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Aristofane (commediografo greco), Appunti di Greco

Appunti su: - vita e fasi - caratteristiche - ingredienti del comico - ACARNESI - LA PACE - CAVALIERI - VESPE - NUVOLE - LE RANE - UCCELLI - LISISTRATA - stile

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 04/08/2022

Giadamg07
Giadamg07 🇮🇹

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ARISTOFANE (pag.418)"
La prima commedia parlava del tema dell’educazione."
I “Babilonesi” conteneva degli attacchi a Cleone e a degli amministratori ateniesi per il trattamento
che Atene riservava a gli alleati della lega delioattica, sfruttati e considerati come sudditi. Nel 426
a.C. infatti Aristofane è portato in tribunale da Cleone, con l’accusa di aver diamato la città
davanti agli alleati; nonostante ciò continuò a bersagliare Cleone (nel 424 nei “Cavalieri”).$"
La prima commedia giunta è gli “Acarnesi” del 425 a.C. %
A dierenza dei tragici che portavano sulla scena una tetralogia, le commedie erano presentate
singolarmente, in totale erano 5 e venivano messe in scena tutte lo stesso giorno dopo i tre giorni
di rappresentazioni tragiche. Di Aristofane ci sono giunte 11 commedie e riportò 5 vittorie. La
sconfitta più clamorosa è quella delle “Nuvole”."
Lavora per 40 anni, durante quali si nota l'evoluzione artistica ed intellettuale del poeta. "
Tradizionalmente si parla di 3 fasi: "
-Le commedie dall’esordio al 421 (la Acarmesi, le Nuvole, le Vespe e la Pace): %
sono caratterizzate dalla presenza di personaggi combattivi, fiduciosi della loro capacità di
incidere sulla realtà e di aermare i loro valori. Aristofane propende per temi di natura politica e
per interventi su questioni di stretta attualità. Il motivo guida è quindi l’aggressione satirica
contro i politici, contro la democrazia radicale e contro i demagoghi. C’è una presa di posizione
pacifista, la parabasi è sfruttata come tribuna per esprimere attraverso il corifeo espliciti giudizi
su fatti, personaggi. Sono commedie in cui trova espressione la $ιαμβικη ιδεα ovviamente
mutuata da giambo. Il linguaggio è crudo e c’è l’aiscrologia. Un aspetto del turpiloquio è la
scatologia (parlare di cacca :]). Da un punto di vista linguistico la comicità è sollecitata dal
linguaggio che sconfina nell’aiscrologia, dall’invenzione linguistica di neologismi e di parole
sesquipedali. "
-Dal 421 fino alla fine della Guerra del Peloponneso (gli Uccelli, le Tesmoforiazuse, lisistrata,
le Rane) : %
è segnato da un crescente pessimismo e dalla predilezione per le soluzioni utopistiche. %
es: negli Uccelli, due cittadini ateniesi, Pisetero ed Evelpide, preso atto dei mali della polis non
fanno nulla per cambiarla, la abbandonano al suo destino e vanno in cerca di una polis migliore. %
es: nella Lisistrata, le donne mettono in atto una rivoluzione perché ritengono che i vecchi
protagonisti della politica, ovvero i maschi, abbiano ormai perso ogni capacità di perseguire il
bene comune. "
-Dal ??? alla morte di Aristofane (Ecclesiazuse e Pluto): %
Aristofane si indirizza verso forme espressive proprie della commedia di mezzo se non della
commedia nuova. Quindi scompaiono tratti fondamentali della commedia di Aristofane, ovvero: %
- la ονομαστι κωμωδειν %
- la violenza verbale%
- i riferimenti all’attualità %
- cominciano ad emergere temi borghesi, spunti mitologici, tipi umani (es: nel “Pluto” c’è
l’anticipazione del tipo astuto, del servo)%
Questa evoluzione si spiega alla luce del quadro storico-politico, nel 404 Atene perde la guerra
del Peloponneso. Se si esclude il periodo dei 30 tiranni la democrazia esce indenne ma diventa
più rigida e le vecchie libertà di insulto non sono più accettate, quindi anche il dibattito
pubblico e il confronti di idee si attenuano. Per cui viene meno il filone politico che alimentava
la commedia. I comici, senza bisogno che una legge limiti la loro libertà, si adattano da soli al
nuovo clima. "
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ARISTOFANE (pag.418)

La prima commedia parlava del tema dell’educazione. I “Babilonesi” conteneva degli attacchi a Cleone e a degli amministratori ateniesi per il trattamento che Atene riservava a gli alleati della lega delioattica, sfruttati e considerati come sudditi. Nel 426 a.C. infatti Aristofane è portato in tribunale da Cleone, con l’accusa di aver diffamato la città davanti agli alleati; nonostante ciò continuò a bersagliare Cleone (nel 424 nei “Cavalieri” ). La prima commedia giunta è gli “Acarnesi” del 425 a.C. A differenza dei tragici che portavano sulla scena una tetralogia, le commedie erano presentate singolarmente, in totale erano 5 e venivano messe in scena tutte lo stesso giorno dopo i tre giorni di rappresentazioni tragiche. Di Aristofane ci sono giunte 11 commedie e riportò 5 vittorie. La sconfitta più clamorosa è quella delle “Nuvole”. Lavora per 40 anni, durante quali si nota l'evoluzione artistica ed intellettuale del poeta. Tradizionalmente si parla di 3 fasi :

- (^) Le commedie dall’esordio al 421 (la Acarmesi, le Nuvole, le Vespe e la Pace): sono caratterizzate dalla presenza di personaggi combattivi, fiduciosi della loro capacità di incidere sulla realtà e di affermare i loro valori. Aristofane propende per temi di natura politica e per interventi su questioni di stretta attualità. Il motivo guida è quindi l’aggressione satirica contro i politici, contro la democrazia radicale e contro i demagoghi. C’è una presa di posizione pacifista, la parabasi è sfruttata come tribuna per esprimere attraverso il corifeo espliciti giudizi su fatti, personaggi. Sono commedie in cui trova espressione la ιαμβικη ιδεα ovviamente mutuata da giambo. Il linguaggio è crudo e c’è l’aiscrologia. Un aspetto del turpiloquio è la scatologia (parlare di cacca :]). Da un punto di vista linguistico la comicità è sollecitata dal linguaggio che sconfina nell’aiscrologia, dall’invenzione linguistica di neologismi e di parole sesquipedali. - (^) Dal 421 fino alla fine della Guerra del Peloponneso (gli Uccelli, le Tesmoforiazuse, lisistrata, le Rane) : è segnato da un crescente pessimismo e dalla predilezione per le soluzioni utopistiche. es: negli Uccelli, due cittadini ateniesi, Pisetero ed Evelpide, preso atto dei mali della polis non fanno nulla per cambiarla, la abbandonano al suo destino e vanno in cerca di una polis migliore. es: nella Lisistrata, le donne mettono in atto una rivoluzione perché ritengono che i vecchi protagonisti della politica, ovvero i maschi, abbiano ormai perso ogni capacità di perseguire il bene comune. - (^) Dal ??? alla morte di Aristofane (Ecclesiazuse e Pluto): Aristofane si indirizza verso forme espressive proprie della commedia di mezzo se non della commedia nuova. Quindi scompaiono tratti fondamentali della commedia di Aristofane, ovvero: - la ονομαστι κωμωδειν - la violenza verbale - i riferimenti all’attualità - cominciano ad emergere temi borghesi, spunti mitologici, tipi umani (es: nel “Pluto” c’è l’anticipazione del tipo astuto, del servo) Questa evoluzione si spiega alla luce del quadro storico-politico, nel 404 Atene perde la guerra del Peloponneso. Se si esclude il periodo dei 30 tiranni la democrazia esce indenne ma diventa più rigida e le vecchie libertà di insulto non sono più accettate, quindi anche il dibattito pubblico e il confronti di idee si attenuano. Per cui viene meno il filone politico che alimentava la commedia. I comici, senza bisogno che una legge limiti la loro libertà, si adattano da soli al nuovo clima.

Le commedie di Aristofane prendono spunto quasi sempre da un atto di ribellione del protagonista nei confronti di qualcosa che non lo soddisfa. Questo atto di ribellione, in genere, si concretizza in un’idea geniale, fuori dagli schemi e finisce per toccare un l’interesse comune. es: negli Acarmesi, l’aspirazione individuale di Diceopoli che vuole la tranquillità, ben presto si associa con la questione se sia giusto o no continuare la guerra con gli Spartani. es: nelle Nuvole, l’obbiettivo di Strepsiade, che vuole imparare al pensatoio di Socrate come non pagare i debiti, viene assorbito nel problema più generale dell’educazione dei giovani. C’è una sorta di schema ricorrente, per cui l’eroe comico ha una pensata eccentrica e attua questa idea attraverso molte peripezie. E attraverso tentativi di realizzare il suo progetto che può essere l’assicurazione della pace in un momento di guerra oppure una qualche forma di evasione dal contesto Ateniese con la creazione di una società utopica come la città degli uccelli o una città in cui comandano le donne. La commedia si conclude sempre con la sconfitta dell’antagonista che può essere il guerrafondaio, il filosofo, la guerra, un vizio cittadino come la passione sfrenata per i processi o la città stessa. I protagonisti sono di estrazione sociale medio-bassa ma con grandi ambizioni e grandi risorse spirituali e, ingrediente necessario per la riuscita comica, una totale mancanza di senso di inferiorità nei confronti di chiunque, compresi gli dei. es: Trigeo, il protagonista della Pace, è un contadino, eppure mette mano alla grandiosa impresa di salire in cielo su una creatura alata, che è lo scarabeo che si nutre di sterco. Che questi personaggi siano umili di natali ma perseguano percorsi grandiosi è già inscritto nei loro nomi. es: Diceopoli —> dike + polis “città giusta” Lisistrata —> luo + stratas “colei che scioglie gli eserciti” La comicità si affida all’eroe comico, che è astuto, amorale, ma si affida anche alla parodia che consiste nell’imitazione di un modello di registro alto, come l’epica o la tragedia. Questo modello è però deformato in modo da produrre un effetto comico. es: Trigeo che sale in cielo su uno scarabeo che si nutre di focacce di sterco è la parodia di un eroe del mito come Bellerofonte che sale in cielo sul cavallo Pegaso per vincere la chimera. La deformazione è in genere realizzata attraverso elementi di basso realismo, cosa che produce un contrasto paradossale. es: Trigeo va in cielo a cercare la pace e la pace è una bella ragazza. La commedia è caratterizzata da una comicità di presa immediata, ovvero attraverso diversi riferimenti alla realtà corporea, quindi allusioni, doppi sensi osceni, parodie caricaturali di personaggi o situazioni reali. Steiner dice che i personaggi della tragedia non mangiano, non dormono e non vanno di corpo, mentre quelli della commedia fanno tutto questo. Anche la commedia ha un valore paideutico. Però il tragico raccontava episodi del mito in funzione esemplare (indicando come comportarsi), invece il commediografo assumeva la sua funzione paideutica criticando e biasimando e in questo modo indicava come comportarsi. C’è sempre una dimensione fantastica , non c’è preoccupazione di verosimiglianza, c’è anzi una visione di un mondo deformato o assurdo. Il protagonista è un personaggio caratterizzato dalla ambiguità morale. Gli studi di antropologia lo

LE COMMEDIE DELLA PACE

ACARNESI

Albini presenta gli Acarnesi come esempio di riso alla greca per eccellenza. TRAMA (pag.420) Il contadino giusto, Diceopoli , stanco di vedere i raccolti distrutti dalla guerra contro Sparta, si reca sulla collina della ?? per intervenire in assemblea e proporre una tregua. In questo contesto arriva un’ambasceria di ritorno dalla Persia e appare chiaro che gli ambasciatori hanno avuto cura solo di sprecare il denaro per agi e sollazzi.

- Aristofane dà una rappresentazione grottesca dell’assemblea di Atene da cui si vede come Atene stia andando in rovina per la corruzione dei politici. E’ una scena piena di personaggi in cui si vede che l’assemblea di Atene è popolata di cialtroni che vogliono solo imbrogliare, farsi gli affari propri e guadagnare. Per questo il cittadino giusto che vuole solo la pace viene emarginato. Quindi è una derisione della democrazia radicale, in cui i politicanti manovrano la massa. Tra questi imbroglioni emerge un falso ambasciatore, Pseudartabano , (pag. 443-445) che parla un grammelot (emissione di suoni che nel suono, nel ritmo, nell’intonazione alludono ad una lingua senza pronunciarne una parola; dà al linguaggio un’espressività fonica) (pag.446). La radice del nome Pseudartabano è ψευδ “menzogna”, “falso”; Aristofane gli attribuisce un grammelot privo di senso testuale ma tale da sembrare persiano. ACARNESI, 61 - 134 (pag. 443-445) LIBRO Diceopoli invia Anfiteo a Sparta per stringere un accordo privato, ovvero una tregua solo per lui e la sua famiglia. Questi torna poco dopo con tre proposte di tregue, comicamente simboleggiate da tra ampolline che contengono una pace di 5, 10 e 30 anni. Ma è inseguito dagli abitanti del demo di Acarme che vorrebbero continuare a combattere. Diceopoli ovviamente sceglie la tregua più duratura e che ha il sapore migliore. Il coro degli acarmesi, rozzi carbonai, fautori della guerra ad oltranza, cerca di lapidarlo. Diceopoli riesce a sottrarsi alla loro furia e si reca da Euripide per imparare come far valere le proprie ragioni nel pubblico dibattito grazie alla tecnica oratoria. - In questo dialogo, Aristofane introduce alcuni elementi tipici della deformazione comica presenti nella commedia arcaica. Euripide riceve considerazione solo come sofista in possesso di tecniche capaci di confondere e viene presentato vestito di stracci, un allusione al fatto che i suoi eroi erano caduti in rovina o quotidianizzati. Ha tutta una serie di oggetti e accessori (berrettino, un bastone, un panierino e una ciotolina) che indicano proprio la banalizzazione del suo teatro, non poggia i piedi per terra perché il suo teatro è fumoso. In particolare rimanda ad una tragedia che non ci è giunta intitolata Telefo e che suggerisce a Diceopoli il modo per ottenere attenzione. L’unica cosa che Euripide può insegnare è come assumere un aspetto miserando e commuovere così gli interlocutori sulla validità delle sue argomentazioni. Euripide infatti propone a Diceopoli una serie di abiti di scena e alla fine gli offre i cenci di Telefo e gli oggettini necessari a completare il travestimento da oratore efficace. La scena si chiude con un ultima richiesta ovvero quella di avere della verdura, con un allusione alla diceria diffusa tra i comici, secondo la quale Euripide sarebbe stato figlio di un fruttivendola o che porta sulla scena personaggi vestiti di stracci.

A questo punto, Diceopoli, vestito con i cenci degli abiti di Telefo, ritorna dagli Acarnesi ed espone le proprie ragioni, dimostrando che la guerra è nata da futili motivi (ovvero rapimenti reciproci di prostitute tra Megaresi e Acarnesi).

- Il dato non è così strano perché Erodoto aveva posto all’origine della guerra di Troia dei rapimenti di donne (anche in questo c’è la parodia). Ora c’è l’ agone con lo stratego Lamaco (personaggio storico), fautore della guerra. Diceopoli ha la meglio e invita i cittadini delle varie città greche al libero mercato che lui stesso ha costituito e dove vige la pace. Si presentano un megarese e un beota, che in una serie di vivaci scenette comiche, scambiano le loro merci con Diceopoli. Un araldo comunica a Lamaco che deve partire per la guerra e un altro comunica a Diceopoli che è invitato al simposio della festa dei baccanali. Quindi diversamente equipaggiati e atteggiati, i due si avviano alle loro imprese. Lamaco è disperato di non poter gustare il banchetto ed è costretto ad uscire di scena, Diceopoli, pronto per il festino, lo schernisce. Alla fine della commedia Lamaco torna dalla guerra trasandato e sporco, mentre Diceopoli torna dal simposio euforico in compagnia di due belle ragazze e improvvisa con gli Acarnesi (coro) un κώμος. La PARABASI , che si trova prima dell’apertura del libero mercato, abbonda di riferimenti personali perché il poeta, per mezzo del coro, si difende da Cleone, lo stratega democratico e guerrafondaio, succeduto a Pericle, che lo aveva accusato di aver ??? gli ateniesi davanti ai passeggeri presenti alle grandi Dionisae ???? e gli aveva per questo intentato un processo. - (^) Gli Acarnesi vincono il primo premio e questo vuol dire che gli ateniesi non tennero conto delle accuse di Cleone ne però delle critiche rivolte da Aristofane a Cleone, in quanto fu rieletto stratego. - (^) La struttura risente dell’essere dispersiva e articolata in episodi staccati ma ha una struttura abituale. C’è però uno schema triadico abbastanza ricorrente in Aristofane: c’è un problema grande (la guerra), l’eroe comico ha un’ idea geniale ?? (la pace separata) e poi ci sono le conseguenze delle azioni del protagonista. - (^) La comicità prosegue a tutti i livelli, soprattutto con l’idea della pace simboleggiata da tre ampolle. - La commedia si segnala per l’inventiva lessicale ( che ha il suo culmine ne grammelot di Pseudoartabano) e per la politicità.

  • (^) Diceopoli non è un traditore ma un cittadino giusto, come dice il suo nome, è il protagonista indiscusso, i personaggi che gli ruotano intorno vengono assorbiti dai suoi progetti, è il contadino attico astuto grazie alla sua sapienza spicciola, privo di ideali ma che sa portare avanti il suo piano.
  • (^) La commedia dà voce all’ ansia di un ritorno alla pace , ma i tempi per la pace non sono storicamente maturi e Diceopoli lo sa (v 128 “voglio compiere un’azione straordinaria, stessa affermazione di Pisitero negli “Uccelli”, nel momento in cui avanza la proposta di costruire una nuova città sospesa tra cielo e terra). Storicamente la pace si verificherà nel 421, dopo che nel 422 Cleone è morto con lo stratega spartano Brasida ad Anfipoli. Il tema della pace negli “Acarnesi” è trattato in termini individualistici, Diceopoli, ottenuta la pace, non fa nulla per condividerla con gli altri e per trasformare la sua scelta in un fatto politico, anzi, tiene per se l’ampolla della pace trentennale, distribuendone solo qualche goccia qua e là. La SCENA FINALE presenta Diceopoli che si prepara per la festa e Lamaco per la battaglia. Quindi indica il permanere di una profonda divisione: una parte della polis aspira alla pace, mentre un’altra è ancora determinata a portare avanti la guerra. Ovviamente, secondo l’orientamento del genre comico, il tema della pace si accompagna a tratti licenziosi.

La commedia ha una struttura in due blocchi : prima della parabasi c’è il viaggio di Trigeo, dopo le scene sulla terra divise da una seconda parabasi. Il concetto chiave degli Acarnesi è il bisogno di pace, quello della “Pace” è il ruolo dei contadini nel raggiungimento della pace. Aristofane presenta la classe dei contadini come l’unica a impegnarsi davvero per la pace perché è la più danneggiata dalla guerra, in quanto distrugge i raccolti e i campi. Il discorso che fa Aristofane è animato da uno spirito antibellicista.

LISISTRATA

Anche questa è una commedia della pace, del 411, quando Atene si trova a combattere su due fronti dopo che la guerra è ricominciata, contro Sparta e la Persia. La pace non viene fatta dipendere dall’iniziativa di un singolo ma da un’entità collettiva, il popolo delle donne di tutta la Grecia, le quali danno vita ad uno sciopero sessuale. C’è la coscienza, prima assente, che la pace deve essere ottenuta a prezzo di grandi sacrifici, qua rappresentati con l’astinenza sessuale. Un’altra profonda differenza è che nelle commedie precedenti il risultato della pace era il ritorno al sereno lavoro nei campi (cosa che interessa specie una parte dei cittadini), qui invece il premio è l’amore, che riguarda tutti.

COMMEDIE DELLA POLEMICA ANTI DEMAGOGICA

I demagoghi sono i politici più in vista che trascinano il popolo con la loro retorica d’effetto. Il bersaglio privilegiato degli attacchi di Aristofane è Cleone, leader dei democratici radicali tra il 427 e il 422. Cleone svolge nei “Cavalieri” del 424 il ruolo di protagonista, nelle “Vespe” del 422 è invece un personaggio di riferimento. Dopo la morte di Cleone i toni della satira diventano meno accesi.

CAVALIERI

Riportano la vittoria nelle Lenee del 424; il titolo si rivolge alla prima delle 4 classi in cui Solone aveva diviso gli ateniesi in base al censo. I coreuti probabilmente erano travestiti metà da cavalli e metà da cavalieri. La scena è ambientata ad Atene davanti alla casa di Demos, un vecchio che è la personificazione di tutto il popolo ateniese. Paflagone = Cleone I servi si lamentano della sua tirannia. L’oracolo rivela che a Paflagone succederà un individuo ancora più sordido, un Salamaio/Salsicciaio. A questo punto dello scontro Paflagone, furioso per l’insuccesso, sfida il salsicciaio anche davanti al Demos. I due davanti a Demos ricorrono a doni di ogni genere e all’adulazione, i due si affidano al confronto dei loro oracoli personali per dimostrare la loro necessità della propria presa di potere. Mentre Paflagone e il Salsicciaio sono fuori scena a raccogliere nuovi doni, Demos dichiara di comportarsi da stolto apposta per avere benefici sempre più cospicui. Infine, dopo un ultimo scontro giocato sulle specialità culinarie che i due sono in grado di offrire a Demos, il Salamaio ottiene la vittoria definitiva. Il pritaneo è l’alloggio dei magistrati. I “Cavalieri” dal punto di vista drammaturgico costituiscono l’esordio di Aristofane alla regia. Drammaturgicamente hanno una struttura compatta e un numero di personaggi inferiori agli Acarnesi, commedia cronologicamente precedente. Domina la satira politica , con le rotture della finzione scenica in minor parte; il nome di Cleone è citato espressamente una sola volta, ma è evidente che fin dall’inizio la commedia è tutta

COMMEDIE RELATIVE AL MONDO CULTURALE

La satira di Aristofane non risparmia nessun aspetto della vita politica e culturale dell’Atene del V secolo. Tragediografi e commediografi rivali, filosofi o intellettuali sono attaccati e derisi con l’ονομαστι κωμωδειν alla pari dei demagoghi. Le scene più famose del contemporaneo teatro tragico vengono parodiate e inserite nelle commedie. Come in campo politico, anche in campo culturale, Aristofane si presenta in qualità di difensore dei valori tradizionali , quindi i suoi bersagli privilegiati sono i sofisti, tra i quali include Socrate (considerati responsabili della decadenza morale), oltre ai sofisti Euripide (additato come corruttore degli ateniesi e causa della decadenza della tragedia).

NUVOLE

La prima e più importante di queste tragedie sono le Nuvole, messe in scena alle Dionisee del 423 a.C. e giunte terze. Il dramma che ci è arrivato non è l’originale ma un rimaneggiamento d’autore mai rappresentato. La commedia riprende il tema della sua prima commedia (quello dei banchettanti e dell’educazione). Le nuvole sono il coro e i coreuti sono cinti da veli. Le Nuvole sono le nuove divinità venerate da Socrate e dai suoi discepoli, simboleggiano gli argomenti vaghi e inafferrabili dei filosofi, ma anche gli interessi scientifici che hanno soppiantato lo spirito religioso. Possono anche rappresentare i filosofi che sono “acchiappanuvole”. Il protagonista è Strepsiade , ovvero salva boschi. È un vecchio contadino avaro che ha sposato una donna di condizione superiore. Alla nascita del figlio sono scoppiati dei litigi riguardo al nome da dare al bambino: il padre lo voleva chiamare Fidonide, da φείδομαι risparmiare; la moglie lo voleva chiamare con un nome che avesse il suffisso ippos perché rimanda a una condizione nobile. Il compromesso è Fidippide. Il figlio si dedica a una vita dispendiosa al di sopra delle possibilità finanziarie del padre, che si ritrova oppresso dai debiti a causa della passione ai cavalli del figlio. Avendo sentito che un certo Socrate insegna a non pagare i debiti e ad essere dalla parte della ragione (allusione a Protagora quando afferma che è possibile rendere più forte il discorso più debole, massima che non si addice a Socrate), Strepsiade si presenta alla scuola di Socrate, Phrontisterion, pensatoio, luogo dove si medita. Quando Strepsiade bussa alla porta, il discepolo di Socrate che viene ad aprirgli lo tratta male perché gli ha fatto abortire un pensiero (allusione alla maieutica di Socrate). I discepoli di Socrate sono pallidi, sporchi e macilenti: rappresentano la prima caricatura dell’intellettuale e sono mostrati in posture strane (curvi col fondoschiena rivolto al cielo) e indagano proni il mondo sotterraneo. Sono alle prese con i più assurdi quesiti pseudoscientifici: misurano il salto della pulce, sono dediti al culto delle nuvole e trascurano completamente gli altri dèi (riferimento all’accusa di ateismo rivolta a Socrate). Socrate è rappresentato sospeso in alto in un canestro, mentre indaga su problemi fisico astronomici. Strepsiade si è presentato al pensatoio per imparare il discorso migliore e peggiore al fine di potersi sbarazzare dei creditori per mezzo dell’abilità retorica. Quando inizia la scuola Socrate lo inizia al culto delle nuove divinità, Aria, Etere e Nuvole, e lo avvia all’arte della parola, ma Strepsiade confuso dalle dottrine filosofiche non impara nulla. Allora Fidippide, incuriosito dai racconti del padre, viene condotto a forza al pensatoio e nella scuola assiste all’ agone tra i due discorsi personificati: il discorso giusto e il discorso ingiusto, anche chiamati discorso migliore e discorso peggiore. L’agone che si svolge davanti a Fidippide è il centro ideologico del dramma e i due personaggi sono definiti CHREITON e EPTON (comparativi di AGATHOS e OLIGON).

  • L’episodio dell’agone è una novità della seconda edizione e rappresenta la meccanica dei DISSOI LOGOI. In particolare la scena che lo incarna è quella in cui, allievo di Socrate, non riesce a imparare nulla perché Strepsiade rappresenta la mentalità comune, il rozzo contadino ignorante, ma è il tipo umano che interessa ad Aristofane. Poi abbiamo Fidippide che è un bamboccione viziato che pensa solo ai cavalli e alle corse e che la madre ha indotto a frequentare i giovani aristocratici dai gusti stravaganti sperando in un’ascesa sociale. Prima quando il padre lo manda al pensatoio è critico nei confronti di Socrate e dei suoi discepoli, che chiama ciarlatani e facce pallide, ma dopo che è stato condotto al pensatoio a forza ne esce trasformato e entusiasta di sperimentare qualsiasi cosa, anche ciò che sarebbe proibito come percuotere i genitori. Il momento più alto del suo cambiamento si ha quando risolve la lite col padre a suon di botte dimostrando che ha ragione lui. Aristofane diverte il pubblico mostrando una descrizione banalizzata del pensatoio di Socrate e creando il cliché dell’intellettuale pallido nelle nuvole, che esiste ancora per noi. SOCRATE : parte della critica ha ritenuto Aristofane responsabile della successiva condanna a morte di Socrate, anche se tra la rappresentazione delle Nuvole e il processo a Socrate (399) passano quasi 25 anni. Le Nuvole negli agoni teatrali di quell’anno sono sconfitte e questo significa che gli Ateniesi non la pensavano come Aristofane su Socrate, però Platone nell’Apologia di Socrate fa un riferimento polemico alle Nuvole dicendo che è innegabile che di Socrate Aristofane dia un ritratto distorto perché già alla sua comparsa in scena Socrate è appeso a mezz’aria in un canestro mentre dice: “Per l’aria muovo e guardo dall’alto il sole”. È una caricatura : al Socrate di Aristofane sono attribuiti studi e interessi speculativi che nella realtà furono di altri filosofi. Gli vengono attribuite le teorie sui fenomeni naturali di matrice anassagorea o di altri: l'idea del cielo come braciere in forma semi-sferica è di un matematico che si chiama Ippone di Reggio; l’idea che l’aria fosse il principio del tutto risaliva ad Anassimene. Otto anni prima delle Nuvole, Anassagora aveva subìto un processo per empietà: Aristofane attribuisce a Socrate la concezione anassagorea del vortice che in Anassagora è il veicolo attraverso cui il NOUS mette in moto la realtà. Nella commedia ne viene enfatizzato l’aspetto antireligioso perché Socrate dice che non c’è più Zeus e al suo posto regna il vortice e quando Strepsiade nella sua rozzezza intellettuale spiega al figlio cosa insegnano i socratici dice che secondo loro il cielo è un forno che ci avvolge tutto intorno e in cui noi siamo i carboni (idea di Ippone ma vicina a quella di Anassagora che riteneva che il sole fosse una massa di metalli incandescenti). Nelle Nuvole non è maestro di etica, ma caposcuola di una setta di iniziati dedita alla filosofia naturalistica e all’insegnamento retorico sofistico. La assimilazione dei sofisti si spiega perché la dialettica, le opinioni, il principio del giudizio soggettivo sono simili in Socrate e nei sofisti e i due erano accomunati da una ricerca di nobiltà. Le “Nuvole” contengono la denuncia, l’ accusa di ateismo , che consiste nel non credere agli dèi della città e nel venerare entità celesti come le Nuvole. Socrate è rappresentato come ministro dell’aria, dell’etere e delle nuvole. Nella commedia quando Fidippide giura sugli dei, Strepsiade gli fa una lezione sul rifiuto degli dèi tradizionali e sulle entità celesti da venerare come divinità. Nella commedia Socrate è definito “sacerdote di parole vuote” e “meteosofista”. Quando dice al figlio: “Tu giuri per Zeus, ma Zeus non esiste” il figlio gli chiede: “Ma chi ti dice queste cose” e Strepsiade risponde: “Socrate di Melo” (è una confusione tra Socrate e un poeta di Melo accusato di ateismo). Nella scena finale Strepsiade prima abiura il suo ateismo, poi sbeffeggia le divinità di Socrate.

Il discorso migliore polemizza anche contro l’innovazione in campo musicale, per cui i brani lirici erano diventati virtuosismi staccati dall’azione: era una critica già mossa a Euripide. L’altro aspetto è l’ossessiva sessuofobia del discorso migliore perché i giovani durante le attività sportive dovevano attenersi al decoro reprimendo tutta la loro naturalità (riferimento ai genitali e al fatto che i giovani non si volevano ungere sotto l’ombelico, non dovevano lasciare ombre dei loro corpi sotto la sabbia, dovevano evitare tutto ciò che fosse fonte di distrazione). Il discorso peggiore fa solo un’esclamazione di condanna dei gusti passati del discorso migliore. FIDIPPIDE BASTONA SUO PADRE (P.470-473) IL FINALE DELLE NUVOLE (P.474-475) Fidippide ha appreso l’arte di gambare l’interlocutore e la applica col padre picchiandolo violentemente. Tanti sono i riferimenti testuali. Il metodo adottato da Fidippide è quello maieutico- socratico con una serie incalzante di domanda e risposta e c’è una concezione relativistica della giustizia che è la concezione tipica del pensiero sofistico per il quale le leggi sono prodotte dalle convenzioni social e stabilite dall’uomo più forte in un determinato momento.

LE RANE

(pag. 434) Vincono il primo premio alle Ellenee del 405. Contrariamente al fatto che normalmente gli spettacoli non avevano repliche, furono replicate o alle stesse Ellenee o alle Dionisee di quell’anno. ARGOMENTO :

  • (^) Sulla scena ci sono le case di Eracle e Plutone. La commedia si svolge nell’Ade. Ci sono due cori : quello dei ranocchi dello Stige e il coro di iniziati ai misteri di Eleusi.
  • (^) pg. 435 Aristofane riproduce il gracidio delle rane con onomatopee (che diventano un verso ricorrente), che suscitano l’irritazione di Dioniso. Dioniso , spinto dalla nostalgia di un tragico, perchè dopo la morte di Sofocle non è rimasto in città nessun poeta tragico, decide di recarsi all’Ade per riportare sulla terra Euripide. Travestito da Eracle è traghettato da Caronte nell’Ade. Lo accompagna il servo Xantia. Nell’ade Dioniso è costretto a ripetuti scambi di ruolo con il servo per evitare la vendetta di Eaco (uno dei giudici infernali) e per evitare la vendetta di una ostessa, entrambi rapinati in passato da Eracle. La PARABASI è un accurato richiamo alla polis a diffidare di quanti ora dominano la vita politica e a tornare agli antichi valori.
  • Aristofane porta sulla scena la commedia dopo che nel 406 c’era stato un processo contro il collegio degli strateghi che pure avevano vinto la battaglia navale presso le isole Arginuse ma avevano perso la flotta.
  • Quando la commedia va in scena, la città era frastornata per la decapitazione del vertice militare e per il colpo di testa dell’assemblea, capeggiata dall’astro nascente della democrazia Cleofonte e che aveva respinto la pace di compromesso offerta da Sparta.
  • Nella parabasi della commedia Le Rane, Aristofane, di fronte a questo scenario storico, chiede la restituzione dei diritti politici alle vittime della repressione anti-oligarchica, conseguente al

ripristino della democrazia dopo il colpo di stato oligarchico del 411. La parabasi deve parlare di attualità e Aristofane parla con violenza, lancia un appello all’amnistia filo-oligarchica, quindi chiede il perdono dei cittadini compromessi con l’oligarchia e attacca quello che resta dei leader democratici guerrafondai come Cleofonte di cui auspica addirittura la condanna a morte. Da questo punto di vista la commedia è fortemente politicizzata. Dopo la parafrasi si odono le grida di Eschilo e di Euripide impegnati in un AGON in cui si contendono il trono di poeta tragico dell’Ade. Plotone indice una gara scegliendo come giudice Dioniso. Nella gara i due tragediografi si misurano senza esclusione di colpi prima sulle caratteristiche generali delle loro tragedie (temi, personaggi, coro, qualità etiche, funzione didascalica) poi sui prologhi e poi sulle parti liriche.

  • (^) [ pg.436 Alcune espressioni significative usate nell’agone ] Alla fine Eschilo ed Euripide accettano che i loro versi siano pesati su una bilancia. Anche con la pesatura , nessuna delle prove definisce il vincitore. Dioniso, alla fine, decide di dare la vittoria a chi gli darà il consiglio più utile riguardo la città. Vince Eschilo che consiglia di diffidare dei cittadini di cui ora si fidano e di valorizzare coloro che sono nell’ombra. Eschilo dice anche che la soluzione migliore per salvare Atene sia che gli ateniesi considerino come propria la terra nemica e la propria come terra nemica e come risorsa le navi. Questo significa che Eschilo individua nelle navi le migliori risorse e quindi invita a rivalorizzare la flotta, riecheggiando le antiche glorie marinaie di Atene. La vittoria finale di Eschilo, a questi punti, dipende da meriti civili e patriottici più che non una superiorità poetica. La prospettiva passatista del consiglio che Eschilo dà è vicina all’ultimo messaggio di Sofocle nell’Edipo a Colono, quando Edipo invita gli Ateniesi a riappropriarsi delle radici. Per Eschilo le radici di Atene sono nella potenza marinaia. Nel FINALE Eschilo si avvia in corteo sulla terra, disponendo che il trono dell’Ade sia dato a Sofocle. Ci sono alcune incoerenze drammaturgiche : è inconciliabile il progetto di Dioniso di riportare in vita Euripide e la contesa dei due tragediografi per il trono dell’Ade; ora si ritiene che Aristofane, dopo la morte di Sofocle, avvenuta poco prima della messa in scena della “Rane”, abbia cambiato la commedia originaria introducendo il motivo del ritorno sulla terra del poeta più utile alla città, un motivo che se fosse stato vivo Sofocle, non avrebbe avuto ragione di essere. La revisione, molto probabilmente avvenne in breve e non tutte le incongruenze furono sanate. Il tema delle Rane è un tema letterario : questo surreale duello tra Eschilo, morto da moltissimo tempo, ed Euripide, appena morto e sbarcato nell’Ade. Però il fine ultimo della commedia è politico , i giudizi estetici contenuti nella commedia sono dovuti alla diversa valutazione politica che Aristofane ha per Eschilo e per Euripide. Già allora visti alla luce del diverso modo di sentire la tragedia e i suoi rapporti con la polis. Coerentemente con l’ideologia conservatrice di Aristofane, la vittoria è di Eschilo, il maestro della polis, ed è negativo il giudizio politico su Euripide, che, secondo Aristofane, è responsabile di aver svuotato la tragedia del suo valore educativo e di averne causato il declino. Quindi l’esito dell’agone è al tempo stesso letterario e politico. Nel momento in cui Aristofane appoggia in campo artistico i valori del passato la contesa letteraria sui due tragici si lega all’impegno civile di Aristofane che è contro l’eccesso dei demagoghi e gli sconvolgimenti delle istituzioni continua ad indicare i valori della tradizione come gli unici capaci di salvare Atene. Quindi la vittoria di Eschilo è simbolo di un passatismo che nella crisi irreversibile di Atene non ha fondamenti reali, infatti nel 405, la battaglia dei Lospotavi sancisce militarmente la fine di Atene.

COMMEDIE DELL’UTOPIA

Aristofane abbandona i toni accesi dell’attacco diretto ai politici contemporanei per rifugiarsi nell’utopia politica.

UCCELLI

Pisetero ed Euelpide sono due cittadini ateniesi che stanchi della corruzione hanno deciso di recarsi in un luogo tranquillo e sperano che l’ Upupa , re degli uccelli, glielo indichi. I due personaggi vogliono una città APRAGMOON. Sono quindi disgustati dalla POLOPRAGMOSUNEE (“il gran fare”, la grande attività della città e delle sue istituzioni) e vogliono quindi trovar euna città non stressata dalle vicende politiche quotidiane. Per questo si recano in un bosco, il regno degli uccelli. Qui Pisetero ha un’idea che espone a Upupa. —> ( Una volta nel mito, Upupa era Tereo, il marito di Procne, che si era innamorato della cognata, Filomela, e dopo averla posseduta le aveva tagliato la lingua perché non parlasse. Filomela però, con i suoi ricami, informa la sorella con cui organizza la vendetta di uccidere il piccolo nato da Tereo e imbardire le sue carni a Tereo. Il mito termina con una metamorfosi: FIlomela è trasformata in usignolo, Procne in rondine, Tereo in upupa. ) L’idea di Pisetero è quella di fondare una città di uccelli e di cingere le mura. L’idea della fortificazione gli serve per una ragione strategica, siccome lo spazio degli uccelli è a mezz’aria tra la terra abitata dagli uomini e il cielo abitato dagli dei Olimpici, se gli uccelli fortificheranno lo strato a mezz’aria riusciranno ad intercettar il fumo dei sacrifici che i mortali fanno agli dei. Siccome nel folcklore greco si pensava che gli dei si cibassero del fumo delle offerte che saliva al cielo, gli uccelli, intercettando quei fumi, avrebbe potuto iniziare una guerra nei confronti degli dei e ricattarli chiedendo qualcosa in cambio e, di fronte al loro rifiuto, farli morire di fame. Upupa convoca gli uccelli a parlamento per discutere l’idea di Pisetero. Il nome della nuova città è Nubicuculia (“nefelokokkugia”, la città delle nuvole e dei cuculi). Gli uomini potranno vivere in questa città serenamente e restituire agli uccelli l’antico potere che gli dei avevano sottratto loro. Nella PARABASI , il coro degli uccelli loda l’antichissima stirpe degli uccelli e i loro meriti nei confronti degli uomini perché indicano il variare delle stagioni ao contadini, la vicinanza della terra ai marinai, possiedono le ali.

  • (^) La parabasi non esprime più opinioni politiche o ideologiche ma fa considerazioni sulla trama. Dopo che si diffonde la notizia della nuova città accorrono come aspiranti cittadini alcuni personaggi: un sacerdote, un poeta, un venditore di oracoli, un matematico, un ispettore e un mercante di decreti che vorrebbe trarre profitto dalla nuova città. Arriva anche Iride , la messaggera di Zeus, che voleva andare dagli uomini per esortarli a sacrificare agli dei, ma è malamente cacciata. Intanto la situazione in cielo sta precipitando perché la nuova città ha intercettato il fumo dei sacrifici e gli dei ridotti alla fame sono pronti a venire a patti. Ad Atene la novità della città ha riscosso un enorme successo, molti uomini chiedono di avere ali e artigli per far parte della nuova città ed è la peggior genia degli ateniesi perché si presenta un parricida, un sicofante. Ma Pisetero li scaccia. In FINE arriva un’ambasceria formata da Poseidone, Eracle e Tripallo (un dio barbaro) e si negoziano le condizioni di pace. Poseidone, bisbetico, è chiuso ad ogni trattativa; Eracle, il ghiottone, che si lascia distrarre dal fumo di un arrosto di uccellini antidemocratici condannati a morte; Tripallo invece si esprime in un linguaggio strano, usando il grammelot. L’armistizio si farà a patto che Zeus restituisca il potere agli uccelli e dia in sposa a Pisetero la giovane Basilìa (“regalità”). I tre accettano, Pisetero ottiene il fulmine simbolo di regalità e Basilìa con la quale, nel tripudio generale, celebra il gamos (“nozze”). CONTESTO STORICO La commedia si colloca in un momento molto critico per Atene perché nell’estate del del 415 si

era avviata la spedizione in Sicilia e alla vigilia della partenza c’era stata però la mutilazione delle statue di Ermes, non solo ma c’è anche la strage di Melo. Il 415 è l’anno della strage di Melo. E poi viene anche emanato un decreto che limita gli attacchi personali del teatro comico, quindi l’ονομαστι κωμωδειν. Il decreto è temporaneo ma emanato per evitare che il clima di intolleranza degenerasse. Di tutti questi avvenimenti Aristofane non ci parla. Quindi, a lungo, è stata data l’interpretazione che di fronte alla violenza della guerra, Aristofane si sia rifugiato nell’utopia. Gli Uccelli sono una commedia di fantasia? O una metafora politica? Le interpretazioni sono diverse:

  • alcuni considerano la commedia come pura evasione fantastica;
  • altri la leggono come una metafora politica nella quale Pisetero sarebbe il cittadino ideale (secondo Aristofane) e Basilia, la compagna di Pisetero, la personificazione del potere supremo ad Atene;
  • gli antichi però intercettavano gli Uccelli come un progetto rivoluzionario.
  • In una delle υποθησις che i Bizantini anteponevano al testo si dice che Aristofane con gli uccelli avrebbe alluso ad un’altra forma di governo e ad altri governanti. Sul piano dei riferimenti politici, gli Uccelli sono reticenti: la commedia è del 415 ma non allude alla spedizione in Sicilia. Per questo si è pensato che Aristofane abbia presentato il suo progetto rivoluzionario in termini vaghi. (la nostra interpretazione) : La commedia oggi si dice che ha una forte valenza politica perché viene contestata la crescita smisurata di Atene, la burocrazia opprimente, l’apparato giudiziario invadente = la πολιπραγμοσυνη di Atene. I due cittadini ateniesi cercano una realtà diversa; il regno degli uccelli all’inizio è uno stato di natura. Pisetero è l’eroe comico che ancora una volta afferma se stesso nei confronti di un sistema che, per quanto democratico, di fatto opprime le aspirazioni personali (in particolare quelle alla pace e alla serenità). Ciò contro cui si afferma è la polis, perché Pisetero fonda un mega βουλευμα (“un grande progetto”) che è la formazione di Nubicuculia, quindi la città a metà strada tra il cielo e la terra. Quando però si crea questa nuova città celeste di uomini e uccelli, la nuova realtà tradisce le sue premesse. La fondazione della nuova città, anzichè risolversi in un effettivo recupero del potere de parte degli uccelli e nell’instaurazione di un regime diverso, sfocia nell’istallazione di un potere personale di Pisetero. Pisetero ed Evelpide arrivano in uno stato di natura in cui gli uomini non si sono mai insediati. Pisetero fortifica la città e così inserisce il principio di proprietà, quindi un elemento di separazione. All’inizio della commedia è il protagonista che subisce il potere, nella commedia rovescia il rapporto di potere e suo vantaggio. Le trattative con gli dei arrivano a cessione completa da parte di Zeus, del suo potere sul mondo che viene consegnato a Pisetero, che da semplice cittadino diventa re del mondo. PROBLEMA dell’ETICITA’ dell’eroe comico Già visto nei Cavalieri: le commedie spesso non si concludono con il ripristino di un ordine giusto, in cui tutti ricevono il loro trattamento, ma con l’eroe comico in una posizione di superiorità individuale ed egoistica.

ANALISI

Fa parte della trilogia delle donne insieme a Thesmophoriazuse e Ecclesiazuse. Aristofane in questa commedia del 411 torna al tema della pace con una trovata straordinaria, il tema dello sciopero del sesso. È una commedia leggendaria, ma c’è molto di più dell’atmosfera di sessualità trattenuta che sembra esplodere in ogni momento liberando la risata; questa è la trovata comica, ma la Lisistrata ci dice molto anche sulla donna in generale, sulla guerra, sulla pace, sulla cittadinanza stessa, è un testo che mentre trascina per le “allegre vie” del sesso e del doppio senso, fornisce un quadro della vita greca. Lisistrata è una donna che appartiene alla città, una donna comune, le donne ad Atene sono mogli, madri, partecipano alle cerimonie religiose per la componente femminile, ma nella polis non hanno alcun ruolo, non vanno in assemblea, non votano, quindi non hanno voce, la condizione femminile nel V e nella prima parte del IV sec. È riassunta nell’Economico di Senofonte, in cui si dice espressamente che la donna sta in casa, la sfera di pertinenza della donna è l’amministrazione delle faccende domestiche. La distinzione uomo-donna è una distinzione fuori-dentro, le donne non è che siano relegate in casa, escono per andare a prendere l’acqua, per visitare le amiche, alcune addirittura per lavorare, non c’è una reclusione totale, però la sfera dell’uomo è quella esterna, la condizione delle donne è quella di subalternità all’interno. Quando nella “Lisistrata” le donne decidono di ribellarsi, la ribellione diventa in primo luogo spaziale, con la rottura della reclusione. Dietro la guida di Lisistrata le donne occupano l’Acropoli (katalambano). Quindi l’uscita di casa ha un simbolico significato di rottura della reclusione. Il conflitto uomo-donna altera i confini tra maschile e femminile, comporta una sospensione dell’ordine, questa evoluzione è espressa dalla battuta di una donna che rovescia una battuta di Ettore nell’Iliade, ovvero “alla guerra penseranno gli uomini tutti e io sopra tutti”, la donna dice “la guerra sarà cura delle donne che hanno la competenza di dipanare la matassa della guerra perché sono abituate alla tessitura”. Le donne hanno altri saperi specificamente femminili usati in questo momento di emergenza: hanno competenze economiche (amministrazione della casa), hanno esperienza della maternità, della seduzione. La protesta delle donne ovviamente rispecchia la volontà di superare la loro tradizionale esclusione dalla vita politica. Lisistrata rivendica come elementi che legittimano la sua partecipazione alla politica il fatto di essere dotata di nous , d’intelletto, della facoltà di capire le cose, a cui si aggiunge la conoscenza ottenuta con l’esperienza e l’educazione. Non è però un testo femminista , perchè le donne non intendono mantenere il potere conquistato, vogliono solo ricostruire il nucleo familiare che la guerra minaccia di distruggere, chiedendo un ritorno alla normalità; quindi Aristofane non intende proporre una rivoluzione culturale della mentalità ateniese. Lo sciopero del sesso serve a solleticare il pubblico ateniese, proprio perchè è surreale. Una volta raggiunto l’accordo la protesta rappresentata da questo sciopero del sesso rientra e tutto ritorna nella norma, perché nel FINALE un uomo ateniese, uno spartano e un pritano (supremo magistrato di Atene) festeggiano con il coro maschile il ritorno alla normalità con danze festose. Quindi l’orientamento utopistico si esaurisce con la riaffermazione delle norme vigenti: Lisistrata e le compagne tornano a tessere le tele e non partecipano alla celebrazione finale, portano la pace ma non ottengono alcun riconoscimento, l’area di visibilità delle donne rimane il sesso, perchè ottengono un’uguaglianza provvisoria solo quando sospendono la loro disponibilità sessuale.

Aristofane dedica tre commedie alle donne perchè fare delle donne i soggetti della commedia significa intervenire in un problema di Atene (Aristofane ha sempre una capacità di immedesimazione nella realtà). Dando voce alle donne in una prospettiva a loro favorevole è una posizione originale (suoi contemporanei Lisia con “per l’uccisione di Eratostene” dove si descrive la reclusione della donna ateniese e Demostene che dice che per ogni uomo ateniese c’erano tre donne). Il quadro di Aristofane è originale perché anticipa il pothos, il desiderio sessuale delle donne. Lisistrata apertamente rivendica per la moglie un diritto del piacere paritario a quello dell’uomo nell’amplesso, quindi ci sono dei passi della commedia dove la donna emerge come soggetto attivo del desiderio sessuale. Dall’inizio si capisce che il pothos è indirizzato ai mariti che sono lontani in quel momento; le donne hanno quindi il. Pothos, gli uomini la guerra, sono entrambi desideri forti con esiti opposti, quello delle donne è un desiderio centripeto perché trattiene in casa, quello degli uomini è centrifugo, perché porta fuori casa. Quindi il desiderio sessuale delle donne si realizza nel matrimonio, non ci sono riferimenti ad adulteri. Non è possibile una lettura femminista anche perchè le donne non combattono per scardinare il potere patriarcale, l’obbiettivo di Lisistrata non è un potere alternativo, ma è il ripristino di un ordine precedente senza la guerra, le donne vogliono riavere i loro mariti. Dato che la guerra ha potato fuori l’uomo, minano le fondamenta dell’uomo. È una commedia politica e la politicità deriva dalla scelta di Aristofane di proporre valori alternativi preferibili alla guerra, che è sempre un disvalore in Aristofane. La commedia appartiene a un periodo storico ben preciso, nel 413 Atene era stata sconfitta nella spedizione in Sicilia, Tucidide afferma he dopo la sconfitta in Sicilia gli ateniesi non hanno speranza di potersi salvare, quindi Aristofane davanti al vuoto lasciato dagli uomini fa occupare la scena della guerra dalle donne. Il piano di Lisistrata si articola su 2 livelli: a livello privato abbiamo lo sciopero sessuale all’interno dei nuclei familiari, a livello pubblico c'è l'occupazione dell’acropoli da parte delle donne. Questa occupazione ha una duplice funzione, quella tragica di controllare il tesoro dello stato e quella politica di appropriarsi di uno spazio tradizionalmente maschile. Canfora aggiunge poi che portando sulla scena un colpo di stato sui generis e vittorioso che nella finzione scenica impone la pace con Sparta, la commedia rimanda al colpo di stato del 411, al breve governo dei 400 e alla temporanea cancellazione del regime democratico conseguente in un clima di guerra civile. Il giudizio sulla commedia è stato a lungo condizionato dalla sua oscenità, è stata a lungo censurata, ma c’è da tener conto che i parametri morali ateniesi sono diversi da quelli di oggi, per loro non c’era nessuno scandalo, oggi è ritenuta una delle commedie meglio costruite con l’episodio esemplare di comicità dell’incontro tra Cinesia e Mirrine. Il tema della commedia è il problema della guerra comicamente distorto dalle prospettiva delle donne che hanno il sesso come arma contrattuale; gli uomini appaiono deboli, smarriti, incapaci di rappresentare le ragioni dell’imperialismo. Anche se ritorna la critica di Aristofane contro i democratici responsabili del fallimento della guerra, la commedia esprime stanchezza, disorientamento politico, coinvolgendo nella critica anche i democratici moderati, colpevoli di una inconcludente politica di attesa e gli aristocratici filospartani i cui progetti di restaurazione oligarchica minacciavano la democrazia (clima di guerra civile). Il tema politico tuttavia è assorbito dall’orientamento utopistico che sostituisce ai valori ufficiali e i