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Programmazione e controllo - modulo Lisi, Schemi e mappe concettuali di Programmazione e controllo

Schemi programmazione e controllo - primo modulo, prof.ssa Lisi.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 22/05/2024

alerougi
alerougi 🇮🇹

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Programmazione & Controllo
Le attività di programmazione controllo sono insiemi di processo che servono a garantire meglio e a gestire meglio un’azienda a supporto dell’attività di
direzione di impresa per produrre dei risultati economico finanziari ti soddisfacenti.
Ci sono due approcci:
1.DAY BY DAY -> si gestisce l’azienda in modo quasi casuale risolvendo i problemi giorno per giorno
2.APPROCCIO RAZIONALE/ANTICIPATORIO -> si cerca di prevedere i problemi prima che si manifestino
Le aziende hanno degli obiettivi strategici di lungo termine per cui serve una programmazione e una pianificazione strategica alla fase prima della fase
di programmazione e controllo.
Bisogna definire dei programmi di azione dei risultati che l’azienda intende ottenere nel breve termine per definire quali obiettivi si intendono
raggiungere.
La parte di controllo serve per verificare che l’azienda stia producendo i risultati sperati in linea con quelli programmati. C’è anche il tema
motivazionale per raggiungere gli obiettivi.
CONTROLLO DIREZIONALE -> individua le modalità attraverso le quali raggiungere gli obiettivi strategici
CONTROLLO OPERATIVO -> verifica che ci sia corrispondenza tra le attività svolte e il modo in cui esse devono essere svolte
Finalità del controllo direzionale
1. Controllo economico -> capacità di valutare il risultato la performance delle diverse aree di attività di un’azienda; è la capacità di spezzare la
complessità dell’organizzazione in modo tale da comprendere l’origine dei risultati aziendali globali.
2. Controllo esecutivo -> valutazione delle aree di responsabilità di un’impresa secondo il principio di controllabilità Cioè valutare in che misura le
diverse unità componenti dell’organizzazione hanno tenuto comportamenti ho raggiunto risultati coerenti con gli obiettivi prescelti
3. Supporto al processo decisionale -> logiche di valutazione che insegnano a capire quali informazioni sono rilevanti nel prendere determinate
decisioni si considerano i costi e ricavi prospettici
4. Motivazione e clima organizzativo -> sistemi di controllo che consentono al management di orientare i comportamenti individuali verso le finali
dell’organizzazione stimolando le persone a tirare tutte nella stessa direzione attraverso:
- una chiara identificazione degli obiettivi strategici dell’azienda
- il coinvolgimento delle persone
- la riduzione dei conflitti
- l’allocazione efficiente di efficace delle risorse
- misurazione oggettiva delle performance realizzati dei responsabili di centro
Non esiste un sistema di programmazione e controllo più valido di altri ma ci sono tre elementi costitutivi di questi sistemi di programmazione controllo:
1. struttura organizzativa,
2. struttura tecnico contabile
3. processo.
1. La struttura organizzativa è un’impalcatura su cui sistemarsi legge e stabilisce chi fa che cosa e con quali risorse per ottenere determinati
risultati. È un reticolato di responsabilità dell’azienda. L’analisi di come un’impresa sia organizzata per lo svolgimento della propria attività
istituzionale è indispensabile per comprendere come sia possibile assegnare responsabilità alle diverse unità organizzative. —> centro di
responsabilità come unità organizzativa costituita da un gruppo di persone che opera impiegando determinate risorse ed ottenendo definite
risultati sotto la guida di un dirigente che si assume la responsabilità delle azioni intraprese.
2. La struttura tecnico contabile produce le informazioni che fanno funzionare il sistema e sono: la contabilità generale che traccia i valori che si
generano dagli scambi con terze economie per produrre e rilevare quello che è l’utile di esercizio la situazione patrimoniale dell’azienda, la
contabilità analitica che ragiona sui valori della contabilità generale ma li spezza e li riaggrega in relazione ad oggetti di calcolo differenti, il
budget che è lo strumento principale di supporto alla programmazione, i sistemi di reporting che servono nella fase di controllo, le informazioni
qualitative.
3. Il processo di controllo direzionale è costituito da diverse fasi:
fase di programmazione
formulazione del budget
svolgimento dell’attività e misurazione
C’è un confronto sistematico che innesca un meccanismo di apprendimento che serve a migliorare il processo di programmazione e controllo nel ciclo
successivo.
I criteri di classificazione dei costi
Oggetto di calcolo uguale livello di analisi rispetto a cui dobbiamo prendere una decisione. Il costo è il valore delle risorse di unità produttive
consumate nello svolgimento delle attività che hanno reso disponibile quel prodotto bene o servizio.
Esistono tre principali criteri di classificazione dei costi:
1. livello dell’attività dell’impresa
2. oggetto di calcolo prescelto
3. esigenze di controllo direzionale
Se la scelta impatta sui volumi di attività si distingue tra:
•costi fissi
•costi variabili
Se la scelta impatta sul costo in relazione all’oggetto di calcolo si distingue tra:
•costi diretti
•costi indiretti.
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Programmazione & Controllo

Le attività di programmazione controllo sono insiemi di processo che servono a garantire meglio e a gestire meglio un’azienda a supporto dell’attività di direzione di impresa per produrre dei risultati economico finanziari ti soddisfacenti. Ci sono due approcci: 1.DAY BY DAY -> si gestisce l’azienda in modo quasi casuale risolvendo i problemi giorno per giorno 2.APPROCCIO RAZIONALE/ANTICIPATORIO -> si cerca di prevedere i problemi prima che si manifestino Le aziende hanno degli obiettivi strategici di lungo termine per cui serve una programmazione e una pianificazione strategica alla fase prima della fase di programmazione e controllo. Bisogna definire dei programmi di azione dei risultati che l’azienda intende ottenere nel breve termine per definire quali obiettivi si intendono raggiungere. La parte di controllo serve per verificare che l’azienda stia producendo i risultati sperati in linea con quelli programmati. C’è anche il tema motivazionale per raggiungere gli obiettivi. CONTROLLO DIREZIONALE -> individua le modalità attraverso le quali raggiungere gli obiettivi strategici CONTROLLO OPERATIVO -> verifica che ci sia corrispondenza tra le attività svolte e il modo in cui esse devono essere svolte Finalità del controllo direzionale

  1. Controllo economico -> capacità di valutare il risultato la performance delle diverse aree di attività di un’azienda; è la capacità di spezzare la complessità dell’organizzazione in modo tale da comprendere l’origine dei risultati aziendali globali.
  2. Controllo esecutivo -> valutazione delle aree di responsabilità di un’impresa secondo il principio di controllabilità Cioè valutare in che misura le diverse unità componenti dell’organizzazione hanno tenuto comportamenti ho raggiunto risultati coerenti con gli obiettivi prescelti
  3. Supporto al processo decisionale -> logiche di valutazione che insegnano a capire quali informazioni sono rilevanti nel prendere determinate decisioni si considerano i costi e ricavi prospettici
  4. Motivazione e clima organizzativo -> sistemi di controllo che consentono al management di orientare i comportamenti individuali verso le finalità dell’organizzazione stimolando le persone a tirare tutte nella stessa direzione attraverso:
    • una chiara identificazione degli obiettivi strategici dell’azienda
    • il coinvolgimento delle persone
    • la riduzione dei conflitti
    • l’allocazione efficiente di efficace delle risorse
    • misurazione oggettiva delle performance realizzati dei responsabili di centro Non esiste un sistema di programmazione e controllo più valido di altri ma ci sono tre elementi costitutivi di questi sistemi di programmazione controllo:
  5. struttura organizzativa,
  6. struttura tecnico contabile
  7. processo.
  8. La struttura organizzativa è un’impalcatura su cui sistemarsi legge e stabilisce chi fa che cosa e con quali risorse per ottenere determinati risultati. È un reticolato di responsabilità dell’azienda. L’analisi di come un’impresa sia organizzata per lo svolgimento della propria attività istituzionale è indispensabile per comprendere come sia possibile assegnare responsabilità alle diverse unità organizzative. —> centro di responsabilità come unità organizzativa costituita da un gruppo di persone che opera impiegando determinate risorse ed ottenendo definite risultati sotto la guida di un dirigente che si assume la responsabilità delle azioni intraprese.
  9. La struttura tecnico contabile produce le informazioni che fanno funzionare il sistema e sono: la contabilità generale che traccia i valori che si generano dagli scambi con terze economie per produrre e rilevare quello che è l’utile di esercizio la situazione patrimoniale dell’azienda, la contabilità analitica che ragiona sui valori della contabilità generale ma li spezza e li riaggrega in relazione ad oggetti di calcolo differenti, il budget che è lo strumento principale di supporto alla programmazione, i sistemi di reporting che servono nella fase di controllo, le informazioni qualitative.
  10. Il processo di controllo direzionale è costituito da diverse fasi:
  • fase di programmazione
  • formulazione del budget
  • svolgimento dell’attività e misurazione C’è un confronto sistematico che innesca un meccanismo di apprendimento che serve a migliorare il processo di programmazione e controllo nel ciclo successivo.

I criteri di classificazione dei costi

Oggetto di calcolo uguale livello di analisi rispetto a cui dobbiamo prendere una decisione. Il costo è il valore delle risorse di unità produttive consumate nello svolgimento delle attività che hanno reso disponibile quel prodotto bene o servizio. Esistono tre principali criteri di classificazione dei costi:

  1. livello dell’attività dell’impresa
  2. oggetto di calcolo prescelto
  3. esigenze di controllo direzionale Se la scelta impatta sui volumi di attività si distingue tra:
  • costi fissi
  • costi variabili Se la scelta impatta sul costo in relazione all’oggetto di calcolo si distingue tra:
  • costi diretti
  • costi indiretti.

Costi variabili vs Costi fissi

Costi variabili = costi che variano nel loro ammontare complessivo in maniera direttamente proporzionale al volume di attività Costi fissi = costi che rimangono in alterati anche a fronte di incrementi o decrementi nel volume di attività. La funzione di costo variabile è una retta con pendenza costante pari al costo variabile unitario. La funzione di costo fisso si comporta come una retta ma con una pendenza pari a zero perché il costo totale è indipendente alle variazioni del volume di attività cioè non varia al variare dei volumi di attività all’interno dell’area di rilevanza. Il costo variabile unitario di un fattore produttivo diretto può essere scomposta nella moltiplicazione tra standard monetario (=prezzo-costo unitario d’acquisto) e standard fisico (=consumo unitario kg/u).

Margine di contribuzione

Il margine di contribuzione è la differenza tra i ricavi e i costi variabili totali. Il ricavo per unità di prodotto è il valore a cui io vendo il singolo prodotto cioè il prezzo di vendita del prodotto. Margine di contribuzione = margine che residua dopo che i ricavi hanno coperto tutti i costi variabili per contribuire alla copertura dei costi fissi. È quella dote che il processo di produzione e vendita di un singolo prodotto a porta per la copertura dei costi fissi deve essere maggiore di zero.

Costi specifici VS Costi Comuni

Costi specifici = costi che presentano una relazione diretta immediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano adesso i immediatamente attribuibili. Il costo si riconduce facilmente e direttamente all’oggetto di calcolo. Costi comuni = costi che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano adesso attribuibili solo attraverso l’impiego di opportune ipotesi di ripartizione.

Costi diretti VS costi indiretti

Se il costo è specifico si definisce diretto; se il costo è comuni si definisce indiretto. Costi diretti = costi relativi a fattori di produzione che presentano una relazione immediata e diretta con l’unità di prodotto barra servizio e che a questa possono essere oggettivamente attribuiti. Esempi: ⁃ MP ⁃ MOD ⁃ PROVVIGIONI ⁃ MATERIALI DI CONSUMO Costi indiretti = costi relativi a fattori produttivi produzione che manifestano una relazione mediata con l’unità di prodotto servizio -> bisogna individuare appropriati criteri di ripartizione.

Classificazione dei costi in base alle esigenze di controllo direzionale (Costi effettivi VS Costi standard)

Costi effettivi = configurazioni di costo risultato che esprimono il valore consuntivo delle risorse utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Costi standard = configurazioni di costo obiettivo che esprimono il consumo di risorse richiesto per il raggiungimento di definiti risultati.

Costi controllabili VS Costi non controllabili

Costi controllabili = costi influenzabili dalle azioni dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale. Costi non controllabili = costi non influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale.

ANALISI DIFFERENZIALE

Scelta tra corsi d’azione alternativi riferiti al futuro:

  • decisioni di BP (DECISIONI OPERATIVE) -> modalità più efficienti di sfruttare la CP attualmente a disposizione
  • Decisioni di LP (DECISIONI STRATEGICHE) -> impatto nel LP della CP (forte impatto economico) -> criterio dell’ECONOMICITA’ -> criterio decisionale: raggiungimento dell’obiettivo generale e degli obiettivi particolari dell’impresa ANALISI DIFFERENZIALE = tecnica di valutazione di scelta che ci fa focalizzare sui valori differenziali, cioè la differenza tra i valori che caratterizzano i differenti corsi alternativi d’azione. È fondata esclusivamente sulla valutazione comparata di informazioni quantitativo-monetarie. Caratteristiche:
  • modo di ragionare più veloce
  • Meno rischi di errori
  • Metodo più efficace Un valore è differenziale se si inserisce nelle due alternative e ha rilevanza differenziale nel futuro. Esempi:
  • VALORI EMERGENTI (es. Ricavi, CV, CFS)
  • VALORI CESSANTI Nessuna rilevanza hanno in questa logica decisionale i CFC in quanto SEMPRE NON ELIMINABILI. Quando una decisione implica un variare nel volume di attività, questo valore sarà sempre differenziale.

CRITERIO DECISIONALE

Alternativa preferibile -> quella che massimizza il risultato economico d’azienda nel BP, cioè l’alternativa più conveniente dal pdv reddituale.

Analisi costi-volumi-risultati

È una tecnica volta ad individuare il volume di produzione/vendita necessario per ottenere il pareggio aziendale o definiti livelli di profitto. È un modello che mette in relazione il volume di attività ai costi & ricavi per individuare il valore di attività che permette all’azienda di raggiungere un qualsiasi risultato positivo. PUNTO DI PAREGGIO: COSTI = RICAVI -> fase di avvio di un’azienda/progetto (fase di stare-un): un imprenditore può prevedere il volume di attività necessario affinché l’azienda raggiunga il pareggio ed eventualmente produrre un profitto. In un’azienda monoprodotto il punto di pareggio si realizza quando il MdC supera i CF: Qbep = CF/MdCun Variazione in aumento di costi variabili -> la quantità di pareggio aumenta Variazione in aumento di costi fissi -> la quantità di pareggio aumenta In un’azienda multiprodotto la determinazione del volume di pareggio presenta un duplice livello di analisi:

  1. Determinare quante unità occorre produrre per coprire i CFS
  2. Definire le modalità attraverso le quali assicurare la copertura dei CFC, prevenendo così alla quantificazione dei volumi di pareggio

Leva Operativa

Consente di prevedere quali saranno le conseguenze derivanti dall’ adottare una struttura di costi più o meno rigida -> RIGIDITÀ DELLA STRUTTURA DEI COSTI = percentuale di CF sul totale dei costi.

  • STRUTTURA DI COSTI RIGIDA -> prevalenza di CF
  • STRUTTURA FLESSIBILE -> prevalenza di CV Il grado di leva operativa è direttamente proporzionale alla rigidità: è tanto più elevato quanto la struttura dei costi è rigida. Bisogna capire qual è la SENSIBILITÀ del risultato operativo a fronte di variazioni dei volumi di attività. La leva operativa esprime la variazione percentuale del risultato economico dovuta ad una variazione percentuale del livello di attività: L.O. = MdCtot / (MdCtot - CF) -> è un INDICATORE DI RISCHIO = RISCHIOSITÀ OPERATIVA a cui un’azienda va incontro adottando una struttura di costi più o meno rigida. Calcolare il GLO - Grado di Leva Operativa:
  • GLO di linea -> quanto varia il risultato specifico di una linea di prodotto al variare dei volumi di prod./vendita
  • GLO di divisione
  • GLO aziendale -> quanto varia il risultato dell’azienda al variare dei volumi di prod e vendita dell’azienda nel suo complesso

Margine di sicurezza

= riduzione di fatturato derivante da una riduzione dei volumi di produzione e vendita, che l’azienda può sopportare prima di incorrere in una perdita.

Sistemi di misurazione dei costi

SISTEMA DI CONTABILITÀ ANALITICA = serve a misurare le informazioni di costo e ricavo per ricondurle a determinati oggetti di calcolo al fine di evidenziarne il risultato economico collegato ai diversi oggetti di calcolo.

  • struttura tecnico-contabile
  • Struttura organizzativa
  • Processo CONTABILITÀ ANALITICA = sottosistema informativo grazie al quale vengono rilevati in modo sistematico i dati elementari di costo e di ricavo. Tali dati elementari vengono successivamente organizzati in relazione a prescelti oggetti di calcolo -> obiettivo: attribuire il risultato economico parziale La contabilità analitica agevola lo svolgimento dell’attività di direzione in termini di:
  • controllo economico
  • Controllo esecutivo
  • Supporto al processo decisionale
  • Motivazione/Morale

Progettazione dei sistemi di contabilità analitica

È libera -> processo di calcolo che prende degli INPUT derivanti principalmente dalla contabilità generale, li rielabora e le va ad assegnare, producendo un OUTPUT, il costo riferito ad un determinato oggetto di calcolo. Prendere decisioni in merito a:

  1. tipologie di informazioni di costo
  2. Metodologia di calcolo/rilevazione dei costi
  3. Oggetti di calcolo -> tutto dipende da qual è il fabbisogno informativo aziendale, che dipende a sua volta, dalla strategia di un’azienda = ampiezza dell’informazione di costo prodotta dal sistema.

Possibili configurazioni di costo

a) FULL COSTING - COSTO PIENO -> associa all’oggetto di calcolo tutti i costi diretti e indiretti. Risultano imputati al prodotto tutti gli elementi di costo dei fattori produttivi serviti ad ottenerlo.

  • costo primo di fabbricazione (MP + MOD + costi diretti di fabbricazione)
  • Costo pieno industriale (costi indiretti di produzione)
  • Costo pieno aziendale (costi amministrativi e generali)

b) DIRECT COSTING - COSTO DIRETTO o VARIABILE -> sono attribuiti al prodotto solo gli elementi di costo classificati come diretti o variabili

  • costo diretto di produzione
  • costo diretto complessivo
  • costo variabile di produzione
  • costo variabile complessivo

Criteri di scelta della configurazione di costo

  • Costo dell’informazione -> direct costing meno costoso perchè il sistema di contabilità è più semplice
  • Struttura dei costi aziendali -> struttura aziendale con maggioranza di costi diretti = direct costing più adatto
  • Oggettività e completezza dell’informazione -> costo diretto oggettivo ma incompleto; costo pieno completo ma meno oggettivo
  • Caratteristiche del processo decisionale -> costo diretto utile a supportare le decisioni operative di BT
  • Grado di complessità strutturale -> costi diretti x azienda piccola
  • Fase del ciclo di vita del prodotto -> configurazione a costo pieno
  • Grado di sfruttamento della capacità produttiva -> costo diretto x capacità produttiva insatura Una METODOLOGIA DI CALCOLO DEI COSTI è il modo attraverso il quale le diverse classi di costo, rilevate per natura dalla Contabilità Generale, vengono aggregate attorno ad un prescelto oggetto finale di calcolo.

Direct Costing

  1. DIRECT COSTING SEMPLICE -> associare all’oggetto di calcolo solo i costi diretti e, quindi, variabili. Questa configurazione va bene per aziende piccole. Ricavi di vendita -> CV -> MdC I livello -> CFS -> MdC II livello -> MdC complessivo -> CF aziendali -> Reddito Operativo
  2. DIRECT COSTING EVOLUTO -> si riconducono alle linee di prodotto anche i costi specifici (MdC II). Dà visibilità su come le linee utilizzano le risorse Ricavi di vendita -> CV -> MdC I livello -> CFS -> MdC II livello -> MdC complessivo -> CFC -> Reddito Operativo

Full Costing

È problematico perchè l’imputazione dei costi indiretti comporta incertezza ed elementi di soggettività. Si privilegia la completezza rispetto all’oggettività. Il costo dipenderà dalla scelta delle basi e varierà a seconda delle scelte. Struttura del full costing:

  • FC SU BASE UNICA -> unico criterio di ripartizione (“coefficiente di ricarico”)
  • FC SU BASE MULTIPLA -> orientamento ai FATTORI PRODUTTIVI -> orientamento FUNZIONALE -> orientamento ai CENTRI DI COSTO -> orientamento alle ATTIVITÀ Full costing a base unica

Funzionamento del full costing a base unica:

  1. Scelta degli elementi di costo, diretti e indiretti, da includere nel calcolo
  2. Individuazione della BASE DI IMPUTAZIONE (solo per i costi indiretti)
  3. Calcolo del COEFFICIENTE UNITARIO
  4. Determinazione della quota di costo da attribuire agli oggetti di calcolo Problema di imputare i costi indiretti -> partire dalla configurazione:
  5. Costo pieno industriale
  6. Costo pieno aziendale

Scelta della base di ripartizione

Identificare correttamente la base di imputazione dei costi indiretti è un punto cruciale della metodologia full costing su base unica; eventuali errori si ripercuoteranno in maniera determinante sull’attendibilità delle informazioni di costo prodotte. La base di imputazione dovrà essere scelta in maniera tale da esprimere il più compiutamente possibile la relazione esistente fra le risorse indirette consumate (da cui originano i relativi costi) e i prescelti oggetti di calcolo.

Tassonomia delle basi di imputazione

BASI QUANTITATIVE
  • ore MOD consumate
  • Ore macchina consumate BASI A VALORE
  • costo MOD
  • Costo materiali
  • Costo primo
VANTAGGI
  • estrema semplicità di comprensione, realizzazione e gestione del sistema informativo-contabile.
  • Ridotti costi di strutturazione e di funzionamento.
SVANTAGGI
  • difficile definire un’unica base di ripartizione realmente evocativa dell’assorbimento delle risorse indirette da parte degli OFC.

Per i costi indiretti comuni l’attribuzione deve avvenire attraverso le basi. Procedimento:

  1. Trovare una BASE DI RIPARTIZIONE
  2. Attribuire i costi dei cdc all’oggetto finale di calcolo

3. FASE DI ALLOCAZIONE

Capire come passare dai costi assegnati ai vari cdc a costi assegnati agli oggetti finali di calcolo -> studiare in via preliminare le attività svolte dai diversi cdc e distinguere quali sono quei cdc che lavorano direttamente a favore dell’oggetto di calcolo del prodotto. CENTRO DI COSTO FINALE = cdc che svolge attività direttamente riferite all’oggetto fine di calcolo dei cdc intermedi. CENTRO DI COSTO INTERMEDI = cdc che svolgono attività che sono di supporto rispetto ad altri cdc che utilizzano i loro servizi. -> I cdc produttivi sono sempre cdc finali -> i cdc ausiliari sono sempre cdc intermedi -> i cdc di struttura dipendono dalla tipologia di attività svolte in prevalenza dai cdc

Processo di progressiva chiusura dei costi dei cdc intermedi sugli utenti:

  • si distingue tra cdc intermedi e cdc finali
  • Si vanno a svuotare progressivamente i cdc intermedi sui cdc finali -> questo processo di svuotamento degli intermedi sugli utenti lo si fa fino a quando si arriva al punto in cui tutti i cdc intermedi sono svuotati, chiusi contabilmente e tutti i costi sono solo assegnati e inclusi nei cdc finali. Bisogna prendere decisioni in merito a:
  • SEQUENZA DI CHIUSURA
  • SCELTA DELLA BASE DI RIPARTIZIONE

Sequenza di chiusura

  1. ALLOCAZIONE DIRETTA -> si allocano i costi dei cdc intermedi solo ed esclusivamente sui cdc finali, cioè stiamo assumendo che i cdc intermedi lavorino solo per i cdc finali (limite). La sequenza è indifferente perchè stiamo ignorando la possibilità che ci siano delle relazioni di servizio fra i cdc intermedi = non valorizziamo quelle attività di servizio fra i cdc intermedi.
  2. ALLOCAZIONE A CASCATA -> si valorizzano, anche se in una sola direzione, i servizi tra cdc intermedi. Si procede a chiudere un cdc alla volta andando a svuotare i costi di quelli intermedi su tutti gli altri intermedi e anche i finali per i quali per cdc lavora. Si parte ad allocare per primo il cdc intermedio che lavora per il maggior numero di altri cdc.
  3. ALLOCAZIONE RECIPROCA -> non c’è una sequenza perchè l’allocazione avviene contestualmente = si valorizzano contestualmente tutte le relazioni di servizio fra i cdc intermedi. È il metodo più complesso di tutti, ma è anche quello che restituisce l’informazione di costo più veritiera perchè più vicina a come effettivamente i costi si generano in azienda.

Scelta della base di allocazione

1. Indicatori di impiego

  • misurano espressamente come i cdc utenti finali impiegano i servizi del cdc intermedio.
  • Opportuno quando la struttura dei costi del cdc intermedio è prevalentemente variabile -> l’indicatore di impiego misura quanto lavora il cdc intermedio a favore dei cdc utenti.

2. Indicatori di attività

  • misurano quanto lavorano i reparti produttivi -> associo maggiori costi del cdc intermedio a quel cdc utente che lavora di più
  • È un parametro espressivo del livello di attività svolto dal cdc finale/utente.
  • Se i costi dipendono dal dimensionamento della capacità produttiva del cdc intermedio (costi fissi) è opportuno usare un indicatore di attività
  • Usare un indicatore che rappresenti l’assorbimento di cp da parte dei cdc utenti -> assorbimento rappresentato dai livelli di attività del cdc utente.

3. Indicatori di capacità

  • misura la CP di cui il cdc intermedio si deve dotare per soddisfare la domanda di servizio da parte dei cdc utenti.
  • Maggiore è la cp del cdc utente, maggiore è la cp di cui l’intermedio si dovrà dotare per soddisfare la domanda da parte dei cdc utenti. Terza dimensione:
  • VALORI STANDARD = valori previsti nel budget -> danno maggiore stabilità e meno problemi contro l’esecutivo
  • VALORI CONSUNTIVI = livelli di attività effettivamente svolti dai cdc utenti, livelli di impiego effettivamente utilizzati dai cdc intermedi. È più opportuno calcolare i coefficienti di allocazione sulla base dei valori standard -> con i valori consuntivi c’è un problema in termini di controllo esecutivo e in termini di violazione del diritto di controllo esecutivo -> si viola il principio di controllabilità.

4. FASE DI IMPUTAZIONE

  • Fase finale del processo -> imputazione ai prodotti/servizi dei costi diretti e indiretti aggregati nei cdc finali.
  • Utilizzare una base di imputazione il più possibile rappresentativa di come il cdc finale lavori per i diversi OFC
  • Individuazione della base di imputazione più espressiva della relazione intercorrente tra centro finale e prodotto
  • Definizione delle caratteristiche del processo di imputazione in funzione della tipologia di PROCESSO PRODUTTIVO AZIENDALE:
  1. PRODUZIONE SU COMMESSA -> costi per commessa
  2. PRODUZIONE A FLUSSO INTERMITTENTE (A LOTTI) -> costi per operazioni
  3. PRODUZIONE A FLUSSO CONTINUO -> costi per processo