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Filosofia morale secondo modulo, Appunti di Filosofia morale

Appunti di filosofia morale da Nietzsche a Habermas

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 16/04/2024

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FILOSOFIA MORALE
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FILOSOFIA MORALE

Secondo Modulo

23 ottobre 2023 Introduzione ai valori Il termine valore lo usiamo anche nella vita di tutti i giorni, quindi le difficoltà nel valutare il suo significato crescono. “I valori vanno difesi”, cosa significa questa frase? Questa frase preclude che valori non esistono se non c’è qualcuno che li difende, che li porta con sé. Affinché i valori esistano qualcuno deve crederci, ed esistono in modo diverso rispetto ad altre cose. Ma quindi chi li difende? Chi ci crede. Noi ci aspettiamo che i valori continuino ad esistere se c’è qualcuno che li applica in modo coerente. Da tre titoli di giornale nascono tante idee implicite:

  1. I valori possono morire, possono non esistere.
  2. L’esistenza dei valori non è incontestabile.
  3. Si usa il termine valori in modo molto generico quando si tratta di questioni moralmente rilevanti ( omofobia e sessismo ), il termine “valori” è la spia del fatto che si sta trattando di qualcosa di moralmente rilevante.
  4. Un uso del termine valore ha a che fare con il termine unire, quantomeno un gruppo di persone.
  5. C’è un legame tra valori e identità, se dico questo allora non posso rinunciare ai valori con la stessa facilità con cui rinuncio alle preferenze, se io tradisco i miei valori tradisco la mia identità. Valori e realismo C’è bisogno di distinguerli perché il realismo è una politica basata non sulla morale ma su interessi, quindi quando parlo di interessi parlo con realismo. Tra valori e realismo bisogna trovare un equilibrio. La realtà infatti non ti permette di fare tutto quello che vorresti: i valori hanno a che fare con una dimensione morale, e poi per via del realismo vediamo come essi agiscono difendendo ciò a cui tengono. I valori nel dibattito pubblico
  6. I valori fanno pensare alla tradizione, hanno una storia, noi siamo moralmente le stesse persone di prima perché non abbiamo rinunciato ai nostri valori.
  7. I valori sono legati all'identità, i valori non sono esterni, ma interni al modo in cui ci concepiamo.
  8. I valori uniscono e dividono, se io dico “i valori occidentali”, dico che tu per far parte dell’occidente tu devi condividere questi determinati valori, dunque esistono parti del mondo dove i valori sono diversi. I valori sono una posta in gioco di conflitti di tipo specifico, hanno a che fare con questioni identitarie. I conflitti basati su valori sono più difficili da risolvere rispetto ai valori di interesse.

Marx, Nietzsche e Freud sono i massimi filosofi del sospetto. Nietzsche : "I valori non sono buoni in sé, non sono neutrali, e non appartengono alla dimensione più elevata di una dimensione umana, ma sono lo strumento con cui il popolo ha fatto guerra contro i borghesi, svalutandoli, sono dei disvalori.” Marx : “i valori sono strumento dell’ideologia, i valori dell’occidente sono i valori con cui la borghesia capitalistica attuano un’universalizzazione indebita di una parte del popolo (i borghesi per l’appunto) e ingannano sia i proletari e talvolta anchese stessi.” E’ possibile che loro ci credono davvero, ma ci credono per legittimare il proprio dominio sugli altri. Freud : “gli ideali sono strumento del narcisismo: noi abbiamo un’immagine di noi stessi idealizzata, e quando viene confermata noi proviamo un godimento narcisistico, siamo contenti di corrispondere all’immagine che ci siamo fatti di noi stessi”. Affermare che noi crediamo ad alcuni ideali è interno a questo meccanismo, attribuisco un grande ideale a me stesso, mi sento una persona migliore, la lipido/amore non va verso gli altri ma va verso noi stessi. Critica descrittiva Ci dicono una cosa questi tre autori: se volete capire come funziona l’essere umano non dovete parlare di valori, ma di interessi, sogni, rapporti socio-economici, affetti ecc.. che sono le cose che decidono come va il mondo, i valori sono solo rappresentazione. Critica normativa Habermas (l’autore filosofico centrale della socialdemocrazia tedesca) : i valori sono dannosi perché sono necessariamente particolaristici, si declinano al plurale, ma se ci sono tanti gruppi diventano inuniversalizzabili, e solo con il sopruso riesci ad universalizzarli. Quindi impediscono lo scambio di ragioni e il dialogo democratico (questo è un mio valore, bona così chiudiamo il discorso). Nelle società democratiche le norme sono universalizzabili, non i valori. Schmitt (immischiato col nazismo) : Scrive la Tirannia dei Valori. I valori non solo legano un determinato gruppo, ma sono affermazione della propria identità contro qualcun’altro. Se io dico che questo conflitto è sui valori lo faccio perché io voglio difendere i miei e qualcuno me li sta minacciando, ma se l’avversario non è un semplice nemico ma la sua esistenza minaccia determinati valori, allora produce conflitti identitari in cui l’avversario diventa il male, è un mio nemico assoluto perché è privo di valori e non riconosce i miei. (Lo scontro di interessi è più semplice, trovi un accordo.) Quindi secondo Schmitt quando uno viene identificato come privo di valori, viene meno la protezione che ha il mio nemico, i conflitti di valori sono identitari, quindi non hanno compromessi. Si rischia di superare ogni limite e si rischia di eliminare l’avversario.

La questione della genesi sui valori: Come nascono? Qualcuno se lo inventa? Punto di partenza: Joas ha studiato come nascono, sostiene che Nietzsche è stato il primo a parlarne, ma invece di dire quale valore è più bello si è posto il problema di come sono nati. Genealogia della morale , Nietzsche ( 1887 ) Un testo polemico e controverso, che si presta a molteplici letture, tra cui anche delle letture naziste dovute alla mediazione di sua sorella, è una critica conservatrice. Ci interessa la questione della genealogia: modo specifico di studiare i valori, e lo fa in due modi:

  1. Cerca di capire com’è nato un valore
  2. Nel ricostruire la genesi cerca di metterlo in discussione, vale la pena seguirlo? Alternative a Nietzsche : tanti autori, pur riconoscendo la sua grandezza, hanno criticato la sua opinione perché ha generalizzato, tutti i valori nascono dal risentimento della classe bassa ecc. Max Scheler scrive “Il Risentimento”, dove accetta la filosofia di Nietzsche per poi rivoltargliela contro. La Tirannia dei Valori di Schmitt , simile a quello di Nietzsche ma con tesi diverse. William James , era un filosofo e psicologo americano, scrisse Le varie forme dell’esperienza religiosa, libro sulla conversione spiegata psicologicamente: da un momento all’altro vivi un tipo di esperienza che ti permette di cambiare nettamente valori, come funziona? John Dewey scrive invece La Teoria della Valutazione , è importante perché:
  3. Ci aiuta a pensare al rapporto tra valori e valutazioni, ovvero tra le idee che ci tengono insieme (libertà, giustizia) e le pratiche con cui noi valutiamo la vita di tutti i giorni.
  4. Ci permette di entrare in questioni attuali, perché un dibattito centrale riguarda la valutazione: noi siamo sempre valutati, continuamente, ma in base a quali criteri? Le valutazioni che decidono se siamo cittadini apprezzabili, sono oggettive? O possiamo riflettere se alcune sono utili o no? Lui dice che la valutazione è un dato antropologico, un mondo senza valutazioni è illusorio, servono valutazioni migliori. I valori non esistono solo in astratto, ma esistono concretamente perché siamo produttori e oggetti continui di valutazioni. Dewey si chiede: se in una determinata democrazia le uniche valutazioni sono “brutto, bello ecc” come si fa ad avere un dibattito pubblico? E se hai una discussione pubblica così appiattita, come fai ad avere una democrazia?

Hans Joas sostiene che norme e valori sono diversi Le norme sono il polo normativo obbligazionario della nostra esperienza, mentre il valore se non lo segui il massimo che succede è che ti indigna. Natalie dice che ha dimostrato che nel momento in cui giustifichi una norma si finisce sempre al valore. Contro obiezione : Senza i segnali stradali ci sarebbe il caos, non servono solo a limitare la morte, c’è anche un’esigenza di coordinazione. Puoi vivere come valore il fatto che uno parla alla volta, perché magari ritieni che parlare sopra ad un’altra persona ledi la dignità di quest’ultima, ma in verità il motivo principale è che altrimenti si creerebbe il caos. Sembra possibile dunque giustificare le norme senza venire al valore. Piaget-joas: le norme non hanno bisogno di un fondamento valoriale Esse rispondono a esigenze di coordinazione e di organizzazione delle azioni. Le regole tra i bambini nascono non perché conoscono i valori naturalmente filosofici, ma perché i bambini hanno bisogno di continuare a giocare ordinatamente, servono per far andare avanti le azioni in modo cooperativo. Ciò non toglie che in alcuni casi è vero che giustifichi una norma facendo riferimento al valore, è possibile che i valori abbiano conseguenze normative, è possibile che gli obblighi nascano dal valore, ma un valore non si istituisce per norma , gli obblighi non fondano il valore. Esempio del matrimonio, il valore che uno ha per l’altro si può esaurire, l’obbligo del matrimonio non fa sì che esso non si esaurisca. Tesi 3: I valori sono tradizionalisti, sono conservatori. Noi viviamo in una società eterogenea, i valori danno l’idea di qualcosa che unisce la società. Obiezione : non tutti sono tradizionalisti, ci sono valori che vanno contro quelli tradizionali. Es. Lgbtq+, non sono tradizionalisti in sé, ma i tradizionalisti si autorappresentano come le uniche persone che hanno dei valori. C’è un’idea comune che i valori nuovi sono ideologie, non valori reali che invece appartengono solo alla tradizione. Hans Joas dice che questa tesi non regge, perché molte persone hanno i loro valori se li sminuisci si indignano comunque.

Quello che manca non sono i valori, ma la capacità di articolare i valori: c’è difficoltà a dare pubblicamente forma in modo discorsivo ai propri valori.

  1. I valori non sono preferenze.
  2. I valori non sono norme.
  3. I valori non sono tradizionalisti. Però la parola valore è irriducibile ad altri concetti, quindi dobbiamo fare i conti che il concetto di valore è una categoria importante per capire l’agire umano. Come nasce il concetto di valore? Vi sono due grandi storie rispetto alla genesi nel tempo della parola valore. Inizialmente nasce in ambito economico, come ad esempio la usa Adam smith: valore economico. Poi arriva in ambito filosofico, più nel dettaglio nella filosofia post kantiana. Kant usa il termine valore sporadicamente, poi ad un tratto nascono insoddisfazioni nella proposta interna di kant, vi sono autori che vogliono aggiornare kant e autori che lo vogliono criticare. Due aspetti in ogni caso sono decisivi :
  4. Ci vuole un riferimento ad un soggetto, qualcuno dice “ nell’800 ha senso parlare di bene in senso metafisico come se prescindesse da un soggetto ”, ovvero il bene prescinde dalle inclinazioni specifiche e dall’inclinazione sentimentale. Ma poiché la volontà buona è impensabile senza la ragione allora anche senza persona. La filosofia neokantiana introduce il termine “ valore ” per dire che la morale deve sempre far riferimento ad un soggetto non specifico. Hanno cercato di mantenere questa idea senza specificare, tuttavia i valori devono necessariamente fare riferimento ad un soggetto, ma sono fondabili con una soggettività trascendentale.
  5. Ma ad una parte degli intellettuali questo concetto non basta più: emerge in ambito culturale un radicato senso della storicità delle categorie umane , i valori sono contingenti. Il modo in cui interiorizziamo i valori si dà dalla nostra storia, è storico anche il modo in cui i valori vengono in esse. Emerge la natura storica-culturale dei valori.

Ricapitolando:

  1. I valori sono storicamente connotati, e rimandano costitutivamente a un soggetto
  2. I valori eccedono la dimensione dell’interesse inteso in senso strettamente economico. Diventano così possibili due questioni:
  1. Come nascono e come si affermano i valori?
  2. Qual è il rapporto tra i valori e gli affetti, le pulsioni, i desideri non riducibili all’interesse strettamente economico? I valori nascono per esigenza , nasce da insoddisfazione da concezioni ametafisiche fatte da kant, sensibilità per la connotazione storica. Sennò non capiamo perché si parla di valori e diventa possibile la questione del come nascono i valori? I valori della moralità standard li diamo per scontati, vi dimostro che i valori occidentali altissimi, nascono da una bassissima lotta di poteri tra deboli contro forti (Nietzsche). I valori sono stati lo strumento con cui i deboli hanno combattuto contro i forti. I deboli hanno preso i valori dei forti e li hanno rovesciati, hanno vinto svalutando i forti, hanno costruito una rete di valori che ha rimpiazzato quella dei forti. Ti faccio vedere che prezzo ha avuto il diffondersi di certi valori nella psiche umana per dare spazio alla creazione di nuovi valori. C’è una forte concezione antiplatonica del mondo delle idee. Cosa intende Joas per valori: sono nozioni, idee, caratterizzate, connotate emotivamente di ciò che è desiderabile, che sono evidenti a livello soggettivo, si accompagnano alla certezza e convinzione, e poi sono attrattive.
  1. I valori sono emotivamente connotati, abbiamo legame affettivo con i valori che non sempre abbiamo con le norme.
  2. L’oggetto dei valori non è desiderato, ma desiderabile, qui c’è la distinzione con preferenze, è degno di essere desiderato e con cui valutiamo le nostre preferenze.
  3. I valori sono idee, implicano concezioni, sono soggettive, senza un’idea anche vaga la libertà non nasce. Come nascono i valori die entstehung (come si costituiscono i valori) , guarda traduzione Domande fondamentali del libro: Da quali esperienze risulta questo sentimento apparentemente paradossale del legame verso i valori, un sentimento che non può essere scelto, eppure è volontario?

Possiamo dire : Siamo legati a ciò che noi valutiamo bene, ma è paradossale perché non lo scegliamo il valore, fa parte della nostra identità, è volontario, non ce l’ha imposto nessuno. La nostra volontà è legata al nostro valore. Il nostro legame con i valori fa saltare la dicotomia tra attivo passivo. Perché si impongono passivamente, non li abbiamo scelti, ma l’aspetto attivo è che noi vogliamo che si realizzano e il legame è paradossale perché contiene sia passiva ma non involontaria. 27 ottobre 2023 Genealogia della morale Nietzsche ha posto nel modo più radicale e per primo la questione della genesi dei valori, nella Genealogia della Morale (1887). Egli lo descrive come un testo polemico, ovvero scritto per criticare alcune tesi formulate prima del 1887. Obiettivi polemici:

  1. Schopenhauer, con il suo pessimismo.
  2. Paul Rée, pensa sia possibile una genesi dei valori naturalistico, evoluzionista. La Genealogia della Morale va letto come un testo distruttivo per una costruzione successiva. Cosa significa genealogia? Può essere intesa come la ricostruzione della genesi di un concetto o di un valore, sembra avere conseguenze normative, non viene fatta in un modo puramente descrittivo, ma è una genealogia che punta ad essere rilevante alla critica dei valori. Nella prefazione Nietzsche propone due domande chiave: In quali condizioni l’uomo è andato inventando quei giudizi di valore? Nietzsche vuole rivalutare i valori in cui crediamo, per fare ciò c’è bisogno di un criterio di valutazione, uno standard da cui partire, un criterio che include il valore in sé. Qual’è il criterio con il quale rivaluta? Ci sono due ipotesi
  3. Alcuni interpreti dicono che Nietzsche rivaluta i valori in occidente da un punto di vista che non è valoriale ma solo con uno scopo distruttivo.
  4. Noi vediamo che invece ha un criterio grazie a questa citazione: in giallo pone un punto di vista valoriale, e in rosso cosa c’è di disvalore dei valori dominanti: i valori andrebbero bene se in essi ci fosse la pienezza della vita, non usa un punto di vista valutativo, sembra contrapporre aspetti che se incarnati fanno sì che vadano tenuti in giallo, in rosso quelli che andrebbero distrutti.

senso che provano emozioni negative dal fatto di essere privi di valore dal punto di vista dei nobili, ma non hanno la forza di reagire, quindi l’insoddisfazione non porta a ribellarsi. C’è bisogno di un terzo: per Nietzsche la rivoluzione è possibile solo con un terzo soggetto, ovvero i preti, la classe sacerdotale. Ma chi sono questi preti? La classe sacerdotale è una frazione subordinata alla classe dominante, non sono plebei: sono colti, leggono e scrivono, sanno diffondere le loro idee, sono dominanti dal punto di vista dei plebei, ma dominati dai nobili. Questa situazione diventa centrale perché i preti sono abbastanza deboli da volere un cambiamento, quindi parzialmente soddisfatti ma troppo deboli per affrontare direttamente la classe potente, ma abbastanza forti per poter sfidare il modo di valutazione per vie traverse. Invece di combattere i nobili aristocratici sull’affermazione esplicita della forza bisogna inventare un sistema ideologico in cui quelli che sono i valori diventano disvalori. Quello che per i nobili è positivo diventa negativo : hanno rovesciato il sistema di valutazione nobile. I plebei in realtà sono gli unici che hanno un valore, sono i buoni, e i nobili invece sono cattivi perché pongono l’egoismo. C’è un rovesciamento reattivo, ovvero che ha una modalità di valutazione attiva: due modalità opposte. Non sono sistemi di valori opposti, ma modalità di valutazione : La modalità di valutazione nobile che si basa sulla salute, c’è una modalità di valutazione ciò che gli aristocratici pongono come buono, ma grazie all’azione congiunta della classe sacerdotale è nata la modalità di valutazione sacerdotale per cui se non ti posso combattere sei sbagliato, ti dico che nel regno dei cieli ci arriva l’umile, quello che subisce, e non avrai accesso al regno dei cieli, gli ultimi saranno i primi. È bene essere miserabili, è segno di bontà morale, sei sulla strada giusta. Se sei nobile hai successo nella vita ma negativamente a livello morale, e poiché bisogna mettere paura ai potenti ci si inventa questo mondo diverso dove i nobili finiscono all’inferno. La debolezza diventa merito, impotenza è bontà, la timorosa obiezione è umiltà, se sei sottomesso sei obbediente, se sei inoffensivo e codardo, sei paziente, se non ti vuoi vendicare l’impotenza diventa merito, sei misericordioso, sai perdonare. Questo è l’unico modo in cui i plebei possono allearsi con i sacerdoti e svalutare i nobili. Si rovescia il mondo reale e se ne crea un altro.

Domanda : analizzando la prefazione Nietzsche nella genealogia della morale ha in mente dei criteri, li critica con “ questi valori hanno intralciato o promosso lo sviluppo umano? ” I valori cristiani hanno prodotto conseguenze negative, vanno rivalutati, non sono disinteresse ma lo strumento ideologico con cui hanno rovesciato tutto: guerra e conflitto. L’animale umano come ne è uscito? Male, ha spinto a rinunciare al proprio corpo perché più rinunci più sei buono, non è neutrale, l’essere umano è malato di sé stesso, ha rinunciato alla propria vitalità, e afferma Nietzsche che questi valori per fortuna stanno morendo. E’ diventata astratta questa concezione. Trasvalutazione dei valori, i nobili non esistono più, il modo in cui vivevano i nobili è il punto di partenza per l’oltre uomo. Nobili : Io mi piaccio, sento di essere forte me stesso, sono attivo. Il plebeo non è oggetto d’odio. Chi non è nobile è infelice, il soggetto della valutazione è felice e fiducioso. C’è un senso di sicurezza nei confronti dei propri istinti inconsci, si fidano del proprio corpo. Risentimento = no agli altri, diamo valore solo svalutando gli altri, i preti sono reattivi. Se qualcuno fa qualcosa di immorale tu vivi di quel risentimento, l’altro è malvagio (connotazione morale). Il soggetto della valutazione è ambiguo e oscuro, perché vuole sempre giudicare. C’è una tale esaltazione della debolezza che c’è una totale insicurezza del proprio corpo, se io ho avversione verso qualcuno devo capire se questa fruizione crea dispiacere morale. Se viene da te meglio considerarla sbagliata. Nietzsche è un immanentista, naturalista, non crede a cause soprannaturali, ha tutto origine da qualcosa di terreno, sentimentale, anche la rivolta degli schiavi, che in teoria è un processo di spiritualizzazione della realtà. Nietzsche usa il termine ressentiment, che succede nel risentimento?

  1. La vera azione è negata, è impotenza, vuoi fare qualcosa ma non lo fai, succede che non agendo non fai scomparire le passioni ma te le tieni dentro, e diventano passioni cattive.
  2. Il risentimento che nasce dalla rinuncia nel futuro produce azioni reattive, da ciò che c’è di sbagliato negli altri.

Questo fa di Nietzsche un antisemita? Ci sono due osservazioni che possiamo fare riguardo ciò:

  1. In un certo senso si, ma non inteso come nazista, egli è antisemita tanto quanto anticristiano, antisocialista e antidemocratico. Nietzsche non trova differenza tra giudaismo e cristianesimo, in quanto la morale cristiana è il germoglio della morale ebraica, egli vede nel cristianesimo un perfezionamento della morale. Gesù è la rappresentazione della rivoluzione che è avvenuta.
  2. Egli si rende conto che gli antisemiti sono nemici, Nietzsche è contrario a chi è proprio del risentimento, quindi odia gli antisemiti perché hanno del risentimento verso gli ebrei in quanto invidiosi. Egli è un critico del ruolo delle religioni monoteistiche, tra cui: religione ebraica, cristiana e quei movimenti moderni che hanno portato alle estreme conseguenze la rivalutazione dei nobili. Cosa otterrai se fai una media della società per rendere tutti contenti? La mediocrità. Perché nell’età moderna la rivolta giunge a compimento? Perché nella modalità di valutazione mediocre e universalistica i signori sono liquidati, la morale dell’uomo ha vinto, tutto si giudaizza, si cristianizza o si pleibizza. In tutte le battaglie contro i nobili, c’è il risentimento, elemento comune, democratici, socialisti ecc…quindi che tipo di tesi è? Nietzsche individua una scena a tre, in cui ci sono nobili, plebe e preti che svolgono ruolo centrale. Questa scena nel corso della storia si ripete in forme variabili (ognuna di queste scene ha dei suoi nobili, dei suoi plebei e dei suoi preti), ma questa tesi viene rovesciata talmente tanto che non vi sono più i nobili, ha una sua progressione. Da un lato c’è il rovesciamento totale, dall’altro porta alla malattia della morale, e qui si arriva al nichilismo : i valori muoiono perché l’essere umano non regge tutto questo peso della coscienza, più passa il tempo più dobbiamo interessarci ad un numero sempre più alto di persone, se pensi continuamente a cosa offende chiunque non vivi, ogni tuo impulso diventa oggetto di dubbio. Classe sacerdotale Ogni storia ha i suoi preti: coloro che hanno il compito di organizzare il risentimento. La gente, infatti, ha passioni negative che non riesce a sfogare, sia perché è debole e sia perché si impongono dei valori che innalzano il risentimento. C’è bisogno di qualcuno che gestisce il risentimento. Secondo Nietzsche la massa è fatta di pecore, che ovviamente non sono coraggiose, non si vendicano. Il problema è che in questo modo il risentimento cresce, e le pecore non ce la fanno più, quindi o sbranano i pastori (ovvero nobili e preti), oppure vengono guidati dai preti per usarlo contro i nobili. Chi è il prete? Quel pastore del gregge abbastanza intelligente da capire che il risentimento va mantenuto, perché lo usi contro i nobili. Qual è il prete ideale? Quello che è capace di tenere il sentimento della massa al livello più alto possibile senza farlo esplodere (pensa alla comune di Parigi) il prete deve far soffrire il gregge senza che il gregge faccia fuori il prete.

Come fai a tenere vivo il dolore senza che il gregge esploda? Devi inventarti una storia secondo cui la colpa del gregge sta nel gregge stesso, che non deve però cambiare la loro vita. I preti sono dei parassiti per questi motivo. La colpa della sofferenza sei tu, per il peccato originale: bravi che soffrite in silenzio, ma rimanete zitti. La coscienza non è innata nell’uomo, è il carattere più instabile, meno radicato, e l’essere umano ha basato tutto su quello. Perché la coscienza è quella che ti dice che la colpa è tua. I preti creano un circuito da cui non si esce mai, perché il gregge odia anche se stesso, odio me perché sono un peccatore. Il prete viene definito da Nietzsche come un medico malato. Quindi i valori morali stanno morendo, per questo serve la genealogia. Nietzsche ha dei toni chiaramente aristocratici. Quindi Nietzsche non può avere una lettura di sinistra? La grandezza di un autore eccede le sue posizioni politiche, ma la parte di sinistra è l’idea che finché la classe sacerdotale controlla il gregge, il gregge non esploderà mai, sarà sempre il primo soggetto di sottomissione. Il popolo è il primo carnefice di se stesso, la rivoluzione non ci sarà mai finché i preti svolgono un ruolo. Es. bullismo Se vieni bullizzato l’unica speranza che hai è che il risentimento cada addosso a qualcun altro che venga bullizzato lui al posto tuo, e servono i preti per questo, i nobili sono coloro che fanno quello che vogliono, gli eccedenti, quelli che non vanno bene secondo le norme. I preti non sono forti di spirito, hanno sempre bisogno degli altri per far sì che la cattiveria di un gruppo sociale possa essere usato contro qualcun’altra. I plebei sono quelli che si riempiono di risentimento. Il potente non è questo, ma è chi dà il valore a prescindere dall’opinione degli altri. I buoni sono quelli che se ne infischiano, non sono egoisti, sono nobili, fanno ciò a cui danno valore, non hanno bisogno degli altri per essere felici. Ma chi è risentito? Il gregge o i preti? A livello politico c’è una grande differenza. Bisogna capire chi è il soggetto della sofferenza. Due ipotesi

  1. I preti sono risentiti, perché vorrebbero essere forti come i nobili ma non lo sono, a causa dell’impotenza non possono agire. La classe plebea è talmente messa male che non può neanche permettersi il risentimento, non hanno la forza di capire che sono sottomessi, hanno naturalizzato la loro sottomissione. Non solo i preti sono il soggetto reattivo della rivolta, ma anche i risentiti contro i nobili, quindi mossa da questo risentimento idealizza la vita dei poveri e svaluta i nobili. In questo scenario i poveri sono completamente passivi.
  2. La classe plebea non è completamente passiva, soffre per la sottomissione ma non ha strumenti culturali per articolare questo sentimento. La classe sacerdotale quindi dà un nome a quello che loro provano, racconta storie che danno senso alla sofferenza. Allo stesso tempo si inventa storie che giustifica

Ha ragione Nietzsche a dire che nascono storicamente, ha detto che nascono da pratiche ed esperienze. Ma è inverosimile ridurre l’ambito a risentimento e nobiltà, sono molte di più. E poi non spiega bene come nascono i valori. Joas inventa un termine, i valori nascono da esperienze di autotrascendenza. Trascendenza : usa il termine in modo tecnico, esperienze tramite le quali andiamo al di là dei limiti abituali della nostra identità. 17 novembre 2023 William James (1842-1910) Era sia un grande scienziato sia un grande filosofo, è un autore centrale nella storia della filosofia e della psicologia, si laurea in Medicina e studia l’ascesa psicologica. 1890 scrive il The Principle of Psychology , ovvero un saggio di psicologia dove essa è intesa con una forte accezione biologica e sperimentale. E’ un saggio molto lungo, temi come emozioni, abitudini. James diventa uno dei filosofi più discussi dell’epoca, egli scrisse “Saggi sull’Empirismo Radicale” , egli infatti è empirista, ma è uno dei fondatori del pragmatismo , insieme a Dewey e Rotty. Il fatto che lui fosse sia uno scienziato sia un filosofo a noi suona molto strano, ciò non significa che oggi non riusciamo a fare filosofia e scienza, ma oggi sono molto più distinte, infatti si parla di interdisciplinarità, all’epoca queste distinzioni erano solo in procinto di nascere. Le varie forme dell’esperienza religiosa Questo è un saggio in cui James difende il diritto delle esperienze religiose quando la scienza tende a denigrarle. Successivamente egli aggiunge come sottotitolo " Studio della Natura Umana ". James era un autore che ha preso sul serio il rapporto tra scienza, filosofia e religione, ha tentato di tenerle insieme riconoscendone a tutti e tre i diritti, non li ha difesi solo dalla prospettiva scientifica. James ha cercato di costruire ponti tra discipline. Successivamente la psicologia ci dirà che lui era una persona incredibilmente indecisa. Nel 1905 cerca di capire se andare in pensione, cambiando continuamente idea. In questo periodo vi è anche la Guerra Civile Americana (12 apr 1861 – 9 apr 1865 ), ovvero la guerra più sanguinosa dell’umanità. Questi autori sono stati segnati da questa esperienza. James va in America, in Germania, poi in Brasile (per dimostrare che darwin ha torto, sarà un fallimento). Autore che soffriva di depressione , si laurea in medicina a metà del 1860, in quegli anni soffre di depressione, varie interpretazioni sulla motivazione, la più

filosoficamente rilevante dice che essa è dovuta dal fatto che soffre tensione tra atteggiamento scientifico e quello morale/filosofico. Quello in cui noi crediamo: libertà, volontà, sembrano non avere valore perché la scienza dice che sono dei modi di dire che ci siamo inventati prima di sapere come funziona la mente umana. Nel giorno in cui la neurologia riuscirà ad avanzare noi riusciremo a capire cosa succede nel comportamento umano, perché una persona ha fatto una determinata cosa, e questo perché lo capiamo dal comportamento dei neuroni, allora avremo bisogno di volontà, libertà ecc… Se la scienza un giorno riuscirà a determinare che in ambito psicologico le leggi governano il funzionamento della mente umana, allora questo sarà riconducibile a delle leggi precise. Ma se sarà così, e saremo in grado di capire dove si applicano, potremo prevedere in modo esatto il comportamento umano, ciò significa che il comportamento umano non fa eccezione all’immagine del mondo deterministica, quello che noi facciamo non è determinato dalla volontà ma da leggi che non conosciamo. Ma quindi che ce ne facciamo dei concetti di valore, volontà? James vive una pesante depressione e questo era uno dei pensieri che aveva di più, immagine deterministica vs umanistica. Tutto il pensiero di james cerca di rispondere a questo problema, ed è molto coraggioso, perché non affronta questo dilemma in modo difensivo ( la scienza è così, mettiamo dei limiti a dove può arrivare, dà per scontata una posizione dominante della scelta ), anzi attacca questa idea, rifiuta di dire che l’approccio scientifico equivale all’approccio determinismo. Lo fa all’interno della scienza, durante la rivoluzione darwiniana. Egli è un darwiniano, ma non segue darwinismo sociale (ovvero l’idea che avesse ragione darwin, esiste la selezione naturale, e siccome anche noi siamo animali, allora non solo la società di mercato funziona secondo la legge del più forte, ma è anche giusto che sia così, e non dovremmo neanche ostacolarla perché saremmo anti naturali ). C’è un altro darwin: che mette enfasi sull’aspetto spontaneo della natura , c’è un elemento della causalità della natura. Darwin non dice che la giraffa X si è allungata il collo per l’erba troppo alta e i tratti acquisiti sono stati ereditati dai figli, perché i tratti acquisiti non si ereditano. Questa idea storpiata che i tratti ereditari possono essere acquisiti è stata vitale a livello politico, perché i nazisti pensano che i tratti acquisiti siano ereditabili, se sei il figlio di un delinquente diventi delinquente anche te. James capisce che la tesi di darwin dice che nella natura ci sono delle variazioni casuali : a caso nasce una giraffa con il collo lungo, che sarà l’unica a riuscire ad arrivare alla foglia e tutte le altre si estinguono, nel giro di un centinaio di anni sopravvivono solo le giraffe con il collo lungo.