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Lo spiritualismo è una corrente filosofica che si sviluppa a cavallo tra Ottocento e Novecento in Francia, come polemica nei confronti del positivismo e con obiettivo quello di trovare una giustificazione alle manifestazioni dello spirito. Gli aspetti che maggiormente caratterizzano lo spiritualismo sono:
La natura non segue un'evoluzione lineare, è fatta di ramificazioni ma noi la vediamo come unica. Si determina grazie allo slancio vitale , che esclude la presenza di un disegno provvidenziale. La vita invece è una creazione continua : l'uomo continua ad autodeterminarsi conservando il suo passato. Bergson affronta anche il rapporto tra materia e memoria , ovvero fra corpo e rappresentazione spirituale. Invece di affermare che il corpo è soggetto a cause materiali e privo di libertà, Bergson fa del corpo uno strumento di libertà , in quanto strumento d'azione. Rappresentazione, memoria e ricordi sono fenomeni di natura spirituale e non possono essere spiegati attraverso lo studio del cervello. Tra materia e spirito esiste un collegamento perché è la materia corporea a scatenare la dinamica del ricordo, ma questa è altra cosa rispetto alle dinamiche fisiche della materia cerebrale. La memoria pura coincide con la coscienza stessa. Connessa alla memoria pura è il fenomeno del déjà- vu , che accade quando ci sembra di aver già visto qualcosa che stiamo osservando per la prima volta. Il processo del déjà vu non ha a che fare con l'intellezione spazio temporalizzata, ma è una sorta di intuizione preintellettuale. Bergson riprende i temi tipici dell'evoluzionismo di Darwin Spencer e afferma che anche la vita biologica è immersa nella durata ed è quindi un flusso ingovernabile e libero da vincoli materiali. Bergson si colloca in una posizione equidistante tra le interpretazioni meccanicistiche e quelle finalistiche dell'evoluzionismo;
Nietzsche rifiuta le definizioni e per questo si orienta verso l'aforisma, che è un modo di filosofare con cui si abbandona la forma descrittiva. Anche per questo il suo pensiero è simile a un intricata selva nella quale è difficile muoversi con sicurezza. Oltre alla scrittura aforistica, un'altra ragione dell'estrema difficoltà di interpretare il pensiero di Nietzsche sta nel suo essere pragmaticamente scandaloso e provocatorio. Il suo pensiero mette infatti in discussione le grandi certezze del sapere e della morale occidentale. Nella sua opera La nascita della tragedia Nietzsche utilizza Apollo e Dioniso per descrivere due condizioni dell'animo umano. Per riferirsi all'insieme dei caratteri rappresentati dalle due divinità, Nietzsche usa l'espressione apollineo e dionisiaco. Nel teatro greco apollineo e dionisiaco miracolosamente convivono. Apollo si esprime nella skené , la scena in cui si svolge la rappresentazione quieta e organizzata dagli eventi nella forma del sogno mitico. Dioniso è evocato invece dalla danza sfrenata del coro, in uno stato di ebbrezza e delirio che si manifesta nel ritmo forsennato della musica. Secondo Nietzsche, la tragedia ha come scopo la riconciliazione con il divino e la ricomposizione del conflitto tra uomini e dei. Con l'avvento di Euripide, che è il terzo dei grandi tragici, la tragedia si suicida perché Euripide mette in scena l'individuo comune al posto dell'eroe e fa della tragedia una rappresentazione morale invece che il drammatico e insanabile conflitto fra dei ed esseri umani. Con questo cambio di soggetto, Apollo trionfa su Dioniso e la tragedia perde il suo vigore e la sua capacità evocativa. In realtà, sostiene Nietzsche, l'operazione di Euripide non è altro che una maschera dietro cui si cela il vero assassino di Dioniso, ossia Socrate. Socrate ha introdotto il concetto, la razionalità scientifica, la definizione e l'ordine. Quello che è rimasto è un uomo dimezzato, l'apollineo senza il dionisiaco. Queste riscoperte e valorizzazione della dimensione pulsionale (il dionisiaco) si accompagna in Nietzsche all'elogio di un filosofo come Schopenhauer, il quale ha avuto il merito di ribellarsi alla filosofia di Hegel e alla sua rassicurante razionalità per svelare il fondo gotico della realtà. L'obiettivo di Nice è quello di denunciare la decadenza della cultura occidentale. Nietzsche sviluppa un rapporto ambiguo con la storia. Egli sostiene il rischio dell'eccesso di storia, dall'altra parte sostiene la necessità della storia per realizzare la vera crescita dell'essere umano. Nice distingue tre tipi di storia:
Nietzsche si riferisce alla propria azione critica come a una scienza. Per scienza, però, non intende né un sistema di deduzioni alla maniera del sillogismi né un sistema di induzioni fondate sul metodo sperimentale. Per Nietzsche la scienza è un sistema di giudizi che derivano da intuizioni e ha il compito di svelare il complesso legame vitale tra piacere e dolore. Ridefinire la scienza non è solo un'operazione teoretica, perché la nuova scienza richiede una rigenerazione morale e la libertà delle convinzioni e delle sicurezze che la società ci trasmette. La nuova scienza è nelle mani degli spiriti liberi , ossia di coloro che pensano in modo diverso da come fanno gli altri e non rientrano in nessuna categoria sociale, storica o politica. Gli spiriti liberi sono svincolati dalle credenze tipiche della metafisica e della religione. Grazie a questa libertà può sbocciare il genio creativo. A questa scienza seria Nietzsche contrappone una scienza gaia , cioè leggera e svincolata da ogni pretesa di verità: la scienza diventa puro sforzo sperimentale e provocazione intellettuale di rara fascinazione, avvicinandosi all'arte e alla poesia. Nietzsche svela la logica etica che sta a fondamento della cultura occidentale e che ha le sue radici in Grecia e nel cristianesimo: l'etica cristiana si impernia sui concetti di peccato di castigo , tende a rifiutare la casualità come senso stesso del vivere e la creatività dell'approccio caotico alla vita ed educa l'umanità alla colpa e alla contrizione. Nietzsche si scaglia dunque contro l'autodominio, cioè il controllo e la repressione di se stessi, ed evoca una visione folle ma creativa del vivere , libera cioè dal controllo della pseudo-ragione morale. Bisogna dunque inventare nuovi ideali con cui sfidare pregiudizi e scoprire “una morale che non annoi”. Rifiutare la morale e la scienza correnti e svelare l’infondatezza dei loro valori e delle loro certezze conduce Nietzsche a una posizione nichilista , cioè un atteggiamento di rifiuto di ogni valore o verità. Il nichilismo di Nietzsche nasce dalla consapevolezza che la morale, più che con la verità, ha a che fare con l'utilità. Essa infatti ha una notevole utilità in quanto:
degli eventi : la stessa porta carraia, cioè l'attimo, non è più un punto di svolta, ma un momento che c'è già stato. Nell'eterno ritorno dell'identico non esistono più direzioni e scopi. A questa scoperta segue una visione. Zarathustra vede un giovane pastore soffocato da un serpente che gli ha strisciato in bocca. Zarathustra, prima prova a tirarglielo fuori, poi incita il fanciullo a mordere Il serpente in modo a staccargli la testa. Infine il pastore morde, spezza il vincolo con il serpente che lo soffocava e scoppia in un riso disumano. Il pastore simboleggia il superamento del nichilismo , ma anche della visione limitata e distorta dell'eterno ritorno enunciata dal nano. Il pastore è colui che ha assunto la piena consapevolezza del significato dell'enigma: egli è l'illuminato, la cui sapienza lo porta talmente oltre i limiti da interrompere ogni comunicazione con il mondo umano. Il suo riso è il simbolo della lontananza abissale che separa il rigenerato dagli individui che non hanno saputo varcare la soglia e accertare l'eterno ritorno. In questo senso l'eterno ritorno è il tempo dallo Ubermensch. Tale concezione obbliga all'accettazione della vita senza alcun tipo di ordine o finalità. Ognuno è responsabile degli atti che compie, senza riscatto e senza ritenzione. Nietzsche esercita il metodo genealogico , il quale ha lo scopo di mettere in discussione la morale e di ricostruirne l'origine storica. E’ una sorta di viaggio a ritroso attraverso cui si può finalmente svelare la natura degli ideali morali. I valori morali sono utili ai signori dominanti e sono modi per assoggettare il gregge degli altri uomini. Nietzsche distingue fra morale dei signori e morale degli schiavi. La prima è quella fondata sui valori dell'aristocrazia guerriera dominante nella classicità, ispirati all'esaltazione della forza, del coraggio e della vitalità giocosa. La morale degli schiavi invece è quella introdotta dal cristianesimo , votata a soffocare ogni vitalità e vigoria, e fondata pertanto sul sacrificio, la rinuncia e l'espiazione. Nietzsche invoca l'avvento dei nuovi filosofi appassionati degli enigmi e ostili all'immutabilità delle definizioni. Di essi Nietzsche rivendica la qualità dell'indipendenza, cioè la capacità, che è propria dei più forti, di essere temerari fino alla dismisura. Nello stesso senso Nietzsche si oppone alla morale della rinuncia ed esalta la vita come pericolosa sfida e permanente instabilità. In particolare attacca l'idea della fuga dalla vita che lo stesso Schopenhauer ha sostenuto come rimedio alla volontà di vivere. Nietzsche contrappone a questa visione ancora tradizionale l'idea di una radicale accettazione della vita e l'idea che il caos del mondo sia al tempo stesso dolore e ebrezza. In questo modo viene riproposta una visione dionisiaca della vita. Il nuovo filosofo è aristocratico, egoista e forte. L'aristocratico si oppone alla massa che impedisce l’elevazione spirituale e che accetta passivamente i precetti della morale dell'obbedienza. Il risveglio di una nuova umanità dionisiaca trova compimento nell'opera La volontà di potenza , che si presenta come una sequenza di frammenti nei quali giunge a coronamento la filosofia del superuomo , proposta a partire da Così parlò Zarathustra. Inoltre in questo testo Nietzsche accentua la dimensione ermeneutica della filosofia , ossia l'aspetto di critica e interpretazione della realtà, nel contesto della perdita di valore assoluti. Il concetto di volontà di potenza include sia una sorta di forza cieca che muove il mondo sia la volontà umana, che di tale forza cieca è espressione. Per Nietzsche la vita è caotica , priva di regole e norme, dominata da una volontà cieca. A reggere la sfida con una simile vita può essere solo chi è superiore, colui che è capace di dominare tale caos, di essere ancora più caotico della vita, lo Ubermensch. Nel contesto dell'assenza di valori (sintetizzato dall'espressione morte di Dio) non esiste altra verità se non quella di volta in volta creata dall'individuo. Da questa considerazione deriva una concezione
della conoscenza che si basa sul relativismo prospettico , secondo cui il mondo non è altro che l'inquadratura con cui qualcuno lo pensa e lo interpreta.
Nella concezione freudiana l'inconscio è una sorta di magazzino psichico in cui sono inconsapevolmente incamerate pulsioni, desideri, esperienze, traumi o ricordi e che, per qualche ragione, in genere traumatica, non sono resi accessibili alla consapevolezza. Il sogno assume una grande importanza nella psicoanalisi di Freud. Durante il sonno , infatti, l'inconscio tende a fare emergere una serie di contenuti che da svegli restano nascosti. Anche in questo stato, però, agisce una censura che maschere contenuti reali del sogno. Perciò nel sogno i contenuti inconfessabili dell'inconscio si rivelano in forme alterate simboliche, che la psicoanalisi deve farsi carico di decifrare. Il racconto che si svolge nel sogno è apparentemente un costrutto coerente, ma di fatto cela un altro significato rispetto a quanto esso manifesta: un desiderio nascosto e spesso frustrato. All'interpretazione dei sogni si associa quella degli atti maldestri , dei lapsus , delle dimenticanze , cioè di quell'insieme di comportamenti che Freud definisce psicopatologie della vita quotidiana. Tali comportamenti costituiscono una sorta di percorso a ostacoli nella ricerca delle ragioni profonde dei traumi comportamentali di coloro che sono sottoposti ad analisi. Il metodo senz'altro più famoso della psicoanalisi è quello delle libere associazioni : il paziente si distende sul lettino (o sul divano) dell'analista in una situazione di assoluta rilassatezza, con luci soffuse e senza nulla che possa ricordargli l'atmosfera inquisitoria di una ricerca diagnostica. Viene dunque invitato a lasciarsi andare al libero flusso dei propri pensieri e alle libere associazioni tra idee , che riferirà ad alta voce, senza inibizione o censure. In questo percorso lo psicoanalista prende nota non solo dello sviluppo delle associazioni, ma anche delle esitazioni, della riluttanza a proseguire, degli imbarazzi al paziente. A un certo punto il paziente non procede oltre e rifiuta ulteriori stimoli. In quel momento e su quella situazione lo psicanalista deve insistere per penetrare nel blocco associativo che si è creato e di certo nasconde il di trascorso traumatico che il paziente ha subito subito. In tal modo possono affiorare ricordi del tutto dimenticati, con particolare riferimento all'infanzia, che consentono allo psicanalista di individuare il problema che ha generato la nevrosi. Freud definisce rimozione Il meccanismo con cui certe pulsioni e desideri vengono allontanati dalla coscienza e confinati nell'inconscio perché potrebbero determinare conflitti e disagi. Freud nota che durante la terapia psicoanalitica si manifesta un particolare fenomeno, che gli denomina transfert. Con questo termine Freud indica un processo inconscio con il quale il paziente trasferisce sul terapeuta sentimenti di amore o di odio provati per altre persone significative. Senza questo coinvolgimento emotivo, secondo Freud, nessuna analisi è possibile. Sul terapeuta il paziente scarica e proietta le sue angosce sessuali. Grazie al transfert il paziente può attenuare il suo disagio psichico in presenza dell'analista, ma proprio a causa del transfert , ha sviluppato una tale dipendenza affettiva dal terapeuta che non può interrompere la terapia senza subire un trauma. A fondamento nel metodo psicoanalitico vi è l'idea che i traumi psichici derivano da rimozione di pulsazioni sessuali, cioè di quella che Freud definisce con il termine latino libido. La libido è la pulsione
non lo è, ovvero i meccanismi di alterazioni o rimozione della libido messi in atto dall’Io in base al principio di realtà. Freud concepisce una seconda barriera contro le pulsioni, rappresentata dal Super-Io. Esso è un guardiano ancora più arcigno dell'Io, poiché non solo impedisce il passaggio dei desideri inaccettabili, ma si sforza di piegare le pulsioni a comportamenti socialmente accettabili. Il Super-Io è all'origine del senso di colpa che si prova per aver compiuto degli atti e aver provato dei desideri illeciti. Sebbene sia nata con intenti terapeutic, la teoria di Freud approda una vera e propria concezione antropologica : secondo Freud, l'essere umano è un essere libidico e, di per sé, privo di senso morale. La sua energia psichica, che è generata dall'Es, si trasforma in altro rispetto alle originarie tendenze sessuali o distruttive e viene incanalata dal lavoro negativo e repressivo di Io e Super-Io verso attività che rendono possibile la convivenza con altri esseri umani. Per riuscire a inibire la realizzazione di desideri socialmente inaccettabili, la psiche ricorre diversi stratagemmi inconsci, tra cui il più importante è la sublimazione , dove le pulsioni inaccettabili sono modificate e le loro energia è orientata verso scopi socialmente utili come l'arte, la scienza, i comportamenti filantropici (che sono una sublimazione della pulsione erotica) o di competizione che sono (una sublimazione della pulsione distruttiva). Alla scoperta della natura originaria e pulsione dell'inconscio, Freud collega un'altra riflessione: la presenza di una dimensione lipidica nell'infanzia. Freud considera il bambino tutt'altro che un essere innocente e asessuato e lo definisce un perverso polimorfo : perverso nel senso che la sua sessualità non ha come scopo la riproduzione; polimorfo, perché mette in atto la sua sessualità sotto forme diverse in relazione al suo grado di crescita. Analizzando lo sviluppo del bambino, Freud distingue diverse fasi della crescita psicofisica,” ciascuna caratterizzata da una determinata zona erogena (cioè una zona la cui stimolazione provoca piacere) verso cui è focalizzata la libido :
complesso di castrazione. La bambina avverte se stessa e la madre come esseri di un genere inferiore a causa della mancanza del pene: Freud chiama questa situazione invidia del pene. Contemporaneamente alla scoperta della differenza di genere, nel bambino si scatena un terribile confronto che Freud definisce edipico. Con questo aggettivo Freud fa riferimento al mito greco di Edipo. Secondo Freud, nel bambino si scatena qualcosa di analogo a quanto narrato nel mito, ossia il bambino ama la madre e vorrebbe sbarazzarsi del padre , per il quale prova odio. Tale desiderio è in contrasto mortale e irrisolvibile con la stima e l'amore che comunque prova nei confronti della figura paterna considerata un riferimento etico e comportamentale. Ciò determina una condizione permanente di disagio psicologico che Freud chiama complesso di Edipo Nel caso delle bambine si sviluppa un complesso simmetrico (amore per il padre e odio per la madre) che Freud chiama complesso di Elettra. Come già accennato, è in questa peculiare fase della formazione della personalità che si sviluppa il Super-Io, ovvero la coscienza morale che deriva dall'introiezione dei comandi genitoriali. Il complesso edipico condiziona a tal punto la vita sessuale e libica del bambino da caratterizzare la successiva fase di crescita come fase di latenza in quanto spegne la sessualità per alcuni anni. Freud rivolge l'attenzione anche alle popolazioni cosiddette selvagge o primitive , ossia quei popoli che gli europei giudicavano arretrati. Freud si concentra su alcune caratteristiche delle popolazioni selvagge che giudica interessante dal punto di vista psicoanalitico e si propone di gettare un ponte tra gli studiosi di etnologia da un lato e gli psicoanalisti dall'altro. ; Tema centrale è l' analisi psicoanalitica del totemismo , una religione nella quale un gruppo parentale si identifica con un ente naturale, in genere un animale, e del tabù , un divieto assoluto, come quello di non uccidere l'animale totemico. Il totemismo è interpretato da Freud alla luce del divieto di incesto , come dimostra il fatto che tra i membri di uno stesso clan totemico sono vietati il matrimonio e i rapporti sessuali. Tutti coloro che discendono allo stesso totem si considerano consanguinei e non hanno rapporti sessuali tra loro, pena la punizione severissima. I divieti tipici del totemismoriguardano i rapporti sessuali con i consanguinei e l’uccisione del padre: è quindi facile individuare una somiglianza con le dinamiche tipiche del complesso di Edipo. Con questa analisi Freud riscontra numerosi parallelismi con quanto accade nella psiche dei nevrotici e dei bambini. Per esempio, per via del loro carattere assoluto e spesso incomprensibile, i tabù sono simili ai divieti che nevrotici ossessivi impongono a se stessi. Lo stesso totemismo presenta un parallelismo con le zoofobie infantili , ossia con la paura che alcuni bambini manifestano verso un animale. Per di più, in quel fenomeno che Freud chiamato totemismo infantile si manifesta un rapporto complesso e ambivalente con l'animale: il bambino lo odia e lo ama, si identifica con lui ma ne prende anche le distanze. In poche parole l’ animale totemico rappresenta il padre che un bambino ama e allo stesso tempo odia, in quanto rivale che gli sottrae la madre. Nel corso del tempo la riflessione di Freud tende ad abbandonare la dimensione clinica per sviluppare considerazioni di più ampio respiro sulla vita umana e sulla società. La tesi di fondo dell'opera è che la civiltà non coincide con una condizione di felicità , ma anzi provoca un profondo disagio negli individui, perché reprime la soddisfazione delle pulsioni. In altre parole, più l'individuo si civilizza, più è costretto, in nome della pace sociale, a reprimere le proprie pulsioni. Pertanto, la civiltà rende infelici, anche se grazie essa possiamo evitare le conseguenze negative che deriverebbero dalla totale liberazione delle pulsioni erotiche e di morte.