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Appunti Programmazione e controllo
Tipologia: Dispense
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Università Napoli Parthenope L’idea di sviluppare questo elaborato nasce dalla volontà di supportare lo studio della disciplina per gli studenti di una laurea triennale alla miglior comprensione degli strumenti del controllo di gestione. Si pensi ad una vacanza fatta in un’isola scopo esclusivamente ludico, che in base alle esperienze maturate si spera possa trasformarsi a tutti gli effetti in una possibile attività imprenditoriale fonte di investimento e guadagno. Analizzando il flusso di clientela sull’isola e la totale mancanza di organizzazione strategica degli allora proprietari o gestori delle strutture turistiche, potrebbe nascere in automatico una domanda relativa a come potrebbe un luogo con un potenziale del genere naturale e non, incrementare i profitti se avesse alla base un controllo di gestione adeguato basato su pianificazione, analisi dei costi e strategie. Interessante è il parallelismo da poter fare con un’altra realtà decisamente diversa quasi addirittura opposta: il turismo in una grande capitale mondiale come Londra o Roma. Dopo aver descritto nei suoi tratti generali il controllo di gestione nelle sue caratteristiche e nei suoi punti focali, e dopo aver affrontato lo stesso concetto rapportandolo agli operatori turistici cercheremo di rispondere ad alcuni interrogativi che necessariamente chi si affaccia su un mercato quasi del tutto nuovo deve porsi, per aumentare le probabilità di sopravvivenza della sua impresa nel suddetto mercato. In virtù della nascita di una nuova attività dovremo andare a definire, qualora ce ne siano, ipotetici margini di guadagno, per valutare la convenienza di tale operazione, vedremo come possono essere gestite alcune attività complementari al core business utili a migliorare l’offerta e la convenienza di ricercare le stesse all’esterno tramite accordi di collaborazione (outsourcing, licensing) con risparmi in termini di investimento, licenze e personale, ma con il naturale rischio di rinuncia al controllo sui clienti e ad una parte degli introiti. Di contro la possibilità di gestire in totale autonomia tali attività accessorie un esempio su tutti la gestione dei trasporti dei passeggeri, una assicurazione h 24 durante il soggiorno e 9 così via, con la possibilità di creare profitti e di garantirsi per il futuro, grazie ad un’assistenza totale del cliente durante il soggiorno, quella fidelizzazione e quella brand loyalty che possano garantire all’impresa un domani di poter differenziare il proprio portafoglio di servizi mantenendo uno stabile e assicurato portafoglio clienti. Tale ipotesi porta ad accettare necessariamente l’obbligo di sottoporsi a notevoli investimenti, di dover far fronte all’acquisizione delle dovute licenze non ancora in nostro possesso o ancora infine al naturale bisogno di incrementare le assunzioni di personale, dal momento che si sceglie di aumentare il range dei servizi offerti. L’analisi dei costi fissi e variabili è un passaggio fondamentale per andare ad analizzare l’eventuale convenienza di gestire in autonomia o demandando ad altri alcune attività complementari. Successivamente andremo a capire come deve variare il nostro budget se orientarsi al reperimento di finanziamenti esterni o se le fonti finanziarie possedute possono garantire uno sviluppo delle attività limitate al solo budget iniziale. Capiremo come un’analisi di mercato potrà contribuire a stabilire quali possono essere i prezzi di vendita (strategia di prezzo) stabilendo contestualmente un punto di pareggio il Break Even Point che provvederemo a calcolare. Interessante sarà anche effettuare un’analisi delle offerte della concorrenza in particolare del nuovo fenomeno dell’e-commerce, di quelle piattaforme online, Booking in particolare, per capire se la qualità del prodotto o la sua tipologia può essere paragonata al nostro, valutare se si è effettivamente competitor su eventuali servizi accessori e infine, se si è riusciti a risolvere tutti questi dubbi dare una risposta sull’effettiva capacità di essere competitivi sul mercato pianificando nello stesso una permanenza a lungo termine. Verranno analizzate alcune scelte strategiche sulla base innanzitutto della definizione di costi fissi e variabili, valutandone l’utilizzo da un punto di vista sia teorico che pratico Verrà inoltre affrontato un interessante parallelismo sul come variano le strategie, i costi e le problematiche quando si differenzia la propria attività passando da un’attività limitata a un livello stagionale come può essere il
turismo estivo in una piccola isola greca, ad una attività 10 che vada a soddisfare le vere caratteristiche distintive di un tour operator ovvero la continuità di processo e la varietà di destinazioni. Tale differenziazione può essere portata a termine comprendendo nel pacchetto offerto una realtà come Londra, la cui attività copre l’intero corso dell’anno. A tal proposito valuteremo anche la convenienza di affacciarsi in questo momento storico (post pandemico?) su un mercato come quello di Londra in cui gli avvenimenti storici recenti non garantiscono un sereno sviluppo delle attività. Interessante sarà, poi, valutare anche come deve variare la strategia conseguentemente ad un cambiamento di età media, abitudini e bisogni che la clientela dell’isola greca sta subendo, tradizionalmente improntata su richieste da parte di giovani e giovanissimi, da alcuni anni, a causa dell’ avvento di investitori internazionali e di un automatico e sensibile aumento dei prezzi, la domanda oggi risulta provenire da una clientela con budget più alti, con bisogni più specifici e con esigenze diverse che costringono le strutture turistiche e chi collabora con loro a modificare repentinamente la propria offerta Analizziamo ora capitolo per capitolo come suddividere gli argomenti. Nel primo capitolo dell’elaborato ci soffermeremo sul concetto di controllo di gestione, spiegando che lo stesso è un passaggio fondamentale per la sopravvivenza dell’azienda in un ambiente sempre più dinamico e competitivo. Andremo a spiegare la storia e l’evoluzione che questo modello ha subito per presentarsi come è oggi ai nostri occhi, vengono esposti i principali strumenti di misurazione economica degli obiettivi e dei risultati gestionali pianificati ossia la contabilità generale e analitica, il budget e il reporting. Ci si sofferma infine sulla spiegazione di come i sistemi di controllo di gestione si stanno evolvendo in sincronia con l’evoluzione e l’ampliamento dei mercati, passando dal controllo di gestione tradizionale allo Strategic Management, con l’implementazione di nuovi strumenti come la Balanced Scorecard. Nel secondo capitolo verrà affrontato il controllo di gestione nell’ambito specifico delle imprese turistiche, iniziando dall’affrontare il problema di come varia tale disciplina in questo tipo di mercato. Risulta particolarmente importante tale strumento per il settore turistico essendo questo altamente dinamico, stagionale e sottoposto a varie sollecitudini strutturali. Affronteremo l’utilizzo di alcune procedure contrattuali. L’utilizzo del controllo di gestione in ambito turistico permette di prendere importanti decisioni strategiche e operative. Nel terzo capitolo valuteremo un caso pratico elaborato non su una impresa esistente ma su di una in divenire. Andremo ad applicare alcune regole per il calcolo di concetti chiave alla base di un controllo di gestione quali: costi fissi e variabili, risultato operativo, Break Even Point, margine di contribuzione, budget vendite, budget riscossione clienti. Vengono esposti alcuni concetti come la definizione di un tour operator, i suoi obblighi, le caratteristiche che lo distinguono da un’agenzia di viaggi e soprattutto vengono analizzate le scelte strategiche che lo stesso deve affrontare fin dai primi passi dell’attività. IL CONTROLLO DI GESTIONE Si definisce controllo di gestione la procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati e, attraverso l’analisi delle risorse acquisite e della comparazione tra costi e la quantità e qualità dei servizi offerti, la funzionalità dell’organizzazione dell’ente, l’efficienza e il livello di economicità nell’attività di realizzazione dei predetti obiettivi. Nell’ambito privatistico, tale strumento è divenuto di fondamentale importanza all’interno di un’azienda, occupandosi di guidare le scelte manageriali nei diversi livelli organizzativi per il raggiungimento degli obiettivi prestabiliti in sede di pianificazione strategica. Per cui, come afferma autorevole dottrina, possiamo definire, il controllo di gestione come sinonimo in primis di “monitoraggio” che consente, quindi, adeguate misurazioni della gestione, rese possibili da opportune metodologie, contabili ed extra-contabili. Tale sistema iniziò a svilupparsi già all’inizio del Novecento quando furono avviate le prime analisi empiriche in economia aziendale, ramo della scienza che esamina le condizioni di esistenza e le manifestazioni di vita delle aziende. I primi studi in tal senso si fanno risalire a
Parlare di metodologie e strumenti di misurazione del controllo di gestione vuol dire rivolgere l’attenzione in primis agli aspetti economico-finanziari che riguardano l’organismo aziendale. Si tratta, cioè, di una misurazione economica della gestione aziendale che può riguardare sia operazioni e risultati passati, e allora si parla di rilevazioni contabili, sia operazioni riguardanti la gestione futura, di conseguenza si parla di budget, bilanci preventivi, costi standard, e così via. Il management, tuttavia, necessita di ulteriori elementi, non essendo le misurazioni economiche sufficienti a fornire tutte le informazioni di cui necessita un’azienda per un corretta misurazione del controllo di gestione; se da un lato le misurazioni contabili sono sicuramente imprescindibili, risulteranno però, contemporaneamente, insufficienti a monitorare l’efficienza e l’efficacia della gestione aziendale e guidare in toto le scelte manageriali, poiché occorre tenere in considerazione che molte variabili critiche di gestione sfuggono ad ogni tentativo di misurazione economica, come per esempio la stessa capacità di innovazione nei prodotti e nei processi. Pertanto, gli strumenti del controllo di gestione necessitano di informazioni addizionali sia di natura contabile che extra- contabile. Con la denominazione “contabilità generale” sono indicate le informazioni riguardanti la gestione passata dell’azienda nel suo insieme, espresse in termini contabili; mentre, per “contabilità analitica” si intendono tutte le informazioni riguardanti la gestione passata di specifiche aree aziendali; Corrispondono al “budget” le informazioni riguardanti la gestione futura dell’azienda nel suo complesso e in specifiche aree aziendali, sempre espresse in termini contabili; Infine, si parlerà di “rilevazioni extra-contabili” quando ci si riferisce alle informazioni sulla gestione passata e futura di un’azienda. L’insieme di tutte suddette informazioni di vario tipo, sia contabili che extra- contabili, viene indicato con il termine “reporting”; queste verranno opportunamente selezionate e presentate al management, sotto forma di report o rendiconti periodici, affinché possa procedere alle sue analisi e, di conseguenza, poter prendere le decisioni finali maggiormente ottimali per l’azienda. I principali strumenti di misurazione economica degli obiettivi e dei risultati gestionali legati al sistema di controllo di gestione che andremo ad analizzare nei paragrafi successivi, sono: la Contabilità Generale e la Contabilità Analitica, il Budget ed il Reporting. La contabilità Generale e la contabilità Analitica. Tra gli strumenti informativi, di natura contabile ed extra-contabile, per un adeguato controllo di gestione, troviamo, in primo luogo, la contabilità analitica e quella generale. Queste, insieme al budget, e all’attività di reporting, costituiscono un fondamentale mezzo finalizzato a rilevare, organizzare ed interpretare le informazioni economiche e finanziarie di una determinata azienda. All’interno di una qualsiasi impresa vi sono, essenzialmente, diverse attività svolte; mentre l’aspetto economico della gestione riguarda i processi di acquisizione di fattori produttivi e vendita di prodotti e servizi, e la trasformazione di tali fattori costituisce l’aspetto tecnico, invece, il sistema di pagamenti ed incassi costituisce l’aspetto finanziario-monetario della gestione. Con riguardo il ruolo della contabilità questa considera un duplice aspetto; più precisamente la contabilità generale può essere definita come uno strumento, con funzione comunicativa ed informativa, indirizzato a tutti i soggetti interessati alle sorti dell’azienda da un punto di vista economico e finanziario, principalmente relativi gli scambi amministrativi e contabili che la stessa intrattiene con l’esterno. Questa si basa sull’uso di scritture contabili impostate come la partita doppia, la quale prevede la doppia e simultanea rilevazione contabile dei valori quantitativi in due serie di conti a funzionamento antitetico: dare e avere. La contabilità generale, inoltre, permette di redigere lo stato patrimoniale e il conto economico di un’impresa attraverso la chiusura del bilancio dell’esercizio, redatto al termine del periodo amministrativo di riferimento allo scopo di evidenziare il rispettivo risultato economico d’esercizio raggiunto. Diversamente, la contabilità analitica ha per scopo la rielaborazione dei dati di costo e ricavo al fine di supportare nel processo decisionale gli organi interni di gestione aziendale,
risultando una valutazione su una parte ristretta dell’azienda, analizzata, infatti, sotto il profilo meramente economico. Le principali differenze tra i due tipi di contabilità, oltre che nell’ambito applicativo riguardano l’aspetto che quella generale ha vincoli di forma voluti dalla legge, per la contabilità analitica non esiste nessuna disposizione specifica né sui contenuti né sulla forma da utilizzare, essendo uno strumento a scelta discrezionale. Inoltre, mentre nella contabilità generale i costi sono espressi per natura, nella contabilità analitica essi possono essere raggruppati per funzione, risultando così possibile rilevare da quale produzione è stato generato il costo. Nonostante la natura discrezionale della contabilità analitica la scelta imprenditoriale di affiancarla può risiedere in diverse motivazioni; tra queste senza dubbio la volontà di controllare i costi delle varie aree e reparti aziendali in modo più specifico, nonché valutare la determinazione del costo dei singoli prodotti e, di conseguenza, dei prezzi dei prodotti da porre sul mercato affinché la produzione sia economicamente conveniente; o ancora, permettere la preparazione di preventivi programmi economici e finanziari validi per gli anni successivi, che nient’altro sarebbe che il budget, che successivamente analizzeremo. La classificazione e la configurazione dei costi La determinazione e l’analisi dei costi rappresenta un momento decisivo di qualsiasi sistema di controllo, rivestendo un ruolo fondamentale nella vita dell’azienda principalmente, in termini di risorse da impiegare. D’altronde, i costi di produzione sostenuti da una qualsiasi azienda sono molteplici e possono essere classificati sotto diverse prospettive. Da un punto di vista naturalistico, si delineano i costi del personale, delle materie prime, di quote di ammortamento dei macchinari, ossia tutte le spese fisiche ed economiche impiegate nei processi di gestione. Con riguardo l’area di gestione, (area operativa, finanziaria, tributaria, straordinaria e atipica) vengono suddivisi i costi in base alle aree in cui si articola l’analisi reddituale periodica ai fini della creazione del bilancio dell’azienda. Circa la modalità di imputazione agli oggetti di calcolo, si distinguono i costi diretti, che son o quelli ricollegati ad una specifica, e costi indiretti, che invece vengono associati ad un oggetto di costo attraverso un processo di allocazione che utilizza misure di output affidabili. A seconda del comportamento del costo in relazione all’output questi possono essere annoverati in : costi variabili, che mutano in modo proporzione al variare del volume di produzione; costi fissi, che rimangono, invece, costanti alla modifica del volume di produzione; e, costi misti, che al cambiamento del volume sono caratterizzati da una componente fissa e una variabile (come per esempio i costi di talune utenze di servizi che sono composti da una componente fissa, ossia il canone, e di una componente variabile in proporzione ai consumi). In base la loro controllabilità, si differenziano, infine, i costi controllabili e costi non controllabili. Protagonista in tale fase è il singolo manager che può influenzare, sulla base delle sue scelte, in misura diversa l’entità dei costi. Un costo, infatti, ha un certo grado di controllabilità a livello di specifico centro di responsabilità, cambiando il quale, cambia anche la sua controllabilità. Nei sistemi di programmazione e di controllo sono definite “full costing” e “direct costing”, che successivamente analizzeremo, le modalità di calcolo del costo di un prodotto. La scelta della configurazione di costo rispetto ad un’altra è legata agli scopi operativi prefissati e perseguiti dall’impresa; in relazione a questa, la prassi è solita delineare due grandi tipologie di contabilità analitica: il costo variabile, che imputa ai prodotti solo i costi variabili, considerando i costi fissi come costi di periodo. Di conseguenza, le rimanenze di magazzino vengono determinate solo attraverso i costi variabili ed il risultato economico di prodotto evidenziato assume la forma di margine lordo di contribuzione; e il full costing (o contabilità a costi pieni), che normalmente, nella realtà delle aziende industriali, assume una configurazione di costo industriale piuttosto che di costo pieno complessivo di prodotto. Dunque, quello che viene a determinarsi è un utile lordo industriale, che si ottiene sottraendo i costi industriali ai ricavi di vendita. Più precisamente il full costing parte dal presupposto che a
rischio operativo e di leva operativa. Il primo si riferisce all’ipotesi in cui il risultato della gestione si comprometta dalla rigidità della struttura dei costi rispetto al volume di vendita. Più specificatamente, riguarda l’incidenza dei costi fissi a livello unitario, che si ridurranno progressivamente con l’aumentare dei volumi di produzione: maggiore è l’incidenza dei costi fissi maggiore è l’effetto leva. L’analisi C.V.R. risulta, per cui, un utile mezzo di analisi per il supporto dei manager e per verificare in che modo le loro decisioni influiranno sui volumi e sui ricavi di vendita, sui costi e, più in generale sul risultato dell’azienda. Il budget Nel quadro della strumentazione tecnico-contabile, propria del controllo di gestione, il budget riveste un ruolo ben definito, svolgendo, tra l’altro, una pluralità di funzioni all’interno di un’organizzazione. L’eterogeneità delle funzioni che il budget può soddisfare rappresenta senza dubbio un considerevole vantaggio per un’azienda. Il budget viene dalla dottrina definito come un programma di gestione aziendale, tradotto in termini economico-finanziari, che guida e responsabilizza i manager verso obiettivi di breve periodo, definiti nell’ambito di un piano strategico o di lungo periodo. In pratica esso acquisisce la forma di un documento contabile-amministrativo che traduce in termini quantitativo-monetari i dati presenti nel piano aziendale di medio-lungo periodo. Attraverso l’utilizzo dei costi standard, che necessariamente dovranno essere reperibili per chi si occupa della procedura di tesing, verranno quantificati e determinati gli obiettivi nonché le politiche gestionali ideali di un’azienda, rapportate ad un orizzonte temporale di breve periodo; è per cui identificato come l’espressione formalizzata di un processo contabile-organizzativo avente lo scopo di ottimizzare l’allocazione delle risorse in considerazione degli obiettivi derivanti dalla strategia aziendale. Tale operazione comporta senza dubbio un’indiretta interdipendenza sia con la contabilità generale sia con la contabilità analitica, entrami rami che si occupano, seppur in modo differente, degli obiettivi aziendali. Tale strumento di pianificazione strategica ed economica è ritenuta una fondamentale guida per il management, indirizzando e responsabilizzando i manager verso gli obiettivi e i risultati imposti, sia nelle funzioni di pianificazione che in quelle di controllo. Il suo scopo è quello infatti di fungere da parametro di riferimento per verificare l’andamento della gestione ed il grado di perseguimento degli obiettivi prefissati, nella fase consuntiva e, preventivamente, quello di allocare in modo ottimale le risorse disponibili, tenendo conto di quanto stabilito nello Strategic Plan. Gli obiettivi sono i punti di arrivo, e i budget sono le mappe stradali che guidano i manager a destinazione. Senza di essi, i manager non sono in grado di prevedere i problemi e i risultati successivi sono difficili da interpretare. Gli aspetti fondamentali e le fasi di costituzione del budget aziendale. A livello aziendale, il budget riveste la forma di un bilancio preventivo periodico traducendo i programmi di gestione del primo anno della pianificazione di lungo periodo, attraverso una rappresentazione dettagliata, in programmi di gestione relativi il periodo successivo rappresentandoli in termini economici, finanziari e patrimoniali; questo infatti è costituito da tre aspetti fondamentali:
dei sistemi informativi di supporto. In tale schema, le attività vengono osservate in base al loro grado di strutturabilità, dipendente dal livello decisionale cui appartengono. A mano a mano che si sale la piramide, la complessità diminuisce, le attività divengono meno cicliche, aumentando la complessità delle stesse. Le informazioni a supporto dei diversi tipi di attività sono riconducibili a due sottoinsiemi:
i parametri economico-finanziari tradizionali affiancandoli ad altre tre prospettive ossia le dinamiche dei processi interni, il punto di vista della clientela attraverso l’innovazione e i miglioramenti delle attività. La struttura della Balanced Scorecard I punti focali e innovativi di tale strumento sono in primis la definizione della “mission e della vision aziendale”, fondamentale per valutare in che direzione intende muoversi la stessa azienda; nel corso delle fasi successive, poi, vengono determinati gli obiettivi e le strategie dell’impresa sulla base delle quattro prospettive, precedentemente viste. Infine, verranno fissati sia i fattori critici sia i valori target che ciascuna impresa si prefigge di raggiungere per ciascuno obiettivo attraverso la predisposizione di appositi piani di azione, sviluppati dai manager. Possiamo sostenere però che, nonostante le notevoli caratteristiche in termini di strategie e gestione che la Balanced Scorecard ci propone, questa comporta, senz’altro un forte mutamento interno dal punto di vista organizzativo aziendale. Cambiamenti che potrebbero risultare addirittura problematici ed eccessivamente innovativi per alcune aziende, per cui ottimale sarebbe un’introduzione, dello stesso modello, graduale, •Come possiamo continuare a migliorare e creare valore? •Per raggiungere la nostra Vision, come dovrebbero vederci i clienti? •In quali business dobbiamo eccellere per soddisfare i nostri clienti e shareholders? •Per avere successo, come dovremmo apparire agli shareholders? IL CONTROLLO DI GESTIONE NELLE IMPRESE TURISTICHE Il principale obiettivo di una qualsiasi impresa è sicuramente quello di generare ricchezza e il conseguimento di questa finalità necessita dell’organizzazione e collegamento di un insieme di fattori; il coordinamento di questi è propriamente definito “processo di gestione aziendale”. Caratteristica fondamentale per poter iniziare un’attività imprenditoriale è, in primo luogo, la disposizione di adeguati mezzi finanziari che serviranno per l’acquisto dei fattori produttivi e soprattutto la gestione degli stessi nel corso dell’intera vita dell’organismo. L’aspetto economico, inteso come analisi dei flussi dei costi e ricavi, è senz’altro il nocciolo principale del processo gestionale e, insieme con il profilo finanziario e commerciale, rappresentano le tre macro-componenti dell’attività di gestione, che dovranno accompagnare l’intera vita dell’impresa in modo costante. In tale capitolo analizzeremo, in particolar modo, il controllo di gestione di un’impresa turistica, e premessi cenni sull’evoluzione del turismo organizzato internazionale, ci focalizzeremo principalmente sull’aspetto economico della sua attività ed infine soffermarci sui principali problemi economici delle imprese turistiche con riguardo la stima dei costi medi di produzione, la determinazione del prezzo al quale vendere i servizi e la massimizzazione dei profitti. L’impresa turistica è definita dalla legge come quell’attività economica organizzata per la produzione, la commercializzazione, l'intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi, tra cui gli stabilimenti balneari, di infrastrutture e di esercizi, compresi quelli di somministrazione facenti parte dei sistemi turistici locali, concorrenti alla formazione dell'offerta turistica. Ad oggi con il concetto di impresa turistica ci riferiamo principalmente a quelle tre tipologie di attività variegate ed eterogenee che offrono beni e servizi mantenendo la particolarità del prodotto turistico: o Attività di intermediazione • Tour operator • Agenzie di viaggio o Attività ricettive • residence • alberghi o Attività accessorie e specifiche • imprese di trasporto • ristoranti • attrazioni turistiche L’idea del turismo organizzato possiamo ricondurla all’inglese Thomas Cook che per primo nel luglio del 1841, organizzò un viaggio in treno, al quale parteciparono cinquecento persone circa, al costo di uno scellino per persona; da qui partì lo spunto per l’invenzione di pacchetti turistici, che a mano a mano ricompresero maggiori servizi, ponendo così le basi per la creazione dell’odierna industria. In Italia, invece, la prima agenzia turistica è stata costituita nel 1878, anche se solo a partire dalla seconda metà del Novecento è iniziato il vero sviluppo del settore turistico. In tale periodo si registravano già circa settecento agenzie di viaggio sul territorio nazionale; numero che aumentò nel giro di pochi decenni in modo esponenziale a causa dei mutamenti sociali ed economici di quel tempo che portarono, principalmente per ragioni lavorative, una gran parte della popolazione a spostarsi. Furono i
delle grandezze operative alla base del modello dei ricavi. In particolare, fra i principali parametri oggetto di misurazione possiamo citare:
I ricavi principali sono realizzati da tutte le entrate finanziarie relativi alla fornitura dei vari tipi di servizi turistici. Tali servizi nelle imprese di viaggi sono principalmente costituiti da tutti gli introiti proventi della vendita dei pacchetti turistici (i package), nonché dalle parcelle avute grazie alla vendita di servizi turistici o dei titoli di trasporto ecc. Nelle imprese di recettività in particolar modo quelle alberghiere questi derivano dai guadagli delle vendite avute dai servizi della struttura stessa come le stanze, la ristorazione, l’utilizzo delle sale per congressi o la possibilità di usufruire di tutti i servizi che la struttura offre come quello fitness o discoteche ecc. I ricavi accessori sono invece quelli avuti dall’esercizio di tutte le eventuali attività secondarie svolte dall’impresa turistica come i proventi per l’affitto delle strutture che sorpassano le necessità dell’azienda come per esempio il fitto di sale da meeting nelle imprese alberghiere, o eventuali utili avuti sul cambio del danaro. I ricavi finanziari sono invece realizzati mediante tutte le rendite da capitale avute dall’impresa come quelle sui terreni o su interessi e dividendi (per esempio gli interessi avuti attivi dell’apertura dei conti correnti) Nelle imprese turistiche i guadagni sono sicuramente influenzati, come precedentemente visto, dalla domanda, che a sua volta dipende molto dalla stagione; si registrerà per cui un andamento oscillante rappresentato da mesi in cui sono ingenti a mesi in cui subiscono notevoli cali; proprio per tale caratteristica che le imprese turistiche ricorrono alla creazione in tali periodo di numerose offerte proprio per massimizzare al meglio i propri ricavi. Ovviamente la realizzazione del reddito potrebbe portare anche ad un reddito negativo a causa delle perdite avute quando la contabilità dei costi supera quella dei ricavi; ciò potrebbe verificarsi a causa di una sbagliata gestione effettuata, e nell’ambito dell’impresa turistica rappresenta un fattore molto frequente. Tali errori gestionali, daranno poi la possibilità di intraprendere nei successivi periodi politiche di risanamento volte al loro superamento. Aggiungiamo, infine che il reddito finale di un’impresa è ovviamente il risultato finale della gestione economica di un determinato periodo di riferimento. Non si procederà per calcolare il guadagno ad una analisi e una sottrazione tra tutti i centri di ricavo avuti rispetto i costi ma solo con riguardo il periodo amministrativo di riferimento, che in caso di imprese turistiche è stagionale o annuale. L’intero calcolo degli introiti avverrà all’interno della creazione di un bilancio. Una corretta individuazione della reddittività è fondamentale per una serie di esigenze dell’impresa stessa; prima fra tutte è ovviamente la determinazione del risultato avuto, utile in primis per verificare se convenga o meno mantenere l’azienda stessa o se eventualmente mutare determinate strategie per il prossimo periodo amministrativo di riferimento. Il reddito servirà inoltre anche per l’applicazione di una serie di imposte societarie nonché erogare gli introiti ad eventuali soci e remunerare l’attività svolta dall’imprenditore. Infine vediamo come la determinazione del reddito si può avere mediante due modalità o con la rivelazione sintetica dove il reddito è dato dal confronto tra il capitale netto alla fine del periodo e il capitale netto all’inizio del periodo Esempio: Capitale netto al 31 dicembre 2017 di un’impresa alberghiera è di 300 mila euro , mentre il capitale netto della stessa in data 1 gennaio dello stesso anno era di 100 mila euro; per cui il reddito di esercizio sarà di 200 mila euro.
Andiamo ora ad analizzare come viene determinato il prezzo di vendita nel settore turistico. Tale prezzo è una leva strategica di altissimo valore, è basato su un aspetto interno, il prezzo deve consentire il recupero di costi di produzione e commercializzazione, su un aspetto esterno, la decisione finale deve consentire un vantaggio nei confronti dei concorrenti. Il prezzo, in linea generale deve essere compreso tra il valore economico-tecnico del bene (costi sostenuti per la sua produzione) e il valore funzionale del bene (valore percepito come equo dal consumatore in funzione della sua utilità e delle sue esigenze). Fissare il giusto prezzo è fondamentale per raggiungere gli obiettivi aziendali, nello specifico del settore turistico la competizione sul prezzo riguarda due aspetti: uno relativo alle aree turistiche (si può, per esempio, affermare che l’isola di Mykonos è più cara di dell’isola di Zante) e uno relativo alle singole imprese (L’impresa X è meno cara dell'impresa Y, anche se di pari qualità). Esistono, quindi, due livelli di concorrenza nel settore turistico: tra località turistiche e tra imprese. il consumatore può riscontrare sia in località care sia in località alla portata di tutti, imprese che praticano prezzi che si discostano sensibilmente da quelli medi della località. In altre parole, una località turistica può essere scartata a priori come scelta da un determinato segmento di clientela che la ritiene troppo cara, pur magari annoverando alcune imprese che praticano prezzi decisamente più convenienti rispetto alla media. A conferma di quest’ultimo fenomeno basti pensare ad un riconosciuto metodo di scelta del turista medio, che tende a scegliere prima la località in cui trascorrere le proprie vacanze e poi tutto ciò che accompagnerà la vacanza stessa, inclusi l’impresa di intermediazione al quale rivolgersi, in quale esercizio ricettivo alloggiare, quali attività ricreative svolgere e quali ristoranti frequentare. La determinazione dei singoli prezzi fa parte della costruzione di un sistema integrato dei prezzi, inteso come insieme dei prezzi che l'impresa applica ai singoli servizi e ai singoli segmenti di mercato cui si rivolge, in ragione dell’obiettivo che si vuole raggiungere. Le tecniche di formazione del sistema integrato dei prezzi di vendita dei servizi turistici che siano ricettivi, di intermediazione o accessori sono diverse, ma tutte influenzate dalle stesse variabili: