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Appunti di filosofie dell'asia orientale Unibo lingue
Tipologia: Appunti
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creazione del pensiero cinese). La storia dinastica della Cina finisce nel 1911 con la caduta dell’ultimo imperatore. La prima dinastia storica è la dinastia Shang e successivamente abbiamo la dinastia Zhou. Fu una dinastia mitizzata dai confuciani, come una mitica età dell’oro. Quando i confuciani ne parlano, non hanno in mente la nostalgia, ma pensano a come riscostruire un mondo che assomigli a quell’immagine. Nel neolitico c’erano dei centri di civiltà che erano importanti perché producevano terracotta. Non vi erano dinastie. Gli Shang nascono nella zona della pianura centrale. Una delle costanti della storia cinese sarà la lotta contro i barbari. Non c’è un dialogo alla pari, i barbari sono rispettati perché potrebbero diventare integralmente cinesi. Spesso le loro tribù vengono descritte utilizzando i radicali di animale. Gli Shang erano un popolo molto sanguinario, sacrificavano spesso animali o uomini interrogando gli Dei anche su questioni di poca importanza. Valorizzavano il legame di stirpe, si sentivano legittimati a comandare grazie alla loro discendenza da un supremo antenato e governavano in base a un diritto di sangue. Con i Zhou si passa alla nozione impersonale di cielo (Tian) che sta sopra a tutti gli uomini, e viene meno il legame con il vincolo di sangue. Gli Shang fecero guerre per ottenere vittime sacrificali. I sacrifici erano anche animali, per esempio venivano utilizzati i carapaci delle tartarughe o le scapole di bue per porre domande agli Dei. La scrittura veniva impiegata per usi divinatori, e non era legata a traffici commerciali. In epoca Zhou si passa alla divinazione con steli di achillea (I ching). Si passa a una divinazione che non richiede spargimento di sangue.
Il confucianesimo nasce, ispirandosi ai Zhou , avendo l’orrore per il sangue e per queste pratiche definite disumane. Tian è un termine introdotto dai Zhou ed è la suprema divinità. In realtà non ha un unico significato, è sia cielo ma può esser inteso anche come natura. Concepito come l’insieme della natura che da vita a tutti gli esseri. Tian possiede vari significati: Indica una potenza che sovrana gli esseri umani e comanda il fato di ognuno. Questo spazio (la vita) che tian ti assegna è in tuo potere. C’è un limite dell’uomo dato dal fato, e dall’altra parte c’è l’infinità e l’imperfezione che è nelle mani di ciascuno. Non abbiamo un Dio così presente da poter essere interpellato (come ad esempio nel cristianesimo). Al contrario, questo Dio è un’entità astratta che non ha caratteristiche personali e quindi non può essere interpellato. A Tian si lega la nozione di Tian Zi (figlio del cielo), cioè legame fra Tian e il sovrano. Lui è figlio del cielo e ha un’importanza diversa rispetto agli altri uomini. Il sovrano rendeva a Tian un culto che solo lui poteva rendere, mentre tutto il resto del popolo assisteva. Da un lato indica la sua superiorità, ma anche che lui non è potere assoluto perché il figlio deve obbedienza al padre. Il figlio deve diffondere nel mondo armonia, civiltà e cultura, e dovrà essere responsabile dell’ordine del mondo. Secondo i confuciani il potere deve essere dedito al benessere del popolo, e non deve essere utilizzato egoisticamente. Un’altra nozione legata a Tian è Tian Sha , cioè quanto sta sotto il cielo (Il mondo, l’universo, gli esseri umani). La Cina ha sempre ragionato in senso universalista. Quando la Cina si riferisce a ordine intende
l’ordine del mondo, ed è un qualcosa di cui oggi si sente interprete. La Cina aveva le risorse per espandere l’esplorazione marittima, ma non ha voluto farlo perché la sua estensione era talmente grande che non sentiva bisogno di andare oltre. Il passaggio dagli Shang ai Zhou non è una guerra violenta. Il mandato celeste non è irrevocabile ed è legato alla capacità del sovrano di adempiere all’umanità e alla giustizia, e se non ci sono queste premesse il sovrano è illegittimo. Wuan → non agire dei sovrani antichi. Il sovrano è il legame fra cielo e terra, il suo ruolo è essere colui che collega misticamente l’ordine cosmico, in alto, con l’ordine sociale, in basso. Sovrano che governa con il suo puro esempio, senza violenza (sogno confuciano). Mencio, discepolo di Confucio, dice che il re Wuen si fece costruire un parco bellissimo dal popolo, non per goderselo egoisticamente, ma per condividerlo con la popolazione. Questo pensiero ha anche una componente utopistica, cioè guardare al passato per innovare il futuro. Il pensiero cinese nasce in antitesi a periodi violenti e cupi. Il guardare al passato non è nostalgia, ma è energia per creare un mondo nuovo (capacità progettuale). Il grande ideale che nasce nella Cina antica e che ripercorre tutta la sua storia fino all’800 è il Tian Xia Taiping, ovvero la grande pace suprema per tutto ciò che sta sotto il cielo. Taiping è il nome di una grande rivolta dell’800 che riprende questa idea millenaristica, l’aspirazione a una società armoniosa. Questa aspirazione porterà a molte rivolte durante la storia della Cina. Ritili: termine molto presente nella cultura cinese. Vi è una fortissima componente ritualistica all’interno della cultura cinese. Il rito è ogni comportamento normalizzato (esempio: salutare un amico). Questa attenzione dei riti muove dalla convinzione che l’ordine umano dovrebbe avere la stessa armonia dell’ordine cosmico. Il rito ha una funzione sociale e una dimensione umana, non serve per mettersi in contatto con un antenato, ma per condividere sentimenti fra le persone. Il rito si può ricondurre a cultura umana, ai confuciani interessa la relazione tra gli umani, e non entrare in contatto con il mondo degli spiriti. Il rito non si fa per ottenere qualcosa, ma per Wuan, lo si fa per cultura. I confuciani ripugnano la magia. I Zhou conoscono una lunga crisi dopo l’età dell’oro che attraversa due periodi: Il periodo delle primavere e autunni che prende il nome da una cronaca che le ha raccontate. Il periodo degli stati combattenti (475 a.C. - 221 a.C.). Il 221 a.C. è una data cruciale per la storia cinese perché segna l’inizio dell’impero. Crisi dei Zhou : natura personale. Il potere del re è esercitato tramite relazioni di famiglie di vassalli. Questi feudi si sviluppano e diventano stati autonomi comportandosi come stati indipendenti, l’unità Zhou si sbriciola e il re perde autorità. Molti potenti suoi ex vassalli diventano capi di stati che usurpano il titolo del re. È un’epoca di disunione e di guerre feroci. In questo periodo si forma il pensiero cinese perché nasce l’esigenza di ricostruire un nuovo ordine del mondo. Si disintegra il mondo arcaico e i pensatori della Cina antica si interrogano su come costruire un nuovo ordine che rimpiazzi l’ordine antico.
La rivolta porta all’ascesa della dinastia Han che costruisce le basi dell’identità culturale cinese. Capisce che un impero ha bisogno di un’ideologia positiva che permetta di interiorizzare l’ordine. È l’ideologia confuciana. Rispetto al legismo, che contribuì alla nascita dell’impero, si ebbe un atteggiamento ambivalente: da una parte veniva demonizzato e dall’altra veniva enfatizzato il confucianesimo. Nonostante ciò, nessuna legge legista venne abrogata e dureranno fino alla fine dell’impero. Il primo imperatore fece costruire la grande muraglia. La sua funzione non era tanto strategica, ma religiosa perché cementava l’unità del popolo. Ogni tratto che veniva costruito era festeggiato e molti contadini venivano da lontano per aiutare nella costruzione. III secolo: periodo di crisi e l’impero Han finisce, si apre quindi una nuova epoca di disunione. In questa fase riprendono le lotte intestine all’interno della classe dirigente. In questo periodo emergono nuove tendenze del pensiero e c’è di nuovo il voler ricorrere a risorse interiori. In particolare, emerge la “scuola del mistero” (neo-taoismo). Uno dei suoi più grandi interpreti è Wang Pi (226-249). Questo filosofo è un grande commentatore del Lao Zi e scrive il primo commento. Crea il suo sistema di pensiero leggendo fonti antiche. Ragioni del successo: il buddismo pone al centro della riflessione il male e il dolore, tutto al mondo è dolore e lo si cancella con l’estinzione del desiderio e dell’attaccamento. Tutto ciò è lontano dall’insegnamento della Cina classica che riteneva che la realtà fosse positiva. Buddismo = salvezza individuale. Ebbe successo a causa del periodo di crisi che stava vivendo la Cina. Chan (o Zen) enfatizza l’illuminazione, è un’esperienza interiore che può avvenire anche nelle più umili delle attività. Questo elemento viene riplasmato in Cina e passa poi in Giappone. Nel VI secolo si ha la riunificazione prima con la dinastia Sui e poi con quella Tang. E sarà anche il periodo della massima fioritura del buddismo, in cui abbiamo una Cina aperta, cosmopolita e tollerante verso le altre religioni. Dopo i Tang abbiamo un’altra epoca di divisione. Ricostituzione dell’impero con la dinastia Song (960- 1279). Dopo 10 secoli di successo di buddismo, con la dinastia S ong comincia una rinascita neoconfuciana. Protagonisti: fratelli Cheng. Questo movimento durerà fino alla caduta dell’impero. Li caratterizza il desiderio di rilanciare la tradizione nativa, ma assorbe molto dal buddismo e dal taoismo. Questo perché vi era molta tolleranza fra le religioni e l’adesione intercambiabile. Il buddismo ha un grande influsso nel neoconfucianesimo e in particolare determina la sua spinta alla spiritualità interiore rispetto al confucianesimo classico. Dall’altro lato anche il taoismo si modifica rapportandosi al buddismo introducendo il monachesimo. Caratteristica del monachesimo taoista è che le donne possono comandare il monastero come gli uomini. Le dinastie che si susseguono sono: Yuan , la dinastia mongola (1271-1368); la dinastia Ming che è l’ultima dinastia etnicamente cinese (1368-1644); la dinastia Qing , manciù (1644-1911) che conquista la Cina ma viene profondamente influenzata dalla cultura cinese, a differenza dei mongoli che invece mantengono una barriera rispetto al popolo cinese. Dalla fine dell’impero Ming all’inizio dei Qing si ha la scoperta della Cina da parte dell’Europa. Dalla fine del 1500 comincia la missione dei gesuiti in Cina che porterà alla nascita sella sinologia. I gesuiti prediligono il neoconfucianesimo e ne danno un’immagine positiva. Due termini: natura e ragione.
I gesuiti sostengono che la cultura confuciana è una delle massime espressioni dello spirito umano. Esso, senza la rivelazione divina, ha raggiunto in Cina uno dei suoi vertici massimi. Dopo questo periodo di sinofilia si ha una sinofobia occidentale. Guerre dell’oppio: da atteggiamento di ammirazione a disprezzo. Si apre un dibattito: chi è conservatore e chi invece pensa che la tradizione cinese dovesse apprendere qualcosa dall’occidente. 1898 un gruppo di intellettuali riformisti prende il potere e cerca di cambiare il paese in modo riformista, il modello è il Giappone. Questo tentativo fallisce per l’opposizione dell’imperatrice e l’unica strada rimanente è quella rivoluzionaria. Due grandi linee del confucianesimo pre-imperiale: la via di Mencio e quella Xunzi. Il confucianesimo è una tradizione plurale in cui si parlano linguaggi differenti e si esprimono diverse sensibilità, non esiste una soluzione univoca. Termine chiave dei dialoghi: ju jitzu, l’uomo nobile. Ideale confuciano: il re coincide con ju jitsu e deve regnare con la sua eccellenza morale. Il governo deve basarsi sull’esempio. Il re deve proiettare sul popolo il suo esempio di moralità. Libro di mencio: contrapposizione fra ju jitsu e sovrano. Di fronte al sovrano, l’uomo di valore ha valore pedagogico ed è colui che insegna come vivere. Contrapposizione fra potere effettivo del sovrano e autorità morale del ju jitsu. Per i confuciani il sovrano è figlio del cielo, ha il dovere di incarnare qualcosa che sta sopra di lui e rappresenta il senso di umanità, se non lo fa l’uomo di valore lo ammonisce. Secondo i legisti il sovrano è pari al cielo e al di sopra di tutto. Secondo Mencio l’uomo di valore non punta al profitto, all’interesse, ma pratica ciò che è bene perché è bene (riprende l’idea di Confucio). Mozi (480-390 a.C.) fu il primo grande antagonista di Confucio. Lui mette in primo piano il vantaggio, si agisce bene per ottenere un profitto. Propone delle argomentazioni razionali, sostiene un comportamento non aggressivo perché è benefico per la società. Non più dialogo ma sviluppo sistematico dell’argomentazione. Con Mozi nasce il dibattito filosofico in Cina. Questa scuola moista piacque durante il periodo maoista. Confuciani: fare del bene perché è bene. Moisti: fare del bene per ottenere un vantaggio. I moisti creano un’idea di Tian che premia, punisce e controlla. Sono convinti che gli esseri umani senza la speranza di un vantaggio non fanno del bene. Nel quarto secolo il linguaggio diretto di Mozi ebbe più successo rispetto al pensiero elaborato confuciano. Le due strade diverse di Mencio e Xunzi fanno riferimento a due termini chiave di Confucio: Ren: il senso dell’umanità -> Mencio Li: le norme rituali. Norme tradizionali (non scritte) del vivere civile. L’armonizzazione dell’uomo con la natura -> Xunzi In Confucio invece abbiamo entrambi. Mencio (390-305 a.C.) nasce orfano di padre. Sostiene che il sovrano deve essere madre e padre per il popolo. Mencio -> tema della non violenza del sovrano.
Polemica anti-confuciana -> 4 aspetti che rovinano il mondo che fanno parte dell’ideologia confuciana:
Il sovrano si impone attraverso la moralità, non la forza. Il potere del sovrano è dato dal consenso del popolo: un sovrano può essere temuto ma non deve farsi odiare. Governare con benevolenza, senza punire eccessivamente. Il mondo non è in mano di tutti, ma della classe dirigente. La violenza dei sovrani per Mencio è la causa del disordine del mondo. In alcuni casi la guerra è legittimata (per esempio contro i tiranni -> regicidio). Auspica un mondo in cui forza e moralità siano insieme nella stessa persona. Rifiuto dell’utilitarismo + yi = senso di giustizia e ren. Governare = agire con rettitudine: se governi con virtù il popolo starà bene e si comporterà con virtù come il tuo esempio. De = potenza, virtù, carisma. Tutti gli uomini sono sensibili alla sofferenza altrui. L’uomo nel cuore ha germogli di bontà che deve far crescere.
Esiste come tendenza nel periodo pre-imperiale, viene catalogata come scuola di pensiero durante l’impero e si istituzionalizza come religione quando arriverà il buddismo in Cina (primi secoli dell’epoca cristiana). Tao vuol dire via in molte accezioni, letterali e metaforiche. Vuol dire anche insegnamento, discorso, parola e può essere tradotto anche come natura. Tao ha un’ulteriore accezione: è la totalità della realtà di cui tutti facciamo parte, non ha inizio e non ha fine e genera tutti gli esseri. È una realtà immanente, divina. De: potenza generatrice del tao, ma anche virtù. Jing: classico. È un testo che ci illumina circa il nostro rapporto con la realtà e che ci connette a essa. Colui che vive dentro questa totalità è il saggio, colui che se ne separa è il male ed è destinato a deperire. Enfasi sul riconnettersi alla totalità. Tao: parola chiave del pensiero cinese.
Questo testo ha un linguaggio arcano e rievoca una realtà misteriosa. La realtà del Tao va al di là delle parole, è infinita e delimita. Paradosso del laozi è cercare di esprimere attraverso le parole una realtà ineffabile. Nel grande processo della realtà abitano le contraddizioni, coabita il senza nome e il con nome, la vita e la morte, la fine e l’inizio.
Tratto interessante del Lao: emerge come protagonista il femminile. Al centro dell’idea del tao vi è un’infinita potenza generatrice. Il taoismo non si è limitato a tematizzare il femminile ma ha dato grande spazio alle donne nelle sue istituzioni, tra le scuole cinesi è quella che ha valorizzato di più la figura della donna. La tradizione taoista lo vuole antico come Confucio. I confuciani prediligono la cultura, mentre i taoisti la natura e il ritorno a essa; favorisci tutto ciò che è artificioso per tornare vicino alla grande madre originale. Il Laozi è piaciuto anche per il suo linguaggio mistico che evoca il mistero e che oltrepassa il linguaggio. Forma del testo: lontano dalle frasette di Confucio. Linguaggio metaforico che gioca continuamente con i contrari. Idea di una potenza che non si esprime attraverso le parole, però è visibile perché è l’ordine del mondo. Questa realtà è indicibile ma noi la percepiamo come realtà ordinata, provvista di una norma suprema che è quella che anima tutto il cosmo. Rispetto a questa infinita potenza, l’uomo dovrebbe sentirsi minuscolo e invece si sente più importante. Polemica contro il punto di vista antropocentrico. La finalità di un testo come il laozi è creare un saggio che diventi il nuovo sovrano del mondo. il laozi è un testo politico che però prescrive una via al governo del mondo che è diversa da quella dei legisti, confuciani e moisti. Il saggio deve ritrovare la spontaneità originaria affinché diventi esempio per il mondo. Dall’800 il Laozi cominciò ad avere grande successo. Il taoismo però non ebbe molta fortuna, non piaceva ai gesuiti che arrivarono in Cina (fra cui Matteo Ricci che fece conoscere Confucio all’occidente). Prediligono il confucianesimo. Luogo comune : contrapporre un taoismo filosofico a uno religioso. La separazione di religione e filosofia è una cosa occidentale, in Cina tutto ciò che lega l’essere umano al cosmo è unito. Nel pensiero antico non si può parlare di una filosofia contrapposta alla religione. La concezione taoista del cosmo non è meccanicistica. L’indagine sul cosmo è atta a trovare l’esatta posizione dell’uomo all’interno di esso. Anna Seidel -> importante studiosa del taoismo -> “Il taoismo, religione non ufficiale della Cina”. Fra le tre religioni c’era grande tolleranza, ma erano in concorrenza fra loro per ottenere il favore dell’imperatore. Il taoismo fu a lungo disconosciuto anche per colpa dei letterati neoconfuciani che tendevano a rappresentarsi come migliori. Il taoismo in epoca moderna riottiene vigore e al giorno d’oggi è considerata una delle religioni ufficiali in Cina. Il ritualismo e l’anticonformismo sono elementi che appartengono all’esperienza umana e quindi il vero saggio è colui che sa percorrerli entrambi al giusto momento e nella giusta misura. Di primo acchito il confucianesimo e il taoismo potrebbero essere totalmente diversi, uno si impegna nel mondo e uno lo respinge, uno nel governo e uno nell’immersione nella natura, ma si compensano. Il moto del tao è composto da due elementi complementari: Yin e Yang. Yin -> elemento femminile. Yang -> elemento maschile. Yang è implicito nello Yin e viceversa. Idea dell’alternarsi degli opposti, stagione fredda e calda, giorno e notte, visibile e invisibile. L’idea dello Yin e Yang è venuta dall’osservazione dei due lati della collina: quello illuminato dal sole e quello in ombra. Il tao è unitario, il moto della natura è unitario ma è reso possibile da una coppia generatrice. Idea degli opposti come legati e complementari. Acqua : metafora che viene privilegiata nel laozi per indicare il tao. Entrambi scaturiscono da una fonte costante pur manifestandosi in un’infinita di forme. Idea dell’universo vivo attraverso le proprie creature.
L’infinito insieme al finito. Il letterato viene paragonato alla rana che non conosce che cos’è l’infinità dell’oceano perché è intrappolata in un pozzo, lui non può parlare del tao perché il suo orizzonte è troppo circoscritto. Mencio usa l’immagine della spontaneità dell’acqua per giustificare la spontaneità del flusso morale. Secondo lui ciascuno di noi ha dentro di sé l’impulso a non sopportare la visione della sofferenza di un suo simile.
Il termine filosofia è un neologismo nel giapponese come nella lingua cinese. Il Giappone comincia a interessarsi alla filosofia durante l’800. Nel 1800 la Cina da “maestra” diventa “allieva” del Giappone e scopre la filosofia occidentale tramite esso. I cinesi, quando si rendono conto delle mire espansionistiche del Giappone, cominciano a sviluppare uno spirito patriottico e antigiapponese -> movimento del 4 maggio
Dal VI secolo il buddismo viene introdotto in Giappone. Inizialmente viene recepito in funzione politica e magica, si pensa che possa essere uno strumento efficace per governare la società. Anche in Giappone non esiste l’esclusivismo, ma tutte le religioni vengono praticate contemporaneamente. 604 -> costituzione dei 17 articoli -> sintesi di buddhismo, confucianesimo e shinto; concezione dell’armonia confuciana, impermanenza buddhista e un’etica altruistica. Natura di Buddha -> nozione chiave del buddhismo. È la capacità di conseguire l’illuminazione, è una capacità aperta a tutti ed è presente in ogni essere come verità immanente, non è un qualcosa da raggiungere ma si consegue. Ogni essere è potenzialmente Buddha.
Impermanenza -> nozione chiave del buddhismo e shintoismo. Susanoo: dio fondatore -> trasforma lo spazio selvaggio in spazio abitabile dagli uomini. Risaia -> offre un modello di ordine e stabilità. La montagna è opposta alla risaia, è lo spazio selvaggio e si oppone allo spazio coltivato dall’uomo. Rappresenta il non umano, è abitato da presenze non umane ed è il punto di congiunzione fra cielo e terra, umano e divino. Il tempio -> è lo spazio dedicato alla pratica religiosa ed è situato al confine fra lo spazio coltivato e la natura selvaggia. Luogo di mediazione fra il dio della risaia e la dea della montagna, spesso l’incontro è concepito come atto sessuale, come unione da cui scaturisce la fertilità. È anche il luogo d’incontro fra la comunità del villaggio e gli Dei. All’interno accedeva solo alla sciamana che si metteva in contatto con il dio attraverso una possessione. Onbu -> luogo del luminoso e del divino. Si lega alla nozione di vuoto, che può essere una cavità o un muro bianco. Vuoto che separa ma unisce. Questo spazio esprime sempre un dinamismo verso un centro, un “cuore” segreto. Il cuore della realtà è concepito come un cuore vuoto (l’estetica del vuoto la troviamo nei giardini zen). Tutta l’architettura giapponese è l’architettura dell’impermanenza, i templi erano costruiti con materiali fragili (legno, paglia). Gusto per la simmetria, il tempio come spazio simmetrico. Gli itinerari per ascendere sono concepiti come percorsi di purificazione e distacco da ciò che ci lega. La concezione del tempo è scandita da tempi dell’anno agrario. Idea radicata di una ciclicità del tempo. Tramite il rito si sancisce il rapporto fra umani e Dei, a anche il rapporto fra i membri della stessa comunità. Rito componente sociale enfatizzato dal confucianesimo. Culto fortissimo per gli antenati. I riti scandiscono momenti diversi della vita umana e uno dei grandi riti è quello dell’iniziazione all’età adulta che consisteva in una prova da affrontare in solitudine. L’offerta è uno scambio simbolico fra gli Dei e la comunità. Sono presenti anche demoni maligni che vanno ingraziati tramite delle offerte. Itineranti -> monaci, asceti, sciamani ecc. Sono categorie sociali legate all’esperienza del sacro, transitano nei luoghi fuori dagli ordinari spazi umani e portano notizie nel villaggio in cambio dell’ospitalità. Problema in Cina e Giappone -> uscire dal caos della violenza. Tre principi confuciani reinterpretati in Giappone:
antenati. Ogni divinità ha dentro di sé una forza che si chiama tama ed è una forza violenta e distruttiva o armoniosa e benefica. L’attività rituale è volta a controllare e pacificare questa forza volgendola a favore dell’uomo. Questa energia che pervade gli dei è presente anche negli esseri umani. Il mondo umano e quello divino sono affini. La fede, nello shinto, si fonda sull’idea di un’unità di realtà divina e umana. Gli dei abitano nella natura e lì si rivelano, gli esseri umani percepiscono il divino per via emozionale e intuitiva (es. fiori di ciliegio).
Il buddhismo non spazza via la religione preesistente, ma avviene un processo di compenetrazione. I kami vengono interpretati come manifestazioni divine e temporali del Buddha, vengono considerati come una delle tante forme che il Buddha può assumere. Tutto il pantheon shinto viene preso nel buddhismo e trasformato in santi, figure del Buddha ecc. Anche in Tibet era presente una religione originaria: bon. Il buddhismo non lo elimina, ma si fonde con le sue credenze. La fede nel buddhismo non esclude la fede nello shinto. Vi era concorrenza fra le varie scuole religiose per ottenere i favori del popolo, ma non combattevano per motivi ideologici. Il buddhismo era radicato profondamente nella spiritualità giapponese. Grande tema della compassione -> i Buddha diventano kami per essere vicini al mondo e agli esseri umani, sguardo della compassione rivolto verso il dolore di questo mondo. Questa fluidità di relazione è diventata negli ultimi decenni attraente anche negli scenari occidentali, vi è la tendenza a separarsi dalle grandi tradizioni per avvicinarsi a forme più fluide di religiosità. D’altro canto, esiste anche una tendenza al fondamentalismo e a definire i limiti delle varie religioni, anche in maniera violenta. Il termine religione è un neologismo in Giappone. Il termine antico era ciò che in Cina era chiamato tao -> è un percorso spirituale interiore di conoscenza di sé che viene condotto sotto la guida di un maestro; questo percorso è finalizzato a svelare la natura della realtà ultima e può essere lo spirito, il tao o la natura di Buddha; questa realtà ultima è già contenuta nel cuore di ogni essere umano e si tratta quindi di portare alla luce ciò che ciascuno ha dentro di sé. Immagine confuciana dei germogli di ren presenti nel cuore di ogni essere umano. Chi governa ha una responsabilità verso il popolo. Chi ha più potere non ha più privilegi, ma più doveri. Etica confuciana -> etica della responsabilità dei governanti verso i governati. In Giappone abbiamo una versione confuciana basata sul senso dell’obbedienza, la pietà filiale si fonde con la cultura shinto e con il culto degli antenati.
Nella cultura cinese l’idea di nazione è moderna. La Cina ha a che fare con un’idea imperiale universalistica, si sente depositaria di un messaggio universale che vale per tutti gli uomini (tian sha).
Il Giappone invece considera la sua identità contrapposta a ciò che è fuori. In epoca Tokugawa si sviluppa quest’idea nazionalistica. Motoori Norinaga tematizza il corpo della nazione che deve rimanere unito e puro (kokutai), purezza dell’identità nazionale. A lungo i giapponesi si sono considerati come allievi della Cina, ma da un certo punto in poi cominciano ad elaborare il tema della specificità assoluta del Giappone, che porterà poi al nazionalismo del ’900. Il paradosso del nazionalismo giapponese è che nasce dall’incontro con le potenze occidentali. Idealizzazione del mondo contadino e del mondo arcaico, sono fenomeni moderni ma sentono il bisogno di rappresentarsi come gli eredi di un mondo contadino. Anche il Giappone elabora il tema della superiorità della stirpe giapponese. Nel dopo-guerra non c’è stata solo una rimozione da parte del Giappone (rimosso il massacro di nanchino e ricordata solo la bomba atomica), ma anche da parte dell’occidente (come se la guerra in Asia non ci sia mai stata). Questo succede anche durante la guerra fredda (in Asia fu combattuta -> guerra di Corea e Vietnam), c’è una visuale eurocentrica. Il fascismo giapponese fu pilotato dall’alto, dalla classe dirigente. Tratti in comune fra fascismo giapponese ed europeo : Negazione del liberalismo, della democrazia e del regime parlamentare. Antimarxismo. Militarismo. Nazionalismo Razzismo. In Giappone non esisteva un leader carismatico, l’imperatore era invisibile e parlò solo dopo la sconfitta. Ci fu l’assenza di opposizione. Suicidio rituale -> codice d’onore elaborato in epoca Tokugawa. In questo periodo ci sono elementi che favoriscono l’evoluzione autoritaria del Giappone -> isolamento, persecuzione contro i cristiani e sviluppo di una società gerarchica e autoritaria. Accentuata la subalternità delle donne. Ideologia dell’unicità nipponica e della sua diversità nei confronti delle altre nazioni. Questo rinforza gli stereotipi legati all’identità culturale. Esigenza di reinventare l’identità collettiva in Cina. Per costruire la propria unità il Giappone ha avuto bisogno prima della Cina e poi dell’occidente. Memoria -> serve a rendere consapevoli. Esiste la memoria involontaria e volontaria, quest’ultima è un’opera di ricostruzione in cui possono entrare elementi progettuali. Il processo di Tokyo (46-48) -> crimini di guerra contro la pace. 25 imputati e 7 condanne a morte. Principale imputato -> generale Tojo Hideki -> maggior responsabile dell’attacco a Pearl Harbor. L’Imperatore e la sua famiglia furono esentati da ogni colpa.
Testo fondativo -> sermone di Benares.
Maya -> illusione. Carattere universale: via di salvezza dal dolore aperta a tutti. Grande tema del buddhismo è come porre fine al dolore. L’introduzione del buddhismo in Cina va messa in relazione con un periodo di crisi (crollo dinastia Han ). Era un periodo di guerre e di crisi sociale ed economica e il buddhismo rappresenta un’ancora di salvezza. Il lato magico del buddhismo affascinò i mongoli. Quello che cercavano all’interno del buddhismo era un potere magico per vincere in battaglia. Stretto legame fra le idee che si trovano nel sermone di Benares e una pratica di vita che deve incaricarsi completamente di realizzarlo. Meditazione -> tema cruciale. La meditazione ci consente di creare il vuoto rispetto al premere del velo di Maya. La pratica della meditazione consiste nell’emanciparsi dalla dipendenza di tutto ciò che è esterno per fare vuoto dentro di sé (si ritrova nel taoismo). Nel taoismo (concentrazione sulla respirazione) ha la finalità di potenziare l’energia vitale, di porsi all’unisono con il Qi universale e quindi preservare la vita. Nel buddhismo questa pratica ha a che fare con il conseguimento del vuoto, cioè la liberazione dalle passioni. I testi sacri non contengono la parola dio, ma contengono la trascrizione dei discorsi di un uomo. Il discorso di Benares non ha origini divine perché Buddha non è una divinità. Un’altra caratteristica che è piaciuta in occidente è la non esistenza di una verità assoluta a cui aggrapparsi. Non bisogna fissarsi su una verità assoluta, ma invece essere aperti alle trasformazioni. Il saggio è colui che non si fissa su una verità. Le forme di attaccamento possono essere anche intellettuali o spirituali e pure la pratica religiosa può esserlo. I maestri buddhisti non sono depositari di una verità assoluta, ma sono amici spirituali e fungono soprattutto da esempio con il loro comportamento. Il Buddha si rifiuta di pronunciarsi sulle grandi questioni metafisiche (es. inizio e fine del mondo), l’interesse è concentrato sulla sorte degli esseri umani e sull’eterno ritorno. La finalità sostanziale dell’insegnamento del Buddha è porre fine o attenuare il dolore. È una via di salvezza che si realizza in questa stessa vita. È un percorso di liberazione, ma anche di conoscenza perché la liberazione dal male avviene solo conoscendo la sua origine. Fiducia nella capacità dell’uomo di realizzare con i propri mezzi la propria liberazione. La via della conoscenza porta alla cessazione del dolore. Il male perpetua il velo di maya quindi le illusioni. Finalità -> distaccarsi dal desiderio per porre fine alla sofferenza. La vacuità non è il nulla, ma è la condizione di massima apertura che consente di spiegare ogni manifestazione. Tre aspetti fondamentali dell’esistenza:
Esiste un Buddha storico che è Siddharta Gautama, e poi esiste un Buddha per ogni epoca. In Cina, il buddhismo, si allontana dal pessimismo radicale indiano e assume una connotazione che lo riporta vicino alla cultura classica cinese. La tradizione più antica presenta il Buddha come un maestro. L’eredità che lascia è la dottrina ( dharma) e la comunità da lui fondata (monastica). C’è una molteplicità di Buddha per ogni universo (teoria del grande veicolo). Si possono trovare somiglianze tra la figura del Buddha e Mahavira (559-527 a.C.), il fondatore del giainismo. Nasce in India parallelamente al buddhismo e ha caratteristiche affini come la non violenza. Principio di non celebrare sé stessi -> diminuire l’io. Anche nel giainismo c’è il principio della tolleranza e il fatto che nessuna singola verità equivale alla verità assoluta. Principio del karma -> frutto della fine. Nella concezione indiana è il frutto di ogni azione che si compie. L’accumulazione del karma determina le successive reincarnazioni. Lo scopo del transito attraverso il ciclo delle reincarnazioni è raggiungere la liberazione; si accumula karma positivo durante le reincarnazioni per uscire da questo ciclo. Buddha, Mahavira, Confucio e Laozi vivono nella stessa epoca e condividono questo periodo di separazione dalle religioni tradizionali verso una razionalità (età assiale di Aspers). Dharma oltre a essere legge è anche il ciclo delle rinascite. L’atteggiamento del buddhismo consiste nel creare vuoto in sé stessi e porsi al centro della ruota, creando il vuoto riesci a trovare il quieto centro di sé per trovare l’illuminazione. Significa anche fondamento della realtà, ordine cosmico, moralità, doveri e diritto. Il vuoto buddhista è concepito come impermanenza, mentre il vuoto taoista è concepito come vuoto generatore. L’India era conosciuta per il suo pessimismo e ascetismo. Il concetto di male e l’enfasi sulla salvezza individuale, su cui si fonda il buddhismo, non si trovano nel pensiero cinese antico. Serindia -> area al confine fra India e Cina. Regione cruciale per l’incrocio di lingue e culture. La via di espansione principale del buddhismo è la via della seta. La religione può anche funzionare come elemento identitario (es. islam). Il buddhismo cinese si trasforma in relazione con taoismo e confucianesimo. Nel buddhismo c’è una rivalutazione dei piaceri e della vita così com’è. Buddha -> via di mezzo fra astinenza e piacere. L’illuminazione può essere conseguita anche facendo la più banale delle attività perché riguarda l’interiorità. Buddhismo tibetano -> relazione con la religione bon (religione animista con vari Dei e riti e possiede una componente magica). In Tibet esistono molte scuole diverse in concorrenza fra loro. La religione diventa l’emblema di una lotta di resistenza nazionale (dalai lama). Il buddhismo tibetano ha delle sue connotazioni proprie -> il dalai lama è scelto da bambino e si pensa che sia la reincarnazione dei precedenti.
Nel sutra della terra pura prende corpo una forma peculiare di buddhismo, è una forma emozionale non intellettuale. Basta udire, pronunciare e tenere a mente il nome del Buddha per rinascere. Diventato molto popolare in Giappone. Buddhismo mahayana -> Fondato in India nel II secolo d.C. Questa scuola propone una via di mezzo fra due estremi: esistenza e non esistenza, piacere e dolore. In questa scuola c’è una particolare dialettica: le cose non hanno una realtà indipendente. La loro vera natura è vuota, tutti gli elementi della realtà sono vuoti in quanto non hanno propria natura. Non possono fondare la realtà perché sono frutto dell’illusone e dipendono da altro per poter esistere. Una caratteristica è quella di affermare la non dualità: non esiste dualità fra soggetto e oggetto, negazione e affermazione. L’idea della vacuità è sottolineata attraverso questa dialettica che svuota la mente da tuti i concetti, alla fine anche la vacuità viene svuotata. Questa scuola pone 2 verità: la verità relativa, che è la realtà della nostra vita quotidiana, e la verità assoluta che a che fare con la consapevolezza della vacuità (parola chiave). Questi due livelli sono l’uno in rapporto con l’altro.
Vi sono elementi specificatamente cinesi ma anche che ricordano tradizioni monastiche. Enfasi sulla spontaneità. Nel Chan c’è un patriarca che sostiene l’illuminazione graduale, costui dice che il corpo è l’arte del risveglio, mentre lo spirito ( shin ) è come uno specchio che va continuamente strofinato affinché sia senza polvere. Questa linea sostiene che l’illuminazione sia qualcosa di spontaneo e corrisponde a ciò che troviamo nel taoismo: si tratta di disfarsi dell’artificio dentro di noi. Dentro di noi c’è la spontaneità che va raggiunta nuovamente. Al centro del Chan c’è l’idea dell’illuminazione subitanea, che accade qui e ora.
Rinascita di una tradizione autoctona che durerà fino all’800. Influsso del buddhismo -> enfasi sull’interiorità. Prevale nel neoconfucianesimo un atteggiamento di conciliazione fra le 3 dottrine. Il neoconfuciano tende a celebrare l’unione mistica con il cosmo e spesso pratica i modi di meditazione del Chan. Valorizzazione del tema della compassione (fondamentale nella scuola mahayana). I neoconfuciani riscostruiscono la storia del confucianesimo riconoscendo come maestri Confucio e Mencio. Xunzi non piace perché parla poco di santità, si preoccupa di come governare il mondo e c’è un realismo a tratti brutale. In Mencio c’è una forte componente mistica -> all’interno del cuore degli uomini risiedono dei germogli di bontà. Il neoconfucianesimo riformula la tradizione e rilanciano i temi tradizionali del confucianesimo: rapporti familiari, amore fraterno e filiale. Si sentono gli intellettuali del popolo, ma dicono che ognuno può praticare qualsiasi dottrina. Il letterato rivendica per sé un ruolo di supremazia. Il potere politico deve rimane saldo nelle mani dei letterati confuciani. Idea dell’unione essenziale del singolo con il cielo e terra, cioè con la totalità degli esseri. Il sovrano è considerato come un fratello maggiore. Il neoconfucianesimo unisce lo spirito di unione col cosmo (taoismo) e gli elementi della compassione buddhista pur riconducendoli dentro una riaffermazione confuciana delle gerarchie -> anziani, giovani ecc.
Riscoperta di una fonte taoista antica. È un testo che si conosceva, ma era finito dentro una miscellanea di testi legisti. Classificato come testo taoista, ma in realtà la parola taoista non esistenza nella Cina pre- imperiale, viene invece creata all’interno delle biblioteche imperiale. Altro tema interessante è la concezione dell’universo. Generi testuali della Cina antica -> poema (Laozi e Neiye), dialogo (Confucio e Mencio), trattato (legisti, Mozi, Xhunzi).
Primo volume Anne Cheng -> incentrarsi su: introduzione (concetti generali), cultura degli shang e zhou, caratteristiche generali del pensiero cinese, capitolo su Confucio, Mozi (capitolo 3), Zhuangzi (capitolo 4 -> darci un’occhiata), Mencio (capitolo 6), Laozi (capitolo 7), Xhunzi (capitolo 8), legisti (capitolo 9 -> ricordarsi di Han Feizi), rinnovamento intellettuale III e IV secolo (capitolo 13 -> ricordarsi del commentatore del laozi che riprende i suoi temi). Saltare: capitolo 5, pensiero cosmologico, classico dei mutamenti e concezione degli Han (capitolo 12) Secondo volume Anne Cheng -> leggere i primi tre capitoli, guardare le fasi buddhismo (capitoli 14-15-16). Saltare: neoconfucianesimo (da capitoli 17 in poi -> guardare solo gli appunti). Pensiero giapponese classico -> sapere generalmente (importante il capitolo che parla della fede negli dei e dello zen). Prendere un capitolo e studiarlo come argomento a scelta. Neiye e confucianesimo e taoismo -> importante la discussione su come vengono oggi reinterpretate le tradizioni -> capitoli finali (potrebbe capitare la domanda su cosa ne pensiamo). L’argomento a scelta durerà 10-15 minuti (le domande successive saranno legate all’argomento). Buona idea concentrarsi su un capitolo del libro. Avere chiara la periodizzazione generale (stati combattenti, epoca han, epoca di disunione, epoca tang, in quale epoca arriva il buddhismo in Cina, età assiale). Potrebbe capitare una domanda sulla relazione fra Cina e occidente oggi e su come si pensano le diversità culturali. Estetica giapponese -> Libro di Giancarlo Calza “Stile Giappone”, ultimo capitolo del pensiero giapponese classico e Giangiorgio Pasqualotto (estetica del vuoto).