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Basi di sismologia, Appunti di Geofisica

Basi di sismologia: interpretazione di Beach balls, definizione di energia del sisma, raggi sismici, modelli di velocità delle onde sismiche, localizzazione dell'ipocentro effetti di sito, classificazione dei sismi.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 14/06/2020

Alessiaaltare
Alessiaaltare 🇮🇹

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SISMOLOGIA
Le unità di misura fondamentali della sismologia sono:
Pressione, Sforzo, Modulo elastico:
1 bar = 0.1 MPa = 105 Pa 1 dyne/cm2 = 0.1 Pa = 10-6 bar
Momento:
1 dyne cm = 10-7 Nm
Tempo:
1 y = 31.536×106 s π×107 s
Energia
1 erg = 1 dyne cm = 10-7 J 1texpl = 4.184 GJ
Hiroshima = 5 TJ 1000 texpl 42×109 Gerg = 42×1018 erg
Sismogrammi: accelerazioni e velocità:
g = 9.81 m/s2 v cm/s
Onde P ed S: velocità di propagazione:
, km/s
La reologia è la scienza che studia l’andamento delle deformazioni della materia sotto l’effetto
dell’applicazione di un sistema di sollecitazioni. Uno degli obiettivi principali di questa disciplina è
quello di caratterizzare il comportamento meccanico dei materiali mediante la definizione di
modelli matematici che stabiliscano dei legami tra tensioni, deformazioni e tempo.
Come già visto in sismica, i materiali, e in particolare il terreno, si possono comportare in modo
diverso seguendo dei modelli:
Elastico
Elasto plastico- visco elastico
Fratture scivolamento attrito
Questione: in che modo si comportano le rocce al passaggio di un’onda sismica considerando
sforzi e deformazioni?
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Anteprima parziale del testo

Scarica Basi di sismologia e più Appunti in PDF di Geofisica solo su Docsity!

SISMOLOGIA

Le unità di misura fondamentali della sismologia sono:

Pressione, Sforzo, Modulo elastico:

1 bar = 0.1 MPa = 105 Pa 1 dyne/cm^2 = 0.1 Pa = 10-^6 bar

Momento:

1 dyne cm = 10 -^7 Nm

Tempo:

1 y = 31.536×10^6 s  π×10^7 s

Energia

1 erg = 1 dyne cm = 10 -^7 J 1texpl = 4.184 GJ

Hiroshima = 5 TJ  1000 texpl  42×10^9 Gerg = 42×10^18 erg

Sismogrammi: accelerazioni e velocità:

g = 9.81 m/s^2 v cm/s

Onde P ed S: velocità di propagazione:

,km/s

La reologia è la scienza che studia l’andamento delle deformazioni della materia sotto l’effetto

dell’applicazione di un sistema di sollecitazioni. Uno degli obiettivi principali di questa disciplina è

quello di caratterizzare il comportamento meccanico dei materiali mediante la definizione di

modelli matematici che stabiliscano dei legami tra tensioni, deformazioni e tempo.

Come già visto in sismica, i materiali, e in particolare il terreno, si possono comportare in modo

diverso seguendo dei modelli:

 Elastico  Elasto plastico- visco elastico  Fratture scivolamento attrito

Questione: in che modo si comportano le rocce al passaggio di un’onda sismica considerando

sforzi e deformazioni?

Modello elastico

Per piccoli stress, la deformazione è proporzionale allo sforzo applicato; nel momento in cui lo

stress viene rimosso, la deformazione torna ad essere nulla. Questo comportamento sussiste

finché lo stress non supera lo sforzo di frattura , che è lo sforzo massimo che la roccia può

sopportare: superato questo limite, la roccia si rompe.

Modello elasto-plastico

Per piccoli stress, la deformazione è proporzionale allo sforzo (comportamento elastico una

volta rimosso lo sforzo, la deformazione torna ad essere nulla); superato lo yeld stress, la roccia

non si rompe, ma, nel momento in cui lo stress viene rimosso, la deformazione non torna ad

essere nulla, ma c’è una deformazione permanente deformazione plastica

La retta è inclinata perché parte della deformazione viene recuperata nel momento in cui lo sforzo viene rimosso (deformazione elastica)

N. Blo sforzo assiale è definito negativo

Frattura scivolamento attrito

Byerlee ha trovato con dati sperimentali una legge che, dato lo sforzo normale (banalizzando, il

carico litostatico, parente della profondità ovvero 100 MPa ogni 3 km ), la forza di taglio che serve

per mobilitare la frattura. Siamo ad una determinata profondità, abbiamo una faglia  fascia di

roccia fratturata tra due parti solide. Questa legge dice che in base alla profondità serve un

determinato sforzo di taglio per mobilitare la frattura  Gli sforzi di taglio sono i meccanismi

tettonici!

Perché questo genera terremoti? Dipende da come di interfacciano “i due muri”:le rocce hanno

tendenzialmente una superficie piatta, ma questa superficie presenta delle piccole asperità che le

rende “ruvida”.

A seguito di un’analisi sperimentale, si è scoperto che in condizioni di stress normale sotto ai 200

MPa, lo sforzo di taglio cresce linearmente con questo secondo la legge  = 0,85

Però, con l’incremento dello sforzo normale, lo sforzo di taglio continua a crescere, ma con un

tasso di crescita minore, pari a  = 50 + 0,6.

Nel grafico stress-strain (con carico assiale), si nota che per raggiungere un certo valore di deformazione è richiesto uno stress sempre maggiore se si aumenta la pressione di confinamento. Inoltre, per alte pressioni di confinamento (già a 500 MPa) vediamo che non si ha più caduta (Microfratture+Plasticità, no Frattura), il materiale continua a tenere e non ci sono fratture  plasticità.

In generale, i terremoti si generano quando le faglie si interfacciano in 2 modi:

  • asperità
  • barriere
MODELLO STICK SLIP

In alto a sinistra vediamo un terreno con una faglia che si prolunga in profondità; possiamo

pensare ad un modello concettuale di terremoto: STICK-SLIP

Le asperità si incastrano

Il grafico mostra in ordinata , che è lo sforzo di taglio, e A, che è l’area.

è T/A (sforzo tettonico su Area) che area è? Se guardiamo i due dentini che urtano (stick),

l’area da considerare è quella del dentino blu. Man mano che la forza agisce, succede che in

corrispondenza dello stick, comincia a rompersi lo sforzo di taglio aumenta perché si riduce

l’area resistente; ad un certo punto il dentino salta, la faglia scorre (slip)  questo slip non è altro

che il movimento della faglia durante il terremoto!  lo sforzo di taglio si annulla.

Quando il dentino salta, si libera l’impulso elastico che scatena intorno il sisma!

 la faglia scorre: può essere fermata o da un attrito tra le faglie oppure continua a scorrere

finché non si arriva ad un altro stick e la storia si ripete: quando sbatte, l’area di base del dentino

diventa l’area resistente, il dentino incomincia a spingere (quindi lo sforzo di taglio aumenta)

finché non succede la stessa cosa di prima  la rottura del dentino corrisponde ad uno

scatenamento di energia.

 per questa faglia la periodicità dei terremoti è dovuta alla periodicità degli stick! Cioè di

quando le asperità trovano un’altra asperità  la periodicità dei sismi è abbastanza aleatoria.

Questo modello è molto somigliante a quello che succede effettivamente nella realtà

Naturalmente esistono anche faglie senza asperità!

Più il dentino è ampio, più ci mette tempo a rompersi.

I dentini potrebbero anche avere una forma triangolare: quando i triangoli di avvicinano, potrebbe

esserci un momento in cui la spinta tettonica e tale da causare un innalzamento della faglia! 

DEFORMAZIONI PRE-SISMICHE ; dopodichè le puntine si “tranciano” e quindi avviene il terremoto.

Carico litostatico

Sforzo tettonico

Stick perché quando le asperità si incontrano in questo modo, si fermano.

La cinematica delle faglie è molto importante (  come si muovono le faglie): questa viene

generalmente rappresentata con dei diagrammi chiamati beach ball plots, ovvero

rappresentazioni del meccanismo focale.

Il diagramma del meccanismo focale (beach ball plot) è un simbolo che permette di indicare

contemporaneamente questi tre parametri geometrici della faglia che ha generato il terremoto :

l’ orientazione ( strike ) e la pendenza ( dip ) del piano di faglia, e la direzione del movimento su di

esso ( slip ), cioè come si è mossa la faglia.

Strike angle : angolo tra il nord è la linea generata dall’intersezione del piano di faglia con un piano orizzontale (x1): azimut della faglia; Dip angle: angolo tra il piano di faglia e l’orizzontale (0 <  < 90°) (inclinazione del piano di faglia). Rake (o slip ): angolo tra lo slip vector (d) e lo strike (x1) (-180° <  < 180°); lo slip vector è definito come la direzione del movimento tra l’hanging wall e il foot wall durante la rottura. Lo slip vector si trova sul piano di faglia ed è ovviamente perpendicolare alla normale del piano di faglia.

I beach ball plots vengono calcolati a partire dai sismogrammi, cioè i segnali sismici registrati dai

sismometri, e vengono rappresentati tramite delle sfere bianche e colorate (rappresentanti

rispettivamente le parti in trazione e le parti in compressione). Queste sfere sono la proiezione, su

un piano orizzontale, della metà inferiore di una sfera immaginaria, la sfera focale, che contiene

l’ipocentro del terremoto. Le 2 linee, che dividono le aree bianche da quelle colorate, sono

l’intersezione di due piani sulla sfera focale. Uno di essi rappresenta la faglia che ha generato il

terremoto.

Un meccanismo focale contiene quindi indicazioni su due possibili piani di faglia , quello che ha

generato il terremoto e quello ortogonale, il piano ausiliario, matematicamente equivalente. Per

discriminare tra i due qual è quello che effettivamente si è mosso, bisogna avere conoscenze

approfondite delle strutture geologiche esistenti nell’area in cui si è verificato il terremoto,

guardare l’allineamento delle repliche dopo un terremoto, analizzare dati GPS ecc.

I meccanismi focali permettono di capire che tipo di movimento è avvenuto in un determinato

terremoto, quindi come si è mossa l’area in risposta alla deformazione tettonica.

Strike-slip : il beach ball ci dice che il terremoto può esser avvenuto su una faglia orientata NordOvest-SudEst o su una faglia orientata NordEst-SudOvest. Entrambe le faglie hanno pendenza verticale, infatti solo nel caso di un piano verticale abbiamo che la sua intersezione con una sfera è una linea dritta. Per capire la direzione del movimento, è necessario osservare la disposizione delle aree nere e bianche. I quadranti neri indicano le zone sottoposte a compressione, quelli bianchi le zone sottoposte a trazione.

Questo fatto è fondamentale perché se analizziamo il segno del primo segnale importante

acquisito dalla stazione, si definisce sul pianeta la direzione delle falde che si può tradurre nella

rappresentazione con le beach ball.

  1. come costruire una beach ball conoscendo gli angoli delle faglie ?????

Strike di 109

Dip di 55

 si prende il nord, lo si gira a 109, a questo punto si fa dentro di 55 e si traccia un arco

Come costruire un beach ball:

matlab

nel file excel rappresenta per diversi terremoti italiani: lat long, magnitudo onde superficiali,

magnitudo b, depth (profondità), stike, dip, rake

si prende una riga

si sostituiscono i valori nel plotbb2 (chiama bbg, quindi la function deve stare nel folder)

  1. carta per disegnare i beach balls

L’ENERGIA

È stimabile dalle misure; bisogna fare però alcuni ragionamenti, perché energia prodotta è diversa

da energia irradiata.

Il momento sismico M0 è uno scalare che definisce l’energia totale prodotta dal terremoto. Si

stima dai sismogrammi ed è la base per la classificazione dei sismi in termini di magnitudo e serve

per paragonare un terremoto ad un altro [Nm^-2m^2m].

0

M = μ Au

Durante la rottura, lo sforzo cambia: nel primo picco si ha la rottura, poi si ha la caduta a cui è

associabile il movimento; dopodiché si ha una ripresa a cui corrisponde un rallentamento del

movimento.

μ Modulo di taglio delle rocce coinvolte nel terremoto; A= area della rottura; U= spostamento medio di A;

L’energia del sisma è definita static stress drop  , che rappresenta la differenza di stato

tensionale (sforzo) prima del sisma e dopo il sisma lungo la superficie di faglia  viene stimato in

condizioni statiche (prima e dopo il sisma, non durante)

È un parametro fisico generalmente variabile sulla superficie di faglia, ma viene solitamente

indicato con il suo valore medio

Lo static stress drop può essere calcolato tramite parametri cinematici come lo slip  U (quanto

si è mossa la faglia), dalle dimensioni della faglia L e A (lunghezza e area), dal momento sismico

( M0 ) …

Delta u

L

L’energia totale M0 si stima dai sismogrammi. Un sismogramma è un grafico risultante dalle

registrazioni fatta da un sismografo, che può rappresentare lo spostamento, la velocità o

l’accelerazione del suolo in funzione del tempo.

Un sismogramma riporta tipicamente i movimenti del suolo in funzione del tempo lungo i tre assi

cartesiani (x, y e z), con l'asse z perpendicolare alla superficie terrestre, mentre gli assi x e y sono

paralleli alla superficie e normalmente orientati nel senso nord-sud e est-ovest nell'ordine.

Moltiplicando numeratore e denominatore per l’area

Da tutti questi ragionamenti si può ricavare anche lo stress drop:

( ( ) ( ) ( ))^3

s

c

c c c c

kv

R

f

f f r f l f z

á ñ

á ñ = + +

R è una stima della dimensione equivalente della superficie coinvolta.

Ipotizzando che la superficie sia circolare, possiamo calcolare lo stress drop:

7

16

M

R

∆ σ =

Punto su quello che in realtà è irradiato, che è una frazione dell’energia associata a M0. Dato un

M0, è irradiata almeno un’energia pari a E0 = (  /2)M0* (=30GPa e non sono mai

grandi salti, si parla di MPa  c’è una bella riduzione tra energia prodotta ed energia irradiata :

precisamente, l’energia irradiata si può assumere che sia 2/10000 dell’energia prodotta dal

movimento di quell’area in quella roccia per una distanza u. infatti M0=mAu).

fc = Corner frequency [Hz] k = 0.32 onde P e 0.21 onde S vs = velocità onde S

Quello che si genera con superfici grandi è un’alta energia e uno spettro di frequenza ricco in basse frequenze le masse grandi sono sollecitate da basse frequenze (infatti la frequenza di risonanze degli edifici sono alcuni Hz). Nelle masse più piccole, si hanno energie più piccole, ma frequenze più alte.  le energie generate dipendono dalle dimensioni delle faglie è peggio avere molta energia irradiata alle basse frequenze o poca? PEGGIO IL PRIMO CASOquello che preoccupano sono le faglie grandi.

Mw è la magnitudo momento.

Facendo i conti, si vede che ogni volta che la magnitudo momento aumenta di 1 l’energia irradiata

aumenta di 10^1/5 (circa 32); questo vuol dire che passare da un terremoto 5 a 7, l’energia

irradiata aumenta di 1000 volte (32*32).

L’energia sismica irradiata Es è quella misurata dai sismografi. Solo una piccola frazione di M0 è

irradiata sotto forma di energia sismica. La maggior parte si dissipa in 1) formazione di fratture

nelle rocce; 2) deformazione delle rocce; 3) calore. Si può stimare in prima approssimazione con la

seguente formula:

La velocità di propagazione delle onde P e delle onde S dipende dalle proprietà fisiche dei

materiali attraverso cui esse si propagano, in particolare dalla loro densità e dalla loro elasticità. Se

le onde sismiche attraversano un materiale omogeneo, cioè con le stesse caratteristiche fisiche e

chimiche in ogni punto, procedono in linea retta e a velocità costante. Se invece incontrano un

materiale con caratteristiche differenti, in corrispondenza della superficie di separazione tra i due

mezzi o materiali (superficie di discontinuità), le onde subiscono variazioni nella velocità e nella

direzione. Ciò avviene perché le onde sismiche vanno incontro a fenomeni di riflessione e

rifrazione, che possiamo descrivere immaginando di rappresentare la loro propagazione mediante

raggi sismici, analoghi ai raggi luminosi utilizzati nell’ottica geometrica. Un raggio sismico è una

semiretta che ha origine nell’ipocentro ed è perpendicolare al fronte d’onda: le onde sismiche

sono onde sferiche e il fronte d’onda è l’insieme dei punti che in un dato istante sono interessati

dalla vibrazione. Consideriamo un raggio sismico che raggiunge una superficie di discontinuità che

separa, per esempio, due mezzi diversi (potrebbero essere due zone a diversa densità di uno

stesso materiale o due materiali differenti): se l’angolo che il raggio incidente forma con la

normale alla superficie di discontinuità (angolo di incidenza, i) è inferiore a un certo valore (angolo

critico) che dipende dal mezzo attraversato, si scompone in un raggio riflesso e in un raggio

rifratto (cioè deviato) (fig. 1). Il raggio riflesso torna indietro nel primo mezzo in modo tale che

l’angolo di riflessione r è uguale all’angolo di incidenza (legge della riflessione). Il raggio rifratto

prosegue nel secondo mezzo e l’angolo di rifrazione r’ è diverso dall’angolo di incidenza ed è

legato a questo dalla relazione: sen i / sen r’ = v1 / v2 dove v1 è la velocità del raggio sismico nel

primo mezzo e v2 la velocità del raggio sismico nel secondo mezzo. La formula utilizzata si

richiama alla legge di Snell (applicata in ottica per descrivere la rifrazione della luce). Dalla formula

si ricava che, se la velocità nel secondo mezzo (v2 ) è maggiore rispetto quella nel primo mezzo (v

), l’angolo di rifrazione r’ è maggiore dell’angolo di incidenza i e quindi il raggio rifratto è più

distante dalla normale. Questa situazione si verifica, per esempio, se un’onda sismica passa da una

zona meno densa a una più densa di uno stesso materiale (fig. 1b) oppure da un materiale meno

denso a uno più denso (o anche da un materiale liquido a uno solido). Se, viceversa, il passaggio

dell’onda fosse da una zona più densa a una meno densa di uno stesso materiale (fig. 1c) (o da un

materiale più denso a uno meno denso, o ancora da un solido a un liquido), il raggio rifratto, a

causa della minore velocità, risulterebbe più vicino alla normale. Ritornando alla figura 1a, se

l’angolo di incidenza coincide con l’angolo critico, l’angolo di rifrazione assume il valore di 90°: in

tal caso il raggio rifratto giace lungo la superficie di discontinuità e l’onda sismica si sposta lungo

questa direzione con velocità v2. Per valori dell’angolo incidente superiori all’angolo critico l’onda

viene totalmente riflessa. A causa dei fenomeni della riflessione e della rifrazione, ai sismografi

arrivano non solo onde P e S che provengono dall’ipocentro seguendo il tragitto più breve, ma

anche onde che, dopo essere penetrate in profondità all’interno della Terra, sono state riflesse e

rifratte anche più volte incontrando materiali differenti, fino a emergere in superficie al termine di

percorsi complessi.

I raggi sismici seguono le leggi di Snell sia per la riflessione che per la rifrazione.

Quando parte un’onda sismica, si generano onde di compressione e onde di taglio; però le onde di

compressione quando incidono su un’interfaccia che separa due mezzi con velocità delle onde di

compressione 1 e 2 e di taglio 1 e 2 vengono splittate: c’è una riflessione P, poi ce la

generazione delle onde Sv, che sono le onde di taglio polarizzate verticalmente , poi si ha una

rifrazione di onde P e una rifrazione di onde Sv  questo avviene quando l’incidenza delle onde di

compressione è obliqua (se invece l’incidenza è verticale, questo fenomeno non è presente)

 quando l’incidenza delle onde di compressione è obliqua, si generano delle onde di taglio

(Sv viaggia a velocita b1 mentre p viaggia a velocita a1 nel primo strato, Sv viaggia a velocita b

mentre p viaggia a velocita a2 nel secondo strato).

Essendo diverse le velocità e valendo sempre la legge di Snell, variano anche gli angoli: il riflesso di

Sv non ha lo stesso angolo di incidenza dell’onda P che l’ha generato.

Vedremo che esistono onde PSP sono P convertite in S e poi riconvertite in P: può succedere

che un’onda S arriva ad un’interfaccia e oltre a trasmettere S generi anche onde P

La struttura interna della terra si può considerare, in prima approssimazione come una struttura a

strati  ci saranno sicuramente rifrazioni multiple:

Se abbiamo strati sottili a velocità crescente, notiamo che l’inviluppo generato dalle dromocrone sia curvilineo. PRIMA CURVILINEARITÀ

Per quanto riguarda la rifrazione:

Per la determinazione della posizione di un terremoto si sfrutta il metodo delle

dromocrone. Queste curve sono tracciate su un piano spazio-tempo in base a una serie di dati

sulla velocità delle onde sismiche ricavati da terremoti e da esplosioni nucleari effettuate in

località note. Le dromocrone sono curve che collegano i momenti d’arrivo delle onde agli

strumenti con lo spazio percorso. Riportando sul grafico delle dromocrone i sismogrammi in modo

da far coincidere i momenti d’arrivo delle onde P ed S con le rispettive dromocrone, è possibile

leggere in ascissa la distanza dell’epicentro del terremoto.

La crosta terrestre però è composta da più strati!

Consideriamo quindi un sistema formato da più strati, con velocità crescente andando verso lo

strato più interno:

Calcolo del tempo di arrivo di un’onda.