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La filosofia di arthur schopenhauer, concentrandosi sul suo concetto di 'volontà' come forza irrazionale che guida la realtà. Analizza la distinzione tra fenomeno e cosa in sé, il ruolo del corpo nella conoscenza, e l'influenza delle filosofie orientali. Esplora anche le implicazioni etiche e artistiche della filosofia di schopenhauer, evidenziando il ruolo della compassione e l'arte come forme di conoscenza superiore.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Danzica 1788, Francoforte 1860 Il padre apparteneva a una delle famiglie più importanti della città, possedevano attività commerciale invece la madre proveniva dall’alta borghesia e si dedicava all’attività letteraria Danzica passa sotto il controllo prussiano allora si trasferiscono ad Amburgo, educano il figlio con molta attenzione perché volevano fargli ereditare l’attività di famiglia, fa diversi viaggi Quando suo padre muore si trasferiscono e sua mamma diventa animatrice di un salotto letterario, dove lui conosce intellettuali, frequenta il ginnasio di Gotha ma viene espulso Si trasferisce e studia filosofia, si concentra su Platone Kant, va a Berlino ma viene deluso dal sistema idealistico, si laurea in filosofia Con Goethe elabora la teoria dei colori, ma la loro collaborazione si interrompe, poi conoscere orientalista Majer E grazie a lui studia tradizione filosofico-religioso indiana. Si trasferisce poiché non ho buoni rapporti con la madre, durante un viaggio in Italia scopre che la sua banca è fallita ma grazie alle sue minacce riesce ad ottenere una buona parte della somma persa Ottiene l’abilitazione per insegnare, ma si scontra con Hegel e quindi le sue lezioni falliscono per mancanza di studenti, il protagonista poi una vicenda giudiziaria Si trasferisce e continua scrivere, Schopenhauer partecipa a due concorsi e i suoi scritti vengono premiati All’inizio degli anni 40 c’è un mutamento del clima culturale tedesco, un giurista e filosofo vede in Schopenhauer un maestro, ma la sua opera non è ancora spopolata. Lo scritto che lo renderà famoso sarà “Parèrga e paralipòmena”, l’esposizione più vivace e il taglio divulgativo e anche il cambiamento del clima aiutano. Alcuni sono ancora scettici ma alla fine la sopra influenza anche l’ambiente delle università. OPERE o 1813 Quadruplice radice del principio di ragion sufficiente - tesi di laurea
o 1822 Il mondo come volontà e rappresentazione o 1851 Parèrga e paralipòmena All’Università di Berlino, Hegel insegna logica e metafisica, Schopenhauer per via dell’avversione nei confronti della sua filosofia e della filosofia idealistica in particolare organizza le sue lezioni alle stesse ore. La teoria del primo diceva che ogni aspetto dell’esistenza è concepito come una specifica realizzazione dello Spirito, questo potrebbe sembrare un “pensiero unico” ma in realtà è soltanto l’architettura che vuole dare un senso a ogni aspetto dell’esistenza, ma non è sorretta da un autentico principio metafisico. Secondo Schopenhauer i sistemi realistici non contengono alcuna verità ma mirano a giustificare lo status quo ovvero le forme di organizzazione sociale, presentandole poi come manifestazioni necessarie di un principio metafisico chiamato Spirito. Schopenhauer non è una versione però per la filosofia sistematica, sostiene che la sua filosofia è come una “tebe dalle 100 porte “ovvero si arriverà sempre al centro, e al centro si trova l’idea che la realtà sia governata da una forza irrazionale e priva di senso e per questo la vita non è altro che sofferenza, quindi la sua filosofia si colloca agli antipodi rispetto la convinzione che il mondo sia governato dalla Ragione È la storia è il dispiegamento dei momenti successivi progressivi. Il pessimismo del filosofo era in attuale rispetto alla concezione di Hegel, inoltre aveva un carattere poco socievole e un atteggiamento antipatico per questo non diventò subito famoso. Il mutamento del clima ideologico e culturale determinato dall’insuccesso dei moti liberali del 1848 è il momento in cui ha successo a Schopenhauer. Secondo Schopenhauer il più grande merito di Kant è la distinzione tra il fenomeno la cosa in sé, perché è compreso come la nostra esperienza sia possibile soltanto grazie di alcune strutture a priori, le quali organizzano il materiale grezzo che riceviamo attraverso i sensi quindi ogni nostra conoscenza del mondo non è una conoscenza del mondo in sé stesso ma è una rappresentazione, filtrata dalle forme pure della sensibilità e dell’intelletto, secondo Kant la conoscenza della cosa in sé non sarà mai accessibile a noi. Schopenhauer però si distanzia dal maestro. Il principio di ragion sufficiente secondo la formulazione classica a ordine ontologico, riguarda le condizioni di esistenza di qualsiasi oggetto indipendentemente da come noi lo rappresentiamo infatti afferma che “nulla esiste senza una ragione del suo essere”, per Kant è diverso poiché la cosa in sé non è conoscibile, nulla può essere affermato con certezza a proposito di essa, quindi il principio di ragion sufficiente per Kant era un principio epistemologico riguardante il modo in cui un soggetto si rappresenta e conosce la realtà. Schopenhauer sostiene che la pressione del nostro corpo le rappresentiamo come collocate nello spazio nel tempo e ne ricerchiamo la causa in un oggetto esterno, l’intelletto considera le percezioni sensazioni come effetti che devono essere provocati da qualcosa, per questo diventa un principio di causalità poiché le nostre sensazioni sono effetti che devono avere una causa. Schopenhauer sostiene che noi collochiamo gli oggetti nello spazio nel tempo, e
una metafisica della natura, completamento delle scienze naturali perché queste ultime studiano il mondo fenomenico ricercando le cause del divenire, ma bisogna ammettere l’esistenza di forze invisibili e intangibili, quindi la metafisica vuole spiegare l’essenza di queste forze identificandola con la tendenza all’autoconservazione e tutto ciò che esiste. La volontà è unica perciò come si concilia con la molteplicità delle manifestazioni? Con le idee, archetipi o modelli di tutte le forme concrete che la volontà può assumere, le possibili oggettivazioni della volontà. Schopenhauer le considera espressioni diverse di unica essenza, differenti atti dell’unica volontà che costituisce l’essenza, a differenza di Platone che le considerava fuori dallo spazio e del tempo, immutabili ed eterne. Le idee sono disposte gerarchicamente, al più basso quelle che trovano oggettivazione la natura inorganica, poi quelle della natura organica, poi il mondo vegetale, dell’animale e infine dell’umano. La volontà sfugge anche la categoria di causa perché è una forza irrazionale, non è una ragione che motivi la sua esistenza ed è anche ceca ovvero non ha alcuno scopo se non quello di mantenersi in vita. Questo si manifesta nell’eterna lotta che tutti gli enti ingaggino tra loro per la sopravvivenza, il mondo naturale un mondo di violenza in cui ho niente lotta per conservarsi questa visione è pessimistica. Semplicemente l’uomo è cosciente della propria condizione, ogni essere umano desidera sempre qualcosa e quindi si trova in uno stato di bisogno di costante tensione mancanza e quindi dolore, la gratificazione che arriva se si raggiunge un obiettivo è un appagamento istantaneo quindi il piacere è inteso come cessazione del dolore prodotto dal desiderio, scompare gradualmente e si trasforma in noia, dato dall’assenza un fine a cui tendere. Per questo la vita è come un pendolo che oscilla a fra dolore e noia, ed è lontana dalla visione di Hegel che considera la storia come una comprensione di sé da parte dello Spirito e necessaria manifestazione della Ragione. Quindi la storia è ripetersi sempre uguale delle stesse tragedie senza un fine. Schopenhauer e contro il suicidio perché è un gesto estremo di chi vuole la vita ma non è togliere il dolore e quindi rappresenta il trionfo della volontà, questa che serve dei singoli enti per manifestarsi non riceve danni dalla soppressione di un solo utente. L’unica possibilità che all’uomo per liberarsi della sofferenza è quella di cessare di volere, può essere conseguito questo obiettivo con l’arte, ma è temporaneo e con l’etica, più duraturo quando si trasforma in ascesi. L’arte è una forma di conoscenza superiore rispetto alla scienza, è la contemplazione della realtà autentica delle cose in sé, e non al confine se non la mera contemplazione, l’oggetto che l’arte consente di contemplare il mondo delle idee e quindi la volontà infatti il soggetto si dimentica temporaneamente della propria individualità e si perde nell’oggetto il quale occupa la sua coscienza, e quindi la percezione estetica consente di svincolare l’oggetto della dimensione spazio- temporale di superarlo il principio di casualità verrà percepito quindi come universale, il genio colui che è capace di spogliarsi della propria personalità e di perdersi nella contemplazione senza che ciò tenda ad alcun fine, questa ha durata di
un’opera d’arte. Vi è un sistema delle arti che ricalca la gerarchia dei gradi delle idee, sotto l’architettura, poi la pittura, la scultura e la poesia e infine la tragedia. La musica un ruolo particolare perché priva di materialità, consente l’intuizione della volontà stessa. L’arte sospende la volontà stessa, non abbiamo un fine non c’è desiderio non c’è lotta, ma ha un effetto analgesico poiché è temporaneo. Se per Kant l’azione morale sia quando la volontà determinata dalla ragione, ed è una legge che l’uomo da sé stesso quindi l’uomo è libero, per Schopenhauer è diverso. L’intelletto è servito alla volontà, quindi offre ad essa le motivazioni per realizzare in modo cosciente ciò che essa vuole a livello incosciente. Solo la volontà è libera perché si sottrai il principio di ragion sufficiente. Il comportamento etico ha origine in un sentimento di compassione, che permette di percepire le sofferenze altrui come se fossero nostre, superando la distinzione tra soggetto e oggetto, riconosciamo che gli altri sono essere simili a noi e si manifesta anche in loro la volontà che causa del nostro dolore, dalla compassione nasce la giustizia, che è colui che riconosce gli altri come manifestazione dell’unica volontà di vivere, quindi non li considera più come oggetti e pone un freno l’affermazione della propria volontà. Si può arrivare anche alla carità o agàpe, l’unico amore che esiste, sentimento disinteressato che può spingere fino al sacrificio della propria vita direzione contraria all’autoconservazione. A questa si contrappone l’èros, il sentimento dell’innamoramento, è egoistico perché porta all’accoppiamento e quindi alla conservazione della specie. Giustizia e carità, consentono la liberazione parziale del volere la seconda si colloca a un livello superiore, ma sono soltanto negazione di manifestazioni particolari della volontà quindi è necessario che la volontà sia negata in sé stessa e per sé stessa. L’uomo deve quindi negare ogni singola manifestazione della volontà, fame ad esempio. Giunge il suo apice con la noluntas, ovvero la completa assenza di volontà. Questo viene anche nelle religioni, ma in Schopenhauer la dimensione trascendente rimossa perché si configura come uno stato di estasi in cui l’annullamento della propria personalità e distinzione soggetto oggetto comporta l’impossibilità dell’esperienza tipo conoscitivo e a chi lo vive non resta che il nulla.