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Tipologia: Appunti
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I sistemi di programmazione e controllo sono sistemi a supporto dell’attività di gestione di un’azienda. I sistemi di programmazione e controllo servono a guidare l’azienda nel modo più efficace ed efficiente possibile. Gestire un’azienda significa prendere delle decisioni e attuarle per produrre determinati risultati; per cui gestire un’azienda è come risolvere un macro- problema decisionale. Per affrontare questo macro-problema decisionale si possono adottare due approcci opposti:
lungo termine. Nella fase di programmazione si stabiliscono le tappe intermedie del percorso di breve termine. La fase di controllo prevede che l’azienda controlli in itinere che effettivamente i programmi d’azione stabiliti stiano producendo i risultati desiderati. Questi controlli permettono di confrontare costantemente i risultati raggiunti con i risultati pianificati per verificare se ci si sta muovendo nella direzione corretta oppure accorgersi che ci sia qualcosa che non va così da mettere in moto tempestivamente degli elementi correttivi. Il modello di Anthony spiega che l’attività di direzione d’impresa si compone di tre attività complementari:
- PIANIFICAZIONE STRATEGICA: definizione della meta ultima del viaggio, si definiscono gli obbiettivi strategici di lungo termine dell’organizzazione. Si tratta di una pianificazione di alto livello con un orizzonte temporale di lungo termine ed è di competenza del top management.
Il protagonista dei sistemi di programmazione e controllo è il controller, cioè un consulente nei processi decisionali, che lavora a stretto contatto con il management; ogni area di attività ha il suo controller. Il modello di Brunetti indica gli elementi dei sistemi di programmazione e controllo, che si compongono di una dimensione strutturale, suddivisa in struttura organizzativa e struttura tecnico contabile, e una dimensione di processo. Questi sono i tre macro blocchi che compongono concettualmente un sistema di programmazione e controllo e sono fondamentali per un suo corretto funzionamento. Il sistema di programmazione e controllo è un sistema aperto, influenzato da una serie di variabili input e per mezzo del quale si producono determinati output.
quella parte strumentale che serve a definire il costo di prodotto partendo dai dati di contabilità generale ), i budget (= programmazione ), i sistemi di reporting (= controllo ) e le informazioni qualitative. Gli strumenti sono tutti interconnessi; il punto di partenza di tutto è la contabilità generale.
Se sono il direttore di un museo e devo decidere se organizzare una data mostra devo prevedere quale sarà il costo complessivo di organizzare tale mostra, devo quindi tenere conto degli stipendi dei curatori, degli operai, gli affitti. Si tratta di un livello di informazione di costo aggregato che fa riferimento ad un determinato oggetto di calcolo (= qualsiasi entità, qualsiasi livello di analisi verso il quale si focalizza l’interesse del management e rispetto al quale occorre misurare il relativo costo ). L’oggetto di calcolo è un qualsiasi livello di analisi rispetto al quale io devo calcolare il costo, perché rispetto al quale mi interessa conoscere il costo. Il più importante oggetto di calcolo in azienda è il prodotto o il servizio ( come una mostra o un libro ), ma l’oggetto di calcolo potrebbe anche essere un processo produttivo o una fase del processo produttivo o un canale produttivo, o un intero stabilimento. Quindi c’è un continuum di getto di calcolo, dal più specifico ovvero la singola unità di prodotto o servizio fino all’oggetto di calcolo più ampio che è l’azienda. Se noi consideriamo come oggetto di calcolo il prodotto o servizio allora possiamo definire il costo di un prodotto o servizio come il valore delle risorse dei fattori produttivi consumati nello svolgimento dell’attività che hanno reso disponibile il servizio o il bene. Torna il tema del valore delle risorse, dei fattori produttivi, ma si considerano tutte le risorse consumate nelle attività che sono state necessarie per la realizzazione del bene o servizio. E’ questo il passaggio complesso per la determinazione del costo: individuare le attività che sono necessarie per realizzare u prodotto o servizio e il consumo di risorse da parte di tali attività. Come è possibile classificare i costi? Non esiste un’unica accezione di costo ma tante a seconda delle finalità. Esistono tre criteri per classificare i costi osservando le relazioni che esistono tra il costo stesso e tre diverse dimensioni che sono:
relazione direttamente proporzionale tra l’ammontare del costo nel suo complesso (=totale) e il volume di attività, allora il costo è variabile.
costo variabile unitario aumenta all’aumentare dei volumi. Nel primo tratto l’azienda tipicamente realizza quelle che si chiamano economie di scala (all’aumentare dei volumi, l’azienda diventa più efficiente), nel secondo tratto invece si presidente delle diseconomie di scala. All’interno di una certa area di rilevanza si ipotizza che il visto variabile unitario sia costante, e che quindi il costo variale totale vari in modo direttamente proporzionale rispetto ai cambiamenti nei volumi di attività e il costo fisso totale è costante nel suo importo. Quando si parla di costi in relazione ai diversi oggetti di calcolo i costi si distinguono in costi diretti e costo indiretti. I costi diretti sono quei costi che hanno una relazione diretta e immediata rispetto alla singola unità di prodotto (materie prime). Lo standard fisico rappresenta la relazione diretta che esiste tra il fattore produttivo e l’unità di prodotto. Il costo variabile di un fattore produttivo diretto è dato dalla moltiplicazione tra lo standard fisico per lo standard monetario (costo di acquisto unitario della materia prima) trovo il costo variabile unitario (€/u). La carta costa 2€ a libro perché so che servono 0,2kg di carta per ciascun libro e so che ogni chilo di carta costa 10€, quindi 10kg x 0,2kg /libro mi da il costo variabile unitario della carta. Il costo variabile unitario è costante se e solo se lo standard monetario è costante, cioè non varia al variare dei volumi di acquisto, e se lo standard fisico è costante, cioè se si consumano sempre le stesse quantità di carta per libro. Nella realtà spesso standard fisico e standard monetario non sono costanti. L’area di rilevanza è un intervallo di tempo di breve periodo, l’area di rilevanza rappresenta un breve periodo perché nel lungo periodo tutti i costi sono variabili, mentre nel breve i costi tendono ad essere fissi o costanti. La distinzione tra costi variabili e costi fissi è utile per quei contesti decisionali che implicano una variazione nei volumi di attività, perchè una variazione nei volumi di attività determina una diversa scelta su costi fissi e costi variabili dato che i costi fissi resteranno invariati, mentre i costi variabili variano a seconda delle quantità di volume. Quando una decisione modifica i volumi di attività è molto importante tenere in considerazione il MARGINE DI CONTRIBUZIONE , ovvero una grandezza che si basa sulla distinzione tra costi variabili e costi fissi. MARGINE DI CONTRIBUZIONE = RICAVI - COSTI VARIABILI TOTALI
Se una decisione modifica i volumi di attività, sicuramente modificherà anche il margine di contribuzione che dipende interamente dai volumi di attività. A livello unitario il margine di contribuzione è definito dalla differenza tra il prezzo di vendita unitario e i costi variabili unitati. Il margine di contribuzione totale si può calcolare anche come Si chiama MARGINE DI CONTRIBUZIONE perché rappresenta un margine, ovvero una differenza, che residua dopo che i ricavi di vendita hanno coperto tutti i costi variabili e contribuisce alla copertura dei costi fissi. Il margine di contribuzione unitario è proprio la dote che il processo di produzione e vendita di ogni singola unità di prodotto offre alla copertura dei costi fissi aziendali, ed è quindi necessario che il MARGINE DI CONTRIBUZIONE UNITARIO sia > 0. Se il margine di contribuzione unitario è < 0 l’attività di produzione e vendita non ha senso. Scomposizione del reddito prodotto a livello operativo da un’azienda in un determinato periodo è dato dai RICAVI TOTALI - COSTI TOTALI. In ogni periodo il risultato operativo di un’azienda può essere visto come la differenza tra il margine di contribuzione totale e i costi fissi totali, Questa relazione chiarisce perché MDC U > 0 sia una condizione necessaria affinché l’attività di produzione e vendita abbia senso; se l’azienda producendo un prodotto non riesce ad ottenere un margine di contribuzione > 0 è meglio chiudere la linea. Quando ci sono più linee di prodotto all’interno di un’azienda si può introdurre un livello intermedio, ovvero il MARGINE DI CONTRIBUZIONE DI SECONDO LIVELLO , che è a metà tra il margine di contribuzione di primo livello e il risultato operativo_._
MARGINE DI CONTRIBUZIONE = MDC U x VOLUME RISULTATO OPERATIVO = MDC TOT - COSTI FISSI TOT MARGINE DI CONTRIBUZIONE II = MDC I TOT - COSTI FISSI SPECIFICI
Diversa la situazione in cui l’azienda produce e vende un prodotto con un margine di contribuzione negativo. In questo caso più l’azienda produce e più peggiora la perdita, appena l’azienda produce qualcosa, oltre ad avere l’onere dei costi fissi va ad aggiungere un’altra parte di perdita data dal MDC u < 0, che la porta ad avere un risultato ancora peggiore. L’azienda non riesce neanche a capire i costi variabili, dunque conviene non produrre e vendere in modo da minimizzare la perdita. Per poter calcolare il margine di contribuzione la condizione necessaria è poter distinguere i costi tra variabili e fissi.
- COSTI IN RELAZIONE A DIVERSI OGGETTI DI CALCOLO Secondo questa modalità di classificazione dei costi si può distinguere tra COSTI SPECIFICI E COSTI COMUNI. Questa classificazione si basa sull’attribuzione del costo a prescelti oggetti di calcolo, quindi il tipo di relazione che incorre tra il costo e l’oggetto di calcolo. L’ oggetto di calcolo è qualsiasi entità rispetto la quale si focalizza l’interesse del manager. Questa classificazione non è universale ma dipende dal tipo dell’oggetto di calcolo che si considera, perché se si cambia l’oggetto di calcolo può cambiare il modo in cui si classifica uno stesso costo; mentre la distinzione tra costi variabili e
costi fissi è universale e dipende dalla natura del costo, in questo caso la classificazione dipende dall’oggetto di calcolo che si considera.
Le decisioni del breve periodo vengono definite algoritmi operativi; si tratta quindi di scelte di natura operativa e non di natura strategica, come invece avverrebbe nel lungo periodo. La logica per affrontare questo tipo di decisioni è l’ ANALISI DIFFERENZIALE. L’ ANALISI DIFFERENZIALE è una tecnica d’indagine che permette di orientare, nel breve periodo, la scelta tra corsi alternativi d’azione, a tal fine si prendono in considerazione solo i RICAVI e i COSTI DIFFERENZIALI , ovvero valori economici che differiscono nelle alternative che si stanno considerando. Nei scenari confrontati bisogna tenere conto solo dei valori che cambiano, perché sono questi ad essere rilevanti, quelli che rimangono uguali possono essere ignorati. Il concetto dell’analisi differenziale è che nell’analisi si considerano solo i valori che cambiano, quindi quelli differenziali perchè si ragiona in termini di differenze tra gli scenari. Quali caratteristiche deve avere un valore per essere rilevante, e quindi per essere preso in considerazione nelle analisi? Un valore è rilevante se:
implica una variazione dei volumi di attività, implicherà delle variazioni in ricavi e costi variabili; tipicamente ricavi e costi variabili sono valori che cambiano, quindi differenziali. In alcuni scenari i costi fissi specifici possono essere considerati dei costi sommersi, quindi il costo è comunque da sostenere, mentre in altri scenari i costi fissi specifici sono eliminabili, dunque diventano un costo differenziale da tenere in considerazione. I costi fissi comuni a più linee invece non sono quasi mai rilevanti poiché non eliminabili. L’analisi differenziale è fondata esclusivamente sulla valutazione comparata di informazioni quantitativo-monetarie. Le decisioni aziendali, però, vengono assunte integrando i dati economici con considerazioni di vario tipo: impatto strategico, competitivo, organizzativo, commerciale delle varie alternative. Alcune decisioni di breve periodo:
L’idea è che se chiudendo una linea di prodotto si riesce a risparmiare alcuni costi fissi in un importo maggiore del margine di contribuzione di I livello a cui rinuncio (= cessante, che viene meno se chiudo la linea ) allora conviene chiudere la linea. -> ricavi cessanti - costi cessanti sono minori rispetto ai costi fissi risparmiati eliminabili allora conviene chiudere la linea. Si guarda al margine cessante complessivo, cioè il risultato complessivo netto a cui rinuncio, dato da tutti i ricavi cessanti meno tutti i costi cessanti. -> SE IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE CESSANTE ( ricavi cessanti - costi cessanti ) E’ NEGATIVO, CONVIENE L’ELIMINAZIONE. Esempio: Se io chiudendo una linea, so che rinuncio a 100€ ( ricavi cessanti ), ma so che riesco ad eliminare 150€ costi ( costi cessanti ) conviene chiudere la linea perchè miglioro il risultato operativo di 50€. Il margine di contribuzione ha valore negativo 100 - 150 = -50 ( ricavi cessanti - costi cessanti ). I costi cessanti generalmente sono costituiti dai costi variabili e dai costi fissi specifici eliminabili. Quando un costo fisso specifico è eliminabile? A. Se è possibile dismettere il fattore produttivo senza incorrere in perdete o costi aggiuntivi B. Se il fattore produttivo può essere utilmente riutilizzato su altre linee, che altrimenti avrebbero dovuto acquistare quel determinato fattore produttivo; in questo caso si tratta di un costo cessante perchè cessa in una determinata linea e viene spostato su un’altra che evita di acquistare. ( concetto di costo- opportunità ) Se il margine di contribuzione unitario di I livello è negativo conviene eliminare le linea. Se il margine di contribuzione unitario è positivo invece conviene tenere la linea. Se non esistono costi fissi specifici sicuramente la linea è da mantenere. Se esistono costi fissi specifici e sono eliminabili bisogna confrontare i costi fissi specifici con l’MDC I TOT, se l’MDCI TOT è superiore ai costi fissi specifici eliminabili la linea si deve mantenere perché comunque si genera un margine superiore ai costi che si