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Appunti I modulo di filosofia morale
Tipologia: Appunti
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Apologia di Socrate: dialogo giovanile in cui si racconta il processo che condanna a morte Socrate [non scrisse nulla + e il protagonista di molti dialoghi platonici]. Socrate espone la sua concezione della vita che merita di essere vissuta → etica = modo di vivere. Per Socrate: etica = modo di vivere (bios) e modo di vivere filosofico.
filosofando = ha una modalità d'esistenza basata sull'interrogazione → questa e una vita etica, la vita migliore. La vita etica si fonda sulla giustizia, che e ciò di cui ci si prende cura ma che e anche la modalità stessa del prendersi cura di se: prendersi cura di se significa essere giusti. La vita fondata sulla giustizia rende felici perché ci consente di conseguire i veri beni e non quelli apparenti + “a un uomo buono non può capitare nessun male”>> se la morte e il risultato dell'aver seguito la vita giusta allora lasciare la vita e anch'esso un bene. La vita dedita a procurasi i beni e rivolta all'esterno [a ciò che riusciamo a prenderci dl mondo] mentre la vita etica socratica e rivolta verso l'interno [a ciò che riusciamo a fare di noi stessi]. 3 Modelli di virtù/vita etica:
l'equilibrio tra le parti dell'anima e garantisce che ciascuna svolga il suo ruolo. Virtù = vivere felici = armonia e ordine delle 3 parti dell'anima>> i vizi ci rendono infelici E solo se a dominare e la parte razionale dell'anima, e quindi la virtù, saremo felici. Non si tratta di un modo di vita che esclude i piaceri e i beni delle altre parti dell'anima ma che li guida e li governa. 2 modi di vivere felice [aka vita virtuosa]:
Mito della caverna (libro VII della Repubblica )>> il Bene e la prospettiva dalla quale considerare le cose del mondo nella giusta luce, e come il sole e richiede un movimento da parte nostra [cfr. i prigionieri nella caverna]. Platone rivede la classifica delle conoscenze (V-VII libri):
Una delle questioni principali della meta-etica è l'oggetto stesso di questa trattazione: esistono delle verità morali? quali sono le condizioni che rendono la giustizia giusta? i valori si possono definire oggettivi oppure sono soggettivi/collettivi? oggettivismo morale = convinzione che esistano delle proprietà morali oggettive quindi i giudizi morali possano essere veri o falsi in modo oggettivo.
una proprietà è oggettiva se esiste indipendentemente da ciò che noi pensiamo. un sistema è oggettivo se ammette che nel suo ambito siano formulati giudizi di valore che siano veri o falsi in modo oggettivo/universalmente validi. soggettivismo/relativismo morale = convinzione che i giudizi morali dipendano da standard di tipo locale, individuale, relativi sul piano soggettivo, sociale e culturale> valori locali non validi universalmente una proprietà è soggettiva se dipende da ciò che pensiamo. un sistema è soggettivo se non ammette che nel suo ambito vengano formulati giudizi veri o falsi di carattere particolare Platone crede che esista il valore Giustizia, un criterio universale e sempre valido che esiste oggettivamente, e se qualcuno non lo conosce il problema e del soggetto che non conosce. IL DIALOGO “L'Eutifrone” e uno dei primi dialoghi di P. e prende il nome da uno dei 2 protagonisti. E' un nome parlante (“uno che pensa bene”>> euti = diritto + frone = pensare >> caso di ironia Platonica). Trama: Il dialogo si svolge nell'agorà di Atene; Socrate viene accusato di empietà da 3 giovani ateniesi, al contrario E. e li per accusare il padre di omicidio [l'omicidio e un reato + rilascia un miasma che contamina chi sta torno al colpevole (legge e religione)]. Eutifrone si trova nella condizione in cui la fonte della contaminazione e il padre (caso di dolo eventuale >> commettere un reato senza volerlo): il padre non si ritiene colpevole e accusa il figlio di empietà, il quale si dichiara un esperto di santità>> scatenando la domanda “che cos'è?" “ ti estì?” che cos’è il santo? Cosa rende giusto cosa è giusto? Cerca una definizione = Socrate cerca non una def. nominale (spiegazione del significato di un
come mutevole [tutto cambia continuamente]; non possiamo conoscere ciò che cambia continuamente quindi se la conoscenza e possibile deve esistere qualcosa che sta al di la e sta fermo. Platone e il primo a distinguere tra mondo sensibile e mondo delle idee:
metafora concettuale/cognitiva della visione Sono standard normativi. L’essenza è il migliore esempio di quella cosa. Le Forme sono la causa degli enti sensibili e sono oggetto di conoscenza. conoscendo le cose sappiamo com’è quella cosa e come dovrebbe essere >> i disvalori manifestano un’assenza di essenza, sono carenti di (non esiste l’idea dell’empio). Se in circostanze diverse la stessa azione cambia dall’essere giusta all’essere ingiusta (restituire un’arma a un amico che quando ce l’ha data era sano di mente ma ora non lo è più, Cefalo Repubblica ) non può essere presa in considerazione nel tentativo di trovare una definizione universale. La medesima cosa non può essere allo stesso tempo giusta o ingiusta o variare nel tempo>> bisogna spostarsi a un livello che vada oltre la molteplicità delle cose. 3 ASSUNTI DELL'EUTIFRONE:
ogni ente ha proprietà che lo rendono tali >> le cose sante hanno le proprietà che ci permettono di definirle tali. Tutte appartengono a un genere
Il coraggio non dipende dalle altre parti della virtù. Socrate chiede a Protagora che cos' e il coraggio: e una forma di audacia Ma se e vero che
sopraffatto dal bene (piacere)]. └ A questo punto entra in crisi l'intellettualismo etico: la tesi 1 viene riscritta alla luce dell'elemento temporale>> l'uomo fa il male che e il male perché e sopraffatto dal piacere =”una ragionamento da ridere”. L'unico modo per dare senso a questa tesi e: “...lo fa ugualmente perché sopraffatto dal bene (picare) che non merita di vincere” e un piacere che tenderà nel tempo a produrre un dispiacere più grande>> lo risolvi quantitativamente. Formulazione definitiva: l'essere umano agisce male in quanto opta per un piacere che non merita di vincere perché crea un dispiacere più grande. Assume un ruolo centrale non l'opposizione tra bene e piacere ma tra la misura del piacere e del dispiacere. Noi agiamo male quando ci sbagliamo non quando entriamo in contrasto tra ciò che vogliamo e ciò che sappiamo. Il nucleo centrale dell'intellettualismo etico e che chi agisce male e ignorante (sbaglia qualcosa). Come per lo spazio (cosa vicina + grande, cosa lontana + piccola) = un piacere piccolo e vicino sembra più grande. Ai fini dell'agire morale e necessaria un' arte della misura>> “l’arte della misura, togliendo ogni efficacia a tale illusione [phàntasma] e rivelando la verità, farebbe sì che l’anima riposando su di essa fosse tranquilla, e, in tal modo, salverebbe la vita”. Quest'arte della misura deve essere scientifica: bisogna essere bravi a misurare oggettivamente i piaceri e i dispiaceri. Il modo migliore per spiegare il fenomeno dell'essere dominato dalle passioni e l'ignoranza (“avere una falsa opinione e ingannarsi sulle cose di grande valore”). RAPPORTO TRA CORAGGIO E VITU` Nel coraggio c' e un elemento valutativo (non c'e incoscienza, devi essere audace rispetto a cose che lo meritano). Come distinguiamo il coraggioso dal vile? La tesi 1 (il coraggio e indipendente dalle altre virtù) risulta quindi falsa in virtù dell'intellettualismo etico. L'incoscienza non e coraggio ma ignoranza (non ha coscienza di ciò che e bene e male). Non è vero che il coraggio è una parte isolata della virtù. Esistono persone incoscienti, ma l’incoscienza non è coraggio. Il coraggio è sempre un ardire buono e bello: la vigliaccheria è ignoranza delle cose da temere e di quelle da non temere. Conclusione: l’idea originaria di Protagora, ossia che vi siano uomini coraggiosissimi e ignorantissimi, è impossibile. PROBLEMI
perché e maggiore del fattore rischio.
punti di vista generali, che sono essi stessi determinati da delle passioni [sentimenti che correggono sentimenti]. Credenze [che ci consentono di vivere nel mondo comune] =
consideriamo gli esseri umani come individui isolati. Non dobbiamo cercare al di la degli esseri umani, inseriti nelle loro forme di vita associate, per trovare i fondamenti delle loro attività intellettuali; tali attività non sussistono in modo indipendente e isolato dalla complessa rete di rapporti e collegamenti che caratterizzano gli esseri umani e che ci consentono di sentire e di pensare a noi stessi come persone singole. Hume e un sentimentalista: critica le concezioni che attribuiscono alla ragione il principio fondamentale della vita morale. Hume recluta un vasto numero di passioni per fondare la morale attraverso le quali colloca la morale nella vita quotidiana [convive una propensione a mettere prima se stessi e una generosità]. Hume valorizza la propensione verso se stessi sia come amore per la propria conservazione sia come orgoglio delle proprie virtù>> possiamo sviluppare una personalità morale proprio perché esponiamo noi stessi all'osservazione a alla critica simpatetica nelle condizioni di una società guidata da regole generali. Ruolo dell'orgoglio come fattore funzionale alla formazione di un carattere virtuoso. Orgoglio = stima di se in quanto possediamo quel tipo di valore che e apprezzato moralmente nel contesto di un confronto simpatetico. Il ruolo dell'orgoglio assume significato all'interno di una concezione della morale in cui il piacere [apprezzamento verso gli altri ma anche verso se stessi>> il valore merita di essere apprezzato] amplifica la virtù [cfr. Aristotele] + critica alla concezione cristiana che ci insegna a essere umili e dissimulare la stima di se. Simpatia = meccanismo neutrale di trasmissione dei sentimenti; attraverso questa entriamo nelle circostanze altrui come gli altri entrano nelle nostre. Sentimento riflessivo = risponde ai motivi che la simpatia ci ha permesso di provare → fondamento dell'approvazione morale. I motivi virtuosi producono in noi un certo piacere [ricaviamo piacere alla vista di un carattere naturalmente adatto a essere utile a se stesso e agli altri]. Il sentimento riflessivo non e rivolto a una singola azione ma a tratti consolidati e durevoli del carattere. Ciò che approviamo e il carattere; non considerando le azioni come oggetto di approvazione>> rompe con la tradizione che pone la morale nella legge [contrattualismo].
Vuole dimostrare che la ragione e impotente, [usa i termini intelletto e ragione per indicare la stessa cosa]. Due funzioni dell'intelletto: