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APPUNTI L'AMICA GENIALE ELENA FERRANTE, Appunti di Letteratura Contemporanea

Appunti su Elena Ferrante e sul primo libro dell'amica geniale

Tipologia: Appunti

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L’AMICA GENIALE
Ha ottenuto un successo di pubblico stravolgente negli Stati Uniti. Elena Ferrante è al momento l’autrice
italiana più di successo, questo successo va avanti da pochi anni. È una saga in quattro volumi che copre
circa 1500 pagine. Non si sa chi sia Elena Ferrante. La scelta di non rivelare il nome è uno strumento per
aumentare l’attrattiva della scrittrice. Ha scelto in maniera programmatica questa strada rinunciando ai
vantaggi che uno scrittore potrebbe avere, è probabile che sia un po’ più giovane della narratrice del
romanzo. Ha raccolto in un volume dal titolo “la Frantumaia” scritti sparsi come lettere private, lettere
pubbliche e interviste scritte. Questo termine rimanda ad un termine chiave ovvero SMARGINATURA, la
percezione dell’altra protagonista che le cose e le persone stiano perdendo forma diventando insensati. Il
primo romanzo esce nel 1992 e s’intitola “l’amore molesto.” Le due protagoniste sono nate nel 1944,
quindi Elena Ferrante probabilmente all’inizio degli anni ’50. Crede che i libri non abbiano bisogno degli
autori una volta che siano stati scritti. Se hanno qualcosa da raccontare, troveranno presto o tardi dei
lettori. Il nome Elena Ferrante vuole alludere ad Elsa Morante, moglie di Moravia. Nell’amore molesto la
protagonista Delia è anche narratrice e fa rima con il nome della madre, Amalia. Attraverso i nomi si allude
ad un rapporto di differenza e identità tra due persone legate tra loro. Deve tornare a Napoli perché sua
madre è stata trovata morta. Si trova nella difficoltà di ristabilire un rapporto che ormai era più di odio che
di amore. Avvia una sorta d’indagine personale sulla madre morta nuotando di notte. In realtà l’indagine
diventa tutt’altro perché scopre cose non solo sulla madre ma anche su sé stessa. Emerge un rapporto
ambivalente e scopre che la sua ostilità era l’altra faccia dell’amore e Delia ristabilisce un rapporto positivo
con la figura materna. È improbabile che Elena Ferrante sia un uomo perché ha un modo consapevole di
trattare della tematica madre/figlia. Piccole Donne è il primo che unisce all’inizio le due protagoniste de
L’amica Geniale. Elena Greco avrà una crescita culturale, riuscirà a studiare nonostante il rione di poveri e
riuscirà a pubblicare diventando una scrittrice nota. Questa intenzione è comparsa già in Elena bambina ma
anche in Lila bambina. Il loro rapporto è di grande legame ma segnato da elementi di ostilità con una
differenza caratteriale. Lila si fermerà alla quinta elementare. Elena racconta la storia di Lila perché viene a
sapere che è sparita senza lasciare tracce e comincia la scrittura per farla vivere. Tutti e quattro i volumi
sono la storia di Lila, e in questo modo racconta pure la sua. All’inizio viene messo l’elenco dei personaggi
principali in stile teatrale. Il romanzo è stato tradotto negli Stati Uniti con uno stile che alza il registro
stilistico, mentre in italiano è costantemente proiettato verso il basso con il dialetto napoletano. La
parabola narrativa copre un periodo di oltre 50 anni, perché la storia inizia quando le due hanno 7-8 anni e
quando finisce ne hanno poco più di 60. Lila entra in competizione con Elena cercando di studiare da sola,
ma le invidia la possibilità di studiare ed Elena si renderà conto che spesso sarà più avanti di lei. La prima
sezione s’intitola “storia di Don Achille”, mentre la seconda “storia delle scarpe”. È l’unico romanzo con un
narratore interno che fa parte del mondo rappresentato e racconta a posteriori.
La storia ricostruisce la storia del rione di Napoli attraverso un’immagine dei cambiamenti del mondo. Ha
voluto rendere conto di una dinamica complessiva con un luogo esemplare. L’unità di luogo è fortissima e la
parte infanzia si chiude sulla prima volta che Elena e Lila escono dal rione e vorrebbero arrivare al mare.
Attraversano un tunnel senza nome per consentire la generalizzazione. Ci saranno rarissime uscite dal rione
e il momento in cui grazie alle insistenze della maestra e della prof, Elena si iscrive al ginnasio che nel rione
non c’è. È forte la sottolineatura che Lila siccome non studia resta ancorata al rione. Il percorso di
emancipazione è parallelo a Lila che non se ne va. È stata la Ferrante stessa a ribadire che i suoi libri sono
femminili. La storia è caricata di corrispondenze simboliche come il fatto che la città sia un luogo a cui si
resta legati anche e proprio quando qualcuno se ne va. Il suo percorso culturale coincide con un percorso
personale dove anche l’amore spesso ritornerà al rione. Questo legame è simile in qualche modo ad
un’immagine materna che ospita e da cui non vorremmo mai staccarci. Questo stabilisce non solo uno
sfondo simbolico ma crea anche una complessità nel rapporto con il dialetto e la lingua madre. C’è un
continuo commento al modo in cui la gente si esprime (napoletano sguaiato, rifinito, impacciato…). L’amica
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L’AMICA GENIALE

Ha ottenuto un successo di pubblico stravolgente negli Stati Uniti. Elena Ferrante è al momento l’autrice italiana più di successo, questo successo va avanti da pochi anni. È una saga in quattro volumi che copre circa 1500 pagine. Non si sa chi sia Elena Ferrante. La scelta di non rivelare il nome è uno strumento per aumentare l’attrattiva della scrittrice. Ha scelto in maniera programmatica questa strada rinunciando ai vantaggi che uno scrittore potrebbe avere, è probabile che sia un po’ più giovane della narratrice del romanzo. Ha raccolto in un volume dal titolo “la Frantumaia” scritti sparsi come lettere private, lettere pubbliche e interviste scritte. Questo termine rimanda ad un termine chiave ovvero SMARGINATURA, la percezione dell’altra protagonista che le cose e le persone stiano perdendo forma diventando insensati. Il primo romanzo esce nel 1992 e s’intitola “l’amore molesto.” Le due protagoniste sono nate nel 1944, quindi Elena Ferrante probabilmente all’inizio degli anni ’50. Crede che i libri non abbiano bisogno degli autori una volta che siano stati scritti. Se hanno qualcosa da raccontare, troveranno presto o tardi dei lettori. Il nome Elena Ferrante vuole alludere ad Elsa Morante, moglie di Moravia. Nell’amore molesto la protagonista Delia è anche narratrice e fa rima con il nome della madre, Amalia. Attraverso i nomi si allude ad un rapporto di differenza e identità tra due persone legate tra loro. Deve tornare a Napoli perché sua madre è stata trovata morta. Si trova nella difficoltà di ristabilire un rapporto che ormai era più di odio che di amore. Avvia una sorta d’indagine personale sulla madre morta nuotando di notte. In realtà l’indagine diventa tutt’altro perché scopre cose non solo sulla madre ma anche su sé stessa. Emerge un rapporto ambivalente e scopre che la sua ostilità era l’altra faccia dell’amore e Delia ristabilisce un rapporto positivo con la figura materna. È improbabile che Elena Ferrante sia un uomo perché ha un modo consapevole di trattare della tematica madre/figlia. Piccole Donne è il primo che unisce all’inizio le due protagoniste de L’amica Geniale. Elena Greco avrà una crescita culturale, riuscirà a studiare nonostante il rione di poveri e riuscirà a pubblicare diventando una scrittrice nota. Questa intenzione è comparsa già in Elena bambina ma anche in Lila bambina. Il loro rapporto è di grande legame ma segnato da elementi di ostilità con una differenza caratteriale. Lila si fermerà alla quinta elementare. Elena racconta la storia di Lila perché viene a sapere che è sparita senza lasciare tracce e comincia la scrittura per farla vivere. Tutti e quattro i volumi sono la storia di Lila, e in questo modo racconta pure la sua. All’inizio viene messo l’elenco dei personaggi principali in stile teatrale. Il romanzo è stato tradotto negli Stati Uniti con uno stile che alza il registro stilistico, mentre in italiano è costantemente proiettato verso il basso con il dialetto napoletano. La parabola narrativa copre un periodo di oltre 50 anni, perché la storia inizia quando le due hanno 7-8 anni e quando finisce ne hanno poco più di 60. Lila entra in competizione con Elena cercando di studiare da sola, ma le invidia la possibilità di studiare ed Elena si renderà conto che spesso sarà più avanti di lei. La prima sezione s’intitola “storia di Don Achille”, mentre la seconda “storia delle scarpe”. È l’unico romanzo con un narratore interno che fa parte del mondo rappresentato e racconta a posteriori. La storia ricostruisce la storia del rione di Napoli attraverso un’immagine dei cambiamenti del mondo. Ha voluto rendere conto di una dinamica complessiva con un luogo esemplare. L’unità di luogo è fortissima e la parte infanzia si chiude sulla prima volta che Elena e Lila escono dal rione e vorrebbero arrivare al mare. Attraversano un tunnel senza nome per consentire la generalizzazione. Ci saranno rarissime uscite dal rione e il momento in cui grazie alle insistenze della maestra e della prof, Elena si iscrive al ginnasio che nel rione non c’è. È forte la sottolineatura che Lila siccome non studia resta ancorata al rione. Il percorso di emancipazione è parallelo a Lila che non se ne va. È stata la Ferrante stessa a ribadire che i suoi libri sono femminili. La storia è caricata di corrispondenze simboliche come il fatto che la città sia un luogo a cui si resta legati anche e proprio quando qualcuno se ne va. Il suo percorso culturale coincide con un percorso personale dove anche l’amore spesso ritornerà al rione. Questo legame è simile in qualche modo ad un’immagine materna che ospita e da cui non vorremmo mai staccarci. Questo stabilisce non solo uno sfondo simbolico ma crea anche una complessità nel rapporto con il dialetto e la lingua madre. C’è un continuo commento al modo in cui la gente si esprime (napoletano sguaiato, rifinito, impacciato…). L’amica

geniale si colloca in una tradizione della letteratura napoletana perché vuole demistificare una tradizione di una Napoli positiva e luogo di vacanza. Inizia all’inizio degli anni ’50 con un saggio di Domenico Rea dal titolo “le due Napoli”. Le due bambine non sono mai andate al mare, sarà un grande cambiamento e momento di emancipazione. L’opera è stata progettata per essere ampia (1630 pagine); 327 pagine il primo. C’è un’evidente simmetria: tra cancellare le tracce (prologo) e restituzione (epilogo). Il primo volume è articolato in tre parti che sono il prologo, la sezione infanzia “storia di Don Achille” e la sezione adolescenza “storia delle scarpe”. Anche il quarto volume è tripartito. Ci sono componenti d’intreccio che hanno a che fare con amori e violenze. Allude in maniera vistosa all’unità di una vita, o meglio di due. Elena narratrice diventa scrittrice e nella sua storia c’è tutto quello che Elena Ferrante ha negato a sé stessa, quindi è una specie di risarcimento a sé stessa. Dobbiamo anche tener conto che in realtà Raffaella Cerullo (Lila), ha fatto quello che ha fatto la Ferrante, cancellandosi dal mondo e cancellando le tracce. Fin dall’infanzia abbiamo una Lila che allude al fatto che forse sparirà e una Elena spaventata dall’idea di perderla. Il segreto del fascino esercitato da questa amicizia sta nei loro difetti e conflittualità. L’inizio è segnato dalle telefonate di Rino, figlio di Lila, che ha il nome dello zio. Questo inizio è simile a quello dell’amore molesto. La narratrice ricorda i giorni in cui ha iniziato a scrivere il suo romanzo, il suo presente non viene collocato precisamente nel tempo ma sappiamo che racconta tutto dopo è quindi il ciclo è un’enorme analessi. Il presente corrisponde circa al 2010. Combatte l’idea che Lila non ci sia più con la scrittura. La narratrice ha 66 anni, 36 nel 1980 e quindi sappiamo che è il 2010. Nel prologo sta a Torino. La questione della complessità dei rapporti tra italiano e dialetto emerge già. Nel secondo paragrafo c’è una sorta di ripresa riassuntiva per dare conto al lettore di chi sia Lila perché non è stata nominata. Anche l’Amica Geniale ha molti paragrafi contrassegnati solo dal numero. La prima sezione è fatta di 3 paragrafi, la seconda di 18 e la terza di 62 paragrafi e occupa più di tre quarti del romanzo. Solo Elena chiama Raffaella “Lila”. Le corrispondenze simboliche caricano ogni vicenda. I personaggi come nei testi teatrali vengono presentati. All’inizio del romanzo abbiamo una lunga elencazione, tutti raggruppati per famiglia tranne il figlio del farmacista Gino e gli insegnanti. Don Achille viene definito come l’orco delle favole, un piccolo anticipo di quello che succederà nella prima parte narrativa, per evidenziare il punto di vista della bambina. C’è un gioco tra il punto di vista infantile, con opposizione tra io narrante (2010) e io narrato. Adopera una focalizzazione su Elena bambina. Non ha mai visto Don Achille e se lo immagina così. Importante anche la famiglia dei Sarratore e dei Cappuccio. Nei volumi secondo e terzo cambierà il nome perché sarà un indice dei personaggi e degli eventi precedenti. Non solo sono nate entrambe nel 1944, ma anche a pochi giorni di distanza (Lila l’11 agosto ed Elena il 25 agosto). Elena mostra costantemente i suoi dubbi, la difficoltà di agire rimandano ancora alla condizione dell’intellettuale inetto che non sa agire. Elena si sente sempre seconda e vuole sempre primeggiare. Si erano promesse di scrivere un romanzo insieme e invece non sarà così. La storia di Elena è la storia della sua subordinazione, però allo stesso tempo Lila diventa ricca ma rovina tutto e costruisce una vita di fallimenti. Per molti motivi l’una invidia l’altra. Elena non può conoscere i pensieri di Lila, è costretta alla difficoltà di capire. Comincia l’amicizia quando Lila porta Elena da Don Achille perché pensano che abbia rubato loro le bambole (Tina e Nu). Questa sezione ha una sorta di circolarità. I movimenti temporali sono complessi e si vede già quando all’inizio siamo davanti alla rappresentazione di questa figura terrorizzante mentre si preparano a salire da lui. Vengono messi a fuoco gli odori che si sentono. Importanza della presenza delle due bambole. Per i bambini non c’è che il presente e gli scarti temporali sono percepiti oscuramente. Le bambole costituiscono degli strumenti di proiezione, l’oggetto transizionale= i bambini sono confusi col corpo della madre e non distinguono fra sé e la madre e quindi gli oggetti sono importanti e mimano il tentativo di distanza. Elena con ingenuità infantile dice che le due bambole non erano felici. Lila è cattiva e sentiamo un tanto di voce infantile. Lila prende della carta assorbente, la fa a pezzi e la infila nel calamaio che quindi inzuppa l’inchiostro e li tira verso i compagni. In una serie anaforica dice di cosa si poteva morire e si parla del pericolo per le aggressioni dei maschi che

Lila non riuscirà per un po’ ad avere figli perché non li vuole avere. Sostiene che le mestruazioni le facciano schifo. Il cambiamento è sentito allo stesso tempo con disgusto ma diventa anche strumento della capacità di attrarre. Mentre Lila tarda il proprio passaggio all’adolescenza, Elena diventa donna prima. Le mestruazioni vengono chiamate “il marchese” perché i marchesi portavano un abito lungo rosso. Elena guarda il suo corpo davanti allo specchio, descrivendo quello che vede con uno sguardo su di sé. Teme di diventare come sua madre. Sente una possibile coincidenza tra sé stessa e il corpo della madre. I compagni di scuola sono attirati dai seni di Elena e Gino sarà il primo fidanzatino. Elena andrà con Antonio ma amando qualcun altro. Gino va da Elena e le dice che dicono che i suoi seni non sono veri. Elena è stata audace perché si è domandata cosa avrebbe fatto Lila in un contesto analogo. Lila influenza i comportamenti degli altri. Elena ci ripropone il tema dell’inetto, ma le parole sono importanti e possono diventare azioni. La Ferrante si sofferma che le due amiche si trovano ad usare un linguaggio diverso, il linguaggio della letteratura. Elena in quarta inizia a studiare anche il greco e Lila l’aiuta comunque. Lila comincia ad appassionarsi a fare quello che fa suo padre: le scarpe, ed è molto brava a disegnare. L’attrattiva di Lila diventerà l’investimento di soldi. Le ragazze diventano attraenti e ci sono personaggi che le vanno a cercare, prima con Elena. Abbiamo la vicenda di Elena accostata dai fratelli Solara che esibiscono il fatto che loro hanno una macchina; ancora viene invitata ma questa volta mentre è insieme a Lila che minaccia di tagliargli la gola. In centro i Solara mostrano quanto sono maleducati e ridono della gente apertamente. Si intuisce che dietro alla violenza dei Solara c’è qualcos’altro. Le scarpe assumono un enorme valore simbolico. Elena vince una borsa di studio che le consente di andare avanti avviandosi verso il triennio del liceo. La violenza dei Solara dà luogo ad altro: Marcello Solara prende il polso di Elena e Lila scatta col trincetto. Più avanti si innamora perdutamente di Lila, arrivando a chiederle la mano. Marcello inizia a fare regali importanti, si capisce bene che è il periodo del boom economico, porta addirittura la televisione, facendoli diventare soggetto di attrazione. Marcello si interessa alla questione delle scarpe e vuole vederle, ma Lila le nasconde. La maestra Oliviero ha una cugina che ha una casa a Ischia ed Elena ha incarichi di occuparsi della casa e ha la possibilità di andare al mare e scopre di saper nuotare. Si abbronza, si raffina, è contenta, e ritrova la famiglia Sarratore. Da Nino avrà una confessione ovvero le rivela di averla invidiata perché era amica di Lila, quindi la competizione aumenta ancora di più. Lila risponde con una lunga lettera nell’anno del loro quindicesimo compleanno e dirà che è stupefatta dal modo in cui emerge la sua voce. Lila rifiuta il matrimonio ma si fa avanti Stefano che sta facendo soldi con la salumeria del padre che è stato ucciso. Comincia ad esibire la propria ricchezza e fa la corte a Lila, con un’altra proposta di matrimonio. Il matrimonio di Lila sarà direttamente collegato al fatto che Stefano investirà nelle scarpe Cerullo. Elena esplicita il proprio senso di estraneità ed è sempre più lontana da sua madre e si sente diversa. Elena si accorge sempre di più che sta imparando ad usare le parole in circostanze della vita comune, ad esempio accompagnando Lila a scegliere l’abito da nozze. La sua fama si espande in qualche modo e Nino invita Elena a scrivere un articolo per una rivista. Arriva a dire che affida così tanto all’uscita dell’articolo pensando che si esiste solo se si diventa autori.