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Appunti precisi e dettagliati su Bertolt Brecht, autore della DDR con analisi di alcune opere.
Tipologia: Appunti
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Bertolt Brecht: Brecht torna in Germania dopo un lungo esilio in vari paesi e decide spontaneamente di andare a vivere nella Germania dell’est anche se durante l’esilio aveva sperimentato in America il vezzo della società capitalista più simile a quella della Germania dell’ovest. Egli sceglie di partecipare alla fondazione del nuovo stato tedesco socialista, di schierarsi dalla parte del Popolo stabilendosi nella Berlino Est. Nasce ad Augusta nel 1898 e muore proprio a Berlino Est nel 1965. Arriva a Berlino nel ‘ insieme a sua moglie Helene Weigel, dove assume fin da subito la direzione di un gruppo teatrale, famoso ancora oggi, chiamato Berliner Ensemble. Il fatto che Brecht si trasferisca nell’est è anche indicativo di un certo atteggiamento di sfida, essendo grande sostenitore dei principi comunisti ma convinto che il modo in cui era concepita la vita culturale nella nuova società fosse sbagliato. Con la sua presenza egli vuole dunque dimostrare che una forma di opposizione è possibile. Il fatto che Brecht non fosse del tutto in linea con le direttive artistiche del marxismo, lo aveva già dimostrato negli anni precedenti al 1948, tutto il suo teatro socialista infatti, è sviluppato proprio in antagonismo con le tendenze del realismo socialista che si sviluppa nell’US negli anni 30 e 40. Saggi di Brecht su Realismo Borghese e socialista, Formalismo e Popolarità e Realismo Brecht compone questi i saggi tra il ‘38 ed il ‘41 anche se il Saggio sul Formalismo ha una data imprecisa, probabilmente viene scritto intorno agli anni 50. Sono testi in cui si va contro il realismo socialista prima ancora che in Germania si instaurasse un governo come quello della DDR. Essi verranno ristampati e riletti dalle giovani generazioni di intellettuali della Germania dell’est e che diventeranno un vero e proprio modello di opposizione grazie all’impostazione teorica sulla quale aveva basato i suoi scritti che aveva un carattere politico e operativo. La teoria secondo Brecht doveva costituire la base di una letteratura nuova ed impegnata, per lui rappresentava un impegno politico e la base da cui la nuova società doveva prendere l’avvio. La letteratura doveva interrogarsi sui problemi della società e doveva proporre delle soluzioni che fossero pensate in senso politico, doveva insegnare dei comportamenti e come organizzare la società, non poteva essere una semplice distrazione. Brecht concepisce il saggio secondo un principio dialettico, ci sono sempre due aspetti opposti che dialogano tra di loro e che si interrogano. Soltanto mettendo a confronto delle teorie ed esperienze si può arrivare a delle conclusioni. L’elemento determinante che però lo rende così popolare nelle nuove generazione non è solamente l’elemento politico ma tutto lo stile. In questi saggi molto spesso si vede un uso dell’ironia, dell’umorismo e della satira che sono tre stili condannati dal realismo socialista il quale segue uno stile alquanto piatto. Sono proprio queste caratteristiche che costituiranno per autori come Volker Braun e Heiner Muller un modello, rendendoli debitori a Brecht sia per la forma che per il contenuto il quale si si oppone fin dal 1938 alle regole precise del romanzo socialista. Concetto di arte per il popolo e di arte realista (Documento 2 classroom) Brecht affronta questi problemi in senso critico e ritiene che ci sia bisogno di ripulire sia il concetto di arte popolare che di arte realista. Egli espone una critica profonda al realismo socialista che vuole parlare alle masse ma usa come modello il romanzo borghese con criteri
formali e compositivi che non sono più applicabili alla letteratura delle masse. Egli incita a fare un’arte che non sia arroccata nella torre d’avorio, che non si fondi su regole sterili ma che sia espressione delle masse, del popolo sia nella forma che nel contenuto.
Questo saggio viene considerato quasi profetico, scritto durante il suo esilio, Brecht inizia proprio con una riflessione sul concetto di popolarità e su cosa significa “essere popolare” per un autore che pubblica i suoi testi durante l’esilio, costretto dunque a parlare ad un pubblico con cui non ha contatto. Brecht si interroga sulla questione della popolarità e ritiene che essa non derivi solamente da una vicinanza al pubblico, la mancanza di popolarità infatti non è data solamente da una lontananza da esso ma da una divisione tra pubblico e arte causata anche da altri fattori (es. prezzo dei libri che rende impossibile accedere ad una parte della popolazione ai libri, conformarsi ad un’estetica che non rispecchia la realtà del popolo). Per l’autore dunque gli elementi che costituiscono la fama di un’opera d’arte sono numerosi. Scrivendo nel 1938, Brecht considera questo periodo un tempo in cui la popolarità è una vera e propria urgenza, è necessario tornare ad una letteratura popolare che esprima le esigenze di chi la legge. Egli infatti nota che il popolo si sta sempre più dalla classe che è al potere, da chi comanda e quindi per riavvicinarsi alla politica è necessario una rappresentazione della realtà, nel testo letterario, che sia il più vera possibile. Lo stile realistico è inoltre necessario a smascherare la bugia e la menzogna che c’è dietro la realtà politica. “Le parole d’ordine popolarità e realismo si associano così nel modo più naturale”: noi dobbiamo parlare di popolarità e realismo come due concetti che vanno di pari passo poiché parlandone, comunichiamo al popolo usando il suo linguaggio e descrivendo i suoi problemi. Per utilizzare questi due concetti Brecht riflette sul fatto che sia necessario depurarli, cioè ripulirli da sovrastrutture che hanno assunto negli anni. Egli definisce poi cosa deve significare essere popolare, descritto come la partecipazione del popolo allo sviluppo della nazione, essere comprensibile alle masse, riallacciarsi alla tradizione del passato e portare avanti quella parte di tradizione che contribuisce oggi alla lotta. Brecht fa poi lo stesso ragionamento per il concetto di realismo che, esattamente come quello di popolarità, deve essere rinnovato. Come per l’excursus fatto su quello che la popolarità aveva voluto dire nel tempo e di come le sovrastrutture erano state attaccate ad tale concetto anche per il realismo si prendono in considerazione le varie definizioni riguardo la sua essenza che è cambiata negli anni ed è sbagliato pensare che uno o l’altra etichetta attribuita ad esso si possa applicare alla situazione attuale senza apportare alcuna modifica. L’unica cosa di cui Brecht è convinto è che, nel suo tempo, il concetto che si aveva di realismo doveva essere ampio, politico ed indipendente dalle convenzioni dandoci una sua definizione. Essere realista per un uomo impegnato significa “mettere in luce le complesse cause sociali, smascherare i punti di vista dominanti dimostrando che essi sono punti di vista delle classi dominanti, scrivere partendo dal punto di vista della classe che ha pronte le soluzioni più ampie per le più urgenti difficoltà di cui la società umana si dibatte, sottolineare il momento dello sviluppo, essere concreti e rendere possibile l’astrazione”. Si avverte poi la necessità di non adeguare questa definizione di realismo a nessuno dei modelli prescrittivi già esistenti, essendo i metodi del passato logori e non più applicabile alla situazione odierna.
poi infatti, è tentare di costringere l’arte ad avere una forma che in realtà non è rappresentativa dell’arte stessa. Brecht fa riflettere sul fatto che i formalismi che erano stati proposti ai tedeschi fino a quel periodo erano in realtà privi di contenuto. Riflessione sul film: Il film visto "Die Mörder sind unter uns" (Gli assassini sono tra noi) ci mostra come, a differenza della letteratura, la cinematografia avesse una libertà di espressione maggiore, e di rappresentare le condizioni del popolo. Il film racconta la storia di un medico reduce dalla guerra incapace di ricominciare a svolgere la propria professione perché ormai non sopporta più la vista del sangue dopo aver curato tanti feriti sul campo di guerra. Ad un certo punto del film egli ritrova un suo ex capo militare e minaccia di ucciderlo ma alla fine lo lascia andare. La parte finale del film ci mostra l’immagine di quest’uomo che ripete “io sono innocente, io sono innocente” con l’eco di questa frase che pare uscire anche dalle tombe di tutti color che, a differenza di questo capo militare, erano morti obbedendo ai comandi dei capi nazionalsocialisti. Il messaggio è dunque “Gli assassini sono tra di noi ma sono anche morti tra di noi e sono innocenti perché hanno soltanto obbedito a dei comandi”. Questo film risulta molto interessante se messo a confronto con un altro film divulgato nella Germania ovest, “Berlinen Ballade” che parte comunque dalla narrazione delle macerie ma in modo totalmente diverso rispetto a quanto viene fatto nella DDR in cui il problema della povertà si affronta in modo diretto. n.b Il cinema dunque, insieme al cabaret, al radiodramma e al teatro, in questo periodo rappresenta l’unico luogo in cui si possono liberamente attaccare le figure del passato nazionalsocialista e in cui si possono rappresentare le condizioni difficili in cui si riversa il popolo dopo la fine del secondo conflitto mondiale. (a differenza della letteratura) Riguardo a questa questione cinematografica, nella DDR verrà fondata un’importante compagnia cinematografica, la “Defa”, che produrrà la maggior parte dei film presenti nelle sale cinematografiche della DDR. BERTOLT BRECHT Bertolt Brecht nacque ad Angusta il 10 febbraio 1898 da una famiglia recentemente approdata alla borghesia; i nonni paterni erano originari del Baden, mentre quelli materni provenivano da Bad Waldsee, nell'Alta Svevia. Il padre era cattolico, sua madre protestante e il giovane Brecht fu educato nella fede di quest'ultima. Trascorse un esilio abbastanza travagliato per cinque anni abitò a Santa Monica, non lontano da Hollywood. Il suo tentativo di entrare nel mondo del cinema non ebbe successo per cui si limitò ad organizzare alcune rappresentazioni per piccoli teatri. Brecht venne a conoscenza dello stile di vita capitalista, del benessere che esso in parte apportava, ciononostante decide di tornare a Berlino Est nel 1948 e subito assume il posto di regista principale presso il teatro Berliner Ensemble presente tutt’oggi sito nel quartiere Mitte.
Brecht è fermamente convinto dei principi di stampo marxista-leninista che il governo sta adottando, ma non è per niente d’accordo su come si stia organizzando la cultura del paese. Il suo teatro realistasi contrappone in maniera netta con il teatro realista sovietico che veniva invece imposto. Molti testi di Brecht vanno contro i dettami del realismo socialista, questi ultimi hanno larghissima diffusione tra i giovani letterati e intellettuali dell’est. rappresenteranno una forte forma di opposizione culturale. (negli anni 50 celebrerà eventi storici) La sua opposizione è silente, la sua impostazione teorica aveva carattere politico e operativo-pragmatico. La teoria era per Brecht alla base per una nuova letteratura impegnata. Quest’ ultima doveva avere riferimenti politici in modo da portare alla formazione di una nuova società, doveva inoltre insegnare come organizzare una società stabile. Negli scritti di Brecht troviamo sempre una contrapposizione, antitesi e tesi sono sempre presenti, vi è sempre una confutazione. Altro elemento di successo è senza dubbio il suo stile umoristico, satirico e ironico che andava a contrapporsi con quello del realismo socialista. Brecht sugli avvenimenti del 17 giugno 1953. La prima cosa Bertolt Brecht fece dopo le rivolte del 17 Giugno del ‘53 fu mandare una lettera a Walter Ulbricht.
Altri sei testi pubblicato qualche anno dopo su un’altra rivista della DDR, dopo per la prima volta vengono riportati con il titolo di “Buckower Elegier”. I testi rimanenti vennero pubblicati postumi, nel 1969. Il titolo “Buckower Elegier”, letteralmente significa “Elegie di Buckow” ma, in realtà, rappresenta anche un giro di parole. “Buckower” infatti, rimanda all’aggettivo “bucolico” e ricorda le “Bucoliche” di Orazio e di Virgilio. Questi rappresentano due riferimenti letterari che Brecht aveva avuto sempre davanti durante la composizione di questa raccolta. -la bucolica è un genere di poesia pastorale che è caratterizzato in genere da un’idealizzazione della vita campestre. I componimenti di poesia pastorale sono in genere molto brevi, ed in effetti, anche quelli di Brecht lo sono. Il titolo però non si ferma solo a “Buckow” ma porta dentro di sé anche la parola “Elegie”. L’elegia è una forma poetica usata sia nel mondo greco che latino, costituita da una struttura metrica ben precisa nata come pure forma. In un secondo momento, si applica alla forma dell’Elegia anche un contenuto. La parola deriva dal greco “elegos” e significa “lamento funebre”. L’elegia infatti, era una recitazione accompagnata dal flauti che aveva un tono oggettivo e che portava sulla scena poetica un io lirico che non rappresenta il poeta ma una maschera, un figurante che parla per la collettività (tutto questo nella tradizione greca). Nel mondo latino invece, il termine “Elegia” ha un tratto più autobiografico. Anche qui esprime il lutto ed il dolore di una perdita ma l’io lirico è soggettivo, riferito al poeta. Nell’indeterminatezza fra la tradizione greca e latina, si trovano proprio le poesie di Brecht (l’io lirico in alcuni momenti è molto personale mentre in altri è collettivo). Esse sembrano mettere in campo una poesia quasi pastorale dove c’è una forte componente ideale della natura ma allo stesso tempo percepiamo la presenza della personalità di Brecht oltre a una trasmutazione dell’io lirico in collettività ed il lamento per le condizioni degli eventi del 17 Giugno. Queste poesie vengono riscoperte più o meno nel 1986, prima di allora se ne parlava poco perché esse ad una prima lettura sembrano veramente testi bucolici in cui il poeta contempla e parla della natura. Soltanto grazie al lavoro del giornalista Helmut Koopman, uno dei più grandi studiosi di giornalistica mondiali, è possibile dimostrare che questi testi non riguardano solamente la natura ma sono esempi di raffinatissima lirica politca.
Per capire quanto questi testi, che sembrano poesia bucolica, siano in realtà testi con un grande sfondo politico si può prendere innanzitutto il motto che apre la raccolta e che rappresenta lo spirito che spinge Brecht a scrivere. Apparentemente il testo sembra avere come oggetto la natura e descrive le difficoltà di un uomo di fronte un ostacolo che il paesaggio gli mette davanti, ovvero la mancanza di vento che gli permette di stendere la tela e navigare. Allo stesso tempo però nel testo c’è una riflessione sulla necessità di attivarsi nel momento in cui non si hanno gli strumenti per affrontare le situazioni ->se anche il vento ci fosse e io non avessi la vela per navigare, dovrei crearmela lavorando. L’immagine della vela da spiegare per navigare è un concetto molto antico che viene proprio dai modelli di Orazio e di Virgilio. Spianare la vela significa buttarsi in una nuova avventura, significa buttarsi nell’ignoto. Nel caso di Brecht essa diventa metafora del fatto che sta iniziando a scrivere poesia (deve imbarcare la penna per fare un viaggio attraverso il testo). L’idea di base quindi è che per dire la propria, bisogna mettersi in movimento, bisogna agire. Prendere la penna è la premessa principale affinché si possa produrre un’idea, una condizione per il viaggio. Attraverso queste parole possiamo vedere inoltre l’intenzione di ritornare all’impegno politico, preso attraverso la penna appunto. !vela->metonimia della penna
Brecht, sempre ispirato dagli eventi del 17 Giugno, scrive una lettera a Peter Suhrkamp, direttore di una delle più famose case editrici tedesche. In essa, egli anticipa il pensiero secondo cui la rivolta fosse un evento positivo. Specifica poi di aver atteso quasi un trentennio che i lavoratori si organizzassero e reagissero contro le decisioni prese dal governo però sostiene di aver visto qualcosa che non era la conquista di una libertà collettiva. Secondo lui infatti, quello che veniva rappresentano in rivolta era ancora una libertà personale perché appunto i lavoratori non erano stati capaci di organizzarsi. Dunque se da un lato notò il lato positivo di unirsi e combattere, dall’altro nella lettera fa delle considerazioni che giustificano le azioni dei carri armati. “Sulla strada, fin dalle prime ore del 17 Giugno, si sono uniti in modo grottesco, tracce di lavoratori e lavoratrici con ogni tipo di giovani declassati che si sono ammassati in colonna alla porta di Brendeburgo, a Postdamer Platz e al ponte di Warschauer ma anche con le brutte, brutali figure del tempo nazista, i nativi indigeni che da anni non si vedevano comparire sulla scena e che invece sono sempre stati lì” Brecht dunque condannava la violenza usata dai lavoratori, il fatto di aver ceduto ad essa e di non essersi pacificamente arresi alle misure messe in campo dallo stato. Secondo lui la violenza era scoppiata perché dei vecchi nazionalsocialisti avevano preso il comando di questi gruppi usando i metodi a cui erano abituati in passato. “I discorsi così cambiano radicalmente. Mentre gridavano la fine del governo fu detto “appendeteli” e la lotta ha preso la regia. Intorno a mezzogiorno, come nella DDR, a Lipzia, Halle e Dresda, le dimostrazioni avevano cominciato a trasformarsi in agitazioni e il fuoco
aveva ripreso ad avere il suo vecchio ruolo nel mondo. Per l’intero giorno, attraverso la RIAS (emittente) che aveva cancellato ogni altra sua programmazione, furono fatti discorsi infuocati, la parola “libertà” fu pronunciata da voci eleganti, ovunque erano a lavoro le forze che giorno e notte pensano al benessere dei lavoratori e della piccola gente, e che promettono quell’altro stile di vita che alla fine conduce sempre e solo a un certo numero di morti. Lì sembravano esserci signori pronti a portare i lavoratori dalla strada direttamente nella libertà delle fabbriche manifatturiere. Per più ore fino all’ingresso della forza occupante (l’esercito), Berlino è stata sulla soglia di una terza guerra mondiale.” Il fatto che nelle lotte per strada ci fosse stata l’influenza dei vecchi nazionalsocialisti si vedeva proprio nel mondo in cui esse subito erano sfociate in violenza. Dalle parole “via il governo” si passa quasi subito a “appendeteli”, vere e proprie manifestazioni verbali di violenza che non sono, secondo Brecht, nell’ottica della rivolta del proletariato che dovrebbe avere un altro modo di risolvere le situazioni. Quello di cui Brecht si sta lamentando è che gli eventi del 17 Giugno hanno messo in pericolo la solidità della DDR ed hanno riportato in auge le forze fasciste che, attraverso la violenza, avrebbero potuto gettare tutto il paese nel caos. Egli conclude la sua lettera dicendo che è d’accordo sul fatto che l’esercito sia intervenuto perché se non l’avesse fatto sarebbe scoppiata una terza guerra mondiale. La lettera a Suhrkamp si conclude proprio con le parole “Nella lotta contro il fascismo io sono dalla parte della SED”. Egli non ha dubbi, bisogna condannare la violenza fine a sé stessa, bisogna condannare l’individualismo ma bisogna apprezzare il tentativo di ribellione messo in atto dai lavoratori. Da queste considerazioni deriva la profondità dei testi poetici di Brecht. In essi egli condanna sia le forze fasciste che volevano impossessarsi del territorio sia il cosiddetto “tuismo”(parola molto usata da Brecht, tanto che cerca di scrivere un romanzo del “tuire”, incompleto, in cui un intellettuale vende le sue idee al migliore offerente, mettendole dunque al servizio dell’ideologia dominante, cosa che fa generalmente in un sistema totalitario), ovvero tutti quelli che vendono le proprie idee all’ideologia dominante, per poi mostrare al momento giusto la loro vera faccia -> i fascisti che accettano il socialismo ma appena possono tornano ad usare i loro metodi violenti. Quest’accusa di tuismo è rivolta in particolar modo ad una persona, il segretario dell’unione degli scrittori Kurt Barthel che, tre giorni dopo la rivolta, aveva scritto sul Neues Deutschland una lettera aperta ai protestanti in cui li invita a vergognarsi per tutto quello che avevano f atto. Egli sostiene di aver visto tutti gli operai sulla strada e di averli trovati in salute, dunque chiede il perché della loro protesta. Egli dice “non vi vergognate come mi vergogno io per quello che avete fatto voi? Allora voi dovrete costruire bene e tante abitazioni ed essere molto furbi in futuro prima che vi si possa perdonare la vostra colpa.” Queste parole vengono prese malissimo da Brecht che ritiene il diritto alla protesta (non nei termini in cui era stata prodotta) è un diritto sacrosanto, inalienabile dell lavoratore ed è proprio per questo che scrive uno dei primi testi poetici della raccolta, intitolato “die Lösung” (La soluzione).
La poesia si compone di due strofe ed è ambientata in un paesaggio naturale. All’inizio si ha proprio l’idea di questo testo bucolico dedicato alla natura circostante che nella seconda strofa riflette ,in particolar modo, sul ruolo figurato che ha l’individuo nella società. L’uomo si trova seduto in questo posto bucolico descritto nella prima strofa appunto e sta seduto augurandosi di mostrare delle cose. -come dà un’idea di luogo il testo? E quale idea di luogo deriva da esso? Ad una prima lettura il luogo in cui si trova l’autore non sembra essere positivo ed allegro, questo perché all’interno del testo non ci sono rime o assonanze, che di solito nei testi bucolici sono usati per riprodurre, sul piano sonoro, la sensazione di benessere che un paesaggio naturale può dare. È proprio la sonorità di questo testo il primo elemento che ci porta a considerare il paesaggio come tutt’altro che idilliaco. prima strofa→ ci troviamo vicino la sponda del lago tra abeti e gattici (pioppi bianchi, in tedesco chiamati “Silberpappel”, la presenza dell’argento dunque rende il paesaggio subito più nobile, ha dei rimandi preziosi). Il lago diventa invece un luogo ameno perché, da qualsiasi parte lo sguardo si diriga, è protetto e murato. Gli abeti ed i gatti sono infatti alberi molto alti e a grande fusto che proteggono il lago dell'intromissione di persone estranee. La pianta, nella simbologia legata ad essa, rappresenta proprio la protezione, il cui senso è aumentato dal fatto che non si tratta di un pioppo semplice ma di un pioppo argentato. Il giardino inoltre, non è soltanto protetto dalle piante, letteralmente c’è infatti anche un altro elemento costruito dall’uomo, ovvero il muro ed il cespuglio che, pur essendo naturale, è governato dalla mano umana.
Ci troviamo dunque in un giardino dove sapientemente la natura ci protegge ma è anche l’uomo a decidere di proteggerla, facendone un luogo chiuso non esposto al pericolo degli agenti esterni. Il muro, il cespuglio ed il pioppo diventano dunque un simbolo di protezione, rafforzato anche dall’avverbio tedesco “beschirmt” da Schirm, schermo (schermati da tutto ciò che è fuori da questo spazietto). Tutta la prima strofa dunque, in realtà non è la descrizione di un paesaggio bucolico ma è la metafora di un mondo di protezione che proviene da elementi naturali ed umani, posti uno dietro l’altro grazie all’utilizzo di questi avverbi e aggettivi che sembrano quasi nobilitare la protezione senza togliere però il fatto che ci troviamo in una situazione di costrizione. Il giardino inoltre (nel 3 e 4 verso) mostra un’altra situazione di costrizione. I fiori infatti sono coltivati, nemmeno la natura è libera di crescere spontaneamente in questo luogo. C’è infatti qualcuno che, con tanta saggezza, controlla il ritmo di svolgimento della natura secondo un calendario che è addirittura mensile e che prevede che, da marzo fino ad ottobre, quel giardino pulluli di una vita che però è messa in mano umane. Possiamo dunque vedere come, quella che sembra una situazione idilliaca, è in verità una realtà del tutto costruita, un isolamento dorato ma anche una sorta di prigione che fa cadere il senso di benessere dei primi versi poiché niente sembra essere spontaneo. Ovviamente, il luogo a cui Brecht si sta riferendo in questo momento è Buckow dove sta trascorrendo il suo esilio ma nulla ci vieta di pensare che si riferisca anche a Berlino che la SED sta costruendo secondo delle misure di protezionismo, con saggezza e furbizia e con sempre maggiore precisione. Già dalla prima strofa vediamo dunque il tentativo di unire il concetto di natura con la necessità dell’uomo di controllare le leggi di essa, cioè di controllare ciò che è incontrollabile. Allo stesso tempo, cogliamo da questi versi, il fatto che Brecht si trova in una situazione di privilegio, trovandosi in questo luogo protetto dagli eventi storici che stanno accadendo a Berlino. Abbiamo dunque questa doppia lettura: se da un lato gli alberi lo proteggono da quello che avviene fuori, dall’altro rappresentano una trappola nella quale mano sapienti l’hanno confinato seconda strofa→ il passaggio dalla prima alla seconda strofa mostra proprio il passaggio dalla ristrettezza del giardino alla libertà che invece è consentita all’io lirico perché se è vero che esso nella prima strofa non è nemmeno presente, essendo stato tutto predisposto da mani altrui (alberi dalla natura, muri e cespugli dall’uomo), nella seconda strofa tutto ciò che succede è proprio nelle mani dell’io lirico. L’io sostiene di essere seduto nel giardino vicino al lago, di prima mattina ↦molto importante è la precisazione sul tempo, ci fa capire che egli può decidere quando sedersi, è ancora padrone della sua vita. Egli si augura di potere anche lui (!!molto interessante l’uso di “auch ich” ovvero “anche io” usato anche se nel componimento non ci sono altre persone) un giorno, in qualsiasi condizione esso si trovi, quanto ci sia di buono nel mondo circostante. Nella strofa mancano degli elementi che ci permettano di capirla: manca il termine di paragono con questo “anche io” e manca la precisazione di questa “cosa amabile”, in tedesco rappresentata dalla parola Anghenehm. Questa è una parola chiave del testo che significa “piacevole, una cosa gradita”, l’io lirico dunque spera di poter agire esattamente come chi nella società riesce a produrre quel senso di protezione che può impedire la lotta. Spera che il suo lavoro, la sua
lui. Alzare lo sguardo dalle barriere vuol dire alzare gli occhi oltre gli eventi del ‘17, ovvero guardare la realtà dei fatti senza farsi distrarre dal proprio isolamento a Buckow. Davanti agli occhi del poeta si presenta un trittico di personaggi che passa sulla barca. Questi sono stati interpretati da Koopman come la metafora della triade che serve al poeta per scrivere la poesia cioè osservare la realtà che si ha intorno, riflettere su di essa e dunque capire cosa si deve cogliere e scrivere, che è il principio che sta alla base delle Elegien.La barca che avanza, come anche nel motto è sicuramente metafora di una situazione che avanza, che è in avvenire, che va verso uno sviluppo.A bordo di essa ci sono tre personaggi che rispettivamente rappresentano tre gradi sociali diversi. L’io lirico questa situazione non la vive in prima persona, non partecipa agli eventi della barca ma li osserva da una posizione di ozio/privilegio. Questa inattività alla vicenda è però anche la sua condanna. Anche l’apparizione dei personaggi ha uno svolgimento ben preciso: la prima ad apparire è la suora grassa, con abiti grossi e dunque pesanti dettaglio che sorprende e che non si spiega perché appunto ci troviamo in un Heisser Tag. L’abito pesante della suora cozza incredibilmente con il vestiario del prete, secondo personaggio che ci appare, che è un costume da bagno, indumento ritenuto consono alla situazione di calura in cui ci troviamo ma non in linea con la natura del personaggio.Interessante è che unicamente alla fine arriviamo al motore che manda avanti la barca, a colui che rema, ovvero un bambino che nonostante le difficoltà del calore porta avanti, con tutta la sua forza, questa imbarcazione. Il bambino rappresenta la nuova società dei lavoratori che deve lavorare per portare avanti la società, sottostando sempre e comunque alla vecchia gerarchia sociale che vede alcune classi sociali continuare ad essere privilegiate. Questa immagine comunica la necessità di sviluppare una nuova consapevolezza verso le classi meno abbienti, quelle che devono portare avanti la barca, che sono messe di fronte alla necessità di lavorare per costruire quella che è un’utopia che in realtà dà da mangiare sempre ai soliti individui, ed ecco i vecchi tempi che tornano.Lo sforzo del bambino infatti consente alla suora e al prete di restare nella loro condizione di ozio, dunque, mentre all’inizio l’espressione come “ai vecchi tempi” può essere intesa con sentimento di entusiasmo, in realtà cela un forte disappunto per l’iniquità sociale della scena rappresentata. n.b la natura, la situazione di calura rappresenta gli eventi del 17 Giugno, i lavoratori (rappresentati dal bambino) sono messi a tacere attraverso i vecchi mezzi (suora e prete, nonostante la religione in questo momento rappresenti l’unico baluardo della necessità di riunire le due germanie, che subisce un grande contraccolpo con il rafforzamento delle associazioni giovanili) Parallelismo con Rudern, Gespräche: I ragazzi che scivolano, viaggiano sulla barca sono gli stessi bambini, ritratti come più grandi. Lavorano (remano) mentre appunto discorrono, sulla necessità di continuare a remare ovvero combattere. Interessante è la posizione dell’io lirico di Brecht che sta sempre li a guardare, non è mai lui sulla barca, non è mai lui a remare. L’unica cosa che Brecht può fare è scrivere, nascondere la sua protesta nei suoi versi ed è proprio quello che sta facendo. D’altronde come già detto, sta creando delle metafore che all’inizio nessuno capirà, ed è questo il suo modo di remare. La differenza tra queste due ultime poesie risiede nel fatto che quest'ultima ha un elemento notturno ma nonostante questo gli permetta di creare immagini più particolari, il messaggio più semplice viene affidato proprio a questo componimento. Vediamo infatti la barca di due
ragazzi che remano quindi che lavorano e non hanno nulla da nascondere (a differenza della suora). Si ha dunque un capovolgimento del tempo che è anche un capovolgimento delle due metafore: dove la metafora è più aperta è notte mentre dove la metafora è più sottile, più politica, è giorno come. n.b Brecht non aveva nessuna posizione nei confronti della chiesa, è la DDR ad avere una posizione ambivalente nei suoi confronti, in quanto essa è ancora un grande catalizzatore sociale (catechismo ecc), la gente partecipa alle sua attività ma aveva comunque idee progressiste essendo convinta di dover riunire le due germanie. Per la SED era difficile dunque tenere sotto controllo tutta quella parte di popolazione che aderiva alle associazioni cattoliche o protestanti. La poesia è formata da due strofe di cui la prima è formata da 6 versi e la seconda da due versi Quasi tutto sembra in decadenza ed a parlare è un io lirico ancora una volta nascosto dietro la descrizione di un paesaggio naturale (come in der Blumen garten ). Protagonista in apertura il Silberpappel, il pioppo bianco ma non solo. Ricompare anche il lago, le fucsie e le bocche di leone: tutti elementi naturali che circondano il poeta. Sono tutti elementi che caratterizzano il paesaggio, ancora una volta raffigurati alla luce del sole (ce lo dice il titolo), ma tutti questi elementi oggi sembrano diversi. Il vecchio salice, che è una delle bellezze che caratterizzano il territorio, oggi appare come “una laida vecchiaccia”, una vecchia decrepita. Il lago sembra acqua sporca e le fucsie, fiori molto colorati, spuntano come se volessero far prevalere la loro bellezza tra i più piccole e umili bocche di leone. Il poeta si chiede il perché di questo cambiamento, domanda che non rivolge al paesaggio ma a sé stesso, si chiede perché la sua percezione del paesaggio sia cambiata. La spiegazione è data dagli ultimi versi della prima strofa: il sogno. Il poeta dice di essersi visto additato come un lebbroso, un diverso. Le mani sconosciute rimangono un mistero, ma noi sappiamo a chi appartengono quelle dita puntate: sono dei lavoratori, mani consunte e rotte. In tedesco zerarbeitet (usurate dal lavoro) und gebrochen (rotte). Le mani consunte sono quelle dei lavoratori che lavorano, dei proletari, quelle rotte sono quelle dei lavoratori morti nelle fabbriche, per gli stenti, negli eventi del 17 giugno. Sono mani che non possono più lavorare perché spezzate dalla morte. Il motivo per cui queste mani lo additano non è indicato nella poesia ma sono ipotizzabili: forse perché il poeta non era presente a qualche