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La speculazione vedica sulla matrice e i testi finali dei testi vedici, inclusi samhita/brahmana/aranyaka. Brahman è l'unità cosmica eterna, l'essenza dell'universo e il substrato di tutte le fluttuazioni mondane. Atman è ciò che si trova dentro di noi, il substrato del nostro corpo, l'essenza di ogni essere vivente, la coscienza e l'energia vitale. Il movimento spirituale jainismo segue la dottrina della non-volontà di nuocere e della teoria del karman e della rinascita. I sette argomenti fondamentali includono anime, inanimato, afflusso o contaminazione, legame, arresto del flusso, eliminazione e liberazione. Il bhagavadgita e il yoga dell'azione nel vi libro del mahabharata rispondono alle domande sul saggio, l'azione, il rapporto tra azione e conoscenza e tra uomo e realtà. La teoria del karma yoga crede che il movente di ogni azione sia il proprio dharma e che il legame dipenda dall'intenzione dell'azione.
Tipologia: Sintesi del corso
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un substrato sulla quale avvengono tutte le le fluttuazioni del mondo fenomenico
l’essenza di ogni essere vivente, la coscienza e la sua energia vitale jainismo-> movimento spirituale che segue la dottrina della non-volontà di nuocere, connessa alla teoria del Karman e della rinascita il jainismo è una dottrina sramanica: problematica dell’azione e dei legami che questa comporta 7 argomenti di base:
liberazione-> si raggiunge attraverso un processo di purificazione nelle tre fasi [tre gioielli]: retta visione, retta conoscenza, retta condotta Bhagavadgita e yoga dell’azione II ac e II dc è contenuta nel VI libro del Mahabharata e cerca di rispondere agli interrogativi di chi è il saggio, perché agire, cos’è l’azione, qual è il rapporto tra azione e conoscenza e tra uomo e realtà -> questo poema racconta lo scontro esistenziale tra i Kaurava e i Pandava -> le 18 letture raccontano il dialogo tra Arjuna [guerriero dei Pandava] e Krsna [il suo auriga] il quale esso si rivelò come volto della realtà suprema e insegna ad arjuna il suo insegnamento sul problema dell’agire -> Arjuna viene preso dallo sconforto nel vedere parenti e maestri in scontro e pone la domanda <perché combattere?> la quale poi si amplierà ad interrogativi più esistenziali -> Krishna risponde dando tre discipline/tre vie
la soluzione del karma yoga si fonda sulla teoria che il legame non sia intrinseco all’azione ma dipenda dall’intenzione dell’azione [l’azione lega se chi agisce è spinto dall’intenzione e dal frutto dell’azione] ma non è possibile non agire, quindi l’unico modo per liberarsi dal legame dell’azione e di conseguenza dal samsara, è quello di rinunciare al frutto dell’azione e compiere azioni disinteressate ● la teoria del karma yoga crede che il movente di ogni azione sia il proprio dharma: il criterio di ogni azione è la necessità di conformarsi allo sva-dharma quindi al dovere specifico del proprio ruolo -> infatti il dharma di Arjuna gli impone di combattere Nagarjuna la sua dottrina della VACUITA’[sunyata] nasce dalla nozione di vuoto interdipendenza e impermanenza di tutti i fenomeni: tutti i fenomeni sono vuoti, come lo sono anche i dharma i quali sono privi di sé la dottrina della critica dei MEZZI DI CONOSCENZA: se io percepissi, mediante la percezione diretta, qualcosa la ammetterei o la negherei. Ma visto che nulla percepisco, la mia posizione è inobiettabile. Se pensi che l’esistenza delle varie cose è stabilita dai mezzi di conoscenza, dì un po’, da che cosa è stabilita l’esistenza dei mezzi di conoscenza? Nagarjuna elaborò queste teorie secondo la quale essendo tutto privo di sé, essendo tutti i fenomeni vuoti, anche le 4 nobili verità date dal Buddha lo sono la dottrina della DOPPIA VERITA’: Nagarjuna dà un’indicazione di come ci si debba comportare di fronte ai fenomeni che sono privi di identità perché vacui/vuoti e quindi la realtà essendo vuota non è reale la doppia verità sta nella verità relativa e nella verità assoluta- partendo dal presupposto che anche le 4 nobili verità del Buddha sono dal punto di vista assolute ma considerate reali e vere dal punto di vista relativo
-se il figlio è il prodotto del padre, e a sua volta il padre è prodotto del figlio, chi è il produttore? e chi è il prodotto? -come possono sia padre che figlio, possedere i caratteri di padre e figlio? -l’esistenza dei mezzi di conoscenza non è stabilita di per sé, né reciprocamente tra di loro, né mediante altri mezzi di conoscenza, né in dipendenza dalle cose conoscibili, né senza causa il Samkhya della Samkhyakarika il Samkhya è una dottrina dualista che distingue due principi
lo scopo di questa dottrina è descrivere il mezzo attraverso il quale cessare l’oppressione dovuta al dolore; questo mezzo si ha dalla conoscenza discriminativa del manifesto, dell’immanifesto e del conoscitore [cioè il purusa] -se i purusa cessassero di esistere, la prakrti cesserebbe di sua attività: infatti il processo creativo è causato dall’associazione e dalla coesistenza dei due principi -l’attività della prakrti è dovuta dal movimento dei tre GUNA, tre costituenti fondamentali: Sattva: bianco, luminoso, tranquillo Rajas: rosso, eccitato, dinamico Tamas: nero, oscuro, errore -i tattva sono gli evoluti elementari della prakrti: ● il primo derivato è l’elemento che sta alla base della catena dei derivati ovvero la buddhi cioè l’intelletto -il quale ha ruolo principale nella liberazione dal purusa ● senso dell’io e sensorio comune ● cinque facoltà di senso ● cinque facoltà d’azione ● cinque elementi sottili ● cinque elementi grossi TEORIA DELLA PREESISTENZA DELL’EFFETTO NELLA SUA CAUSA Isvarakrsna formula la teoria della causalità, la quale viene descritta come teoria dell’identità dell’effetto e della causa la teoria spiega la produzione dell’effetto come trasformazione della causa materiale: l’effetto preesiste nella causa quindi tutto ciò che si produce preesiste allo stato latente della propria causa materiale questa teoria riserva alla prakrti il ruolo di causa ultima e unica del manifesto e delle sue trasformazioni non c’è necessità di postulare un dio creatore o altre cause TEORIA DEL RIFLESSO O DEL MUTUO RIFLESSO per rispondere alla domanda di come possa la buddhi, il quale è derivato della prakrti, essere capace di intelligenza e di conoscenza discriminativa con la teoria del riflesso elaborano il rapporto tra purusa e la buddhi, importante nel processo di liberazione
metafora: prakrti è una danzatrice mentre purusa è lo spettatore-> tutto ciò che succede quindi trasformazioni della prakrti, la trasmigrazione del corpo sottile, è una danza che prakrti fa a favore del purusa atto conclusivo della danza è quando prakrti la danzatrice sa di essere vista dallo spettatore purusa: quindi la buddhi conosce il manifesto/immanifesto e conoscitore solo in questo caso la prakrti cessa la sua attività: lasciando il purusa nel suo isolamento testo Samkhya di Isvarakrsna
1. la relazione tra purusa e prakrti -questo sforzo viene fatto dalla prakrti a cominciare dalla mente fino agli elementi grossi, avviene per la liberazione di ogni singolo purusa -il latte funziona in vista della crescita del vitello, così la natura funzione in vista della liberazione del purusa -l’immanifesto agisce per liberare il purusa -come la danzatrice smette di ballare dopo essersi mostrata in pubblico, così la prakrti cessa la sua attività dopo essersi manifestata al purusa -la prakrti che è provvista dei guna, compie l’utile del purusa il quale è sprovvisto dei guna -nulla è più sensibile della prakrti, che non si porge più al purusa dopo esser stata vista -quindi nessun purusa è legato, liberato né trasmigra; è la prakrti con i suoi stadi ad essere legata, liberata o a trasmigrare -la prakrti lega se stessa per via delle sette forme, per mezzo di un’unica forma compie la liberazione, compiendo così il fine del purusa -grazie all’esercizio sui principii, nasce una conoscenza totale, pura e unica <io non sono, nulla è mio, questo non sono io> -il purusa spettatore, vede la prakrti che cessa la produttività e risulta svincolata dalle sette forme, dopo aver finalmente compiuto lo scopo del purusa -il purusa è indifferente come spettatore, la prakrti cessa la sua attività. Malgrado il contatto esistente tra i due, non sussiste movente alla creazione -ottenuta la conoscenza, la virtù e le altre forme divengono improduttive, ma il corpo permane ancora grazie agli impulsi karmici, così come accade con il movimento della ruota -avvenuta la separazione del corpo avendo la prakrti cessato la sua attività, il purusa perviene in isolamento assoluto e definitivo -la conoscenza intesa a compiere il fine del purusa, nella quale sono considerate nascita, durata e dissoluzione degli esseri, è stata esposta al sommo veggente ontologia del Vaisesika
sistema filosofico realista e pluralista che cerca di rispondere agli interrogativi: che cosa è reale? che cosa esiste veramente?: dalla risposta a queste domande il Vaisesika cerca di enumerate gli elementi della realtà
il secondo è quello della risoluzione dell’ambiguità tra deduzione e induzione intrinseca allo schema filosofia del linguaggio: Bhartrhari filosofia della parola rituale : la Mimamsa Bhartrhari: la tradizione brahmanica fu sempre interessata al tema del linguaggio Bhartrhari cercò di dimostrare che la grammatica è la porta che conduce alla liberazione le parole esistono? la parole si presenta come un atto costitutivo di parti [fonemi, i quali presi singolarmente non hanno significato] Bhartrhari SPHOTA è un’entità linguistica che porta il significato, ed è diversa dall’insieme dei fonemi : sphota è un’entità ontologicamente superiore alla sequenza di fonemi, esso non ha parti e non è soggetto a mutamento temporale metafora dell’acqua: se l’acqua è agitata dalle onde, l’oggetto in acqua sembra comunque muoversi-> illustra il passaggio da un’unità immutabile e priva di parti ad una sequenza temporale per Bhartrhari la conoscenza del funzionamento del linguaggio porta alla liberazione, si raggiunge il brahman immortale: questo cammino yogico verso la liberazione è distinto in fasi e segue le fasi del linguaggio Mimamsa: scuola brahmanica con due scopi
efficacia del sacrificio è indipendentemente dagli Dei, e la caratteristica del rito è quella di creare qualcosa che prima non c’era compiendo i riti eternamente prescritti si interviene sulla catena causale del karman e delle rinascite e si può così godere di rinascite migliori per poi giungere alla liberazione dell’atman immortale il Kevaladvaita Vedanta di Sankara vissuto nel VIII secolo fu un brahmano, fu un polemista e acuto e girò l’india per dibattere commenta Upanishad e Bhagavadgita dottrina di Sankara_ il BRAHMAN è l’unica cosa reale, non è duale, è eterno, privo di qualificazioni, assoluto e non soggetto a cambiamento Sankara e le Upanishad sono in linea sul pensiero riguardante il brahman in quanto:
il brahman sankariano è coscienzialità pura, radicalmente diverso però dalla coscienza ordinaria perché il brahman sussiste eternamente indipendentemente da oggetti ’åtman-brahman, in quanto assoluto e indipendente, è dunque coscienzialità pura, precondizione della coscienza ordinaria pura [quindi senza oggetti da attribuire alla coscienzialità, immobile e invulnerabile]
esempio: sonno profondo senza sogni-> c’è continuità della coscienza infatti al risveglio siamo coscienti di non aver sognato nonostante la coscienza non sia diretta verso alcun oggetto commento di sankara ai Brahmasutra
concetto della sovrapposizione: l’uomo sbaglia nel sovrapporre sul soggetto l’oggetto e gli attributi dell’oggetto e pensa di essere soggetto conoscenti e agenti soggetto -la cui sfera è la nozione di IO oggetto -la cui sfera è la nozione di NON-IO
in realtà il soggetto e l’oggetto sono due sfere distinte e l’atman non conosce, non agire, non fruisce Sankara interpreta così l’enigma dei due uccelli abbracciati all’albero: uno mangia e l’altro lo guarda il Brahman è causa del mondo fenomenico cioè lo produce per trasformazione identica, ma questa trasformazione non è reale perché è un trasformarsi illusorio che si produce per effetto sul piano oggettivo dal maya, sul piano soggettivo dall’avidya
esiste un abisso ontologico tra il brahman e il mondo fenomenico, il quale esso scompare quando si conosce la propria identità con il brahman isolato/non duale anche Sankara, come per nagarjuna esiste una doppia verità: esiste una realtà relativa al mondo fenomenico TESTI CINESI Confucio: dal grande studio via del grande studio-> virtù luminosa, rinnovare il popolo, bene ultimo avere un punto fermo, poter essere tranquilli, essere in pace, poter deliberare, poter ottenere uomini hanno radici e rami, le azioni hanno un inizio e una fine, conoscere il prima e il dopo significa essere vicini alla Via antichi volevano far risplendere la virtù nel regno: in ordine di priorità e importanza volevano ordinare lo stato, regolavano la famiglia, coltivavano la persona, rettificano il loro cuore, rendevano sinceri i loro pensieri, portavano a compimento la loro conoscenza conoscenza-> investigare le cose ->la radice di tutto è coltivare la propria persona Mencio tutti gli uomini hanno un animo sensibile all’altrui sofferenza-> empatia sovrani avevano un animo sensibile e quindi attuarono un governo compassionevole, si rende così lo stato più facile da governare
che cosa c’è dopo la morte? bisogna saper concentrarsi in noi stessi sorvolando il sacrificio e trovando il nostro dio interiore, ovvero quella sede dove giace l’atman, una via che conduce fuori dalla duplicità si arriva ad esso sintonizzandosi sul livello dei 4 strati dell’om, questa sillaba è il rifugio supremo: là si trovano il brahman e l’atman che sono identici, essi non muoiono quando muore il corpo lo sprofondare dentro noi stessi tramite la concentrazione in una dimensione che è al di là della temporalità e della spazialità, dove incontriamo quell’atman che è sottratto alla spazialità e alla temporalità. se giungiamo a quel livello, corrispondente al quarto stato della coscienza, simboleggiato dalla nasalità della sillaba om, cioè quello stato di coscienza che è al di là del sonno senza sogni, noi non siamo più toccati dal dolore, non siamo più toccati dalla morte, non siamo più toccati dalla rinascita, perché rinascere non è la soluzione al problema della morte. COMPLESSO PSICO-FISICO E ATMAN -l’atman è il padrone del carro che siede vicino all’auriga -l’auriga è l'intelletto indicato con il termine BUDDHI
concentrandosi in noi stessi senza il sacrificio esterno si può arrivare a un dio nascosto dentro di noi che aiuta a liberarci dal samsara e dalla sua dualità di gioie dolori superare gioia e dolore è possibile attraverso questo percorso "introspettivo", che ci permette di raggiungere un dio, che non si può raggiungere con il sacrificio serve un sacrificio sul tuo complesso psico-fisico per raggiungere quella sede dove c’è l'atman, è lì che c’è il vero godimento, il vero superamento della frustrazione. atman non è spazialmente delimitato, è adimensionale, questa condizione ti porta fuori dallo spazio e dal tempo. L'atman non è l'anima come la concepiamo noi. L'anima a volte contiene dei pezzi di io, ha degli elementi di affettività. L'atman non sta da nessuna parte, non ha dimensioni, è fuori dalla temporalità e dalla spazialità. Nella quinta valli viene introdotto il concetto di Tat il controllo avviene tramite il controllo delle 11 porte della città dell’atman, queste 11 porte sono i dieci sensi più il manas [la mente] arrivando a un punto dove la percezione e l’azione non sono legati Se ci concentriamo in noi stessi, se controlliamo la città dalle 11 porte, l’atman rimane isolato, comincia quella condizione di liberato in vita e l’atman si rivela nella sua identità come brahman TAT—-> è la realtà suprema/esso cioè il brahman il tuo atman è. Non tu inteso come la tua personalità empirica, il tuo corpo, il tuo intelleo, ma il tuo atman è quello, cioè il brahman. è. Nella sesta valli viene introdotto il concetto di yoga e di liberazione
immortalità è andare oltre la morte, essere nella non-morte; è una condizione di non-vita e non-morte, di oltrepassamento della vita e della morte quando i 5 sensi e il sensorio comune cessano l'attività, e l’intelleo che li ha fatti cessare non opera più, allora si dice raggiunta la meta suprema questo dominio dei sensi si chiama yoga [yoga= controllo, concentrazione] ci sono dei canali interni, non visibili, che in qualche modo ci servono da strumento per raggiungere quella condizione -quindi il dio della morte ha risposto, ha detto qual è la condizione dopo la morte, ma non ha risposto come si aspettava il ragazzo, ha detto molto di più, gli ha spiegato come andare oltre la vita e la morte e gli ha detto che ci sono delle tecniche di controllo, compiuto da quella parte che nel carro va dall'intelletto in giù, è l'intelletto che agisce, che controlla e spegne, attraverso il manas, i sensi. Questo spegnimento conduce già in vita al rilucere di quel nano che è dentro di noi, quell'essere infinito, atemporale, aspaziale, che è l'atman, che è in realtà il brahman. queste forme di concentrazione prevedono l’eliminazione del pensiero, tramite il pensiero stesso, è un raggiungimento tramite l’intelletto, quest’ultimo è l’ultimo a spegnersi Bhagavagditabhasya di Sankara Sankara pone come unico yoga che orta alla liberazione lo jina yoga (conoscenza). Egli analizza gli ultimi sloka della gita e dinanzi alla frase “ avendo abbandonato tutti i dharma..." egli sostiene che esso va inteso come “avendo abbandonato tutte le azioni” Sankara argomenta che questa frase insegna che l’unico mezzo della realizzazione assoluta è la conoscenza lo Jnana non l’azione e neppure l’azione combinata alla conoscenza. La conoscenza (dell’atman ) è l’unica via poiché elimina la nescienza, a causa della nescienza viene continuamente associata all’atman una differenza tra frutti, azione ,fattori.(mia è l’azione, io sono l'agente) Con la comprensione dell’atman questo io diventa isolato, avvicinato alla nozione che “non esiste nessun altro diverso da me” tale conoscenza elimina la nozione di differenza che è la causa dell’azione. La conoscenza ha come risultato finale l'isolamento La rinuncia a tutte le azioni tramite la sola conoscenza abbandonandosi quindi alla divinità, qua è logico un collegamento alla bhakti yoga, Lo yoga della devozione nel commento attribuito a sankara diventa compatibile con lo jnana yoga, subordinato ad esso insieme al karma yoga poiché l’azione compiuta rinunciando ai frutti nella completa devozione purifica la mente è quindi preparatoria per coloro che non sono ancora qualificati allo jnana yoga, il concetto di bhakti prende però un significato binario poiché in altre parti del commento di sankara essa viene definita come già associata al sapere Commento della bhagavad gita attribuito a Sankara( il più influente esponente del vedanta non dualistico assoluto). Solo la conoscenza (Jina ) è il mezzo per l’assoluto, né la devozione (bhakty), ne l’azione (karman) con conoscenza, differentemente da altri commenti della bhagavdagita che affermano che il mezzo per il bene supremo è la conoscenza combinata all’azione. per liberarsi dal samsara bisogna quindi compiere quel dahrma della rinunzia all’azione con la conoscenza.