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Mappa Xmind che approfondisce il Bacillus Anthracis e il Bacillus Cereus
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il batterio cresce su normali terreni di coltura e non ha particolari esigenze nutrizionali. Su piastra crescono delle colonie di colore bianco che ricordano l’aspetto e la consistenza della cera (da qui il nome B. cereus). Dà emolisi (produce emolisine), attività che si riflette anche in vivo, danneggiando le cellule circolanti. Le cellule sono disorganizzate nell’ambiente, non assumono la forma a canna di bambù. È molto più diffuso dell’antrace. È responsabile di TOSSINFEZIONI ALIMENTARI. Il Bacillus cereus può produrre due tossine Enterotossina emetica È una tossina TERMOSTABILE, ingerita con l’alimento e che causa immediatamente i sintomi (vomito). Anche cotto, l’alimento contaminato può trasmettere l’infezione. Si trova soprattutto nei cibi a base di RISO quando è raffreddato Il riso può essere naturalmente contaminato dalla spora, ad esempio nelle piantagioni. Quando è sottoposto a cottura non avviene l’uccisione della spora, perché è termoresistente (per essere eliminata, dovrebbe essere trattata a 120°C per almeno mezz’ora). Durante la cottura si ragggiunge la temperatura di germinazione Durante la moltiplicazione, il batterio sintetizza le tossine. Se si consuma il riso immediatamente dopo la cottura non succede nulla, perché non si dà il tempo alla spora di germinare. Invece, se si cuoce il riso e lo si fa raffreddare, si dà il tempo alla spora di germinare e al batterio di produrre la tossina. Dopo poche ore dall’ingestione si verificano i sintomi. Enterotossina diarreogena È una tossina TERMOLABILE, prodotta in vivo nell’intestino, quindi il batterio è ingerito e produce la tossina una volta nell’intestino. Causa diarrea. Infetta soprattutto cibi a base di carne, vegetali, salse Dopo aver manifestato i sintomi di vomito o diarrea, si eliminano le tossine e si ritorna a una condizione di salute in modo autonomo. Sia il tempo di incubazione che la malattia hanno breve durata. È una malattia autolimitante. Diagnosi Analisi microbiologica di campioni di cibo sospetto Terapia È trattabile con antibiotici, ma, trattandosi di un’intossicazione alimentare, quindi di una malattia autolimitante, si rendono necessari solo in particolari circostanze. La terapia di solito riguarda il ripristino di una situazione idro-elettrolitica normale.
È responsabile dell’antrace (o carbonchio), una grave condizione clinica che può manifestarsi a livello cutaneo, polmonare o enterico; Il Bacillus anthracis in forma sporigena, presenta una porzione centrale ovoidale, trasparente e rifrangente. È talmente impermeabile che non assorbe il colorante violetto. La spora si trova al centro dello sporangio, ma può presentarsi anche libera da esso. Batterio a CANNA DI BAMBU perché le cellule hanno estremità quasi rettangolari e si dispongono in file ordinate Azione patogena Enzimi (fosfolipasi, proteinasi, collagenasi) che danneggiano l’epidermide Enzimi plasmidici Capsula con funzione adesiva e antifagocitaria Tossina carbonchiosa multifattoriale È multifattoriale perchè formata da 3 porzioni (fattori) Fattore I EDEMATOGENO. È un’ADENILATO CICLASI che fa aumentare le concentrazioni di cAMP, con conseguente richiamo di liquidi e uscita di ioni dalle cellule Fattore II ANTIGENE PROTETTIVO. È la componente recettoriale. Crea un sito di ancoraggio sulla cellula bersaglio in modo da far entrare gli altri 2 fattori Fattore III LETALE: è una METALLOPROTEASI che digerisce le MAP chinasi portando a morte cellulare. Può lesionare il CENTRO RESPIRATORIO BULBARE Grazie a questo fattore, la tossina carbonchiosa rientra nelle TOSSINE NEUROTROPE (insieme a tossina tetanica e botulinica che però agiscono sul SNC e SNP) Tutti e tre i fattori sono codificati indipendentemente l’uno dall’altro da geni plasmidici. Si definiscono FATTORI SIEROLOGICAMENTE DISTINTI La manifestazione clinica della malattia si avrà soltanto se il batterio sarà in grado di sintetizzare almeno il fattore II, il così detto antigene protettivo, in associazione con il fattore I o il fattore III, o con entrambi. Modalità infezione Nel punto in cui il batterio penetra viene sintetizzata la tossina Quando l’antigene protettivo si aggancia al recettore della cellula ospite (cell cerebrale, cardiaca, intestinale, polmonare..), interviene una proteasi che stacca un frammento del fattore II ed espone il sito di ancoraggio per il fattore I o III o entrambi Il Carbonchio si manifesta come malattia a livello sistemico: possiamo quindi identificare la tossina carbonchiosa quale TOSSINA PANTROPA I fattori I e III entrano nella cellula bersaglio e ne causano la lisi. Se ne agisce solo uno, l’azione patogena è minore Carbonchio Il termine antrace deriva dal greco “Anthrakis”, che vuol dire “carbone”, a causa delle lesioni cutanee scure che il batterio provoca quando è contratto per via cutanea. Le lesioni vanno incontro a necrosi e assumono un colore nero simile al carbone. Inoltre, esse sono circondate da aloni infiammati, molto edematosi e arrossati, che nell’insieme ricordano un tozzo di carbone acceso. Zoonosi Si tratta di una zoonosi, dunque l’uomo contrae l’infezione dall’animale infetto, che manifesta i sintomi della malattia e può morire di carbonchio, che provoca setticemia e infezioni sistemiche con fenomeni emorragici e splenomegalia. Il carbonchio è patogeno sopratutto per gli erbivori. alcuni animali (es. volatili) sono refrattari a causa dell’elevata temperatura corporea, che non consente la produzione di fattori tossici Eziopatogenesi Il bacillo è presente nel suolo in modo ubiquitario (nelle acque, nel terreno) L’animale si ciba in un pascolo infetto. La spora penetra nella cavità orale tramite microlesioni. Il batterio germina, sintetizza la tossina e l’animale muore L’animale infetto morto è abbandonato nel suolo. Durante la trasformazione da cadavere a carcassa avviene la normale processazione del batterio: da batterio vegetativo diviene spora. Questo favorisce la disseminazione della spora nel pascolo Modalità trasmissione Via cutanea (pustola maligna) Più frequente e meno grave Contatto diretto con animali infetti. I soggetti più a rischio sono gli allevatori o i macellai La spora penetra nelle lesioni cutanee. La spora poi sarà in grado di germinare nei punti di inoculo e sintetizzare la tossina quando si troverà in condizioni adatte, cioè in presenza di ossigeno e di nutrienti. Pustola maligna Dopo pochi giorni di incubazione compare un edema vistoso con al centro una pustola. Diventa un’ESCARA NECROTICA di colore nero, circondata da un alone edematoso e infiammato. L’escara necrotica iniziale (che corrisponde al punto in cui penetra la spora) è circondata da pustole satelliti, microlesioni date dal fatto che la tossina entra in circolo e interagisce con altri bersagli. 80% guariti ; 20% setticemia È la forma meno grave perché permette di usare subito la terapia antibiotica Via respiratoria (broncopolmonite) Meno frequente ma grave Le spore sono inalate quando rilasciate da animali infetti. I soggetti più a rischio sono persone addette alla manipolazione di materiale di origine animale: conciatori di pelle, fabbricatori di spazzole.. Una misura profilattica sarebbe quella dell’uso di mascherine e aspiratori d’aria che possano evitare la diffusione della spora. Broncopolmonite ed emoraggia interna La spora è fagocitata da macrofagi alveolari e trasportata ai linfonodi mediastinici. Essendo in un ambiente aerobio, si innescano i processi di germinazione che portano il batterio a produrre la tossina Il passaggio nella via ematica del batterio in forma vegetativa causa setticemia e fenomeni EMORRAGICI (come nell’animale infetto) a livello mediastinico. La maggior parte degli individui infetti (95%) va incontro a shock settico e morte per arresto cardiorespiratorio. Il periodo di incubazione è lungo, va oltre i due mesi. I primi sintomi sono poco riconducibili al carbonchio respiratorio. Si verificano principalmente un malessere generale e disturbi respiratori non riconducibili al carbonchio. I sintomi distintivi saranno setticemia e emorragia. Via digestiva Rara ma gravissima Si contra l’infezione mediante ingestione di alimenti di origine animale contenenti spore. La spora è ingerita e,(come negli animali), è necessario che ci sia una lesione a livello oro-faringeo o intestinale, che favorisca la penetrazione della spora e la conseguente germinazione. Antrace orofaringeo e antrace intestinale Ulcerazione delle mucose, ingrossamento dei linfonodi Diagnosi Prelievo di campioni resoiratori, sangue o essudato purulento intorno all’escara necrotica Coltivazione dei campioni in terreni di coltura di base o agar sangue Valutazione sensibilità agli antibiotici Terapia Si usa penicillina o chinoloni per i ceppi più resistenti Nelle forme setticemiche gravi è prevista la somministrazione di un siero anticarbonchioso, quindi una sieroterapia che contiene anticorpi antitossina già prodotti, in modo tale da bloccare la tossina già in circolo prima che essa entri a contatto con i recettori. Vaccini Per gli animali è obbligatorio negli allevamenti delle zone endemiche Per l’uomo c’è un vaccino acellulare in via di sperimentazione che prevede l’inoculazione di proteine fortemente antigeniche e immunogene del batterio. Usato per le categorie a rischio: personale militare, persone che lavorano a contatto con animali e abitanti in zone endemiche. Interventi di profilassi Eliminazione di animali morti per morti sospette. La carcassa non deve essere abbandonata ma interrata in profonde fosse e rivestite in calce viva Prodotti di origine animale (alimenti, pelli, lane, setole naturali) devono essere controllati e sterilizzati per eliminare eventualmente le spore Utilzzo di DPI e aspiratori d’aria in ambienti dove la spora può circolare
Nella forma vegetativa sono AEROBI OBBLIGATI In anaerobiosi, sporulano Alcuni sono mobili (peritrichi) e altri immobili ( B. Anthracis) Sporigeni La spora è di forma ovale e posizionata al centro del batterio Numerose specie sono ubiquitarie e saprofite (suolo, polvere, H2O)