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Natura della Contabilità per il Management
Contabilità per fini interni (≠bilancio che deve essere presentato all’esterno). INFORMAZIONI
- NON QUANTITATIVE: es. analisi del contesto
- QUANTITATIVE:
- Informazioni quantitative monetarie: espresse in moneta di conto: - Informazioni quantitative monetarie operative - Informazioni quantitative monetarie di bilancio - Informazioni quantitative monetarie fiscali - Informazioni quantitative monetarie per il management: volte a supportare le decisioni del management.
- Informazioni quantitative NON monetarie: quantità fisico-tecniche… Domanda chiave: qual è il fabbisogno informativo del management? Contabilità per il management: è il processo che fornisce le informazioni economiche e quantitative utilizzate dal management per decidere, programmare, porre in atto e controllare le attività di un’organizzazione.
- Bisogna quindi selezionare le informazioni rilevanti tra l’infinità di dati disponibili.
CLASSIFICAZIONE SISTEMI DELLE INFORMAZIONI E DI CONTROLLO
- Sistemi di contabilità dei costi: contabilità
generale.
- Contabilità per il management: seleziona
dalla contabilità dei costi le informazioni utili per il management e le rielabora.
- Controllo manageriale: modalità con cui si
valutano le performance del management per allineare i suoi comportamenti rispetto agli obiettivi dell’azienda.
- ATTENZIONE: non è una gerarchia, ma la
forma della piramide dipende dalla quantità di informazioni prodotte da quel tipo di sistema.
- Utili anche info esterne: es per fare confronti
si guardano i dati prodotti da altre aziende. CONTABILITÀ GENERALE (COGE) VS CONTABILITÀ PER IL MANAGEMENT (CpiM)
- Necessità d’uso:
- COGE:^ obbligatoria!
- CpiM: facoltativa, MA l’art. 2086 c.c. obbliga l’azienda a fornire gli adeguati assetti organizzativi, tra i quali può rientrare anche la CpiM. In particolare deve dimostrare che azienda ha un sistema operativo che permette al management di prevedere futuri andamenti=serve contabilità per il management! Quindi formalmente non è obbligatoria, ma per aziende medio-grandi diventa obbligatoria in nome dell’art. 2086 c.c.
- Scopo:
- COGE: soddisfare^ fabbisogni^ esterni, come stakeholder, creditori ecc…
- CpiM: soddisfare^ fabbisogni^ interni, ovvero del management.
1. Mattia Mancuso
25 settembre 2023 alle ore 09:45:
Spesso chiesto all’esame
2. Mattia Mancuso
26 settembre 2023 alle ore 21:43:
contabilità dei costi moltissime,
contabilità per il management un
po’ meno ecc
- Utilizzatori:
- COGE: gruppi di persone, spesso esterni, la cui identità è sconosciuta.
- CpiM: amministratore delegato, responsabile commerciale ecc… L’identità è nota!
- (^) Struttura sottostante:
- COGE: gira attorno all’equazione attività=passività + capitale netto
- CpiM: ha^3 finalità^ principali:
- Misurare
- Controllare
- Scegliere fra alternative
- (^) Fonte dei principi:
- COGE: deve essere redatto in conformità del codice civile e prassi contabile
- CpiM: ci sono linee generali, ma^ non^ ci^ sono^ standard^ vincolanti
- Prospettiva temporale:
- COGE: “storica”, ovvero il bilancio generale è relativo a ciò che è accaduto.
- CpiM: multidirezionale, in quanto in base ai bisogni si guardano info passate o future.
- (^) Contenuto informazioni: - COGE: informazioni monetarie - CpiM: produce informazioni non solo monetarie e devono essere volte all’analisi, controllo, decisioni. Quindi vengono presi più tipi di informazioni.
- (^) Precisione delle informazioni: - COGE:^ molto^ preciso - CpiM:^ meno^ preciso^ perché si ha^ meno tempo per produrlo^ e spesso si guardano stime, non solo informazioni passate e certe, e si fanno approssimazioni.
- Frequenza report: - COGE:^ obbligatoriamente^ prodotto^ con^ frequenza^ annuale. - CpiM:^ nessuna^ scadenza^ obbligatoria, ma sono spesso molto frequenti.
- (^) Tempestività report: - COGE: lenta perché si hanno 120gg entro la chiusura del bilancio per raccogliere le informazioni migliori possibili. - CpiM: distribuiti tempestivamente
- Oggetto report: - COGE: viene fatto^ bilancio^ unico^ per^ tutta^ l’azienda. - CpiM: vengono osservate^ porzioni^ di^ informazioni, ovvero risultati parziali.
- (^) Responsabilità potenziali: - COGE:^ sempre^ esistenti^ in quanto ci sono norme da rispettare e conseguenti pene. - CpiM: nessuna (a meno che non vi sia dolo). Scopi e Utilizzo delle Informazioni della Contabilità per il Management MISURAZIONE
- Misurare il livello di consumo dei fattori produttivi che genera costi. Fondamentale per:
- Valorizza le^ rimanenze: “quanto costa il prodotto x?".
- Determinare i prezzi regolamentati da contratto:
- Riferimento per la determinazione dei prezzi “normali”.
- Misurare la profittabilità di prodotti/clienti e la redditività dei cdr.
Classificazione dei Costi
MISURAZIONE
- Misurare il livello di consumo dei fattori produttivi.
- La configurazione dei costi è importante per:
- Valorizza le rimanenze: “quanto costa il prodotto x?".
- Determinare i prezzi regolamentati da contratto:
- Riferimento per la determinazione dei prezzi “normali”.
- Misurare la profittabilità di prodotti/clienti e la redditività dei cdr.
- È importante classificare i costi in funzione dei loro contenuti.
- Come variano al variare del volume di un’attività? Più o meno proporzionalmente?
- Costo: valore del consumo dei fattori produttivi.
COSTI VARIABILI
- Variano in funzione di un volume di attività (≠non sempre produzione). NON esiste un unico
volume di attività che vale per tutte le voci di costo: produzione non è l’unica attività determinante della variazione dei costi.
- Deve essere chiaro rispetto a cosa il costo è variabile!
- Pendenza della curva dipende dal costo variabile unitario: più è piccolo, più la curva è piatta.
COSTI FISSI
- NON variano in funzione di un volume di attività.
- Costi^ fissi^ impegnati/di^ struttura:^ legati direttamente alla capacità produttiva^ (es. affitto). - Dipendono da scelte passate^ e quindi non possono essere modificati nel breve termine. - NON possono essere^ ridimensionati^ senza^ compromettere^ significativamente la performance economica. - Servitization : processo di trasformazione industriale dove aziende produttrici di beni offrono il bene ai clienti non come proprietà (vendita classica), ma come servizi. - Costi^ fissi^ discrezionali: (es. pulizia, pubblicità) costi la cui entità è decisa dal management sulla base di obiettivi o scelte discrezionali. COSTI SEMIVARIABILI
- Hanno una quota fissa e una quota legata al volume di attività (es. energia elettrica).
RELAZIONE TRA COSTI UNITARI E VOLUME
- Costo medio/unitario≠costo marginale!
- Costo unitario medio è decrescente—>principio di economie di scala: all’aumentare del
volume, il costo medio cala per effetto della capacità di assorbimento.
- Costi unitari hanno significato solo in relazione ad uno specifico volume.
INTERVALLO DI RILEVANZA
- Intervallo di volume di attività all’interno del
quale sono vere le ipotesi di variabilità e costanza dei costi.
- La differenza tra costi fissi e variabili è solo nel
breve termine: nel lungo termine tutti diventano variabili (cambiare le tecnologie, gli impianti…).
- Graficamente è un intervallo minimo-massimo.
- Possono esistere anche più intervalli di rilevanza.
COSTI VISCOSI
- Si riducono meno che proporzionalmente al
ridursi dei volumi di attività.
- Quando volume di attività cresce, si chiedono più risorse. Se però volumi calano, management
tende a contenere il calo dei costi. Quando cala volume di attività, costi si riducono meno
6. Mattia Mancuso
26 settembre 2023 alle ore 22:14:
centri di responsabilità aziendali
7. Mattia Mancuso
3 ottobre 2023 alle ore 15:45:
Esame
8. Mattia Mancuso
26 settembre 2023 alle ore 22:22:
Es. unità vendute, unità spedite,
ricavi, ore lavorate, miglia
percorse, durata trasferta…
velocemente rispetto a quando sono aumentati nel momento in cui aumentava il volume di attività. COSTI A GRADINO
- (^) Costi che all’interno dell’intervallo di rilevanza tendono a rimanere fissi per una certa quantità, poi aumentano e diventano nuovamente fissi. Non sono né fissi né variabili. STIMA DELLA RELAZIONE COSTO-VOLUME
- Scopo: calcolare i costi fissi totali e il costo variabile unitario utilizzando l’equazione: CT = CFT + cvu × X:
- (^) Valutazione soggettiva: si analizza struttura dei costi dell’azienda e si analizza conto per conto qual è il loro comportamento in funzione del volume di attività scelto.
- (^) Valutazione statistica: hanno bisogno di dati storici per poter fare delle correlazioni. Tuttavia non mi dice ogni singolo costo se è fisso o variabile. Margine di Contribuzione (mdc)
- Margine economico che quantifica la di ff erenza tra ricavi di vendita e i costi variabili.
- (^) Margine di contribuzione = prezzo unitario di vendita - costo variabile unitario.
- Quindi dai ricavi tolgo i costi variabili: a questo punto ho il mdc che deve soddisfare i costi fissi: solo a quel punto ho un risultato operativo.
- Il margine di contribuzione unitario è una grandezza che rimane costante con il volume di vendita.
- (^) Volume di pareggio = costi fissi tot / (prezzo unitario di vendita - costo variabile unitario) —> al denominatore abbiamo il mdc quindi volume di pareggio = costi fissi tot / mdc
- Fatturato di pareggio = costi fissi tot / (mdc/prezzo di vendita) = costi fissi tot / mdc% - ATTENZIONE: mdc% lo posso calcolare sia usando valori unitari sia totali.
- (^) Profittogramma: mostra la relazione attesa tra ricavi e costi totali al variare del volume di output. - Asse Y riporta il profitto e non i costi totali; - Linea retta del reddito ha un valore pari a zero in corrispondenza del volume di pareggio; - Ha un coefficiente angolare pari al mdc unitario
9. Mattia Mancuso
30 settembre 2023 alle ore 12:31:
Es. costo per materie prime è fisso
o variabile? Variabile. Quanto
costa? Per produrre un bene uso x
materie prime.
Affitto è fisso o variabile? Fisso…
Costi Pieni e il loro Impiego
- Costo: valore del consumo dei fattori produttivi.
- Oggetto di costo: qualsiasi elemento per il quale si desidera conoscerne il consumo di
fattori produttivi. Risponde alla domanda per quale finalità ho consumato quei fattori produttivi? Es. prodotto, servizio, linea di business, marchio…
- Ogni misurazione ha un certo costo: quindi ho un trade o ff tra il beneficio che conseguo
dalla misurazione e il costo sostenuto.
Costo Pieno
- Configurazione di costo che osserva il complesso dei fattori prodottivi consumati da un
oggetto di costo. Quindi somma dei costi diretti e di una quota “equa” di costi indiretti.
- Qual è il costo pieno di un oggetto di costo? Incontrerò sicuramente dei costi causati
congiuntamente da più oggetti di costo (=costi indiretti) —>come allocare i costi indiretti? COSTI DIRETTI E INDIRETTI
- Cosa sono costi diretti e indiretti? E fai degli esempi.
- Costo diretto è assegnabile in modo oggettivo ad un determinato oggetto di costo.
- Es. stipendio
- Costo indiretto: causato congiuntamente da più oggetti di costo, e non siamo in grado di
ricondurli in maniera oggettiva all’oggetto di costo.
- Es. elettricità
- Un costo non è sempre diretto/indiretto, MA dipende da:
- Natura^ dell’oggetto^ di^ costo: se cambia potrebbe cambiare anche la “natura” del costo. - Capacità^ di^ misurazione^ dell’azienda - Convenienza^ economica^ della^ misurazione COSTI SPECIALI E COSTI COMUNI
- Costi speciali: costi oggettivamente riconducibili ad un oggetto di costo.
- Può essere SIA diretto SIA indiretto: es. elettricità, se la misuro con contatore diventa un costo diretto, ma potrei trattarlo come indiretto perché non c’è convenienza economica.
- Costi comuni: costi NON oggettivamente riconducibili ad un oggetto di costo.
- Sono SEMPRE costi INDIRETTI.
- Quindi questa distinzione non si pone il problema della capacità di misurazione e della
convenienza economica, ma la distinzione si basa solo sulla relazione oggettiva tra oggetto di costo e fattore produttivo consumato.
12. Mattia Mancuso
3 ottobre 2023 alle ore 15:45:
Esame
13. Mattia Mancuso
3 ottobre 2023 alle ore 15:52:
Esame
14. Mattia Mancuso
3 ottobre 2023 alle ore 15:54:
Esame
ELEMENTI DI COSTO PIENO DEL PRODOTTO / COSTO INVENTARIABILE
- (^) Oggetto di costo: singolo prodotto. Costo pieno di produzione/inventariabile è l’insieme di:
- Materiali diretti: materie prime e componentistica;
- Manodopera diretta: lavora fisicamente il prodotto.
- Costi generali di produzione: costi indiretti (es. ammortamenti, personale, logistica…).
- Costo pieno: costo pieno di produzione + costi commerciali + costi amministrativi. DIAGRAMMA DEL FLUSSO DEI COSTI
- Dobbiamo rendere il sistema contabile in grado di contabilizzare anche le transazioni interne dell’azienda: non rileviamo più solo il costo di acquisto, ma anche di produzione: quindi comprendiamo dei mastrini di attività e di costo. - Mastrini di attività: fattori produttivi che non sono ancora stati utilizzati. Diventano costo solo quando c’è la vendita.
- Diagramma del flusso dei costi diviso in: - Acquisto, come in contabilità generale - Produzione, NON c’è in contabilità generale; - Vendita, come in contabilità generale. GUARDA QUADERNO
- Nelle aziende di produzione abbiamo le rimanenze di materiali diretti (costi materiali diretti, acquisti); quando li lancio in produzione li contabilizzo nel conto “rimanenze semilavorati”, dove metto anche la manodopera diretta e gli altri costi di produzione. Le rimanenze di semilavorati accumulano dei costi e, quando i prodotti sono finiti, vengono spostati dal mastrino “rimanenze semilavorati” in “rimanenze prodotti finiti”. Infine, quando vendo il prodotto, scarico questi costi dal mastrino “rimanenze prodotti finiti” in “costo dei beni venduti”.
15. Mattia Mancuso
3 ottobre 2023 alle ore 16:17:
Esame
- (^) All’interno della stessa azienda possiamo avere diversi processi di produzione!
- (^) In base al processo di produzione cambia la contabilità per la determinazione dei costi. Possiamo dividere le modalità di produzione in sistemi di costing: - Sistema^ dei^ costi^ per^ commessa^ in caso di produzione per pezzo singolo o per lotti. Mi deve dire il costo specifico, dunque l’oggetto di costo è il costo della singola commessa (es. singola Ferrari). - Sistema^ dei^ costi^ per^ processo^ in caso di produzione in serie o per processo. Come determino il costo delle bobine di carta? —>non guardo costo singolo prodotto, ma l’oggetto di costo è il costo intero processo, perché tutti i beni prodotti saranno uguali. SISTEMA DEI COSTI PER COMMESSA
- Ogni volta che l’azienda riceve una commessa (singolo prodotto/lotto), contabilmente apre una scheda di commessa, all’interno della quale ci sono tutti i costi sostenuti per quella singola commessa (es. fattura officina macchina contiene costo olio, manutenzione…). - Quando la commessa è completa il costo è scaricato dal magazzino semilavorati e caricato a magazzino prodotti finiti. - Al momento della vendita lo stesso costo scarica il magazzino prodotti finiti e carica il costo del venduto.
- (^) Permette di avere un dato più preciso.
- Per riuscire a quantificare il tempo impiegato da un dipendente su una commessa dobbiamo implementare un servizio di rilevazione! (Es. cartellino) SISTEMA DEI COSTI PROCESSO
- Process costing più semplice perché l’oggetto di costo è più grande (l’intero processo).
- (^) Viene determinato il costo medio del processo, quindi è più approssimativo perché le differenze di costo dei singoli prodotti non sono rilevate.
- (^) Possono esistere anche dei sistemi ibridi, ovvero dove viene utilizzato sia il sistema per commessa sia per processo. Inoltre in molti casi alcune attività sono simili e il costo unitario dell’esecuzione può essere rilevato con un sistema per processo, mentre l’uso dei materiali potrebbe essere diverso e dunque potrebbero essere rilevati con un sistema per commessa. PRODOTTI FINITI EQUIVALENTI
- Es. voglio sapere costo medio di una bara: in quel giorno ne ha realizzate 10, però ne ha 20 in produzione: come fare? —>devo rendere equivalenti i semilavorati con i prodotti finiti!
- (^) Es. 1200 unità completate; 600 unità in produzione —>ipotizzo che le 600 unità siano mediamente complete al 50%, quindi 1 semilavorato=0,5 prodotti finiti. Dunque le unità equivalenti di prodotti in produzione sarà pari a 600*0,5=300 —>600 semilavorati equivalgono a 300 prodotti finiti. Dunque le unità complessive realizzate nel periodo saranno 1200 + 300. Allocazione Costi Indiretti - Centri di Costo
- Cosa vuol dire quota equa?—>I costi indiretti sono allocati con un coe ffi ciente di allocazione.
- Modalità più diffusa per allocare i costi indiretti è quella dei centri di costo, ovvero dei contenitori contabili all’interno dei quali vengono svolte attività omogenee e vengono generati costi indiretti. Li dividiamo in: - Centri di costo di produzione: es. assemblaggio, finissaggio… - Centri di costo di servizi: es. manutenzioni per la produzione, controllo qualità, logistica… Erogano servizi di supporto ai centri di costo di produzione.
FASE 1 - ASSEGNAZIONE COSTI
- Costi diretti
- Centri di costo di produzione
- Centri di costo di servizio
- Chiudo centri di costo di servizio in centri di costo di produzione perché sono causati dalla produzione FASE 2 - ALLOCAZIONE COSTI
- Centri di costi di produzione verranno allocati.
- Infine ho costo pieno del prodotto dato da costi diretti+quota equa di costi indiretti FASE 1: ASSEGNAZIONE INIZIALE COSTI GENERALI AI CENTRI DI COSTO FASE 2: ALLOCAZIONE DEI COSTI GENERALI AI PRODOTTI
- (^) Identificare basi di allocazione per la determinazione dei coefficienti di allocazione per allocare i costi indiretti di produzione sugli oggetti finali. Potremmo avere: - Sistema a base singola: usa un solo criterio di riparto per tutti i centri di produzione; - Sistema a base multipla: usa più criteri di riparto per i centri di produzione;
- (^) Le basi di allocazione più diffuse sono:
- A^ VALORE:
- Costo^ manodopera
- Costo materiali diretti
- Costo primo
- …
- QUANTITATIVE:
- Ore di manodopera
- Ore di impianto
- Qtà^ materiali diretti
- …
Costi Standard/di Budget e Costi Variabili
- I costi che contabilizziamo (materiali diretti, manodopera, di produzione…) li alimentiamo a costi
effettivi o costi standard? Nei costi standard le aziende devono stabilire qual è il LORO standard
- Cosa sono i costi standard? Sono costi parametrizzati sulla base di determinati standard
di e ffi cienza—>rappresenta un costo obiettivo.
- Come trovare il costo standard? Dobbiamo costruire una scheda di costo standard che tiene
conto di 2 documenti:
- Della^ distinta^ base, ovvero l’insieme dei costi legati^ materiali diretti^ (più “semplice” perché basta sapere di cosa è fatto un oggetto) - Del^ ciclo^ di^ lavorazione, ovvero l’insieme dei costi legati alla^ manodopera diretta. Il ciclo produttivo deve essere scomposto in fasi e per ogni fase determinare il lavoro impiegato. Grazie a questo documento è possibile determinare: - Quantità di^ h manodopera^ necessarie per realizzare un prodotto; - Quantità di^ h macchina^ necessarie per realizzare un prodotto.
- Principale di ff erenza tra sistema di contabilità a costi standard e effettivi è che dovrò
riallineare, e dunque sostituire, tutti i costi standard con costi e ff ettivi. Questo può comportare varianze/scostamenti tra costi standard e costi effettivi:
- Varianza^ di^ prezzo^ dei^ materiali^ diretti - Varianza^ di^ impiego^ dei^ materiali^ diretti - Varianza di costo della manodopera diretta - Varianza dei costi generali di produzione VARIANZA DI PREZZO DEI MATERIALI DIRETTI
- Varianza di prezzo dei materiali diretti = (prezzo e ff ettivo - prezzo standard) * qtà e ff ettiva.
- Una varianza positiva (prezzo effettivo < prezzo std) è positiva a livello economico, MA non
necessariamente gestionale: questo perché il prodotto potrebbe avere una qualità inferiore. VARIANZA DI IMPIEGO DEI MATERIALI DIRETTI
- Varianza di impiego dei materiali diretti = (qtà e ff ettiva * prezzo standard) - (qtà standard *
prezzo standard).
- Una varianza positiva può essere tale a livello economico, MA non necessariamente gestionale:
questo perché o lo standard è troppo alto, oppure ho impiegato meno materiale e quindi è di qualità inferiore, oppure posso essere accusato di frode se metto quantità < a quella indicata. VARIANZA DI COSTO DELLA MANODOPERA DIRETTA
- Varianza di costo della manodopera diretta = (ore e ff ettive * costo e ff ettivo) - (ore
standard * costo standard). Dunque lo scostamento è causato da entrambe le variabili. VARIANZA DEI COSTI GENERALI DI PRODUZIONE
- Varianza dei costi generali di produzione = costi allocati - costi e ff ettivi di produzione.
- Una volta rilevati gli scostamenti, dobbiamo rettificare anche il costo del venduto,
precedentemente basato sui costi standard, contabilizzando anche le varianze. In pratica chiudiamo a costo del venduto le varianze. PERCHÉ USARE IL COSTO STANDARD?
- Per controllare le performance controllando il valore stimato con il valore effettivo.
- Sono dati utili per il processo decisionale: il costo standard è utile per fare preventivi, fare
politiche di pricing, valutare offerte, valutare come ridurre i costi.
- Usato per misurare razionalmente il costo dei prodotti: abitua gli operatori a standardizzare i
processi di lavoro.
- Permette di ridurre le registrazioni contabili: l’utilizzo dei costi effettivi potrebbe comportare
che lo stesso bene prodotto in momenti diversi potrebbe avere costi diversi.
- Minore complessità nei calcoli, anche se poi devo portare i valori da standard a effettivi e
questo può generare delle varianze.
20. Mattia Mancuso
23 ottobre 2023 alle ore 19:41:
Esame
Sistemi a Costo Pieno e Variabile
- Cambiano gli elementi di costo considerati come:
- Costi di prodotto: attribuiti/allocati ad un oggetto di costo.
- Costi di periodo: non sono attribuiti/allocati a oggetti di costo, e quindi^ finiscono nel CE. SISTEMA A COSTI FISSI/COSTO PIENO
- Costi di prodotto:
- Materiali diretti
- Manodopera diretta^ (se sono costi variabili)
- Costi generali variabili di produzione - Costi^ generali^ fissi^ di^ produzione
- Costi di periodo:
- Costi commerciali, generali e amministrativi SISTEMA A COSTI VARIABILI
- Costi di prodotto:
- Materiali diretti
- Manodopera diretta^ (se sono costi variabili)
- Costi generali variabili di produzione
- Costi di periodo:
- Costi^ generali^ fissi^ di^ produzione
- Costi commerciali, generali e amministrativi
Sistema a Costo Pieno—>prevale nelle aziende
VANTAGGI
- Tiene conto di tutti i costi di produzione.
- MDC sta diventando poco rilevante, dunque anche se non considerato non è un problema.
- Valorizzazione bassa delle rimanenze.
- Elimina il problema di classificare quali costi sono fissi e variabili.
- Es…
- Costo pieno unitario potrebbe cambiare da un anno all’altro? SI perché dipende dalle unità
prodotte.
- Ipotizzo che anno produco 100 unità, quindi costo pieno unitario = 30 non cambia nel tempo
perché non cambio le quantità prodotte, MA:
- Anno 1: vendo 80 unità, dunque alla fine avrò delle rimanenze finali di prodotto.
- Anno 2: vendo 120 unità (100 + 20 anno precedente).
- Anno 3: vendo 100 unità. ANNO 1
- Rimanenze finali = 20 * 20€ = 400€
- Costo dei beni venduti = costo di produzione + rimanenze iniziali - rimanenze finali = 2400€
- Margine di contribuzione = ricavi - costo dei beni venduti = 6000€ - 2400€ = 3600€
- Costi di periodo = costi comm + costi generali fissi di produzione = 1400€ + 1000€ = 2400€
- Utile ante imposte = margine di contribuzione - costi di periodo = 3600€ - 2400€ = 1200€ ANNO 3
- (^) Ricavi = 50€ * 100 = 5000€
- Costo beni venduti:
- Rimanenze iniziali = 0€
- Costo di produzione = 100 *20€^ = 2000€
- Rimanenze^ finali = 0€
- Costo dei beni venduti = costo di produzione + rimanenze iniziali - rimanenze finali = 2000€
- (^) Margine di contribuzione = ricavi - costo dei beni venduti = 5000€ - 2000€ = 3000€
- Costi di periodo = costi comm + costi generali fissi di produzione = 1400€ + 1000€ = 2400€
- Utile ante imposte = margine di contribuzione - costi di periodo = 3000€ - 2400€ = 600€
- (^) Dunque l’utilizzo di una configurazione a costo pieno o costo variabile cambia l’utile a fine anno! Questo perché i costi generali fissi di produzione nella configurazione del costo pieno sono costi di produzione: se produciamo di più di quello che vendiamo, una quota di questi costi finisce nelle rimanenze finali.
- (^) Se la quantità di produzione è uguale alla quantità di vendita NON c’è di ff erenza tra i 2 sistemi, perché tutti i costi sono scaricati nel periodo! Costi della Qualità
- Costi di prevenzione: finalizzati a ridurre la probabilità che i nostri prodotti non rispettino gli standard di qualità promessi (es. sistemi di certificazione qualità, formare personale).
- (^) Costi di ispezione: test, controllo del processo…
- (^) Costi per difettosità rilevati all’interno: scarti, rilavorazioni…
- (^) Costi per difettosità rilevati all’esterno: azienda rischia anche la propria immagine. Possono comportare rimborsi, costi di garanzia… Costi dei Prodotti Congiunti
- (^) Produzioni caratterizzate dal fatto che realizziamo più prodotti che condividono la materia prima o il processo produttivo lungo il quale non è chiaro cosa stiamo producendo fino al punto di separazione o punto di split o ff.
- Uno dei metodi più diffusi per allocare i costi congiunti, quindi prima del punto di split off, è quello del valore di vendita al punto di split o ff : si basa sul presupposto che i costi congiunti vengono allocati sulla base della capacità di contribuzione—>il prodotto con più margine di guadagno deve farsi carico di più costi. Principali Scelte di Progettazione del Sistema
- (^) Sistema per processo o per commessa?
- (^) Sistema a costi e ff ettivi, costi standard o ibridi?
- Se costi effettivi,^ coefficiente di allocazione assuntivo o predeterminato?
- Se a costi standard, a che punto avviene il^ passaggio da costi effettivi a standard?
- (^) Quanti e quali livelli di analisi degli scostamenti?
- (^) Sistema a costo pieno o costo variabile?
- Se a costo pieno,^ quali costi diretti e indiretti?
- Quanti e quali^ centri di costo?
- Quale ordine seguire nel processo di^ allocazione dei costi indiretti dai centri di servizio ai centri di produzione?
Analisi delle Varianze dei Costi di Produzione
- Analisi varianze=comprensione della causa della differenz tra valore programmato e effettivo.
- Viene usato approccio a budget flessibile, ovvero valori standard/programmati sono
valorizzati a volumi effettivi.
- Confronto tra costo programmato e costo effettivo
- Calcolo varianza complessiva
- Calcolo varianze elementari e controllo che la loro somma mi dia la varianza complessiva. VARIANZA DEI MATERIALI DIRETTI
- Varianza totale = varianza di impiego + varianza di prezzo.
- Varianza^ di^ impiego^ =^ [(input^ unitario^ standard^ *^ output^ e ff ettivo)^ -^ (input^ unitario e ff ettivo * output e ff ettivo)] * prezzo standard - Qtà^ standard^ =^ qtà^ prodotta^ *^ qtà^ unitaria^ materiali^ diretti - Varianza^ di^ prezzo^ =^ (prezzo^ unitario^ standard^ -^ prezzo^ unitario^ e ff ettivo)^ *^ qtà^ e ff ettiva materiali diretti usati. ES.
- Input unitario standard = 9kg
- Prezzo unitario standard = 4€ per kg
- Prezzo unitario effettivo = 5€ per kg
- Quantità utilizzata effettiva = 825kg
- Unità prodotte = 100 unità
Varianza totale = costo totale standard - costo effettivo = 3600 - 4125 = -525 —>varianza neg.
- Costo totale standard = (input unitario standard * unità prodotte) * prezzo unitario standard = (
- Costo totale effettivo = qtà utilizzata effettiva * prezzo effettivo = 825 * 5 = 4125
A cos’è dovuta questa varianza negativa? Varianza di impiego = (input unitario standard * unità prodotte - qtà utilizzata effettiva) * prezzo unitario standard = (9 * 100 - 825) * 4 = 300 —>varianza positiva Varianza di prezzo = (prezzo unitario standard - prezzo unitario effettivo) * qtà effettiva = (4-5) * 825 = -825 —>varianza negativa Varianza totale = varianza di impiego + varianza di prezzo = - VARIANZA DELLA MANODOPERA DIRETTA
- Varianza di e ffi cienza = (tempo standard - tempo e ff ettivo) * costo orario standard
- Varianza di costo = (costo standard - costo e ff ettivo) * tempo e ff ettivo
ES
- Tempo standard = 10h per unità
- Costo orario standard = 20€/ora
- Costo orario effettivo = 25€/ora
- Ore utilizzate effettive = 900 ore
- Unità prodotte = 100
Varianza di efficienza = (tempo standard * unità prodotte - ore utilizzate effettive) * costo orario standard = (10*100 - 900) * 20 = 2000 Varianza di costo = (costo standard - costo effettivo) * tempo effettivo = (20 - 25 ) * 900 = - Varianza totale = varianza di efficienza + varianza di costo = 2000 - 4500 = - VARIANZA DEI COSTI GENERALI DI PRODUZIONE
- Unica varianza che non confronta costo standard programmato con costo standard effettivo.
- Quindi non avremo costi generali di produzione programmati, ma costi generali allocati.
- Dunque nella varianza complessiva = costi allocati - costi generali di produzione e ff ettivi.
ES.
- Costi fissi generali programmati = € 500
21. Mattia Mancuso
30 ottobre 2023 alle ore 19:28:
Definizione all’esame
22. Mattia Mancuso
30 ottobre 2023 alle ore 20:03:
Uso input unitario standard
perché uso approccio a budget
flessibile
23. Mattia Mancuso
6 novembre 2023 alle ore 22:05:
con volumi effettivi perché
usiamo budget flessibile
Varianze dei Costi NON di Produzione
- Perché il reddito programmato è diverso da quello effettivo?
- Varianza componenti straordinarie e imposte
- Varianza del risultato operativo: non dipende solo dalla varianza dei costi di produzione, ma anche: - Varianze commerciali: relative ai ricavi. - Varianze dei costi generali e amministrativi. - Varianze dei costi di produzione.
Varianze Commerciali
Varianza di Margine Lordo
- Varianza di margine lordo = ricavi di vendita - costo del
venduto standard. Il margine lordo programmato è stato raggiunto o no? Dipende da 3 fattori =SI SCOMPONE:
- Varianza dei volumi di vendita: può dipendere da:
- Varianza di volume di settore
- Varianza della nostra quota di mercato
- Varianza di margine unitario: es ridurre il margine con sconti per aumentare le vendite.
- Varianza del mix di vendita e dove ogni prodotto ha un suo margine unitario differente. VARIANZA DI MARGINE LORDO IN IMPRESA MONOPRODOTTO (=no mix di vendita) Varianza totale = margine lordo e ff ettivo - margine lordo di budget = 900€ - 1000€ = -100€ Varianza di volume = (volume e ff ettivo - volume di budget) * margine unitario programmato = (900 - 1000) * 10€ = -1000€ Varianza di margine unitario = (margine unitario e ff ettivo - margine unitario budget) * volume e ff ettivo = (11 - 10) * 900 = 900€ VARIANZA DI MARGINE LORDO IN IMPRESA MULTIPRODOTTO (= mix di vendita)
- In caso di aziende multiprodotto l’analisi degli scostamenti va fatta per ogni singolo prodotto!
Dobbiamo determinare anche le varianze elementari, quindi di volume e costo. Varianza di mix relativa a un prodotto = (mix % e ff ettivo - mix % programmato) * volume e ff ettivo TOTALE* margine unitario programmato. Varianza complessiva = margine totale eff - margine totale prog = 9900 - 10000 = -100.
24. Mattia Mancuso
6 novembre 2023 alle ore 10:00:
Così si evita che il responsabile
commerciale si debba fare carico
delle inefficienze di produzione
25. Mattia Mancuso
6 novembre 2023 alle ore 10:24:
Non del singolo prodotto di cui
stiamo studiando la varianza di
mix
VARIANZA DI VOLUME DELLE VENDITE
Può dipendere da:
- (^) Varianza di volume di settore: crollo del mercato che colpisce tutte le aziende del settore. Guarda se il volume di settore effettivo è stato >/< del volume di settore programmato. - Varianza volume di vendita del settore = (volume settore e ff ettivo - volume settore programmato) * quota di mercato programmata * margine unitario programmato
- (^) Varianza della nostra quota di mercato: guarda se quota di mercato effettiva è stata >/< della quota di mercato programmata. - Varianza quota di mercato = (quota di mercato e ff ettiva - quota di mercato programmata) * volume e ff ettivo settore * margine unitario programmato ESEMPIO Volume del settore programmato * quota di mercato programmata * margine unitario programmato = 10000 * 10% * 10 = 10000 Volume del settore effettivo * quota di mercato programmata * margine unitario programmato = 10500 * 10% * 10 = 10500 Volume del settore programmato * quota di mercato effettiva * margine unitario programmato = 10500 * 8,6% * 10 = 9000 Varianza del volume del settore = effettivo - programmato = 10500 - 10000 = 500 Varianza di quota di mercato = effettivo - programmato = 9000 - 10500 = - Varianza di volume totale = varianza del volume del settore + varianza di quota di mercato = 500 - 1500 = - Varianza dei Costi Commerciali di Periodo
- (^) Varianza delle singole voci dei costi commerciali di periodo, come marketing, distribuzione… Confrontiamo la differenza di spese di budget programmate con le spese effettive per singole voci di spese commerciali. NON SI SCOMPONE.