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Arti figurative dello sport, Dispense di Storia Dello Sport

arti figurative dello sport, materiale preso dalle dispense del professore Massimo Tommaso Guastella

Tipologia: Dispense

2025/2026

Caricato il 08/12/2025

francesco-faggiano
francesco-faggiano 🇮🇹

5 documenti

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Lezione 5 (11/10/2023)
Esercizi preparatori per il salto (coppa di stile attico da Gnathia), Lecce, Museo
Provinciale
Figura nuda che afferra gli halteres prima di compiere la gara (dopo li lasciava).
Immagine che proviene da una coppa.
Il salto (Kylix Attica), Napoli, Museo Nazionale
La kylix è una sorta di piatto proveniente dalla Grecia con annesso l’elemento
decorativo.
Lotta fra Teseo e Cercione (Kylix attica), Bologna, Museo Civico
Questo vaso ci fa introdurre al momento della lotta che si affianca a quello di
battaglia, di scontro fisico -> con un’ascia un uomo sta colpendo un altro uomo.
La presa della lotta mostra la forza tecnica immaginata. È una lotta mitologica
che non rappresenta agoni, ma semplicemente una battaglia.
Pugilatore contro un centauro (Cratere attico), Firenze, Museo Archeologico
Pugilatore che sta sferrando un primo pugno e pronto poi a sferrarne un altro
ad un centauro. Storia di carattere mitologico -> centauro: figura metà umana e
metà quadrupede, come se fosse un cavallo. In questo vaso emerge anche
un’altra scena, ovvero quella di una figura che prende per la testa un altro
centauro. Personaggio principale fortemente stilizzato, accompagnato da una
traccia rossa che lo caratterizza: pochi segni tracciano i pettorali, i muscoli
addominali…
Pythokles, vaso con pugile che si arrende alzando l’indice della mano destra, V
secolo, Atene, Museo Archeologico Nazionale
Pugile perdente che chiede si arresti lo scontro fisico poiché, evidentemente,
non era più in grado di sostenerlo. L’indice alzato della mano destra indica il
momento di resa.
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Lezione 5 (11/10/2023) Esercizi preparatori per il salto (coppa di stile attico da Gnathia), Lecce, Museo Provinciale Figura nuda che afferra gli halteres prima di compiere la gara (dopo li lasciava). Immagine che proviene da una coppa. Il salto (Kylix Attica), Napoli, Museo Nazionale La kylix è una sorta di piatto proveniente dalla Grecia con annesso l’elemento decorativo. Lotta fra Teseo e Cercione (Kylix attica), Bologna, Museo Civico Questo vaso ci fa introdurre al momento della lotta che si affianca a quello di battaglia, di scontro fisico - > con un’ascia un uomo sta colpendo un altro uomo. La presa della lotta mostra la forza tecnica immaginata. È una lotta mitologica che non rappresenta agoni, ma semplicemente una battaglia. Pugilatore contro un centauro (Cratere attico), Firenze, Museo Archeologico Pugilatore che sta sferrando un primo pugno e pronto poi a sferrarne un altro ad un centauro. Storia di carattere mitologico - > centauro : figura metà umana e metà quadrupede, come se fosse un cavallo. In questo vaso emerge anche un’altra scena, ovvero quella di una figura che prende per la testa un altro centauro. Personaggio principale fortemente stilizzato, accompagnato da una traccia rossa che lo caratterizza: pochi segni tracciano i pettorali, i muscoli addominali… Pythokles, vaso con pugile che si arrende alzando l’indice della mano destra, V secolo, Atene, Museo Archeologico Nazionale Pugile perdente che chiede si arresti lo scontro fisico poiché, evidentemente, non era più in grado di sostenerlo. L’ indice alzato della mano destra indica il momento di resa.

Apollonios di Nestore (attr.), Pugilatore , I sec. a. C., h 128, bronzo, Roma, Museo Nazionale Romano Figura originale mantenuta nella sua integrità-> bronzo che abbiamo ereditato dal passato. Atleta avanti negli anni, che possiede una discreta altezza, considerando che l’opera è seduta. Statua a grandezza naturale , in modo particolare nella sua seduta. Oltre alla barba arricciata, mostra alcuni elementi come, ad esempio, i guantoni realizzati con strisce di cuoio e con borchie. Ciò fa pensare che da un lato questi attrezzi servissero a riparare la mano, ma dall'altro anche ad avere maggiore efficacia soprattutto nel pugno che bisognava sferrare. Figura stante fortemente descritta e non presa dal combattimento, in quanto seduta. Sembra ci sia un momento di comunicazione dato dal fatto che l’atleta gira la testa aspettando il responso della gara, che ha già combattuto. Vista l’ età avanzata , lo si può considerare un professionista. Figura nota e celebrata. Il pugno veniva sferrato con le nocche del dorso della mano , riparato dal guantone che lascia fuori le dita. Immagine priva di occhi perché probabilmente nel tempo sono andati perduti o forse non li hanno mai proposti. Il volto ci mostra un’espressione sofferta ricoperta da cicatrici delle ferite chiuse. Il fatto che sono tante cicatrici ci fa pensare che la figura è specialista della boxe. Anche il naso risulta essere schiacciato, soprattutto l’ osso , a causa delle varie fratture subite dai diversi match. Per chi lo praticava, questo era uno sport violento e pericoloso , una certa tempra a combattere ancora nell’anzianità. L’artista è realista in quanto ha cercato di descrivere in maniera dettagliata una figura vivente. L’orecchio è abbastanza rigonfio poiché di pugni ne ha presi tanti anche lì. Questo giustifica perché l’atleta ha questa postura - > non sente bene e cerca di guardare il labiale di quello che viene detto. Come i bronzi di Riace e l’ auriga di Delfi , ciò che li accumuna è il fatto che tutti e tre sono bronzi, non sono copie ma sono dei pezzi originali. Ci troviamo in una fase di transizione che va dalla civiltà greca (Policleto, Mirone, …) all’Impero Romano, dove l’ idea dei giochi si sta perdendo a differenza dell’attività agonistica singola. Possiamo prevedere degli specialisti che fanno esibizioni, spettacoli seguiti (es. lotta tra gladiatori nelle arene). La civiltà romana era abituata a spettacolarizzare l’agonismo. Non erano attività sportive perché molto spesso finivano nel sangue!!! Pugili, Roma, Musei Lateranensi Una lastra che ci mostra il combattimento tra due figure. Incontro di pugilato, Roma, Musei Lateranensi Una lastra che ci mostra un incontro di pugilato. Le due figure hanno il carattere del pugile in quanto indossano i guantoni , ma la differenza è che sono statue vestite. Portano una benda che li cinge la testa. Diversamente da quella che era una tradizione idealizzata di cultura greca (immagine nuda e giovanile), qui notiamo un possibile confronto dal punto di vista generazionale, perché è evidente che la figura a destra è giovanile, mentre quella a sinistra è anziana.

Lo strigìle (in greco στλέγγις) era una sorta di cucchiaio allungato e realizzato in bronzo o in ferro , che serviva al lottatore dopo la gara per pulirsi il corpo dall’olio, dal sudore e dalla sabbia (spesso durante l’incontro si cadeva per terra). Lisippo, Apoxyomenos , 330 a.C., copia in marmo, Museo Pio Clementino, Città del Vaticano Lisippo fu uno dei più importanti scultori dell’ellenismo. Questa statua ci racconta di un’ atleta nell’atto di pulirsi con lo strigile dopo aver compiuto la gara. La figura stante è di rottura rispetto a quelle di Policleto, ad esempio: l’opera prevedeva un braccio teso in avanti , qui ha perso la mano. Ci sono immagini che ce lo identificano in una posizione diversa. Possiamo trovare tante rappresentazioni in copia, che non fanno altro che confermare la celebrità dell’originale. La statua è aperta in quanto misura lo spazio. Per il resto mantiene quelle che sono le caratteristiche della ponderatio del canone di Policleto: la gamba sinistra leggermente in avanti, la spalla alzata a sinistra, la parte del fianco alzata a destra - > CHIASMO. Rispetto alla posa tipica di Policleto, ci sono più punti di vista in quanto, avendo portato il braccio teso in avanti almeno per 180 gradi, l’opera si fa vedere anche in una più interessante rotondità. Le muscolature sono lievemente rigonfie ai fianchi degli addominali, il quadricipite scende fino alla gamba con quel tipo di rigonfiamento dei grassi che stanno poco prima del ginocchio - > particolare attenzione ai dettagli anatomici e alla qualità artistica. Lancio del peso , bronzo, Capua, Museo Campano Piccola statuetta mutile. Figura piuttosto dinamica, ha perso un braccio ed una gamba nel corso dei secoli. La gestualità lascia immaginare una specialità tipica del lancio del peso. Atleta che si tuffa , pittura parietale, 520 a.C., Tarquinia, Tomba della caccia e della pesca Testimonianza non propriamente sportiva. Cultura etrusca. Figura del tuffatore che mostra una certa capacità di portare le braccia avanti congiungendo le mani e tenendo le gambe ben dritte e allungate, tipico tuffo a pesce. Sport marino.

Atleta, pittura parietale, 480 a.C., Paestum, Tomba del tuffatore Legata alla città campana. Il tuffatore si è lanciato da quell’altezza e possiede uno stile molto caratterizzante all’interno del corpo che si dispone nel tuffo. Dipinti parietali, VI sec. a. C., Tarquinia, Museo Nazionale, Tomba delle Olimpiadi Dalla cultura etrusca abbiamo altre testimonianze, dove residui di affreschi ci mostrano una gara di carri e delle attività sportive diverse (quella a destra potrebbe essere il lancio del disco e si potrebbero immaginare, non troppo evidenti, degli halteres ). Palestra dei Iuvenes, I sec. d.C., Pompei Questo è ciò che è rimasto ed è stato, dal fine ‘700 all’800 in avanti, abilmente restituito alla comunità. Questo è un mosaico fatto di tessere , ovvero pezzettini di pietra, che si compongono una accanto all’altra per una raffigurazione. Ci mostra due figure nude che stanno per combattere. Il giudice di gara , Roma, Museo dei Conservatori Le gare avevano un giudice di gara che dava la vittoria, giudicando una competizione di vario genere. Eleva un sacchetto proprio del giudice.

La bellezza dei Giochi olimpici era il significato che portava con sé, ovvero quello di poter fermare le guerre e fare la tregua ; mentre, per i romani, le attività sportive potevano essere meglio accettate e meglio concepite se si poteva fare spettacolo. Galeno di Pergamo ( Troia ), è considerato uno dei massimi interpreti della medicina antica, il quale rivolge critiche molto dure all'esasperazione dell'attività sportiva. Secondo lui, anziché fare bene, faceva male alla salute e spesso provocava un abbrutimento dell'individuo. Diceva che l'atleta è un individuo che sa solo mangiare, bere, dormire, evacuare e rotolarsi nel fango. Per quanto noi possiamo promuovere lo sport come qualcosa di benefico, forse a certi livelli diventa deleterio. Anche l'arte romana ha, però, prodotto rappresentazioni di gare sportive - > da un lato cambia l'immagine dell'atleta, non è più una sorta di eroe idealizzato come il vincitore (es. l'Auriga, l’atleta di Taranto) e quindi anche miticizzato, ma è più una sorta di professionista legato allo spettacolo. Atleti, mosaici, 212-217 d.C., Roma, da Terme di Caracalla, oggi Musei Vaticani Atleti nudi. Una delle caratteristiche della ponderatio del discobolo era l’armonia della bellezza del corpo, un corpo misurato. Qui non troviamo più quei fisici snelli, slanciati, misurati, atletici, armoniosi, elegante e raffinati dell’ antica Grecia. Non mantengono più queste caratteristiche!!! La figura centrale sembra proprio gonfia. Sono diventati un po' grossi e questo lo si può notare non solo dal fisico, ma anche dalla faccia più rotonda e non più snella.