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APPUNTI MORALE, I MODULO, Appunti di Filosofia morale

Appunti I modulo di filosofia morale

Tipologia: Appunti

2021/2022

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PLATONE
Apologia di Socrate: dialogo giovanile in cui si racconta il processo che condanna a morte
Socrate [non scrisse nulla + e il protagonista di molti dialoghi platonici].
Socrate espone la sua concezione della vita che merita di essere vissuta → etica = modo di
vivere. Per Socrate: etica = modo di vivere (bios) e modo di vivere filosofico.
1. non ha una sfera peculiare [≠ estetica/logica] ma riguarda l'intero modo di vivere
2. non riguarda aspetti determinati della vita pratica ma l'intera vita
Modo di vivere filosofico = prendersi cura di se, della propria anima → anima = modo di
vivere. Occuparsi della propria anima = preoccuparsi che sia giusta e non sia dedita alla
ricerca di beni>> occuparsi di ciò che riteniamo valga la pena essere perseguito [i nostri
obiettivi e interessi modellano la nostra vita].
E un'occupazione controcorrente: [contrasto] Socrate accetta le leggi di Atene [accetta il
processo pur ritenendolo ingiusto] , che rappresentano una dimensione etica che regola la
vita di tutti i cittadini, MA delinea un modello di vita che sovverte la vita condotta dagli
ateniesi.
└ Gli ateniesi sono delle persone che dormono ma non sono consapevoli di dormire; non
riescono da soli a rendersi conto che si devono occupare di se stessi [svegliarsi] e quindi
necessario un pungolo [Socrate] che li spinga a interrogarsi, a provare interesse per la loro
anima>> la vita etica non e guidata da dottrine [da certe concezioni del bene] e una vita di
interrogazione e ricerca.
Prendersi cura di se = rendersi conto che la vita che si conduce e inconsapevole>>
CONTRASTO CRITICO CON LA CITTA` E LA SUA DIMENSIONE ETICA.
Trama: Cherefonte chiede alla Pizia se c'era qualcuno di più sapiente di Socrate ed ella gli
confermo che nessuno lo era. Socrate allora si propone di mettere alla prova l'oracolo e
comincio a interrogare persone ritenute sapienti:
1. politici>> ne Socrate ne un politico sanno “niente di buono ne di bello; ma costui era
convinto di sapere, mentre non sapeva, e invece io, come non sapevo, cosi neppure
cedevo di sapere”
2. poeti>> “non per sapienza componevano le cose che componevano, ma per una certa
dote di natura e perché erano ispirati da un dio”
3. artigiani>> conoscono la loro arte, ma da ciò ricavano l'impressione di conoscere di
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Nucleo di sapere ricavato come modalità di interrogazione e non come dottrina. Socrate vive
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PLATONE

Apologia di Socrate: dialogo giovanile in cui si racconta il processo che condanna a morte Socrate [non scrisse nulla + e il protagonista di molti dialoghi platonici]. Socrate espone la sua concezione della vita che merita di essere vissuta → etica = modo di vivere. Per Socrate: etica = modo di vivere (bios) e modo di vivere filosofico.

  1. non ha una sfera peculiare [≠ estetica/logica] ma riguarda l'intero modo di vivere
  2. non riguarda aspetti determinati della vita pratica ma l'intera vita Modo di vivere filosofico = prendersi cura di se, della propria anima → anima = modo di vivere. Occuparsi della propria anima = preoccuparsi che sia giusta e non sia dedita alla ricerca di beni>> occuparsi di ciò che riteniamo valga la pena essere perseguito [i nostri obiettivi e interessi modellano la nostra vita]. E un'occupazione controcorrente: [contrasto] Socrate accetta le leggi di Atene [accetta il processo pur ritenendolo ingiusto] , che rappresentano una dimensione etica che regola la vita di tutti i cittadini, MA delinea un modello di vita che sovverte la vita condotta dagli ateniesi. └ Gli ateniesi sono delle persone che dormono ma non sono consapevoli di dormire; non riescono da soli a rendersi conto che si devono occupare di se stessi [svegliarsi] e quindi necessario un pungolo [Socrate] che li spinga a interrogarsi, a provare interesse per la loro anima>> la vita etica non e guidata da dottrine [da certe concezioni del bene] e una vita di interrogazione e ricerca. Prendersi cura di se = rendersi conto che la vita che si conduce e inconsapevole>> CONTRASTO CRITICO CON LA CITTA` E LA SUA DIMENSIONE ETICA. Trama: Cherefonte chiede alla Pizia se c'era qualcuno di più sapiente di Socrate ed ella gli confermo che nessuno lo era. Socrate allora si propone di mettere alla prova l'oracolo e comincio a interrogare persone ritenute sapienti:
  3. politici>> ne Socrate ne un politico sanno “niente di buono ne di bello; ma costui era convinto di sapere, mentre non sapeva, e invece io, come non sapevo, cosi neppure cedevo di sapere”
  4. poeti>> “non per sapienza componevano le cose che componevano, ma per una certa dote di natura e perché erano ispirati da un dio”
  5. artigiani>> conoscono la loro arte, ma da ciò ricavano l'impressione di conoscere di più Nucleo di sapere ricavato come modalità di interrogazione e non come dottrina. Socrate vive

filosofando = ha una modalità d'esistenza basata sull'interrogazione → questa e una vita etica, la vita migliore. La vita etica si fonda sulla giustizia, che e ciò di cui ci si prende cura ma che e anche la modalità stessa del prendersi cura di se: prendersi cura di se significa essere giusti. La vita fondata sulla giustizia rende felici perché ci consente di conseguire i veri beni e non quelli apparenti + “a un uomo buono non può capitare nessun male”>> se la morte e il risultato dell'aver seguito la vita giusta allora lasciare la vita e anch'esso un bene. La vita dedita a procurasi i beni e rivolta all'esterno [a ciò che riusciamo a prenderci dl mondo] mentre la vita etica socratica e rivolta verso l'interno [a ciò che riusciamo a fare di noi stessi]. 3 Modelli di virtù/vita etica:

  1. elaborazione della vita etica alla luce della felicita a cui essa consente di accedere
  2. elaborazione della vita etica alla luce della vicenda ultraterrena dell'anima
  3. la vita etica e quella che ci consente di operare una conversione e il Bene appare nella sua dimensione verticale che trasforma radicalmente ogni cosa [≠ la vita etica messa in collegamento con ciò che riusciamo a fare di noi stessi] VIRTU E FELICITA Gorgia : Callicle, un sofista, sostiene che la giustizia e le leggi che la fanno rispettare sono fatte dai deboli allo scopo di imbrigliare le volontà dei forti; ciò che e considerato virtù e solo una limitazione alla realizzazione dei loro desideri>> rovesciamento del significato di giustizia. La giustizia secondo natura sostiene che e ingiusto frustrare i propri desideri per onorare quella che e considerata giustizia; ciò che la legge considera giustizia e in verità subire ingiustizia. Dal punto di vista individuale limitare i propri desideri appare irragionevole → sfida all'etica. Risposta di Platone: la vita virtuosa e quella che realizza il bene dell'individuo, vale a dire la sua felicita ( eudaimonia )>> e quindi desiderabile [facciamo qualcosa perché ci rende felici]. Perseguire i propri piaceri, e quindi la propria felicita, e complesso: ci sono piaceri buoni (utili alla salute) e piaceri cattivi (tolgono salute e forza al corpo). Non ricerchiamo quindi il piacere in quanto tale, ma il bene = può essere un piacere buono. Per capire qual'e il bene umano serve conoscenza. └ ci sono delle attività [arti = tekhne ] in cui tutti riconoscono che ci sono dei beni e che vi e una conoscenza tecnica che consente di individuarli. Tipi di arti:
  4. agricoli, allevatori, artigiani

l'equilibrio tra le parti dell'anima e garantisce che ciascuna svolga il suo ruolo. Virtù = vivere felici = armonia e ordine delle 3 parti dell'anima>> i vizi ci rendono infelici E solo se a dominare e la parte razionale dell'anima, e quindi la virtù, saremo felici. Non si tratta di un modo di vita che esclude i piaceri e i beni delle altre parti dell'anima ma che li guida e li governa. 2 modi di vivere felice [aka vita virtuosa]:

  1. armonia delle parti dell'anima + collaborazione delle virtù
  2. assolvere alla funzione propria dell'anima secondo virtù, che e la vita Platone non sta fondando la vita virtuosa su base indipendente, intesa come qualcosa che può essere compreso separatamente da ciò che significa condurre una vita etica: vivere in modo armonico e ordinato = nel modo caratteristico alla propria funzione>> tema dell'arte/competenza └ la vita stessa e la funzione caratteristica dell'anima→ il concetto di funzione conduce al confronto con le arti: nei campi in cui e coinvolta una competenza c'e un'arte>> la virtù per Platone e un'arte. LA VIRTU E LA VITA ULTRATERRENA Questo secondo modello viene delineato nel Fedone , nella Repubblica, nel Teeteto e nel Gorgia e sviluppa l'idea socratica [esposta nell' Apologia ] del prendersi cura di se = vita filosofica come un'attività che ci configura complessivamente e che quindi non ha mai fine. MA e allo stesso tempo una svalutazione del modo di vivere etico: le virtù non indicano più un equilibrio e una perfezione nel modo di vivere ma una modalità con cui accedere a una katharsi [purificazione]. Scrive nel Fedone : se nella vita ci siamo preparati a morire, al momento della morte l'anima liberata dal corpo può aspettarsi una lunga vita felice nel mondo ultraterreno>> “i veri filosofi si esercitano a morire”. Quindi il lavoro etico e continuo, si conclude solo con la morte. La ricompensa [e il perfezionamento ultimo della vita etica, possibile solo nella vita ultraterrena] della vita etica e spostata nell'aldilà: l'anima nel Fedone non indica il modo di vivere appropriato ma ciò che permane dopo che siamo morti. La vita ultraterrena ci consente di vedere l'anima in condizioni ideali [ Repubblica ] e di giudicare non solo la condizione ideale ma anche quella imperfetta che ci caratterizza. La vita che conduciamo qui imprime all'anima segni che per essere visti hanno bisogno della ragione [si possono vedere solo quando l'anima si spoglia del corpo dopo la morte] [ Gorgia ].

LA VIRTU E IL BENE

Mito della caverna (libro VII della Repubblica )>> il Bene e la prospettiva dalla quale considerare le cose del mondo nella giusta luce, e come il sole e richiede un movimento da parte nostra [cfr. i prigionieri nella caverna]. Platone rivede la classifica delle conoscenze (V-VII libri):

  1. sapere noetico, contemplazione dell'idea in se
  2. sapere dia-noetico, della matematica e della geometria
  3. doxa, la credenza, l'immaginazione degli artisti La conoscenza caratteristica delle arti [quindi anche dell'arte della vita] non e episteme ma doxa → le arti non sono utili come modelli di conoscenza morale; non si tratta di acquisire una competenza e metterla in pratica con l'esercizio. Per “mettere fuori la testa dal mondo del divenire” e quindi arrivare all'idea di Bene sono necessarie attività intellettuali come la matematica [che svolge un ruolo intermedio] e la dialettica>> la forma di conoscenza più alta e procede togliendo le ipotesi fino a raggiungere il principio in quanto tale. Virtù del corpo = non preesistono al corpo ma vi vengono in seguito infuse attraverso l'abitudine e l'esercizio. Virtù dell'intellezione = non si possono conquistare tramite l'esercizio perché preesistono; sono un collegamento con il divino che e possibile attivare riorientando l'anima fino a farla pervenire alla contemplazione del Bene. Pericoli della dialettica: e un lavoro che ha bisogno di esperienza ed e quindi assegnato ai filosofi-guardiani di 50 anni + l'intelligenza che ci mette in collegamento con il divino può essere utile quanto malvagia. La vita etica non e più un modo di vivere armonico e giusto ma e l'idea di una connessione con un mondo altro [Bene e uomo sono su piani separati], la cui visione incenerisce la visione che abbiamo di questo mondo. Il Bene rende piena e completa la vita dell'altro e il senso del compimento viene dal di fuori. Simposio : riprende il modello della vita etica concepita come il tendere verso un mondo altro MA il motore del perfezionamento e l'amore. Anche nel Simposio [come nella Repubblica] la meta finale e la contemplazione del Bello/Bene ma il modo in cui ci arriviamo rende conto del mondo del divenire. Bello = il bello dei corpi e l'attrazione verso corpi belli e` l'amore degli uomini per i ragazzi. Fedro e Pausania: la pedagogia filtra il mero interesse sessuale per i ragazzi, andando oltre la bellezza e occupandosi delle loro anime → situazione in cui l'amante e saggio e possiede le
  1. non c'e una distinzione/contrasto tra la sfera dell'altruismo e dell'egoismo La vita etica consiste nella realizzazione piena di se che ci rende felici [tale realizzazione non e contrapposta alla vita rivolta agli altri]. La vita felice = vita delle virtù che regolano una vita giusta nei confronti degli altri [preferiamo subire ingiustizia che commetterla]. Contrappone 2 stili di vita: la vita dedita alla ricerca dei piaceri e quella alla ricerca delle virtù. La prima vita non delinea qualcuno di egoista ma qualcuno che va alla ricerca di piaceri solo apparenti.
  2. non c'e distinzione tra la sfera etica e le altra “branche” della filosofia [es. estetica] La vita etica e un modo di vivere in cui l'individuo umano si realizza pienamente e questo merita un'ammirazione che chiameremo estetica: ammiriamo la bellezza di quel tipo di vita. La bellezza e legata a nozioni di ordine e armonia che fanno parte del concetto di virtù + la bellezza dei corpi etc conduce alla bellezza dell'anima e quindi all'idea di Bene. NB: Platone e sospettoso nei confronti delle arti e preferisce una bellezza che non ci arrivi dalla rappresentazione artistica. └ MORALISMO PLATONICO = la vita virtuosa non può ammettere alcuno spazio all'interesse e al godimento che non siano governati dalla virtù.
  3. contrasto/relazione complicata con la religione Nell'Eutifrone sostiene che una cosa e amata dagli dei perché e santa, non e santa perché e amata dagli dei>> gli dei non determinano la santità delle cose. Platone rivede la religione tradizionale per fare in modo che la santità non entri in contrasto con la vita etica e che la divinità non sia in contraddizione con la ricerca della virtù [+ critica a Omero anche alla luce della diffidenza nei confronti dei poeti]. La santità e le divinità collaborano con le idee proprie della vita etica. Ambiti della vita a cui la vita etica si rivolge: La vita etica governa ogni ambito dell'esistenza, quello personale, l'amministrazione della casa, la politica, il culto; e il modo migliore di condurre la propria vita e in quanto tale ne governa ogni ambito. La vita etica e un modo di condursi che in condizioni ideali [come quelle descritte nella Repubblica] si applica a ogni campo della vita sociale e personale ma che in condizioni meno propizie [come ricordato nell'Epistola VII] e definita innanzitutto dal fatto di occuparsi di se, del proprio modo di vivere e della propria anima. Il lavoro etico su di se ha bisogno di una guida [pungolo di Socrate]: la virtù e una scienza ed ha quindi bisogno di essere insegnata>> ha bisogno di un dialogo [per pochi: non e la persuasione operata dai sofisti]. Per questo si distingue dalla vita politica.

IL DILEMMA DI EUTIFRONE, L'OGGETTIVISMO ETICO

Una delle questioni principali della meta-etica è l'oggetto stesso di questa trattazione: esistono delle verità morali? quali sono le condizioni che rendono la giustizia giusta? i valori si possono definire oggettivi oppure sono soggettivi/collettivi? oggettivismo morale = convinzione che esistano delle proprietà morali oggettive quindi i giudizi morali possano essere veri o falsi in modo oggettivo.

una proprietà è oggettiva se esiste indipendentemente da ciò che noi pensiamo. un sistema è oggettivo se ammette che nel suo ambito siano formulati giudizi di valore che siano veri o falsi in modo oggettivo/universalmente validi. soggettivismo/relativismo morale = convinzione che i giudizi morali dipendano da standard di tipo locale, individuale, relativi sul piano soggettivo, sociale e culturale> valori locali non validi universalmente una proprietà è soggettiva se dipende da ciò che pensiamo. un sistema è soggettivo se non ammette che nel suo ambito vengano formulati giudizi veri o falsi di carattere particolare Platone crede che esista il valore Giustizia, un criterio universale e sempre valido che esiste oggettivamente, e se qualcuno non lo conosce il problema e del soggetto che non conosce. IL DIALOGO “L'Eutifrone” e uno dei primi dialoghi di P. e prende il nome da uno dei 2 protagonisti. E' un nome parlante (“uno che pensa bene”>> euti = diritto + frone = pensare >> caso di ironia Platonica). Trama: Il dialogo si svolge nell'agorà di Atene; Socrate viene accusato di empietà da 3 giovani ateniesi, al contrario E. e li per accusare il padre di omicidio [l'omicidio e un reato + rilascia un miasma che contamina chi sta torno al colpevole (legge e religione)]. Eutifrone si trova nella condizione in cui la fonte della contaminazione e il padre (caso di dolo eventuale >> commettere un reato senza volerlo): il padre non si ritiene colpevole e accusa il figlio di empietà, il quale si dichiara un esperto di santità>> scatenando la domanda “che cos'è?" “ ti estì?” che cos’è il santo? Cosa rende giusto cosa è giusto? Cerca una definizione = Socrate cerca non una def. nominale (spiegazione del significato di un

come mutevole [tutto cambia continuamente]; non possiamo conoscere ciò che cambia continuamente quindi se la conoscenza e possibile deve esistere qualcosa che sta al di la e sta fermo. Platone e il primo a distinguere tra mondo sensibile e mondo delle idee:

  • Idee/forme = entità metafisiche, universali (ciò che cose diverse hanno in comune). sono sia oggetto di conoscenza, sia la causa degli enti sensibili.
  • conoscere le forme = scoprire la vera natura delle cose>> ciò che rende le cose quello che sono (non esempi, molteplicità delle cose)
  • la conoscenza dell’essenza possibile! Il mondo è intellegibile. I tre termini usati da Platone (sinonimi)
  • essenza : la vera natura delle cose; insieme di proprietà che rendono un ente ciò che è >> quindi sono cause. Una proprietà/ un insieme di proprietà che lo rendono ciò che e
  • forma : astratte, cioè separate dal mondo sensibile in divenire perché devono essere stabili.
  • idee : le possiamo conoscere intellettualmente

metafora concettuale/cognitiva della visione Sono standard normativi. L’essenza è il migliore esempio di quella cosa. Le Forme sono la causa degli enti sensibili e sono oggetto di conoscenza. conoscendo le cose sappiamo com’è quella cosa e come dovrebbe essere >> i disvalori manifestano un’assenza di essenza, sono carenti di (non esiste l’idea dell’empio). Se in circostanze diverse la stessa azione cambia dall’essere giusta all’essere ingiusta (restituire un’arma a un amico che quando ce l’ha data era sano di mente ma ora non lo è più, Cefalo Repubblica ) non può essere presa in considerazione nel tentativo di trovare una definizione universale. La medesima cosa non può essere allo stesso tempo giusta o ingiusta o variare nel tempo>> bisogna spostarsi a un livello che vada oltre la molteplicità delle cose. 3 ASSUNTI DELL'EUTIFRONE:

  1. “Il santo è identico a se stesso in tutte le azioni e il non santo è il contrario di tutto ciò che è santo” - tautologia (è santo ciò che è santo)>> ogni ente specifico appartiene a un genere.
  2. “Tutte le azioni empie sono empie e tutte le azioni sono sante in virtù di un’idea”

ogni ente ha proprietà che lo rendono tali >> le cose sante hanno le proprietà che ci permettono di definirle tali. Tutte appartengono a un genere

  1. Le proprietà morali esistono in maniera metafisicamente oggettiva, sono indipendenti da ciò che noi pensiamo e il filosofo le può conoscere>> il mondo e intellegibile generi naturali + essenza + intelligibilità del modo (assunti della psicologia del senso comune e della filo di P.) accettare questi 3 assunti significa rifiutare di identificare le qualità morali con esempi specifici → proprietà morali esistono in modo metafisicamente oggettivo e sono indipendenti. Questo crea un forte legame tra metafisica e morale: se le idee sono ideali allora sono qualità positive, le virtù e i valori hanno un'essenza, i disvalori manifestano un'assenza di quest'essenza (etica delle virtù). IL PROTAGORA E L'INTELLETUALISMO ETICO Protagora e un sofista, Platone dedica diversi dialoghi ai sofisti. Socrate difende l'oggettivismo morale mentre i sofisti sono soggettivisti, addirittura relativisti (non esiste un concetto definito di verità ma l'uomo e misura di tutte le cose) + non solo pensano di poter insegnare la virtù ma si fanno pure pagare (fa ironia nel dialogo). Struttura “a quadri” ( frames ): Socrate apre delle nuove questioni e il rapporto tra le varie questioni diventa pienamente comprensibile solo quando l'argomentazione si conclude. La questione principale e il rapporto tra virtù e coraggio (Q1) ma quelle che ci interessano sono:
  2. rapporto tra bene e piacere (Q2)
  3. la forza della conoscenza/ragione a livello morale (Q3)
  4. l'intellettualismo (Q4) PRIMA QUESTIONE: VIRTU E CORAGGIO Virtù: la virtù e formata secondo parti [sapienza, temperanza, coraggio, giustizia e santità]. └ Sono come le varie parti del volto: tutte diverse tra loro e diverse dall'insieme ma parti di un tutto. Protagora precisa che una parte della virtù e diversa (il coraggio): si può dare senza le altre. Argomento: si può essere ignoranti, intemperanti, ingiusti ed empi, e allo stesso tempo essere coraggiosi.

Il coraggio non dipende dalle altre parti della virtù. Socrate chiede a Protagora che cos' e il coraggio: e una forma di audacia Ma se e vero che

sopraffatto dal bene (piacere)]. └ A questo punto entra in crisi l'intellettualismo etico: la tesi 1 viene riscritta alla luce dell'elemento temporale>> l'uomo fa il male che e il male perché e sopraffatto dal piacere =”una ragionamento da ridere”. L'unico modo per dare senso a questa tesi e: “...lo fa ugualmente perché sopraffatto dal bene (picare) che non merita di vincere” e un piacere che tenderà nel tempo a produrre un dispiacere più grande>> lo risolvi quantitativamente. Formulazione definitiva: l'essere umano agisce male in quanto opta per un piacere che non merita di vincere perché crea un dispiacere più grande. Assume un ruolo centrale non l'opposizione tra bene e piacere ma tra la misura del piacere e del dispiacere. Noi agiamo male quando ci sbagliamo non quando entriamo in contrasto tra ciò che vogliamo e ciò che sappiamo. Il nucleo centrale dell'intellettualismo etico e che chi agisce male e ignorante (sbaglia qualcosa). Come per lo spazio (cosa vicina + grande, cosa lontana + piccola) = un piacere piccolo e vicino sembra più grande. Ai fini dell'agire morale e necessaria un' arte della misura>> “l’arte della misura, togliendo ogni efficacia a tale illusione [phàntasma] e rivelando la verità, farebbe sì che l’anima riposando su di essa fosse tranquilla, e, in tal modo, salverebbe la vita”. Quest'arte della misura deve essere scientifica: bisogna essere bravi a misurare oggettivamente i piaceri e i dispiaceri. Il modo migliore per spiegare il fenomeno dell'essere dominato dalle passioni e l'ignoranza (“avere una falsa opinione e ingannarsi sulle cose di grande valore”). RAPPORTO TRA CORAGGIO E VITU` Nel coraggio c' e un elemento valutativo (non c'e incoscienza, devi essere audace rispetto a cose che lo meritano). Come distinguiamo il coraggioso dal vile? La tesi 1 (il coraggio e indipendente dalle altre virtù) risulta quindi falsa in virtù dell'intellettualismo etico. L'incoscienza non e coraggio ma ignoranza (non ha coscienza di ciò che e bene e male). Non è vero che il coraggio è una parte isolata della virtù. Esistono persone incoscienti, ma l’incoscienza non è coraggio. Il coraggio è sempre un ardire buono e bello: la vigliaccheria è ignoranza delle cose da temere e di quelle da non temere. Conclusione: l’idea originaria di Protagora, ossia che vi siano uomini coraggiosissimi e ignorantissimi, è impossibile. PROBLEMI

  1. elemento temporale= non e necessariamente e solo deformante. Il tempo comporta una crescita del rischio. Talvolta e razionale scegliere un piacere più piccolo oggi

perché e maggiore del fattore rischio.

  1. La differenza tra piaceri considerata solo in termini quantitativi ma talvolta i piaceri si possono misurare anche qualitativamente. >> Mill
  2. Da dove viene la forza della scienza/ragione? La ragione dispone di una forza propria? Oppure deve sempre appoggiarsi alle passioni? Hume e Kant che danno risposte opposte HUME E un empirista scozzese e la sua riflessione si inserisce nel clima della modernità commerciale e civilizzata. “Trattato sulla natura umana”: “i principi primi sono fondati sull'immaginazione e i sensi: perciò nessuna conclusione potrà oltrepassare, e tantomeno contraddire queste facoltà” → analisi dei limiti della mente umana. I sensi ci comunicano impressioni di sensazioni che danno origine alla vita mentale; le impressioni, una volta fatta la loro comparsa nella mente, vi rimangono con la memoria o possono essere suscitate in altro modo nella forma di idee = copie sbiadite delle impressioni originarie. Le idee e le impressioni possono combinarsi tra di loro e diventare complesse. Tutto parte dall’esperienza e la mente, attraverso le sue operazioni interne, va aldilà della sensazione presente con l’immaginazione, che opera separando e unendo percezioni spinta in questo soprattutto dall’abitudine [crea degli schemi]. Il presentarsi di un’idea ne suscita altre sulla base di un’associazione prodotta dall’abitudine dell’aver osservato il ripetersi di certe percezioni. L’abitudine = modo in cui nella mente si creano delle tracce, dei solchi che rendono agevole a una percezione suscitarne un’altra. 3 principi fondamentali con i quali l’immaginazione associa le idee:
  3. la rassomiglianza (il meccanismo che spiega l’associazione delle impressioni)
  4. la contiguità (vicinanza nello spazio e nel tempo)
  5. la causalità La causalità è la sola che possa spiegare spingersi aldilà dei sensi ed informarci dell’esistenza di oggetti che non vediamo ne sentiamo MA la causalità stessa va spiegata sulla base di principi più semplici → il congiungimento costante di due oggetti (di cui ci recano azione

punti di vista generali, che sono essi stessi determinati da delle passioni [sentimenti che correggono sentimenti]. Credenze [che ci consentono di vivere nel mondo comune] =

  1. causalità
  2. esistenza di un mondo esterno
  3. identità personale nel tempo tali credenze sono false in quanto esito di meccanismi immaginativi fittizi e illusori. Mostra come tali credenze siano naturali e in che senso la filosofia [= lavoro in cui la ragione opera sulle sue stesse facoltà] ne spieghi la genesi. Questo mostra che esse non sono fondate perché non corrispondono a nulla. La ragione mostra che tali credenze sono naturali, delle pulsioni MA nel fare questo le indebolisce, sottraendo loro il fondamento. └ crediamo che ci sia un mondo esterno che non e frutto di un espandersi della mente sul mondo. L'operare della ragione sulle nostre facoltà finisce con il distruggere le basi stesse del ragionamento. Tale distruzione non avviene perché la natura ha la meglio: il ragionamento appare forzato mentre la credenza e fondata su qualcosa di facile e naturale. La ragione ha il merito di dissolvere, grazie alla sua analisi, superstizioni a cui come genere umano siamo portati. Giusto scettico = figura che sa moderare l'uso distruttivo della ragione accompagnandolo alle inclinazioni naturali che essa mette sotto esame solo in alcuni momenti. E importante che la ragione non si rivolga solo verso se stessa e trascuri il mondo fuori. 2 interpretazioni del ruolo dello scetticismo:
  4. Hume e un naturalista per quanto riguarda la vita umana comune ma e uno scettico per quanto riguarda la possibilità di giustificarne i fondamenti. Tutto e ricondotto alla natura umana, a ciò che gli individui fanno in quanto tali e in quanto associati ma la natura umana sembra non bastare; non ce modo di reintrodurre una sicurezza teologica MA rimane vero che le operazioni dell'intelletto sono naturali e quando sono portate a operare su se stesse sono distrutte. Abbiamo bisogno non solo di ciò che ci da la nostra mente [attività intellettuali e pratiche] ma anche di credere in un mondo esterno. La natura umana non ha bisogno di giustificazioni, e la ragione stessa che ce la fa apparire inadeguata; e la sola ragione la fonte dello scetticismo.
  5. l'esito distruttivo della ragione e una possibilità della vita umana: quella del rifiuto del mondo comune e della complessa intelaiatura di ogni individuo. Il potere distruttivo della ragione e all'opera quando essa e lasciata da sola, quando

consideriamo gli esseri umani come individui isolati. Non dobbiamo cercare al di la degli esseri umani, inseriti nelle loro forme di vita associate, per trovare i fondamenti delle loro attività intellettuali; tali attività non sussistono in modo indipendente e isolato dalla complessa rete di rapporti e collegamenti che caratterizzano gli esseri umani e che ci consentono di sentire e di pensare a noi stessi come persone singole. Hume e un sentimentalista: critica le concezioni che attribuiscono alla ragione il principio fondamentale della vita morale. Hume recluta un vasto numero di passioni per fondare la morale attraverso le quali colloca la morale nella vita quotidiana [convive una propensione a mettere prima se stessi e una generosità]. Hume valorizza la propensione verso se stessi sia come amore per la propria conservazione sia come orgoglio delle proprie virtù>> possiamo sviluppare una personalità morale proprio perché esponiamo noi stessi all'osservazione a alla critica simpatetica nelle condizioni di una società guidata da regole generali. Ruolo dell'orgoglio come fattore funzionale alla formazione di un carattere virtuoso. Orgoglio = stima di se in quanto possediamo quel tipo di valore che e apprezzato moralmente nel contesto di un confronto simpatetico. Il ruolo dell'orgoglio assume significato all'interno di una concezione della morale in cui il piacere [apprezzamento verso gli altri ma anche verso se stessi>> il valore merita di essere apprezzato] amplifica la virtù [cfr. Aristotele] + critica alla concezione cristiana che ci insegna a essere umili e dissimulare la stima di se. Simpatia = meccanismo neutrale di trasmissione dei sentimenti; attraverso questa entriamo nelle circostanze altrui come gli altri entrano nelle nostre. Sentimento riflessivo = risponde ai motivi che la simpatia ci ha permesso di provare → fondamento dell'approvazione morale. I motivi virtuosi producono in noi un certo piacere [ricaviamo piacere alla vista di un carattere naturalmente adatto a essere utile a se stesso e agli altri]. Il sentimento riflessivo non e rivolto a una singola azione ma a tratti consolidati e durevoli del carattere. Ciò che approviamo e il carattere; non considerando le azioni come oggetto di approvazione>> rompe con la tradizione che pone la morale nella legge [contrattualismo].

  1. Virtù naturali: sono proprie dei tratti caratteristici della mente umana [sia buone che cattive]
  2. virtù artificiali: dipendono da convenzioni umane [giustizia, le buone maniere, il pudore e la castità (che fino ad allora venivano considerate naturali)] Non sono le passioni a essere virtuose ma l' approvazione riflessiva = meccanismo

Vuole dimostrare che la ragione e impotente, [usa i termini intelletto e ragione per indicare la stessa cosa]. Due funzioni dell'intelletto:

  1. dimostrazione= relazione tra le idee, relativo al mondo delle idee
  2. volizione= scoperta delle relazioni di causa effetto, relativo alla realtà Secondo Hume l'impulso a fare relazioni di causa-effetto non nasce dalla ragione → tutta la lunga catena di previsioni e innescata da dei sentimenti. La ragione non determina direttamente le nostre azioni o volizioni (volontà come atto puro) perché per mettere in moto l'intelletto serve un impulso dato da un sentimento, qualcosa che suscita interesse. La ragione non può nemmeno opporsi alle passioni: l'unico modo per ostacolare un impulso e con un altro impulso MA la ragione non può produrre una passione e non può nemmeno impedire una volizione. Analogamente alle tesi del “Protagora” e improprio parlare di un conflitto tra passioni e ragioni (x Socrate e improprio dire che le passioni sovrastano le passioni perché agiamo male per ignoranza) MA per il motivo opposto>> la ragione e impotente. Passione : è un'esistenza originaria, una modificazione d'esistenza, e non contiene alcuna qualità rappresentativa in grado di renderla una copia di qualche altra esistenza o modificazione. È impossibile che una passione possa contraddire la verit à e la ragione poiché questa contraddizione consiste in un disaccordo delle idee, considerate come copie, con gli oggetti che rappresentano>> posizione anti-cognitivista
  3. le passioni non rappresentano niente
  4. non possono essere vere o false
  5. non hanno alcun contenuto rappresentativo
  6. sussistono per se stesse
  7. sono uno stato d'esistenza originario. Qualcosa può andare in contrasto con la ragione solo in forma di scontro tra rappresentazioni (copie di oggetti/idee) quindi la passione non può entrare in contrasto con la ragione. [la rabbia non può essere falsa, mentre un'idea che rappresenta oggetti può essere irrazionale] Possiamo dire che una passione e irrazionale solo in due sensi (impropri)>> quando si accompagna con un giudizio o un'opinione:
  8. “quando una passione si fonda sulla supposizione dell'esistenza di oggetti che in realtà non esistono affatto”
  1. “quando per esprimere attivamente una passione, noi scegliamo dei mezzi inadeguati allo scopo desiderato, e finiamo con l'ingannarci nei nostri giudizi su causa ed effetto”>> si esprime con dei mezzi inappropriati allo scopo Hume si pone all'opposto dell'arte della misura: “non e contrario alla ragione preferire il bene che so essere minore a quello maggiore”. Non ce alcuna arte razionale e scientifica della misura. L'arte della misura e impotente perché lo e la ragione in primo luogo. Quando i filosofi parlano di morale usano un vocabolario politico: la nostra identità e il teatro di uno scontro politico>> tema affrontato da Nietzsche. A conferma del fatto che non ce alcuna guerra tra passione e ragione, la passione si arrende alla ragione non appena scopre di star usando un mezzo inappropriato per esprimersi o di basarsi su oggetti che non esistono; ci può essere uno scontro ma a livello di ciò che pensiamo, non a livello ontologico. Non esistono valori assoluti, ognuno da un valore diverso alle cose. Non esiste alcun fondamento razionale per cui noi possiamo preferire un bene invece che un altro. → Alcune passioni sono calme e tranquille e pensiamo siano passioni razionali perché le scambiamo per assenza di passioni. Una passione calma non e l'assenza di passioni che c' e nella razionalità>> somiglianza fenomenologica tra calma e impotenza. Durante un conflitto (tra passioni e non tra passione e ragione) ci sono persone che hanno forza della mente (non e la capacita di seguire la ragione ma di far prevalere le passioni calme quando e necessario) e curano il proprio interesse quando le passioni violente possono produrre qualcosa di indesiderabile. La ragione non può produrre una volontà ne ostacolarla quindi l'unico modo per essere ragionevoli (e non razionali) e saper fare conto sulle proprie passioni calme. Per Hume le passioni calme non sono meglio di quelle violente, ma in alcuni contesti per il tuo interesse e meglio appoggiarsi alle passioni calme.
  • Non possiamo fondare la prevalenza delle passioni violente su quelle calme o viceversa sulla natura umana>> non possiamo dire: “l'essere umano e l'animale in cui le passioni calme vincono sempre su quelle violente”. 2 interpretazioni di Hume:
  1. la ragione e impotente in relazione alle volizioni, azioni e passioni
  2. la ragione non può influenzare le passioni ma può influenzare solo indirettamente le azioni e le volizioni (solo con l'intervento delle passioni)>> implica la debolezza della ragione in modo meno radicale. Nel III libro ci dice le conseguenze morali di quello che ha detto precedentemente: ci interessa distinguere il bene dal male per incrementare le nostre virtù.