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APPUNTI MODULO I PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO, Appunti di Programmazione e controllo

Appunti presi accuratamente a lezione e integrati con il libro.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 16/01/2022

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francesca-gilardi 🇮🇹

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PROGRAMAZIONE E CONTROLLO
I SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
IL RUOLO DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E
CONTROLLO IN AZIENDA
I sistemi di programmazione e controllo sono sistemi a supporto dell’attività di
gestione di un’azienda. I sistemi di programmazione e controllo servono a guidare
l’azienda nel modo più ecace ed eciente possibile.
Gestire un’azienda signica prendere delle
decisioni e attuarle per produrre
determinati risultati; per cui gestire
un’azienda è come risolvere un macro-
problema decisionale. Per arontare questo
macro-problema decisionale si possono
adottare due approcci opposti:
APPROCCIO DAY BY DAY: si tratta di un approccio non formalizzato in cui i
manager e i dirigenti arontano i problemi in azienda man mano che si
presentano,; è un approccio che non guarda al futuro e che quindi non cerca di
pianicare un percorso ex ante per poi attuarlo.
Gestire un’azienda giorno per giorno equivale mettersi alla guida di un veicolo
bendati, senza vedere dove si stia andando.
APPROCCIO RAZIONALE/ANTICIPATORIO: si tratta di un approccio in cui
l’idea è quella di anticipare i problemi, di prendere problemi o opportunità futuri e
quindi si cerca di programmare un percorso che porterà a raggiungere determinati
risultati futuri.
Secondo questo approccio razionale/anticipatorio la prima cosa da fare, quando si
vuole gestire un’azienda in modo razionale/anticipatorio, è stabilire la meta nale
del viaggio, i risultati che l’azienda vuole raggiungere da qui a 5/10 anni, quindi
quali sono gli obbiettivi strategici di lungo-medio termine ( punto B ); dopo questa
fase di pianicazione strategica in cui si decidono gli obbiettivi nali da
raggiungere, il management aziendale deve decidere come, quindi attraverso quale
percorso raggiungere quella meta nale, si devono dunque stabilire quelle che
sono le mete intermedie del viaggio di breve termine, attraverso i quali mano a
mano ci si avvicina all’obbiettivo nale strategico di lungo termine.
Stabilire il punto B è la fase di pianicazione strategica che ha un orizzonte di
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PROGRAMAZIONE E CONTROLLO

I SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

IL RUOLO DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E

CONTROLLO IN AZIENDA

I sistemi di programmazione e controllo sono sistemi a supporto dell’attività di gestione di un’azienda. I sistemi di programmazione e controllo servono a guidare l’azienda nel modo più efficace ed efficiente possibile. Gestire un’azienda significa prendere delle decisioni e attuarle per produrre determinati risultati; per cui gestire un’azienda è come risolvere un macro- problema decisionale. Per affrontare questo macro-problema decisionale si possono adottare due approcci opposti:

  • APPROCCIO DAY BY DAY : si tratta di un approccio non formalizzato in cui i manager e i dirigenti affrontano i problemi in azienda man mano che si presentano,; è un approccio che non guarda al futuro e che quindi non cerca di pianificare un percorso ex ante per poi attuarlo. Gestire un’azienda giorno per giorno equivale mettersi alla guida di un veicolo bendati, senza vedere dove si stia andando.
  • APPROCCIO RAZIONALE/ANTICIPATORIO:^ si tratta di un approccio in cui l’idea è quella di anticipare i problemi, di prendere problemi o opportunità futuri e quindi si cerca di programmare un percorso che porterà a raggiungere determinati risultati futuri. Secondo questo approccio razionale/anticipatorio la prima cosa da fare, quando si vuole gestire un’azienda in modo razionale/anticipatorio, è stabilire la meta finale del viaggio, i risultati che l’azienda vuole raggiungere da qui a 5/10 anni, quindi quali sono gli obbiettivi strategici di lungo-medio termine ( punto B ); dopo questa fase di pianificazione strategica in cui si decidono gli obbiettivi finali da raggiungere, il management aziendale deve decidere come, quindi attraverso quale percorso raggiungere quella meta finale, si devono dunque stabilire quelle che sono le mete intermedie del viaggio di breve termine, attraverso i quali mano a mano ci si avvicina all’obbiettivo finale strategico di lungo termine. Stabilire il punto B è la fase di pianificazione strategica che ha un orizzonte di

lungo termine. Nella fase di programmazione si stabiliscono le tappe intermedie del percorso di breve termine. La fase di controllo prevede che l’azienda controlli in itinere che effettivamente i programmi d’azione stabiliti stiano producendo i risultati desiderati. Questi controlli permettono di confrontare costantemente i risultati raggiunti con i risultati pianificati per verificare se ci si sta muovendo nella direzione corretta oppure accorgersi che ci sia qualcosa che non va così da mettere in moto tempestivamente degli elementi correttivi. Il modello di Anthony spiega che l’attività di direzione d’impresa si compone di tre attività complementari:

- PIANIFICAZIONE STRATEGICA: definizione della meta ultima del viaggio, si definiscono gli obbiettivi strategici di lungo termine dell’organizzazione. Si tratta di una pianificazione di alto livello con un orizzonte temporale di lungo termine ed è di competenza del top management.

  • CONTROLLO DIREZIONALE: fase di programmazione e controllo in cui si stabiliscono i programmi di azione e si controlla che i programmi d’azione stiano raggiungendo i gli obbiettivi desiderati. Si tratta di un processo a metà strada tra i due ed è di competenza di tutti i titolari di responsabilità in azienda.
  • CONTROLLO OPERATIVO: si tratta di un controllo di più basso livello rispetto al controllo direzionale, prevede il controllo di tutti quei meccanismi operativi di funzionamento di un’azienda che devono operare in modo corretto. Ad esempio che le fatture vengano correttamente inserite a sistema, che ci sia sempre una corrispondenza tra la fattura, la bolla, il documento di trasporto. E’ di competenza dei manager delle diverse unità funzionali/operative di un’azienda. I sistemi di programmazione e controllo, se ben progettati e pensati, hanno quattro finalità, ovvero servono a supportare il controllo economico, il controllo esecutivo, a dare un supporto al processo decisionale e motivazione e clima organizzato.
  • CONTROLLO ECONOMICO: offre la possibilità di valutare le performance, cioè i risultati economici raggiunti nelle diverse aree di attività come le linee di prodotto, oppure un reparto, un dipartimento, una filiale. I sistemi di programmazione e controllo spezzano il risultato generale d’azienda in tanti risultati economici riferiti alle diverse aree di attività, che sommati danno il

Il protagonista dei sistemi di programmazione e controllo è il controller, cioè un consulente nei processi decisionali, che lavora a stretto contatto con il management; ogni area di attività ha il suo controller. Il modello di Brunetti indica gli elementi dei sistemi di programmazione e controllo, che si compongono di una dimensione strutturale, suddivisa in struttura organizzativa e struttura tecnico contabile, e una dimensione di processo. Questi sono i tre macro blocchi che compongono concettualmente un sistema di programmazione e controllo e sono fondamentali per un suo corretto funzionamento. Il sistema di programmazione e controllo è un sistema aperto, influenzato da una serie di variabili input e per mezzo del quale si producono determinati output.

  • STRUTTURA ORGANIZZATIVA: rappresenta lo scheletro del sistema di programmazione e controllo e coincide con la mappa dei centri di responsabilità ( CDR ). La mappa dei CDR è quella mappa delle responsabilità che assegna le responsabilità ai diversi manager e quindi definisce chi fa che cosa e come. Un sistema di programmazione e controllo si costruisce su un’impalcatura che assegna le responsabilità in azienda, ovvero la mappa dei centri di responsabilità. La mappa dei CDR influisce anche su come l’informazione deve essere distribuita in azienda. La mappa dei CDR influisce sulla struttura tecnico contabile, la struttura informativa.
  • STRUTTURA TECNICO CONTABILE : insieme di strumenti che producono le informazioni all’interno dei sistemi di programmazione e controllo. I sistemi di programmazione e controllo sono formati da strumenti contabili che producono informazioni; tra gli strumenti di sono la contabilità generale (= sistema di contabilità per produrre bilancio di esercizio), la contabilità analitica (= strumento informativo che prende le informazioni di contabilità generale e le rielabora per dare evidenza ai risultati economici parziali; la contabilità analitica è

quella parte strumentale che serve a definire il costo di prodotto partendo dai dati di contabilità generale ), i budget (= programmazione ), i sistemi di reporting (= controllo ) e le informazioni qualitative. Gli strumenti sono tutti interconnessi; il punto di partenza di tutto è la contabilità generale.

  • DIMENSIONE PROCESSUALE: il processo di controllo va presidiato con attenzione se si vuole che il sistema di programmazione e controllo produca i risultati desiderati. Se il processo non viene presidiato e fatto defluire, il sistema di programmazione e controllo può produrre effetti indesiderati. Il processo si compone della fase di programmazione ( obbiettivi di breve termine ), a cui segue la formulazione del budget ( traduzione in termini quantitativi degli obbiettivi di breve termine ), segue lo svolgimento dell’attività e misurazione e come ultima fase il reporting e la valutazione dove si confrontano i risultati raggiunti con gli obbiettivi stabiliti nel budget per capire se si sta procedendo nella direzione corretta o se è necessario applicare delle azioni correttive per migliorare l’attività. Inoltre la fase di reporting e valutazione funge da

Se sono il direttore di un museo e devo decidere se organizzare una data mostra devo prevedere quale sarà il costo complessivo di organizzare tale mostra, devo quindi tenere conto degli stipendi dei curatori, degli operai, gli affitti. Si tratta di un livello di informazione di costo aggregato che fa riferimento ad un determinato oggetto di calcolo (= qualsiasi entità, qualsiasi livello di analisi verso il quale si focalizza l’interesse del management e rispetto al quale occorre misurare il relativo costo ). L’oggetto di calcolo è un qualsiasi livello di analisi rispetto al quale io devo calcolare il costo, perché rispetto al quale mi interessa conoscere il costo. Il più importante oggetto di calcolo in azienda è il prodotto o il servizio ( come una mostra o un libro ), ma l’oggetto di calcolo potrebbe anche essere un processo produttivo o una fase del processo produttivo o un canale produttivo, o un intero stabilimento. Quindi c’è un continuum di getto di calcolo, dal più specifico ovvero la singola unità di prodotto o servizio fino all’oggetto di calcolo più ampio che è l’azienda. Se noi consideriamo come oggetto di calcolo il prodotto o servizio allora possiamo definire il costo di un prodotto o servizio come il valore delle risorse dei fattori produttivi consumati nello svolgimento dell’attività che hanno reso disponibile il servizio o il bene. Torna il tema del valore delle risorse, dei fattori produttivi, ma si considerano tutte le risorse consumate nelle attività che sono state necessarie per la realizzazione del bene o servizio. E’ questo il passaggio complesso per la determinazione del costo: individuare le attività che sono necessarie per realizzare u prodotto o servizio e il consumo di risorse da parte di tali attività. Come è possibile classificare i costi? Non esiste un’unica accezione di costo ma tante a seconda delle finalità. Esistono tre criteri per classificare i costi osservando le relazioni che esistono tra il costo stesso e tre diverse dimensioni che sono:

  • **Livello di attività d’impresa
  • Oggetto di calcolo prescelto
  • Esigenze di controllo direzionale
  • COSTI IN RELAZIONE AL LIVELLO DI ATTIVITÀ D’IMPRESA** Per livello di attività si intendo i volumi di produzione di un’azienda, i costi di produzione dipendono dai volumi di produzione. I costi in questa classificazione di possono distinguere tra COSTI VARIABILI e COSTI FISSI , in base al diverso comportamento dei costi nei volumi di produzione.
  • (^) COSTI VARIABILI : quando il costo varia in maniera direttamente proporzionale nel suo ammontare complessivo al variare dei volumi di attività. Se esiste una

relazione direttamente proporzionale tra l’ammontare del costo nel suo complesso (=totale) e il volume di attività, allora il costo è variabile.

  • (^) COSTI FISSI: sono costi che rimangono fissi, non variano nel loro importo complessivo quando i volumi di attività variano. Se io sono una casa editrice e stampo interrante i libri, tra le varie risorse produttive che consumo ci sono sicuramente carta e un macchinario stampo che è in affitto. Conosco il costo della carta che è di 2€ per ogni libro, e conosco il costo dell’affitto della stampante, ovvero 100.000€ l’anno. Il costo della carta è variabile o fisso? Variabile, poiché dipende dai volumi di produzione. Il costo del macchinario è variabile o fisso? Fisso, poiché non dipende dai volumi di produzione. Se produco un libro il costo della carta sono 2 €; il costo della carta varia in maniera direttamente proporzionale rispetto al volume di produzione. Il costo variabile varia in modo direttamente proporzionale a livello totale, ma a livello unitario risulta essere costante e resta fermo a 2 € a libro. Il costo di affitto del macchinario è di 100. euro per qualsiasi volume io produca. Il costo fisso a livello totale è costante, ma spalmato a livello unitario varia perchè se io produco un libro solo il macchinario per ciascun libro costa 100.000 euro, ma se ne produco 100 il macchinario mi costa 1.000 a livello unitario per ciascun libro. Il costo fisso rimane fisso a livello totale, ma a livello unitario varia, perché lo stesso costo fisso viene assorbito da un diverso volume di produzione. Per livello di attività di impresa tipicamente si intendono i volumi di produzione e vendita (per semplificazione si ipotizza che il volume di produzione equivale al volume di vendita, quindi che non ci siano variazioni nelle rimanenze di prodotti finiti).

costo variabile unitario aumenta all’aumentare dei volumi. Nel primo tratto l’azienda tipicamente realizza quelle che si chiamano economie di scala (all’aumentare dei volumi, l’azienda diventa più efficiente), nel secondo tratto invece si presidente delle diseconomie di scala. All’interno di una certa area di rilevanza si ipotizza che il visto variabile unitario sia costante, e che quindi il costo variale totale vari in modo direttamente proporzionale rispetto ai cambiamenti nei volumi di attività e il costo fisso totale è costante nel suo importo. Quando si parla di costi in relazione ai diversi oggetti di calcolo i costi si distinguono in costi diretti e costo indiretti. I costi diretti sono quei costi che hanno una relazione diretta e immediata rispetto alla singola unità di prodotto (materie prime). Lo standard fisico rappresenta la relazione diretta che esiste tra il fattore produttivo e l’unità di prodotto. Il costo variabile di un fattore produttivo diretto è dato dalla moltiplicazione tra lo standard fisico per lo standard monetario (costo di acquisto unitario della materia prima) trovo il costo variabile unitario (€/u). La carta costa 2€ a libro perché so che servono 0,2kg di carta per ciascun libro e so che ogni chilo di carta costa 10€, quindi 10kg x 0,2kg /libro mi da il costo variabile unitario della carta. Il costo variabile unitario è costante se e solo se lo standard monetario è costante, cioè non varia al variare dei volumi di acquisto, e se lo standard fisico è costante, cioè se si consumano sempre le stesse quantità di carta per libro. Nella realtà spesso standard fisico e standard monetario non sono costanti. L’area di rilevanza è un intervallo di tempo di breve periodo, l’area di rilevanza rappresenta un breve periodo perché nel lungo periodo tutti i costi sono variabili, mentre nel breve i costi tendono ad essere fissi o costanti. La distinzione tra costi variabili e costi fissi è utile per quei contesti decisionali che implicano una variazione nei volumi di attività, perchè una variazione nei volumi di attività determina una diversa scelta su costi fissi e costi variabili dato che i costi fissi resteranno invariati, mentre i costi variabili variano a seconda delle quantità di volume. Quando una decisione modifica i volumi di attività è molto importante tenere in considerazione il MARGINE DI CONTRIBUZIONE , ovvero una grandezza che si basa sulla distinzione tra costi variabili e costi fissi. MARGINE DI CONTRIBUZIONE = RICAVI - COSTI VARIABILI TOTALI

Se una decisione modifica i volumi di attività, sicuramente modificherà anche il margine di contribuzione che dipende interamente dai volumi di attività. A livello unitario il margine di contribuzione è definito dalla differenza tra il prezzo di vendita unitario e i costi variabili unitati. Il margine di contribuzione totale si può calcolare anche come Si chiama MARGINE DI CONTRIBUZIONE perché rappresenta un margine, ovvero una differenza, che residua dopo che i ricavi di vendita hanno coperto tutti i costi variabili e contribuisce alla copertura dei costi fissi. Il margine di contribuzione unitario è proprio la dote che il processo di produzione e vendita di ogni singola unità di prodotto offre alla copertura dei costi fissi aziendali, ed è quindi necessario che il MARGINE DI CONTRIBUZIONE UNITARIO sia > 0. Se il margine di contribuzione unitario è < 0 l’attività di produzione e vendita non ha senso. Scomposizione del reddito prodotto a livello operativo da un’azienda in un determinato periodo è dato dai RICAVI TOTALI - COSTI TOTALI. In ogni periodo il risultato operativo di un’azienda può essere visto come la differenza tra il margine di contribuzione totale e i costi fissi totali, Questa relazione chiarisce perché MDC U > 0 sia una condizione necessaria affinché l’attività di produzione e vendita abbia senso; se l’azienda producendo un prodotto non riesce ad ottenere un margine di contribuzione > 0 è meglio chiudere la linea. Quando ci sono più linee di prodotto all’interno di un’azienda si può introdurre un livello intermedio, ovvero il MARGINE DI CONTRIBUZIONE DI SECONDO LIVELLO , che è a metà tra il margine di contribuzione di primo livello e il risultato operativo_._

MARGINE DI CONTRIBUZIONE UNITARIO = PREZZO UNITARIO DI

VENDITA - COSTO VARIABILE UNITARIO

MARGINE DI CONTRIBUZIONE = MDC U x VOLUME RISULTATO OPERATIVO = MDC TOT - COSTI FISSI TOT MARGINE DI CONTRIBUZIONE II = MDC I TOT - COSTI FISSI SPECIFICI

Diversa la situazione in cui l’azienda produce e vende un prodotto con un margine di contribuzione negativo. In questo caso più l’azienda produce e più peggiora la perdita, appena l’azienda produce qualcosa, oltre ad avere l’onere dei costi fissi va ad aggiungere un’altra parte di perdita data dal MDC u < 0, che la porta ad avere un risultato ancora peggiore. L’azienda non riesce neanche a capire i costi variabili, dunque conviene non produrre e vendere in modo da minimizzare la perdita. Per poter calcolare il margine di contribuzione la condizione necessaria è poter distinguere i costi tra variabili e fissi.

- COSTI IN RELAZIONE A DIVERSI OGGETTI DI CALCOLO Secondo questa modalità di classificazione dei costi si può distinguere tra COSTI SPECIFICI E COSTI COMUNI. Questa classificazione si basa sull’attribuzione del costo a prescelti oggetti di calcolo, quindi il tipo di relazione che incorre tra il costo e l’oggetto di calcolo. L’ oggetto di calcolo è qualsiasi entità rispetto la quale si focalizza l’interesse del manager. Questa classificazione non è universale ma dipende dal tipo dell’oggetto di calcolo che si considera, perché se si cambia l’oggetto di calcolo può cambiare il modo in cui si classifica uno stesso costo; mentre la distinzione tra costi variabili e

costi fissi è universale e dipende dalla natura del costo, in questo caso la classificazione dipende dall’oggetto di calcolo che si considera.

  • COSTI SPECIFICI : se tra il costo e l’oggetto di calcolo esiste una relazione diretta e immediata, si tratta di un COSTO SPECIFICO , cioè un costo che si riferisce solo ed esclusivamente a quell’oggetto di calcolo, perché tra il costo e l’oggetto di calcolo esiste appunto una relazione diretta ed immediata. Il costo specifico si riferisce ad un oggetto di calcolo generico (linea di prodotto, divisione, stabilimento, azienda, mercato ecc).
  • COSTI COMUNI: se tra il costo e l’oggetto di calcolo esiste una relazione indiretta e mediata da un’altra grandezza, si tratta di un COSTO COMUNE , cioè un costo che fa riferimento a più oggetti di calcolo e quindi per essere messo in relazione a un oggetto di calcolo in particolare si necessita di ipotesi di ripartizione. Il costo comune si riferisce in modo comune a più oggetti di calcolo. _Esempio: Ammortamento di un macchinario che la casa editrice Mondadori utilizza per stampare due collane di libri, la collana rosa e la collana gialla. Se l’oggetto di calcolo è la collana di libri, quindi la linea di prodotto, l’ammortamento è un costo comune perché ci sono due collane di produzione, quella gialla e quella rosa. Se il macchinario è utilizzato per stampare solo ed esclusivamente la collana rosa, quindi una sola linea di prodotto, l’ammortamento di quel macchinario è un costo specifico per quella linea di prodotto. Se cambiamo l’oggetto di calcolo, dalla linea di prodotto allo stabilimento di produzione, l’ammortamento, comune tra le due linee di prodotto, diventa specifico per lo stabilimento. Ad un diverso livello di analisi lo stesso costo può passare da essere specifico e comune e viceversa, perché è una distinzione che dipende dall’oggetto di calcolo considerato nell’analisi. L’ammortamento non è mai un costo diretto.
  • Ammortamento dedicato a una sola linea di prodotto -> costo specifico
  • Ammortamento utilizzato per più linee di prodotto -> costo comune Quando il costo è comune come faccio a sparire il costo? Devo utilizzare delle basi di ripartizione. Una base per spartire 100.00€ di ammortamento, diviso su due linee di prodotto, sono le ore macchina. Ammesso che la linea colla gialla necessiti di 1.500h e la linea collana rosa necessiti di 1.000h; complessivamente ha lavorato 2.500h. Le ore macchina mettono in relazione il costo con l’oggetto di calcolo (linea di prodotto)._ 100.000€ —————— = 40 €/h ( costo per ciascuna ora ) 2.500h
  • (^) Se un costo è specifico non è detto che sia anche un costo diretto.
  • (^) Se un costo è variabile non è detto che sia anche un costo diretto.
  • (^) Alcuni costi indiretti sono anche variabili, come ad esempio l’energia elettrica utilizzata per far funzionare i macchinari di produzione. - COSTI IN RELAZIONE ALLE ESIGENZE DI CONTROLLO DIREZIONALE: Questi costi sono strumentali allo svolgimento di un’efficace attività di controllo, in questo caso i costi si suddividono tra COSTI STANDARD e COSTI EFFETTIVI , e tra COSTI CONTROLLABILI e COSTI NON CONTROLLABILI.
  • COSTI STANDARD:^ si tratta di un costo preventivo, ovvero quello che si pensa di sostenere ipotizzando di realizzare i processi produttivi secondo condizioni di efficienza standard, quindi rispettando determinati standard fisici e standard monetari il valore risultante è il costo standard.
  • COSTI EFFETTIVI:^ si tratta di un costo storico, ovvero quel costo che si è effettivamente verificato in un dato periodo -> valore consuntivo delle risorse utilizzato per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati. Lo STANDARD FISICO è il consumo di fattore produttivo previsto per unità di prodotto in condizioni di efficienza standard ( chili di materia prima che mi servono per un’unità di prodotto o le ore modo che mi servono per un’unità di prodotto ), lo standard fisico rappresenta la relazione diretta fra il costo diretto e l’unità di prodotto. Lo STANDARD MONETARIO è il costo d’acquisto del fattore produttivo per unità ( quanto costa la carta al chilo di carta ). Se moltiplico standard fisico e standard monetario ottengo il COSTO STANDARD per unità di prodotto. La distinzione tra COSTI CONTROLLABILI e COSTI NON CONTROLLABILI si basa su meccanismi di valutazione e di controllo esecutivo, quindi la valutazione delle prestazioni dei manager: COSTO STANDARD = STANDARD FISICO x STANDARD MONETARIO
  • COSTI CONTROLLABILI: si tratta di un costo rispetto al quale un manager ha un certo potere d’azione, è un costo il cui importo dipende in qualche modo dalle azioni del manager.
  • COSTI NON CONTROLLABILI: si tratta di un costo non influenzabile dalle azioni e dalle decisioni di un manager. Ai fini del controllo esecutivo, affinché il sistema di controllo sia effettivamente motivante e venga percepito come equo, è fondamentale che un manager venga valutato rispetto a dei costi che sono da loro controllabili, mentre non sarebbe corretto valutare un manager su costi non da lui controllabili. Ad esempio un manager responsabile della produzione può essere ritenuto responsabile degli standard fisici, cioè dei livelli di efficienza nell’utilizzo delle materie prime in azienda che si sono verificati in un determinato periodo; se il manager non decide gli acquisiti delle materie prime allora non si può valutare il responsabile della produzione rispetto al costo di acquisto della materia prima se non è lui che l’acquista.

GLI ALGORITMI OPERATIVI: L’ANALISI DIFFERENZIALE

Le decisioni del breve periodo vengono definite algoritmi operativi; si tratta quindi di scelte di natura operativa e non di natura strategica, come invece avverrebbe nel lungo periodo. La logica per affrontare questo tipo di decisioni è l’ ANALISI DIFFERENZIALE. L’ ANALISI DIFFERENZIALE è una tecnica d’indagine che permette di orientare, nel breve periodo, la scelta tra corsi alternativi d’azione, a tal fine si prendono in considerazione solo i RICAVI e i COSTI DIFFERENZIALI , ovvero valori economici che differiscono nelle alternative che si stanno considerando. Nei scenari confrontati bisogna tenere conto solo dei valori che cambiano, perché sono questi ad essere rilevanti, quelli che rimangono uguali possono essere ignorati. Il concetto dell’analisi differenziale è che nell’analisi si considerano solo i valori che cambiano, quindi quelli differenziali perchè si ragiona in termini di differenze tra gli scenari. Quali caratteristiche deve avere un valore per essere rilevante, e quindi per essere preso in considerazione nelle analisi? Un valore è rilevante se:

  • È differenziale, cioè se cambia nelle due alternative
  • È previsto per il futuro -> costi e ricavi che fanno riferimento a cose già successe nel passato non si modificheranno per effetto della decisione. La decisione riguarderà valori futuri.

implica una variazione dei volumi di attività, implicherà delle variazioni in ricavi e costi variabili; tipicamente ricavi e costi variabili sono valori che cambiano, quindi differenziali. In alcuni scenari i costi fissi specifici possono essere considerati dei costi sommersi, quindi il costo è comunque da sostenere, mentre in altri scenari i costi fissi specifici sono eliminabili, dunque diventano un costo differenziale da tenere in considerazione. I costi fissi comuni a più linee invece non sono quasi mai rilevanti poiché non eliminabili. L’analisi differenziale è fondata esclusivamente sulla valutazione comparata di informazioni quantitativo-monetarie. Le decisioni aziendali, però, vengono assunte integrando i dati economici con considerazioni di vario tipo: impatto strategico, competitivo, organizzativo, commerciale delle varie alternative. Alcune decisioni di breve periodo:

  • Continuare a produrre o eliminare una linea di prodotto?
  • Eliminare un prodotto utilizzando la capacità produttiva liberata aver aumentare la produzione di un altro prodotto?
  • Accettare o no una commessa esterna?
  • Make or buy?
  • Come determinare il programma di produzione più conveniente in presenza di vincolo? - ELIMINARE O CONTINUARE A PRODURRE? Quando è conveniente svolgere l’attività di produzione e vendita di un prodotto? La prima condizione necessaria, ma non sufficiente, perché l’attività di produzione e vendita di una determinata linea di prodotto sia conveniente è che il margine di contribuzione unitario di quella linea sia maggiore di zero; se una determinata linea ha un margine di contribuzione negativo, da un punto di vista economico non è conveniente mantenere attiva la linea di produzione e vendita di quel prodotto, perchè per ogni unità aggiuntiva che si produce e vende peggiora la perdita di un importo pari al margine di contribuzione unitario. -> MARGINE DI CONTRIBUZIONE UNITARIO MAGGIORE DI ZERO Anche se una linea ha un margine di contribuzione maggiore di zero non è detto che sia conveniente mantenere attiva quella linea di produzione e vendita di prodotto. Per valutare fino in fondo la convenienza a mantenere attiva una linea di prodotto bisogna confrontare il MDC I TOT con eventuali COSTI FISSI che siano eliminabili.

L’idea è che se chiudendo una linea di prodotto si riesce a risparmiare alcuni costi fissi in un importo maggiore del margine di contribuzione di I livello a cui rinuncio (= cessante, che viene meno se chiudo la linea ) allora conviene chiudere la linea. -> ricavi cessanti - costi cessanti sono minori rispetto ai costi fissi risparmiati eliminabili allora conviene chiudere la linea. Si guarda al margine cessante complessivo, cioè il risultato complessivo netto a cui rinuncio, dato da tutti i ricavi cessanti meno tutti i costi cessanti. -> SE IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE CESSANTE ( ricavi cessanti - costi cessanti ) E’ NEGATIVO, CONVIENE L’ELIMINAZIONE. Esempio: Se io chiudendo una linea, so che rinuncio a 100€ ( ricavi cessanti ), ma so che riesco ad eliminare 150€ costi ( costi cessanti ) conviene chiudere la linea perchè miglioro il risultato operativo di 50€. Il margine di contribuzione ha valore negativo 100 - 150 = -50 ( ricavi cessanti - costi cessanti ). I costi cessanti generalmente sono costituiti dai costi variabili e dai costi fissi specifici eliminabili. Quando un costo fisso specifico è eliminabile? A. Se è possibile dismettere il fattore produttivo senza incorrere in perdete o costi aggiuntivi B. Se il fattore produttivo può essere utilmente riutilizzato su altre linee, che altrimenti avrebbero dovuto acquistare quel determinato fattore produttivo; in questo caso si tratta di un costo cessante perchè cessa in una determinata linea e viene spostato su un’altra che evita di acquistare. ( concetto di costo- opportunità ) Se il margine di contribuzione unitario di I livello è negativo conviene eliminare le linea. Se il margine di contribuzione unitario è positivo invece conviene tenere la linea. Se non esistono costi fissi specifici sicuramente la linea è da mantenere. Se esistono costi fissi specifici e sono eliminabili bisogna confrontare i costi fissi specifici con l’MDC I TOT, se l’MDCI TOT è superiore ai costi fissi specifici eliminabili la linea si deve mantenere perché comunque si genera un margine superiore ai costi che si