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Appunti per studiare bene, Appunti di Psicologia Generale

Corso dell’università di bologna

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 14/05/2026

susannaarusa
susannaarusa 🇮🇹

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Psico sviluppo importante per comunità minorili, comunità diadi madre bambino, lavoro con gli adulti
perché la nostra gestione emotiva adulta ha a che fare con la socializzazione primaria. Psico sviluppo
da importanti chiavi di lettura per interpretare il comportamento dell’altro e capire come comportarsi
di conseguenza.
Educatore lavora su empowerment, autonomia dell’altro… soprattutto sulla dignità dell’altro
attraverso strategie educative e soprattutto attraverso la relazione educativa. L’educatore è
coresponsabile al benessere altrui.
Programma:
PREMESSE: introduzione alla psicologia dello sviluppo (disciplina scientifica, biometrica); dagli inizi
biologici alla nascita
LE TEORIE: Piaget (psicologia evolutiva), Vygotskij, Bruner (teoria della narrazione: ognuno percepisce
e interpreta soggettivamente gli eventi, questo va a condizionarci a livello emotivo e
comportamentale)
AMBITI EVOLUTIVI: sviluppo comunicativo e linguistico (alcuni disturbi del linguaggio si legano a
disturbi di spettro più ampio es autismo), sviluppo emotivo (cosa sono le emozioni, cosa significa
gestirle) e affettivo (teoria attaccamento di Boldi, diversi tipi di legami che i bambini vanno ad
instaurare coi genitori e principalmente con la madre o caregiver, figura che si spende maggiormente
nella cura del bambino, e come questo attaccamento si ripercuote nell’età adulta), sviluppo del Sé
(come si sviluppa il modo in cui comprendiamo e descriviamo noi stessi; autostima, autoefficacia con
descrizione scientifica e cosa può caratterizzare autostima in crescendo o in cavallo. Non parleremo
di identità, perché è un concetto di cui si parla a partire dall’adolescenza)
CONTESTI DI SVILUPPO: la famiglia (stili genitoriali e come impattano sullo sviluppo), i pari (amicizia,
status tra pari; il bambino rifiutato/isolato, da individuare col lavoro educativo), la tecnologia
METODI: disegni di ricerca in psicologia dello sviluppo (secondo cap del manuale, trattato alla fine del
corso perché molto complesso)
Il materiale/slide ci sarà fornito alla fine per la motivazione scientifica di “costringerci” a prendere
appunti per favorire la ritenzione di argomenti. Prova d’esame scritta con 4 domande: tre domande
semistrutturate che richiedono risposta breve (max 5-7 righe) con definizione del concetto ed esempio
concreto e personale a dimostrare la comprensione, valore da 0 a 5; 4a domanda piu lunga (20-25
righe) di descrivere il concetto ampiamento, argomentare criticamente e se richiesto fornire esempi,
valore da 0 a 15. La professoressa valuta particolarmente riportare esempi personali piuttosto che
esempi riportati a lezione, in quanto segnale di rielaborazione personale. Nel corso del programma ci
vengono forniti esempi di domande aperte, mentre le domande semistrutturate le definizioni possibili
sono contenute implicitamente nelle domande. L’ultima lezione sarà dedicata all’esame. Gli appelli
escono a novembre, le iscrizioni si chiudono una settimana prima dell’appello, appelli nel mese di
dicembre, gennaio, febbraio, maggio, giugno, luglio, settembre.
Le lezioni si incentrano su manuale e approfondimenti di esperienza professionale o articoli
scientifici, oltre ad approfondimenti utili alla professione di educatore (es. esercitazioni). Su virtuale
avremo slide, contenuti multimediali di approfondimento, esempi di domande per l’esame. Da
educatore è necessario in primis educare la pazienza.
Lo sviluppo è un processo di cambiamento che inizia dal concepimento per tutto l’arco della vita sino
a che questa non finisce. Vengono coinvolte diverse aree: cognitiva, sociale, affettiva, fisica. Nell’aria
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Psico sviluppo importante per comunità minorili, comunità diadi madre bambino, lavoro con gli adulti perché la nostra gestione emotiva adulta ha a che fare con la socializzazione primaria. Psico sviluppo da importanti chiavi di lettura per interpretare il comportamento dell’altro e capire come comportarsi di conseguenza.

Educatore lavora su empowerment, autonomia dell’altro… soprattutto sulla dignità dell’altro attraverso strategie educative e soprattutto attraverso la relazione educativa. L’educatore è coresponsabile al benessere altrui.

Programma:

PREMESSE: introduzione alla psicologia dello sviluppo (disciplina scientifica, biometrica); dagli inizi biologici alla nascita

LE TEORIE: Piaget (psicologia evolutiva), Vygotskij, Bruner (teoria della narrazione: ognuno percepisce e interpreta soggettivamente gli eventi, questo va a condizionarci a livello emotivo e comportamentale)

AMBITI EVOLUTIVI: sviluppo comunicativo e linguistico (alcuni disturbi del linguaggio si legano a disturbi di spettro più ampio es autismo), sviluppo emotivo (cosa sono le emozioni, cosa significa gestirle) e affettivo (teoria attaccamento di Boldi, diversi tipi di legami che i bambini vanno ad instaurare coi genitori e principalmente con la madre o caregiver, figura che si spende maggiormente nella cura del bambino, e come questo attaccamento si ripercuote nell’età adulta), sviluppo del Sé (come si sviluppa il modo in cui comprendiamo e descriviamo noi stessi; autostima, autoefficacia con descrizione scientifica e cosa può caratterizzare autostima in crescendo o in cavallo. Non parleremo di identità, perché è un concetto di cui si parla a partire dall’adolescenza)

CONTESTI DI SVILUPPO: la famiglia (stili genitoriali e come impattano sullo sviluppo), i pari (amicizia, status tra pari; il bambino rifiutato/isolato, da individuare col lavoro educativo), la tecnologia

METODI: disegni di ricerca in psicologia dello sviluppo (secondo cap del manuale, trattato alla fine del corso perché molto complesso)

Il materiale/slide ci sarà fornito alla fine per la motivazione scientifica di “costringerci” a prendere appunti per favorire la ritenzione di argomenti. Prova d’esame scritta con 4 domande: tre domande semistrutturate che richiedono risposta breve (max 5-7 righe) con definizione del concetto ed esempio concreto e personale a dimostrare la comprensione, valore da 0 a 5; 4a domanda piu lunga (20- 25 righe) di descrivere il concetto ampiamento, argomentare criticamente e se richiesto fornire esempi, valore da 0 a 15. La professoressa valuta particolarmente riportare esempi personali piuttosto che esempi riportati a lezione, in quanto segnale di rielaborazione personale. Nel corso del programma ci vengono forniti esempi di domande aperte, mentre le domande semistrutturate le definizioni possibili sono contenute implicitamente nelle domande. L’ultima lezione sarà dedicata all’esame. Gli appelli escono a novembre, le iscrizioni si chiudono una settimana prima dell’appello, appelli nel mese di dicembre, gennaio, febbraio, maggio, giugno, luglio, settembre.

Le lezioni si incentrano su manuale e approfondimenti di esperienza professionale o articoli scientifici, oltre ad approfondimenti utili alla professione di educatore (es. esercitazioni). Su virtuale avremo slide, contenuti multimediali di approfondimento, esempi di domande per l’esame. Da educatore è necessario in primis educare la pazienza.

Lo sviluppo è un processo di cambiamento che inizia dal concepimento per tutto l’arco della vita sino a che questa non finisce. Vengono coinvolte diverse aree: cognitiva, sociale, affettiva, fisica. Nell’aria

sociale vengono coinvolte le relazioni, le caratteristiche per esempio delle amicizie tra pari ad esempio amicizie alla scuola materna e le amicizie di oggi.

Cambia la sfera affettiva, cambia la competenza emotiva, si evolve la capacità di riconoscere come sto e di esprimerlo. Lo sviluppo richiama anche i processi fisici e biologici, come ad esempio la pubertà, tutta una serie di sviluppi corporei, tanti cambiamenti a livello ormonali etc. Questi cambiamenti hanno una ripercussione a livello psicologico. Il corpo adolescenziale va rimentalizzato in quanto corpo diverso e sessuato rispetto a quello infantile.

SVILUPPO INFANTILE: IERI E OGGI

La psicologia nasce come disciplina filosofica da personalità quali Freud che analizzano come ci si sentiva e viveva in una società che non è più la nostra. Sogni, esistenza di es-super io-io, macchie di Rorschach... non hanno supporto scientifico, siamo nell’area delle grandi intuizioni. La psicologia si è evoluta e oggi possiamo contare su metodi appartenenti al metodo scientifico. Ad es la depressione a livello clinico viene misurata, c’è un metodo validato a livello psicometrico su migliaia di soggetti. Metodi della psicologia dello sviluppo: osservazione sistematica-strutturata, osservazioni convertite in valori numerici e statistiche. Ad es la lettura di fiabe da parte dei genitori va ad avere una influenza positiva importante sulla capacità di lettoscrittura dei bambini al primo anno di scuola. Psicologia allora: studio filosofico dell’animo umano vs psicologia adesso: studio scientifico di processi e costrutti in area psicologica, che si attiene al metodo scientifico.

La psicologia diventa una branca più scientifica e pertanto cambiano anche gli oggetti di studio, anche perché sono cambiati anche i valori a livello culturale: ora si dà importanza al benessere psicofisico e emotivo di bambini e adolescenti, mentre allora si badava praticamente solamente al fatto che i bambini fossero fisicamente nutriti ecc, il benessere emotivo dei bambini ha preso importanza ora con la consapevolezza che i bambini emotivamente equilibrati saranno adulti più emotivamente equilibrati. Si da importanza anche a come la genitorialità (parenting – no peer education, sono due cose separate) viene espressa nelle pratiche quotidiane, maggiore focus culturale alla buona genitorialità (genitore buono: genitore che risponde ai bisogni dei bambini). Genitorialità aggressiva o trascurante causano difficoltà emotive e sociali. Altro fattore di importanza sono i contesti socioculturali: luoghi in senso ampio all’interno dei quali il bambino si sviluppa, ad es cultura (ciò che è tipico e condiviso in una comunità di riferimento) e fattori socioeconomici (i bambini all’interno di un buono status socioeconomico hanno meno problemi dei bambini cresciuti in ambienti poveri).

Contesti: lo sviluppo non avviene mai nel vuoto ma all’interno di contesti. Studioso che si è occupato dei contesti: Urie Bronfenbrenner, che negli anni ‘90 ha concettualizzato la teoria ecologica, una delle teorie ad oggi più accreditata e studiata nella psicologia sociale. Bronfenbrenner sostiene che l’indirizzo si sviluppa all’interno di una molteplicità di contesti raffigurabili come una sorta di matrioska, contesti che si possono visualizzare come una serie di cerchi concentrici racchiusi uno dentro l’altro (più grandi e più piccoli) che si influenzano in modo bidirezionale. L’individuo è sempre attivo nel contesto, mai passivo.

v. slide sullo schema che illustra la teoria di Bronfenbrenner: Individuo – microsistema (contesti in cui l’individuo partecipa direttamente: famiglia, classe scolastica. Es genitori responsivi vs genitori non responsivi; insegnanti che criticano vs che fanno accettare l’errore) – mesosistema (relazioni fra i vari microsistemi che l’individuo vive. Il lavoro educativo è sempre di concerto con gli altri contesti che il bambino vive: con i genitori, con il neuropsichiatra… non si lavora mai soli) – esosistema (dato dai contesti a cui l’individuo non partecipa direttamente ma possono comunque andare a influenzare l’individuo. Es. il lavoro dei genitori, eventi che impattano sull’umore dei genitori) – macrosistema (politica e cultura caratterizzante la comunità che vive l’individuo: es. paesi che hanno una maggiore liberalità nei congedi parentali) – cronosistema (fattori storico culturali ad es. guerra nel paese,

se le famiglie hanno pochi soldi potrebbero avere meno tempo e meno risorse, per dedicarsi all‘ accudimento dei propri bambini;

Nel quartiere in cui si vive, ad esempio in determinati quartieri ci possono essere poche risorse, ad esempio il parchetto frequentato con persone non buone dove i genitori preferiscono non mandare i figli;

Nelle scuole, in primis private vs pubbliche, e secondariamente le scuole messe un po’ peggio tendono ad avere meno risorse e i bambini che la frequentano è più probabile che abbiano delle difficoltà che impattano anche sugli insegnanti;

I bambini di famiglie con un basso stato socioeconomico sono a maggior rischio di sviluppare problemi di salute mentale quali ansia, depressione etc. a scusa dello stress cronico, dell‘insicurezza economica di genitori a volte con stili educativi compromessi. Le politiche di welfare sono importanti in questo caso;

Lo status socioeconomico incide sullo sviluppo delle dipendenze: se non hai soldi è più probabile che sviluppi dipendenze.

Processi e periodi di sviluppo del ciclo di vita:

  1. Sviluppo legato ai processi biologici. a livelli biologico abbiamo una serie di cambiamenti iscritti nel nostro DNA (pubertà, adolescenza, ecc) che si ripercuotono a livello cognitivo e emotivo. Ad es, la corteccia prefrontale non si sviluppa fino ai 22 anni: il ragazzo riesce a comprendere ma non matura
  2. Processi cognitivi: cambiamenti nel modo di pensare. Abbiamo degli stadi in cui il nostro pensiero diventa più complesso, un po’ per fattori biologici e un po’ per contesti legati all’apprendimento, v. Piaget.
  3. Processi socio emotivi: Cambiamenti nelle relazioni con gli altri e cambiamenti nella capacità di leggere, comprendere e regolare le emozioni.

Lo sviluppo comprende tutto il ciclo di vita, noi però ci occuperemo soprattutto di queste fasi ben specifiche:

Periodo prenatale: va dal concepimento fino alla nascita;

Prima infanzia: 0-2 anni. il bambino inizia a camminare e parlare, ci sono quindi dei cambiamenti enormi in soli due anni;

Seconda infanzia o età prescolare: periodo dell’asilo, che va dalla fine della prima infanzia fino ai 6 anni;

Fanciullezza o periodo scolare: 6-10 anni;

L'adolescenza, periodo lunghissimo che inizia all’inizio della pubertà e che segna la transizione dall'infanzia all‘età adulta.

Altri periodi di cui non ci occuperemo:

Adultità emergente: che va dai 18 ai 22 anni fino ai 25-30 anni con scelte più difficili, tipiche dell’età adulta;

Età adulta: 30 fino ai 55 anni, l’inizio è segnato da una serie di tappe che oggi sono messe in discussione (ad esempio è segnata dall’avere una coppia stabile o dal diventare genitori);

Vecchiaia: dai 56 ai 65 anni giovani anziani, anziani medi tra i 65 e 75 anni, vecchi maggiori di 86 anni.

Oltre a considerare i periodi di sviluppo si deve anche considerare il fatto che quando un gruppo di persone nasce nello stesso momento storico, condivide esperienze simili.

Natura versus cultura: è più importante la genetica o il modo in cui il bambino viene cresciuto o educato? contano tutti e due e contano tanto. I figli di fumatori hanno più probabilità di diventare fumatori, come i figli di alcolisti hanno più probabilità. Conta tanto però anche la cultura quindi il modo in cui veniamo educati o socializzati: se nessuno parla a un bambino, quel bambino non imparerà a parlare.

Continuità verso discontinuità: lo sviluppo procede per fasi che sono qualitativamente diverse l'una dalle altre. Ci sono periodi critici dello sviluppo dove l‘individuo fa dei salti a livello evolutivo importanti come la pubertà. Se un bambino a 15 mesi non dice ancora una parola bisogna iniziare a preoccuparsi. Queste cose all'interno del ciclo di vita coesistono.

Con natura si intende parlare di eredità biologica, che incide nelle caratteristiche fisiche e nei disturbi. I sostenitori della natura ritengono che l'influenza più significativa sullo sviluppo sia determinata dell'eredità biologica. Il temperamento ha una base biologica molto importante, anche i geni incidono sulle capacità cognitive, sul QI e su disturbi dello sviluppo come ADHD, DC (disturbo della condotta). Non ci sono dubbi in letteratura contro queste tesi.

Con cultura si intende l'influenza ambientale a cui è esposto l'individuo. I sostenitori della cultura, ritengono che siano le esperienze, derivanti dall'ambiente, le più importanti. Ne fanno parte gli stili di vita, le abitudini alimentari, la lingua che si impara e opportunità educative e gli stimoli.

Sono presenti due filoni di studio all'interno di questo dibattito:

  1. genetica comportamentale - > si occupa di indagare il modo in cui i geni influenzano il comportamento dell'individuo, ovvero di studiare l'influenza dei fattori ereditari (costituzione genetica) sulle differenze individuali. Gli studi vengono condotti prevalentemente su gemelli e bambini adottati. Negli studi sui gemelli si analizzano e si comparano le somiglianze comportamentali di gemelli identici (monozigoti) con le somiglianze comportamentali di gemelli non identici (dizigoti). Si sostiene che gli omozigoti saranno più simili, avendo lo stesso patrimonio genetico. Si nota in letteratura che l'incidenza di alcuni disturbi era molto più simile. Gli studi sui figli adottivi vogliono vedere se le caratteristiche del comportamento di questi ultimi sia più simile ai genitori biologici oppure se sono più simili ai genitori adottivi. La genetica comportamentale, sostiene che, oltre a trasmettere geni che direttamente influenzano i tratti individuali ci siano dei geni che influenzano i tratti individuali indirettamente attraverso l'ambiente, e parlano di tre di tipo di correlazioni geni-ambiente: 1) Correlazioni passive: i genitori biologici trasmettono determinate predisposizioni ma creano anche attorno al bambino un contesto che è in linea con quelle predisposizioni biologiche; 2) Correlazioni evocative genotipo-ambiente: Le caratteristiche di un bambino, ereditate geneticamente, "suscitano" un certo tipo di ambiente fisico e sociale. Le caratteristiche che un bambino ha ereditato, vanno a riflettersi sulle "risposte comportamentali" delle personalità che lo circondano, quindi solleciterà, lui stesso, o delle risposte di frustrazione o al contrario di incoraggiamento e serenità; 3) Correlazione attive genotipo-ambiente (trovare la propria nicchia): I bambini ricercano attivamente un ambiente che trovano stimolante e compatibili con le loro attitudini. I bambini che hanno determinate caratteristiche o attitudini, non restano passivi all'interno del contesto, non sono come una tavola bianca, il bambino o la bambina è "autodeterminato" e ricerca attivamente dei contesti o attività che

Differenti approcci allo sviluppo cognitivo: Piaget – Vygotskij – Bruner. Lo sviluppo cognitivo dà luogo a pensieri di stampo diverso in base all’età. Lo sviluppo cognitivo si ha con l’interazione tra motorietà ed esperienza.

Piaget e teoria costruttivista: lo sviluppo cognitivo è frutto dell’interazione fra maturazione biologica e esperienza. Schemi: azioni – comportamenti – strutture mentali che ordinano la nostra conoscenza. Secondo Piaget esistono due schemi come struttura di conoscenza: 1) schemi di azione, che troviamo soprattutto nel primo periodo dello sviluppo (prima infanzia 0-2 anni), vere e proprie azioni osservabili nel bambino, attraverso le quali il bambino conosce il mondo, chè il neonato non ha ancora un pensiero propriamente detto, ad es istinto di suzione che il bambino inizia a fare su altre parti del suo corpo o oggetti. Il bambino conosce il mondo agendo, non c’è ancora una rappresentazione mentale. Questi schemi di azione sono adattivi: consentono al bambino di sopravvivere, ad es suzione o istinto di afferramento); 2) schemi simbolici, dallo stadio preoperatorio – fine dello stadio sensomotorio, strutture di conoscenza propriamente detta, rappresentazioni simboliche delle esperienze che possono tradursi in immagini mentali o pensieri solitamente espressi sotto forma verbale. Il bambino è capace di immagazzinare una immagine mentale e generare una conoscenza simbolica di un elemento. Faccio una esperienza nel mondo – genero una conoscenza simbolica. Dobbiamo pensare alle micro-esperienze come a dei mattoni che si mettono insieme a formare edifici che sono gli schemi, e i vari edifici/schemi si organizzano fra loro con strade, ponti come a una sorta di rete fino a formare una città/sistema cognitivo. Il sistema cognitivo si organizza in strutture dette schemi, che si organizzano tramite invarianti funzionali, ovvero processi mentali attraverso cui gli individui costruiscono i loro schemi e li vanno ad ordinare e manipolare, sono una sorta di regole di funzionamento della nostra mente. Secondo Piaget i processi non variano mai a prescindere dall’età del bambino (poi adulto) e sono innate, funzionali perché vanno a regolare tutti i nostri processi mentali. Sono tre: 1) organizzazione: tendenza innata a combinare le conoscenze in schemi e a integrare gli schemi in sistemi più complessi, ovvero organizzazione dalla microconoscenza al sistema. Il fine dell’organizzazione è promuovere l’ 2) adattamento, la tendenza innata dell’individuo ad aggiustare le proprie conoscenze per comprendere meglio il contesto. Le nostre esperienze sono tanto più adattive quanto ci permettono di spiegare ciò che abbiamo intorno, e l’adattamento è distinto in a) assimilazione: l’individuo va ad aggiungere nuove informazioni ed esperienze all’interno di schemi che già esistono, e b) accomodamento, ciò che ci permette di riorganizzare lo schema di modo che si adatti di più alla realtà che viviamo (esempio: assimilazione aggiungo dei mobili in casa, accomodamento ristrutturo la casa perché non ci sto più bene); 3) equilibrazione, processo attraverso il quale l’individuo transita da un sistema cognitivo ad un altro, dove la nuova organizzazione del sistema cognitivo è qualitativamente rispetto a quello precedente. Questa invariante funzionale governa i passaggi fra gli stadi degli sviluppi cognitivi: stadio sensomotorio – stadio preoperatorio – stadio delle operazioni concrete – stadio delle operazioni formali. Secondo Piaget gli stadi sono universali e legati all’età (la biologia conta) e al modo di pensare. Il passaggio da uno stadio all’altro ha carattere di miglioramento qualitativo, seguono un ordine gerarchico e logico (si va solo avanti, a meno che non ci siano incidenti che vanno a compromettere il sistema nervoso). Il passaggio fra uno stadio all’altro è graduale, le micro-esperienze e micro-crescite traghettano il bambino, l’organizzazione della scuola primaria è coerente con la teoria degli stadi di Piaget in quanto a sei anni, inizio della scuola primaria, finisce lo stadio preoperatorio. Critica comune a Piaget: aver sottostimato le capacità cognitive dei bambini.

  1. Lo stadio sensomotorio, da 0-2 anni, da un organismo riflesso a uno riflessivo. I bambini verso l’anno e mezzo iniziano ad avere un vocabolario di circa 200 parole e tendenzialmente comunicano verbalmente male ma si muovono molto. Lo stadio sensomotorio ha sei sotto-stadi: a) riflessi innati: 1

mese – metodo di conoscenza del mondo tramite i riflessi innati che vengono dal nostro patrimonio genetico, quali suzione e rooting. Il bambino inizia ad assimilare questi riflessi anche ad altri oggetti, ad es il riflesso di suzione che passa dal seno materno al pollice o altri oggetti; b) reazioni circolari primarie: tra 1 e 4 mesi, circolari nel senso che si ripetono, primarie perché hanno come oggetto il corpo, il bambino fa delle azioni molto semplice e in maniera inconsapevole e casuale ricava da queste azioni una stimolazione piacevole. Le azioni iniziano a essere ripetute perché il bambino le trova piacevoli e stimolanti e avvengono tutte sul corpo. Qui iniziano anche le prime vocalizzazioni non di pianto, il bambino vede cose stimolanti e fa dei vocalizzi, e la stimolazione sonora è piacevole; c) reazioni circolari secondarie: secondarie perché non sono rivolte al proprio corpo ma a un oggetto esterno, fra i 4 e gli 8 mesi. Un bambino verso i 6 mesi sta seduto e, a seguire, inizia a gattonare, pertanto inizia ad avere un po’ più autonomia fisica e aumenta l’interesse verso l’esterno. In maniera casuale nell’esplorazione scopre la stimolazione di azioni che compie. Ad es libri sensoriali per stimolare il bambino ad esperire cose fisiche diverse; d) coordinazione delle reazioni circolari secondarie, gli schemi di azione iniziano ad essere organizzati, bambino 8-12 mesi, a 12 mesi il bambino inizia a camminare pertanto aumenta l’autonomia fisica, il coordinamento degli schemi di azione per obiettivi semplici stavolta è intenzionale. Forma rudimentale di problem solving, è un periodo molto sfidante anche per i genitori in quanto i bambini iniziano a voler fare molte cose pur sapendo poco del mondo; e) reazioni circolari terziarie, dai 12 ai 18 mesi, dalle prime parole (olofrasi) alla esplosione del vocabolario a 18 mesi, i bambini iniziano a dire le prime parole e questo significa che si stanno avviando verso il pensiero simbolico, il bambino inizia a provare a correre, ha fatto un notevole salto evolutivo. Iniziano a fare esperimenti con gli oggetti, diventano estremamente curiosi e hanno bisogno di essere stimolati ma sono parallelamente molto bravi a vedere tutto come una occasione di curiosità; f) problem solving simbolico: il bambino a 24 mesi parla (anche se male, non coniuga… il linguaggio non è ancora perfetto), pertanto a livello mentale ha già un pensiero simbolico. Gli schemi d’azione, grazie al linguaggio, iniziano ad essere interiorizzati e il bambino può risolvere problemi semplici pensando. L’educazione dei genitori passa molto a mezzo di una educazione fisica, i confini dati dai genitori sono prevalentemente spaziali.

Nello stadio sensomotorio il bambino acquisisce la conoscenza del fatto che se un oggetto in quel momento non c’è quell’oggetto non è scomparso del tutto – permanenza dell’oggetto. Verso i 6 mesi, quando si inizia a instaurare una vera e propria relazione col caregiver principale (che nella società occidentale spesso è la madre), inizia a svilupparsi ansia da separazione in quanto il bambino sa che la mamma anche se non è lì fisicamente c’è ancora e la rivuole. Tra gli 8 e i 12 mesi errori A non B (v. slide): bambini sono sensibili al rinforzo ma non sono ancora in grado di mentalizzare velocemente i cambiamenti. Dai 12 ai 24 mesi (periodo molto variabile) i bambini acquisiscono la capacità di mentalizzare più velocemente ciò che hanno visto e quindi andranno a cercare oggetti nell’ultimo posto dove l’hanno visto.

  1. lo stadio preoperatorio: 2-7 anni, dall’asilo nido all’età prescolare. Stadio che viene prima delle operazioni mentali, prima della capacità dell’individuo di compiere operazioni mentali, ovvero compiere mentalmente azioni che prima si potevano conoscere e fare solo in maniera concreta. Le operazioni mentali devono essere reversibili (da A a B e da B a A). Non riescono a compiere operazioni mentali sugli oggetti, però diventano sempre più abili nel rappresentare il mondo con le parole. In questa fase, comunque, i bambini non riescono a pensare a cose che non siano materiali e manipolabili, i simboli devono rappresentare qualcosa che conoscono in maniera diretta, no pensiero astratto. L’esperienza col pc - social è visiva, non diretta, e in quanto interazione asincrona non ha lo stesso valore dell’interazione sincrona e visiva. Il pensiero simbolico del bambino è ancorato alla realtà.

Due sotto-stadi:

politiche, ambientali… capacità di pensare un ambiente diverso rispetto a quello che abbiamo. Esplorazione del possibile, fondamentale in adolescenza. Fase esplorativa al pari di una pallina da flipper, confusione fisiologica. Nella fase possibilista iniziano (e dovrebbero iniziare) i conflitti coi genitori. Ragionamento logico applicato a temi astratti e ipotetico deduttivo: ragionamento sulle possibili soluzioni a un problema sono prodotte e poi valutate in maniera sistematica per produrre una risposta corretta, valutazione del ventaglio delle ipotesi per poter raggiungere il proprio obiettivo. È bene che ci sia conflitto coi genitori perché ci sono compiti di sviluppo, separazione e individuazione che è bene che ci siano. Finchè il bambino è piccolo, il genitore si salva sempre, è la figura forte: metterli in discussione consente all’adolescente di ricostruire la propria identità separata rispetto ai genitori. Allontanamento che permette di riflettere sul proprio senso di identità. Necessità dell’adolescente di essere parte attiva nelle scelte, di rinegoziare (spazio di negoziazione c’è solo quando nel conflitto non c’è una presa di potere rispetto all’altro). In famiglie con status socioeconomico medio basso spesso capita che ci sia una negligenza del genitore che fa fare al figlio un po’ quello che gli pare.

La teoria di Piaget nasce negli anni Cinquanta e si è visto criticamente nel tempo che alcuni stadi non vengono raggiunti da tutti i bambini, chè non tutti hanno avuto l’occasione di attuare un determinato pensiero. Il pensiero ipotetico-deduttivo si riesce ad elaborare in contesti salienti (v. slide per esempi). Troveremo utenti che non hanno raggiunto determinati stadi: da educatori è opportuno comprendere la mente dell’altro per poter comunicare fra pari.

Sempre nello stadio delle operazioni formali, quando il pensiero fiorisce, Piaget definisce egocentrismo adolescenziale, diverso dall’egocentrismo dello stadio preoperatorio, non consiste nella incapacità di assumere il punto di vista dell’altro ma nella concentrazione sul sé, comprensibile e spiegabile dal fatto che l’adolescente si trova a dover ricostruire la sua identità e immagine corporea, da infantile a adulta. Vi sono due processi/caratteristiche tipici degli adolescenti: pubblico immaginario, gli adolescenti sembra che debbano attirare l’attenzione di un pubblico che vedono solo loro, ad es in gruppo parlano a voce altissima, musica alta… come se fossimo tutti lì a guardare loro. La psicologia sociale approfondirà il discorso, Sherif: gruppo adolescenti come laboratorio sociale dove mettono in pratica comportamenti da avere con l’altro; fiaba personale: tendenza a percepirsi unici e protagonisti, speciali nel bene e nel male, “sono così complesso nel mio pensiero (o valgo così poco) che gli altri non possono capire”, percezione di unicità tipica dell’adolescente nel percorso complesso di autoristrutturazione, Piaget la descriveva come idea di invincibilità tipica degli adolescenti. Tarda adolescenza come periodo di massima salute e forma fisica delle persone, ma ciononostante dopo l’età anziana è il periodo di più alta mortalità per via dei comportamenti a rischio che hanno a che fare con la cosiddetta invincibilità dell’adolescenza. Il circuito socio emotivo si sviluppa prima, la corteccia è più lenta: adolescenti molto più sensibili a gratificazioni immediate e ricercano queste sensazioni, soprattutto quando sono in gruppo (ad es esperimento di simulazioni di guida, con amici che guardano oppure no). Le implicazioni educative e critiche alla teoria di Piaget sono da studiare in autonomia, non verranno trattate a lezione, solo accennate ad ora. Quando si lavora con gli utenti, non si spiega, loro hanno bisogno di fare esperienze e così facendo costruiscono abilità e competenze – cosa prendere per il futuro lavoro dall’insegnamento del costruttivismo, “learning by doing”.

Vygotskij (1896-1934): lavora all‘università di Mosca, in Russia sono ancora affascinati del suo lavoro, il suo lavoro arriva in Europa verso gli anni ‘70. Un po’ come Piaget è un costruttivista, va ad enfatizzare l’importanza del ruolo attivo dell’individuo nella costruzione delle sue conoscenze. Fa delle

esperienze e sulla loro base costruisce la sua conoscenza. Vygotskij dice che non soltanto l’individuo è attivo ma la conoscenza, quindi la mente dell’individuo, si costruiscono all‘interno del contesto sociale, quindi l’apprendimento è intrinsecamente sociale. Questo dà un potere all’altro che è incredibile. La conoscenza avviene in un contesto storico, perché tutti noi viviamo un’epoca storica segnata da diverse caratteristiche che cambiano nel tempo, e culturale, perché tutti noi viviamo in un contesto sociale. Lo sviluppo cognitivo è il risultato della relazione dell’individuo con la sua matrice biologica (ce ne parla all’inizio del 900) e con la sua matrice culturale, questa relazione è mediata dagli strumenti culturali, ad esempio il dialogo diventa uno strumento mediatore culturale). La matrice biologica è quella che determina le funzioni psichiche inferiori: percezioni, emozioni primarie, il nostro corpo reagisce a diverse azioni. Il nostro corpo ha già queste funzioni. La matrice culturale: determina le funzioni psichiche superiori che vengono apprese, come ad esempio il calcolo o il ragionamento. Abbiamo un ambiente che condivide una serie di norme e valori. Tutte le funzioni psichiche superiori si sviluppano all’interno delle relazioni sociali, hanno una connotazione di tipo culturale: ad esempio, il linguaggio che parlava Dante era diverso dal nostro.

Per Vygotskij lo sviluppo cognitivo è il risultato delle interazioni del bambino con altre persone più competenti che trasmettono gli strumenti culturali per l’attività intellettuale. La mente si sviluppa nella zona prossimale, ovvero la differenza che intercorre tra ciò che l’individuo sa già fare e ciò che potrebbe arrivare a fare se qualcuno lo aiutasse: ad esempio, un bambino di 11 mesi gattona, se vicino a un mobile si aggrappa, pero questo bambino non sa correre, ma se c’è qualcuno che gli tiene le manine un bambino di 11 mesi può camminare. Parliamo di scaffolding, per capire in che modo la persona più esperta debba pensare al proprio ruolo. Scaffolding significa letteralmente impalcatura: è quel processo attraverso il quale l’individuo esperto aiuta l‘altro e il grado di questo aiuto dipendono dalla situazione specifica. Ad esempio, un bambino molto timido che non si apre con i suoi compagni di classe necessita la creazione di una metaforica impalcatura, gli fornisco un supporto graduato sul problema che deve risolvere il bambino, l‘aiuto che do è un aiuto flessibile, all‘inizio l‘aiuto sarà maggiore e pian pianino, quando l‘altro diventa più capace, io devo fare dei passi indietro. Il mio aiuto deve andare a diminuire, non ci dobbiamo sostituire all‘altro. Ci sono diversi strumenti:

  1. Dialogo, dare stimoli o istruzioni all‘altro. È il principale strumento storico culturale che media l‘interazione tra individuo e l‘altro. Il linguaggio arriva un po’ dopo, come prima fase è sostanzialmente ed esclusivamente un linguaggio di tipo sociale, sta nell‘interazione con l‘altro. Il bambino utilizza il linguaggio in maniera egocentrica, ad esempio parla ad alta voce per commentare il gioco che sta facendo. Proseguendo nello sviluppo il linguaggio prima soltanto sociale poi egocentrico diventa linguaggio interiore, in cui il bambino inizia a pensare in forma verbale. All’inizio il pensiero e il linguaggio sono distanti tra loro.
  2. Suddivisione del compito in parti più semplici
  3. Fornire esempi
  4. Incoraggiamenti, lodi e rinforzi
  5. Uso di strumenti come mappe concettuali

Si possono usare tutte o solo alcune di queste. Altre strategie in ordine variabile.

Il nostro modo di dare significato agli eventi avviene attraverso la narrazione. La narrazione è il nostro modo soggettivo di dare un significato a un evento; ha origine sociale e culturale. Esempio: il diario. Narrando si riesce a dare ordine più pulito alle cose che si hanno in testa. La narrazione richiede quattro componenti fondamentali:

  • agentività = mentre qualcuno narra ci deve essere l’idea di fondo che i personaggi della narrazione abbiano la responsabilità di quello che è avvento. La persona è agente causale di quello che gli succede (autodeterminazione).
  • Sequenzialità = gli eventi narrati seguono un ordine logico. Spesso succede in disturbi, stato di alterazione psicofisico.
  • Sensibilità alla differenza tra ciò che si può considerare normale e canonico e lo straordinario (non sai quello che è successo).
  • Prospettiva che determina il punto di vista adottato dal narratore. Può essere personale, in terza persona, … La prospettiva su una stessa vicenda da parte di due persone è spesso diversa (vedi terapia di coppia).

Il pensiero narrativo La narrazione è il risultato di un tipo di pensiero che ha a che fare con al rappresentazione simbolica: il pensiero narrativo. Ci permette di dare un filo logico alla nostra esperienza e raccontarla attraverso una narrazione, che ha un inizio e una fine. La narrazione è il processo mentale e cognitivo che ci permette di produrre la narrazione. Dipende dal nostro senso/bisogno di dare ordine dando loro un significato specifico e particolare (soggettivo e individuale) e la narrazione è quella che emerge nelle conversazioni tra amici ed è anche il filo conduttore della psicoterapia.

Per capire l’altro bisogna capire come interpreta gli eventi.

Diverso dal pensiero narrativo è il pensiero paradigmatico: più scientifico, astratto, generale, basato su norme e leggi.

Il linguaggio

Che cos’è il linguaggio Il linguaggio è una forma di comunicazione parlata, scritta o che avviene tramite gesti, basata su un sistema di simboli e organizzata secondo regole specifiche per una determinata comunità. Consente di veicolare dei contenuti, dei messaggi. Nel momento in cui comunico sto definendo la relazione tra due interlocutori.

Caratteristiche distintive : ● semanticità: alle parole non corrispondono solo suoni, ma anche significati ● Arbitrarietà: l’associazione tra simbolo e significato è arbitraria, è risultato di negoziazione all’interno di un contesto ma non è scritto da nessuna parte che debba essere così (no universale) ● Generatività infinita: ciascuno di noi all’interno di noi nel paese ha numero finito di parole, ma i significati che possono essere interpretati sono infiniti (SISTEMA). Infinite frasi, periodi, significati.

Sistemi di regole nel linguaggio ➢ fonologia = studio dei suoni che compongono un determinato linguaggio. L’unità di base è il fonema ( la più piccola unita di suono) che influenza il significato. ➢ Morfologia = studia la struttura delle parole e la sua unità di analisi è il morfema (particella della parola che influenza il significato della parola stessa) (esempio: mangiaBILe) ➢ Sintassi = il modo in cui le varie parole sono organizzate tra loro all’interno della frase ➢ Semantica = fa riferimento al significato di parole e frasi. Diverse parole possono avere significato non identico ma simile (ragazza e donna). Una stessa parola può assumere significati diversi a seconda del contesto in cui è inserita (sto cercando un vecchio libro di psicologia/c’era un vecchio seduta su una panchina al parco). ➢ Pragmatica = fa riferimento all’uso appropriato del linguaggio a seconda del contesto (linguistico, situazionale)

Come si sviluppa il linguaggio - Le prime vocalizzazioni L’obiettivo (evolutivo) delle prime forme di comunicazione è quello di attirare l’attenzione di chi si prende cura dei bambini e di chi li circonda. Durante il primo anno di vita i vocalizzi dei bambini seguono questa sequenza: ➔ piangere: dal primo giorno di vita (fame = ritmico, rabbia = + aria nelle corde vocali, dolore = trattenimento iniziale del respiro) ➔ Vocalizzazioni non di pianto: 1-2 mesi; il bambino emette dei suoni semplici ma non è pianto. Questi suoni sono piacevoli e e tende ad emetterli - come stadio sensomotorio di Piaget. Impara che può emettere suoni, questi vocalizzi sono piacevoli e perciò tende a rifarlo. ➔ Tubare: fine primi 2 mesi. I suoi sono emessi solitamente in interazione con l’altro. Inizia un primo prototipo di danza interattiva con l’altro (stimolazione interattiva). ➔ Imitazioni vocaliche: 2-3 mesi. I suoni del bambino si inseriscono tra i turni verbali del genitore, come se il bambino rispondesse al genitore. La danza interattiva prende un altro ritmo - adulto e bambino entrano veramente in contatto con l’altro, si pongono le basi della fiducia della relazione. ➔ Babbling (lallazione): inizia verso i 4-6 mesi. Ripetizione di sillabe, consonante + vocale. ◆ Forma canonica: le sillabe che vengono ripetute sono identiche (ma-ma-ma) ◆ Variata: le sillabe cambiano, vengono rinforzate dai genitori. Corrisponde ai 10-12 mesi, qui fanno comparsa le prime vere parole dotate di significato.

Gesti comunicativi (dagli 8 mesi) Parallelamente al linguaggio iniziano a svilupparsi anche i gesti comunicativi. Comprendono tutti i gesti fatti dal bambino con l’intenzione di comunicare qualcosa all’altro. Si distinguono in:

Sviluppo del linguaggio nella prima infanzia: vocalizzazione non di pianto, pianto, tubare (vocali ripetute, imitazioni vocaliche – emesse quasi all’interno di una danza comunicativa in cui si alternano i turni comunicativi fra bambino e caregiver), lallazione o babbling. Gesti comunicativi distinti in gesti performativi/deittici, da tenere monitorati chè se non si presentano può essere indicatore dello spettro autistico, e simbolici/referenziali, accenno al riconoscimento suoni nel linguaggio che ha un periodo critico, dopo una certa età i bambini diventano sensibili solo ai suoi propri della propria lingua.

Prime parole: verso l’anno di vita. Verso l’anno e mezzo i bambini pronunciano circa 50 parole, verso i due anni circa 200: nel giro di due mesi abbiamo la cosiddetta esplosione del vocabolario. All’interno di queste tappe c’è una grande variabilità interindividuale. Tante volte i bambini bilingue hanno un’ottima capacità di comprensione di entrambe le lingue ma a livello di produzione verbale sono un pochino più carenti rispetto ai bambini che crescono in contesti monolingue. V. slide per grafico con dati sull’età di esplosione del vocabolario. Importante dal punto di vista educativo valutare la variabilità interindividuali, chè i ritardi del linguaggio possono sia essere indicativi di un problema ma è necessario non creare allarmismi inutili, importante non patologizzare subito un determinato indicatore.

Altri due fenomeni nei bambini tra il primo e il secondo anno: 1) sovraestensione: un termine viene utilizzato per indicare molti più oggetti rispetto al referente specifico; 2) sottoestensione: una parola abbastanza generale (es tato) viene utilizzata soltanto per riferirsi a una persona o a un oggetto specifico – i bambini non hanno ancora capito a livello simbolico i referenti del linguaggio. Conta moltissimo leggere e parlare col bambino: ci sono ricerche fatte nell’ambito della disabilità che ci dicono che i genitori con bambini con autismo (che tendono a non rispondere nella comunicazione, fanno fatica a mantenere contatto oculare, fanno fatica a mantenere attenzione condivisa), non ottenendo alcun tipo di feedback dal bambino, a volte smettono di parlargli, e quando questo fenomeno accade questo va a rallentare lo sviluppo comunicativo del bambino. Lo sviluppo del linguaggio avviene socialmente e più si interagisce col bambino meglio è. Dai 12 ai 18 mesi vi è la fase delle olofrasi, frasi monoparola che vanno a indicare una vera e propria frase dal punto di vista del significato. Visto che parallelamente si sviluppa la competenza comunicativa di gesti, si hanno le combinazioni transmodali, ovvero combinazioni parola-gesto, di cui abbiamo tre tipologie: 1) equivalente, gesto e parole si equivalgono nel significato; 2) complementari, gesto e parola hanno lo stesso referente ma danno informazioni diverse che si integrano per formare un unico significato; 3) supplementari, dove parola e gesto ci danno informazioni diverse fra loro, il significato è più complesso, spesso non facilmente decifrabile, le parole aggiungono significato alle altre. I caregiver generalmente conoscono il bambino e quindi riescono a decifrare meglio degli altri i messaggi formalmente ambigui dei bambini in questa fase. Forme transizionali, momento di passaggio dove due o tre parole vengono associate in modo spesso ambiguo, per comunicare senza però arrivare a formare una vera frase. Lo step successivo è il discorso telegrafico, dove si inizia ad avere un utilizzo un po’ più preciso delle parole senza ancora tanti elementi grammaticali (ad es “mamma dà bicotto” – mamma dammi un biscotto), il discorso diventa più comprensibile anche da esterni non caregiver.

Seconda infanzia: periodo prescolare, dai 3 ai 5 anni (ricordiamo la varietà interindividuale) – bambini che vanno all’asilo. Lo sviluppo è sbalorditivo (e porta facilmente al qui pro quo che il proprio figlio sia un genio), si sviluppa meglio la fonologia e la morfologia. Iniziano ad apprezzare il gioco con le parole e le rime – si integra la rima nella scolarizzazione. Proprio perché a livello inconsapevole hanno interiorizzato le regole morfologiche le utilizzano ipergeneralizzandole (es gli uovi). Fanno progressi anche dal punto di vista sintattico (emettendo fasi nucleari di soggetto + verbo + complemento complete, utilizzano le congiunzioni e anche altri connettivi più complessi), con frasi sempre più complesse e comprensibili, e semantico, estremo ampliamento del vocabolario del bambino, verso i 6

anni, all’inizio della primaria, va dalle 8k alle 14k parole. Acquisire suoni richiede l’interazione sincrona con l’altro, l’essere umano si è sviluppato per l’interazione, a prescindere dal tecnottimismo o tecnopessimismo (v. discorso sull’utilizzo delle nuove tecnologie con i bambini). Sulla variabilità del vocabolario del linguaggio influisce moltissimo la comunicazione consapevole dei caregiver. Dal terzo anno in poi si sviluppa il lessico psicologico di tipo cognitivo ed emotivo; tuttavia, questo dipende fortemente dal contesto famigliare, chè se cresco in una famiglia con analfabetismo psicologico ed emotivo di fondo non imparo determinate parole. Ci sono anche progressi nella pragmatica, e un’acquisizione inconsapevole della differenza fra articoli determinativi o indeterminativi, oltre a essere abili ad applicare le regole di buona educazione (es per favore, grazie). I bambini di 4-5 anni iniziano ad essere in grado di cambiare il loro stile di discorso a seconda della situazione in cui si trovano, ad esempio parlano più semplice se di fronte a un bambino molto piccolo. Le variabili relative al contesto in cui i bambini crescono, che influenzano i processi di cui sopra, vanno a influire positivamente o negativamente l’acquisizione della letto-scrittura a scuola.

Età scolare (6-10 anni): si progredisce, le abilità migliorano, iniziano ad utilizzare le proposizioni subordinate, proprio per questo alle scuole elementari si inizia a studiare la grammatica.

Adolescenza (11-19 anni), si sviluppa il pensiero astratto (v. Piaget stato delle operazioni formali) ed è proprio per questo che si iniziano ad insegnare discipline come la filosofia. Diventano anche più bravi a ordinare le idee prima di scrivere, oltre all’uso e comprensione di metafore, satira. Non è però sempre così: in linea coi principi del sociocostruttivismo (Vygotskij, Bruner) queste abilità si sviluppano nel momento in cui il ragazzo sviluppa queste abilità con altri referenti più competenti, se queste abilità non vengono allenate non si sviluppano.

Il linguaggio ha basi biologiche, ne è testimonianza il fatto che le fasi di sviluppo siano uguali per tutti i bambini a prescindere dal background. V. Chomsky, teoria del LAD e della grammatica universale. Bambini che nascono con una predizione innata all’apprendimento di qualsiasi lingua ma il LAD è dominio specifico, ovvero non lavora con altri ambiti di sviluppo. Noi siamo predisposti ad apprendere il linguaggio ma l’apprendimento avviene nel momento in cui c’è un contesto sociale che mi fornisce l’input. V. slide sulle aree di Broca (lobo frontale sx, responsabile della scelta delle parole e dell’articolazione dei movimenti che servono a produrre la parola, v. afasia di Broca con perfetta comprensione di quanto gli viene detto ma ha difficoltà nel produrre un discorso di senso compiuto) e Wernicke (lobo temporale sx, responsabile della comprensione del discorso, afasia di Wernicke rende difficile o impossibile alla persona poter comprendere ciò che gli viene detto, queste persone riescono a parlare e pronunciano correttamente ma fanno discorsi privi di senso). V. altre slide sul periodo critico (altra testimonianza della base biologica del linguaggio)

bambini nei contesti sociali con gli altri → Ex: bambino cresciuto in un contesto sociale in cui la competenza emotiva è ben sviluppata non avrà difficoltà a relazionarsi con gli altri e quindi ad arricchire la propria competenza emotiva; diverso è se invece abbiamo davanti un bambino cresciuto in un contesto disfunzionale ); Qualità degli scambi sociali Competenza emotiva

Modello filosofico di Denham → definisce 3 dimensioni principali che costituiscono la competenza emotiva:

  • Espressione : definita come l’abilità di comunicare i vari stati emotivi attraverso il linguaggio (verbale e non) → comprende per cui l’espressione facciale/verbale; i gesti; l’intonazione della voce; l’uso dello spazio interpersonale Teoria differenziale delle emozioni di Izard (1977) : le emozioni nascono come già distinte, per questo i bambini nei primi mesi hanno espressioni diverse Teoria della differenziazione di Sroufe : (teoria considerata antitesi della prima) il bambino nasce con due blocchi emotivi (macrocomponenti emotive) che sono il sorriso (felicità)→ (componente positiva acquisita alla nascita) e dal pianto (tristezza)→ (componete negativa acquisita alla nascita), da cui nascono tutte le altre emozioni primarie e quelle fondamentali (discrete) quali sono: gioia, disgusto, rabbia, tristezza, paura L’espressione delle emozioni è governata dalle regole di espressione (regole prettamente culturali) che per cui indicano come, dove, quando le emozioni dovrebbero essere espresse per risultare adeguate. La base è sempre il contesto familiare in cui il bambino cresce
  • Comprensione : è la capacità di dare significato, un senso (etichetta molte volte) alle emozioni proprie e altrui, questo tipo di abilità si sviluppa in maniera graduale su diversi aspetti :
  • (^) Comprensione delle espressioni facciali → capisco la differenza fra un sorriso e tristezza (molte persone non lo sanno fare→ Ex: bambini con autismo
  • (^) Utilizzo di un determinato linguaggio emotivo → è importante per le relazioni con altre e va imparato
  • (^) Comprensione del significato delle emozioni complesse → Ex: vergogna, orgoglio, colpa (si tratta di emozione sociale)
  • (^) Comprendere la possibilità di provare emozioni complesse contemporaneamente →
  • (^) Capacità di riconoscere le cause, esterne/interne, che producono il manifestamento di determinate emozioni
  • Regolazione : capacità di regolare le intensità (variabile) delle emozioni per portarla a un livello ottimale → intensità emotiva cambia anche sulla stessa emozione (rabbia leggera e furia incontrollata) → si parla per cui di strategie di regolazione delle emozioni che aumentano con l’età del bambino (passano da interne ed esterne)

Le emozioni hanno un'intensità, si delineano lungo uno spettro. Comprendere l'intensità delle emozioni, proprie e altrui, è importante. La regolazione dell'emozione consiste nel controllare o attenuare efficacemente il proprio stato di attivazione psico fisiologico. Per es: regolazione esterna tramite strategie distraenti come respirazione, mindfulness, strategie di coping più o meno funzionali. Ognuno ha dei punti massimi di sopportazione delle emozioni , quando sforo ho bisogno di regolarle. Finestra di tolleranza delle emozioni, dove l'individuo è capace di gestire le proprie emozioni, al di fuori no. Abbracciare per contenere fisicamente le emozioni può essere un metodo. Anche in gergo si dice che l'individuo "disregola". Per esempio quando ad un bambino si dice che è finito il periodo del gioco e bisogna andare a casa, c'è la probabilità che disregoli. Lì il genitore si occupa di regolare l'emozione al posto del bambino (contenimento fisico tramite l'abbraccio, attività alternative ecc) con l'idea che crescendo il bambino sarà in grado di internalizzare questi strumenti e utilizzarli in autonomia man mano che cresce. Strategie di regolazione emotiva, esempi: respirazione controllata di tipo diaframmatica, passeggiata allontanandosi dal contesto (strategia di fuga che va bene ogni tanto ma che se esasperate e rigide possono diventare disfunzionali), contare ed elencare oggetti nella stanza (strategia di radicamento, per tornare al qui ed ora), scrivere (non proprio sul momento perché non si riesce nel mezzo dell'emozione ma dopo), tendere muscoli braccia e gambe e poi rilassarli. Dare una scaletta delle cose da fare, ad esempio in contesto scolastico o in centro diurno, controlla le aspettative e diminuisce l'ansia dell'ignoto. Qui però si tratta di prevenzione, non è un modo di regolare sul momento.

CAMPANELLI D'ALLARME SULLA COMPETENZA EMOTIVA

  1. Contesto familiare disfunzionale almeno dal punto di vista della socializzazione emotiva. Se un individuo nasce e cresce in una famiglia in cui le emozioni sono gestite in modo non funzionale è molto probabile che non sarà in grado di gestire le proprie emozioni. Se una persona disregola è perché non ha altre strategie in quel momento, starà all'educatore fornirgli pian piano strumenti tramite azioni di scaffolding.
  2. Comportamenti del bambino esternalizzanti: forme di malessere agite all'esterno. X es bambino con deficit di attenzione e iperattività, dop ecc. C'è una patologia che viene agita all'esterno. Nel dop (disturbo oppositivo provocatorio) la "sfida" o il danneggiamento della proprietà altrui così come ogni altro comportamento aggressivo sono una forma di disagio che non vengono espressi in maniera funzionale
  3. Comportamenti internalizzanti: bambini che non mostrano nessun segno di disagio ma semplicemente stanno internalizzando il disagio. Il disagio viene iper controllato e rivolto all'interno (ansia, depressione e ritiro sociale). Dobbiamo essere capaci di vedere questo malessere, poi ovvio in casi più gravi di depressione o ansia intervengono altri professionisti. Come possiamo intervenire in questi casi: rapporto di fiducia, piccoli interventi di socializzazione.

COSA PUO' FARE L'EDUCATORE?

Premessa: noi non salviamo nessun, ma si può fare qualcosa.

  1. Attenzione alle emozioni: le proprie e le altrui.