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APPUNTI LATINO SU VERRINE E CATILINARIE
Tipologia: Appunti
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Riguardo la pubblicazione dei suoi discorsi Cicerone stesso curò le proprie orazioni, spesso ampliandole e rielaborandole. Gli scopi principali della pubblicazione erano: la propaganda politica, la difesa del proprio operato e soprattutto il desiderio di gloria sia presso i contemporanei che presso i posteri. Le orazioni pervenuteci integre sono 58, tra queste possiamo distinguere quelle giudiziarie, pronunciate in tribunale e quelle deliberative, declamate in senato o dinanzi all’assemblea popolare.
Le Verrinae (discorsi contro Gaio Verre) comprendono sette orazioni di cui le prime due realmente pronunciate in occasione del processo di concussione dei Siciliani contro Gaio Verre, governatore in carica in Sicilia dal 73 a.C. al 71 a.C. Le Verrinae sono divise in tre parti: Divinatio , contenente una sola orazione in cui Cicerone chiede di poter sostenere i Siciliani; Actio Prima in Verrem , comprende un’orazione che tratta della requisitoria discussa nel primo dibattito; Actio Secundam , comprende ben cinque orazioni nelle quali Cicerone denuncia le cattive azioni compiute da Verre sia durante il dominio in Sicilia sia nel periodo precedente. Dopo l’ Actio Prima , Verre si esiliò volontariamente. Cicerone quindi non pronunciò le orazioni dell’ actio secundam ma le scrisse comunque utilizzando il materiale raccolto durante le indagini. sono sette orazioni di cui ne furono pronunciate soltanto due (le prime due). Il processo a cui si riferiscono è il De repetundis (concussione, appropriazione di denaro indebito) intentato dai siciliani contro Caio Verre, governatore in Sicilia dal 73 al 71. E’ divisa in tre parti: *La prima oratio tratta dei misfatti di Verre prima del governatorato in Sicilia. *La seconda oratio tratta di tutte le ruberie e i soprusi compiuti da Verre durante il governatorato. *La terza racconta le illegalità commesse all'esazione (richiesta tramite tasse) e alle inquisizioni. *La quarta tratta di furti di opere d'arte e di ricchezze dalle città siciliane. *La quinta racconta i supplizi a cui Verre sottoponeva anche gli innocenti. Difensore di Verre, Ortensio rappresenta il campione dello stile asiano, mentre Cicerone risulta capace di variare i registri stilistici, ha già costruito quel suo periodare architettonicamente complesso ma armonioso e la sua eloquenza si oppone pienamente al manierismo, alla ridondanza dell’avversario.
Le quattro Catilinarie sono le più celebri tra le orazioni consolari di Cicerone, con le quali egli svelò le trame sovversive di Catilina. La prima e l’ultima di fronte al senato, la seconda e la terza di fronte al popolo. La prima è declamata nel tempio di Giove sul Palatino ed è un invito pressante a Catilina a lasciare la città dato che il suo colpo di stato è stato scoperto. Decide dunque di lasciare Roma e convergere su Fiesole, dove è radunato l’esercito dei congiurati al comando di Manlio. La seconda annuncia al popolo radunato nel foro la fuga di Catilina e parla dei suoi seguaci, molti dei quali ancora presenti in città, distinguendoli in categorie sociologiche e assicurandone il prossimo mascheramento. La terza riferisce l’avvenuto arresto di Catilina al ponte Milvio. Nella quarta il senato dibatte il destino dei prigionieri: Cesare propende per l’indulgenza, Catone e Cicerone per la pena di morte. Le Catilinarie sono una raccolta di quattro orazioni recitate da Cicerone nel Senato e nel foro di Roma tra il novembre e il dicembre del 63 a.C. in occasione dei convulsi eventi che hanno portato alla repressione della congiura di Catilina. Le Catilinarie vennero poi pubblicate da Cicerone nel 60 a.C. insieme ad altre otto orazioni definite come “consolari” , perché pronunciate in varie occasioni durante l’anno del consolato di Cicerone. La prima Catilinaria
La prima Catilinaria è la redazione scritta dell’orazione tenuta da Cicerone di fronte al senato l’ Novembre del 63 a.C. Il 7 Novembre di quell’anno, Catilina e i suoi complici si erano riuniti nella casa di Leca 1 e avevano deciso di uccidere il console all’interno della sua abitazione. Ma Cicerone venne a sapere del complotto grazie alla propria informatrice Fulvia 2 e pose l’ingresso di casa sua sotto stretta sorveglianza, facendo così fallire l’attentato. Il mattino dopo Cicerone decise di convocare d’urgenza il senato per denunciare pubblicamente Catilina e la sua congiura. La riunione avvenne in un clima molto teso. Non appena Catilina entrò in senato, tutti i senatori si allontanarono in segno di disapprovazione, lasciando liberi i posti al suo fianco. A questo punto il console cominciò a pronunciare la prima Catilinaria , che viene considerata da molti commentatori antichi e moderni come il capolavoro della retorica ciceroniana. La qualità dell’opera si mostra sin dall’esordio: per una orazione di questo tipo infatti la retorica classica richiedeva un inizio dimesso 3 e una captatio benevolentiae nei confronti dei presenti. Cicerone al contrario non si rivolge ai senatori che lo circondano, e parte ex abrupto con una apostrofe rivolta allo stesso Catilina: Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? A questa apostrofe segue una sequenza incalzante , composta da ben cinque interrogative retoriche , che terminano infine nella celebre esclamazione “O tempora! O mores!” 7. Il fine del console era probabilmente quello di mettere Catilina sotto pressione , per fargli credere di possedere più prove nei suoi confronti di quelle che realmente aveva, con la segreta speranza che in questa maniera l’accusato avrebbe fatto passi falsi mostrando a tutti la propria colpevolezza. Altrettanto frequente è l’apparente accusa rivolta a se stesso di non far nulla contro Catilina, sebbene la storia passata sia piena di esempi di cittadini che in casi simili hanno fatto il proprio dovere, sia da magistrati che da privati cittadini. Per accrescere la drammaticità del momento, Cicerone inserisce nell’opera ben due prosopopee (o personificazioni) della patria. Nella prima il console si immagina che la repubblica si rivolga allo stesso Catilina, invitandolo ad andarsene da una città che non lo vuole più. Nella seconda lo stato si rivolge allo stesso Cicerone, accusandolo di non fare abbastanza per salvarlo. Proprio in risposta a queste parole, Cicerone svela ai senatori per quale motivo si stesse comportando in questa maniera: il console non poteva attaccare Catilina in maniera ufficiale, dato che in senato sedevano molte persone che in passato avevano favorito involontariamente Catilina e che senza prove certe si sarebbero levati ancora una volta ad aiutarlo. In secondo luogo eliminare Catilina non avrebbe salvato la repubblica, dato che sarebbero rimasti ancora in vita i suoi complici. Ma se Catilina avesse abbandonato Roma portandosi dietro tutti i suoi compagni, la città si sarebbe liberata finalmente da una minaccia mortale. L’orazione si chiude significativamente con una preghiera a Giove Statore , nel cui tempio si stava svolgendo la riunione del senato e a cui si affidava la salvezza della patria. La seconda Catilinaria La seconda Catilinaria è la redazione scritta dell’orazione tenuta da Cicerone nel foro di Roma il 9 Novembre del 63 a.C. In seguito alla prima Catilinaria , Catilina ha deciso di allontanarsi da Roma per raggiungere l’esercito radunato dal complice Manlio a Fiesole. Cicerone allora riunisce il popolo nel foro per descrivere la situazione. Il console apre l’orazione felicitandosi per il fatto che Catilina abbia abbandonato Roma senza fare ulteriori danni. Cicerone si rende conto il piano della prima Catilinaria per eliminare l’avversario era sostanzialmente riuscito. Per il resto l’orazione appare come una descrizione a tinte forti della depravazione morale di Catilina e dei suoi seguaci. Questi ultimi in particolar modo vengono inseriti all’interno di un vero e proprio catalogo , in cui si dimostra come la maggior parte dei catilinari non sia composta da altro che giovani corrotti e dediti al piacere, che hanno sperperato il loro patrimonio in orge e che ora vogliono pagare i debiti contratti facendo soldi grazie a nuove proscrizioni, come era successo ai tempi di Silla. L’orazione si conclude dimostrando come l’esercito romano avrà sicuramente la meglio sui catilinari, perché dalla sua parte ci sarà la virtù , mentre dall’altra la depravazione. Inoltre gli dei immortali vegliano su Roma e non permetteranno che essa vada incontro alla distruzione.