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Fotografia come Ready-made: Duchamp, Man Ray e la rivoluzione dell'arte, Appunti di fotografia

Questa lezione esplora il concetto di Fotografia come Ready-made, introducendo l'artista Marcel Duchamp e il suo lavoro sui Ready-made, e il collaboratore di Duchamp, Man Ray, e il suo approccio alla fotografia. Viene discusso come Duchamp e Man Ray abbiano influenzato l'arte contemporanea, in particolare la fotografia, e come l'idea di Ready-made sia stata applicata a questa forma d'arte.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 09/05/2021

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LEZIONE 7
FOTOGRAFIA COME READYMADE una concezione che nell’arte del 900 ha avuto
un’influenza soprattutto nell’ambito della fotografia scritta e anche nel rapporto tra la
fotografia e le altre arti.
L'inventore del
readymade è
Duchamp, grande
artista del 900
d’avanguardia, da
cui nasce l’arte
concettuale che è
un’espressione
coniata per
definire un’arte
che sì definisce
definitivamente
negli anni 50/60.
La grande rivoluzione apportata da Duchamp la vediamo in una delle sue opere più celebri,
realizzata nel 1917 Fontana che allude a un orinatoio che lui trasforma in una scultura
(anticipa la relazione tra oggetto scultoreo e oggetto di riproduzione industriale seriale).
L’idea di Duchamp è quella di appropriarsi di un oggetto qualsiasi quotidiano, prodotto in
serie e poi lo decontestualizza dall’ambito d’origine. Con il suo ready made cerca di portare
un oggetto dall’uso quotidiano a una mostra realizzata nel 1917. Questo suo orinatoio viene
esposto in america e viene inizialmente rifiutato, l’america sì sta abituando all’arte
d’avanguardia (agli inizi dl 900 l’america è ancora strettamente puritana e molto pudica
anche in arte). A questo ready made Duchamp fa una piccola modifica, un gioco
intellettuale, ossia firma e data il suo orinatoio, come sì fa in un’opera d’arte con uno dei suoi
pseudonimi: Robert Mutt 1917. L’opera originale è andata perduta e viene replicata nel 1964
(difficile dire comunque di un oggetto prodotto in serie “originale”, infatti questo termine con
quest’opera e con in generale la fotografia è difettoso). Dell’originale del 1917 rimane una
fotografia di Stieglitz che decide di mostrare con la sua foto l’opera alla
Galleria 291. Stieglitz nella sua bravura allestitiva decide di porre come
ornamento sul retro dell’orinatoio un dipinto di un pittore americano:
The Warriors 1913 e per avvicinare ancora di più l’orinatoio l'idea di
oggetto industriale come scultura lo pone anche su un piedistallo.
Duchamp avvicina l’idea di ready made alla fotografia (anche se lui
non ha mai fatto delle fotografie, ma ha riflettuto sulla fotografia, ha fatto anche molta
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LEZIONE 7

FOTOGRAFIA COME READYMADE una concezione che nell’arte del 900 ha avuto un’influenza soprattutto nell’ambito della fotografia scritta e anche nel rapporto tra la fotografia e le altre arti. L'inventore del readymade è Duchamp, grande artista del 900 d’avanguardia, da cui nasce l’arte concettuale che è un’espressione coniata per definire un’arte che sì definisce definitivamente negli anni 50/60. La grande rivoluzione apportata da Duchamp la vediamo in una delle sue opere più celebri, realizzata nel 1917 Fontana che allude a un orinatoio che lui trasforma in una scultura (anticipa la relazione tra oggetto scultoreo e oggetto di riproduzione industriale seriale). L’idea di Duchamp è quella di appropriarsi di un oggetto qualsiasi quotidiano, prodotto in serie e poi lo decontestualizza dall’ambito d’origine. Con il suo ready made cerca di portare un oggetto dall’uso quotidiano a una mostra realizzata nel 1917. Questo suo orinatoio viene esposto in america e viene inizialmente rifiutato, l’america sì sta abituando all’arte d’avanguardia (agli inizi dl 900 l’america è ancora strettamente puritana e molto pudica anche in arte). A questo ready made Duchamp fa una piccola modifica, un gioco intellettuale, ossia firma e data il suo orinatoio, come sì fa in un’opera d’arte con uno dei suoi pseudonimi: Robert Mutt 1917. L’opera originale è andata perduta e viene replicata nel 1964 (difficile dire comunque di un oggetto prodotto in serie “originale”, infatti questo termine con quest’opera e con in generale la fotografia è difettoso). Dell’originale del 1917 rimane una fotografia di Stieglitz che decide di mostrare con la sua foto l’opera alla Galleria 291. Stieglitz nella sua bravura allestitiva decide di porre come ornamento sul retro dell’orinatoio un dipinto di un pittore americano: The Warriors 1913 e per avvicinare ancora di più l’orinatoio l'idea di oggetto industriale come scultura lo pone anche su un piedistallo. Duchamp avvicina l’idea di ready made alla fotografia (anche se lui non ha mai fatto delle fotografie, ma ha riflettuto sulla fotografia, ha fatto anche molta pratica, collaborando con

Man Ray). Man Ray lavora come fotografo d’avanguardia e anche come fotografo professionale quindi sì occupa di ritratti, di moda e nell’ambito della fotografia artistica ha lavorato molto con Duchamp (Duchamp sì veste da donna e gioca e insieme a Man ray gioca sulla sua doppia personalità: maschile e femminile). Un'opera con affinità con la fotografia è il Grande vetro a cui Duchamp lavora tra il 1915-23 di cui esistono più versioni (replicato in serie), quest’opera durante uno degli spostamenti è caduta e il vetro sì è rotto e Duchamp ha deciso di tenerlo come intervento del caso nell’opera stessa (caso compartecipe della creazione stessa). C’è sempre ‘idea della doppia personalità maschile e femminile, infatti l’opera inizialmente fu chiamata La sposa messa a nudo dai suoi scapoli infatti il lavoro è diviso in due zone: la zona inferiore è la parte maschile con degli ingranaggi che fa riferimento al rapporto tra l’uomo e la macchina, invece la parte superiore rappresenta la parte femminile. Man Ray ne fa una serie di fotografie, la più famosa è Allevamento di polvere del 1920. Nel 1920 Man Ray scatta questa ftoografia che sembra un paesaggio lunare, astratto, poi sì capisce che il soggetto è la polvere, questa fotografia è un dettaglio del grande vetro che deve ancora essere finito nel 1920 e che sì è riempito di polvere. Il soggetto è la polvere che è allo stesso momento: un dettaglio che rappresenta una sorte di appropriazione e reinterpretazione dell’opera, quindi a fotografia diventa un ready made. L’idea della polvere come soggetto, elemento piccolo e quasi impercettibile all’occhio umano, la l’occhio fotografico invece riesce a cogliere l’essenza e la matericità della polvere. Su questo vi è una riflessione sul potenziamento dell’occhio umano attraverso l’occhio fotografico che gli permette di vedere l’infinitamente piccolo. Frase della critica americana Rosalind Krauss che è diretta derivazione del pensiero di Walter Benjamin: “La benjaminiana ‘opera d’arte progettata per la riproducibilità’ sembrerebbe essere già stata anticipata come ready-made; e l’atto percettivo che estrae ‘il senso dell’uguaglianza universale delle cose’, anche da un oggetto unico, è inteso come quello del fotografo che inquadra i frammenti del mondo attraverso l'obiettivo della macchina fotografica , a prescindere dal fatto che sia lui o lei a scattare la foto o meno. Che questo atto da solo sia estetico significa che un intero mondo di tecnica e di tradizione artistica scompare; non solo l’abilità richiesta per rendere le forme più antiche di ‘opere nominate per svolgere questo ruolo’- quindi la pittura o la scultura - ma anche capacità tecniche come l’esposizione, lo sviluppo e la stampa, necessarie alla fotografia stessa.” All’interno del saggio Reinventare il Medium parla dei diversi medium usati nell’arte contemporanea, in particolare sì dedica alla fotografia. E’ un saggio che scrive tra gli anni

alla riproduzione di un dipinto e ritaglia con un taglierino un dettaglio del quadro, questo per sottolineare l’aspetto dell’inquadratura fotografica e l’idea che attraverso la fotografia sì può ritagliare un pezzo della realtà, ingrandendolo come un ready-made. Il gesto che fa con le mani significa definire un campo, un’inquadratura, ossia ciò che sì fa con la macchina fotografica - prelevamento quindi ready-made. Carrellata attraverso il 900 con artisti-fotografi che hanno usato la fotografia come mezzo principale per i loro lavori, anche quando hanno realizzato pitture. DADAISMO TEDESCO avanguardia del primo 900 (soprattutto anni 20). Nasce nel 1917 a Zurigo in Svizzera dove sì rifugiano molti artisti per scampare alla guerra. Poi sì diffonde soprattutto in Germania a Berlino. Uno dei più grandi esponenti di questa corrente è la donna Hannah Hoch che nel 1919 realizza questo fotomontaggio: Taglio col coltello da cucina Dada attraverso la prima era germanica della cultura del ventre pieno di birra della Repubblica di Weimar. L'idea di parlare dei dadaisti è legata al fatto che sono loro a introdurre e a sperimentare la tecnica del fotomontaggio, dove la fotografia viene usata come ready-made. I dadaisti berlinesi sono il primo gruppo di artisti che riprende esclusivamente le riproduzioni fotografiche come materiale per produrre i propri fotomontaggi. Questa composizione è come un affresco del suo tempo: Repubblica di Weimar (tra il secondo reich dell’ottocento e tra il terzo reich), è un periodo molto complicato e pieno di contestazioni tra destra e sinistra a livello politico e sociale, una società sofferente con grande povertà. Il titolo dell’opera è un montaggio di parole in cui ricorre già un richiamo alla rappresentazione, è un’arte politica che cerca di far aprire gli occhi a chi guarda queste opere e commenta pure ciò che stava succedendo nella Germania contemporanea. L’idea dei ventri pieni di birra da subito l’idea di persone metaforicamente che non solo sono benestanti, ma in modo eccessivo ossia hanno nelle proprie mani un sacco di ricchezze, a discapito della maggior parte della popolazione che invece non ha nulla. Abbondanza eccessiva nelle pance di pochi. Coltello da cucina dada fa riferimento alla tecnica del montaggio fotografico, l’idea del coltello da cucina

rimanda all’artista femmina che, dal momento che secondo i principali canoni essendo donna dovrebbe stare in cucina, utilizza il coltello e la forbice per fare i suoi ritagli. Lei incarna un ideale di donna nuova con dei capelli taglio maschile e in mano ha delle bambole che in realtà sono delle bambole dada, delle opere d’arte a metà tra la bambola e il manichino, bambola come sostituto dell’essere umano stesso (associazione tra umano e meccanico). Immagine della grande mostra dei Dadaisti berlinesi: Internationale Dada-Messe. Copertina del catalogo. Frase che i dadaisti riprendono da un artista belga dell’800, se ne appropriano e la inseriscono all’interno dell’allestimento della mostra come insegna: “In futuro la fotografia scaccerà la pittura e la sostituirà completamente” Se ne appropriano perché sono dell’idea che la fotografia sa il vero medium della modernità. FOTOGRAFIA COME READY-MADE C’è un movimento che unisce l’avanguardia dada e l’avanguardia che precede la pop art ossia il neo-dadaismo, di cui il maggiore rappresentante è Robert Rauschenberg, lui riprende alcune delle caratteristiche principali del dadaismo in una serie di lavori svolti con la tecnica della serigrafia e crea dei fotomontaggi o delle combinazioni in cui unisce la