: com'è nato e come si è diffuso in India

Vegetarianesimo e Aimhsa strettamente connessi. L'India è notoriamente il paese del vegetarianesimo. Quasi l'80% della popolazione hindu si è dichiarata vegetariana. L'attuale governo indiano (destra) vara diverse leggi sul divieto di mangiare carne di vacca appellandosi alla tradizione hindu. Questa è una forzatura semplicemente perchè chi apparteneva alla casta dei sovrani e dei guerrieri consumava la carne di vacca. Oggi il vegetarianesimo è utilizzato per fini politici. Originariamente il vegerianesimo si è creato in relazione all'Aimhsa, la non violenza.

1. Brahmanesimo > Il rito vedico comprendeva il sacrificio di animali, nei testi l'atto violento dell'uccisione viene

occultato e giustificato. In un testo si ha il racconto di una visione di Vanu dove nell'aldilà ciò che gli uomini hanno mangiato sulla terrà li mangerà dopo la morte, piante comprese. Si propone allora un mantra da recitare per evitare la cosa > principio di aimhsa? Nel successivo contesto di samsara, karma, nirvana ecc. (Buddhismo e Jainismo) si inseriesce anche il vegetarianesimo affianco alla non violenza (> non nuocere agli esseri viventi).

2. Buddhismo > Il buddhismo rifiuta il sacrificio vedico e mette in evidenza la ''compassione'' per tutti gli esseri

viventi. Secondo il buddhismo non ci si può reincarnare nelle piante, che sono sì esseri viventi ma non sono soggette al samsara. I monaci buddhisti ricevevano nutrimento dai laici e dovevano accettare il cibo consegnatogli, anche se si trattava di carne o pesce, a patto che l'animale non fosse stato ucciso appositamente per nutrirli, se la carne proveniva dagli avanzi di una famglia i monaci potevano mangiarla, ma non se l'animale è stato ucciso con lo scopo di nutrire i monaci. Negli editti di Ashoka, laico dedito al buddhismo, si cita spesso l'importanza di non nuocere agli esseri viventi e di non uccidere animali che non vengono mangiati, si tutelano i cuccioli degli animali che possono essre mangiati, Ashoka cerca di diffondere il vegetarianesimo ma deve far coincidere le sue intenzioni con il bisogno del suo popolo.

3. Jainismo > Religione molto più restrittiva per i monaci rispetto al Buddishmo. Per i Jaina l'aimhsa è la legge

suprema che regola il tutto. Per i Jaina l'esistete si divide in vivo e non vivo, ma per i Jaina praticamente tutto è vivo, anche gli elementi naturali hanno vita. i Jaina dividono gli esseri viventi in base a quanti sensi hanno, da 1 a 5 come gli uomini. I monaci non possono in nessun modo fare del male a nessun essere vivente, per cui non possono nemmeno cucinare. A cucinare per loro ci pensano i laici, che in quanti tali possono accendere il fuoco, bollire l'acqua e cucinare gli elementi con un senso solo, come le piante (1 senso > tatto). Per i Jaina sono vietati tutti i lavori che potrebbero in qualche modo nuocere ad un qualunque essere vivente. La guerra rappresenta una controversia > è permessa in caso di difesa, ciò non toglie che diversi sovrani Jaina abbiano fatto guerre d'offesa.

4. Dharmasutra e Dharmasastra > la legge del Dharma. III a.C - II a.C > autore mitico Manu, brahmano. Non è

chiaro se sono stati redatti prima o dopo il bhuddismo, per comprenderne l'influenza. In questi testi viene descritta la modalità di reincarnazione > in base ai propri Guna (qualità). Anche le piante sono incluse nel ciclo delle reincarnazioni. Ci sono anche norme su cosa mangiare e cosa no: carne vietata è quella degli animali carnivori perchè > sacrificio - l'oggetto del sacrificio è un sostituto del sacrificante > Dei mangiano l'offerta che sostituisce il sacrificante, quindi Dei mangiano Uomo, Uomo mangia Animale, Animale mangia Pianta, Pianta mangia Acqua. C'è un ciclo regolare, che si interrompe se l'uomo si ciba di un Animale che mangia un altro Animale. In questi testi di legge bhramanica il vegetarianesimo è applicato per la prima fase della vita > studente, la terza > asceta della foresta e la quarta > rinunciante (anacoreta). Ciò nonostante l'asceta della foresta può nutrirsi di un animale morto. Il punto focale non è quindi il non mangiare la carne, quindi il vegetarianesimo, ma tutto parte dal non nuocere, l'aimhsa. Nello stesso testo si trova prima un'invettiva contro l'uccisione e contro chiunque nuocia agli altri esseri viventi, poi una giustificazione per l'uccisione sacrificale che vede il sacrifico come la cosa più sacra in assoluti, Manu è un brahmano ed è nel suio interesse che il rito vedico sopravviva, e che quindi l'uccisione durante il sacrificio non è un vero sacrificio.