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Sociolinguistica: Variazione Linguistica e Uso Sociale della Lingua - Prof. Scala, Appunti di Linguistica Generale

modulo C prof. Scala 2018/2019

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 03/02/2019

beatrice.v98
beatrice.v98 🇮🇹

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Linguistica Generale
Sociolinguistica (modulo C)
Esempio di Aladdin - il genio assume delle scelte lessicali, fonetiche, morfologiche
differenti rivolgendosi a persone diverse: utilizza tre frasi diverse per tre categorie diverse
di persone (vecchi, bambini e adulti). Se il sistema linguistico usato per parlare è l’italiano,
troviamo scelte all’interno dell’italiano che sono adeguate con determinati interlocutori, ma
che non sarebbero adeguate con altre.
In un sistema lingua (qualsiasi lingua del mondo) non esiste mai un solo modo di dire una
cosa, ma non tanto perché si possono trovare espressioni sinonimiche, quanto perché ci
sono varie possibilità per dire la stessa cosa basate su elementi omofunzionali la cui
scelta non è libera, ma socialmente condizionata.
Ogni sistema linguistico tollera una sovrabbondanza di elementi dello stesso contenuto e
funzione perché l’uso di questi elementi è socialmente condizionato.
es: “ho sostenuto l’esame di letteratura greca” e “ho dato greco” sinonime ma usate in
contesti diversi (la prima con docenti ecc, la seconda con compagni). Varie scelte lessicali
possono avere la stessa distribuzione sociale e quindi costituire degli insiemi solidali di
scelte socialmente condizionate.
Relazione tra variazione linguistica e uso sociale della lingua
La sociolinguistica è una sottodisciplina della linguistica che si occupa di indagare sulla
relazione tra la variazione linguistica e l’uso sociale di una lingua.
Variazione linguistica: in un punto del sistema ho più scelte alternative non indifferenti
nell’uso sociale, cioè scelte alternative che hanno una distribuzione sociale, a differenza
dei linguaggi formali in cui c’è un solo segno possibile.
es: usare la r moscia (uvulare) parlando in francese in Francia significa adesione alla
varietà più prestigiosa che si associa all’idea di prestigio, formalità, appartenenza sociale
alte e una certa area geografica. La r normale significa classe sociale bassa e lontananza
dai modelli di prestigio.
I sistemi linguistici non sono monolitici in cui ogni nodo del sistema offre un solo elemento.
Abbiamo nodi del sistema che prevedono più di una possibilità di espressione.
Lo scritto attiva determinate scelte rispetto all’orale che spesso non si possono scambiare.
Una dimensione applicativa della sociolinguistica è di dare consapevolezza di come il
successo comunicativo sia frutto del rispetto di una serie di parametri sociali che correlano
con parametri linguistici. In una dimensione relazionale come la comunicazione in cui sono
coinvolte almeno due persone l’adeguatezza comunicativa influisce sulla qualità della
comunicazione.
Diasistema: se in alcuni punti del sistema sono possibili scelte alternative solidali e che
correlano tra di loro, si creano microsistemi. La scelta tra un elemento e un altro dipende
da fattori esterni alla lingua, cioè da fattori sociali.
Assiomi della sociolinguistica
1. Il sistema e le strutture di una lingua non sono osservabili, mentre l’uso è osservabile.
La sociolinguistica si occupa dell’uso e deve necessariamente partire da dati empirici,
quindi è una disciplina induttiva.!
2. Ogni individuo impara ad usare una lingua mediante interazioni all’interno di una
comunità quindi una lingua (qualsiasi lingua) è un oggetto sia individuale sia sociale
caratteristica del linguaggio. !
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Linguistica Generale

Sociolinguistica (modulo C)

Esempio di Aladdin - il genio assume delle scelte lessicali, fonetiche, morfologiche differenti rivolgendosi a persone diverse: utilizza tre frasi diverse per tre categorie diverse di persone (vecchi, bambini e adulti). Se il sistema linguistico usato per parlare è l’italiano, troviamo scelte all’interno dell’italiano che sono adeguate con determinati interlocutori, ma che non sarebbero adeguate con altre. In un sistema lingua (qualsiasi lingua del mondo) non esiste mai un solo modo di dire una cosa, ma non tanto perché si possono trovare espressioni sinonimiche, quanto perché ci sono varie possibilità per dire la stessa cosa basate su elementi omofunzionali la cui scelta non è libera, ma socialmente condizionata. Ogni sistema linguistico tollera una sovrabbondanza di elementi dello stesso contenuto e funzione perché l’uso di questi elementi è socialmente condizionato. es: “ho sostenuto l’esame di letteratura greca” e “ho dato greco” → sinonime ma usate in contesti diversi (la prima con docenti ecc, la seconda con compagni). Varie scelte lessicali possono avere la stessa distribuzione sociale e quindi costituire degli insiemi solidali di scelte socialmente condizionate. Relazione tra variazione linguistica e uso sociale della lingua La sociolinguistica è una sottodisciplina della linguistica che si occupa di indagare sulla relazione tra la variazione linguistica e l’uso sociale di una lingua. Variazione linguistica : in un punto del sistema ho più scelte alternative non indifferenti nell’uso sociale, cioè scelte alternative che hanno una distribuzione sociale, a differenza dei linguaggi formali in cui c’è un solo segno possibile. es: usare la r moscia (uvulare) parlando in francese in Francia significa adesione alla varietà più prestigiosa che si associa all’idea di prestigio, formalità, appartenenza sociale alte e una certa area geografica. La r normale significa classe sociale bassa e lontananza dai modelli di prestigio. I sistemi linguistici non sono monolitici in cui ogni nodo del sistema offre un solo elemento. Abbiamo nodi del sistema che prevedono più di una possibilità di espressione. Lo scritto attiva determinate scelte rispetto all’orale che spesso non si possono scambiare. Una dimensione applicativa della sociolinguistica è di dare consapevolezza di come il successo comunicativo sia frutto del rispetto di una serie di parametri sociali che correlano con parametri linguistici. In una dimensione relazionale come la comunicazione in cui sono coinvolte almeno due persone l’adeguatezza comunicativa influisce sulla qualità della comunicazione. Diasistema : se in alcuni punti del sistema sono possibili scelte alternative solidali e che correlano tra di loro, si creano microsistemi. La scelta tra un elemento e un altro dipende da fattori esterni alla lingua, cioè da fattori sociali. Assiomi della sociolinguistica

  1. Il sistema e le strutture di una lingua non sono osservabili, mentre l’uso è osservabile. La sociolinguistica si occupa dell’uso e deve necessariamente partire da dati empirici, quindi è una disciplina induttiva.
  2. Ogni individuo impara ad usare una lingua mediante interazioni all’interno di una comunità quindi una lingua (qualsiasi lingua) è un oggetto sia individuale sia sociale → caratteristica del linguaggio.
  1. Ogni lingua si articola in varietà, cioè nessuna lingua costituisce un blocco monolitico, ma ogni sistema linguistico presenta in determinati punti scelte multiple socialmente non indifferenti. Ogni parlante normodotato capisce e usa più varietà di lingue, cioè non parla sempre allo stesso modo in tutte le situazioni.
  2. Le diverse varietà di lingue non sono equipollenti. Non si possono usare indifferentemente, ma lo sceglierle è una manifestazione di un sapere sociale. Anche le diverse varietà di italiano non sono equipollenti. Quando un sistema linguistico lascia aperta più di una possibilità in corrispondenza di un suo elemento funzionale, le scelte che compiamo all’interno di un enunciato tra possibilità diverse, se sono coerenti, danno corpo a una varietà di lingua. Pur con capacità di controllo differenti, tutti i parlanti di una lingua sono in grado di gestire più varietà. La sociolinguistica si occupa di indagare su come le varietà di lingua si correlano con fatti sociali esterni. Non tutti i livelli di organizzazione del linguaggio sono pavimenti sensibili ai fattori esterni, ovvero non variano tutti nella stessa misura. I livelli di organizzazione del linguaggio che variano di più sono la fonetica e il lessico, mentre la morfologia e la sintassi variano molto meno (la morfologia meno in assoluto). Dati due enunciati in due varietà diverse (es. formale e colloquiale) ci sono più probabilità che gli enunciati siano diversi foneticamente e lessicalmente piuttosto che sintatticamente e morfologicamente. Dimensione estensiva: tra i foni e le parole, quantitativamente le parole sono diverse tra una varietà e l’altra (types) Dimensione intensiva: quante volte si manifestano le differenze in un normale discorso. Si manifestano di più le variazioni nella fonetica che nel lessico. (tokens) ↓ tokens: occorrenze del modello in una dimensione definita (es. enunciato) types: diverse forme (modello) Il linguaggio ha funzione di presentazione, cioè fa si che il nostro interlocutore ci classifichi secondo la base delle sue aspettative sociali, su una sua misura di adeguatezza linguistica socialmente determinata. L’interlocutore inizia a farsi un’idea di noi inconsapevolmente. Ogni individuo parlando cerca di trasmettere informazioni su di sé, ad esempio sulla sua collocazione sociale, sulla sua capacità di gestire situazioni sociali, sulla sua provenienza geografica ecc. L’interpretazione di questi fatti è largamente coincidente in una stessa comunità ma è un costrutto sociale, non è un fatto oggettivo. Qualunque studio sociolinguistico dà risultati interpretabili se si identifica una comunità linguistica di riferimento. Se cambio comunità ho dinamiche diverse nell’uso del linguaggio. Le correlazioni che si trovano tra uso e dimensioni sociali di quella comunità valgono solo per quella comunità, non vanno estese a una dimensione generale. Il plurilinguismo è una capacità naturale dell’uomo, l’anormalità sarebbe il mono- linguismo. La norma è che le comunità nazionali siano plurilingui. Una buona parte di italiani è bilingue con il proprio dialetto. Comunità linguistica:
  • Leonard Bloomfield: insieme di persone che parlano la stessa lingua^ →^ approssimativo
  • Gumperz: (anni 60) ogni aggregato umano caratterizzato da un’interazione regolare e frequente per mezzo di un insieme condiviso di segni verbali
  • William Labov: (anni 70) gruppo di parlanti che condivide un’insieme di atteggiamenti sociali (valutazioni) nei confronti della lingua → dove c’è una variabile, cioè una scelta

chiaramente definibile se la correlazione è stabile tra le scelte linguistiche e il contesto situazionale. Certe scelte sono attivate dal contesto socio-situazionale, mentre altre non sono alla portata di tutti. Variazione diastratica , legata allo strato sociale (non si sanno usare le varietà formali tipicamente). Tendenzialmente uno strato sociale basso correla con una minore ricchezza del repertorio linguistico. Quando una comunità è bilingue la maggior ricchezza di repertorio si può trovare nelle classi più basse. Quando si parla si parla sempre una varietà e quindi il diasistema che si ha in testa è la somma delle varietà che sa parlare. La competenza di una persona è fatta di una serie tratti (lessemi o regole) che condivide con tutti gli altri parlanti perché non variano. Competenza comunicativa: Serve a massimizzare il successo comunicativo, cioè usare la varietà giusta al momento giusto. (es: usare il dialetto con anziani di un certo posto). Permette di scegliere la varietà di lingua più adatta per garantire il successo della comunicazione. Sapere una lingua significa conoscere e applicare lessico e strutture. Dal punto di vista della competenza linguistica significa saper perseguire i propri scopi con atti verbali. Secondo Hymes la prima abilità della competenza linguistica è sapere quando parlare e quando tacere, poi sapere cosa dire, a chi, quando e in che modo. Hymes cerca di articolare gli enunciati in 4 livelli. Con riferimento alla competenza comunicativa ogni parlante deve confrontarsi con 4 dimensioni:

  1. Cosa è formalmente possibile dire (linguistica interna→cosa è grammaticale e cosa no)
  2. Cosa è realizzabile con i mezzi di esecuzione disponibili. Stabilire qual è il giusto livello di complessità da dare all’enunciato.
  3. Comprendere cosa è appropriato alla situazione.
  4. Cosa effettivamente si fa più di frequente in quella situazione comunicativa Berruto dettaglia la competenza comunicativa e individua 7 sotto-competenze:
  5. Linguistica: saper formare enunciati ben formati.
  6. Paralinguistica: fatti di natura sovrasegmentale, in particolar modo i profili intonativi, che si accompagnano agli enunciati.
  7. Cinesica: insieme di movimenti, gesti fatti con le mani e il capo che accompagnano un enunciato (competenza non verbale di accompagnamento).
  8. Prossemica: la postura del corpo e la distanza che è opportuno assumere per massimizzare il successo comunicativo.
  9. Performativa: capacità di perseguire gli scopi voluti attraverso atti linguistici (es: “ che freddo che fa oggi” come modo per dire di chiudere una finestra)
  10. Pragmatica: adeguare i messaggi alla situazione (selezione delle giuste varietà)
  11. Socio-culturale: (la quarta di Hymes) alcuni mezzi di comunicazione sono socialmente approvati, mentre altri sono disapprovati o proprio proibiti Adeguatezza : appropriata applicazione (risultato massimo) della competenza comunicativa. È legata all’enciclopedia del parlante, cioè tutte le conoscenze. Esiste un complesso di conoscenze che vanno dalla dimensione linguistica a quella extra- linguistica (soprattutto quella socio-culturale).

La competenza comunicativa si attua nelle situazioni comunicative. Una situazione comunicativa è una serie di circostanze concrete o astratte in cui avviene un evento di comunicazione linguistica. C’è una serie di circostanze che fa in modo che le situazioni comunicative siano diverse dalle altre. Secondo Hymes può essere analizzata secondo alcuni parametri:

  1. Contesto ambientale: l’orizzonte spazio-temporale della situazione. È il trovarsi in certi luoghi (affollati, rumorosi, dove non ci si vede ma ci si sente e basta) e in certi momenti (primo mattino, notte ecc.) che danno luogo a situazioni comunicative differenti.
  2. Scena: è la percezione culturale dello spazio e del tempo. es: il tempo come momento della giornata → il fatto che sia mattino presto orienta la situazione comunicativa, quindi una persona è solita non comunicare le notizie importanti appena sveglia.
  3. Partecipanti: emittente e ricevente parlano, in più ci sono alcune persone silenti (potenziali riceventi).
  4. Scopo: qualsiasi atto comunicativo ha uno scopo.
  5. Argomento: le scelte linguistiche in una situazione comunicativa saranno diverse a seconda dell’argomento che tratto. Bisogna considerare sia la dimensione denotativa che quella connotativa del contenuto, perché il contenuto non è mera informazione. In questi diversi parametri si possono assumere valori differenti. es: il parametro dei partecipanti mi invita a pensare che potrebbero esserci solo due persone che parlano oppure anche altri che ascoltano. Domini comunicativi: sono insiemi di situazioni comunicative largamente omogenee. es: comunicazione tra medico e paziente. Status e ruolo: importanti nei partecipanti. Lo status è la posizione occupata in una situazione sociale stratificata. Il ruolo è un insieme di atti, comportamenti che ci si aspetta da quello status. Status e ruolo hanno una funzione importante nella situazione comunicativa. Quando ci sono differenze di status o di ruolo si tende ad osservare un fenomeno detto di accomodamento. Fenomeno di accomodamento: quando i partecipanti alla comunicazione tendono a convergere verso scelte linguistiche comuni oppure si osserva un fenomeno di distanziamento , in cui uno dei due contrasta le scelte linguistiche dell’altro. Gli accomodamenti servono a cercare l’approvazione dell’interlocutore. Spesso l’accomodamento è bilaterale. Un tipo di accomodamento che riguarda i parlanti è quello sulle varietà diatopiche di una lingua, cioè le diverse varietà a seconda del luogo in cui nascono e crescono i parlanti di una lingua. Situazioni comunicative transazionali e personali: nelle transazionali abbiamo scambio di merci materiali o immateriali (merci perché si parla per ottenere qualcosa, dei vantaggi) e sono generalmente basati su rapporti di status differente (uno di status basso cerca di ottenere qualcosa da uno di status alto). Nelle situazioni personali lo status conta poco, sono situazioni in cui i partecipanti sono considerati come individui e non tendono all’acquisizione di vantaggi per sé. Nelle situazioni formali è fondamentale il rispetto di norme sociali e comunicative di una comunità. Valore primo è l’accuratezza del comportamento. Nelle situazioni informali, invece, il vincolo rispetto alle norme di comportamento sociale è meno rigido e meno dettagliato.

Italiani regionali e italiani locali: sono le diverse varietà di italiano. Sono lingue apprese (L2) quando si sapeva parlare già un’altra lingua (L1). Tutti i dialetti italiani derivano dal latino, non dall’italiano. Dall’italiano derivano gli italiani regionali, ma non i dialetti. I dialetti si possono dividere in due strati: strettamente locali (continuazioni del latino) e di koiné (non coincidono con l’italiano ma hanno una stendibilità sovralocale) Studi specifici sulla variazione diatopica dei dialetti negli ultimi anni dell’Ottocento → strumenti per la conoscenza dei dialetti nello spazio→ atlanti linguistici Atlante linguistico : insieme di carte tematiche aventi tutte la stessa struttura: territorio, punti geografici e ogni carta riporta lo stesso tipo di informazioni in tutti i punti (es. come si dice un lessema o una frase in un determinato luogo). Atlante linguistico tedesco: a cura di Georg Wenker (1876). Decide di mappare i differenti dialetti della Germania. Inviò 50 mila questionari in 50 mila paesi diversi della Germania per 50 mila maestri delle elementari: contenevano 40 frasi in tedesco letterario da tradurre nel dialetto locale per poi trascrivere la traduzione e rispedirla a Wenker. Ne ricevette indietro 45mila, riuscì a realizzare solo due serie di carte limitate a una parte della Germania. Le trascrizioni erano approssimative e poco omogenee perché mancava uno strumento affidabile di trascrizione. Ferdinand Wrede : (1926) è ancora in corso. Jules Gilliéron (1896): dialettologo svizzero. Promosse un progetto di un atlante linguistico francese imparando dagli errori di Wenker. Predispose un questionario di 1400 voci (parole o brevissime frasi). Manda in giro per la Francia un raccoglitore sul campo (una persona) ad ascoltare le forme dialettali e a trascriverle il più fedelmente possibile. Questa persona era Edmond Edomont, che era un commerciante. Gilliéron lo scelse perché aveva un udito molto fine in grado di cogliere le varie sfumature dialettali e perché era ingenuo, non un professionista e si limitava a trascrivere. Le trascrizioni erano approssimative e poco omogenee perché mancava uno strumento affidabile di trascrizione. Per ottenere una trascrizione affidabile Gilliéron costruisce un alfabeto fonetico e vuole che esso sia applicato in maniera rigorosa sempre dalla stessa persona (Edomont). Questo doveva garantire la massima omogeneità, uniformità e affidabilità. Edomont esplorò 639 località in bicicletta, faceva una copia delle trascrizioni e le inviava a Gilliéron in modo che potesse lavorare all’atlante. Pubblicò nel 1910 l’ Atlas linguistique de la France (opera enorme): primo atlante linguistico compiuto. Karl Jaberg e Jakob Jud : allievi di Gilliéron, due linguisti svizzero-tedeschi. Lavorano al progetto dell’AIS (atlante italo-svizzero) terzo grande atlante, portato a termine in 20 anni di lavoro. Operano in modo diverso rispetto a Gilliéron. Usano 3 raccoglitori sul campo che sono esperti dialettologi:

  • Paul Scheuermaier: si occupa della Svizzera italiana e romancia (Ticino e grigioni), e dell’Italia settentrionale
  • Gerard Rohlfs: Italia centrale e meridionale
  • Max Leopold Wagner: va in Sardegna, specialista delle varietà sarde La ricerca parte negli anni 20: i volumi iniziano a uscire nel 1928 e finiscono nel 1940. Un’altra innovazione di Jaberg e Jud è il modo in cui vengono poste le domande: Gilliéron aveva commesso un errore che rendeva opinabili certi dati raccolti per il fatto che aveva fornito un questionario in francese letterario con domande tipo “come si dice ape nel suo dialetto?”. La parola di cui si voleva sapere la traduzione in dialetto veniva pronunciata

all’interno della frase. Questo secondo Jaberg e Jud può influenzare la risposta dell’intervistato, che spesso modella la sua risposta sulla lingua letteraria. Si passa quindi a un metodo indiretto, facendo domande elencative (non “come si dice febbraio?” ma “mi dice i mesi dell’anno?), deittiche (“come si chiama questo nel suo dialetto?” e giravano con delle tavole con dei disegni da indicare), nomenclatorie (partono da una semplice definizione che si sottopone sotto forma di domanda: “come si chiama il piccolo del cavallo?” per non dire puledro), conversative (attiro l’attenzione dell’informatore su un certo tema e lo faccio parlare, escono fuori tante parole), a completamento (si pronuncia una frase e si lascia un buco, di solito alla fine: “questo fico è dolce come il…”). In alcuni punti (es.Milano) ci sono più risposte perché l’inchiesta fu ripetuta due volte scegliendo intenzionalmente una persona di classe sociale alta e una di classe sociale bassa. Questa inchiesta non si basa sulla variazione diatopica, ma su quella diastopica , cioè sulle varietà di lingue parlate dalle classi alte e dalle classi basse. Un gran numero di punti toccati sono di piccoli paesi rurali, l’informatore tipo è anziano, contadino con un forte legame con il territorio. Dev’essere anche analfabeta e uomo. I fasci di isoglosse, ovvero l’insieme dei punti di discontinuità tra comportamento linguistico, tendono a seguire gli antichi confini italiani. Sembra che processi di omogenizzazione dei dialetti siano avvenuti soprattutto in epoca medievale e moderna in aree linguistiche-letterarie che possiamo identificare negli antichi stati italiani. Allo sfaldarsi dell’impero, al venir meno di un sistema educativo e un modello linguistico soprattutto per la classe dirigente, ha portato a un progressivo isolamento di molte comunità, che tendono ad autoamministrarsi. Nascono così innovazioni linguistiche in ognuno di questi centri e ognuno si differenzia dall’altro, ma nel tempo emergono alcune città come più prestigiose di altre, come punto di riferimento. Queste città, in epoca tardo-medievale riescono a dare forma a delle signorie.

  • (^) Milano: i dialetti della Lombardia occidentale hanno delle caratteristiche specifiche. Il dialetto di Milano ha fatto da modello linguistico per le realtà circostanti → processo di omogenizzazione sotto la guida di un modello di dialetto (forza centripeta dei centri degli antichi stati italiani). Più un dialetto era vicino a quello prestigioso, più ne assumeva le caratteristiche. Carta “due donne”: differenze lessicali, come si fa il plurale femminile in -a. I confini sono dati dai fasci di isoglosse. All’interno di queste macro aree dialettali ci sono altre isoglosse minori che distinguono i diversi dialetti. Un atlante linguistico è uno specchio sincronico dei modi di parlare di un territorio. Studiando la distribuzione delle isoglosse però si apprendono anche molti fatti diacronici, di storia linguistica e di evoluzione dei dialetti. Norme areali del Bartoli: studio della disposizione delle isoglosse che permette ipotesi in diacronia, storiche. Si applicano a un’area di dialetti che ha una certa omogeneità quindi che derivano dalla stessa lingua madre.
  1. Norma dell’area isolata: un’area isolata, cioè di difficile accesso, conserva le forme più arcaiche. es: Sardegna, area di Nuoro - le velari latine davanti a -i e -e non si sono mai palatalizzate → kena (cena), kimbe (cinque).
  2. Norma delle aree laterali: rispetto a un’area di continuità dialettale, le aree laterali se uguali tra loro conservano la forma più arcaica, mentre al centro sono più innovative. Un centro prestigioso inizia a irradiare un’innovazione che raggiunge prima le aree vicine, e poi più lentamente quelle lontane, che conservano ancora forme più arcaiche.

es: la variabile detta da Trudgill “-ing”→ la nasale finale viene pronunciata talora come velare (classe alta, standard) e talora come alveolare (i’m goin’ -lontana dallo standard, più comune nel dialetto di Norwich). Tutte le variabili che hanno due poli vengono dette variabili a cento : dopo aver estratto tutte le occorrenze in -ing assegna 100 tutte le volte che la forma è lontana dallo standard (quindi alveolare) e 0 tutte le volte che la forma è standard (cioè velare), poi somma i punteggi, fa la media per il numero delle occorrenze e ottiene un certo valore. Variabili a duecento : tre variabili: 0 allo standard, 200 a quello lontano dallo standard, 100 a quella intermedia La classe intermedia (MMC) ha un valore di 3, mentre la classe media bassa (LMC) ha un valore di 15, la classe operaia alta (UWC) ha un valore di 74, la classe operaia media (MWC) ha un valore di 88 e la classe operaia bassa (LWC) ha un valore di 98. ↑Dati complessivi che riguardano solo le diverse classi sociali. Al ridursi del grado di formalità e del grado di controllo si ha un aumento delle forme non standard (in questo caso delle nasali alveolari). Ci sono dei punti in cui i differenziali tra i valori sono molto più evidenti. Data la stessa situazione formale la classe operaia non è in grado di mantenere una varietà standard → deficit sociolinguistico: date diverse situazioni comunicative ci si accorge che alcune classi sociali non sono in grado di gestirle in modo adeguato (es. le classi operaie in un contesto formale). Variazione diagenica: differenza nel modo di parlare che riscontriamo tra uomini e donne. Gli uomini parlano sempre più lontani dallo standard, mentre le donne nel formal speech non usano mai una variante non standard. Idem le bambine parlano più standard dei bambini (fascia di età dai 6 ai 10 anni).

  • In un contesto come quello di Norwich (rurale, industriale pre robotica) gli uomini non hanno alcuna difficoltà a trovare lavoro, perché la manodopera è molto richiesta. Le donne richiedono lavoro nei servizi, a contatto con le persone, in uffici ed esercizi commerciali. Lo standard diventa determinante, nel senso che per le donne per quel tipo di lavoro e per la competizione che c’è per quel lavoro la capacità di parlare lo standard è una qualità importante e determinante. L’atteggiamento verso lo standard è quindi positivo perché importante
  • Nel contesto di Norwich le donne sono quelle che si occupano in misura massima se non totale dell’educazione dei figli, mentre i padri se ne occupano poco. Le donne sentono la responsabilità di attrezzare i figli affinché possano migliorare la loro situazione sociale e riconoscono nello standard una strategia per farlo, quindi si rivolgono ai figli con lo standard e non in dialetto (le assassine del dialetto sono le donne).
  • La vita sociale delle donne a Norwich è limitata: le situazioni sociali extra-domestiche avvengono tramite i mariti, che si conoscono e si portano dietro le mogli. Quindi per i mariti sono situazioni informali, mentre per le mogli sono formali e quindi usano lo standard. Le differenze nel modo di parlare tra uomo e donna hanno esclusivamente base sociale, non base biologica. I modelli educativi sono differenziati per bambini e bambine: nelle bambine è apprezzato l’adeguamento a un modello, mentre i bambini hanno più spazio per trasgredire. Il modello materno più vicino allo standard tende ad essere imposto alle bambine in misura maggiore rispetto ai maschi (le bambine vengono corrette subito se sbagliano, i bambini no).

Gli studi fatti valgono per quella comunità, non per tutto il mondo, ma si possono fare alcune generalizzazioni in quanto sono situazioni che si ripetono in molti altri centri. Stesso esperimento di Norwich fatto a Bradford: stessa variabile ma incidenza differente → la MMC presenta dei valori di 12 a B e 6 a N (più sale il numero più ci si allontana dallo standard).

  • Gruppo sociale: aggregato di persone tenuto insieme da comuni convinzioni, obiettivi ecc. indipendentemente dalla loro classe sociale. Ricerca di Labov nel Mississippi, 1969 Variazione tra parlanti neri e bianchi di pari classe. Analizza la variazione della copula, ovverosia del verbo essere, sia al singolare che al plurale. Nella zona del delta del Mississippi ci sono 3 realizzazioni:
  • (^) completa (Johnny is a driver)
  • (^) contratta (Johnny’s a driver)
  • (^) cancellata (Johnny a driver) Nello standard la prima forma è ammessa, la seconda tollerata e la terza è proscritta. Dal momento che la distribuzione della completa è rovesciata tra bianchi e neri nel singolare e plurale, questo tratto (che è incoerente tra singolare e plurale) è irrilevante rispetto all’appartenenza a un gruppo, mentre ritiene che quei casi in cui c’è coerenza nella distribuzione, cioè la contratta e la cancellata, sono più rilevanti nell’indicare una varietà di gruppo. Il marker morfologico che distingue il modo di parlare dei bianchi da quello dei neri, in questo caso specifico, è cancellazione dei neri vs contrazione dei bianchi. Modellizzazioni di William Labov: tentativi di classificare le variabili cogliendo elementi stabili ed elementi che differenziano il comportamento delle variabili. Le righe rappresentano le classi sociali: quelle con i colori freddi sono la media-alta borghesia, quelle con i colori caldi sono la bassa-operaia.
  • Grafico 1: Man mano che salgono i valori aumenta la formalità, ci si allontana dallo standard (che ha valore 0). Questo tipo di variabile è sensibile sia alla differenza diafasica, ma anche alla differenza diastratica, perché le linee delle classi non si sovrappongono. Questa variabile si chiama marcatore.
  • Grafico 2: All’aumentare della formalità nessuno modifica il modo di parlare, ma il modo di parlare è diverso su base diastratica. Le diverse classi sociali sono a diverse distanze

scegliendo 3 grandi magazzini di New York sulla base del fatto che abbiano come clienti persone di fasce sociali sensibilmente diverse. Seleziona Sacks, un grande magazzino che ha come clientela solo persone di classe elevata. Seleziona Macy’s, che ha un target di classe medio-alta. Seleziona Klein, che ha un target popolare di classe bassa. Si reca personalmente nei grandi magazzini munito di taccuino e matita. Dopo aver ispezionato i grandi magazzini registra un numero di merci che ci sono solo al quarto piano di ogni magazzino. Poi gira negli altri piani a chiedere ai commessi dov’è una certa merce che sa già trovarsi al quarto piano, per ottenere la risposta “ on the fourth floor ”. Finge di non capire e chiede di ripetere, ottenendo una seconda replica della risposta, tendenzialmente più accurata. Annota la presenza dell’approssimante alveolare o l’assenza del suono rotico nella prima e nella seconda risposta, nella prima e nella seconda parola (4 valori). Annota anche l’età approssimativa di chi gli dà la risposta, età fissata in questi range: 15-35, 35-55, 55+ ipotesi:

  1. Dal momento che negli USA la variante con realizzazione del suono rotico è più prestigiosa, essa prevale quando si cerca di parlare con maggior accuratezza o quando ci si vuole avvicinare al parlato delle classi alte.
  2. Dal momento che la realizzazione del suono rotico ha acquisito da pochi decenni un valore prestigioso, è più frequente nei giovani che nei vecchi.
  3. La cancellazione di [ɹ] o il suo mantenimento dipende anche dal contesto fonetico. Labov ordina i dati: percentuali di realizzazione di [ɹ]. Nella colonna grigia nella parola “ floor ” e nella colonna bianca nella parola “ fourth ”. Dove c’è I è la prima occorrenza, dove c’è II è la seconda occorrenza (quando finge di non capire). Le forme di Klein sono molto lontane dallo standard. La colonna bianca è sempre più bassa della colonna grigia. Il tempo di pronuncia di r in fourth è inferiore rispetto a floor: nel primo caso realizzerò più velocemente i suoni, mentre nel secondo c’è il silenzio dopo quindi è più comprensibile. Questo si spiega su base fonetica (struttura sillabica), ma anche su base socio- comunicativa: se devo far sentire una caratteristica del parlato alto e formale la farò emergere dove si sente meglio.

Grafico secondo l’età: dal momento che la realizzazione del suono rotico negli Stati Uniti era un fatto recente, Labov si aspettava di trovarla nei giovani e molto meno nei vecchi perché nel momento della loro formazione era utilizzata la cancellazione del suono rotico. Questo accade da Sacks e da Klein, ma non da Macy’s. I commessi di Macy’s sentono più possibile un loro miglioramento di posizione lavorativa. Secondo Labov i commessi anziani di Macy’s manifestano una adeguatezza verso lo standard e quindi aspirano a lavorare in un grande magazzino elegante tipo Sacks. Secondo Labov il profilo dell’età è invertito perché è invertito il profilo delle aspirazioni: i giovani sono già soddisfatti del loro impiego, mentre gli anziani aspirano ancora a migliorare la loro posizione. Variazione diamesica: asse di variazione del linguaggio. Si intende quella variazione linguistica che dipende dal mezzo di comunicazione usato. Per qualche decennio l’opposizione fondamentale nella variazione diamesica era quella tra scritto e parlato. Non era l’unica opposizione considerata: es. parlato al telefono vs parlato uno di fronte all’altro. fatismi: operatori linguistici che verificano l’apertura e il mantenimento dell’apertura del canale della comunicazione (es. pronto?, dico bene?). Sono largamente convenzionali.