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appunti su Epicuro, Appunti di Filosofia

Epicuro - Epicuro

Tipologia: Appunti

2014/2015

Caricato il 22/04/2015

charmel
charmel 🇮🇹

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Epicuro
Le filosofie post-aristoteliche, dette anche filosofie ellenistiche, focalizzarono il loro interesse su
problematiche di ordine etico. In quell'età - l'Ellenismo (323 a.C. - 30 a.C.) - la filosofia definisce infatti in
modo diverso il proprio compito. Fino ad Aristotele essa si era data come mèta la conoscenza del reale,
scorgendo in essa il fine supremo del pensiero e della vita stessa; ora si accentua particolarmente l'ideale
pratico, e compito specifico della filosofia diventa quello di indicare i contenuti e le condizioni di
realizzabilità di una vita giusta e felice. Da qui la nascita delle tre grandi scuole filosofiche dell'Ellenismo:
Epicureismo, Stoicismo e Scetticismo. Il fine che questi tre indirizzi avevano di vista era identico: quello di
garantire all'uomo la tranquillità dello spirito. Ma le vie che essi additano per raggiungere tale fine erano
molto diverse.
E' di Epicuro la celebre sentenza: "Vana è la parola del filosofo se non allevia qualche sofferenza umana". Se
la filosofia ha diritto di cittadinanza nel mondo degli uomini, ciò è dovuto alla sua capacità di placare le
sofferenze che la vita comporta. Il valore della filosofia è dunque strumentale: il suo fine principale è di
raggiungere la felicità. Epicuro ritiene infatti che la verità possa facilmente essere scoperta e compresa
dall'uomo e che quindi la filosofia, come attività che ci permette di conoscere razionalmente la verità, sia alla
portata di tutti ed abbia un carattere liberatorio. E' naturale quindi, come corollario, che la filosofia sia per
tutti - uomini e donne - e per tutte le età. Coerentemente con questa tesi, le comunità epicuree erano aperte a
tutti, senza distinzione di sesso o di condizione sociale. "Se siamo felici abbiamo tutto ciò che ci occorre", e
la felicità è ottenibile da parte di tutti ed è per tutti. Per possederla però il giovane deve liberarsi dalle paure
"per affrontare con coraggio l'avvenire", mentre il vecchio deve saper conservare i bei ricordi per rimanere
giovane nello spirito. La filosofia si presenta sotto una duplice veste: da una parte insegna, attraverso la
conoscenza della natura delle cose, a liberare la mente dalle inquietudini; dall'altra insegna a godere dei
piaceri della vita. E' quello che Epicuro esprime nella sua dottrina del quadrifarmaco: la filosofia
1) libera l'uomo dalla paura degli dèi;
2) libera l'uomo dalla paura della morte;
3) dimostra la brevità e provvisorietà del dolore;
4) dimostra la facile raggiungibilità della felicità, che consiste nel piacere.
Vediamo uno per uno i singoli punti.
1) Per quanto riguarda il timore verso gli dèi, Epicuro sostiene che gli dèi di certo esistono, hanno forma
simile all'umana ma più perfetta, ed abitano gli spazi vuoti tra i mondi (intermundia) che sono infiniti, ed in
essi ogni cosa è composta di atomi e vuoto. L'uomo non deve avere paura degli dèi perché essi non si
preoccupano né del mondo né tantomeno dell'uomo. Ogni preoccupazione sarebbe infatti contraria alla loro
beatitudine giacché sarebbe una sorta di obbligo nei nostri confronti, mentre invece essi sono senza obblighi
e beati. D'altra parte, nel mondo vi è il male e ciò indica che gli dèi non intervengono. Infatti -dice Epicuro -
"la divinità o vuol togliere i mali o non può, oppure può e non vuole o anche non vuole né può o infine vuole
e può. se vuole e non può, è impotente; se può e non vuole, è invidiosa; se non vuole e non può, è invidiosa
e impotente; se vuole e può, donde viene l'esistenza dei mali e perché non li toglie?" (fram. 374 Usener).
Perciò il saggio, liberato dalle superstizioni, può vivere con pienezza la sua vita terrena e attingere in questo
modo la felicità.
2) La morte non deve essere temuta perché... non è nulla. "Quando ci siamo noi, la morte non c'è, e quando
c'è la morte, non ci siamo noi", dice Epicuro. Inoltre, visto che la morte consiste nella separazione dell'anima
dal corpo e visto che per Epicuro anche l'anima è materiale essendo composta da atomi, nel momento della
morte, quando gli atomi si separano, ogni sensazione cessa, e noi non 'sentiamo' più nulla, né dolore né
piacere. La morte è quindi semplice assenza di sensazioni, ed è dunque sciocco averne paura.
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Epicuro

Le filosofie post-aristoteliche, dette anche filosofie ellenistiche, focalizzarono il loro interesse su problematiche di ordine etico. In quell'età - l'Ellenismo (323 a.C. - 30 a.C.) - la filosofia definisce infatti in modo diverso il proprio compito. Fino ad Aristotele essa si era data come mèta la conoscenza del reale, scorgendo in essa il fine supremo del pensiero e della vita stessa; ora si accentua particolarmente l'ideale pratico, e compito specifico della filosofia diventa quello di indicare i contenuti e le condizioni di realizzabilità di una vita giusta e felice. Da qui la nascita delle tre grandi scuole filosofiche dell'Ellenismo: Epicureismo, Stoicismo e Scetticismo. Il fine che questi tre indirizzi avevano di vista era identico: quello di garantire all'uomo la tranquillità dello spirito. Ma le vie che essi additano per raggiungere tale fine erano molto diverse.

E' di Epicuro la celebre sentenza: " Vana è la parola del filosofo se non allevia qualche sofferenza umana ". Se la filosofia ha diritto di cittadinanza nel mondo degli uomini, ciò è dovuto alla sua capacità di placare le sofferenze che la vita comporta. Il valore della filosofia è dunque strumentale: il suo fine principale è di raggiungere la felicità. Epicuro ritiene infatti che la verità possa facilmente essere scoperta e compresa dall'uomo e che quindi la filosofia, come attività che ci permette di conoscere razionalmente la verità, sia alla portata di tutti ed abbia un carattere liberatorio. E' naturale quindi, come corollario, che la filosofia sia per tutti - uomini e donne - e per tutte le età. Coerentemente con questa tesi, le comunità epicuree erano aperte a tutti, senza distinzione di sesso o di condizione sociale. " Se siamo felici abbiamo tutto ciò che ci occorre ", e la felicità è ottenibile da parte di tutti ed è per tutti. Per possederla però il giovane deve liberarsi dalle paure "per affrontare con coraggio l'avvenire", mentre il vecchio deve saper conservare i bei ricordi per rimanere giovane nello spirito. La filosofia si presenta sotto una duplice veste: da una parte insegna, attraverso la conoscenza della natura delle cose, a liberare la mente dalle inquietudini; dall'altra insegna a godere dei piaceri della vita. E' quello che Epicuro esprime nella sua dottrina del quadrifarmaco: la filosofia

  1. libera l'uomo dalla paura degli dèi;
  2. libera l'uomo dalla paura della morte;
  3. dimostra la brevità e provvisorietà del dolore;
  4. dimostra la facile raggiungibilità della felicità, che consiste nel piacere.

Vediamo uno per uno i singoli punti.

  1. Per quanto riguarda il timore verso gli dèi, Epicuro sostiene che gli dèi di certo esistono, hanno forma simile all'umana ma più perfetta, ed abitano gli spazi vuoti tra i mondi ( intermundia ) che sono infiniti, ed in essi ogni cosa è composta di atomi e vuoto. L'uomo non deve avere paura degli dèi perché essi non si preoccupano né del mondo né tantomeno dell'uomo. Ogni preoccupazione sarebbe infatti contraria alla loro beatitudine giacché sarebbe una sorta di obbligo nei nostri confronti, mentre invece essi sono senza obblighi e beati. D'altra parte, nel mondo vi è il male e ciò indica che gli dèi non intervengono. Infatti -dice Epicuro - "la divinità o vuol togliere i mali o non può, oppure può e non vuole o anche non vuole né può o infine vuole e può. se vuole e non può, è impotente; se può e non vuole, è invidiosa; se non vuole e non può, è invidiosa e impotente; se vuole e può, donde viene l'esistenza dei mali e perché non li toglie?" (fram. 374 Usener). Perciò il saggio, liberato dalle superstizioni, può vivere con pienezza la sua vita terrena e attingere in questo modo la felicità.

  2. La morte non deve essere temuta perché... non è nulla. "Quando ci siamo noi, la morte non c'è, e quando c'è la morte, non ci siamo noi", dice Epicuro. Inoltre, visto che la morte consiste nella separazione dell'anima dal corpo e visto che per Epicuro anche l'anima è materiale essendo composta da atomi, nel momento della morte, quando gli atomi si separano, ogni sensazione cessa, e noi non 'sentiamo' più nulla, né dolore né piacere. La morte è quindi semplice assenza di sensazioni, ed è dunque sciocco averne paura.

  1. Per dimostrare la brevità del dolore, Epicuro afferma quanto segue: se il male è lieve, il dolore fisico è sopportabile, e non è mai tale da offuscare la gioia dell'animo; se è acuto, passa presto; se è acutissimo, conduce presto alla morte, la quale non è che assoluta insensibilità. E i mali dell'anima? Essi sono prodotti dalle opinioni fallaci e dagli errori della mente, contro i quali c'è la filosofia e la saggezza.

  2. La felicità è facilmente raggiungibile e consiste nel piacere. Ma che cosa intende Epicuro per piacere? Per rispondere dobbiamo anzitutto dire che si assiste qui ad un clamoroso rovesciamento di valori e di fini: a differenza di Platonismo, Aristotelismo e anche Stoicismo (lo vedremo la prossima volta), il piacere viene considerato da Epicuro come il principio e il fine della vita felice. Direi di più: il piacere è il bene primo, connaturato con noi stessi. L'uomo quindi è felice secondo natura, a meno che non gli manchi qualcosa. Infatti il piacere è la felice sensazione di pienezza che l'uomo prova naturalmente se non lo limitano dei piaceri insoddisfatti. Tutto ciò che dobbiamo fare è mantenerci nel piacere, eliminando le cause che disperdono la pienezza del nostro essere. L'infelicità degli uomini deriva dal fatto che essi temono le cose che non devono essere temute e desiderano le cose che non è necessario desiderare e che sfuggono loro. Sono dunque privati dell'unico piacere autentico, che è il piacere di essere. Anziché rappresentarci i mali in anticipo per prepararci a subirli, dobbiamo, al contrario, staccare la nostra mente dalla visione delle cose dolorose e fissare lo sguardo sui piaceri. Occorre far rivivere il ricordo dei piaceri passati e godere dei piaceri del presente, riconoscendo quanto siano grandi e piacevoli tali piaceri del presente. Non tanto quindi vigilanza, quanto scelta deliberata, sempre rinnovata, della distensione e della serenità, ed una gratitudine profonda verso la natura e la vita che ci offrono incessantemente, se sappiamo trovarli, il piacere e la gioia ("Sia reso grazie alla beata natura che fece le cose necessarie facilmente procacciabili, quelle difficilmente procacciabili non necessarie"). Vivere nel momento presente è, ancora una volta, un invito alla distensione e alla serenità: la preoccupazione rivolta al futuro, che ci lacera, ci nasconde il valore incomparabile del semplice fatto di esistere. Inoltre, per gli Epicurei, proprio il piacere è una sorta di "esercizio spirituale": piacere intellettuale della contemplazione della natura, pensiero del piacere passato e presente, piacere infine dell'amicizia. Nell'esaltare l'amicizia, Epicuro assume a volte dei toni di pura poesia. Vi è per lui nella amicizia ( philia ) una serenità più profonda, superiore anche a quella dell'amore (eros), perché più facilmente si può conservare libera da sentimenti che procurano dolore come la gelosia o il dolore del distacco o la paura di non essere riamati.

L'atteggiamento di Epicuro verso gli altri uomini è riassumibile nella sua massima: "E' non solo più bello ma anche più piacevole fare il bene anziché riceverlo". In questa massima, il piacere assurge a fondamento e a giustificazione della solidarietà fra tutti gli uomini. E infatti Diogene Laerzio ci testimonia l'affetto di Epicuro per i genitori, la sua fedeltà agli amici, il suo senso di solidarietà umana (cfr. Vite dei filosofi, X, 9).

Noi compiamo tutte le nostre azioni - dice Epicuro - al fine di non soffrire e di non avere l'animo turbato. Se ci troviamo già in questa condizione, non desideriamo nulla, perché nulla ci manca. E' questo l'obiettivo da raggiungere, è in questo che consiste la felicità o il piacere, e cioè appunto nella aponia (assenza di dolore fisico) e nella atarassia (assenza di dolore spirituale). E' qui il "segreto" della felicità degli dèi ed è questo il motivo per cui noi dobbiamo imitarli, anche se essi non si curano di noi. In altre parole, la felicità consiste nel piacere stabile, che è assenza di dolore, e non nel piacere in movimento, che sono i momenti di gioia, di allegria, e simili. Se è così, la pienezza del piacere si attinge nella caduta del desiderio. Non per nulla, per Epicuro, solo i desideri naturali e necessari vanno appagabili (quelli legati alla salute, alla vita, al piacere), mentre gli altri vanno limitati o abbandonati. Da questo punto di vista, è più felice un vecchio che un giovane. Dice infatti Epicuro: " Non il giovane è felice, ma il vecchio che ha vissuto una vita bella; poiché il giovane nel fiore dell'età è mutevole ludibrio della sorte; il vecchio invece giunse a vecchiezza come a tranquillo porto e di tutti i beni che prima aveva con dubbio sperato ora ha sicuro possesso nella tranquilla gioia del ricordo ".