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traduzione delle Catilinarie 1-3 e 7 di Cicerone
Tipologia: Appunti
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Fino a che punto dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora codesta tua pazzia si prenderà gioco di noi?
Fino a che punto si spingerà il tuo sfrenato ardire?
Non ti hanno per nulla turbato il presidio notturno del Palatino, per nulla le sentinelle della città, per nulla il timore del popolo, per nulla l’accorrere degli uomini onesti, per nulla questa sede molto ben fortificata per la riunione del senato, per nulla l’aspetto e i volti di costoro?
Non ti rendi conto che i tuoi progetti sono scoperti? Non vedi che la tua congiura è ormai tenuta a fareno dal fatto di essere nota a tutti costoro?
Pensi che qualcuno di noi ignori che cosa hai fatto la notte scorsa, che cosa la recedente, dove sei stato, chi hai convocato, che/quale decisione hai preso?
O tempi, o costumi! Il senato ha capito queste cose, il console le vede; e questo tuttavia vive.
Vive? Anzi addirittura viene in senato, diviene partecipe delle pubbliche decisioni, osserva e con gli occhi destina alla morte ciascuno di noi.
Mentre a noi, uomini coraggiosi, sembra di fare abbastanza per lo Stato, se evitiamo la pazzia e gli agguati di costui.
Era opportuno che tu fossi condotto a morte, o Catilina, che tu fossi condannato già da tempo per ordine del console, che contro di te si rivolgesse quella rovina che tu già da tempo trami contro noi tutti.
se in verità un uomo eminentissimo come Publio Scipione, pontefice massimo, benché privato cittadino, provocò la morte di Tiberio Gracco, che ben poco faceva vacillare la stabilità dello Stato, noi consoli dovemmo sopportare Catilina che brama di devastare con stragi e incendi il mondo intero?
Tralascio, infatti, quegli episodi troppo antichi, come il fatto che Gaio Servilio Ahala uccise di sua mano Spurio Melio che aspirava a rivolgimenti politici.
Ci fu, ci fu una volta in questo Stato un valore tale per cui gli uomini coraggiosi punivano il cittadino pericoloso con supplizi più atroci di quelli con i quali punivano il nemico più pericoloso dello Stato.
abbiamo contro di te, Catilina, un decreto del senato energico e severo, allo Stato non manca il consiglio né l’autorità di questo ordine;
Noi, noi consoli, lo dico apertamente, stiamo venendo meno al nostro dovere.
catilina, la patria ti si presenta innanzi, in un certo modo si rivolge e ti parla tacita:
“nessun delitto è stato commesso in tanti anni se non a causa tua, nessuna sciagura senza di te; solo per te le morti di molti cittadini, solo per te la persecuzione e la divisione dei cittadini è stata libera ed impura;
Tu ti sei dedicato non solo a trascurare le leggi ed i processi, ma anche per rovesciarle e per sovvertirle.
quelli precedenti, benché non fossero sopportabili, tuttavia, come potei, li sopportai;
Ora, in verità, non si deve sopportare che io abbia paura a causa di te solo, che Catilina sia temuto qualsiasi cosa accada, non bisogna sopportare che sembri pensata alcuna congiura che si allontani dal tuo delitto.
perciò, vattene e scaccia da me questo timore;