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La commedia Greca - Aristofane, Appunti di Greco

Commedia Greca: origine, aspetti chiave e fasi Aristofane: biografia, opere: Acarnesi, Nuvole, Vespe, rane, cavalieri,

Tipologia: Appunti

2023/2024

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La Commedia Greca
In Atene la tragedia e la commedia avvengono nell'ambito di feste dionisiache, e in
esse acquisiscono i loro tratti caratteristici: a causa delle regole delle feste sacre, la
commedia e la tragedia devono, per esempio, essere in rapporto di continuità, da cui
risale il parallelismo fra i termini. Ma le due rappresentazioni non sono nate
contemporaneamente, anzi sono indipendenti l'una dall'altra.
Fasi della Commedia Attica
Commedia antica (ἀρχαία): V secolo, massimi rappresentanti Cratino, Eupoli e
Aristofane. La commedia archàia è nutrita di impegno politico e spinge la satira
fino all'attacco personale, secondo il principio dell'onomastí komodéin (deridere
una persona con il suo nome); inoltre utilizza elementi fantastici e utopici. Dal
486 a.C. con l’istituzione degli agoni comici fino al 388 con Pluto di Aristofane.
Commedia di mezzo (μέση): dal 388, anno del Pluto di Aristofane, fino al 322,
anno della prima opera di Menandro. Maggiori rappresentanti Antifane,
Anassandride, Alessi.
Commedia nuova (νέα): ha inizio al termine del III secolo (322) e ha come autori
di spicco Dìfilo, Filèmone e Menandro. A causa del crollo della polis l’uomo non
viene più rappresentato come cittadino ma come individuo.
Dopo quest'ultima fase il genere comico non scompare, ma si trasferisce a Roma,
con i commediografi latini di palliatae.
Commedia antica
Le origini della commedia sono avvolte nel mistero; di sicuro si sa che i primi agoni
comici si ebbero nel V secolo (il primo concorso ufficiale ad Atene è del 486 a.C.).
Aristotele ipotizza due ipotesi riguardo alla terminologia del termine:
- κῶμος , "corteo festivo", e ᾠδή, "canto", dalle antiche feste propiziatorie legate al
mondo dell’agricolutura, con riferimento ai culti dionisiaci.
- κῶμη, "villaggio", e ᾠδή, "canto", e quindi "canto del villaggio", in quanto i cortei
festivi si svolgevano in contesti rurali, quindi nelle campagne e nei villaggi.
L’unica certezza sarebbe il legame tra commedia e culto dionisiaco, cosi come nelle
tragedie.
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La Commedia Greca

In Atene la tragedia e la commedia avvengono nell'ambito di feste dionisiache, e in esse acquisiscono i loro tratti caratteristici: a causa delle regole delle feste sacre, la commedia e la tragedia devono, per esempio, essere in rapporto di continuità, da cui risale il parallelismo fra i termini. Ma le due rappresentazioni non sono nate contemporaneamente, anzi sono indipendenti l'una dall'altra.

Fasi della Commedia Attica

Commedia antica (ἀρχαία): V secolo, massimi rappresentanti Cratino, Eupoli e Aristofane. La commedia archàia è nutrita di impegno politico e spinge la satira fino all'attacco personale, secondo il principio dell'onomastí komodéin (deridere una persona con il suo nome); inoltre utilizza elementi fantastici e utopici. Dal 486 a.C. con l’istituzione degli agoni comici fino al 388 con Pluto di Aristofane.  Commedia di mezzo (μέση): dal 388, anno del Pluto di Aristofane, fino al 322, anno della prima opera di Menandro. Maggiori rappresentanti Antifane, Anassandride, Alessi.  Commedia nuova (νέα): ha inizio al termine del III secolo (322) e ha come autori di spicco Dìfilo, Filèmone e Menandro. A causa del crollo della polis l’uomo non viene più rappresentato come cittadino ma come individuo. Dopo quest'ultima fase il genere comico non scompare, ma si trasferisce a Roma, con i commediografi latini di palliatae.

Commedia antica

Le origini della commedia sono avvolte nel mistero; di sicuro si sa che i primi agoni comici si ebbero nel V secolo (il primo concorso ufficiale ad Atene è del 486 a.C.). Aristotele ipotizza due ipotesi riguardo alla terminologia del termine:

  • κῶμος , "corteo festivo", e ᾠδή, "canto" , dalle antiche feste propiziatorie legate al mondo dell’agricolutura, con riferimento ai culti dionisiaci.
  • κῶμη, "villaggio", e ᾠδή, "canto", e quindi "canto del villaggio" , in quanto i cortei festivi si svolgevano in contesti rurali, quindi nelle campagne e nei villaggi. L’unica certezza sarebbe il legame tra commedia e culto dionisiaco, cosi come nelle tragedie.

Struttura della commedia antica

  • Prologo : la sezione della tragedia che precede l’ingresso del coro
  • Parodo : l’ingresso del coro cantando e danzando
  • Agone : in cui si fronteggiano i diversi punti di vista di due personaggi
  • Parabasi : l'aspetto più caratteristico di questa commedia: situata in posizione centrale, interrompe la finzione scenica per parlare di politica: ad un tratto gli attori escono di scena, mentre il coro si spoglia del travestimento e sfila davanti agli spettatori, si ferma e canta o recita di fronte ad esso un ampio brano, discutendo a nome del poeta di argomenti di carattere socio-politico culturale e di temi di attualità della città ateniese.
  • Episodi : le parti recitate dagli attori tra un canto e l’altro
  • Esodo : l canto finale del coro che vedeva l’uscita dei personaggi e del coro stesso. Ogni elemento tipico della struttura della commedia, tranne l’esodo, poteva essere raddoppiato, spostato dalla sua posizione logica o soppresso (kòmos). Sono assenti gli stasimi, perché è il coro ad interagire con il pubblico tramite la parabasi e a conferire maggior dinamismo alla commedia. Caratteristiche La commedia attica è uno spettacolo teatrale con lieto fine , composto da parti recitate e parti liriche (canto con accompagnamento musicale come nella melica corale, metro stichico). Gli attori erano almeno tre , ma in alcune commedie di Aristofane ne compaiono di più. I gesti e i movimenti erano vivaci e talvolta esagerati e accompagnavano costantemente la recitazione , che doveva essere di tipo caricaturale. L’accentuazione dei movimenti era necessaria a causa del tipo di abbigliamento che gli attori erano costretti a indossare e per la lontananza dal pubblico, che rendeva la comunicazione e la recitazione più complicata. Il costume più tipico dell'attore era una calzamaglia a maniche lunghe con una tunica corta dalla quale in alcune occasioni sporgeva un grande fallo di cuoio; gli attori portavano una maschera. Il coro era composto da 24 membri ; partecipava dinamicamente allo svolgimento della vicenda ed era il protagonista assoluto del festoso corteo (kwμoc) che chiudeva le commedie (solitamente alla fine c’era un matrimonio). Il ruolo del poeta comico era di tipo paideutico. Nella commedia attica antica il commediografo assolveva la sua funzione morale e politica biasimando oppure lodando i protagonisti della vita politica e culturale della città, specialmente durante la parabasi. Nella commedia attica antica la comicità era affidata in larga parte alla parodia, all’ironia, alla deformazione della realtà, ma ampio era il ricorso al doppio senso. Commedia antica nella Magna Grecia Nel V secolo a.C. si sviluppano tre generi comici dall’argomento quotidiano 1) Commedia attica
  1. Epicarmo che si diletta nella parodia epico-mitologica

Elementi tipici: Satira politica: Il teatro aristofanesco trova corrispondenza nel suo contesto storico, è attivo nel ventennio della Guerra del Peloponneso, che vide la corrosione degli ideali ateniesi. È dunque un richiamo alla politica dei suoi anni. Attacchi ad personam: feroci e chiari, nei confronti di personaggi specifici Parodia letteraria: Aristofane imita lo stile degli altri autori, ma forzandolo, deformandolo, provocando il riso mediante la parodia Funzione morale: Aristofane è un conservatore e si mostra critico di alcune innovazioni perché crede in un sistema di valori più antico, quello dell’Atene delle guerre persiane. Il teatro mantiene la sua funzione paideutica. Eroe comico: è il protagonista, un umile contadino pacifista, portatore dei vecchi valori che alla fine di ogni commedia prevale, riesce a cambiare la realtà e realizzare la propria volontà. Importanza del coro: Il coro indossa una maschera, una cinta di cuoio che lega alle natiche all’indietro e un fallo in avanti. Dunque un abbigliamento evocativo di riti legati alla fecondità delle campagne e alle feste di Dioniso, le Grandi Dionise, durante le quali si svolgevano questi agoni comici. La scomparsa del coro nella produzione più tarda determina il passaggio alla commedia di mezzo, con Pluto come ultima commedia antica. Agone: è la contesa verbale tra due personaggi, l’eroe comico la usa come strumento per difendere la sua visione, il proprio sogno utopistico da altri personaggi. Parabasi Scurrilità: Aristofane usa tutti i registri stilistici per provocare il riso Struttura La struttura delle commedie aristofanee segue uno schema triadico a) Situazione problematica b) Idea resolutiva dell’eroe comico c) Conseguenze Acarnesi 425 a.C. Trama --> Ambientata ad Atene, in un contesto di guerra, durante il sesto anno della guerra del Peloponneso (Dopo la pestilenza e la devastazione delle terre), Diceòpoli ( nome parlante = "cittadino giusto" o "il giusto nei confronti della città"), un contadino stanco di vedere i suoi raccolti distrutti dai soldati, vuole stipulare una pace personale di trent’anni con gli Spartani. ( σπονδαί --> elemento tipico comico è il gioco di parola: il termine è ambiguo e significa sia libagioni che tregua) Per lui la tregua significa il ritorno ad una vita tranquilla. Dunque,corre subito a casa per celebrare le Dionisie, e insieme a servi e familiari organizza una falloforia. Gli abitanti di Acarne allora minacciano di lapidare Diceopoli e questo riesce ad ottenere il permesso di pronunciare un discorso per difendersi. Per impietosire gli ascoltatori va da Euripide e si fa prestare gli stracci e oggetti utilizzati dai suoi eroi tragici. (Euripide --> attacco ad personam. Fa riferimento ai

personaggi umili rappresentati in alcune tragedie (Elettra che sposa il contadino), prende in giro i suoi natali, nonostante Euripide fosse di famiglia altolocata, e sottolinea l’esperienza di Euripide relativa alla sofistica e ai suoi personaggi femminili, dotati di una certa abilità nell’oratoria.) Così conciato, Diceopoli ritorna dagli Acarnesi ed espone le sue ragioni al coro ( Guerra nata da un motivo banale: i rapimenti di prostitute, fa quindi ricorso alla tradizione epica della Guerra di Troia ), il quale si divide in due fazioni opposte: una parte del pubblico appoggia Diceopoli, mentre un’altra parte chiama in aiuto Lamaco, acceso sostenitore della guerra. L’azione viene interrotta dalla parabasi , in cui l’autore ribadisce la sua ostilità contro Cleone che vuole che la guerra continui, e lamenta l’ingratitudine dei cittadini verso gli anziani combattenti ormai sul lastrico. Inizia qui la seconda parte della commedia, quella destinata a mettere in scena la conseguenze della vittoria ottenuta. Lamaco e Diceopoli si scontrano in un agone, ma Diceopoli ha la meglio e decide di istituire un mercato libero in cui tutti possono entrare, ricevendo la visita di alcuni strani personaggi, attirati dalla prospettiva di poter finalmente vivere in pace. Diceopoli sta preparando un banchetto, quando entra un araldo che comunica simultaneamente a Lamaco che è chiamato in guerra, e a Diceopoli che è invitato a pranzo dal sacerdote di Dioniso. Alla fine, i due rientrano in scena in condizioni ben diverse: Lamaco, ferito, si lamenta in stile tragico, mentre Diceopoli, brillo, è accompagnato da due ragazze (tipica baldoria orgiastica kòmos). Il pacifismo e la corruzione dei costumi Con l'originale trovata di un personaggio che cerca di stipulare una pace tra se stesso e una città nemica, Aristofane introduce come temi il pacifismo e la denuncia della corruzione dei costumi. La guerra del Peloponneso fa da sfondo a quest'opera, in cui la pace viene descritta come portatrice di felicità (il contadino Diceopoli allegro e brillo), mentre la guerra è rappresentata da Lamaco, che torna dalla battaglia ferito. La comicità è conferita da:

- creatività delle situazioni: l’idea della pace separata, la pace presentata in flaconi da annusare, la falloforia di Diceopoli, la casa di Euripide, Lamaco ferito e dolorante, lo strumento gastronomico - invettiva lessicale: quando nell’assemblea iniziale Pseudartabano si esprime in un incomprensibile grammelot. - attacchi politici: contro il cattivo funzionamento delle assemblee, la tracotanza dei militari e dei guerrafondai VV. 1069- Vi si rappresenta un confronto fra Diceopoli, contadino anti-bellicista e difensore della pace, e Lamaco, al contrario, campione della fazione guerrafondaia. Aristofane si serve di una lunga sticomitia per far risaltare il confronto fra i due personaggi totalmente opposti. Diceopoli, infatti, ribalta, verso per verso, tutti i preparativi della

La commedia andò in scena alle Grandi Dionisie del 423 a.C. , ma ottenne un clamoroso insuccesso .. Quando l’opera venne rappresentata per la prima volta, in una versione oggi perduta, gareggiò con altre due commedie: la Damigiana, l’ultima opera del grande commediografo Cratino, ed il Κόννος di Amipsia. Subita quella sconfitta, Aristofane scrisse una nuova versione delle Nuvole , quella che conosciamo oggi, che grazie ad indicazioni presenti nel testo stesso può essere datata tra il 421 ed il 418 a.C., ma per ragioni ignote ed incomprensibili, non venne mai messa in scena dall’autore. Trama --> Il protagonista è Strepsiade, un vecchio contadino di natura semplice, padre di Fidippide, di origini materne nobili. Il figlio, durante la propria vita, aveva sviluppato una profonda passione per gli equini che aveva portato alla nascita di enormi debiti. Strepsiade, non avendo altre soluzioni, propone al figlio di entrare nel Pensatoio di Socrate per apprendere la pratica sofistica del «rendere più forte il discorso più debole», in modo da eludere i creditori. Di fronte al rifiuto del figlio, decide di prendere personalmente parte alle lezioni; incontrato Socrate egli viene a conoscenza delle Nuvole: le sole vere divinità. Strepsiade tenta di apprendere le dottrine socratiche ma per via della propria natura non riesce nel proprio tentativo e si vede costretto a far frequentare la scuola al figlio. Fidippide al pensatoio assiste allo scontro tra il Discorso Giusto che difende costumi e valori del tempo antico e il Discorso Ingiusto che invece difende la furbizia e il cinismo e che sarà proclamato vincitore. Il figlio apprende l'arte e riesce a disorientare i creditori del padre ma ben presto si rivolta contro il padre. Quando Fidippide, poi, minaccia di picchiare anche la propria madre, Strepsiade da fuoco al pensatoio, pentitosi della propria scelta. La critica alla Sofistica Aristofane si schiera contro Socrate, mettendo in ridicolo alcuni dei sui aspetti fisici e caratteriali: Socrate era unico nel proprio genere, un maestro nella propria arte ed era considerato l’unico ad aver compreso come dimostrare la possibilità di qualcosa di impossibile, attraverso la retorica. Il personaggio di Socrate è un sofista strampalato ma astuto, i cui insegnamenti finiscono per corrompere la moralità di chi li segue. A lungo Aristofane è stato reputato dalla critica responsabile della condanna a morte di Socrate, avvenuta nel 399 a.C., tuttavia dalla messa in scena delle Nuvole sono trascorsi quasi 25 anni ed è dunque altamente improbabile che la commedia abbia influenzato la mentalità del pubblico ateniese. Semmai le Rane, rappresentate nel 405, molto più vicine cronologicamente hanno avuto un maggior peso. D’altronde Le Nuvole sono uscite dalle Dionisie del 423 sconfitte e molti altri comici avevano attaccato Socrate nelle loro commedia, non c’era quindi una visione anti- socratica nell’Atene di quegli anni. È possibile che il rapporto tra Aristofane e Socrate non fosse quello crediamo, quindi ostile, dal momento che nel Simposio è affidato ad Aristofane un ruolo importante riguardo la riflessione sul tema dell’amore.

Tuttavia le accuse che il poeta rivolge a Socrate nelle Nuvole; quella di essere ateo naturalista, quella di dedicarsi all’astronomia e alla geologia, e quella di essere un avido sofista, sono rimaste vive per anni e sono state riprese e riformulate da altri personaggi e, ventiquattro anni dopo, rivolte ancora a Socrate in tribunale Nell’ottica di Platone, il rapporto di Socrate con la sofistica è molto diverso da quello che attesta Aristofane. Nell’Apologia viene raccontato di come la visione ridicolizzante degli insegnamenti e della persona di Socrate, lo abbiano profondamente danneggiato e gli abbiano fatto perdere credibilità. Vi è quindi una riflessione su come la Satira possa distruggere l’immagine di un filosofo onesto. Vv 218- Aristofane descrive l’incontro e il “dialogo socratico” tra Strepsiade e Socrate. Aristofane, nella rappresentazione di Socrate sembra ricorrere a un luogo comune: la contrapposizione tra coloro che hanno i piedi per terra e, con il buonsenso, riescono a superare gli ostacoli della quotidianità, e la goffaggine dei «filosofi», che hanno gli occhi costantemente rivolti al cielo, vivono in una cesta, ma o sono degli imbroglioni o, semplicemente, sono incapaci di misurarsi con la realtà. Il personaggio di Socrate viene ridicolizzato, dapprima mediante l’uso del vezzeggiativo e in seguito attraverso la parodia linguistica della filosofia, quando al saluto di Strepsiade Socrate replica dall’alto quasi fosse un dio che si rivolge dal cielo a un mortale. Socrate ricorre poi a una serie di espressioni filosofiche, facendo in particolare riferimento alla teoria di separazione dell’anima dal corpo, che, secondo alcune correnti religiose mistico-orfiche, sopravviveva anche dopo la morte. Vi è infatti un attacco da parte di Aristofane nei confronti di quelle filosofie ingannevoli diffuse ad Atene nel V secolo. Socrate è rimasto sospeso in aria fin’ora, ma al v. 239 scende al suolo, in concomitanza con l’implorazione di Strepsiade di discutere suo problema: ovvero la passione ippica del figlio Filippide, affermando di essere disposto a pagare qualsiasi cifra. Aristofane rivolge indirettamente una critica ai Sofisti che si facevano pagare per i loro insegnamenti, anche se in realtà Socrate non fu mai uno di questi. Accusa di empietà -- > Per quanto riguarda la sua visione religiosa, Socrate stesso nel Fedone platonico affermava di aver aderito da giovane alle teorie di Anassagora, il quale era stato processato per empietà anni prima. Nelle Nuvole Aristofane riprende questa caratterizzazione atea di Socrate e la volge a proprio vantaggio per ricavarne un effetto comico: Alla domanda di Strepsiade risponde infatti con il verbo περιφρονῶ (v 225) il primo dei frequenti doppi sensi che animano la scena: infatti significa, etimologicamente, «studio», ma può valere anche come «disprezzo». Il tema dell’empietà di Socrate viene ribadito al vv 247 quando afferma di non riconoscere gli dèi tradizionali della città, ma di promuovere invece un culto nuovo, che sostituisce gli dei antiquati con Aria, Etere e Nuvole. Socrate desidera far conoscere la Triade a Strepsiade, motivo per cui si predispongono le operazioni per

Mitilene che aveva rivoluzionato l’arte citarodica mentre i brani lirici sempre più inclini ai virtuosismi considerati dai tradizionalisti stucchevoli.  Il secondo , personificazione delle nuove filosofie, e in particolare della Sofistica, esalta l'individualismo, l'edonismo e la trasgressione tramite ragionamenti cavillosi e contorti. Il Discorso Peggiore incita a superare gli insegnamenti obsoleti del Migliore, citando anche alcuni riti religiosi e musicisti antichi: alla fine, naturalmente, prevale il Discorso Peggiore e il Discorso Migliore, riconoscendo la propria sconfitta, passa dalla parte dell’avversario. La critica all’educazione dei giovani Le nuvole è una commedia di Aristofane risalente al 423 a.C., questo è stato un periodo di lotte da parte di Atene, contro città come Sparta, per ottenere la supremazia. Nello stesso periodo, la filosofia stava mutando, per dar vita ad un nuovo pensiero. Nonostante il protagonista non sia Socrate è evidente la sua posizione centrale all’interno dell’opera: Secondo Aristofane Socrate era, infatti, uno dei responsabili della degenerazione dei costumi di Atene: i risultati dell’educazione socratica su Fidippide sono, infatti, un’allusione a ciò che sarebbero divenuti i bambini ateniesi se lasciati sotto la guida del «maestro». D’altra parte sembrerebbe che Aristofane non condividesse nemmeno l’eccessivo rigore del sistema educativo tradizionale Nell’agone il campione della moralità, Il discorso Giusto esce sconfitto, in quanto non rappresenta più un modello convincente, perché contrassegnato da un passatismo a oltranza e con un’ossessione per i ragazzi, che lo rende difficile da vedere come un correttivo credibile rispetto alle mollezze difese dal Discorso Ingiusto. Quello che Aristofane vuole rappresentare con questa commedia è infatti l’incapacità di un sistema educativo nel restare al passo con l’evolversi della società e i cambiamenti di quell’epoca. Ambiguità delle Nuvole Caratterizzate da:

  • leggerezza , parole di poco contenuto (Rane)
  • mutevolezza , cambiano continuamente e diventano ciò che vogliono (La Sofistica non ha modelli a cui fare riferimento, ma tutto può essere qualsiasi cosa). Di conseguenza si avranno dei giovani senza dei valori precisi Dietro sembianze umane, le Nuvole sono divinità che venerano la natura, di cui esaltano la bellezza attraverso la poesia; non sono sostenitrici degli insegnamenti inutili della sofistica, ma ritengono che è soltanto attraverso l’esperienza che si possa capire l’importanza dei valori tradizionali. Inoltre le Nuvole che dovrebbero rappresentare il nuovo pensiero religioso sono legate alle divina tradizionali. Vv 1351- L’agone è vinto dal Discorso Ingiusto, che attira l’ammirazione di Fidippide, il quale diventa un allievo modello. Strepsiade allora riesce a liberarsi dei creditori, per poi rimanere lui stesso vittima della parlantina di Fidippide e ad essere picchiato da lui.

In seguito alle percosse subite, in questo passo padre e figlio spiegano al corifero la causa del loro conflitto. Strepsiade racconta di aver invitato, durante il pranzo, il figlio a cantare un brano (un epinicio dedicato al vincitore di una lotta) del poeta melico Simonide, ma il ragazzo si sarebbe rifiutato, ritenendo sia il poeta che questa pratica simposiale ormai desuete e paragonandola, per questo aspetto, ai canti da lavoro tradizionali. Strepsiade prosegue affermando di aver allora incitato il figlio a prendere un ramo di mirto, altro elemento tipico della tradizione simposiale, e ad intonare invece un canto di Eschilo. Filippide si sarebbe nuovamente rifiutato, rivolgendo al poeta delle critiche che Aristofane avrebbe poi ripreso nelle Rane: ovvero di essere troppo ridondante ed aulico. Alla richiesta del padre di cantare invece qualcosa di moderno, Filippide avrebbe intonato un pezzo di Euripide, considerato dal figlio il prodotto artistico di un genio, mentre dal padre scandaloso per la tematica incestuosa e poco apprezzato per la qualità della musica. A questo punto Strepsiade insulta il figlio, ma Fidippide reagisce malmenando il padre dimostrando di aver ragione. Dinnanzi alla reazione violenta del figlio, Strepsiade, mediante l’uso di un linguaggio volgare e a tratti infantili, denuncia l’ingratitudine del figlio per le attenzione e la cura che il padre gli ha dimostrato, sin dall’infanzia, e alle quali contrappone invece l’indifferenza del figlio nei confronti del padre. Contrasto generazionale: La commedia esplora l’incompatibilità tra le generazioni e i valori tradizionali contro quelli nuovi e radicali. Il conflitto genera tensione e ironia, evidenziando i cambiamenti culturali e le sfide di adattamento che si verificano nella società. Il passo analizzato si conclude con le lodi che Strepsiade rivolge al suo maestro Socrate che lo ha liberato dalla sua passione per gli equini, gli ha insegnato l’arte della persuasione e, che con i suoi insegnamenti morali gli ha insegnato a non rispettare le leggi vigenti. A questo punto, Strepsiade si convince di aver sbagliato a mandare il figlio a imparare il Discorso peggiore e cerca una soluzione perché altri giovani non seguano lo stesso percorso. Decide dunque di appiccare il fuoco al Pensatoio e di realizzare cosi la sua visione utopistica: attraverso questo incendio purifica, risana la società ateniese e ripristina il sistema di valori tradizionali. Già nel 450 a.C. a Crotone era stato appiccato un incendio a una scuola filosofica, ovvero quella pitagorica , considerata sotto alcuni punti di vista una setta religiosa. Rane: 405 a.C. Trama --> L’opera si apre con la disperazione di Dioniso per la morte del proprio prediletto: Euripide. Addolorato, il Dio scende nell’Ade per riportarlo nel mondo dei vivi insieme al servo Xantia. Dopo aver affrontato varie disavventure, accompagnati dal gracidio delle Rane, giungono al luogo desiderato, ma insieme a Eurpide trovano Eschilo, considerato il più grande tragediografo del tempo.

2) Alla seconda pesa Eschilo vince nuovamente, inserendo all’interno dei suoi versi il concetto di morte, che non può essere comprata con doni, mentre Euripide pronuncia un verso riguardante “ Suada” , Persuasione, tipica dei personaggi euripidei che sono arguti, dotati di sofia. La parola usata per persuadere tuttavia non è positiva per la polis, in quanto capace di convincere anche del falso e di far perdere di vista il vero, si allude quindi alla tecnica dei dissoi logoi. Vv 1482-1499. Dopo la pesa dei versi dei due contendenti, Eschilo ed Euripide, Dioniso riporta in vita Eschilo per essere stato in grado di dargli il consiglio migliore per salvare la città di Atene. In questi versi dell’antistrofe il coro canta le lodi di Eschilo, che ha infuso forza e compattezza morale alla polis con i suoi messaggi edificanti e il richiamo alla tradizione, e gli raccomanda di tenersi lontano da Socrate e dai suoi insegnamenti, capaci di corrompere la moralità di chi li segue. Aristofane vuole affermare che la città per salvarsi deve essere gestita da persone oneste e corrette, e la tragedia concorre proprio a creare questo tipo di persone. In questo caso c’è un divario tra il lieto fine interno al dramma e la realtà drammatica. Al momento della messa in scena della commedia, Atene era sull’orlo di una devastante sconfitta da parte degli spartani e dei loro alleati. Il fantastico ritorno del vecchio tragediografo, simbolo dei bei tempi delle guerre persiane, quando la piccola Atene vantava una valenza militare e prevalevano le antiche virtù, è possibile solo nella finzione comica, ma non nella realtà. Vespe: 422 a.C. La tragedia prende il suo titolo dal coro teriomorfo, formato da vespe, giudici popolari armati di pungiglioni. Tematiche:

  • Satira politica contro Cleone
  • παιδεία , “formazione umana” in questo caso degli anziani
  • Rapporto padre-figlio Trama --> Il protagonista è Filocleone (“amico di Cleone”) che soffre della mania dei processi e che pronuncia solo verdetti di condanna; Cleone infatti aveva rivolto particolare attenzione ai giudici popolari dei tribunali ateniesi, aumentato il loro contributo da uno a tre oboli. Il figlio Bdelicleone (“colui che disprezza Cleone”) cerca di guarirlo chiudendolo in casa (dove improvvisa processi con gli animali), cerca di convincerlo a cambiare interesse ma il padre passa all'estremo opposto e si dà alla vita libertina fino a fare irruzione in un banchetto sequestrando il flautista. Commento --> Aristofane prende di mira la proliferazione dei processi che caratterizzava l’Atene dei suoi tempi: a causa della guerra del Peloponneso, le giurie popolari erano ormai composte quasi esclusivamente da anziani, che si illudevano in questo modo di svolgere ancora una funzione sociale importante, ossia di essere ancora in grado di pungere (di qui la metafora dei giudici popolari come Vespe). Purtroppo però la loro età avanzata e la loro scarsa istruzione li rendeva facili prede

dei demagoghi, che in tal modo distoglievano la loro attenzione dai ben più gravi problemi legati con la guerra contro Sparta.