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Arthur Schopenhauer: Filosofia della Volontà e Rappresentazione, Appunti di Filosofia

ARTHUR SCHOPENHAUER

Tipologia: Appunti

2013/2014

Caricato il 04/11/2014

giorgio.pirani.11
giorgio.pirani.11 🇮🇹

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Arthur Schopenhauer
Influenzato dalle dottrine di Platone e di Kant. 1818 Il mondo come Volontà e Rappresentazione. 1851 Parerga e Paralipomena.
Pensiero di Schopenhauer indirizzo cupo e anti idealistico ha successo dopo il 1848 in concomitanza con l’ondata di pessimismo che
colpì l’Europa.
Riunisce nella sua filosofia diverse filosofie:
Kant (impostazione soggettivistica della gnoseologia
Platone (Teoria delle Idee, intese come forme eterne sottratte alla caducità dolorosa del mondo)
Illuminismo (interessato a filone materialistico e ideologia)
Voltaire (tendenza demistificatrice nei confronti delle credenze tramandate)
Romanticismo (irrazionalismo, tema dell’infinito ossia la tesi della presenza nel mondo di un principio assoluto di cui le
varie realtà sono manifestazioni transitorie, dolore
spiritualità indiana
Visione pessimistica della realtà, vede il pensiero idealistico al servizio di interessi volgari come il successo e il potere.
Sostiene la LIBERTA’ della filosofia indignato davanti alla divinizzazione dello Stato di Hegel .
È il primo a recuperare alcuni motivi dell’antico pensiero d’Oriente
Trae da esso un repertorio di immagini ed espressioni suggestive
Ne contribuisce la diffusione in occidente
IL VELO DI MAYA
Punto di partenza: Distinzione kantiana tra fenomeno (cosa così come appare) e noumeno (cosa in sé).
Per Kant il fenomeno è l’ unica realtà accessibile alla mente umana, il noumeno è un concetto-limite che ricorda all’uomo i limiti
della conoscenza. Per Schopie il fenomeno è parvenza, illusione e sogno, il noumeno si nasconde dietro il fenomeno.
Il velo di Maya è ingannatore e fa vedere un mondo del quale non si può essere certi che esista o meno.
Per il criticismo il fenomeno è l’oggetto della rappresentazione ed esiste fuori dalla coscienza, il fenomeno di Schopie è la
RAPPRESENTAZIONE ed esiste solo dentro la coscienza.
Ha due aspetti inseparabili ed essenziali, il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato.
Esistono come facce della stessa medaglia, nessuno dei due precede o sussiste senza l’altro.
Materialismo errato perché riduce il soggetto all’oggetto.
Idealismo errato perché riduce l’oggetto al soggetto
Sulle orme del criticismo Schop ritiene che la nostra mente risulti corredata di una serie di forme a priori, a differenza di Kant ne
ammette solo tre: spazio tempo e causalità. Le dodici categorie di Kant sono riconducibili alla sola causalità.
Dire materia è dire azione causale come testimonia la parola Wirklichkeit che deriva dal verbo Wirken (agire).
La causalità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come principio del:
divenire (che regola i rapporti tra oggetti naturali)
conoscere (che regola i rapporti tra premesse e conseguenze)
essere (che regola i rapporti kshfgushsulfh troppo lunga da scrivere)
agire (che regola le connessioni tra un’azione e i suoi motivi)
Paragona le forme a priori a vetri sfaccettati che deformano la visione delle cose. La rappresentazione è ingannevole, la vita è sogno,
un tessuto di apparenze. L’uomo è un “animale metafisico” portato a interrogarsi sull’esistenza ultima della vita. E ciò avviene in
misura proporzionale alla sua intelligenza.
LA SCOPERTA DELLA VIA D’ACCESSO DELLA COSA IN SE’
Presenta la propria filosofia come un’integrazione a quella di Kant e di aver trovato la via di accesso al noumeno ( lacerare il velo di
Maya e trovare il filo di Arianna) e attingere all’assoluto.
Se fossimo soltanto conoscenza/rappresentazione (testa d’angelo alata) non potremmo uscire dal mondo fenomenico ma siamo dati a
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Arthur Schopenhauer Influenzato dalle dottrine di Platone e di Kant. 1818 Il mondo come Volontà e Rappresentazione. 1851 Parerga e Paralipomena. Pensiero di Schopenhauer indirizzo cupo e anti idealistico ha successo dopo il 1848 in concomitanza con l’ondata di pessimismo che colpì l’Europa.

Riunisce nella sua filosofia diverse filosofie:

• Kant (impostazione soggettivistica della gnoseologia

• Platone (Teoria delle Idee, intese come forme eterne sottratte alla caducità dolorosa del mondo)

• Illuminismo (interessato a filone materialistico e ideologia)

• Voltaire (tendenza demistificatrice nei confronti delle credenze tramandate)

• Romanticismo (irrazionalismo, tema dell’infinito ossia la tesi della presenza nel mondo di un principio assoluto di cui le

varie realtà sono manifestazioni transitorie, dolore

• spiritualità indiana

Visione pessimistica della realtà, vede il pensiero idealistico al servizio di interessi volgari come il successo e il potere. Sostiene la LIBERTA’ della filosofia indignato davanti alla divinizzazione dello Stato di Hegel.

• È il primo a recuperare alcuni motivi dell’antico pensiero d’Oriente

• Trae da esso un repertorio di immagini ed espressioni suggestive

• Ne contribuisce la diffusione in occidente

IL VELO DI MAYA

Punto di partenza: Distinzione kantiana tra fenomeno (cosa così come appare) e noumeno (cosa in sé). Per Kant il fenomeno è l’ unica realtà accessibile alla mente umana, il noumeno è un concetto-limite che ricorda all’uomo i limiti della conoscenza. Per Schopie il fenomeno è parvenza, illusione e sogno, il noumeno si nasconde dietro il fenomeno.

Il velo di Maya è ingannatore e fa vedere un mondo del quale non si può essere certi che esista o meno. Per il criticismo il fenomeno è l’oggetto della rappresentazione ed esiste fuori dalla coscienza, il fenomeno di Schopie è la RAPPRESENTAZIONE ed esiste solo dentro la coscienza.

Ha due aspetti inseparabili ed essenziali, il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato. Esistono come facce della stessa medaglia, nessuno dei due precede o sussiste senza l’altro.

Materialismo errato perché riduce il soggetto all’oggetto. Idealismo errato perché riduce l’oggetto al soggetto

Sulle orme del criticismo Schop ritiene che la nostra mente risulti corredata di una serie di forme a priori, a differenza di Kant ne ammette solo tre: spazio tempo e causalità. Le dodici categorie di Kant sono riconducibili alla sola causalità. Dire materia è dire azione causale come testimonia la parola Wirklichkeit che deriva dal verbo Wirken (agire).

La causalità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come principio del:

• divenire (che regola i rapporti tra oggetti naturali)

• conoscere (che regola i rapporti tra premesse e conseguenze)

• essere (che regola i rapporti kshfgushsulfh troppo lunga da scrivere)

• agire (che regola le connessioni tra un’azione e i suoi motivi)

Paragona le forme a priori a vetri sfaccettati che deformano la visione delle cose. La rappresentazione è ingannevole, la vita è sogno, un tessuto di apparenze. L’uomo è un “animale metafisico” portato a interrogarsi sull’esistenza ultima della vita. E ciò avviene in misura proporzionale alla sua intelligenza.

LA SCOPERTA DELLA VIA D’ACCESSO DELLA COSA IN SE’

Presenta la propria filosofia come un’integrazione a quella di Kant e di aver trovato la via di accesso al noumeno ( lacerare il velo di Maya e trovare il filo di Arianna) e attingere all’assoluto. Se fossimo soltanto conoscenza/rappresentazione (testa d’angelo alata) non potremmo uscire dal mondo fenomenico ma siamo dati a

noi stessi anche come corpo oltre a vederci al di fuori ma “ci viviamo anche dal di dentro”. Questa esperienza permette all’uomo di squarciare il velo del fenomeno e arrivare alla cosa in sé.

La cosa in sé del nostro essere (l’essenza segreta di tutte le cose) è la brama, la volontà di vivere. Noi siamo volontà di vivere = il corpo è la manifestazione esteriore delle nostre brame interiori. Da ciò il titolo “mondo come volontà e rappresentazione”. Il mondo fenomenico è il modo in cui la volontà si rende visibile a se stessa nella rappresentazione spazio-temporale. La volontà di vivere è in ogni essere della natura secondo gradi di consapevolezza diversi, dalla materia organica (in cui si manifesta in modo inconscio) all’uomo, in cui risulta pienamente consapevole.

CARATTERI E MANIFESTAZIONI DELLA VOLONTA’ DI VIVERE

La volontà presenta caratteri contrapposti a quelli del mondo della rappresentazione, in quanto si sottrare alle forme a priori di quest’ultimo: spazio, tempo, casualità. La volontà primordiale è inconscia poiché consapevolezza e intelletto sono sue due manifestazioni secodarie.

Il termine volontà indica il concetto generale di ENERGIA e IMPULSO. La volontà è:

• è unica -> è fuori da spazio e tempo e si sottrae al principio di individuazione.

• Eterna e indistruttibile -> principio senza inizio né fine

• Incausata e senza scopo, al di là di categoria di causa (principio di ragione). Si può cercare la ragione di una manifestazione

della volontà ma non della volontà in se stessa.

• La volontà primordiale non ha alcuna meta oltre se stessa

Si vive per vivere e continuare a vivere. Si maschera la crudele verità creando un dio verso cui finalizzare la propria vita. Dio non esiste, l’unico assoluto è la volontà stessa.

La volontà di vivere si manifesta nel mondo fenomenico in due fasi:

• La volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili a-spaziali e a-temporali chiamate idee

• Si oggettiva nei vari individui del mondo naturali

Tra idee e individui esiste un rapporto di copia-modello, i singoli sono riproduzioni del prototipo originale dell’idea. Il mondo si struttura in gradi, quello più basso dell’oggettivazione della volontà è costituito dalle forze naturali della natura, poi piante e animali e infine culmina nell’uomo in cui la volontà di vivere è pienamente consapevole. Più acquista coscienza più perde in sicurezza.

IL PESSIMISMO

La vita è dolore per essenza. Volere significa desiderare, desiderare è uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere. Siccome nell’uomo la volontà è più cosciente, risulta il più bisognoso e mancante, destinato a non avere mai appagamento definitivo.

La gioia è solo assenza di dolore, perché si verifichino è necessario uno stato precedente di tensione e dolore. Il piacere è solo una funzione derivata del dolore, il piacere vince il dolore annullando se stesso.Il dolore è una realtà durevole, il piacere è momentaneo. La terza situazione esistenziale di base è la noia, che subentra quando viene meno l’aculeo del desiderio.

“La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia passando attraverso l’intervallo fugace della gioia”.

LA SOFFERENZA UNIVERSALE

La volontà di vivere si manifesta in tutte le cose sotto forma di Sehnsucht cosmica(desiderio inappagato), il dolore non riguarda solo l’uomo, che però soffre di più delle alte creature perché è più consapevole. Il genio è votato alla sofferenza più intensa.

Il male è il principio stesso da cui il mondo dipende, l’espressione di tale dolore è la lotta crudele di tutte le cose. Autolacerazione dell’unica volontà in una molteplicità conflittuale di parti reciprocamente ostili.

L’individuo è uno strumento a servizio della specie. Il fine della natura è perpetuare la vita e con essa il dolore.

ILLUSIONE DELL’AMORE

Alla natura interessa solo la sopravvivenza della specie, l’amore è uno dei più forti stimoli dell’esistenza e i suo fine è solo l’accoppiamento. Non c’è amore senza sensualità e quando l’individuo si sente maggiormente realizzato in verità è lo zimbello della natura.

L’amore è uno strumento per perpetuare la specie, non c’è innamoramento senza sessualità avvertito ed è avvertito come peccato e vergogna perchè “ogni innamoramento per quanto etereo voglia apparire, affonda sempre le sue radici nell’istinto sessuale”.

VS l’ideale etico della carità, Schopenhauer non pratica mai l’ascesi. Teoria “orientalistica” dell’ascesi costituisce la parte più debole e contradditoria del sistema schopenhauriano.