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Collaborative Sharing e Gestione Dati con Excel: Guida Completa, Appunti di Sistemi Digitali

Le funzionalità di collaborative sharing offerte da strumenti come sharepoint e excel, evidenziando come questi software permettano a più utenti di accedere e modificare lo stesso file contemporaneamente. Vengono descritte le differenze tra la condivisione di file tradizionale e quella collaborativa, i vantaggi dell'utilizzo di piattaforme centralizzate per la gestione delle modifiche, e le opzioni di formattazione e layout disponibili in word ed excel. Anche l'importazione di dati da excel a word e l'uso di database per l'organizzazione e l'integrità dei dati, fornendo una panoramica completa delle funzionalità di gestione e analisi dei dati offerte da excel, inclusi i data model e le tabelle pivot. Infine, vengono illustrate le diverse tipologie di grafici disponibili in excel e il loro utilizzo per la visualizzazione e l'analisi dei dati.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 31/05/2025

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BIT
Il bit è l’unità fondamentale poiché rappresenta il modo più
-semplice
-piccolo ed economico per trasportare l’informazione
È densa di significato : può significare vero o falso,
acceso o spento, aperto o chiuso
tutto quello che è un’informazione binaria può essere espresso dal bit
IL BYTE, UN INSIEME DI BIT
il BYTE è composto di 8 bit, ma non è stato sempre così: infatti negli anni si è passati inizialmente
da 4 bit a 6 bit, poi a 7 bit e infine a 8 bit.
Inizialmente le operazioni fondamentali che dovevano essere svolte dall'informatica erano
solamente quelle di calcolo e, per questo motivo, quello che si doveva rappresentare con il byte
erano i numeri decimali da 0 a 9: ma poiché con 3 bit si poteva contare solo fino a 7, si scelse di
utilizzare i 4 bit con cui era invece possibile rappresentare i numeri decimali da 0 a 15 (nello
specifico da 0 a 9 e da A ad F, che corrispondono ai numeri che vanno dal 10 al 15), ponendo
così le basi per la codifica esadecimale (16)
successivamente però si è passati a 6 bit, poiché in questo modo era possibile codificare fino a
64 caratteri ed era quindi possibile codificare tutte le lettere dell'alfabeto : con l'avvento dei word
processor fu necessario resentare maiuscole, minuscole, segni di interpunzione e lettere
accentate: venne elaborato l'ASCII (American Standard Code for Information Interchange)
composto da 7 bit, il quale era in grado di rappresentare fino a 128 caratteri diversi. Con
l'avvento dei processori grafici si è visto che l'occhio umano ha bisogno di circa 200 sfumature di
grigio diverse per poter passare dal bianco al nero con una sfumatura continua e, per questo
motivo, 7 bit non erano più sufficienti (potendo questi rappresentare solo 128 informazioni, o
sfumature di grigio, diverse) e quindi si è dovuto aggiungere un ultimo bit
ecco che 8 bit (o 1 Byte) è l'attuale unità di misura, che consente di rappresentare 256
informazioni diverse
L'unità di misura 1 byte = 8 bit è stata ulteriormente rafforzata quando, negli anni 70 Intel costruì il
primo microprocessore a 8 bit, chiamato INTEL 8008, che era in grado di processare
contemporaneamente 8 bit invece di sottoinsiemi minori. In termini semplici, il dato più piccolo
che poteva passare nei vari canali di elaborazione del processore, era formato da massimo 8 bit,
sigillando di fatto l'unità di misura del byte come 8 bit in modo definitivo
QUANDO SI USANO?
Il bit si usa quando dobbiamo parlare di trasmissione delle informazioni, essendo l’unità più piccola
trasferibile in un dato spazio di tempo.
Il byte si usa nello Storage, o nelle versioni più grandi, dove dobbiamo dare delle dimensioni al file.
1 KB = 1024 Byte
1 MB = 1024 KB
1 GB = 1024 MB
1 TB = 1024 GB
La connettivita
La connettività (cioè la velocità di trasmissione dei dati) si esprime sempre in bit, poiché è sempre
necessario usare la più piccola unità trasmissibile, quindi per avere la velocità reale di download in
byte, essa va sempre divisa per 8 (es. se si ha una connessione da 100 Mbit, si scaricherà a 12,5
Mbyte).
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Si è scelta questa unità di misura,
perché essa risulta essere molto
economica da trasmettere (infatti o è 0 o
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Strumenti digitali per la psicologia
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Scarica Collaborative Sharing e Gestione Dati con Excel: Guida Completa e più Appunti in PDF di Sistemi Digitali solo su Docsity!

BIT

Il bit è l’unità fondamentale poiché rappresenta il modo più -semplice

  • piccolo ed economico per trasportare l’informazione È densa di significato : può significare vero o falso, acceso o spento, aperto o chiuso tutto quello che è un’informazione binaria può essere espresso dal bit IL BYTE, UN INSIEME DI BIT il BYTE è composto di 8 bit, ma non è stato sempre così: infatti negli anni si è passati inizialmente da 4 bit a 6 bit, poi a 7 bit e infine a 8 bit. ‣ Inizialmente le operazioni fondamentali che dovevano essere svolte dall'informatica erano solamente quelle di calcolo e, per questo motivo, quello che si doveva rappresentare con il byte erano i numeri decimali da 0 a 9: ma poiché con 3 bit si poteva contare solo fino a 7, si scelse di utilizzare i 4 bit con cui era invece possibile rappresentare i numeri decimali da 0 a 15 (nello specifico da 0 a 9 e da A ad F, che corrispondono ai numeri che vanno dal 10 al 15), ponendo così le basi per la codifica esadecimale (16) ‣ successivamente però si è passati a 6 bit, poiché in questo modo era possibile codificare fino a 64 caratteri ed era quindi possibile codificare tutte le lettere dell'alfabeto : con l'avvento dei word processor fu necessario resentare maiuscole, minuscole, segni di interpunzione e lettere accentate: venne elaborato l'ASCII (American Standard Code for Information Interchange) composto da 7 bit, il quale era in grado di rappresentare fino a 128 caratteri diversi. Con l'avvento dei processori grafici si è visto che l'occhio umano ha bisogno di circa 200 sfumature di grigio diverse per poter passare dal bianco al nero con una sfumatura continua e, per questo motivo, 7 bit non erano più sufficienti (potendo questi rappresentare solo 128 informazioni, o sfumature di grigio, diverse) e quindi si è dovuto aggiungere un ultimo bit ‣ ecco che 8 bit (o 1 Byte) è l'attuale unità di misura, che consente di rappresentare 256 informazioni diverse L'unità di misura 1 byte = 8 bit è stata ulteriormente rafforzata quando, negli anni 70 Intel costruì il primo microprocessore a 8 bit, chiamato INTEL 8008, che era in grado di processare contemporaneamente 8 bit invece di sottoinsiemi minori. In termini semplici, il dato più piccolo che poteva passare nei vari canali di elaborazione del processore, era formato da massimo 8 bit, sigillando di fatto l'unità di misura del byte come 8 bit in modo definitivo QUANDO SI USANO? Il bit si usa quando dobbiamo parlare di trasmissione delle informazioni, essendo l’unità più piccola trasferibile in un dato spazio di tempo. Il byte si usa nello Storage, o nelle versioni più grandi, dove dobbiamo dare delle dimensioni al file.
    • 1 KB = 1024 Byte
    • 1 MB =^ 1024 KB
    • 1 GB = 1024 MB
    • 1 TB = 1024 GB

La connettivita

La connettività (cioè la velocità di trasmissione dei dati) si esprime sempre in bit, poiché è sempre necessario usare la più piccola unità trasmissibile, quindi per avere la velocità reale di download in byte, essa va sempre divisa per 8 (es. se si ha una connessione da 100 Mbit, si scaricherà a 12, Mbyte).

]

Si è scelta questa unità di misura, perché essa risulta essere molto economica da trasmettere (infatti o è 0 o

Strumenti digitali per la psicologia

Esistono due tipi di connettività: simmetrica (fibra ottica) È sempre espressa con un unico valore in quanto download e upload sono uguali (solitamente trasportata da collegamento in fibra ottica reale fino all’abitazione: FTTH= Fiber To The Home) asimmetrica (FTTC) Indica sempre due valori di banda distinti, in quanto download e upload sono differenti ( solitamente è caratterizzata dal vecchio doppino in rame nell’ultimo miglio, anche se chiamata connettività di fibra FTTC= Fiber To The Cabinet) La differenza perciò sta nella differenza di banda tra download (dato scaricato) e upload (dato trasmesso) Quando bisogna scaricare qualcosa, per prima cosa bisogna chiedere a qualcuno di fornire il materiale che si vuole scaricare e per far ciò si deve usare un upload (nonostante si abbia un download veloce, se l’upload è basso, ci si metterà comunque del tempo per avviare il download). Da ciò si può comprendere come la trasmissione risulti essere più importante della ricezione, poiché non si può ricevere nulla se prima non si trasmette.

Componenti di un pc

COM’È FATTO UN COMPUTER?

Un pc è formato da una serie di componenti e le principali sono:

  1. CPU Considerata come il cuore del computer, essa si occupa di elaborare i dati ed eseguire istruzioni.è costituita da un’unità aritmetica logica(ALU) che si occupa di eseguire tutte le istruzioni di carattere aritmetico logiche(addizioni, sottrazioni…), da un insieme di registri di memoria volatile(composti da una serie di byte) che servono per i immagazzinare i dati processati temporaneamente e da un’unità di controllo che si occupa di organizzare ed effettuare il fetch (trasferimento di un’informazione dalla memoria di un elaboratore all’unità centrale) della memoria RAM
  2. MEMORIA RAM È lo spazio di archiviazione volatile (ha bisogno di corrente continua per essere immagazzinata) ad altissima velocità riservato alla CPU per i salvataggio dei dati. La CPU infatti non utilizza mai lo spazio di archiviazione su disco per salvare e ed elaborare i dati, in quanto il canale di comunicazione (BUS) è troppo lento e quindi diminuirebbe le prestazioni di elaborazione. Una volta che elabori i dati, la cpu salva il risultato finale sulla RAM. -la memoria RAM è una memoria volatile, che in caso di mancanza di corrente viene completamente svuotata, poichè è la corrente stessa che permette al dato di mantenersi. Invece una volta che il dato è stato elaborato e finalizzato e non è più necessario alcun intervento della CPU, può essere riversato su disco e quindi salvato -essendo una memoria molto veloce e molto costosa, è solitamente più. Esigua rispetto allo spazio di archiviazione
  3. STORAGE NV - Storage (NV sta per non volatile) Dedicato a immagazzinare il dato senza bisogno di energia continua (non è volatile). Inizialmente erano supporti magnetici, con testina e piatto girevole (quindi meccanici). Erano molto lenti perché per accedere al dato si doveva posizionare la testina e il piatto,

Il sistema operativo, l'architettura di un OS

Ci permette di accedere all’hardware del nostro computer. E fatto da una serie di strato che comunica solo con lo strato inferiore e superiore (ogni strato comunica con quello adiacente e normalmente non sono ammessi "salti" di comunicazione tra gli strati) -l’isolamento tra gli strati li rende indipendenti e facilmente modificabili senza dove modificare gli altri strati -alla base di tutto c’è il kernel IL KERNEL Ogni sistema operativo moderno è composto da uno strato chiamato Kernel (cuore o nocciolo in inglese ).Strato sottilissimo che viene caricato nella RAM all’accensione della macchina, e fa da vigile tra quello che sta sullo sopra e l’hardware e quello che sta sotto. Strato più importante che consiste in uno STRATO DI CODICE, il quale ha il controllo completo su tutti i componenti del sistema operativo — si occupa di coordinare le attività di comunicazione tra i vari servizi e applicazioni, e tramite dei moduli e i device drivers permette al sistema operativo di controllare le periferiche hardware come tastiera, mouse o scheda grafica

  • è tra le prime parti ad essere eseguite all'avvio del computer ed è sempre residente in

memoria RAM (data la continua necessità di essere eseguito), in una porzione protetta

che non è accessibile da nessuna applicazione o altra componente del Sistema operativo

CONTESTO UTENTE

Il contesto utente è lo strato che permette l'interazione dell'essere umano col sistema operativo e con le applicazioni che possono essere eseguite dal sistema operativo. Ogni sistema operativo moderno è multiutente, permette quindi di ospitare più utenti in contesti separati ed isolati tra loro. Alcuni sistemi operativi (solitamente server) supportano la multiutenza concorrente, cioè più utenti possono utilizzare le applicazioni contemporaneamente, altri invece supportano una multiutenza non concorrente, ovvero ogni utilizzatore ha il suo contesto separato da quello degli altri, ma il computer può essere utilizzato da una sola persona alla volta (Personal Computer). Esistono due tipologie di contesto utente: Un contesto utente con privilegi limitati (User mode) ed il contesto utente con privilegi amministrativi (Admin mode). Nello user mode, l'utilizzatore può usare le applicazioni del sistema operativo ed interagire con il sistema operativo stesso ma non ne può prendere il controllo. Può personalizzare la porzione del sistema operativo che riguarda la sua esperienza utente ma senza poter modificare proprietà globali che andrebbero ad interessare tutti gli altri utenti. Questo contesto è quello che solitamente viene dato agli utenti aziendali da parte dell'IT, ed è il contesto più sicuro per eseguire applicazioni e per il lavoro di tutti i giorni. L'admin mode viene utilizzato invece dal personale IT per configurare il sistema operativo, aggiornarlo, o installare applicazioni ulteriori. Tale contesto dovrebbe essere utilizzato solo ed esclusivamente per tale operazioni, e non per l'utilizzo quotidiano del pc. L'admin mode ha accesso e controllo completo su tutte le componenti dell'OS e del kernel MULTITASKING Un OS multitasking permette di eseguire più applicazioni contemporaneamente, assegnando ad ogni applicazione o processo una porzione della CPU quando richiesto. Sebbene una CPU possa di fatto eseguire una operazione atomica alla volta, il tempo di esecuzione dell'operazione è

solitamente talmente basso (ordine di millisecondi) che più operazioni in coda sembrano eseguite contemporaneamente. Con l'avvento dei processori multicore è effettivamente possibile eseguire del multitasking reale, in quanto ad ogni core possono essere assegnate operazioni differenti PERMESSI E PRIVILEGI —> Permessi La possibilità di poter utilizzare una determinata risorsa, accedere ad un determinato file, aprire un determinato programma è garantito dai permessi. I permessi, impostati dagli amministratori o dal sistema operativo all'installazione dell'applicazione tramite dei template, sono di fatto delle liste che esplicitano tutto quello che un utente, o un gruppo di utenti può fare. Solitamente tutto quello che non è esplicitamente consentito, è automaticamente negato. —> principio dei privilegi minimi Il principio dei privilegi minimi è un concetto tanto teorico quanto pratico fondamentale per la sicurezza informatica. Prevede che ad ogni utente vengano dati solo e solamente i privilegi che gli servono in quel dato momento, e mai uno in più. Per questa ragione, ad esempio, l'account root, o amministratore non dovrebbe essere mai usato per l'utilizzo del personal computer di tutti igiorni, ma solamente quando è necessario aggiornare o configurare il sistema operativo e/o per installare nuove applicazioni

  • multi-utenza: quelli che lo usano, ha il suo contesto, la sua bolla, dove vive e crea il suo lavoro, separato da quello di un altro utente. -i permessi di un utente regolano le azioni che possono fare gli utenti limitati (che non hanno i permessi di supervisore, non possono modificare certe cose del computer) all’interno dell’OS -importati dall’amministrazione oppure di default nell’OS -solitamente consentono di proteggere il sistema o i file da accessi indesiderati USABILITÀ DELL’OS La sua usabilità rende un computer meglio di un’altro.
  • ogni OS ha funzionalità diverse che ne determinano l’usabilità più o meno efficace.
  • alcune funzionalità sono ormai considerata assordate e globali
    • shortcut da tastiera
    • tasto menù Operazione di copia e incolla ed altre shortcut da tastiera. Sebbene sia molto più semplice l'utilizzo del computer utilizzando un mouse, molte operazioni possono essere svolte direttamente da tastiera utilizzando una combinazione di tasti (chiamate anche shortcut). I tasti ctrl e alt sono esattamente quelli che consentono l'utilizzo di tali shortcut. Ad esempio, con del testo selezionato, premendo Ctrl+C si effettua la copia del testo che può essere successivamente incollata da qualche altra parte con Ctrl+V. Ctrl+X invece taglia la porzione del testo, cancellandola sul documento dove è stata effettuata l'operazione e mantenendola in memoria per poi poterla incollare da qualche altra parte

modo diverso pur usando la stessa funzione. CRITTOGRAFIA SIMMETRICA La crittografia simmetrica è la forma più basilare di crittografia. Utilizza un'unica chiave per crittografare e decrittare il dato. Una volta in possesso della chiave, è sufficiente applicare l'inverso della funzione di chiave sul dato crittato per poterlo decifrare. Uno degli esempi più antichi di crittografia simmetrica, è il Cifrario di Cesare, in cui si sceglieva un numero arbitrario N concordato tra le due parti ed ogni lettera dell'alfabeto veniva sostituita con la N-esima lettera successiva. Dato l'esempio del cifrario di Cesare, la nostra chiave 𝑥 altro non è che il numero di spostamenti N, e la nostra funzione di crittografia F altro non è che l'operazione di "shiftare" ogni carattere di 𝑥 posti. Questo modo di decifrare il dato si chiama Brute Force attack: provo tutte le combinazioni possibili, prima o poi becco quella giusta. Quindi tornando alla nostro concetto di scatola chiusa chiamata funzione di cifratura, o chiave, la cifratura simmetrica si può riassumere così: Dove F−1(𝑥) è la funzione inversa di F(x) di qui il termine "simmetrica". In termini informatici la crittografia simmetrica è piuttosto debole ma molto veloce da ottenere, con pochissimo dispendio di cicli di CPU. LA CRITTOGRAFIA ASIMMETRICA La crittografia asimmetrica è un tipo molto più avanzato di crittografia basato su strumenti matematici complessi che esulano dallo scopo di questo corso. Ne viene quindi data una nozione di base senza scendere troppo nel dettaglio. La crittografia asimmetrica si basa sulla generazione di una coppia di chiavi di crittografia (𝑘𝑝𝑟𝑖𝑣, 𝑘𝑝𝑢𝑏), rispettivamente chiave privata e chiave pubblica ed una funzione di crittografia F. Tutto cioè che viene cifrato con la chiave privata, può essere decifrato solo dalla chiave pubblica e viceversa. Il vantaggio di questo sistema di crittografia risulta evidente. Se la nostra chiave pubblica è di dominio pubblico ed associata ad una ed una sola entità, e la chiave privata è protetta e mantenuta solo da quella entità assicuriamo parzialmente la segretezza nei messaggi inviati verso tale entità, ma soprattutto l'origine dei dati in risposta da tale entità. Vantaggi -sicura, perché la chiave pubblica è pubblica per tutti -richiede molto tempo per essere attaccata -indice il concetto di non repudiabilità Svantaggi: -complessa e lenta CRITTOGRAFIA SIMMETRICA VS CRITTOGRAFIA ASIMMETRICA Crittografia simmetrica Vantaggi: -semplice -veloce

Svantaggi -debole -problema di scambiarsi la chiave Crittografia asimmetrica: Vantaggi: -robusta -elimina il problema dello scambio delle chiavi Svantaggi: -lenta -onerosa Spieghiamolo con un esempio: Supponiamo che Pietro debba comunicare segretamente un messaggio a Paolo e che debba accertarsi che la risposta, anche se non protetta, arrivi effettivamente da Paolo. Pietro prende la chiave pubblica di Paolo e cifra il suo messaggio con tale chiave. Poiché tale messaggio può essere decifrato solo con la chiave privata di Paolo, solo lui potrà effettivamente leggerne il contenuto. Paolo, per rispondere, cifra la sua risposta con la sua chiave privata. Chiunque sia in possesso della chiave pubblica di Paolo potrà leggere il messaggio, ma Pietro, decifrando il messaggio, saprà che la risposta non potrà essere che di Paolo in quanto solo lui con la sua chiave privata poteva effettivamente cifrare la risposta.La comunicazione di Pietro verso Paolo è quindi protetta e che la risposta sia di Paolo è garantito (non ripudiazione del dato). Esercizio logico: come facciamo ad assicurare che la comunicazione sia protetta e garantita da entrambe le parti? Sebbene la crittografia asimmetrica presenti notevoli vantaggi rispetto a quella simmetrica, il processo è molto più oneroso in termini computazionali, ed è quindi da considerarsi vantaggioso solo per messaggi relativamente piccoli. NB: l'intero sistema si basa sulla convenzione internazionale secondo la quale la chiave privata sia effettivamente privata, protetta e custodita gelosamente dal suo proprietario. Grazie a questa convenzione, è stato possibile creare e dare valore legale alla firma digitale che è alla base del principio di non ripudiazione delle comunicazioni digitali moderne Non vanno bene nessuna delle due nasce cosi la crittografia ibrida: soluzione A cui sono arrivati gli informatici decenni addietro per proteggere la comunicazione e garantire privacy ed è alla base delle comunicazioni moderne verso qualsiasi sito. CRITTOGRAFIA IBRIDA -combina i vantaggi della crittografia simmetrica con quella asimmetrica -utilizza la crittografia simmetrica per cifrare le informazioni -utilizza la crittografia asimmetrica per lo scambio della chiave -permette di avere semplicità, velocità, sicurezza e aggiungo la non repudiabilità dell’informazione -è alla base della comunicazione protetta moderna Abbiamo visto la differenza tra la crittografia asimmetrica e quella simmetrica, ricapitoliamo ora I vantaggi di una e dell'altra. La crittografia simmetrica è estremamente veloce a livello computazionale, ma soffre di una debolezza intrinseca dovuta all'utilizzo della stessa chiave per troppo tempo, che la rende facilmente vulnerabili agli attacchi. Per contro la crittografia asimmetrica è molto più lenta, soprattutto nel cifrare lunghi messaggi, ma estremamente più efficace nel proteggere e garantire segretezza e identità. Se riuscissimo a cambiare spesso chiave in una crittografia simmetrica, sarebbe estremamente più sicura e, data la sua velocità, estremamente più vantaggiosa rispetto alla asimmetrica. Il problema è lo scambio della chiave. Come assicurare che la chiave arrivi protetta ed assicuri quindi la

-vengono pubblicati con la chiave pubblica in modo da garantire l’identità durante la comunicazione crittografia -la chiave privata associata alla chiave pubblica è solo sul server e non può uscire Un certificato digitale, visto nella sua forma più semplice e l'unica che ci interessa per gli scopi di questo corso, associa un nome DNS ad una chiave pubblica (la corrispondente chiave privata è protetta nel server). L'associazione è firmata e garantita da enti di terze parti chiamate Certification Authorities, che controllano che il nome corrispondente nel certificato identifichi e sia effettivamente chi dice di essere. L'ultimo tassello del puzzle che ci consente di ottenere la chiave pubblica per comunicare in modo protetto con un'entità è servito. LA COMUNICAZIONE DIGITALE PROTETTA. Vediamo quindi nel dettaglio, una volta conosciuti tutti gli attori in gioco, come funziona la comunicazione crittografata alla base di qualsiasi transazione digitale. Supponiamo di voler comunicare in modo protetto con google. Sul nostro browser digiteremo https:// + www.google.it. Al nostro browser, poiché abbiamo usato https (secure HyperText Trasfer Protocol) verrà presentata come prima cosa un certificato digitale. Il nostro browser si occuperà in modo completamente autonomo e trasparente di verificare il certificato (chi lo ha firmato, quando è la data di scadenza, e se è stato revocato per qualsiasi ragione). Una volta terminata la verifica, confronterà il nome presente all'interno del nostro certificato con quello che abbiamo cercato di visitare, quindi www.google.it. Se il nome è diverso, significa ci è stato presentato un certificato per qualcun altro, e presenterà un errore scoraggiandoci a continuare. Se il nome è invece uguale, estrarrà la chiave pubblica contenuta dal certificato. Genererà una chiave simmetrica sufficientemente lunga assieme ad un valore chiamato lifetime, la lunghezza di vita dopo la quale la chiave non deve più essere considerata valida, cifrerà entrambe le informazioni con la chiave pubblica acquisita e le trasmetterà al server. Da questo momento in poi, il resto della comunicazione potrà tranquillamente essere crittografato simmetricamente fino alla scadenza della chiave, momento in cui si ripeterà il processo. Con l'utilizzo di un terzo player nei giochi, il certificato, siamo riusciti in un colpo solo a permettere lo scambio delle chiavi pubbliche in modo sicuro, garantire l'identità del servizio cui ci stiamo collegando, e permettere uno scambio di chiavi protetto per la crittografia simmetrica

COSA SONO I MOTORI DI RICERCA

  • software nel cloud (indicizzati per parole chiave)
  • usano dei “crawler” per scansione i siti (i crawler possono essere integrati da delle parole chiave)
  • data base con i contenuti dei siti, che quando cerchiamo ci da le opzioni dei siti -copia di un file: duplicare un file creandone una copia sullo stesso o su differente supporto. Il file creato avrà modifiche e vita propria
  • condivisione di un file: il file Vine condiviso e reso accessibile a più persone. Le modifiche vengono viste da tutti
  • versioning di un file: permette di tornare indietro I motori di ricerca sono dei software cloud che si occupano di indicizzare, catalogare e rispondere alle ricerche degli utenti con dei siti ordinati tramite un sistema di ranking. Il componente principale di un motore di ricerca è un piccolo pezzo di codice chiamato "crawler" che si occupa di scansionare ogni sito che gli da il permesso per poi spedire i risultati al motore che si occupa di catalogare i dati.

Ad esso si aggiungono una serie di valori (come ad esempio le parole chiave) che consentono al progettista del sito di meglio catalogare il proprio prodotto all'interno del motore di ricerca GLI OPERATORI DI RICERCA -sono degli operatori logici che ci permettono di affinare il risultato dei motori di ricerca affinché ci presentino effettivamente quello che stiamo cercando -ci permettono di controllare come e cosa includere nella ricerca La ricerca può essere ulteriormente affinata tramite gli operatori logici in modo da dare dei risultati più vicini a quello che ci serve OPERATORE EXACT MATCH Immettendo normalmente un testo nel motore di ricerca, di solito viene prodotto come output una lista in cui:

  • Per primi appaiono tutti i siti che contengono tutte le parole immesse in ordine casuale (solitamente per primi in ordine esatto). Questo è il tipico comportamento dell'operatore AND.
  • Successivamente tutti i siti che contengono le parole immesse meno una e poi a scendere (operatore OR). L'operatore exact match consente di ricercare solo i siti che contengono TUTTE le parole immesse nell'ordine esatto in cui sono state immesse. E' molto utile per trovare quindi frasi ben note. Supponiamo che voglia cercare quindi la versione digitale del De Bello Gallico in latino, metterò le prime parti dell'incipit tra virgolette (o quotes, "") in modo da ricercare esattamente quella frase. Questo mi permetterà di avere come risultati i siti che contengono esattamente quella frase, e verosimilmente tra essi ci sarà una versione digitale dell'intera opera."Gallia est omnis divisa in partes tres" Supponiamo che io cerchi le fotocamere digitali con sensore a 35mm (full frame). Ricercherò Digital camera "Full-Frame". Mi verranno ritornati come siti tutti i siti che contengono Digital e/o Camera e che hanno sicuramente la parola "Full-Frame" al loro interno OPERATORE NOT (ABBREVIATO IN -) L'operatore not consente di escludere dalla ricerca tutti i siti che contengono una determinata parola. Se riprendendo l'esempio di prima, voglio cercare tutti i siti che contengono digital e camera ma che non contengono la parola "Full- Frame", digiterò Digital Camera -"Full-Frame" Apple iPad - iPhone OPERATORE AND E OPERATORE OR L'operatore AND consente di ricercare tutti i siti che assolutamente contengono due parole. L'operatore OR (abbreviabile con il simbolo pipe "|") consente di ricercare tutti i siti che comprendono almeno una delle due parole cercate. Solitamente i motori di ricerca presentano i risultati prima applicando un AND e poi un OR, ma entrambi gli operatori sono molto utili quando combinati con ricerche più complesse. Apples AND Bananas: produce come risultato solo i siti che contengono sia apples che bananas. Apples OR Bananas / Apples|Bananas: produce come risultato i siti che contengono Apples, Bananas, o entrambi. Un esempio molto pratico dell'operatore OR ed AND è possibile vederlo nel caso dell'esempio precedente delle fotocamere digitali. Le fotocamere digitali infatti, vengono spesso chiamate anche DSLR (Acronimo di Digital Single-Lens Reflex Camera)

Iphone8 site: amazon.it —> ricerca tutte le offerte iPhone 8 su Amazon.it (quindi esclude le ricerche su Amazon al di fuori dell’Italia)

CONDIVISIONE DEI DATI

DIFFERENZA TRA COPIA E CONDIVISIONE

Copia: Copiare un file significa generare un duplicato perfetto del file iniziale, ma completamente indipendente dal primo. La copia di un file consente di averne un duplicato per backup, per effettuare delle modifiche consistenti senza intaccare la versione originale, o per distribuirlo ad altre persone in modo che ci lavorino in modo autonomo. Condivisione: La condivisione di un file invece, significa metterlo a disposizione in originale in modo che più persone possano accedervi e possano lavorarci, usando comunque la stessa sorgente. Condividendo un file, sarà possibile vedere le modifiche apportate dai collaboratori ad ogni apertura, se presenti. Versioning il versioning di un file è semplicemente lo storico delle modifiche effettuate a quel file in un determinato lasso di tempo. E' come scattare delle istantanee a breve distanza del file e mantenerle a disposizione in modo da poter tornare ad uno stato precedente senza perdere l'intero lavoro. Solitamente le versioni di un file sono parte integrante del file stesso e vengono duplicate in fase di copia, o rese disponibili a tutti in fase di condivisione LA CONDIVISIONE DI BASE -nata per risolvere il problema delle copie multiple -utilizza uno spazio condiviso su uno Storage di rete -essendo visto ormai come un percorso locale su pc, non è possibile collaborare attivamente sullo stesso file, solo una persona può andare in modifica. Uno dei problemi che si è tentato di risolvere dagli albori del networking (la capacità cioè di avere più computer indipendenti interconnessi tra loro per lo scambio dei dati), è stato come condividere efficacemente un file in modo che potesse essere elaborato da più persone. Nacquero a tal proposito le condivisioni di rete. Dei percorsi esterni rispetto ai computer dove i file venivano elaborati, spesso mantenuti in server centrali nei datacenter aziendali, resi disponibili agli utenti per poter aprire dei documenti come se provenissero dal proprio computer locale. Il vantaggio della soluzione si è rivelato notevole fin da subito: i dati potevano essere scambiati efficacemente tra team di persone senza necessitare di copie multiple su dischetto (l'antenato della chiavetta USB) che poi dovevano essere riassemblate. Un'unica posizione centrale dove conservare i dati permetteva inoltre di salvare questi dati efficacemente da un unico punto senza dover effettuare più backup su diverse macchine sparse per gli uffici aziendali. Per contro, essendo le share di rete viste in modo poco più elaborato di quanto fosse un percorso locale sul pc, risultava impossibile collaborarecontemporaneamente sullo stesso file: il primo utente che apriva il file generava un "lock" al file stesso e qualsiasi accesso conseguente era forzato in sola lettura per l'intera durata del lock (cioè fino a quando il primo utente non salvava il file e chiudeva il programma, di fatto rilasciando l'accesso in scrittura). Inoltre, per tutti gli altri utenti, il programma generava un'istantanea del file al momento dell'apertura, quindi senza mostrare tutte le modifiche effettuate prima dell'ultimo salvataggio

COLLABORATIVE SHARING

-i file sono archiviati in una piattaforma centrale -la piattaforma si mette in mezzo quando viene richiesto l’accesso al file si occupa di gestire le modifiche sul file

  • questo consente di accederei lettura e scrittura allo stesso^ file in più persone;
  • consente di sapere chi sta accedendo al^ file interattivamente
  • si è evoluta permettendo di vedere chi sta facendo cosa sullo stesso^ file in tempo reale, aprendo a scenari di collaborazione avanzata Per ovviare a questo problema, già nel 2003 nacque uno dei primi programmi di collaborative sharing; Sharepoint 2003. Il programma permetteva, grazie all'uso di componenti chiamati web services, di aprire il file in lettura e scrittura da più persone contemporaneamente, di ricevere aggiornamenti periodici sulle modifiche effettuate dagli altri utenti, e di utilizzare una chat interna e strumenti di revisioning e versioning condivisi. Di fatto il programma non consentiva di aprire realmente il file a nessun utente, ma apriva il file autonomamente e presentava ad ogni utente un insieme di operazioni che potevano essere effettuate su tale file, gestendo in modo centrale la concorrenza. Nella sua prima revisione, Sharepoint 2003 era un programma estremamente complesso nell'installazione, configurazione e personalizzazione, difficilmente backuppabile, e soprattutto estremamente esoso di risorse; costringendo spesso a comprare più server che eseguissero in parallelo lo stesso servizio. Tuttavia venne accolto dalle aziende (un po' meno dagli informatici che ne dovevano seguire gli aggiornamenti e la manutenzione) con entusiasmo.Le successive iterazioni del programma migliorarono le prestazioni e l'affidabilità, nonché le opzioni di collaborazione, fino ad arrivare alla collaborazione real time. Adesso è alla base di uno dei prodotti più diffusi di collaborative sharing; Microsoft OneDrive, componente della suite Office 365. Questa premessa è doverosa per capire la differenza tra lo sharing di base ed il collaborative sharing moderno, basato su tecnologie cloud come MS Onedrive o le sue controparti di Google Gdrive. Ormai siamo abituati ad avere i nostri file sul cloud, disponibili ovunque, ma una volta non era così e non era soprattutto possibile collaborare efficacemente su di essi. Ogni piattaforma di collaborative sharing si basa su quattro punti: ‣ Un punto di storage condiviso dove archiviare i dati ‣ Un programma che funge da interfaccia per esporre il dato ‣ Un insieme di identità identificate UNIVOCAMENTE che possono accedere al dato. ‣ Un insieme di permessi che consente ad ogni identità di effettuare operazioni sul dato. Quando si utilizza un servizio di cloud sharing i primi due punti sono completamente trasparenti a noi utenti. Non ci è dato sapere dove sia salvato effettivamente il dato né sapere che programma (o che versione, o come semplicemente funziona) si occupa di esporre il dato agli altri. L'unica cosa che possiamo controllare è chi ospita il dato scegliendo la piattaforma, ad esempio Google nel caso di Drive. Quello che possiamo decidere, una volta caricato il dato, è se mantenerlo privato, oppure condividerlo, e con che permessi condividerlo (ad esempio in sola lettura o in modifica) LA CONDIVISIONE ANONIMA La forma più semplice e meno sicura di condivisione collaborativa è quella anonima. Si ottiene condividendo un file tramite la generazione di un link che poi dovrà essere inviato via email. Cliccando sul link, il nostro destinatario potrà aprire online il file e modificarlo se ne abbiamo consentito la modifica. Non ci è dato sapere se chi apre tale link sia effettivamente il destinatario del file, la mail potrebbe essere mandata alla persona sbagliata, o qualcuno potrebbe aprirlo al posto suo una volta avuto accesso all'email.

E’ composto da una insieme di tabs, che raccolgono le azioni contestuali del verbo indicato dalla tab, più una tab home dove sono presenti le operazioni più comuni. Ogni tab è composta a sua volta da:

  • Un insieme di gruppi che a loro volta raccolgono dei:
  1. Comandi, riferiti sempre in modo contestuale al nome del gruppo scelto. Ad esempio sulla zona paragrafo avremo tutti i comandi per controllare lo stile del paragrafo. I comandi possono essere Atomici, quindi selezionandoli è possibile effettuare solo un’operazione (ad esempio il grassetto) Avanzati: con la freccetta verso il basso che consente di accedere a maggiori funzionalità per il comando stesso. (ad esempio il comando Font Color)
  2. Dialog Box Launcher (non sempre) che consente di accedere alle opzioni avanzate per il gruppo scelto ed effettuare quindi delle modifiche più granulari tramite delle finestre di dialogo. Il Ribbon è un menù:
  • Contestuale: questo significa che se selezionati degli elementi specifici compaiono delle tab contestuali per poter personalizzare al meglio l’elemento a fuoco. Ad esempio, se si seleziona una tabella compaiono due tab dinamiche per definirne il design ed il layout.
  • Adattivo: al ridimensionamento della finestra, alcuni comandi che potrebbero non essere visualizzati per mancanza di spazio vengono compressi creando un “Pannello Ribbon collassato” con una singola icona ed una freccetta verso il basso ceh indica la presenza di ulteriori comandi temporaneamente nascosti. Sul lato più a destra del ribbon è possibile accedere ad un menù per poter controllare la visualizzazione del pannello, e la spaziatura tra le icone. TOOLTIP E SHORTCUT In Windows ogni comando del ribbon è impostato per consentire di visualizzare un tooltip se si lascia il cursore del mouse sopra il comando per qualche secondo. La tooltip spiega sommariamente cosa fa il comando, ne da un nome esplicativo e, se presente, fornisce la shortcut da tastiera per accedere al comando senza dover ogni volta usare il mouse. Questa funzionalità permette all’utente di usare le shortcut in presenza del programma in lingua straniera. Alcune shortcut infatti sono “adattive” e cambiano a seconda della lingua di interfaccia del programma. Per esempio la shortcut Grassetto (Ctrl+G) nell’interfaccia italiana, diventa Crtl+B in inglese (B per Bold) In Office for mac gli screentip non sono attivi, e le shortcut da tastiera rispettano invece sempre il sistema inglese, senza adattarsi alla localizzazione della lingua. E’ possibile trovare la lista di tutte le shortcut da tastiera, per i vari programmi, a questi indirizzi: Word, Excel, Powerpoint (creazione), Powerpoint (Presentazione) LA STRUTTURA DI UNA PAGINA Solitamente si tende a dividere una pagina in 3 parti principali, un Header, un Footer ed il body, o corpo di pagina. L'Header L'header è la parte più alta della pagina, una sezione solitamente di 3/4cm che può contenere il numero delle pagine, il capitolo corrente nella pagina, ed altre informazioni utili.

Il Footer Il footer è la controparte bassa dell'header della pagina, in italiano chiamato piè di pagina. Può contenere le stesse informazioni dell'header, anche per convenzione viene riservato alle note ed ai riferimenti. Il body o corpo di pagina Il body è lo spazio restante della pagina ed è quello che ospita il contenuto reale del documento. I margini della pagina ne delimitano l’area di stampa e lo spazio in cui è effettivamente possibile scrivere del testo o delle immagini. Le prime operazioni da effettuare quando si comincia a scrivere u documento sono quelle di definire la struttura della paginazione, e la dimensione della pagina su cui poi si vuole andare a stampare. In Europa e nella maggior parte dei paesi nel mondo, si utilizza lo standard internazionale A-Series delineata dalla ISO. Le dimensioni più comuni sono l’A4, seguita dall’A5 e dall’A3. In nord america è invece prevalente la struttura delineata dall’ANSI, e la misura prevalente è il “Letter”. LA STRUTTURA DI UN DOCUMENTO Per documenti particolarmente complessi, è possibile effettuare una suddivisione chiamata sezionamento, identificate dalle sezioni di un documento. La differenza principale tra le sezioni è che tutte le pagine appartenenti alla stessa sezione del documento hanno solitamente in comune la struttura di header e footer. E' quindi possibile cambiare header e footer per sezione, magari resettando la numerazione delle pagine o dell'indice delle tabelle o dei riferimenti affinché riparta da 1. Un esempio comune di sezionamento di un documento è:

  • Prima pagina, con alcune pagine bianche successive e ringraziamenti.
  • Sommario
  • Documento
  • Bibliografia
  • Appendici varie Solitamente si decide come strutturare un documento nelle prime fasi di stesura, e poi si mantiene tale struttura per l'intero ciclo di vita. Questa operazione coinvolge la suddivisione del documento in sezioni, l'identificare un header e/o footer (se necessari) idoneo per ogni sezione, quindi si passa alla strutturazione del paragrafo (compreso il carattere e lo stile) e degli elenchi numerati a più livelli collegati agli stili dei titoli, che poi si rifletterà sulla creazione automatica (E DINAMICA) del sommario. In questo modo si ottiene una struttura omogenea su tutto il documento, ed è possibile cambiare la formattazione di interi paragrafi con un unico click. I BREAKS Word mette a disposizione differenti tipologie di interruzioni; che siano di pagina o di sezione. Le interruzioni di pagina sono tre, ed il loro uso è principalmente per controllare meglio la paginazione del documento. Page Break Permette di iniziare il testo sulla pagina successiva, lasciando il resto della pagina bianca.
  • Carattere
  • Font
  • Allineamento (Destro, sinistro, centrato o giustificato)
  • Spaziatura tra le linee.
  • Rientri (Completi o solo della prima linea)
  • Tabulazioni
  • Lingua (per il grammar check)
  • Altre combinazioni di colore, sfondo, bordi Solitamente si decide la struttura del paragrafo nella zona degli stili di Word, modificando gli stili nel modo più che si vuole. Per modificare uno stile è sufficiente cliccare sopra col pulsante destro del mouse e andare su modifica stile. ELENCHI PUNTATI E NUMERATI Gli elenchi puntati e numerati consentono di aggiungere velocemente ad un elenco o delle righe di testo dei simboli grafici (o dei numeri) per migliorare la lettura delle informazioni. Elenchi puntati e numerati a più livelli in word sono creabili automaticamente utilizzando le icone apposite, oppure è possibile cominciare la numerazione premendo 1. seguito dal tasto di spazio. Per elenchi puntati è sufficiente cominciare con il segno meno - quindi lo spazio. Premendo invio si passerà alla voce successiva. Premendo due volte invio si tornerà allo stile di paragrafo normale. E' possibile inoltre configurare la formattazione del simbolo selezionando l'elenco e cliccando sulla freccetta del simbolo dell'elenco puntato. E' possibile configurare livelli multipli di elenchi puntati e numerati, con diversi simboli per I sottolivelli, premendo il pulsante di tabulazione o di tabulazione inversa. LE LISTE MULTILIVELLO Una particolare attenzione agli elenchi puntati e numerati viene data qualora si parli di liste multilivello con stili differenti all'interno dello stesso documento a seconda della profondità. Questa tipologia di elenco numerato (di solito si usa la numerazione e non la puntatura) permette di creare efficacemente una struttura di un documento diviso per capitoli e sottocapitoli numerati in modo gerarchico che poi vadano a riflettersi sul sommario.

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LE TABELLE

L'inserimento di dati in word è principalmente utilizzato per la presentazione di dati in struttura tabellare. Una tabellla altro non è che un insieme di celle con la stessa grandezza che permette di leggere più facilmente il dato ordinato per colonne o righe. Per inserire una tabella in un documento è sufficiente andare sulla sezione INSERT del ribbon di Word e selezionare la funziona Table, quindi impostare

il numero di righe e colonne necessari. Sarà comunque possibile modificare in seguito il numero di righe (usando il tasto tab alla fine dell'ultima riga) o di righe e colonne aprendo il menù contestuale e selezionando aggiungi riga o colonna. GLI STILI DI TABELLA Tramite la funzione di stile è possibile poi assegnare velocemente alla tabella una formattazione più consistente in tutto il documento. Lo stile permette di rendere la tabella più leggibile, eliminandone i bordi o aggiungendo uno sfondo alternato per righe e colonne. Una volta creata la tabella, è possibile assegnarle uno stile selezionando la tabella e navigando (di solito il sistema lo fa automaticamente) sul ribbon contestuale Table Design e selezionando lo stile voluto. E’ possibile una volta scelto uno stile per la prima tabella, cliccare col destro sullo stile stesso, ed assegnarlo come stile di default per tutto il documento, in modo che tutte le tabelle successive siano create con lo stesso modello. Nella sezione bordi è possibile modificare i bordi dello stile per meglio adattarlo a quello che desideriamo. In questo modo, tuttavia, non si potrà salvare lo stile tra i template e dovranno essere applicate le modifiche ad ogni tabella. E’ possibile navigare tra i campi della tabella usando le seguenti shortcut: E’ possibile utilizzare il mouse per selezionare parti diverse della tabella: LAYOUT DELLA TABELLA Nella sezione layout del ribbon dinamico per le tabelle è possibile trovare tutte le funzioni necessarie per:

  • Aggiungere o rimuovere colonne e righe