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Appunti mate generale uckcidydid
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Buongiorno. Buongiorno. Come si fa? Come si fa? Oggi finiamo velocemente visto il tempo oggi così... sfruttato. Quindi senza perdere tempo, ehm finiamo le fasi della ricerca perché sono ormai le ultime e poi facciamo la prima esercitazione con tutte le consegne dell'esame. Queste consegne, alcune non le potremmo fare perché non abbiamo ancora fatto la parte naturalmente teorica, che però cominceremo venerdì e quindi probabilmente tra venerdì e martedì prossimo finiamo tutte quelle che sono le fasi e le consegne che poi saranno dentro la prova semi-strutturata che svolgerete all'esame. Quindi, intanto comunque cominciamo ad esercitarci sulle parti che abbiamo già fatto come l'altra volta, però lavorando su abstract che sono quelli che poi vi ritroverete dentro l'esame. Se vi ricordate bene, ci eravamo lasciati con la famosa formulazione delle ipotesi di ricerca e sulla tipologia di formulazione abbiamo visto come dovremmo formulare un'ipotesi, dove stanno le due variabili che sono diciamo quelle più importanti, cioè la variabile indipendente e la variabile dipendente, e abbiamo utilizzato una esempio di semplificazione di formulazione che ci permette di trovargli anche un luogo alla variabile indipendente e un luogo alla variabile dipendente proprio perché così questo ci aiuta a eh diciamo a meglio lavorare proprio sulla formulazione, perché se non so dove andare, avendo chiaro dove devo posizionare le variabili, so bene come poi formularla. Abbiamo visto quelle che sono le frasi più ehm adeguate alla formulazione se vi ricordate, abbiamo previsto che ehm e ci aiutano a e ci mettono in un atteggiamento di verifica perché diciamo che è la cosa importante nella formulazione delle ipotesi che poi questa ipotesi possa essere verificata o non verificata perché vi ricordo abbiamo detto che l'ipotesi è un asserto quindi dà valore di è un'affermazione che ha valore di verità che può essere quindi confermata o non confermata. Abbiamo visto due tipologie di ipotesi, una che è quella generale, che vi chiederò all'esame perché è più semplice da formulare, poi soprattutto perché all'esame non sempre il contenuto dell'abstract, cioè il tema, ma il costrutto teorico lo conoscerete, cioè saprete identificare quelli che sono i fattori che ne so della motivazione o di quella teoria della motivazione. Non è quello l'obiettivo del anche della prova, che non è conoscere il costrutto, ma identificare il costrutto che è una cosa diversa. Io posso non sapere nulla sulla motivazione, però sapere individuare il fatto che il costrutto teorico di quella ricerca è la motivazione, ok? Quindi ci interessa quello. Vi chiederò la formulazione delle ipotesi generale, però abbiamo visto che nell'ottica di quella famosa verifica, quindi conferma che poi alla fine del percorso dobbiamo ehm effettuare o meno, ciò che ci interessano in modo particolare sono quelle che abbiamo chiamato ipotesi operative, che scendono nel particolare, cioè che mi permettono anche poi di individuare quelli che sono soprattutto gli strumenti di rilevazione, quindi iniziale, intermedia e finale che mi permetteranno, appunto, poi di tornare sull'ipotesi e vedere se effettivamente è stata confermata o meno. Ehm la fase successiva, anche se rimane quella ipotesi da cui siamo partiti all'inizio, che a scuola non sempre le fasi della ricerca sperimentale classica hanno quella gerarchia proprio perché noi abbiamo già dei gruppi che sono precostituiti. Non possiamo definire il campione nel senso che lo possiamo estrarre, no? ex novo, ma molto spesso ci ritroviamo già la classe, le classi che partecipano a quella ricerca in modo particolare, in modo particolare facendo la ricerca sperimentale. Quindi non posso fare, devo individuare che tipo di campionamento davanti, cioè come posso utilizzare quei gruppi così costituiti per poter poi usufruire e quindi innalzare quel famoso processo di validità di cui abbiamo parlato nel corso delle lezioni. Quindi l'idea è anche se io c'ho solo la mia classe in cui vado a sperimentare un nuovo metodo Staccato. Perfetto. Ancora ne mancano. Solo tecnologie didattiche. Tecnologie didattiche. Tecnologie didattiche. E basta. Sì. Finiremo a fine maggio. Dobbiamo posizionare l'ultimo laboratorio di per forza perché non c'ho giorni e ho proposto al docente di farlo in altri giorni. Però, però voi dovreste farlo. Forse. Manca aspetta cavallo. Forse da noi hanno dato la possibilità di andarci tutti i giorni e finire il tirocinio. Buono. Buono. Noi finiamo a fine maggio. È l'unica soluzione. Il prossimo potremmo cominciare. È vero, però. No, però no... a ottobre, magari ottobre, novembre... cominceremo? No, mo ad ottobre è giusto. È giusto così. Sai perché pure una si gode tutto. Tutto. Certo. Dall'inizio alla fine. Ma poi arrivi tranquillo, non con. Vabbè, tu se perdi due tre cose non succede niente. Ma quando è che tu lo fai questo? La 14, la 14 potete fare quello che volete perché poi ci state. I laboratori il prossimo anno in presenza. Che bello finalmente, ve lo posso dire? Finalmente! In presenza è meglio. A me sta cosa ogni volta se mi danno una fastidio. Sì, anche perché noi la casa ce l'abbiamo affittata. Basta pure. Vabbè ma tanto noi giovedì per forza qua siamo perché venerdì abbiamo lezione, quasi sempre. Quindi se dovremmo qua... aspetta, però se uno ha un impegno. E quindi vi dicevo, nel momento in cui noi abbiamo la nostra classe o meglio poi avete la vostra classe perché io c'ho un'aula in cui non è che decido chi viene a lezione, non posso obbligare le persone a venire a lezione, no? Diciamo che veramente è diventato gruppo all'interno del percorso. Allora lì devo andare a studiare quelle che sono le caratteristiche di quel contesto e di quel gruppo proprio perché devo estrapolare quelle che possono essere le connotazioni specifiche di quel gruppo per poter
soprattutto lavorare su quella che è la validità interna perché su quella esterna, se ho la mia classe, poco probabile che io possa diciamo incidere perché non potrò mai generalizzare i risultati almeno dal punto di vista scientifico. Lì potrò pubblicizzare, disseminare, proprio perché nel contesto probabilmente le altre classi saranno simili alla mia, nell'ottica proprio della formazione, del background socioculturale dei bambini che ne fanno parte e quindi posso, casomai, disseminare ma la generalizzazione dovrei stare molto attenta a meno che non sono così fortunata e può succedere che nel costruire le classi e quando le andate a misurare rispetto all'oggetto di studio, cioè al tema di ricerca, queste risultano altamente simili, cioè quasi equivalenti. Vedremo per questo tema, e questo termine lo useremo poi nel nell'esperimento, cioè sono altamente uguali, e allora lì sì che potrete fare determinate riflessioni e anche determinate azioni rispetto non solo all'impianto sperimentale ma anche poi ai risultati che avete in mano. La definizione quindi del campione, dal punto di vista delle fasi della ricerca sperimentale classica, è una fase importantissima proprio perché questo ha effetto sui processi sia di validità che di attendibilità, quindi è un importante momento. E quindi abbiamo bisogno di quella che dovrebbe essere una popolazione di riferimento da cui estrarre questo questi soggetti. Quindi lì dove fosse possibile, per esempio pensare a una ricerca che si svolge nel primo anno della scuola primaria, nella prima classe, no? Qui c'è quel momento di formazione dei gruppi classe. Allora, se interveniamo nella formazione dei gruppi classe, cioè abbiamo delle condizioni, delle regole, anche quella semplicissima, no? della estrazione rispetto al numero dei soggetti che deve andare dentro ogni classe, che ne so, il numero per esempio dei bambini con disabilità o disturbi che devono esserci all'interno delle classi. Tecnicamente potremmo lavorare su una popolazione di riferimento che sarebbe in questo caso la popolazione di tutta la scuola, ok? Di tutti coloro che si sono pre-iscritti alla prima classe in quella particolare istituzione. E questo sarebbe bellissimo perché effettivamente lì potreste lavorare su campioni che sono rappresentativi della micro-popolazione che è quella della scuola, cioè di tutti quelli che si sono iscritti al primo anno della scuola primaria in quell'anno specifico, come potrebbe essere 2025-2026. Lì però dobbiamo operare prima, quindi non ci possiamo diciamo non possiamo arrivare ad avere già le classi. Lì potremmo ipotizzare un campione rappresentativo della popolazione e nel momento in cui le ipotesi vengono verificate, potremmo ipotizzare anche una generalizzazione, ma non a tutta la popolazione, cioè a tutti gli iscritti, a tutti i bambini e le bambine iscritte al primo anno della scuola primaria della Sicilia, per esempio. Solo di quella istituzione scolastica. Però già un passo in più dal dal punto di vista del rigore scientifico, lavoriamo più sulla scienza e non semplicemente su quella che può essere poi il sì, il cambiamento, ma il cambiamento di quel micro-gruppo che può essere appunto la mia classe. Non sempre sarà naturalmente possibile, ci accontenteremo della nostra classe e vedremo che dagli esperimenti passeremo ai quasi-esperimenti che sono quelli che maggiormente, soprattutto in ambito scolastico, utilizziamo. Quindi noi possiamo avere due tipologie di campionamento, un campionamento che è quello di cui vi ho parlato fino adesso, è quello probabilistico, cioè basato sulle tecniche statistiche. Non c'è bisogno di essere degli statistici, non si deve preoccupare, se io non capisco niente di statistica, quindi non potrò fare mai un esperimento. Perché ormai le tecnologie sono così avanzate che non abbiamo proprio bisogno, basta scaricarsi un software che ci fa questo tipo di lavoro, ci mettiamo i soggetti, gli diamo delle indicazioni e quello ci propone una serie di eh gruppi, senza mai aver studiato statistica, oppure a scuola c'è sempre qualche insegnante di matematica, no? Cioè ci deve essere qualcuno che è esperto in matematica che magari gli piace anche la statistica e lì appunto il coinvolgimento del team potrebbe appunto avere all'interno una persona che si occupa dell'aspetto che è prettamente statistico, però sicuramente non dobbiamo avere una laurea in statistica per fare una ricerca. In questo caso, lavoriamo su appunto campioni che ci consentono sicuramente di estrarre valide conclusioni sulla popolazione di riferimento. Nell'altro caso invece, che è il caso dal punto di vista statistico più probabile per la scuola, è quello del campionamento non probabilistico. Cioè il fatto che io, per convenienza, utilizzo la mia classe, non la classe del collega o della collega. Poi se il collega o la collega vuole partecipare, ben venga, perché anche il numero farà la differenza, cioè ci confermerà più o meno le ipotesi e quindi anche la fortezza di quel processo di ricerca che abbiamo messo in atto. E quindi nell'ottica della validità, ci dice che si innalza il livello di validità di quella ricerca, soprattutto quella interna. E naturalmente, in questo caso, costruiamo campioni definiti o di convenienza, nel caso per esempio uso la mia classe oppure, che ne so, se devo fare una ricerca sui docenti di quella istituzione scolastica, quel campione di convenienza è andare a chiedere ai colleghi chi è disponibile, di convenienza. Io so bene che si abbassa la validità, però c'è un punto di forza, chi si propone, chi dà la propria disponibilità probabilmente lo farà seriamente poi l'esperimento o tutto il diciamo l'impianto che gli proporrò, proprio perché è disponibile, aperto alla ricerca, piuttosto che, che ne so, un dirigente che obbliga tutti gli insegnanti delle prime classi a svolgere quell'esperimento. Ci sarà sempre qualche
sicuramente utilizziamo in qualsiasi esperimento e in qualsiasi sperimentazione, proprio perché ci permette, naturalmente sceglieremo le modalità più adeguate a quel contesto in cui stiamo operando, ma che ci permette una importantissima fase che è quella del monitoraggio. Perché nell'esperimento avrete chiaro che cosa somministrare all'inizio, le stesse cose le somministreremo alla fine. Però non ci basterà semplicemente eh fare una rilevazione all'inizio e alla fine, perché nel frattempo può succedere così, possono succedere così tante cose. Ma per esempio, queste ultime settimane noi che ci vediamo così poco, che effettivamente quelle variabili influenzano il processo. Io penso anche di apprendimento vostro perché questo lasciare e prendere continuamente, ci lasciamo una cosa e poi ci vediamo dopo due settimane e riprendiamo lo stesso argomento, diventa difficile da poter monitorare, no? Se non abbiamo degli strumenti che sono adeguati, che sono coerenti rispetto a ciò che stiamo misurando in quel determinato momento. Per evitare di stressare costantemente, per esempio i bambini: "Ah, prova, fai questo, fai quello, fai quell'altro", l'osservazione diventa lo strumento madre che ci permette di monitorare il percorso. E poi i documenti che vengono redatti o da noi o dai bambini, quindi diari, quaderni, elaborati originali. A seconda di che cosa stiamo studiando, possiamo utilizzare tutto ciò che viene prodotto, sia da noi, sia dai bambini. E poi anche le prove di profitto di cui abbiamo già parlato. Faccio fare una prova X di profitto che poi mi servirà per maggiormente verificare le ipotesi. E poi ci sono le tecniche proiettive, i test di personalità, che effettivamente, a seconda di che cosa studiamo, pensate al fatto che possa studiare la motivazione piuttosto che che ne so, l'autoefficacia eh che ci possono essere d'aiuto. L'unico problema, e naturalmente ce lo dobbiamo ricordare sempre di questo, è il fatto che questa tipologia di strumenti noi non potremmo utilizzarli da soli, perché noi non siamo psicologi. Perché noi siamo persone che si occupano di pedagogia e di didattica, dal punto di vista e più della disciplina e dell'area disciplinare, in questo caso la matematica, a seconda poi appunto di quello che sarà anche la vostra predisposizione e il bisogno della scuola in quel determinato momento, eccetera. Però sicuramente non siamo psicologi, nonostante facciate molta psicologia, ma non vi danno la laurea in psicologia. E dobbiamo stare molto attenti perché non sempre avremo quelle competenze che ci permettono, non solo di somministrare bene questa tipologia di test, che magari hanno bisogno di particolari indicazioni, di ambienti particolari per essere somministrati, ma anche per poi analizzare e interpretare i risultati. Ok? Quindi, la cosa importante dovrebbe essere intanto quella di confrontarsi con psicologi. Ora a scuola c'è la possibilità di potersi confrontare con queste figure che sono esperte, quindi sono competenti, e quindi che non solo ci orientano rispetto alla tipologia di test che possiamo utilizzare in quella fascia di età di cui ci stiamo occupando in quel determinato momento, ma ci possono essere di aiuto nel momento sia della somministrazione che della interpretazione dei risultati. Quindi è importante lì avere una accuratezza maggiore rispetto alle altre tipologie di strumenti, proprio perché, appunto, non sempre possiamo essere in grado di poter ehm permettere che quei dati siano effettivamente ciò che eh che sono la fotografia di quel momento particolare. All'individuazione dello strumento corrisponderà, nel momento in cui faccio agire tutto il percorso, la rilevazione. È un momento importantissimo, perché se non lo curate, il rischio è che i dati che poi andate a recuperare dalla rilevazione non siano validi e quindi dovete sempre ricordare le forse diverse forme di validità che riguardano anche gli strumenti di rilevazione. Quindi devono essere molto accurate nello scegliere, per esempio, non solo il giorno di somministrazione, ma anche l'orario, per esempio, di somministrazione di quel pacchetto di strumenti. Perché se lo somministro alle 14:00 del pomeriggio, i bambini probabilmente saranno già stanchi e quindi a livello di attenzione minore e ciò che magari le X le hanno messe a caso e non perché hanno letto. E quindi questo influenzano dal punto di vista della validità dei dati, quello che è il processo stesso. Quindi anche lì studiare, se ho cinque strumenti da utilizzare, da somministrare nella fase iniziale e finale dell'esperimento, lo posso fare in un'unica giornata? Beh, devo riflettere, perché se sono molti esercizi o molti item, li dovrò distribuire, per esempio, durante una settimana. E se ho più classi, perché magari non c'è solo la mia classe, ma anche la classe di qualche altro collega, allora cosa dovrò fare? Dovrò mettermi d'accordo perché ci sia la rilevazione nello stesso momento, perché non è possibile che io lo faccio il la prima settimana di aprile e il collega lo fa l'ultima settimana di aprile. Perché quella, vi ricordo che una delle minacce alla validità era la maturazione personale. I bambini in queste fasce di età crescono velocemente, maturano velocemente, quindi potrebbero influenzare i risultati. Non solo, potrebbero parlare anche tra di loro dicendo: "Eh, sai, ho visto, ho fatto questo, ma penso di" e poi, quando la maestra o il maestro mi ha detto quali erano i risultati, questo era sbagliato, quindi comunque anche non volendo, non è che lo sta suggerendo. Quando quello poi si ritroverà a questa prova, si ricorderà, perché insomma, comunque rispetto a me che ho l'Alzheimer, sicuramente hanno più memoria di me, si ricorderanno cosa ha detto il compagno e o la compagna e andranno a mettere la risposta in funzione di quello che si ricordano, non di quello che effettivamente intendono e ciò che sanno in questo momento.
Quindi diventa importantissimo. Alla rilevazione corrisponderà un'analisi. Intanto iniziale, perché ho bisogno di sapere se tutto quel processo che ho ipotizzato, ciò che ho pensato, perché nel momento in cui io progetto, io sto pensando e mi sto immaginando la situazione. Ma sapete bene che tra ciò che pensiamo e ciò che realizziamo c'è sempre uno scarto. Quindi io posso aver pensato alla perfezione, però poi mi scontro con una realtà, che è una realtà oggettiva, di persone che sono diverse tra di loro, che hanno vite diverse tra di loro, nonostante abbiano la stessa fascia di età, eccetera. Quindi devo intanto stare attenta proprio per evitare che poi abbia dei risultati che non corrispondono alla realtà. Quindi devo intanto, man mano, verificare che ciò che sto mettendo in atto effettivamente funzioni. Cosa indica questa fase? L'elaborazione dei dati. Quindi, cosa vado a fare? Intanto vado a scegliere, faccio delle scelte, a seconda intanto dello stile di ricerca che ho utilizzato. Se ho fatto un esperimento o un qualsiasi esperimento, farò delle differenze poi nella analisi e secondo anche i dati che ho rilevato. Cioè, se ho dati prettamente quantitativi, nel caso per esempio dell'esperimento, molto spesso ci sono dati quantitativi, pochi dati qualitativi o nessun dato qualitativo, oppure se nell'esperimento ho pensato che sarebbe stato meglio e quindi ho messo uno strumento qualitativo, dovrò fare analisi diverse, perché altro è il numero, altro è il significato di quel numero, o meglio, di quelli che sono i processi che sono stati attivati e che devo attivare. Quindi, a seconda del dato, farò delle analisi diverse. Nel caso di dati che sono prettamente numerici, quindi che guardano a quella ricerca, a quel metodo che abbiamo identificato come metodo quantitativo, noi avremo di nuovo la statistica che ci aiuta a processare quei dati, a interpretare, o meglio, intanto a recuperare degli elementi che ci possono far riflettere e fare e su cui poi faremo delle inferenze nella fase successiva. Anche qui faremo analisi diverse, a seconda del numero delle variabili che stiamo andando a studiare. Vi ricordo, e ve l'ho detto l'altra volta, è meglio lavorare su poche variabili indipendenti e dipendenti, proprio perché poi diventa difficile, no? Perché piuttosto che monovariata o bivariata, dobbiamo fare analisi multivariate. Capite bene che più variabili ci sono, più diventa difficile l'azione proprio statistica, ok? È vero che ormai i software sono così avanti che ci mettete un Excel sistemato secondo le indicazioni e poi gli dite di farvi la correlazione piuttosto che qualsiasi altra cosa e loro non solo vi riportano la l'analisi, ma vi dicono quali sono i punteggi che sono migliori, faranno l'asterisco in cui si va a identificare quello che è il processo che è andato a buon fine. Quindi al solito, la nostra diciamo competenza statistica non è, è sicuramente non deve essere per forza elevata, oppure c'è sempre la possibilità di rivolgersi a qualcuno che ne sa più di noi, nell'ottica di quel lavoro in comune che possiamo identificare. Il quando siamo di fronte al piano di analisi quantitativa, noi possiamo riferirci a tre dimensioni che ci permettono di far sì che quel piano che poi ci riporterà dei dati analizzati sia valido. Quindi c'è questa sempre validità che ci perseguita, perché tutto deve essere organizzato in maniera rigorosa nell'ottica del metodo quantitativo. Quali sono queste tre dimensioni? La natura del dato da analizzare, la rappresentatività dei dati e la finalità conoscitiva della nostra ricerca. Questo queste, comunque elementi li trovate anche nel vostro testo, perché io prendo dal testo per evitare che ci siano delle differenze. Che tipo di variabili possiamo studiare? Però ne abbiamo già parlato anche in molte in molte lezioni: scale nominali o categoriali, scale ordinali, scale cardinali o intervalli. A seconda del tipo di scala, quindi di variabile sto trattando, avrò anche delle possibili altre processi di analisi che posso mettere in atto. Quindi posso avere variabili, per esempio, anagrafiche, nel caso di scale nominali o categoriali, come il genere, come il colore degli occhi, lo stato civile, eh? E in questo caso farò delle elaborazioni molto semplici, frequenze, medie, inferenze, distribuzioni di media, ok? Che a volte possiamo fare anche con Excel. Perché se pensate ad Excel, c'è scritto funzioni, media, vi mettete le caselline così come vi indicano e vi fa la media. Quindi non c'è bisogno neanche del grande esordio di statistica, ma anche cose molto semplici. Lo stesso vale per le scale ordinali, pensate pensate alla classe sociale, alla valutazione scolastica, eccetera. E anche qui potremmo fare proporzioni percentuali, distribuzioni di frequenza, correlazioni, soprattutto quando abbiamo poche variabili che ci permettono anche di per esempio identificare, che ne so, se l'autostima è collegata all'autoefficacia. La correlazione ci permette di tirar fuori quelle che sono alcune relazioni tra le diverse variabili che stiamo studiando. Quindi posso ipotizzare che l'autostima, se è associata all'autoefficacia come ipotesi, possa, che ne so, migliorare, no? Cambiare altri aspetti di quella, per esempio, della motivazione. Allora vado a studiare se c'è veramente, attraverso i dati che ho rilevato, una correlazione tra l'autostima e l'autoefficacia. Potrebbe non esserci, i dati mi potrebbero dimostrare che non c'è, ok? E poi le scale cardinali e ad intervalli, come quelle che riguardano l'età, il peso, l'altezza, eccetera. In questo caso, come vedete, le i calcoli che possiamo fare sono molto semplici. Naturalmente, più aumenta il numero delle variabili, più diventa possibile altre tipologie di analisi statistiche, che non sempre però ci servono per quelli che sono i contesti che studiamo. A volte a noi servono semplicemente le percentuali, le medie per capire se effettivamente ci sono state delle modifiche di comportamento, che non dovremmo trascurare in quella
quantitativo. Anche se nell'ottica della della fase del processo di ricerca sperimentale classica, a me basterebbero i dati quantitativi, perché vi ricordo che nasce dal positivismo, lì c'era solo ricerca quantitativa, solo numeri e solo elaborazioni statistiche, quindi potrei anche fermarmi. Molto spesso però, nella scuola, non ci basta semplicemente avere il dato quantitativo. E quindi il piano di analisi dei dati qualitativi, quindi con una finalità che possono che può avere quella che può essere documentativa, quindi serve per documentare, per archiviare, per analizzare dal punto di vista dei contenuti. Questo riguarda sempre l'aspetto qualitativo e la forza argomentativa dei dati che ho rilevato dal punto di vista per esempio di quello che ho ascoltato dai bambini, ho intervistato i genitori, a seconda chi erano i destinatari della mia ricerca. Sicuramente è un momento interessantissimo quello qualitativo, però naturalmente per gli insegnanti diventa un po' difficile poter dedicare tantissimo tempo, a volte è meglio un micro una microporzione qualitativa, in cui ho dei dati che mi posso spendere che però poi incontro nel mio lavoro perché altrimenti rischiamo di non non ne teniamo conto e quindi anche uno spreco di tempo all'interno della ricerca. L'interpretazione dei risultati è il momento più importante, quello dove dovremmo veramente chiuderci anche mezza giornata per poter riflettere veramente su quello che ci dice il carico di teoria che è insito all'interno dei dati che abbiamo analizzato, perché vi ricordo che tecnicamente noi dovremmo dimostrare, non solo per l'ipotesi l'ipotesi, se vi ricordate è frutto del nostro lavoro di ricerca teorica e di scelta teorica, vero? Fatto il quadro teorico, siamo passati alla formulazione del ehm dell'ipotesi. Perché? Perché era carica di teoria, nel senso che avevo identificato la definizione di motivazione secondo una teoria o delle teorie che mi sono sembrate adeguate al contesto in cui andavo ad operare e quindi io devo tornare attraverso i dati analizzati, intanto alla verifica della ipotesi, ma questa verifica mi riporterà alla teoria di riferimento, cioè tecnicamente noi dobbiamo avere una sorta di coerenza interna tra ciò che ho rilevato, analizzato e ciò che sono le mie scelte iniziali. Quindi tecnicamente i nostri dati dovrebbero spiegarci quella che è la teoria di riferimento, meglio confermare in buona parte quella che è la teoria o le teorie che abbiamo scelto. Se c'è questo se è avvenuto questo nel nostro processo di ricerca, anche se non fosse confermata l'ipotesi, avrebbe avuto successo perché è coerente. Ok? Perché ha uno stile che riporta sempre alle scelte del ricercatore, che possono essere più o meno criticate? Sì, certo, perché la vostra collega o il vostro collega poteva scegliere una teoria diversa. Ma la cosa importante è che, quando scegliete la teoria, voi non lavorate su altre teorie, ma lavorate su quella teoria, perché lì è sarà la vostra forza nel dimostrare che quella teoria ha funzionato. Dal punto di vista poi della ehm della processualità metodologica che avete messo in atto, ok? La interpretazione diventa anche un modo per poter poi dal punto di vista della nostra, diciamo, visione del mondo, diventa anche motivo per poter continuare o smettere rispetto a ciò che abbiamo sperimentato, quindi diventa poi strumento di tutto didattico, perché se io ho scoperto che quel metodo funziona, probabilmente lo userò, perché so che effettivamente mi ha portato dei grandi risultati. Quindi quella azione di ricerca poi va ad implementare quella che è l'azione didattica, quella che si fa eh in maniera usuale dentro la classe. Cioè noi facciamo un'azione didattica dentro la classe, noi facciamo un'azione di ricerca sempre, faremo qualche ricerca, ma l'importante è che quegli effetti poi si vedano nell'azione didattica, perché se invece la costruiamo giusto perché così abbiamo fatto l'esperimento e poi continuiamo la nostra vita di sempre, questo non è servito a niente, è uno spreco di tempo, non bisogna fare ricerca. Questo nell'ottica deve essere che quel processo deve portare degli effetti duraturi nel tempo, cioè che possano essere implementate quelle determinate competenze che abbiamo ehm focalizzato con quel percorso. Il eh la fase finale di questo processo è la costruzione del report di ricerca, perché? Perché la nostra memoria intanto è portata a dimenticare, poi soprattutto in questo momento storico in cui abbiamo un sacco di dati che vengono processati ogni giorno, è poco probabile che vi possiate ricordare. Quindi, per la nostra memoria rispetto a quelli che sono i punti di forza, ma anche i punti di criticità che abbiamo rilevato nel percorso di ricerca, ci conviene andare scrivendo le cose. Ma nell'ottica di quella famosa non solo generalizzazione, che non sempre sarà possibile, ma nell'ottica della disseminazione, il report potrà servire, fra diventerà strumento per altre docenti, altri docenti che vogliono sperimentarsi in quell'azione che possono tra l'altro esserci utili perché ehm lavorerà lavorerebbero nell'ottica della replicabilità del percorso di ricerca, quindi per quanto loro replichino i miei stessi risultati, la forza quello che è il mio lavoro, quindi effettivamente è una continua verifica di quello che è il processo. Questo ce lo diceva anche Galileo nell'ottica di avere sempre più dati che non si fermano nel percorso e che è quello che poi avrà le ricadute sul sul contesto, sulle classi, quindi non solo la mia, ma quella di un'altra persona, poi di un'altra persona, di tutta la scuola nel caso in cui diventa un processo che si diventa anche costante nel tempo. Quindi la possibilità, ma è non di diventare un premio Nobel, ma di contribuire non solo alla formazione, al cambiamento dei bambini che ci vengono affidati, ma anche di altri bambini che magari vengono seguiti da altri docenti. Ok, domande? Adesso vi faccio leggere il primo abstract, vi do le
consegne. Lavorare 10 minuti. Prendete, per favore, e poi venerdì continuiamo il lavoro all'inizio. Facciamo questo primo lavoro di restituzione dei risultati, o comunque di continuazione delle varie fasi e così ci portiamo avanti per non sprecare tempo. Io non riesco a fare questo. No, vabbé, forse sì. Ma se per caso non ci siamo, non importa. No, non importa. Ok, intanto leggiamo questa. dobbiamo scrivere questo abstract. Quindi, come vedete, questo sarà più o meno la lunghezza degli abstract, quindi ehm ci saranno abstract in cui ci sono più dati, altri meno dati, ma voi non dovete inventare niente, dovete soltanto fare riflettere sui dati che avete a disposizione, ok? Quindi non non è che vi dovete inventare le cose, voi dovete semplicemente studiare la situazione che vi è capitata, per cui state molto attenti perché a volte, siccome quella accanto c'ha il numero del campione, e invece io non ne ho i numeri. Allora, siccome lei c'ha il numero, prendo il suo numero e me lo trasporto da me. L'ottica è che poi spesso dall'altra una delle due viene bocciata. Perché? Perché il dato non è presente lì, quindi dovete lavorare sui vostri dati, non su dati dell'altra. Capisco che l'erba del vicino è sempre più verde, ma vi assicuro che dovrete lavorare sul vostro abstract. Il presente lavoro espone gli esiti di una ricerca condotta con 1350 corsisti e 120 docenti di laboratorio frequentanti il V ciclo del corso di specializzazione per le attività di sostegno didattico per la scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado dell'Ateneo di Palermo svoltosi nell'anno accademico 2020-2021. La cornice teorica all'interno della quale si delinea la ricerca è quella dell'approccio Inquiry Based Learning, del Reflective Learning e del Action Learning. Fondamentale per la costruzione di una professionalità docente competente, consapevole e responsabile. Il percorso di ricerca ha applicato il modello dell'IBL alle attività laboratoriali di 180 ore quale strumento per potenziare le competenze critiche e riflessive utili alla conoscenza di un problema e successivamente, attraverso il processo dell'Action Learning, consentire la risoluzione dei problemi di gruppo. I risultati ottenuti dimostrano che IBL e Action Learning risultano essere le migliori espressioni per una co- costruzione dell'apprendimento in presenza di disabilità. Ok? Queste sono adesso le leggiamo tutte. Io ne indicherò alcune perché altre non le potete fare. Dopo aver letto l'abstract e questo che vi state fotografando adesso sarà quello che troverete nel compito, ok? Non cambierà nulla. Da oggi in poi questa saranno le nostre sei consegne, quindi cambierà l'abstract. Il vostro adesso sarà fatto da un abstract che non sarà quello che abbiamo visto e non sarà diciamo ehm uguale a quello accanto, dentro e fuori sopra, sotto, eh ma le consegne saranno queste, quindi non c'è nessuna sorpresa. Sapete bene che cosa vi chiede eh la la prova, ok? È una prova semi-strutturata. Vi ricordate le prove semi-strutturate? Perché? Perché le sei consegne sono sei vincoli. Il testo della prova è invece quello iniziale. Quindi se vi ricordate la prova semi-strutturata, c'abbiamo lo stimolo, che è quello iniziale, e i sei vincoli, in questo caso. Li sperimentiamo, che le prove semi-strutturate possono essere diverse. Siamo è la nostra creatività poi che farà la differenza. Prima consegna: indica la modalità con cui viene condotta la ricerca e traccia nelle caratteristiche. Per modalità abbiamo detto che intendiamo le due diverse facce della ricerca. Noi possiamo fare un esperimento, quindi la modalità sperimentale, basta da scrivere esperimento, oppure un'osservazione, giusto, in cui la differenza è che nell'esperimento vado a modificare, nell'osservazione che penso dobbiamo ancora finire, vero? Perché non l'abbiamo finita l'osservazione, invece semplicemente andiamo a rilevare i dati, non modifichiamo nulla. Come siete messi, non vi cambio nemmeno di posto, mentre che ne so, somministro un test, ok? Perché mi serve di sapere semplicemente cosa secondo quello che devo rilevare, come anche diciamo vi atteggiate tra di voi, così seduti, non modifico nulla, nemmeno il contesto. Ok? Quindi la prima domanda, la prima consegna dice semplicemente una cosa, non me la dovete giustificare. Ok? Semplicemente dovete dire: un esperimento, quasi non mi interessa manco sapere se è un esperimento o quasi esperimento, perché quello lo direte dopo questa cosa. Quindi a me serve semplicemente di sapere se quella che avete individuato è una ricerca sperimentale o comunque una ricerca osservativa. Dobbiamo tornare indietro. In questo caso come avremmo risposto? Allora, risposta in questo caso. Qua dice sperimentale in maniera suo proprio silenziosa quasi. Siete d'accordo? Facciamo modifiche? Ho applicato il modello. Ma cosa dite? Forse un film, forse un'osservazione, quasi un esperimento. Ma dove le modifiche, dove fa le modifiche? C'abbiamo un nodo alla gola. Noi possiamo dei cambiamenti? Sì. E perché? usiamo che cosa? Perché usiamo tutte le cose. Usiamo un metodo per modificare qualcosa. Certo. Per dire ha applicato il modello, perché applica il modello? Ehm, scrivete ricerca sperimentale. Speri- mi interessa, ok? Vale qualsiasi cosa. La cosa importante è che scrivete ciò che non è in questo caso un'osservazione. Ok. Specifica il tema della ricerca. Qual è il tema di questa ricerca? Abbiamo detto che il tema delle ricerche un po' raccoglie quelli che sono i concetti chiave, che poi tra l'altro ci serviranno nella individuazione del quadro teorico di riferimento. E quindi Provate a mettere un titolo a questo abstract e quello è il tema. Come lo intitolereste? Vediamo. Forza! Mi piace molto la aiutandosi che devono essere insegnate ai bambini. Quindi qua mi dicono che metodo usare. Nella parte finale quindi si scrive IBL e Action
individuazione delle variabili di disturbo e poi la formulazione dell'ipotesi generale. Quindi, avendo le variabili a vostra disposizione, indipendenti e dipendenti, dovete formulare, secondo anche lo schema, oggi vi carico perché non ho caricato in questi giorni, mi sono proprio distratta, oggi vi carico le slide, così avete le... eh... esemplificazioni e vi andate a formulare l'ipotesi. Venerdì mattina la prima cosa che facciamo è: correggiamo l'ipotesi, così poi avete tutte le ipotesi ben formulate e cominceremo, invece, come lezione a lavorare sui disegni sperimentali. Ok? Ci vediamo quindi venerdì. Finalmente, anche alle Scienze. Buon pranzo! Io spero... Grazie. Arrivederci. Aspetta, quando ti invio?