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Riassunto del Libro arte e illusione di Gombrich
Tipologia: Sintesi del corso
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Arte e illusione L'imitazione non interessa più gli artisti d'oggi. Una più antica funzione dell'arte non aspirava a realizzare la verosimiglianza ma a gareggiare con la creazione stessa. Pigmalione è uno scultore che si innamora della sua statua e prega Venere di concedergli una sposa uguale alla statua e la dea trasforma il marmo in un corpo vivo. Il momento di felicità è la creazione dell'opera e scompare quando questa giunge alla fine. Oggi si parla di un progetto leonardesco per costruire una macchina volante, ma per Leonardo era un uccello che volerà. L'ambizione di voler essere un creatore passò quindi dal pittore all'ingegnere. Nella repubblica il falegname che fa il letto traduce in materia l'idea. Il pittore che rappresenta il letto del carpentiere in un suo dipinto copia semplicemente l'apparenza di un letto particolare ed è quindi due volte lontano dall'idea. La distinzione platonica tra fare ed imitare parla del pittore che dipinge tanto le redini che il morso, a differenza del cavaliere e del sellaio, il pittore non ha necessità di conoscere queste cose. Non c'è una rigida divisione tra fantasia e realtà là dove entrano in campo la volontà e l'opera dell'uomo. Il fare verrà sempre prima dell'imitare, la creazione prima del riferimento, ma nella nostra mente i limiti di queste definizioni sono elastici. Ci sono casi in cui le contraffazioni provocano una reazione maggiore della cosa reale in quanto presentano i fattori scatenanti in forma più pura, un esempio è il gabbiano che quando riprende il suo uovo riprende tutti gli altri oggetti rotondi, solo perché ha una classificazione più ampia. Il concetto di classificazione in psicologia è più comune compre proiezione, proiettiamo la forma familiare nella configurazione di qualcos'altro, come avviene nel test di Rorschach. Quando siamo consapevoli del processo di classificazione diciamo che interpretiamo, quando non lo siamo diciamo che vediamo. L'idea che si possono trovare radici dell'arte nel meccanismo di proiezione non è di origine recente, si ha già con Battista Alberti. Quello che si fece con le costellazioni e i nomi dello zodiaco può considerarsi un primo test di Rorschach. La grotta di Lascaux non si colloca di certo all'inizio dell'arte delle caverne, ma migliaia di anni di attività figurativa devono averle precedute. La creazione di immagini elementari doveva presentare certi vantaggi che possono aver favorito i nuovi metodi di queste culture. Gli scavi a Gerico hanno portato una serie di figure che sono i ritratti più antichi che si conoscano, dove gli occhi sono sostituiti da conchiglie, questi oggetti sono da considerarsi della stessa classe in quanto provocano una risposta analoga. Ci sono leggende che raccontano di immagini che dovettero incatenare per impedire che si muovessero da sé e di artisti i quali dovettero astenersi dal dare il tocco finale ai loro dipinti per evitare che le immagini diventassero vive, infatti, se rappresentare significa creare ci devono essere delle forme di salvaguardia contro questo potere. Il museo trasforma le immagini in arte proprio con l'istituire una nuova categoria, un nuovo principio di classificazione che provoca una diversa disposizione mentale. Senza questa nuova categoria delle opere d'arte il fare immagini sarebbe ancora circondato di tabù. Solo nel dominio dei sogni l'artista ha trovato piena libertà di creare. Anche il processo di imitazione procede attraverso le fasi di schema e correzione. Platone sosteneva che ciò che l'artista può imitare è solo l'apparenza, ma imitando il mutevole mondo dei sensi egli ci allontana dalla verità e deve essere bandito dallo stato. Ciò che è più rigido viene definito primitivo e ciò che appare verosimile viene assegnato ad un’epoca più tarda. Schafer ha fatto notare che le correzioni introdotte dall'artista greco per adeguarsi alle apparenze naturali sono senza riscontro nella storia dell'arte. L'affidarsi agli schemi e l'arte concettuale è la norma per gli uomini, e l'improvviso abbandono di questa consuetudine che dalla Grecia si è diffuso in tutto il mondo deve essere ancora spiegato. Non è possibile che l'umanità sia cambiata nei secoli che ci separano dalla Grecia arcaica e ci poniamo la questione di come la funzione di un’immagine possa influire sulla sua forma. Il fine che l'immagine e il simbolo si pongono impone stretti limiti alla fantasia del disegnatore, non importa che i riquadri della scacchiera siano bianchi o neri ma importa che rimangano ben distinti, fino a che punto i pezzi devono differenziarsi nella forma dipende dalle regole del gioco. E' possibile che il carattere concettuale delle immagini egizie fosse legato alla funzione di queste immagini così come all'ipotetica mentalità degli egizi. Si è supposto anche che essi fossero osservatori molto bravi degli animali e delle persone di altre razze e che invece per le
figure umani comuni si accontentassero delle tipologie convenzionali, l'Egiziano sapeva come caratterizzare i pesci e i fiori ma non aveva motivo di osservare ciò che non gli si chiedeva di rappresentare. Noi guardiamo l'arte egizia con l'atteggiamento mentale che abbiamo derivato dai Greci, siamo abituati a guardare tutte le immagini come se fossero fotografie o illustrazioni e a interpretarle come riflesso di una realtà esistente o immaginaria. Ma la successione delle scene è puramente concettuale non narrativa, sono espressioni tipiche proprie di situazioni comuni. L'abilità dello scultore egizio avrebbe anticipato il ciclo del tempo e il morto potrebbe pertanto vegliarlo in eterno, un po' come l'antica concezione del tempo ricorrente nel famoso geroglifico del serpente che si morde la coda. Platone guardava con nostalgia agli immobili schemi dell'arte egizia e parla dell'eccessiva libertà che i Greci lasciano ai loro musici. La rappresentazione ottenuta con l'arte è infida e incompleta, si appella alla parte inferiore dell'anima alla nostra immaginazione, piuttosto che alla ragione e deve perciò essere bandita come un agente di corruzione. Le arti devono essere escluse perché offuscano l'unica distinzione che per Platone conta quella tra vero e falso. L'illustrazione esige che l'artista abbia la libertà di immaginarsi da sé come può essere stata una scena, libertà che non sembra esistita nell'antico Oriente. L'arte egizia conosce assai poco l'illustrazione narrativa nel senso nostro. Non si hanno cicli mitologici che raccontino le imprese degli dei e degli eroi. È stato suggerito che questo limite sia dovuto a una povertà di mezzi che avrebbero reso impossibile all'arte pregreca di realizzare una scena viva. Gli scultori e i pittori classici scoprirono il carattere della narrazione greca, iniziarono una reazione a catena che trasformò i metodi di rappresentazione del corpo umano. Il pittore che rappresenta la creazione del mondo non potrà dirci semplicemente “Dio in principio creò il mondo”, l'artista pittore deve includere informazioni non strettamente necessarie sul modo in cui Dio ha proceduto e in pratica su come Dio e il mondo apparivano il giorno della creazione. Chiederci cosa sia venuto prima, l'idea della narrazione o i mezzi per la rappresentazione può risultare ozioso. Nessuna rivoluzione in arte, può essere del tutto subitanea, l'artista greco aveva bisogno di un vocabolario che solo poteva giungere ad articolarsi attraverso un graduale processo di apprendimento. Si sono accostati a quest'arte con una diversa disposizione mentale e perciò l'hanno vista con occhi diversi. La statua egizia mira al che non al come. I Greci del periodo arcaico di fatto tendessero a leggere i pittogrammi egizi come se fossero rappresentazioni di una realtà creata dall'immaginazione. Il faraone diventa ercole che fa strage tra i minuscoli Egiziani. In questo contesto in cui il racconto è quello di un testimone oculare, ci costringe a guardare la scena di massacro non solo con gli occhi dei vincitori ma anche con quelli dell'uomo in fuga. L'arte narrativa necessariamente porta allo spazio e all'esplorazione degli effetti visivi. Il termine arte greca fa pensare, una figurazione scultorea anziché pittorica. Con Parrasio sapendo dare l'illusione del volume mediante il contorno delle sue figure sentiamo la presenza anche di quegli elementi che non vediamo, noi sappiamo che il braccio deve esserci ma che l'artista non poteva vederlo dal punto in cui si trovava. L'arte era studiata fuori dal contesto pratico e nel contesto dell'arte. La rivoluzione greca merita la sua fama per le continue e sistematiche modificazione degli schemi dell'arte concettuale fino a quando al fare si sostituì il confronto con la realtà attraverso la nuova tecnica della mimesi. La natura non può essere imitata o trascritta se prima non è stata scomposta e ricomposta. C'è un ristretto numero di formule per la rappresentazione di figure ferme, in corsa in lotta, che gli artisti greci hanno ripetuto per un lungo periodo di tempo. Un esame attento dell'arte egizia ci permette di scoprire figure vive e anticonvenzionali come quella di un uomo in atto di tirare una fune, le arti dell'antico Oriente non sono state così statiche come Platone immaginava. Anche l'arte classica ha avuto una sua evoluzione dopo il periodo eroico. Lisippo che mentre gli artisti precedenti avevano rappresentato gli uomini come sono lui li aveva rappresentati come appaiono. Anche i cicli narrativi della Chiesa bizantina non sono più da intendersi come il racconto immaginato di un evento trascorso, ma segnano il ciclo annuale delle feste ed il ripetersi all'infinito della vita di Cristo. Ma sia in Oriente che in Occidente l'arte medievale non ha mai abbandonato del tutto le scoperte dell'arte greca. La rivoluzione greca non poteva cambiare la logica del fare immagine senza una materia e senza uno schema che possa essere abbozzato, nessun artista potrebbe imitare la realtà. Gli antichi chiamavano i loro schemi “canoni”, ovvero rapporti geometrici fondamentali. Ma il problema del