Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Tecnica di Gestione delle Scorte: Quantità Fissa di Riordino, Appunti di Economia Aziendale

La tecnica di gestione delle scorte basata sulla quantità fissa di riordino. Il testo illustra come calcolare il costo totale di gestione delle scorte considerando i costi d'ordine e di mantenimento. Viene inoltre presentata la relazione tra la scorta media e il costo totale di mantenimento.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 22/02/2022

stefano-seabox
stefano-seabox 🇮🇹

14 documenti

1 / 19

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
MODULO 4 – GESTIONE DELLE SCORTE
4.1 La tecnica a quantitativi di riordino fissi (16’)
Le scorte. In un'azienda industriale le scorte costituiscono una leva strategica per
- ridurre l'incertezza della domanda e anche dei tagli di produzione o di approvvigionamento. Se
fronteggio una domanda incerta in relazione ad un materiale che devo utilizzare nel processo di
produzione, quindi se non sono certo di quanto produrrò o consumerò dei materiali, devo accumulare
delle adeguate scorte per garantire la continuità del processo di produzione. Allo stesso modo, se non
ho certezza circa la durata del lead time produzione o del lead time di approvvigionamento, devo
accumulare delle scorte per garantire la disponibilità dei materiali di input del processo di produzione
- sfruttare delle economie di scala. Ad esempio, ho svolto un processo di produzione in cui posso trarre
beneficio da economie di scale: questo significa produrre elevati quantitativi di una stessa tipologia di
prodotto. Se questo è vero dovrò produrre degli ampi lotti di produzione ed al termine del processo di
produzione si accumuleranno fisiologicamente delle scorte di prodotti, che solo nel corso del tempo
andrò smaltendo attraverso attività di vendita
- ragionare in termini speculativi. Ci sono determinati prodotti e materiali caratterizzati da notevoli
fluttuazioni nel prezzo. Ad esempio, i barili di petrolio che sono caratterizzati da prezzi estremamente
volatili. Se acquisto questo tipo di materiale e immagino che nel futuro possano esserci dei rialzi di
prezzo posso fare un acquisto speculativo: acquistare tanto adesso per evitare di spendere molto più
avanti o addirittura per rivendere il prodotto traendone un vantaggio economico.
- riduzione dei costi logistici. Immaginiamo che il costo di trasporto sia significativo e che per questo
motivo io possa avere degli obiettivi di riduzione del costo. Se ciò si verifica riesco a ridurre il costo del
trasporto facendo viaggiare i mezzi a carico completo (100% saturazione). Perché questo possa
avvenire, devo trasportare in uno stesso trasporto tanta merce tale da creare delle scorte molto
elevate. In questo caso genero delle scorte in quanto questo mi consente di minimizzare/ridurre il più
possibile il costo del trasporto del materiale
Scorte: tipi e funzioni. Le scorte le classifichiamo per oggetto. Tre tipologie scorte: materie prime,
semilavorati, prodotti finiti. Ad esempio, produciamo veicoli: se acquisto pneumatici per alimentare il
processo di produzione avrò delle scorte di materiale in ingresso (prima tipologia); se durante il processo di
produzione realizzo un sottoinsieme per relativo al motore le relative scorte saranno semilavorati; ho
scorte di prodotti finiti cioè dell'oggetto completamente realizzato e pronto per la vendita.
Le scorte possono essere classificate anche per funzioni svolte:
- scorte di transito: scorte di materiali che in un determinato istante sono in viaggio;
- scorte di ciclo: scorte di materiali che fisiologicamente si accumulano per essere poi progressivamente
consumate. Immaginiamo che abbia realizzato un lotto di semilavorati che costituiranno, a quel punto,
una scorta che progressivamente verrà ridotta perché il processo produttivo immediatamente a valle le
utilizzerà per andare avanti nella lavorazione
- scorta di sicurezza: quantità di materiali che vengono messi in magazzino per fare fronte. Non ha
consumi fisiologici ma consumi legati al fenomeni di rischio di incertezza di variabilità e a fenomeni che
possono riguardare la domanda che, in alcuni momenti, può essere molto più alta del previsto. Oppure
fenomeni di variabilità che possono riguardare i tempi di approvvigionamento/produzione che possono
far registrare dei ritardi
- scorte di disaccoppiamento: scorte che dividono il processo di produzione in due grandi fasi. A monte
avremo attività del processo produttivo gestite su previsione; a valle abbiamo quelle fasi del processo di
produzione che si svolgono su ordine
La gestione delle scorte. Quali sono le principali scelte di gestione delle scorte? Immaginiamo il peso su un
sistema di assi dove sulle x il tempo che scorre, sulle y la quantità di scorte che ho in magazzino misurata in
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13

Anteprima parziale del testo

Scarica Tecnica di Gestione delle Scorte: Quantità Fissa di Riordino e più Appunti in PDF di Economia Aziendale solo su Docsity!

MODULO 4 – GESTIONE DELLE SCORTE

4.1 La tecnica a quantitativi di riordino fissi (16’)

Le scorte. In un'azienda industriale le scorte costituiscono una leva strategica per

  • ridurre l'incertezza della domanda e anche dei tagli di produzione o di approvvigionamento. Se fronteggio una domanda incerta in relazione ad un materiale che devo utilizzare nel processo di produzione, quindi se non sono certo di quanto produrrò o consumerò dei materiali, devo accumulare delle adeguate scorte per garantire la continuità del processo di produzione. Allo stesso modo, se non ho certezza circa la durata del lead time produzione o del lead time di approvvigionamento, devo accumulare delle scorte per garantire la disponibilità dei materiali di input del processo di produzione
  • sfruttare delle economie di scala. Ad esempio, ho svolto un processo di produzione in cui posso trarre beneficio da economie di scale: questo significa produrre elevati quantitativi di una stessa tipologia di prodotto. Se questo è vero dovrò produrre degli ampi lotti di produzione ed al termine del processo di produzione si accumuleranno fisiologicamente delle scorte di prodotti, che solo nel corso del tempo andrò smaltendo attraverso attività di vendita
  • ragionare in termini speculativi. Ci sono determinati prodotti e materiali caratterizzati da notevoli fluttuazioni nel prezzo. Ad esempio, i barili di petrolio che sono caratterizzati da prezzi estremamente volatili. Se acquisto questo tipo di materiale e immagino che nel futuro possano esserci dei rialzi di prezzo posso fare un acquisto speculativo: acquistare tanto adesso per evitare di spendere molto più avanti o addirittura per rivendere il prodotto traendone un vantaggio economico.
  • riduzione dei costi logistici. Immaginiamo che il costo di trasporto sia significativo e che per questo motivo io possa avere degli obiettivi di riduzione del costo. Se ciò si verifica riesco a ridurre il costo del trasporto facendo viaggiare i mezzi a carico completo (100% saturazione). Perché questo possa avvenire, devo trasportare in uno stesso trasporto tanta merce tale da creare delle scorte molto elevate. In questo caso genero delle scorte in quanto questo mi consente di minimizzare/ridurre il più possibile il costo del trasporto del materiale Scorte: tipi e funzioni. Le scorte le classifichiamo per oggetto. Tre tipologie scorte: materie prime, semilavorati, prodotti finiti. Ad esempio, produciamo veicoli: se acquisto pneumatici per alimentare il processo di produzione avrò delle scorte di materiale in ingresso (prima tipologia); se durante il processo di produzione realizzo un sottoinsieme per relativo al motore le relative scorte saranno semilavorati; ho scorte di prodotti finiti cioè dell'oggetto completamente realizzato e pronto per la vendita. Le scorte possono essere classificate anche per funzioni svolte:
  • scorte di transito: scorte di materiali che in un determinato istante sono in viaggio;
  • scorte di ciclo: scorte di materiali che fisiologicamente si accumulano per essere poi progressivamente consumate. Immaginiamo che abbia realizzato un lotto di semilavorati che costituiranno, a quel punto, una scorta che progressivamente verrà ridotta perché il processo produttivo immediatamente a valle le utilizzerà per andare avanti nella lavorazione
  • scorta di sicurezza: quantità di materiali che vengono messi in magazzino per fare fronte. Non ha consumi fisiologici ma consumi legati al fenomeni di rischio di incertezza di variabilità e a fenomeni che possono riguardare la domanda che, in alcuni momenti, può essere molto più alta del previsto. Oppure fenomeni di variabilità che possono riguardare i tempi di approvvigionamento/produzione che possono far registrare dei ritardi
  • scorte di disaccoppiamento: scorte che dividono il processo di produzione in due grandi fasi. A monte avremo attività del processo produttivo gestite su previsione; a valle abbiamo quelle fasi del processo di produzione che si svolgono su ordine La gestione delle scorte. Quali sono le principali scelte di gestione delle scorte? Immaginiamo il peso su un sistema di assi dove sulle x il tempo che scorre, sulle y la quantità di scorte che ho in magazzino misurata in

pezzi. Immaginiamo che all'inizio dell’intervallo di tempo considerato si parta con un livello di scorte che indichiamo col punto verde (livello di scorte es. all'inizio dell'anno 01/01). Nei giorni successivi le scorte andranno riducendosi per i consumi che quotidianamente registro. Ci sarà un momento in cui questo livello di scorte sarà pari a zero. Se le scorte sono pari a zero il rischio per l'azienda è che da quel momento in avanti si vada in stock out: si vada in fuori scorta e non si abbia più la disponibilità di materiale necessaria per alimentare il processo di produzione o per soddisfare un esigenza di vendita. Se parliamo di scorte di prodotto, con il dovuto anticipo dobbiamo emettere un ordine nei confronti del fornitore e se l'anticipo è stato opportunamente definito nel momento stesso in cui io raggiungerò un livello di scorte pari a zero, riceverò nello stesso istante la nuova consegna da parte del fornitore. La nuova consegna mi riporterà il livello di scorte ad un quantitativo ritenuto opportuno. Le principali decisioni attinenti alla gestione delle scorte sono: in primo luogo quanto devo ordinare nel momento in cui capisco di dover emettere un ordine di reintegro (nei confronti di un fornitore quanta merce devo ordinargli); quando ordinare, ossia il momento giusto in cui è necessario inviare un ordine di reintegro al fornitore. La gestione delle scorte: look-back vs look-ahead. Tecniche di gestione delle scorte

  • Logica look-back: le decisioni sui reintegri delle scorte vengono prese osservando i dati storici su consumi/vendite. Si cerca di capire i consumi/vendite passati per poi comprendere quanto rifornirsi;
  • Logica look-ahead: le decisioni sui reintegri delle scorte vengono prese in base ai fabbisogni generati dal piano di produzione futuro (metodologia principale basata su Materials Requirement Plannning). Non si considerano i dati storici Tecniche look back. Nella famiglia “look-back”, le due principali tecniche sono la tecnica a quantitativi di riordino fissi; la tecnica a Intervalli di riordino fissi Tecnica a quantitativi di riordino fissi. Consideriamo degli assi cartesiani in cui sulle y lo scorrere del tempo e sulle x il livello di scorte disponibili in magazzino misurate in pezzi (scorte di materiali acquistati da fornitori). Per semplicità, immaginiamo che nell’intervallo di tempo considerato, all'inizio di questo intervallo si parta con un livello di scorte rappresentato dal punto verde. Si parta da 01/01 e nei giorni successivi si preleveranno dei pezzi dal magazzino per alimentare il processo di produzione. La quantità prelevata quotidianamente sia sempre la stessa: ciò ci porta a rappresentare l'andamento delle nostre scorte attraverso un segmento che ha un andamento perfettamente regolare e ad un certo punto raggiungeremo un livello di scorte a pari a zero. In precedenza, se abbiamo emesso un ordine di reintegra verso il nostro fornitore con il dovuto anticipo, nel momento stesso in cui le nostre scorte raggiungo il livello pari a zero riceviamo il reintegro dal fornitore e quindi ripristiniamo un livello di scorta considerato adeguato e continuiamo a comportarci sempre secondo questa modalità. Nella tecnica a quantitativi di riordino fissi, la quantità che io ho visto è sempre la stessa. Qual è questa quantità? Posso sceglierla arbitrariamente, ma in realtà nella tecnica quantitativi di riordino fissi la scelta ottimale è quella di ordinare una quantità pari al lotto economico. Quanto ordino in questa tecnica? Ordino una quantità fissa detta lotto economico. Per quale motivo è detta lotto economico? Perché è la quantità fissa da riordinare che mi consente di minimizzare il costo totale di gestione delle scorte

calcoliamo il lotto economico, lo calcoliamo tenendo conto soltanto dei costi d'ordine e soltanto dei costi di mantenimento delle scorte, non anche dei costi di stock auto conseguenti alle scelte di dimensionamento delle scorte. Costo d’ordine. Per costo d'ordine intendiamo il totale dei costi che l'azienda sostiene in un determinato intervallo di tempo, a seguito della volontà di emettere un certo numero di ordini di reintegro in quell’intervallo di tempo. Cerchiamo di formalizzare da un punto di vista algebrico il costo d'ordine:

  • co = costo d’ordine unitario, ovvero quel costo che sostengo ogni volta che emetto un singolo ordine. Può essere ad esempio il costo connesso al trasporto della merce: se il costo non è variabile in funzione della quantità trasportata. Se il costo di trasporto è fisso ed è relativo al fatto di movimentare della merce dal punto di origine ad un punto di destinazione allora sarà un costo d'ordine unitario;
  • D = domanda annua, cioè la quantità complessiva di un determinato materiale che ritengo di dover consumare o vendere in un determinato intervallo di tempo;
  • Q = lotto fisso acquistato dal fornitore;
  • D/Q = Numero ordini emessi nell’anno. Ad es. consumo annuo del materiale pari a 12000 pezzi e il lotto fisso è 1000 pezzi, il rapporto rappresenterà il numero di ordini che devo emettere nel corso dell'anno per acquistare la merce che poi consumerò;
  • Totale annuo Costo Ordine: è pari al prodotto tra il costo d'ordine unitario (co) ed il numero di ordini che emetterò nel corso dell'anno (D/Q) Proviamo a rappresentare questa curva di costo in un sistema di assi dove sulle x abbiamo Q, cioè il lotto fisso che io penso di acquistare e sulle y il costo annuale sostenuto. Se rappresentiamo il costo d'ordine annuo, esso sarà rappresentato da un ramo di iperbole e questo andamento dice che tanto maggiore è il quantitativo fisso che deciderò di acquistare, tanto minore sarà il costo annuale di emissione dell'ordine. Se la domanda annua è di 12000 pezzi ed il lotto fisso di 1000, dovrò emettere nell’arco dell’anno 12 ordini: avrò un costo totale di emissione pari a 12€. Se invece decido di acquistare un lotto fisso pari a 12000 (lotto molto consistente), emetterò un solo ordine e spenderò 1€: al crescere del quantitativo fisso q si riduce il costo totale annuo di emissione degli ordini. Costo di mantenimento. Immaginiamo di detenere nel nostro magazzino un unico pezzo di un determinato materiale che acquisto da un fornitore. Se lo detengo per un anno, sosterrò per questa mia decisione di mantenimento di questa scorta una serie di costi di mantenimento:
  • oneri finanziari per immobilizzo di capitale. Ho acquistato questo pezzo che può avere un valore unitario di 10€. 10€ è il prezzo di acquisto di questo materiale. Prendo virtualmente questi 10€ e li metto in magazzino per un anno. Tutto ciò determina un costo opportunità: un costo di tipo finanziario che posso misurare percentualmente;
  • possibile obsolescenza del prodotto. Se metto in magazzino della merce deperibile, dopo un anno è probabile che il valore di questo prodotto si sia ridotto, se non addirittura azzerato. Ad es. il prodotto è tecnologico, quindi soggetto ad una rapida obsolescenza: è possibile che questo singolo pezzo dopo un anno sia ancora perfettamente funzionante, ma abbia un valore commerciale più basso del 15%. Questo costo legato all’obsolescenza è un costo di mantenimento dello scorte: legato alla decisione di mantenere in magazzino quel pezzo per un anno;
  • oneri di tipo assicurativo. Se io della merce in magazzino, ne assicurò il valore e tanto maggiore è la quantità di merce che ho in magazzino, tanto maggiori saranno gli oneri assicurativi. L'insieme di tutti questi oneri costituisce il costo di mantenimento delle scorte. Indichiamo con CM minuscolo il costo unitario di mantenimento delle scorte singolo terzo per un determinato intervallo di tempo supponiamo di un anno.

La scorta media. Qual è il costo totale anno di mantenimento delle scorte? Abbiamo parlato del costo di mantenimento unitario: singolo pezzo che detengo in magazzino per un anno. In realtà non ho un unico pezzo in magazzino, ho più pezzi e quindi all'aumentare della quantità che mediamente ho in giacenza nel magazzino, aumenterà anche il costo totale annuo di mantenimento delle scorte. Il totale annuo del costo di mantenimento varia proporzionalmente al variare del numero di pezzi mediamente in giacenza nel magazzino. Devo Chiedermi qual è il numero medio di pezzi in giacenza nel magazzino per poter arrivare ad una stima del costo totale annuo di mantenimento delle scorte. Consideriamo sull’asse x il tempo e sulle y abbiamo alle scorte in giacenza. Immaginiamo di gestire le nostre scorte secondo la tecnica quantitativi degli ordini fissi, in cui acquistiamo sempre lo stesso quantitativo fisso pari a 600 pezzi. In questo intervallo di tempo, partiamo con un livello di scorte pari a 600 (quantitativo fisso acquistato), ad un certo punto queste scorte si ridurranno fino a raggiungere un livello pari a zero e immaginiamo che questo avvenga dopo un quadrimestre. Nel momento stesso in cui raggiungiamo scorte pari a zero, le scorte si ripristinano ritornando ad essere pari a 600 perché acquistiamo un lotto fisso pari a

  1. Queste scorte nel corso del tempo si ridurranno e dopo una quadrimestre raggiungeranno un livello ancora una volta pari a zero. In quello stesso istante arriverà un nuovo reintegro sempre di 600 pezzi. Nel terzo quadrimestre le scorte progressivamente si rimarranno sino a raggiungere il livello pari a zero nella data del 31/12. Ma in questo anno qual è la giacenza media? Immaginiamo che ci si concentri nel primo ciclo che abbiamo osservato, cioè quello relativo al primo quadrimestre in cui siamo partiti da un livello iniziale pari a 600 e abbiamo concluso il periodo con un livello finale di scorte pari a zero. Dato l'andamento costante dei consumi di questo materiale, possiamo dire che in questo quadrimestre le scorte medie sono state pari a 600+0/ (scorta iniziale + scorta finale diviso due) = 300 pezzi. Nel secondo quadrimestre partiamo con una scorta iniziale di 600, concludiamo con zero e quindi la scorta media è uguale. Lo stesso accade nel terzo quadrimestre. In qualunque momento dell'anno la scorta media è stata pari a 300 pezzi: volendo formalizzare e generalizzare, la scorta media è sempre uguale al lotto fisso che stiamo acquistando diviso due. Costi di mantenimento: formula. È pari al prodotto tra il costo unitario di mantenimento delle scorte (cm minuscolo) e la scorta media che è Q/2. Dal punto di vista algebrico, questo rappresenta la formula di una retta, dove sulle x Q (lotto fisso acquistato) e sulle y i costi di mantenimento. Il costo totale di mantenimento delle scorte cresce al crescere del lotto. Questo è facilmente comprensibile: se acquisto un lotto di 1000 la scorta media sarà 500; se acquisto invece un lotto fisso di 12000 pezzi avrò una scorta media di 6000 pezzi. Nel secondo caso, cioè a fronte di un lotto più consistente, avrò anche scorte medie più elevate e quindi un costo di mantenimento delle scorte complessivamente più elevato. Lotto Economico: formula. Il lotto economico è quella quantità fissa da acquistare, che mi consente di minimizzare i costi totali di gestione delle scorte. Questi ultimi sono determinati dalla somma tra costo di mantenimento delle scorte e costo di emissione dell'ordine. Sulle x la quantità fissa da acquistare e sulle y i costi. Vediamo rappresentati la curva del costo d'ordine che è un ramo iperbole e anche rappresentata la curva, o ancora meglio, la retta delle costo di mantenimento delle scorte. Il costo totale di gestione delle scorte è dato dalla somma dei precedenti due. Il costo totale di gestione delle scorte descrive una curva che ha un suo minimo. Cos'è il lotto

due giorni: se tutto questo è vero, nello stesso istante in cui raggiungeremo una scorta effettiva pari a zero in quello stesso istante il fornitore ci consegnerà la merce. Punto di Riordino con Scorta di Sicurezza. Cerchiamo di capire come varia il punto di riordino quando decidiamo di detenere anche la scorta di sicurezza. La scorta di sicurezza è quella quantità di merce che io detengo in magazzino per poter far fronte a fenomeni di variabilità. Variabilità, ad esempio, rispetto al tempo di approvvigionamento: abbiamo dato per scontato che il tempo di approvvigionamento sia di due giorni, perfettamente prevedibile e senza un fenomeno di anticipo e né di ritardo del fornitore. Abbiamo dato per scontato che anche il tasso di consumo sia perfettamente stabile: il consumo sia sempre pari a 5 pezzi al giorno e che non ci siano situazioni in cui questo consumo possa essere più elevato. Nella realtà questo non si verifica quasi mai e quindi dobbiamo cercare di tutelarci sia dal rischio di ritardi (consegne del fornitore), ma anche che il consumo giornaliero possa essere più elevato a fronte di specifiche situazioni (domanda più alta rispetto a quella del previsto e si consuma più materiale). Come le aziende si tutelano da questi fenomeni di incertezza e di variabilità? Si tutelano costituendo le scorte di sicurezza: la quantità di merce che si mettono in magazzino e che non vengono utilizzate per soddisfare i consumi ordinari. Vengono invece utilizzate per far fronte a situazioni impreviste (ritardi da parte dei fornitori o consumi più alti della media rispetto al tasso di consumo ipotizzato). Il diagramma definisce l'andamento delle scorte e rappresenta quello che prima era il punto di riordino pari a 10 pezzi. Immaginiamo che l'azienda abbia deciso di costituire una scorta di sicurezza e che sia pari a 5 pezzi. Come cambia il punto di riordino? Il punto di riordino di fatto si trasla verso l'alto, in misura pari alla scorta di sicurezza. Da un punto di vista algebrico sarà dato dal prodotto tra il tasso di consumo ed il tempo di approvvigionamento, ma a tutto ciò si aggiungerà la scorta di sicurezza. Il punto di riordino è pari a 5 pz/g x 2gg + 5pz = nuovo punto di riordino sarà pari a 15 pezzi Vantaggi della tecnica a quantitativi di riordino fissi. I parametri peculiari della tecnica a quantitativi di riordino fissi sono il lotto economico, cioè la quantità fissa da acquistare quando si emette un ordine nei confronti del fornitore; il punto di riordino ossia quel livello di scorta effettiva a fronte del quale dobbiamo emettere un ordine di reintegro verso il fornitore. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della tecnica? Quali sono i motivi per cui dovremmo sceglierla ed i motivi per cui dovremmo optare per una alternativa?

  • Vantaggiosa per la gestione delle scorte di beni ad elevato valore unitario. È vantaggiosa perché è legata alla determinazione del lotto economico (quantitativo fisso di merce da acquistare che consente di minimizzare i costi totali di gestione delle scorte). Una delle due determinanti dei costi totali delle scorte è dato dal costo di mantenimento delle scorte: tanto mangiare è il valore unitario della merce, tanto maggiore, a parità di altre condizioni, sarà il costo di mantenimento delle scorte. Quando io detengo a scorta un prodotto con elevato valore unitario, avrò interesse a ridurre il costo di mantenimento perché questo tenderà ad essere molto alto. Questa tecnica consente di prendere in considerazione tutto ciò e permette di individuare quel quantitativo fisso di merce da acquistare che minimizza la somma tra costo d'ordine e costo di mantenimento;
  • Certezza della dimensione del lotto di acquisto. È un vantaggio tanto per l'azienda che acquista che dovrà semplicemente definire all'inizio il lotto economico e poi nel momento in cui emetterà l'ordine saprà quanto dovrà acquistare senza dover rivalutare questa decisione. È un vantaggio anche per il fornitore perché sa il quantitativo di merce che il proprio cliente desidera ricevere e si attrezzerà per predisporre questo tipo di spedizioni;
  • Curva dei costi totali è piuttosto inelastica rispetto ai volumi in prossimità del minimo. Il diagramma sulle x la quantità q di merce costante che decido di acquistare ogni volta che emetto un ordine di acquisto; sulle y i costi annuali di gestione delle scorte. In questo diagramma la curva è un ramo di iperbole che rappresenta l'andamento del costo d'ordine totale rispetto alla dimensione del lotto; una

retta che parte dall'origine degli assi e che rappresenta il costo totale di mantenimento delle scorte al variare della dimensione del lotto; una curva che rappresenta il costo totale di gestione delle scorte dato dalla somma tra il costo di mantenimento il costo d'ordine. Sappiamo che il lotto economico è quella quantità q che dobbiamo acquistare per minimizzare il costo totale di gestione delle scorte e graficamente il punto rosso rappresenta la quantità a fronte della quale raggiungiamo il minimo del costo totale di gestione delle scorte. Se ci soffermiamo sul punto di minimo della curva e guardiamo a ciò che accade immediatamente a destra del minimo e immediatamente a sinistra del minimo, si nota che in quel punto la curva è piuttosto piatta: vuol dire che se dovessimo per qualche motivo sbagliare nel calcolo del lotto economico, commettere delle imprecisioni, e se ottenessimo un valore di lotto economico leggermente più alto o più basso rispetto a quello reale, in realtà l'impatto di questo errore sul costo totale di gestione delle scorte sarebbe un impatto piuttosto modesto. Il differenziale di costo che noi sosterremmo a fronte di questo errore di calcolo sarebbe un differenziale molto modesto. Il calcolo del lotto economico, in effetti, implica delle considerazioni non banali sui costi indotti dalla gestione delle scorte. Talvolta, si possono fare delle approssimazioni, ma quanto incide questa approssimazione sulla consistenza del lotto economico? Quanto incide sui CT di gestione delle scorte? In maniera limitata, perché possiamo identificare un lotto fisso di acquisto parzialmente errato, che si discosta per eccesso o difetto dal reale lotto economico. Ciò nonostante, riusciremo con tale scelta a sostenere un costo totale di gestione delle scorte molto prossimo al suo minimo. Sebbene possa essere difficile calcolare il lotto economico, vale la pena di ragionare per approssimazioni perché così facendo si ottiene una dimensione del lotto fisso che ci porta vicini al minimo del CT di gestione delle scorte. Svantaggi della tecnica a quantitativi di riordino fissi.

  • Non tiene conto dei costi di stock-out. Quando diciamo che il lotto economico è quel quantitativo fisso di merce da acquistare che minimizza i costi totali di gestione delle scorte, ragioniamo su costi di gestione delle scorte dati dalla somma tra costa d'ordine costo di mantenimento. In realtà quando dimensioniamo e gestiamo le scorte, prendiamo una decisione che in qualche modo inciderà sul fenomeno dello stock out, cioè sul fenomeno della mancata disponibilità di merce nel momento in cui ne avremmo bisogno. Lo stock determina un costo collegato per esempio all'impossibilità di rivendere la merce al cliente. Se svolgiamo un'attività di rivendita, cioè acquistiamo il prodotto perché questo entrerà a far parte del nostro prodotto finito, lo stock out del componente determinerà un fermo di produzione nella fabbrica e questo ha un costo che è il valore della mancata produzione. Se sotto dimensiono le scorte e determino uno stock out, sostengo un costo di cui però non tengo conto quando dimensiono il lotto economico. È vero che il lotto economico minimizza il costo totale di gestione delle scorte ma esso comunque non tiene in alcun conto il fenomeno dello stock out che genera un costo;
  • Richiede un controllo “continuo” delle scorte. Quando emetto un ordine di reintegro secondo questa tecnica? Quando la scorta effettiva raggiunge il punto di riordino. Ma quando raggiunge il punto di riordino? Se il tasso di consumo giornaliero è sempre esattamente pari alla stessa quantità, per esempio 5 pezzi al giorno, posso prevedere quando raggiungerò il punto di riordino. La verità è che questa certezza io non posso averla perché non è sempre vero che il mio tasso di consumo sia perfettamente costante. Possono esserci dei giorni in cui è più elevato o più basso tale da non poter prevedere con assoluta certezza quando raggiungerò il punto di riordino. Ma come faccio a capire quando devo emettere un ordine? Devo avere un sistema di controllo continuo dei miei livelli di giacenza: in tempo reale devo sapere quali sono le scorte disponibili in magazzino e solo in questo modo capirò quando la scorta effettiva dovrà raggiungere il punto di riordino. L’implementazione di

verifica che io ordinerò un quantitativo di merce, nel caso specifico, pari alla lunghezza del segmento colorato di rosso; ma questa merce in realtà non arriverà immediatamente, ma dopo un certo intervallo di tempo (tempo di approvvigionamento, cioè il numero giorni che il fornitore impiega per potermi consegnare più la merce). Quindi al termine del tempo di approvvigionamento, immaginiamo che dopo due giorni arriverà finalmente la consegna che riporterà verso l'alto le mie scorte effettivamente disponibili. La quantità di merce che mi viene consegnata, rappresentata dal segmento verde, è esattamente pari al segmento rosso, cioè quello che nel lunedì mattina in cui abbiamo preso la decisione era la differenza tra il livello obiettivo e la scorta effettiva. A questo punto riprenderemo con il nostro ciclo, giorno per giorno consumeremo le nostre scorte, ed arriverà ad un certo punto il lunedì immediatamente successivo. Al termine del secondo intervallo di riordino, ripeterò quello che ho già fatto mia precedentemente: cercherò di capire qual è la mia scorta effettiva al momento in cui effettua il controllo; cercherò di capire qual è la differenza tra il livello obiettivo e la scorta effettiva. Identifico questa differenza con un segmento rosso verticale emetterò un ordine verso il mio fornitore che consegnerà la merce in un intervallo di tempo pari al tempo di approvvigionamento. Al termine di questo intervallo di tempo riceverò una consegna che mi riporterà le scorte verso l'alto in misura pari all’ampiezza del segmento verde che è esattamente pari come lunghezza al segmento rosso per poi riprendere con il ciclo. I parametri di gestione. Quali sono i parametri di gestione delle scorte peculiari di questa tecnica? Il primo è quello che mi consente di capire quando ordinare: l'intervallo di riordino fisso che nell'esempio di prima è una settimana. L'intervallo di riordino fisso può essere scelto in maniera discrezionale dal management, in maniera da rendere pratica l'implementazione di questa tecnica. Se ad esempio stabilisco l’intervallo di riordino di una settimana, stabilisco la regola per cui ogni lunedì mattina vado in magazzino e vedo qual è la scorta effettiva; calcolo la differenza rispetto al livello obiettivo ed emetto un ordine pari a questa quantità. La principale peculiarità di questa tecnica sta nella comodità di implementazione. Quanto ordiniamo? Ordineremo una quantità pari alla differenza fra il livello obiettivo e la scorta effettiva al termine dell'intervallo di riordino. Se nella tecnica a intervalli di riordino fissi la durata dell'intervallo di riordino è sempre la stessa, la quantità di merce che invece acquisto di volta in volta può essere variabile. perché dipende da quanta merce ho consumato durante l'intervallo di riordino. Potrei trovarmi nella situazione in cui ho consumato pochissimo perché la mia stessa domanda è stata molto ridotta nell’intervallo di riordino, oppure nella situazione apposta in cui in quell’intervallo di riordino ho consumato tantissima merce perché ho fronteggiato una domanda molto alta. A seconda della dinamica delle scorte durante l'intervallo di riordino, la quantità di merce che dovrò acquistare potrà essere più elevata più bassa Livello Obiettivo. Come calcoliamo il livello obiettivo? Per capire quanto dobbiamo ordinar dobbiamo calcolare la differenza fra il livello obiettivo e la scorta effettiva. Ma qual è il livello obiettivo? Abbiamo dato per scontato che il livello obiettivo sia stato già dimensionato. Ma come facciamo a dimensionarlo opportunamente? Il diagramma rappresenta sulle x il tempo e sulle y le scorte; sull’asse verticale viene identificato punto rosso che rappresenta la scorta disponibile all'inizio del primo intervallo di riordino. Quanto ampio deve essere il livello obiettivo (scorta che devo avere all'inizio del primo intervallo di riordino)? Questa scorta iniziale deve essere almeno pari alla quantità di merce che stimo di consumare fino al momento in cui riceverò la prima consegna. Quando riceverò la prima consegna? Sul diagramma è rappresentato un primo intervallo di riordino, al termine di questo intervallo di riordino mi reco in magazzino, vedo qual è la scorta effettiva e la confronto con il livello obiettivo, determino la quantità da ordinare. Emetterò un ordine nei confronti del mio fornitore e il fornitore impiegherà del tempo per effettuare la consegna. Quanto tempo? Un tempo

pari a TA (tempo di approvvigionamento). Dall'inizio del dell'anno, sino al momento della prima consegna quanto tempo passerà? Passerà una quantità di tempo pari all'intervallo di riordino più il tempo di approvvigionamento. Immaginiamo che l'intervallo di riordino sia di una settimana e che il tempo di approvvigionamento sia di due giorni. Quando avverrà la prima consegna? Avverrà dopo 9 giorni. Il livello obiettivo, ovvero la scorta con cui devo iniziare, deve essere sufficiente per garantire il soddisfacimento dei miei fabbisogni di consumo, durante questo intervallo di 9 giorni. Il livello obiettivo è (Ir + TA) x Tc (tasso di consumo) Livello Obiettivo con Scorta di Sicurezza. Che cosa accade se decido di detenere delle scorte di sicurezza? Le scorte di sicurezza vengono create per fronteggiare situazioni di variabilità della domanda (dei consumi) oppure variabilità del tempo di approvvigionamento. Se il fornitore è in ritardo nell’effettuare la consegna oppure se i miei consumi di quel determinato bene sono un po' più alti rispetto alla media, io dovrò fronteggiare delle forme di variabilità e di imprevedibilità attraverso delle scorte opportunamente dimensionate e stoccate a magazzino (scorte di sicurezza). Se decido di detenere delle scorte di sicurezza, come varia il mio livello obiettivo? Immaginiamo che le scorte di sicurezza siano state opportunamente dimensionate e collocate in magazzino. Sul diagramma, la retta orizzontale tratteggiata rappresenta la scorta di sicurezza collocata in magazzino. Cosa accade in questa situazione? Accade che dovrò determinare il mio livello obiettivo, in modo tale che al momento in cui sarà effettuata la prima consegna io abbia in magazzino una quantità di merce uguale alla scorta di sicurezza. Perché? La scorta di sicurezza non devo toccarla, non devo utilizzarla per far fronte all'ordinaria amministrazione. Devo utilizzarla per far fronte a situazioni impreviste, ritardi o eccessi di consumo. Quando calcolo il livello obiettivo devo dare per scontato che la scorta di sicurezza sia garantita, tutelata, non utilizzata e che quindi livello obiettivo debba appunto tenere conto di questa circostanza. Se faccio bene i calcoli, determinerò un livello obiettivo tale per cui alla prima consegna, che arriva dopo un intervallo di tempo pari a Ir + TA, le mie scorte effettive siano pari alla scorta di sicurezza. La formula del livello obiettivo diventa (Ir + Ta) x Tc + SS (scorta di sicurezza) Vantaggi e svantaggi della tecnica a intervalli di riordino fissi. Il primo vantaggio riguarda il fatto che

  • non richiede un controllo continuo delle scorte. Quando gestisco le mie scorte a intervalli di riordino fissi e stabilisco per esempio che il mio intervallo di riordino è di una settimana, nell'arco di quella settimana io non dovrò controllare quante scorte ho in magazzino. Posso addirittura ignorare questa circostanza, recarmi in magazzino il lunedì mattina e vedere in quell’istante quali sono le scorte disponibili. Il vantaggio di questa tecnica sta in una facilità ed economicità di implementazione poiché non devo dedicare tante risorse al controllo delle scorte;
  • consente riordini congiunti di prodotti acquistati da uno stesso fornitore. Immaginiamo di acquistare due prodotti da uno stesso fornitore; se setto per entrambi i prodotti un intervallo di riordino pari ad una settimana, con riordini da effettuare il lunedì mattina, potrò ogni lunedì mattina emettere un unico ordine che riguarda. Questo mi consentirà di avere un vantaggio economico legato alla riduzione dei costi di ordinazione
  • svantaggio sta nel fatto che non consente di minimizzare i costi totali di gestione delle scorte. È vero che questa tecnica da un punto di vista economico può essere efficiente quando effettuo riordini congiunti, ma se gestisco un unico articolo con la tecnica quantitativi di ricordino fissi ho il vantaggio della semplicità, ma non minimizzo i costi totali di gestione delle scorte come invece posso fare utilizzando la tecnica a quantitativi di riordino fissi

perché noi non controlleremo il magazzino ogni 18 giorni e non sempre in tempo reale. Sappiamo però che controllando il magazzino ogni 18 giorni ed emettendo ordini in media ogni 18 giorni, calcoleremo e otterremo come quantità da ordinare al fornitore una quantità circa pari alla lotto economico. Intervallo di riordino economico con ordini congiunti. Parlando della tecnica a intervalli riordino fissi un altro vantaggio consiste nella possibilità di effettuare ordini congiunti di merce che acquistiamo da uno stesso fornitore. Immaginiamo di acquistare dallo stesso fornitore due articolo A e B, di avere calcolato l'intervallo di riordino economico e che il primo sia pari a 18 giorni il secondo a 22 giorni. Si verifica che su questo diagramma dove sulle y le scorte e sulle x il tempo, riportiamo la lunghezza dell'intervallo di ordine economico del prodotto A che è una lunghezza di 18gg e l'intervallo di riordino economico relativo al prodotto B che è di 22gg. Gli ordini dei prodotti A e B non saranno effettuati congiuntamente perché c'è un disallineamento fra i due intervalli di riordino. Arriviamo a un paradosso perché noi calcoliamo l'intervallo di riordino economico per minimizzare i costi di gestione delle scorte o comunque per portarli ad un livello molto prossimo al minimo. Per trarre ulteriore vantaggio dall'utilizzo della tecnica a intervalli di riordino fissi, devo fare in modo che gli ordini A e B vengano emessi congiuntamente. Questa specifica situazione non si sta verificando. Allora quale intervallo di riordino devo scegliere e che sia uguale per A e B? L’unico vero approccio che porta ad un risultato soddisfacente è un approccio di simulazione. Devo capire qual è la durata dell'intervallo di riordino uguale per A e B, che grosso modo mi consenta di minimizzare costi di gestione delle scorte sommati. È ragionevole che questo intervallo di riordino fisso possa essere nell’intervallo tra 18 e 22gg. Quanto però sarà esattamente? Sarà più vicino a 18 o a 22? L'unico modo per rispondere è verificare cosa succede su durate diverse dell'intervallo di riordino fisso per esempio 18-19-20- 21-22gg e capire a fronte di ciascuna durata dell'intervallo di riordino fisso quale sia il costo più basso di inversione delle scorte. In questo modo, individuerò una durata dell'intervallo di riordino fisso uguale per A e B che mi consente di avere non solo una facilità di implementazione della tecnica ma anche una efficienza economica soddisfacente. In relazione al componente Gamma, l’azienda Alfa fronteggia una domanda annuale pari a 1.200 pezzi. Se intendesse acquistare dal fornitore una quantità pari al lotto economico, dovrebbe sempre rifornirsi di 100 pezzi. Se, invece, volesse utilizzare la tecnica a quantitativi di riordino fissi, quale intervallo di riordino dovrebbe impostare? (Si ipotizzino 360 giorni/anno). La risposta giusta è 30. Per calcolare l’intervallo di riordino economico bisogna dividere la durata del periodo 365gg per il numero di giorni che emetteremmo nell’anno se ogni volta acquistassimo una quantità pari al lotto economico. Emetteremmo un numero di ordini pari al rapporto tra la domanda dell’anno ed il lotto economico. 360/(1200/10)=30gg. Si applica un intervallo di riordino fisso.

4.6 Le scorte di sicurezza (15’)

Le scorte di sicurezza. Si costituiscono perché nella realtà esistono forme di variabilità e di rischio che determinano la possibilità di andare in stock out (disponibilità di magazzino non è sufficiente per far fronte ai consumi). Il Tasso di consumo e il Tempo di Approvvigionamento possono essere soggetti a fluttuazioni, che provocano difficoltà nella determinazione dei livelli di scorta necessari per far fronte alla domanda. Quando si calcolano i parametri di gestione delle scorte, si assume di norma che il tasso di consumo si attesti su un livello dato costante. Nella realtà, il tasso ed il tempo possono variare rispetto ad un valore medio e quando variano in modo sfavorevole per l’azienda può capitare che la disponibilità di magazzino non sia sufficiente per far fronte a consumi e domanda. Per far fronte a questa incertezza, le aziende si dotano di Scorte di Sicurezza.

Le fonti di variabilità: il tasso di consumo. Le fonti di variabilità determinano la necessità di costituire scorte di sicurezza. Ipotizziamo che il tasso di consumo medio (Tc) sia 5pz/gg e il tempo approvvigionamento (Ta) 2gg. Immaginiamo che la tecnica delle scorte implementate sia a quantitativi di riordino fissi. Nel diagramma, sulle x lo scorrere del tempo e sulle y i pezzi detenuti in magazzino. La linea orizzontale tratteggiata rappresenta il punto di riordino: gestione delle scorte secondo la tecnica a quantitativi di riordino fissi. Per cui si inizia il periodo di gestione con una disponibilità di magazzino pari al lotto economico, questa si consuma con un ritmo di 5pz/gg ed il punto effettivo di scorta raggiunge il punto di riordino. In quel momento dovrò emettere un ordine verso il fornitore che impiega un tempo pari a 2gg per la consegna. Se tutto questo è vero, nello stesso istante in cui le mie scorte effettive raggiungono un livello pari a 0 allora in quell’istante ricevo un rifornimento pari al lotto economico. Può verificarsi che durante il tempo di approvvigionamento il Tc reale non sia perfettamente allineato alla media di 5pz/g. La prima situazione è quella per cui durante i 2g di attesa per la consegna il Tc è pari a 0: nel momento in cui il fornitore consegna la quantità, in realtà non ho raggiunto un livello effettivo di giacenza pari a 0 ma è rimasto pari a quello che era nel momento in cui ho inviato l’ordine (punto di riordino). Questa situazione non costituisce per l’azienda un rischio perché non determina stock out ma al massimo un eccessivo accumulo di stock (over stock). Durante il tempo di approvvigionamento può verificarsi la situazione opposta: il Tc effettivo giornaliero è superiore a 5pz/g. Si verifica che io consumo la scorta effettiva presente nel momento in cui emetto l’ordine di rifornimento con una capacità maggiore rispetto a quella attesa. Quindi, vado in stock out (segmento verde che esprime l’andamento delle scorte effettive durante il tempo di approvvigionamento quando il Tc>5pz/g). Questa è la situazione di rischio che molte aziende vogliono evitare perché lo stock out può essere costoso. Le fonti di variabilità: il tempo di approvvigionamento. Un’altra fonte di variabilità riguarda il tempo di approvvigionamento. Il Tc è 5pz/g e Ta 2g. Nel diagramma ci sono gli stessi parametri. Il Ta può essere diverso da 2g. La prima situazione è quella dove il Ta effettivo è inferiore a 2g: si verifica che quando arriva il rifornimento la mia scorta effettiva non raggiunge il livello 0, ma è superiore. Questa situazione per l’azienda non rappresenta motivo di rischio nella misura in cui non si subiscono fenomeni di stock-out ma al massimo over-stock. La situazione in cui il Ta è superiore a 2gg: ritardo del fornitore. Nei giorni di ritardo della consegna l’azienda non avrà scorte e quindi andrà in stock-out. Occorrerà quindi costituire delle scorte di sicurezza per fronteggiare il rischio di un ritardo da parte del fornitore. Stock-out e Livello di servizio. Lo stock-out è il fenomeno che si verifica quando la disponibilità di magazzino è inferiore alle effettive esigenze dell’azienda. Esso determina un costo, detto costo di stock-out che può essere legato al fatto di dover interrompere le proprie attività di produzione per indisponibilità di materie. Il costo della mancata produzione è connesso al valore dei beni che altrimenti avrei potuto realizzare. Per far fronte a tale fenomeno si determinano le Scorte di Sicurezza, l’azienda deve stabilire quale sia il rischio di stock out che intende accettare. Il Livello di Servizio esprime la probabilità che l’azienda possa evitare uno stock-out: quando dimensiona la scorta di sicurezza l’azienda deve decidere quale è il rischio massimo di stock-out a cui vuole far fronte. Formule per il calcolo delle scorte di sicurezza. Cambiano a seconda della tecnica usata: quantitativi di riordino fissi o a intervalli di riordino fissi; in funzione della variabilità del Tc Ta o entrambi.

L’azienda Alfa intende gestire le proprie scorte relative al prodotto Gamma in modo da avere la quasi certezza di non incorrere in stock-out. Nel calcolo delle scorte di sicurezza, qual è il valore corretto da assegnare al parametro K? K = 3 perché ad ogni livello di k si associa un dato livello di servizio (probabilità che si verifichi uno stock-out).

LEZIONE

Gestire le scorte vuol dire prendere 2 decisioni che sono quanto dobbiamo ordinare al fornitore al momento di emettere un ordine e quando arrivare il momento di emettere un ordine. Come si prendono queste due decisioni? Quanto e quando ordinare? Sono decisioni apparentemente semplici ma hanno una serie di risvolti significativi per l’azienda in quanto quando stabilisco quanto ordinare decido anche quanta merce mettere in magazzino (incrementando costi, oneri finanziari). Quando prendo una decisione di fatto produco un effetto in merito il livello di servizio (capacità dell’impresa di evitare lo stock out). Se metto poca merce in magazzino ma la domanda inaspettatamente aumenta vado in stock out perché ho poca scorta. Gestire le scorte significa incidere su due performance (costo e servizio) che per l’azienda sono di rilievo. Simulazione Excel. Foglio dati input descrivono la situazione: stiamo acquistando due articoli da un singolo fornitore. Gli articoli costano 13 e 6,75; ogni volta che emettiamo un ordine sosteniamo un costo di trasporto pari a 25 a prescindere dal quantitativo di merce ordinata (anche se si compra A e B); il costo di mantenimento a scorte è 9% (supponiamo che si prenda un pezzo di A che vale 13 e al termine dell’anno lo vendiamo, l’averlo mantenuto a scorta ha comportato un onere finanziario pari al 9% di 13€); costo di stock-out (se acquista e rivende il costo di stock out è il margine; se azienda industriale si misura come il valore della mancata produzione) 0.50 per pz (uguale per entrambi i prodotti); tempo approvvigionamento 6gg e nell’anno 220gg lavorativi. Quando acquistare A e B? Quanto A e B? Serie storica: quantitativi da acquistare. Il foglio riporta i consumi del mese di Febbraio. I dati storici sui consumi possano essere usati per prevedere i consumi futuri (ipotizziamo una domanda stabile e prevedibile). Cerchiamo di capire giorno per giorno se comprare. Abbiamo 3 intervalli: 2-3-4 mesi. La simulazione inizia 01/03 e finisce 30/04 (2 mesi). Nel terzo foglio ci sono varie aree. Nelle righe del foglio ci sono indicazioni temporali. Il carico riporta i pezzi consegnati dal fornitore in quel giorno; cons (pezzi consumatti); rf (rimanenze iniziali – consumo); mancanti (pezzi in stock out). Se consumo maggiore delle rimanenze iniziali si andava in stock-out; ordine (bisogna scrivere se ordinare e quanto). Nella parte alta del foglio ci sono indicatori che indicano conseguenze generate dalle decisioni (conseguenze a livello di servizio e costi). Indice di servizio è rapporto tra pezzi evasi e quelli di cui avevo bisogno; costi di mantenimento (sostenuti per merce in magazzino); ordinazione (in un unico ordine ordino A e B quindi il costo totale è la metà per ogni prodotto). Nella zona rossa c’è il costo totale sostenuto per A e B. L’obiettivo è minimizzare i costi totali di gestione delle scorte. Il 01/03 già ordine fatto; il 02/03 sappiamo per A le scorte iniziali (394pz), niente dal fornitore, consumo di 67pz e quindi 327pz in magazzino. Acquistiamo? Per A no; per B si e ordiniamo altri 100pz. Non possiamo modificare una scelta fatta in passato. Stimato i consumi di marzo sulla base di febbraio e capito il consumo A e B su base settimanale. Un unico grande ordine per A che coprisse quello mensile, per B due ordini visto che il costo di mantenimento di B è maggiore. Perché un solo ordine per A? per via delle spese di trasporto. Il mestiere di chi gestisce le scorte non è semplice perché basta commettere qualche errore di valutazione per avere ricadute economiche. In queste decisioni ci sono trade-off: costo ordinazione e mantenimento delle scorte. Il costo dell’ordinazione aumenta all’aumentare del numero di ordini ma se si sceglie di minimizzarlo allora mi carico di scorte (costi di mantenimento alti); potrei pensare di ordinare ogni giorno con costi scorte pari a 0

ma di ordinazione alti. Il costo unitario di ordinazione è importante, la scelta porta ad andare verso una bassa frequenza di ordinazione. Trade off tra costo mantenimento e costo di stock-out: il secondo inizia ad essere alto quando vado fuori scorta (consumo maggiore alle scorte). Ho scorte basse perché voglio avere basso il costo del mantenimento. Un ulteriore informazione: vale la pena fare ordini congiunti nella simulazione? In virtù dell’elevato costo unitario ha senso ridurre gli ordini (riduco frequenza e facendone di congiunti). Tecnica di gestione delle scorte. Sono divise in due famiglie:

  • Logica look-back: le decisioni sui reintegri delle scorte vengono prese osservando i dati storici su consumi/vendite. Guardano i dati storici perché si ritiene che la domanda futura ricalcherà quella passata
  • Logica look-ahead: le decisioni sui reintegri delle scorte vengono prese in base ai fabbisogni generati dal piano di produzione (metodologia principale basata su Materials Requirement Plannning). La programmazione della produzione funziona che elaboro delle previsioni del futuro non guardando le serie storiche. Come stabilisco quanto e quando comprare? Sulla base dell’esplosione dell’MRP. In questa famiglia le tecniche più utilizzate sono: Tecnica a quantitativi di riordino fissi (continuous control approach); Tecnica a intervalli di riordino fissi (periodic control approach) Quantitativi di riordino fissi. Secondo questa tecnica, bisogna ordinare quantità fisse ogni volta che si emette un nuovo ordine. Questa quantità deve essere tale da minimizzare i costi totali di gestione delle scorte, dati dalla somma tra: Costi d’ordine (CO), Costi di mantenimento delle scorte (CM). Ogni volta che emetto un ordine ordino sempre una stessa quantità fissa. A volte la quantità ce lo impone il fornitore. Costo d’ordine. Quando si emette un ordine si sostengono dei costi e spese connessi all’uso di risorse, come:
  • Tempo dedicato dagli addetti agli acquisti
  • Trasporto delle merci acquistate
  • Materiali di consumo e servizi (telefono, fax, e-mail)
  • Tempo dedicato dagli addetti al Controllo Qualità in accettazione In un dato orizzonte di tempo, questi costi possono modificarsi in funzione del numero di ordini emessi. Su base annua quanto sarebbe il totale? Si immagini di avere calcolato il costo unitario d’ordine (co). Se si acquista una quantità fissa, in un dato orizzonte di tempo il numero n di ordini emessi può essere calcolato come segue: Q = quantità fissa D = fabbisogno complessivo nel periodo (p.e. anno) n = D/Q. si ottiene una iperbole dove all’aumentare di Q il CO si riduce. Costi di mantenimento: se si tiene in giacenza 1 pezzo di un dato prodotto, si sostiene una serie di costi quali (cm): Oneri finanziari per l’immobilizzo di capitale (i’), Possibile obsolescenza del prodotto (i’’), Assicurazioni (furto incendio) (i’’’). Questi costi possono essere espressi come % del valore unitario del singolo pezzo i = i’ + i’’ + i’’’ = …%. Il costo unitario di mantenimento delle scorte può essere calcolato come segue: V = valore unitario del pezzo i = costo di mantenimento espresso come % del valore unitario del pezzo i * V = costo di mantenimento unitario (cm). Il costo totale di mantenimento dipenderà dal numero di pezzi mediamente giacenti in magazzino nel periodo considerato, ovvero dalla scorta mediaIpotizziamo D=1200pz e Q=400pz se la domanda giornaliera è stabile dopo 4 mesi avrò un livello delle scorte pari ad 1.

differenza tra il livello obiettivo e la scorta effettiva. La consegna mi arriva dopo il tempo di approvvigionamento e così via. Q = LO – scorta effettiva. Quando compriamo? Al termine di ogni intervallo di riordino. Quanto? Nella tecnica a quantità fissi compro sempre il lotto economico; qui invece l’unica certezza è quando compro. Il quanto non lo so con certezza ex ante ma in generale compro la differenza tra il livello obiettivo e la scorta effettiva al momento del riordino. La tecnica è semplice da implementare perché richiede solo un controllo periodo del livello delle scorte, Efficiente per beni dal basso valore unitario, Efficiente in caso di ordini congiunti Scorta di sicurezza. La scorta di sicurezza viene costituita per fronteggiare forme di variabilità, che possono riguarda il tempo di approvvigionamento e il tasso di consumo. La sua entità dipende da: Tc, Ta, Variabilità della domanda, Variabilità del tempo di approvvigionamento, Livello di servizio desiderato (k).