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Argomento a scelta orale teologia 1
Tipologia: Sintesi del corso
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“Dio è morto” Nietzsche nella “Gaia Scienza” e nel “Così parlo Zarathustra” => “Dov’è Dio?” Bonhoffer => Concilio Ecumenico Vaticano II => Dei Verbum => Rivelazione => Creazione => Partecipazione Nella natura umana convivono e si oppongono due modelli: il desiderio di ricercare l’Assoluto e il desiderio di essere autonomi, alla legge di Dio si contrappongono le leggi della ragione e quelle naturali. L’uomo con la propria ragione infatti tende ad allontanarsi dall’ordine di Dio. Nella Gaia Scienza e nel Così parlo Zarathustra, Nietzsche, filosofo a cavallo tra 1800 e 1900 teorizza la morte di Dio. Per Nietzsche la morte di Dio significa la decadenza della società e del mondo occidentale a seguito della scomparsa dell’ordine divino. L’uomo secondo Nietzsche si è “allontanato dal Sole per diventare solo”, l’uomo alla ricerca di se stesso mettendosi al centro di tale ricerca diventando non più il soggetto che ricerca ma l’oggetto della ricerca finisce per trovare si solo concependo solo se stesso come il centro dell’universo, come un Sole ma proprio per questo si trova solo come tanti altri soli. Dio è concepito in rapporto con l’uomo stesso, viene proprio teorizzata la sua morte di fronte ad accadimen ti storici quali nazismo, fascismo e bolscevismo. Il teologo luterano Bonhoffer, morto in campo di concentramento a causa delle sue opposizioni ad Hitler, si chiede dove sia Dio di fronte a tale male. Proprio alla luce delle due Guerre, nel periodo postmoderno (periodo storico dopo il periodo moderno iniziato attorno al 1960), la modernità entra in crisi e la Chiesa stessa si chiede come si possa ancora trasmettere il messaggio che Cristo è manifestazione dell’amore di Dio e della speranza. Blumenberg per esempio riteneva che nell’epoca moderna c’era stata una separazione tra i valori della Chiesa e la loro applicazione concreta, dovuto anche al distacco tra la singola persone e l’Istituzione a causa delle forti come di clericalismo che avevano portato il messaggio di Cristo ad essere visto sempre più come un’imposizione portando poi scienze e filosofie ad emancipare l’uomo rispetto a quest’ordine stabilito. Nel 1962 Papa Giovanni XXIII indice il Concilio Ecumentico Vaticano II. Il Concilio durò dal 162 al 1965 e fu presieduto fino al 1963 da Papa Giovanni XXIII e successivamente da Papa Paolo VI. Durante gli incontri del Concilio furono emanati vari documenti, tra cui il “Dei Verbum”, la “Nostra Aetate” (dialogo con le altre religioni per trovare punti in comune) e la “Digitatis Humanae” (ridefinire il rapporto tra uomo e scienza non più in conflitto con la fede). In particolare il “Dei Verbum” emanato il 18 Novembre 1965 tratta il tema della Rivelazione. Dio ha reso possibile l’accesso al mistero di Cristo grazie alla Rivelazione. Interrogare il tema della Rivelazione significa interrogarmi su questioni riguardanti Dio che vanno al di là della conoscenza umana. Con la Rivelazione Dio vuole manifestare e comunicare se stresso per rendere l’uomo partecipe di ciò che trascende la ragione umana. Secondo quando affermato da questo documento del Concilio, l’uomo può infatti conoscere Dio solo a partire dalle cose reali ed in particolare dalla Creazione e dalle esperienze degli Apostoli di Gesù. La Creazione porta in se la somiglianza con Dio e ha in sé il compito di essere testimone dell’atto di amore fatto appunto da Dio (importanza della questione ecologica). L’orientamento della vita della creazione e la vocazione sono proprio Dio dentro tale progetto l’uomo ha un ruolo fondamentale, infatti egli è il fine della Creazione ed è il suo massimo. La creazione porta la somiglianza con Dio ma l’uomo porta con se anche l’immagine. L’uomo tuttavia, con la propria ragione può distaccarsi da Dio e dal suo fine ultimo, cercando di rendersi autonomo. Questo viene indicato con il termine greco antico “ybris”, cioè orgoglio negativo che fa ripiegare l’uomo solo su se stesso. L’allontanamento dell’uomo da Dio è accaduto nel mondo globalizzato a partire da positivismo e scientismo (seconda meta del XIX sec.), nel momento in cui tutto, compresi gli uomini stessi, sembrava potesse essere provato e spiegato dalle scienze: si mette in discussione l’uomo, e con esso anche l’altro da sé, cioè Dio, Egli non è il vero principio unificante, ciò che lo è è solo la ragione umana.
Nel Salmo 8, e nel Primo libro della Genesi (Bibbia), l’uomo è concepito in relazione al creato; Dio ha donato gloria e onore all’uomo, l’ultima cosa creata, chiamandolo a prendersi cura della Creazione con autorità nominando le cose non per puro spirito autoreferenziale ma per servizio al progetto di Dio. L’uomo partecipa alla creazione per conoscere Dio e per creare con lui il suo progetto di amore. Inoltre all’origine dell’esperienza cristiana non c’è l’etica ma un avvenimento, Dio si è fatto uomo nella persona di Cristo per venire incontro all’umanità e di conseguenza per trasformala. La visione cattolica presenta infatti un modello eteronomo in cui si considerano due libertà che interagiscono tra loro; la libertà di Dio di andare incontro all’uomo e la libertà dell’uomo di riconoscere Dio e il suo Amore. Con il Concilio Ecumenico Vaticano II si cercò proprio di riproporre l’esperienza di fede all’uomo moderno: per parlare di Dio all’uomo moderno bisognava partire dal basso (W. Kasper), dall’esperienza vissuta tramandata dalla tradizione. L’esperienza che gli Apostoli che hanno vissuto migliaia di anni deve essere tramandata per trovare le risposte alle domande dell’uomo moderno. La tradizione tramanda l’avvenimento dell’incarnazione di Gesù, Dio che si fa uomo tra gli uomini, dunque gli uomini partecipano, sono coinvolti e Dio si rende approcciabile da loro proprio tramite Suo Figlio. I due pilastri della religione Cristiana sono infatti proprio il divino che si fa uomo, visibile e incontratile e l’atto della passione, morte e resurrezione di Cristo.