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Coscienza argomento a scelta, Appunti di Teologia

L'esame di teologia III inizia solitamente con una domanda a piacere e questo è un riassunto completo sulla coscienza da portare come argomento a scelta. Voto esame: 30

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 21/12/2022

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COSCIENZA
Quando parliamo di coscienza, molto spesso vi è una certa confusione.
Questo anche perché questo termine è presente in varie discipline e scienze umane.
Dunque, spesso non vi è molta chiarezza.
Si dice anche di una persona che “agisce secondo la sua coscienza”, facendo riferimento che non deve
rispondere a nessuno se non a sé stessa.
La definizione principale: Un’istanza che guida ed orienta il cammino per la realizzazione dell’uomo.
Ma di tentativi definitori ce ne sono tanti.
Tutte le definizioni e le realtà a cui fa riferimento la coscienza presentano un aspetto in comune: Ovvero il fatto
che:
- essa si rivolga alla persona
- appartiene strettamente alla persona
La coscienza, in particolare ha 3 funzioni:
1. Venire a conoscenza dei valori e delle norme morali
2. Applicare in maniera concreta i valori nei comportamenti e nei modi di agire
3. Emettere dei giudizi in merito alle persone e agli atti. Dunque, la coscienza si classifica come il centro
delle decisioni che l’uomo prende in rapporto al bene e al male
Il termine “coscienza” non è utilizzato sin dall’AT.
In AT non esiste il termine specifico di “coscienza”, ma si fa riferimento a un altro concetto, ossia il concetto di
cuore”. Secondo il popolo di Israele, il cuore è proprio la realtà, il luogo, in cui l’uomo comprende che YHWH sia
Dio. È un luogo in cui l’uomo si trova da solo con Dio.
Viene messo in evidenza il rapporto di ascolto tra uomo e Dio.
Dio viene rappresentato come un Dio misericordioso Davanti al quale l’uomo può portare le sue colpe e poter
essere salvato e liberato.
Non essendoci il termine di “coscienza”, l’AT non presuppone una conoscenza interna all’uomo che possa
guidarlo nelle sue scelte e nel suo agire quotidiano. Il riferimento che c’è è quello del rapporto con Dio.
Il concetto di cuore è presente anche nel NT (quindi viene ripreso dall’AT), tuttavia viene approfondito ed
ampliato. In particolare, si passa:
da una concezione teocentrica
a una concezione cristocentrica
Il riferimento fondamentale è Cristo, che pone l’agire morale nel cuore ed è proprio nel cuore che l’uomo
riesce a comprendere i valori morali e a decidere come agire.
Fondamentale è poi il contributo dell’apostolo Paolo, il primo autore del NT ad utilizzare il concetto di synedosis
(coscienza). Si tratta di un termine che non è originale di Paolo, ma è conosciuto fin dal I secolo a.C. e si ritrova di
frequente nella filosofia e nell’etica greca e latina. Si tratta tuttavia di un termine generico, che significa “essere
consapevoli, avere consapevolezza, conoscere qualcuno”.
A livello superficiale, possiamo definire la coscienza una capacità interna, innata e propria dell’uomo. Ogni uomo
ha una coscienza (anche i pagani, che non conoscono la legge).
Ogni uomo, quindi, è capace di un giudizio morale.
Per raggiungere la salvezza, tuttavia, questo non è sufficiente: Per raggiungere la salvezza è fondamentale
l’intervento e l’azione salvifica di Dio, in relazione alla coscienza di matrice cristocentrica.
In particolare, in Gaudium et Spes, si definisce la coscienza morale come una realtà nella quale l’uomo conosce
una legge che non è lui a darsi, ma che è Dio a dare.
La risposta che può dare l’uomo è l’obbedienza Nuovamente viene messo al centro il rapporto tra Dio e
l’uomo.
Sempre nella Gaudium et Spes, viene fatta una distinzione tra coscienza fondamentale ed attuale.
- Coscienza fondamentale: Quel principio che ci mostra in che modo comportarci (in particolare, ci dice di
evitare tutto il male ed inseguire il bene)
- Coscienza attuale: Rappresenta un “passo in avanti”. Rientra nell’ambito del discernimento e si
interroga circa la decisione che meglio incarna l’amore.
Oltre a questo, possiamo anche distinguere la coscienza tra:
- Vera
- Erronea
Il fattore determinante e discriminante è dato dalla conformità alla verità oggettiva.
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COSCIENZA

Quando parliamo di coscienza, molto spesso vi è una certa confusione. Questo anche perché questo termine è presente in varie discipline e scienze umane. Dunque, spesso non vi è molta chiarezza. Si dice anche di una persona che “ agisce secondo la sua coscienza ”, facendo riferimento che non deve rispondere a nessuno se non a sé stessa. La definizione principale: Un’istanza che guida ed orienta il cammino per la realizzazione dell’uomo. Ma di tentativi definitori ce ne sono tanti. Tutte le definizioni e le realtà a cui fa riferimento la coscienza presentano un aspetto in comune: Ovvero il fatto che:

  • essa si rivolga alla persona
  • appartiene strettamente alla persona La coscienza, in particolare ha 3 funzioni:
    1. Venire a conoscenza dei valori e delle norme morali
    2. Applicare in maniera concreta i valori nei comportamenti e nei modi di agire
    3. Emettere dei giudizi in merito alle persone e agli atti. Dunque, la coscienza si classifica come il centro delle decisioni che l’uomo prende in rapporto al bene e al male Il termine “ coscienza ” non è utilizzato sin dall’AT. In AT non esiste il termine specifico di “ coscienza ”, ma si fa riferimento a un altro concetto, ossia il concetto di “ cuore ”. Secondo il popolo di Israele, il cuore è proprio la realtà, il luogo, in cui l’uomo comprende che YHWH sia Dio. È un luogo in cui l’uomo si trova da solo con Dio.  Viene messo in evidenza il rapporto di ascolto tra uomo e Dio. Dio viene rappresentato come un Dio misericordioso  Davanti al quale l’uomo può portare le sue colpe e poter essere salvato e liberato. Non essendoci il termine di “coscienza”, l’AT non presuppone una conoscenza interna all’uomo che possa guidarlo nelle sue scelte e nel suo agire quotidiano. Il riferimento che c’è è quello del rapporto con Dio. Il concetto di cuore è presente anche nel NT (quindi viene ripreso dall’AT), tuttavia viene approfondito ed ampliato. In particolare, si passa: da una concezione teocentrica a una concezione cristocentrica  Il riferimento fondamentale è Cristo, che pone l’agire morale nel cuore ed è proprio nel cuore che l’uomo riesce a comprendere i valori morali e a decidere come agire. Fondamentale è poi il contributo dell’apostolo Paolo, il primo autore del NT ad utilizzare il concetto di synedosis (coscienza). Si tratta di un termine che non è originale di Paolo, ma è conosciuto fin dal I secolo a.C. e si ritrova di frequente nella filosofia e nell’etica greca e latina. Si tratta tuttavia di un termine generico, che significa “essere consapevoli, avere consapevolezza, conoscere qualcuno”. A livello superficiale, possiamo definire la coscienza una capacità interna, innata e propria dell’uomo. Ogni uomo ha una coscienza (anche i pagani, che non conoscono la legge). Ogni uomo, quindi, è capace di un giudizio morale. Per raggiungere la salvezza, tuttavia, questo non è sufficiente: Per raggiungere la salvezza è fondamentale l’intervento e l’azione salvifica di Dio, in relazione alla coscienza di matrice cristocentrica. In particolare, in Gaudium et Spes , si definisce la coscienza morale come una realtà nella quale l’uomo conosce una legge che non è lui a darsi, ma che è Dio a dare. La risposta che può dare l’uomo è l’obbedienza  Nuovamente viene messo al centro il rapporto tra Dio e l’uomo. Sempre nella Gaudium et Spes, viene fatta una distinzione tra coscienza fondamentale ed attuale.
    • Coscienza fondamentale: Quel principio che ci mostra in che modo comportarci (in particolare, ci dice di evitare tutto il male ed inseguire il bene)
    • Coscienza attuale: Rappresenta un “passo in avanti”. Rientra nell’ambito del discernimento e si interroga circa la decisione che meglio incarna l’amore. Oltre a questo, possiamo anche distinguere la coscienza tra:
    • Vera
    • Erronea  Il fattore determinante e discriminante è dato dalla conformità alla verità oggettiva.

L’uomo con coscienza vera, è colui che giudica in maniera oggettivamente conforme alla legge di Dio, mentre l’uomo con coscienza erronea abbandona la legge di Dio. Il problema nasce se teniamo conto del fatto che una persona può anche commettere un errore in buona fede  Quindi è necessario distinguere la coscienza tra:

  • Negligente
  • Diligente Coscienza diligente: Si ha quando la persona si impegna a ricercare la verità oggettiva. Coscienza negligente: Se l’individuo si comporta indipendentemente da tale ricerca L’opzione fondamentale Con “opzione fondamentale” si intende la decisione fondamentale che l’uomo prende, in particolare secondo la prospettiva cristiana, con tale decisione che l’uomo prende, egli si abbandona a Dio. Tuttavia, dobbiamo prendere in considerazione la decisione fondamentale e le decisioni singole. Ogni giorno, noi uomini siamo posti davanti a delle scelte, che presuppongono un decidere di sé, un orientamento più o meno esplicito. A questo proposito, Tommaso d’Aquino affermava che per scegliere il bene assoluto (che è Dio), l’uomo deve scegliere un bene finito. I singoli atti sono essenziali poiché presuppongono un nostro orientamento di vita. Secondo la prospettiva cristiana, “l’opzione fondamentale” indica la decisione presa dall’uomo/la risposta che l’uomo fornisce nei confronti del progetto di Dio. Se:
  • Se lo accetta  Si parla di opzione fondamentale positiva (in questo caso, l’uomo decide di vivere in conformità a Cristo e decide di seguire le cosiddette “virtù teologali”, vale a dire fede, speranza e carità.
  • In caso contrario  Si parla di opzione fondamentale negativa (quando l’uomo decide di non accettare il progetto di Dio, vivendo così in direzione dell’egoismo e del male)

IL VALORE DELL’AGIRE CONCRETO, GLI ATTI DELLA PERSONA

Con il termine atti, la tradizione teologica intende non solo azioni, ma anche tutto ciò che rientra nei pensieri, nelle opere. Gli atti umani sono chiaramente sempre compiuti da una persona Attraverso le azioni concrete, l’uomo, non solo dice qualcosa di sé, ma ATTUA sé stesso. Dietro agli atti che una persona compie, dunque, c’è qualcosa di più del semplice atto. Una dottrina che era già conosciuta dalla riflessione di teologia morale tradizionale ha distinto tra 2 diversi tipi di atti:

  • ACTUS HOMINIS = Tutti quegli atti che vengono concretamente/materialmente compiuti da un essere umano, ma non in modo umano, ossia senza l’attivazione della personalità umana dell’individuo (senza che la sua personalità umana si attivi e si esprima - es. quando qualcuno ha un deficit cognitivo o nel compimento di atti sotto effetto di sostanze stupefacenti)
  • ACTUS HUMANUS = Esso si differenzia dall’actus hominis, in quanto è svolto da un essere umano non solo in modo concreto/materiale, ma anche proprio in modo umano (la persona è davvero soggetto dell’atto stesso). Affinché l’atto possa essere realmente humanus, sono necessarie 2 condizioni: o Il soggetto deve essere cosciente (consapevole di ciò che fa) o Il soggetto deve essere libero  L’uomo è costitutivamente ed ontologicamente un essere cosciente e libero. Vi sono poi dei condizionamenti circa la coscienza umana (es. ignoranza, errore, inavvertenza, ma anche le PASSIONI, che non sono assolutamente da trascurare, essendo una componente immancabile della personalità umana). PASSIONI = Tutti quei moti (impulsi, desideri, emozioni sia verso che contro qualcuno o qualcosa) che provengono dalle facoltà sensitive dell’uomo (sensi, affettività, emotività…) e lo spingono all’azione.

Morire ed eutanasia nella storia Purtroppo, è uno dei temi che oggi fa da padrone. Ovviamente è necessario riconoscere che, nel corso del tempo e della storia, si sia realizzato un cambiamento sia nel modo di concepire il morire che nella percezione che il soggetto ha nella propria morte. Philip Aries, in un suo saggio di alcuni anni fa, sottolineava che “ l'antico atteggiamento, in cui la morte vicina e familiare è, al tempo stesso, rimpicciolita e sdrammatizzata, è troppo in contrasto col nostro; della morte noi abbiamo tanta paura da non osar più pronunciare il suo nome… Perciò, quando diciamo di questa morte familiare che è addomesticata, non intendiamo dire che prima era selvaggia e che in seguito è stata addomesticata. Vogliamo dire, al contrario, che è diventata selvaggia oggi ”. Sappiamo che, in passato , la morte appariva più integrata nella vita ordinaria dell'uomo (basti pensare a quella che era la prassi più comune: Si moriva in casa, attorniati dai propri familiari). Oggi , soprattutto in questi ultimi mesi, la morte è diventata una sorta di tabù, che si tenta di isolare e di esorcizzare in diversi modi (a volte anche occultandola, altre volte semplicemente banalizzandola) Quando parliamo di morte, molte volte la nostra attenzione va a toccare alcuni aspetti perché da più parti anche nel corso della storia c'è stata un'evoluzione dell'idea della morte e del morire, soprattutto dal punto di vista esistenziale. In molti casi, si aveva a che fare con quelle che erano le aspettative di una vita ultraterrena. Per esempio, nel mondo greco, questo aveva diverse concezioni della vita ultraterrena e l'espressione “buona morte” con riferimento all’eutanasia veniva utilizzata prevalentemente in riferimento alle modalità con cui si concludeva l'esperienza di una vita).

  • ïNel mondo greco, per un guerriero, la buona morte era l'eroica morte in battaglia. Di questo abbiamo un esempio nell'Iliade di Omero, in cui egli offre una descrizione della morte eroica di Ettore.
  • ïNel mondo della Atene classica, la buona morte era considerata la morte serena del cittadino circondato dall'affetto dei propri cari.
  • ïAlcuni secoli più tardi, con l'influsso della prima cultura cristiana, il concetto di buona morte è assorbito in quello di morte Santa e si riferisce alle modalità con cui ciascuno ha vissuto il proprio rapporto con Dio nella vita terrena e si appresta, nel momento supremo, a viverlo nella vita eterna.
  • ïPer quanto riguarda una cultura laica, potremmo dire che, sul piano esistenziale, soprattutto in riferimento agli obiettivi che la persona si prefigge nella propria vita e nell'eredità di affetti e di idee che vuole lasciare alle generazioni che verranno, sembra esserci un accenno a questa concezione;
  • ïTuttavia, il mondo antico, l'età medievale e anche l'età moderna Hanno trasmesso alcuni concetti di eutanasia
  • ïMa è soprattutto con il ventesimo secolo che cresce la domanda eutanasica e l'eutanasia sociale viene praticata in modo più massiccio. In particolare, nel 1906, il Parlamento dell'Ohio presentò il testo di una legge sull'eutanasia su richiesta. Tale legge dell'Ohio venne respinta dal Consiglio superiore e analoga proposta fu presentata nel 1936 a Londra da una società per l'eutanasia volontaria, ma il progetto fu respinto dalla Camera dei Lords.
  • ïIl primo passo verso l'attuazione di un piano eugenetico si ebbe nel ‘33 in Germania con la legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie e, di lì a qualche tempo, diventerà la legge dell’8 ottobre 1935 per la salvaguardia della salute ereditaria del popolo tedesco. Anche qui veniva autorizzato l’aborto, nel caso in cui uno dei genitori fosse affetto da malattie ereditarie e, parallelamente, venne varata un'intensa campagna di propaganda volta a convincere il popolo tedesco sulla sterilizzazione dell'eutanasia di alcune categorie di persone.
  • ïNegli anni dell'immediato dopoguerra della Seconda guerra mondiale, dal 55 al 60, si sono sviluppate le tecniche di rianimazione, che hanno messo in discussione anche le precedenti metodiche per l'accertamento della morte e si farà sempre più importante la questione concernente lo status dei pazienti in stato vegetativo permanente Di fronte a queste nuove sfide, i movimenti pro eutanasia hanno ripreso a farsi sentire. Infatti, nel 1967, venne coniata per la prima volta l'espressione living will per designare il rifiuto di alcune forme di terapia che in molti casi si configuravano come vere e proprie richieste di eutanasia passiva.
  • ïNel 1973, In Olanda, sorse la società per l'eutanasia volontaria
  • ï’76 Nascono società analoghe in Germania e in Giappone
  • ïNel 1980 viene costituita ad Oxford la Federazione mondiale per il diritto alla morte
  • ïSempre nel 1980, il 5 maggio, la congregazione per la dottrina della fede pubblica la dichiarazione sull'eutanasia, che esprime una netta condanna di tale pratica.
  • ïNel 1983, viene resa pubblica la dichiarazione sulla fase finale della malattia dell'associazione medica mondiale, che, ancora, ribadisce la necessità di curare le persone sofferenti senza sopprimerle
  • ïNel 1984, la Suprema Corte olandese approva la pratica dell'eutanasia a determinate condizioni. Questa prima approvazione dell’84, di fatto, non approva una vera e propria eutanasia, ma depenalizza il ruolo del medico che assiste il paziente in questa richiesta.
  • ïNel 1991, il Congresso degli USA approva la legge sull'autodeterminazione del paziente, che impone agli ospedali il rispetto dei living wills.
  • ïL'anno successivo è l'associazione medica britannica a dichiarare il proprio supporto ai living wills.
  • ïNel 96, il governo del territorio dell'Australia del nord approva la prima legge che consente l'eutanasia attiva volontaria. Tuttavia, tale legge l'anno successivo viene soppressa dal Parlamento federale australiano
  • ï1998 In Cina il governo autorizza la soppressione dei malati terminali
  • ï2001 (10 aprile) In Olanda viene approvata la legge che legalizza l'eutanasia
  • ï23 settembre 2002 Entra in vigore la legge in Belgio che legalizza l'eutanasia
  • ïAnche in Italia è stata fatta una raccolta di firme per chiedere una legge in materia. Eutanasia diretta = vi è l'intenzione di procurare la morte Eutanasia indiretta = non è da definirsi come eutanasia per il semplice motivo che appunto non si cerca direttamente la morte, ma questa può intervenire a seguito diciamo così di quella che è la somministrazione di analgesici per sedare il dolore. Possiamo poi dire che l'eutanasia non coincide con qualunque atto medico che, di fatto, abbia come esito un accorciamento della vita. Infatti, non ricadono nella definizione di eutanasia né la somministrazione di analgesici a dosi convenienti per alleviare i forti dolori impazienti in condizioni terminali, anche se la loro vita ne risultasse abbreviata nè la sospensione di cure che sono definibili come sproporzionate.