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Appunti per esame di teorie delle scienze sociali.
Tipologia: Appunti
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Riassunto libro teoria sociologica Ritzer. Capitolo 1 Breve storia della teoria sociologica. La nascita della sociologia. Non si può stabilire una data di inizio della sociologia, diciamo che, le persone hanno elaborato diverse teorie su di essa. Richard Olson ha individuato le radici della tradizione sociologica, nella metà seicento. Nell’ottocento, iniziano i pensatori identificabili come sociologi. Le rivoluzioni politiche. Con l’avvento della rivoluzione francese del 1789, fu la causa principale della nascita delle teorie sociologiche. Era una vera e propria spinta positiva al cambiamento sociale, ma anche negativa. Gli studiosi dunque, cercavano nuove modalità di ordine per la società che erano state sconvolte dalle rivoluzioni politiche. Argomenti di studio di: Compte, Durkheim e Parsons. La rivoluzione industriale e la nascita del capitalismo. Con la rivoluzione industriale, si ha la trasformazione del mondo occidentale, che smise di essere un sistema di produzione agricolo. Nascono le burocrazie economiche per fornire servizi alle industrie, nasce dunque il sistema economico capitalistico. Sistema che, porterà a disparità sociali, ecco perché nascono i movimenti operai, movimenti radicali per abbattere il capitalismo. Il capitalismo sconvolge la società occidentale, ecco perché Marx, Weber, Durkheim e Simmel analizzano questo contesto storico. La nascita del socialismo. Il socialismo, nasce contro la serie di mutamenti che affrontano e contrastano il sistema industriale e del capitalismo. Marx fu un attivo sostenitore del rovesciamento del sistema capitalista, per poter affermare l sistema socialista. Weber e Durkheim invece erano contrari al socialismo, anche se riconoscevano i problemi. L’urbanizzazione. In seguito alla rivoluzione industriale, molte persone abbandonarono le campagne, per trasferirsi in città, perché avevano una maggior opportunità lavorativa. Questo fenomeno causò numerosi problemi: sovraffollamento, inquinamento etc… i sociologi che ne parleranno saranno Weber e Simmel. La prima scuola americana sociologica, è quella di Chicago, in cui si studiò il tema della città. Il mutamento religioso. I mutamenti sociali, provocati dalle rivoluzioni, portarono ad un effetto profondo sulla religione. I sociologi difatti, avevano una formazione religiosa, e dunque trasferivano alla sociologia gli stessi obbiettivi. Desideravano migliorare la vita delle persone. Lo sviluppo della scienza. I sociologi si occupavano molto di scienza, e volevano utilizzare altre scienze come basi per la sociologia. Il rapporto tra scienza e sociologia, tutt’oggi è molto dibattuto, diciamo che negli stati uniti è presente la predominanza che la sociologia si auna scienza. L’illuminismo. L’illuminismo costituisce uno snodo decisivo per la sociologia. L’applicazione del metodo scientifico alle questioni sociali trova qui le sue radici. La centralità della ragione, porta i filosofi a superare i sistemi irrazionali. I sociologi influenzati dall’illuminismo sono: Alexis, Tocqueville e Marx.
Auguste Compte (1798-1857). Fu il primo ad utilizzare il termine “sociologia”, egli sosteneva che lo studio della sociologia doveva essere di carattere scientifico. Detestava l’anarchia e criticava i pensatori che avevano posto le basi dell’illuminismo e della rivoluzione. Il suo sistema filosofico era il “ positivismo ” o filosofia positiva, per contrastare la filosofia distruttiva. Si distingue infatti dai controrivoluzionari cattolici francesi per due motivi:
Secondo Marx, tra lavoro e natura umana c’è una stretta relazione, corrotta dal capitalismo, chiamata alienazione. Marx analizzò la nostra relazione al lavoro nel periodo capitalista, capendo che non vediamo più il lavoro come espressione dei nostri scopi. Il lavoro con il capitalismo si riduce ad un mezzo per guadagnare denaro, le strutture causano dunque l’alienazione , che provoca effetti devastanti alla produzione capitalistica sugli esseri umani e sulla società. Si istituiscono così il sistema di due classi , i capitalisti e gli operai, i capitalisti però hanno:
Marx nota che nella società capitalista, lo sfruttamento è necessario per l’economia, è impersonale e oggettivo. Gli operai non producono più i propri mezzi di sussistenza, sono costretti a diventare “l’esercito di riserva” dei disoccupati. I capitalisti pagano gli operai meno di quanto producono e tengono per sé il rimanente. Questa pratica, Marx chiama plusvalore , è la differenza tra il valore del prodotto quanto è venduto e il valore degli elementi utilizzati nella fabbricazione. Le imprese trasformano il profitto in una base per la creazione di ulteriore plusvalore. Non è solo un concetto economico, è una particolare relazione sociale. Il capitalista è indotto a incrementare il profitto al fine di accumulare e investire più capitale. La lotta di classe. Per Marx gli individui formano una classe , nel momento in cui condividono una situazione di lotta con gli altri a partire dal plusvalore. C’è conflitto tra coloro che assumono i lavoratori a salario e coloro il cui lavoro è trasformato in plusvalore. Ciò produce classi. Per Marx esiste una classe quando i componenti sono coscienti della loro relazione conflittuale con le altre classi, la chiama classe “per sé”, al contrario classe “in sé” se non hanno consapevolezza. Marx individua due classi : la borghesia e il proletariato. La borghesia, sono i capitalisti dell’economia moderna, possiedono mezzi di produzione e impiegano il lavoro salariato. I proletari, sono gli operai, tra questi si crea un conflitto. La religione. Marx vede la religione come un’ideologia. Credeva che la religione, riflettesse una verità, però capovolta rispetta alla realtà. Ossia, il popolo non riesce a vedere che la propria miseria, oppressione sono prodotte dal sistema capitalistico. Non si pone contro la religione, ma contro un sistema che richiede l’illusione della religione. Per Marx la religione rappresenta la seconda forma di ideologia, descrivendo l’ingiustizia del capitalismo come una prova di fede e trasferendo ogni cambiamento rivoluzionario nell’aldilà. Capitolo 3 Emile Durkheim. Introduzione. Sono 2 i temi principali di Durkheim: la priorità della società rispetto all’individuo, l’idea che la società possa essere studiata scientificamente. Per lui la società è composta da fatti sociali. Una delle finalità principali, era riuscire a fondare la sociologia come disciplina autonoma. Durkheim credeva che la sociologia, come idea, fosse nata in Francia nel xix secolo, voleva trasformare questa idea in una disciplina, un campo di studio ben definito. Per separare la sociologia della psicologia, Durkheim sostenne che avrebbe dovuto riguardare lo studio dei fatti sociali. Per rendere autonoma la sociologia, bisogna orientarsi verso la ricerca empirica. I fatti sociali. I fatti sociali sono le strutture, delle norme e dei valori esterni e cogenti rispetto agli attori. L’idea di trattare i fatti sociali come cose e di studiarli empiricamente. Dobbiamo studiare i fatti sociali acquisendo i dati dall’esterno della mente mediante osservazione e sperimentazione. Durkheim fornì due modi per definire un fattore sociale:
Durkheim credeva che la causa transizione della solidarietà meccanica a quella organica fosse la densità dinamica. Si riferisce a un numero di persone che compongono la società e alla somma delle interazioni che si svolgono. Più persone significa aumento della competizione per accedere a scarse risorse e più interazioni, significa una lotta più intensa per sopravvivere tra componenti simili della società. I problemi si risolvono con la differenziazione, con l’emersione di nuove forme di organizzazione sociale. La divisione del lavoro consente alle persone di agire. Inoltre comporta maggior efficienza, facendo aumentare risorse e rendendo più pacifica la competizione per accedervi. Nelle società a solidarietà organica , meno competizione e più differenziazione consentono alle persone di cooperare maggiormente e di essere supportati dalle stesse risorse di base. Il suicidio. Durkheim decise di studiare il suicidio, perché si tratta di un fenomeno concreto, specifico di cui vi erano dati abbastanza accessibili. Voleva dimostrare la potenza della sociologia. Durkheim voleva spiegare le differenze tra le percentuali dei casi di suicidio , capire perché un gruppo avesse una percentuale in più, i fattori sociali lo potevano spiegare. Propose 2 metodi:
Per Durkheim la vera causa di suicidio risiede nella società. Ammette che alcuni suicidi siano normali, la società moderna ha visto una crescita patologica dei suicidi egoistici e anomici. La divisione del lavoro , afferma che l’anomia della cultura moderna è dovuta al modo anormale con cui il lavoro è organizzato. La regolamentazione sociale e l’integrazione sono troppo deboli e favoriscono l’aumento di suicidi anomici e egoistici. Lo stato moderno è distante dall’individuo per esercitare la propria influenza con forza e continuità. La chiesa fatica a svolgere funzioni integranti, anche la famiglia fallisce nel suo compito perché è soggetta alle stesse condizioni corrosive che fanno aumentare i suicidi. Durkheim suggerisce il bisogno di una diversa istituzione basata su gruppi occupazionali. Capitolo 4 Max Weber. Introduzione. Weber (1864-1920) si opponeva all’esercizio astratto della teoria. Le sue teorie sono incorporate nella ricerca empirica, di solito di tipo storico. La metodologia condizionò la sua ricerca e la combinazione tra le 2 sta alla base dell’orientamento teorico. Storia e sociologia. Weber diversifica storia da sociologia. La sociologia , cerca di formulare concetti e uniformità generalizzate dei processi empirici. La storia è orientata sull’analisi causale e alla spiegazione delle azioni, delle strutture e personalità individuali, cha abbiano significato culturale. Weber si occupò di amalgamare le due discipline. Weber è un sociologo torico , la storia è costituita da eventi empirici unici. Pensava che la storia riguardasse propriamente tanto l’individualità, quanto la generalità. Weber rifiutava l’idea di cercare un singolo agente causale lungo al storia. Weber credeva che la storia fosse composta da un insieme di fenomeni specifici, per studiare i quali occorreva elaborare una varietà di concetti destinati a essere utili per la ricerca del mondo reale. Il compito della sociologia , è ricostruire concetti, che la storia avrebbe usato per l’analisi causale di fenomeni specifici. Weber cerca di conciliare l’universale, perseguendo una scienza che rendesse conto della natura della vita sociale. Tipi ideali. Un tipo ideale è formato dall’accentuazione unilaterale di uno o più punti di vista e dalla sintesi di diversi fenomeni concreti individuali, che si organizzano a punti di vista unilaterali, per realizzare un costrutto analitico unificato. È dunque un concetto costruito da uno scienziato sociale, basato sui propri interessi e dell’orientamento teorico , di cogliere caratteristiche essenziali di qualche fenomeno sociale. Sono dispositivi euristici: sono utili e vantaggiosi per la ricerca empirica e per comprendere un aspetto del mondo sociale. I tipi ideali sono concetti logicamente costruiti, potrebbero riflettere gli interessi del sociologo. Il tipo ideale si poteva individuare induttivamente dal mondo reale della storia sociale. I concetti dovevano essere empiricamente adeguati, i ricercatori dovevano per prima cosa immergersi nella realtà storica. I tipi ideali non dovevano essere né troppo generali né troppo specifici, non doveva essere per forza positivo o corretto. Il significato delle loro componenti dovrebbe essere compatibile e ci dovrebbero aiutare a comprendere il senso del mondo reale. L’azione sociale. Tutta la teoria di Weber, si basava sul concetto di azione sociale. Distinse tra azione e comportamento puramente reattivo. Il comportamento riguarda un automatismo che non richiede processi di pensiero. Si presenta allo stimolo e avviene un comportamento. Si concentra sull’azione, che implica l’intervento del pensiero tra il verificarsi dello stimolo e la risposta finale. Si ha un’azione quando gli individui attribuiscono
3. La razionalità sostanziale : ordina direttamente l’azione. Implica una scelta di mezzi per raggiungere scopi all’interno del contesto di un sistema di valori. Si presenta trasversalmente dal punto di vista storico, culturale ovunque vi siano i postulati di valore. 4. La razionalità formale: implica il calcolo di mezzi-fini. Si svolge rispetto a regole, leggi e norme universalmente applicate. È la forma oggettivata, istituzionalizzata e sovra-individuale, che si incarna nella struttura sociale e si approccia agli individui come fosse qualcosa di estraneo ad essi. La religione e la nascita del capitalismo. Weber si interessò del rapporto tra una varietà di religioni nel mondo e lo sviluppo di un sistema economico capitalistico soltanto in occidente. Weber era interessato alle idee delle religioni del mondo, allo spirito del capitalismo e alla razionalizzazione come sistema moderno di norme e valori. L’etica protestante e lo spirito del capitalismo. Weber ricostruì l’impatto del protestantesimo , indaga la relazione tra religione e capitalismo moderno in gran parte del mondo. Non collegò il sistema ideale all’etica protestante, lo collegò al sistema di idee, lo spirito del capitalismo. L’etica protestante non riguarda la nascita del capitalismo moderno, ma le origini di uno spirito particolare che contribuì a incrementare il capitalismo moderno razionale, fino all’egemonia nel mondo economico. Una prova del ruolo del protestantesimo si trova se ci si rivolge a paesi con sistemi religiosi misti. Studiando i territori, egli scopre che reggevano il file del sistema economico. Il protestantesimo è una causa determinante nella scelta di queste occupazioni e, per contro, che le altre religioni non avessero sistemi ideali in grado di spingere gli individui verso queste vocazioni. I calvinisti non cercavano consciamente di creare un sistema capitalistico. Il capitalismo fu una conseguenza imprevista, dell’etica protestante. Il calvinismo , fu la religione su cui Weber si soffermò maggiormente. Una caratteristica, era l’idea che soltanto un ristretto numero di persone fosse eletto per la salvezza. Implicava l’idea di predeterminazione: l’uomo era predestinato alla salvezza o alla dannazione. Così per ridurre questa incertezza, i calvinisti escogitarono l’idea che si potessero usare dei segni. Occorreva lavorare duramente, perché ci sarebbe stato modo di scoprire i segni della salvezza. Il calvinista doveva dedicarsi totalmente all’attività terrena per divenire l’uomo di vocazione. Richiedeva autocontrollo e stile di vita rigoso. Il Dio dei calvinisti non pretendeva, dai suoi fedeli, opere buone, bensì l’insieme di opere erette a sistema. Il calvinismo produce un sistema etico, un gruppo di persone, i primi capitalisti. Capitolo 4 Georg Simmel. (1858-1918) Introduzione. Georg Simmel è soprattutto noto come microsociologico, con un’attenzione particolare per la ricerca sul piccolo gruppo, che poi sarebbe sfociata nell’interazionismo simbolico e nella teoria di scambio. L’interazione sociale. Simmel è noto nella sociologia contemporanea per i modelli, forme, dell’interazione sociale, Simmel sostiene che l’interazione (associazione) tra attori consapevoli e che il suo intento è di osservare le interazioni. La diade e la triade per Simmel c’è differenza tra i due termini Diade: coppia di persone non c’è una struttura di gruppo indipendente, ciascun membro mantiene un alto livello di individualità
Triade: gruppo formato da 3 persone ha la possibilità di raggiungere un significato che va oltre gli individui coinvolti, costituisce dunque una minaccia all’individualità, provocando un effetto livellatore. Il movimento della diade alla triade è fondamentale per lo sviluppo di strutture sociali che possono separarsi dall’individuo e dominarlo. Questa possibilità non esiste nella diade. La cultura oggettiva La cultura oggettiva secondo Simmel: l’uomo produce cultura grazie alla sua capacità di reificare la realtà sociale. L’uomo conserva la capacità di creare e ricreare la cultura, ma la tendenza a lungo termine della storia è che la cultura esercita una forza sempre più coercitiva dell’attore. Individuò un certo numero di componenti della cultura oggettiva, ad esempio strumenti, mezzi di trasporto, prodotti della scienza, tecnologia, arti, linguaggio, sfera intellettuale, saggezza convenzionale, dogmi religiosi, sistemi filosofici, giuridici, codice morali e idea di patria. L cultura oggettiva cresce con la modernizzazione e grazie alla conoscenza scientifica, e il numero dei componenti dell’ambito culturale cresce ogni volta. La preoccupazione di Simmel era la minaccia che la cultura oggettiva rappresentava per quella soggettiva. L’idea di Simmel era verso un mondo dominato da culture individuali, ma veniva sempre meno la possibilità di realizzare questa idea, è a questo che si riferiva quando parlava di tragedia della cultura. Infatti la cultura oggettiva soverchia quella individuale. La tragedia della cultura La causa della disparità è la divisione del lavoro nella società moderna. L’individuo altamente specializzato non riesce più a cogliere la cultura, perdendo così la capacità di controllarla. Un esempio è il linguaggio, è diffuso ma le abilità linguistiche dei singoli individui sembrano peggiorare; lo sviluppo della tecnologia porta alla diminuzione della manualità. Le relazioni tra le persone sono altamente specializzate e impersonali. Alla fine il denaro diventa il simbolo e il principale motore dello sviluppo di un modo relativistico di esistere e consente di ridurre i fenomeni. Simmel non voleva tornare ad un’epoca più primitiva e semplice, ma ci avrebbe messo in guardia contro i pericoli seduttivi associati alla crescita dell’economia monetaria e alla cultura oggettiva del mondo moderno. Nell’economia moderna ci sono anche aspetti positivi: 1- Permette di entrare in contatto con molte persone 2- I nostri doveri nei confronti degli altri sono limitati 3- Consente alle persone di trovare gratificazione 4- Le persone hanno più libertà di essere se stessi 5- Più capaci di conservare e proteggere 6- La separazione dei lavoratori dai mezzo di produzione consente libertà alle forze produttive 7- Il denaro aiuta le persone a diventare più libere dai gruppi sociali La teoria sociologica moderna: le scuole principali parte 2. Capitolo 6 sintesi storica della teoria sociologica: i sec. XX e XXI Capitolo 7 lo struttural-funzionalismo, la teoria dei sistemi e la teoria del conflitto.
Parsons si occupò del rapporto tra attori e strutture; definì l’integrazione di modelli valoriali e disposizioni di bisogni “il teorema dinamico fondamentale della sociologia”. Il ruolo è svolto dai processi dell’interazione e della socializzazione. Era interessato ai modi in cui le norme e i valori di un sistema si trasferivano agli attori interni del sistema. Le norme e i valori sono interiorizzate, gli attori di fatto si pongono al servizio del sistema. Parsons sosteneva che gli attori sono ricettori passivi del processo di socializzazione. Quest’ ultimo termine è concettualizzato come un processo conservativo in cui le disposizioni-bisogni vincolano i bambini del sistema sociale. Dunque c è poco spazio per la creatività. Vede la socializzazione come un’esperienza che percorre tutta la vita. Nonostante le conformità indotta da una socializzazione è presente una vasta gamma di varianti individuali nel sistema. La socializzazione e il controllo sociale sono i meccanismi sociali che consentono al sistema sociale di conservare il proprio equilibrio. Sistema culturale. Parsons ritiene che la cultura rappresentasse la forza più potente in grado di tenere legati diversi elementi del mondo sociale, ovvero secondo il sistema d’azione. La cultura funge da intermediario tra gli attori e il sistema sociale e integra il sistema di personalità e il sistema sociale. Parsons ha definito il sistema culturale, nei termini della relazione. E’ vista come un sistema ordinato di simboli ricorrenti. La cultura è trasmissibile da un sistema ad un altro, perché ha carattere simbolico (soggettivo) l’abilità di controllare gli altri sistemi di azione dello schema parsonsiano. Sistema di personalità. È controllato non soltanto dal sistema culturale, ma anche da quello sociale. La personalità diviene un sistema indipendente grazie alle sue relazioni con il proprio organismo e all’unicità delle proprie esperienze di vita. La personalità è definita come il sistema organizzato di orientamento e motivazione all’azione del singolo attore. Il bisogno-disposizione, le unità più significative della motivazione all’azione. Gli istinti possono considerare parti dell’organismo biologico, mentre le disposizioni ai bisogni sono tendenze simili, acquisite tramite il processo dell’azione di sé. Parsons distingue ter tipi di bisogno-disposizione:
l’idea che ci dovessero essere dei livelli di analisi funzionale. Spiegò che quel genere di studio avrebbe potuto essere applicato anche alle organizzazioni, istituzioni o ai gruppi. Introdusse anche i concetti di funzioni manifeste e latenti. Funzioni manifeste sono quelle premeditate, la schiavitù, l’obiettivo era quello di incrementare l’economia americana. Funzioni latenti sono quelle non premeditate. Le conseguenze impreviste , le azioni hanno conseguenze premeditate e non. Le conseguenze impreviste e le funzioni latenti non sono la stessa cosa. Ci sono 2 tipologie di conseguenze impreviste:
Etnometodologia: rimanda ai ‘’metodi’’ che le persone usano per realizzare la propria vita quotidiana. E’ lo studio delle procedure, delle considerazioni e dei metodi per mezzo delle quali i membri della società dotano di senso, ordinano e modificano le circostanze in cui si trovano. Fondatore: Garfinkel verso la fine degli anni quaranta del XX sec., ma fu sistematizzata con la sua pubblicazione Studies in Ethnometodology del 1967. Egli considera l’etnometodologia il fenomeno essenziale della sociologia. L’etnometodologia non è una macrosociologia, ma neppure una microsociologia. Gli etnometodologi non si occupano né di macrostrutture né di microstrutture ma delle pratiche che producono entrambi i tipi di struttura, in quanto essi considerano i membri non individui isolati, ma ‘’strettamente e unicamente membri di una struttura organizzativa’’. Dopo circa 10 anni dalla pubblicazione del libro Don Zimmerman sosteneva che vi fossero già molte varietà di etnometodologia. Da qualche tempo l’etnometodologia accusa o ‘’dolori della crescita’’, poiché la sua diversità e i suoi problemi si moltiplicano negli anni, in quanto essa si basa sull’infinita varietà della vita quotidiana, che comporta sempre più studi, più diversificazioni e ulteriori ‘’dolori di crescita’’. Esistono due tipi di lavori in ambito etnometodologico:
1. Studio di ambienti istituzionali: i primi studi avvengono in ambienti casuali e non istituzionali come la casa. Più tardi si iniziarono a studiare le pratiche della vita quotidiana all’interno di ambienti istituzionali quali ambulatori, tribunali, dipartimenti di polizia. Lo scopo era di comprendere come le persone svolgono i propri compiti ufficiali e nel contempo costituiscono l’istituzione in cui il compito è svolto. Per gli etnometodologi le persone non sono determinate dalle regole formali, dalla struttura o dalle procedure ufficiali dettate dall’istituzione ma le utilizzano per realizzare i propri compiti e creare l’istituzione in cui si trovano. 2. Analisi della conversazione: lo scopo è quello di comprendere nel dettaglio le strutture dell’interazione conversazionale. Le conversazioni sono utilizzate per ‘’realizzare’ ciò che avviene tra i due interlocutori. Zimmerman distingue 5 principi fondamentali per analizzare la conversazione: a) Richiede la raccolta e l’analisi dettagliata dei dati che emergono durante gli scambi, non sono soltanto le parole ma anche le esitazioni, le pause, i silenzi,gli schiarimenti della gola, rumori del respiro ecc. b) Deve essere considerato come una realizzazione ordinata anche il minimo dettaglio. c) L’interazione in generale e la conversazione hanno proprietà stabili e ordinate, che sono le realizzazioni degli attori coinvolti. d) La cornice fondamentale della conversazione è l’organizzazione sequenziale. e) L’andamento dell’interazione conversazionale si svolge su base locale, a partire dalla turnazione. Egli evoca la distinzione tra conversazione <
Ritorno al futuro: la sociologia figurativa di Norbert Elias NORBERT ELIAS Ha cercato di superare la distinzione micro-macro e di andare oltre la tendenza di distinguere tra individui e società. CONCETTO DI CONFIGURAZIONE: le configurazioni possono essere intese come processi che implicano un ‘’intreccio’’ tra le persone. Gli individui all’interno delle configurazioni sono presentati come aperti e interdipendenti. Egli rifiuta di affrontare il rapporto tra ‘’individui’’ e ‘’società’’ ma si concentra sul ‘’rapporto tra persone percepite come individui e persone percepite come società’’gli indivudi quanto le società implicano relazioni umane. PROCESSO DI CIVILIZZAZIONE: si interessa ai mutamenti graduali. All’analisi di questi mutamenti è dedicato il libro La civiltà delle buone maniere. Egli si occupa delle connessione tra i cambiamenti della struttura della società e i cambiamenti nella struttura del comportamento e della struttura psicologica. Elias parte dal Medioevo ma riconosce che lo sviluppo della civilizzazione non ha nessuno punto di partenza e né punto di arrivo. Gli esempi più signficativi dell’integrazione tra azione e struttura ANTHONY GIDDENS egli affermò che ogni indagine nelle scienze sociali o nella storia implica una correlazione tra azione e struttura. In nessun modo la struttura determina l’azione e viceversa. Il punto di partenza di Giddens sono le pratiche sociali ricorrenti , secondo la teoria della strutturazione, l’obbiettivo è rivolto alle pratiche sociali che rincorrono in modo strutturato. Il tempo e lo spazio sono molto significativi per la concezione di queste pratiche, le quali ricorrono e sono ordinate nello spazio. Il nucleo della teoria della strutturazione è rappresentato da una teoria della relazione tra azione e struttura. Azione e struttura sono una DUALITA’ (ogni azione sociale implica struttura e ogni struttura implica azione sociale). IDEA DELLA DOPPIA ERMENEUTICA:gli attori sociali non sono gli unici ad essere riflessivi sia gli attori sociali che i sociologi utilizzano il linguaggio: gli attori lo utilizzano per narrare ciò che fanno (egli si rifà all’etnometodologia) e i sociologi lo utilizzano per narrare le azioni degli attori sociali. E’ quindi necessario essere consapevoli del fatto che l’interpretazione che lo scienziato sociale ha del mondo sociale può a sua volta avere un impatto sul modo in cui gli attori studiati interpretano il mondo. PIERRE BOURDIEU la sua teoria è mossa dal desiderio di superare una contrapposizione fittizia tra l’oggettivismo e il soggettivismo, ovvero tra l’individuo e la società. Egli descrive il proprio orientamento come ‘’strutturalismo costruttivista’’. Egli vede il mondo sociale come composto da strutture oggettive che, pur essendo indipendenti dagli attori, possono guidare e limitare i loro pensieri e le loro pratiche. Tuttavia Bourdieu adotta simultaneamente una prospettiva costruttivista che gli permette di occuparsi anche di come nascono certi schemi nella percezione, nel pensiero e nell’azione, oltre che della genesi delle strutture sociali. HABITUS : intende quegli schemi interiorizzati attraverso i quali l’attore percepisce, comprende e valuta il mondo sociale, appresi nella fase di SOCIALIZZAZIONE e che sono il processo di interiorizzazione delle strutture del mondo sociale. Noi siamo il risultato del contesto in cui siamo stati socializzati, anche nelle sue
espressioni esteriori (es. anche il modo in cui ci vestiamo). L’habitus è costituito da strutture sociali incorporate e riflette le divisioni oggettivi che esistono nella struttura di classe, come nelle fasce d’età, tra i generi e tra le classi sociali. Il nostro habitus si assume durante la lunga permanenza in un certo ruolo sociale. Tra coloro che assumono posizioni simili all’interno della struttura sociale, c’è un habitus simile. Non tutti hanno lo stesso habitus: sebbene l’habitus sia una struttura interiorizzata, e quindi limita il pensiero e la libera scelta dell’individuo. Per Bourdieu l’habitus è qualcosa che suggerisce all’individuo cosa dovrebbe scegliere che però lascia una libertà decisionale. Offre all’individuo dei principi attraverso i quali le eprsone possono compiere delle scelte e identificano delle strategie che vengono utilizzate per rapportarsi al mondo sociale. Bourdieu rifiuta l’idea che l’individuo sia un soggetto razionale ma dice che i soggetti possiedono una logica pratica, sono razionali nelle pratiche che compiono. Coerenza interna. Bourdieu è sostanzialmente un relazionista, è un sociologo che risulta centrale perché ci porta a riconoscere che l’habitus non è una struttura fissa, immutabile ma viene adattata dagli individui, si adatta al contesto sociale in cui viviamo. L’habitus è una forma di gerarchizzazione, strutturerà il nostro ruolo all’interno del contesto sociale. L’habitus è qualcosa che possiede un legame dal mondo sociale: è una STRUTTURA STRUTTURANTE ma riflette qualcosa anche dell’individuo: STRUTTURA STRUTTURATA perche riflette le pratiche. L’habitus permette all’attore di dare senso al mondo circostante, ma dall’altra l’esistenza di una varietà di habitus indica che il mondo sociale e le sue strutture non si impongono in modo uniforme. L’habitus è durevole e trasponibile , cioè trasferibile da un campo all’altro; tuttavia è possibile per gli individui avere un habitus inappropriato, e soffrire quindi di: ISTERESI DELL’HABITUS: sebbene sia qualcosa che possiamo mutare lo si può mutare con molta fatica, il nostro habitus principale è qualcosa che facciamo fatica ad abbandonare. L’habitus si manifesta nelle PRATICHE (es. apparecchiare la tavola). CAMPO : è un contesto sociale nel quale si esercitano relazioni di potere ed è una configurazione sociale nel quale noi riversiamo a livello sociale la nostra identità ( ogni sistema sociale ha una moltitudine di campi che sono relativamente autonomi: artistico, religioso,letterario, burocratico; il più importante a livello sociale: potere. Ciascuno di questi campi genera negli attori un insieme di credenze che fanno parte del campo stesso. Ogni campo è immaginato come un campo di basket nel quale ogni attore mette in gioco i propri beni simbolici e gioca una partita per arrivare ad acquisire potere in quel campo che presenta delle regole precise e autonome.) Sono contesti sociali definiti in cui ogni attore mette in gioco diverse forme di capitale che egli possiede e che vengono prodotte, investite,scambiate e accumulate. La distinzione. Critica sociale del gusto. Esamina le preferenze estetiche in diverse classi sociali: il gusto dice è una pratica e cambia notevolmente all’interno delle diverse classi sociali. Vuole capire a cosa serve il fatto che classi sociali differenti esprimono gusti sociali differenti. Il GUSTO è socialmente determinato. Gli abiti che portiamo riflettono la nostra classe sociale. a) Serve a dare all’individuo un’idea del posto in cui si colloca all’interno dell’ordine sociale. b) Serve a unificare coloro che hanno preferenze simili e a differenziarli da coloro che hanno preferenze diverse. Gli individui classificando gli oggetti classificano sé stessi; sulla base delle preferenze estetiche noi classifichiamo gli individui e li classifichiamo in classi sociali. IL GUSTO E’ GERARCHIZZANTE : elemento che riflette la struttura sociale esistente. Il gusto crea relazioni e contribuisce a unificare le classi sociali, che si unificano compatibilmente con la capacità di adattare differenti habitus perché non sono gli individui che gerarchizzano i gusti estetici e quindi danno forma alla classe sociale ma l’inverso: è la classe sociale che dà forma all’habitus, classe sociale che riflette in qualche modo anche il nostro CAPITALE CULTURALE.