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Batteriologia: Eterococchi., Sintesi del corso di Microbiologia

Enterococchi, tutto e di più su questi batteri.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 08/02/2021

spennacchione
spennacchione 🇮🇹

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Enterococchi
Gli enterococchi sono dei cocchi gram-positivi e catalasi-negativi, appartenenti alla
categoria dei batteri anaerobi-aerotolleranti, che presentano quindi un metabolismo di
tipo lattico. Si tratta di batteri generalmente immobili, pur se esistano alcuni ceppi
flagellati. Gli enterococchi sono stati descritti per la prima volta nel 1899 e per lungo tempo
sono stati inclusi nel genere degli streptococchi dal momento che possiedono l’ antigene
di Lancefield di gruppo D . Tuttavia, più recenti caratterizzazioni, basate anche su dati
molecolari, hanno consentito di individuare delle caratteristiche distintive tali per cui questi
batteri ora costituiscono un genere a stante rispetto al genere degli streptococchi e
tanto è vero questo che le principali specie, in passato chiamate Streptococcus faecalis e
Streptococcus faecium, pur mantenendo il nome specifico sono oggi chiamate
rispettivamente Enterococcus fecalis ed Enterococcus faecium, essendo questi due
responsabili di circa il 90% delle infezioni da batteri appartenenti a questo genere.
Gli enterococchi fanno parte del microbiota intestinale , sia nell’uomo che negli animali,
ma probabilmente proprio in considerazione della contaminazione a partire da questi
habitat naturali, gli enterococchi si ritrovano pressoché ovunque a livello ambientale ,
soprattutto considerando che si tratta di batteri che, pur essendo anaerobi-aerotolleranti
con un metabolismo fermentativo lattico, hanno una potenzialità di adattamento
estremamente elevata a varie condizioni di pH, temperatura, ossigenazione e
concentrazione salina degli ambienti in cui si trovino. Peraltro, gli stessi enterococchi
possono costituire un marker di inquinamento delle acque e in generale a livello
ambientale.
In laboratorio, l’identificazione di cocchi gram-positivi e catalasi-negativi come
enterococchi si basa su alcuni test convenzionali, come il test di idrolisi dell’esculina in
presenza del 40% di sali biliari, il PYR test che è positivo, il LAP test; sono inoltre dei
batteri in grado di crescere in ambienti con il 6.5% di NaCl e a 45°. Oggi sono anche
disponibili delle specifiche sonde molecolari per enterococchi che ne permettono
l’identificazione su base molecolare, mentre per la caratterizzazione della specie ci si vale
oggi dell’utilizzo di alcuni test biochimici e metabolici.
PATOGENICITÀ E INFEZIONI ENTEROCOCCICHE
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Enterococchi

Gli enterococchi sono dei cocchi gram-positivi e catalasi-negativi , appartenenti alla categoria dei batteri anaerobi-aerotolleranti , che presentano quindi un metabolismo di tipo lattico. Si tratta di batteri generalmente immobili , pur se esistano alcuni ceppi flagellati. Gli enterococchi sono stati descritti per la prima volta nel 1899 e per lungo tempo sono stati inclusi nel genere degli streptococchi dal momento che possiedono l’ antigene di Lancefield di gruppo D. Tuttavia, più recenti caratterizzazioni, basate anche su dati molecolari, hanno consentito di individuare delle caratteristiche distintive tali per cui questi batteri ora costituiscono un genere a sé stante rispetto al genere degli streptococchi e tanto è vero questo che le principali specie, in passato chiamate Streptococcus faecalis e Streptococcus faecium , pur mantenendo il nome specifico sono oggi chiamate rispettivamente Enterococcus fecalis ed Enterococcus faecium , essendo questi due responsabili di circa il 90% delle infezioni da batteri appartenenti a questo genere. Gli enterococchi fanno parte del microbiota intestinale , sia nell’uomo che negli animali, ma probabilmente proprio in considerazione della contaminazione a partire da questi habitat naturali, gli enterococchi si ritrovano pressoché ovunque a livello ambientale, soprattutto considerando che si tratta di batteri che, pur essendo anaerobi-aerotolleranti con un metabolismo fermentativo lattico, hanno una potenzialità di adattamento estremamente elevata a varie condizioni di pH, temperatura, ossigenazione e concentrazione salina degli ambienti in cui si trovino. Peraltro, gli stessi enterococchi possono costituire un marker di inquinamento delle acque e in generale a livello ambientale. In laboratorio, l’ identificazione di cocchi gram-positivi e catalasi-negativi come enterococchi si basa su alcuni test convenzionali, come il test di idrolisi dell’ esculina in presenza del 40% di sali biliari, il PYR test che è positivo, il LAP test ; sono inoltre dei batteri in grado di crescere in ambienti con il 6.5% di NaCl e a 45°. Oggi sono anche disponibili delle specifiche sonde molecolari per enterococchi che ne permettono l’identificazione su base molecolare, mentre per la caratterizzazione della specie ci si vale oggi dell’utilizzo di alcuni test biochimici e metabolici.  PATOGENICITÀ E INFEZIONI ENTEROCOCCICHE

Gli enterococchi sono dei batteri commensali che entrano nella costituzione del microbiota intestinale, motivo per cui sussiste un certo equilibrio tra il sistema immunitario e il microbiota stesso, tale per cui la presenza di questi batteri a tale livello sia tollerata. Occorre tuttavia considerare che alle volte per cause legate all’ospite oppure per cause legate al commensale questo fine equilibrio viene alterato, per il venir meno dei meccanismi di tolleranza messi in atto dall’ospite oppure per la presenza di alcuni cambiamenti nelle proprietà dei batteri commensali. Per quanto riguarda gli enterococchi, i principali determinanti di virulenza sono costituiti dai carboidrati capsulari , peraltro estremamente variabili, e i carboidrati parietali , ma non solo dal momento che intervengono nella patogenesi delle infezioni enterococciche anche alcune proteine di superficie cellulare, le quali agiscono da adesine per l’ epitelio intestinale o per l’ epitelio delle vie urinarie e delle proteine che hanno funzione di esotossine.

  1. Determinanti di virulenza strutturali : a) Polisaccaridi capsulari b) Polisaccaridi parietali c) Proteine di adesione : i. Sostanza di aggregazione ii. Proteina extracellulare di superficie iii. Proteine leganti il collageno
  2. Proteine cellulari : a) Esotossine : citolisina b) Enzimi : i. Ialuronidasi ii. Gelatinasi iii. Serina-proteasi Tra le proteine dotate di capacità adesiva, ve n’è una che prende il nome di sostanza di aggregazione che aumentando l’idrofobicità delle superfici enterococciche determina la formazione di alcuni aggregati batterici. La proteina di aggregazione enterococcica è codificata da geni espressi su plasmidi feromone-dipendenti che vengono trasferiti da batterio in batterio proprio a seguito di questa aggregazione tra cellule donatrici e cellule riceventi. Una seconda proteina importante è la proteina extracellulare di superficie che nei ceppi isolati in corso di infezioni è abbastanza frequentemente espressa e agisce come un fattore di escape della risposta anticorpale dell’ospite, pur se sembri anche coinvolta nella possibilità di creare un biofilm e nell’adesione all’urotelio. Per quanto

riguarda gli aminoglicosidi , occorre considerare che gli enterococchi di norma presentano una resistenza a basso livello definita dall’assenza di un sistema di trasporto efficace per la traslocazione del farmaco all’interno della cellula; pur tuttavia, quando somministrati a dosi elevate e in combinazione ad antibiotici che riescano ad inibire la sintesi del peptidoglicano, allora gli aminoglicosidi divengono maggiormente attivi, per via di un effetto battericida sinergico. Pur tuttavia, l’espressione di nuovi enzimi modificanti da parte di questi batteri ha anche posto il problema della resistenza a questo effetto battericida sinergico. Particolarmente drammatica per gli effetti clinici è la resistenza ai glicopeptidi , una resistenza acquisita ad alto livello. Gli enterococchi resistenti sono convenzionalmente chiamati VRE ( vancomycin-resistent enterococci ) e si tratta di una resistenza acquisita che riguarda le due principali specie di enterococchi (E. faecalis e E. faecium). Il fenotipo clinicamente più importante di VRE è costituito dal fenotipo VanA , che acquisisce resistenza per via della presenza di un plasmide trasmissibile che porta alcuni trasposoni contenenti dei geni che comportano la formazione di peptidi precursori modificati del peptidoglicano, che quindi non vengono riconosciuti dai glicopeptidi. Nello specifico, i glicopeptidi inibiscono la sintesi del peptidoglicano mediante legame con il dipeptide precursore D-alanina/D-alanina; i ceppi VRE sono in grado di esprimere una batteria enzimatica che determina formazione di un dipeptide D-alanina/D-lattato , ugualmente fruibile per la sintesi del peptidoglicano ma non riconoscibile da parte dei glicopeptidi di cui i principali stipiti sono vancomicina e teicoplanina. I VRE sono dei ceppi in aumento negli ambienti nosocomiali; in Europa la diffusione è più limitata e più lenta, in America molto più veloce. Sempre più spesso si segnalano casi di multiresistenza a β-lattamici, aminoglicosidi, glicopeptidi soprattutto in determinati ceppi nosocomiali come il complesso clonale CC di E. faecium. Recentemente sono anche stati descritti dei casi di resistenza agli oxalidinoni , mediati dalla presenza del gene cfr di origine plasmidica (analogamente alle resistenze a linexolid in Staphylococcus aureus) e trasmissibile ; ricordiamo che gli Oxalidinoni sono farmaci antibatterici che agiscono sulla sintesi proteica, perseguendo un effetto batteriostatico mediante legame con la subunità 50 S del ribosoma procariotico.