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Spunto per poter parlare dell'atman e collegarlo col Brahman
Tipologia: Appunti
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Le Upanishad sono trattati di varia estensione e di varia epoca, sono il quarto strato del corpus dei Veda dove emergono speculazioni di natura prefilosofica e filosofica. Questi ultimi sono dedicati alla contemplazione o all'illustrazione delle verità supreme e sono volte a rispondere alle domande impellenti dell'uomo, che si chiede quali siano l'origine e il destino dell'uomo, quale ragione si cela dietro le varie vicende dell'esistenza e quale sia il caposaldo dell'universo e della vita. Tema preferito delle Upanishad antiche è la contemplazione dell'identità fra Brahman e Atman : il Brahman è il fondamento di tutto l'esistente, che dà il potere agli stessi dei che è la fonte immortale di tutto ciò che è mortale, è assoluto, ciò da cui tutto dipende e che non dipende da nulla, e che dunque non può essere conosciuto. Il Brahman è il presupposto della realtà empirica. Atman è invece una parola che originariamente indica il respiro ed è la parte essenziale della personalità umana, che è vista nel pensiero e nella conoscenza. La coscienza individuale non è diversa dalla coscienza universale, forza generatrice e motrice dell’Universo; Brahman è, per l’appunto, l’ energia che ha creato l’intero Universo ed essendo creazione di Brahman, portiamo dentro di noi una “ goccia ” dell’essenza di Brahman, che viene chiamato Atman: L’Atman è presente in ogni cosa, al di fuori di esso non c'è che dolore. Se il Brahman e l’Atman fossero uguali è uno dei paradossi più importanti della filosofia indiana. L’assoluto viene paragonato ad una lampada, la quale illumina tutto, ma non viene illuminata da nulla , permette di vedere tutto il resto, ma nient’altro permette di vederla. Il Brahman è alla base di tutti i fenomeni , ma non può essere conosciuto: è il tuo sé. Quest’ultimo è il presupposto dell’atto di coscienza che ci spiega perché noi siamo coscienti, ovvero consapevoli di ciò che stiamo facendo; il Brahman è identico alla precondizione dell’atto di coscienza, cioè l’Atman. Noi siamo abitati dall’assoluto e il nostro sé abita l’universo per mezzo di modi metaforici, perché non esiste un luogo e un tempo in cui Brahman e Atman abitino. In un dialogo tra padre e figlio tratto da Chandogya Upanishad si è discusso che al principio l’universo fosse solo Essere ( Sat) , uno senza un secondo, ma c’è chi sosteneva che al principio questo fosse solo Non Essere ( Asat), unico senza un secondo. In seguito dal non essere nacque l’essere, ma come potrebbe essere così? Si chiese il padre. E’ possibile che dal non essere sia nato l’essere? No , l’essere c’è sempre stato e sempre ci sarà. Questo essere è la totalità, non ce n’è un altro. Non fu una posizione condivisa da tutti i pensatori indiani come accadde per i Buddhisti, ma fu una posizione che ha caratterizzato un filone di pensiero indiano; l’essere è eterno, non deriva dal non essere e non può decadere in esso.