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Riassunti delle principali tragedie di Sofocle: Aiace, Antigone, Trachinie, Edipo re, Edipo a Colono, Elettra, Filottete
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
Caricato il 09/11/2017
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Aiace, bramoso di vendicarsi del torto ricevuto dai capi dell'esecito che hanno assegnato le armi di Achille a Odisseo invece che a lui, si precipita di notte fuori dalla sua tenda per sterminarli; Atena però gli ottenebra la mente e lo spinge a fare strage di buoi, poi racconta l'accaduto a Odisseo che sta seguendo le tracce del messacro. aiace compare in scena nel prologo, ancora esaltato e deilrante, esibito cme un fanoccio da Atena davanti agli occhi di Odisseo. La scena è costruita per destare pietà e terrore nel pubblico che contempla la caduta di un eroe. Lo stesso Odisseo passa dalla circospezione alla paura e poi a un sentimento di uamana solidarietà verso il rivale (Nella sorte di lui vedo anche la mia). Aiace rinsavisce e comprende di essersi reso ridicolo; il suo senso dell'onore gli impone il suicidio, da cui tentano invano di diassuaderlo la sua compagna Tecmessa e il coro, formato dai marinai di Salamina, accorsi a consolarlo. Aiace abbraccia per l'ultima volta il figlio e, dopo aver allontanato con un pretesto i suoi amici, si reca solo sulla riva del mare e si uccide gettandosi rendere sulla spada, dopo un nobile monologo in cui si congeda dalla vita. Nella 2^parte del dramma, sopra il cadavere dell'eroe si accende un alterco tra chi vuole rendergli gli onori funebri (il fratello e Odisseo) e i capi dell'esercito (Agamennone e Menelao) che sono decisi ad abbandonarlo ai cani. Infine,Aiace può essere sepolto in modo norevole, come si conviene al suo rango di eroe e di nobile combattente. ANTIGONE Eteocle e Plinice si sono uccisi reciprocamente, affrontandosi alle porte di Tebe. Il nuovo re Creonte, zio dei defunti, decreta che il corpo di Eteocle, morto per la patria, sia seppellito con tutti gli onori, menrte quello di Plinice venga abbandonato ai cani; antigone, la sorella dei due eroi, è però decisa a seppelire Polinice, come impongono i doveri della pietà familiare, e compie l'opera malgrado i consigli di prudenza che le rivolge la sorella Ismene, timorosa di disobbedire alle leggi. Creonte ordina che il corpo di Polinice sia dissepolto e si cerchi il responsabile, scoperta mentre si accinge, per la seconda volta, a coprire di terra il cadavere, Antigone viene trascinata davanti al re. La fanciulla riafferma la giustizia della sua azione, che affonda le radici nelle leggi divine, più forti di quelle umane. Antigone è condannata a morte, nonostante le suppliche del figlio Emone, suo promesso sposo, e viene sepolta viva in una caverna sotterranea. Poco dopo arriva l'indovino Tiresia, che avverte Creonte della contaminazione presente nella città e di terribili avvenimenti che si preprano per la famiglia. Solo allora Creonte cambia idea e decide di liberare Antigone, ma è troppo tardi: la giovane si è impiccata e ai piedi di lei si suicida anche Emone. La moglie di Creonte, Euridice, informata della sciagura, rientra in casa e si uccide a sua volta. Preso dalla disperazione, Creonte è rimasto solo. Caratteristiche Hegel vi vedeva il conflitto tra le due forze più profonde operanti nella storia (famiglia e Stato), entrambe legittimate a imporre le loro leggi. La ragazza inerme e difesa è il simbolo dell'essere umano, che esprime un imperativo morale a cui sacrificare tutta la vita. Creonte ugualmente, nonostante debba così calpestare i suoi affetti. Antigone vuole rendere pari onore a due consanguinei perchè, se insepolti, i morti vagavano come anime per sempre. Il conflitto con Creonte si sviluppa attorno al concetto di "filia": per Creonte è il vincolo di lealtà che unisce individui dello stesso gruppo, per Antigone è la vicinanza di coloro che hanno lo stesso sangue. La sua ribellione è contro la famiglia e l'autorità patriarcale; ma non è un fanatica, poichè opera secondo le leggi necessarie della città: pietà religiosa e culto familiare, e perchè sceglie di rimanere sola pur di perseguire il suo obiettivo. TRACHINIE Deianira attende ansiosamente il ritorno del marito Eracle, lontano da molto tempo, di cui nulla più si sa. Viene portata una buona notizia: Eracle è vivo, anzi ha compiuto una nuova impresa conquistando la città di Ecalia ed è prossimo al ritorno; alla notizia del successo dell'eroe segue l'ingresso in scena di una schiera di prigioniere, catturate da Eracle. Deinanira viene a sapere che è per amore di una di essere, la giovane e bella Iole, che Eracle ha espugnato Ecalia: pur essendo
abituata alle molte infedeletà del marito, si tormenta per la gelosia e si ricorda allora di un filtro d'amore che il centauro Nesso le aveva donato in punto di morte, raccomandandole di usarlo il giorno in cui avesse avuto bisogno di riconquistare il marito. Dopo averne cosparsa una tunica, la invia in dono a Eracle il quale dopo averla indossata, viene colto da atroci spasmi e in un accesso di rabbia uccide l'araldo Lica, ignaro latore del fatale dono. Deianira apprende ben presto l'effetto funesteso del suo regalo e viene maledetta dal figlio Illo per il suo gesto; senza una parola, rientra nella reggia dove si ucciderà. Poco dopo, Eracle entra in scena su una lettiga, consumato dalla veste avvelenata, desideroso di vendicarsi della moglie, ma dopo aver saputo del filtro di Nesso, comprende che per lui si è avverato un antico oracolo e che la fine è prossima: chiede perciò al figlio di condurlo su una pira e di prendere in sposa Iole. Da quella pira gli dèi lo trasporteranno in cielo e gli doneranno l'immortalità. EDIPO RE Su Tebe regna Edipo, che dopo avere risolto l'enigma della Sfinge ha avuto in premio il trono e la regina Giocasta in moglie, senza spere che in realtà è sua madre. In città scoppia un'epidemia che fa strage degli abitanti; per porre fine alla pestilenza si inviano messaggeri a Delfi e l'oracolo di Apollo fa sapere che il male cesserà quando verrà trovato l'assassino di Laio, il precedente sovrano. Edipo si incarica di far luce sul'omicidio: come primo atto, maledice il colpevole, chiunque sia, e lo condanna all'esilio. L'indovino Tiresia, convocato per aiutare le ricerche con le sue doti profetiche, dapprima rifiuta di parlare ma poi, incalzato dalle domande di Edipo, rivela che il responsabile del delitto è lo stesso Edipo. La moglie di Edipo, Giocasta, vedova di Laio, invita il marito a non prestare fede agli oracoli e gli rivela che, nonosatnte l'antico vaticinio secondo cui Laio sarebbe perito per mano del figlio, il re è stato ucciso lontano da casa, all'incrocio di tre vie e suo figio esposto subito dopo l nascita. A questo punto Edipo comincia a temere, perchè ricorda di aver ucciso un uomo a un rtivio, anche se è ancora convinto di essere figlio del re di Corinto, Polibo, e della sua sposa Merope: un oracolo gli aveva preannunciato che avrebbe ucciso il padre e sposato la madre, sicchè l'eroe era fuggito da Corinto per far rimanere lontani da questi orrendi crimini quelli che credeva i suoi genitori. Poco dopo, un messaggero riferisce la morte proprio di Polibo e contemporaneamente Edipo apprende di esserne solo il figlio adottivo: quello tesso messaggero lo aveva avuto in consegna da un pastore sul moonte Citerone, dove Laio aveva fatto abbandonare il figlio, e lo aveva affidato a Polibo. Gicoasta capisce e rientra sconvolta nella reggia. Frattanto viene convocato un vecchio pastore, unico testimone sopravvissuto dell'omicidio di Laio, che ammette di avere a suo tempo portato Edipo in fasce sul Citerone cosi il cerchio si chiude. Edipo, distrutto da queste rivelazioni, si precipita nella reggia, da cui poco dopo esce un nunzio che riferisce che la regina si è impiccata mentre Edipo si è accecato con le sue fibbie nella camera nuziale. Rientra Edipo, con le orbite vuote e insanguinate, balbettando parole sconnesse. La tragedia si chiude con l'arrivo di Creonte, divenuto il nuovo reggente di Tebe, che fa riportare Edipo nella reggia in attesa che si decida la sua sorte. Caratteristiche Freud lo interpreta come l'esempio mitico del funzionamento della psiche inconscia nella sua pulsione segreta verso la figura materna, creando un altro mito (mitopoiesi). Quest'opera è la più esemplare nel rappresentare la caduta di un uomo a causa di un'αμαρτια (atto colpevole involontario). Il racconto era già stato narrato da Omero e dai poeti del ciclo tebano; la struttura canonica si deve a Sofocle: la presa di coscienza del protagonista che scopre il suo passato; il destino si compie drammaticamente. Emergono poi temi cari a Sofocle e alla cultura ateniese. Sofocle non fa capire se ritiene Edipo colpevole (di essersi sottratto all'oracolo) o innocente (ma vittima di un destino ingiusto), ma è facile credere che vada per la seconda poiché lo descrive come esempio della fragilità della sorte umana. Dopotutto è proprio Edipo a maledire sé stesso e a consegnarsi ai demoni punitori. Orgoglioso, si isola perché unico a voler sapere, mentre tutti cercano di rimuovere il segreto: non esita davanti agli aspetti segreti della sua natura. Diventa cosi eroe dell'intelligenza che da sola si pone come misura dell'interpretazione della realtà, pur con le sue sconfitte.