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ricerca svolta su biancaneve e i sette nani
Tipologia: Esercizi
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Biancaneve e i sette nani: gli stereotipi di genere Il tema della discriminazione di genere non comprende solo settori specifici all’interno della società, ma in gran parte la vita di tutti i giorni. Nonostante i notevoli traguardi raggiunti nel corso dei decenni, il livello di sessismo è ancora alto nel mondo odierno e talvolta non viene affrontato come un tema prioritario e significativo quale è. Il profilo della vita contemporanea è segnato sin dal principio da un repertorio culturale di tipo patriarcale, che seppur apparentemente superato, lascia immancabilmente le proprie tracce nelle menti di molte generazioni. In merito a tale problematica, diventa inevitabile focalizzare l’attenzione a partire dalle origini dell’educazione: l’infanzia. L’età infantile gioca un ruolo cruciale nello sviluppo, nel benessere complessivo dei bambini e sul contributo che porteranno alla società nel corso del tempo. A tal proposito, tra i tasselli che modellano lo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo dei bambini, rivestono una posizione decisiva le fiabe e i film d’animazione. La morale portante delle storie raccontate ai più piccoli, influenza indubbiamente le loro menti. Relativamente a questo tema, nella raccolta delle fiabe più celebri, tramandate nel corso del tempo, spicca la storia di Biancaneve e i sette nani, nello specifico il lungometraggio animato prodotto dalla Disney e rilasciato nel 1937. Questo racconto, assume una posizione lampante rispetto al tema degli stereotipi di genere, poiché la protagonista viene presentata secondo quattro caratteristiche principali: l’inazione, la bellezza, l’essere un "premio" ed essere vuota. Biancaneve infatti, viene mostrata all’interno della storia, come una principessa bella e pura, ma al contempo campionessa dell’inazione e della passività, capace di trovare la felicità e la salvezza solo grazie alla presenza di un principe. Analizzando con attenzione la narrazione, si può notare come la bellezza della principessa venga affrontata in modo quasi ossessivo, trasmettendo il messaggio per cui è solo per merito della sua bellezza, che può essere scelta e “salvata”. Come ricorre nell’immaginario delle credenze sociali, la donna ideale viene ricondotta ad un prototipo di bellezza, che a sua volta viene sempre collegata alla purezza e l’umiltà, aspetti capaci, per il pensiero comune, di incorniciare perfettamente il ruolo di brava moglie, madre e donna di casa, che necessita di un uomo per poter vivere. Nella storia non importa che Biancaneve agisca, perché troverà compimento solo nell’essere scelta e salvata e di fatto le sarà sufficiente la sua bellezza, per rendersi visibile all’occhio di un principe, che decide di darle il bacio del “vero amore”, mentre lei è apparentemente morta in una bara di vetro, a causa della mela avvelenata della strega maligna. In tempi recenti, molti media hanno trattato e discusso la nascente polemica riguardo al bacio di Biancaneve col Principe Azzurro, che per molti si tratterebbe di un gesto non consensuale. La polemica si accende dal momento che il parco divertimenti di Disneyland di Anaheim, in California, ha restaurato la giostra, aggiungendo sul finale il bacio tra la principessa e il principe, non presente nella versione precedente. Un primo format importante da esaminare è l’articolo del 4 maggio 2021 pubblicato dal quotidiano La Repubblica, che racconta l’episodio accaduto all’attrazione, da cui è cominciato tutto. Il contenuto è chiaro, l’articolo espone i fatti, esplicando i commenti sia positivi che negativi che sono stati fatti sullo spettacolo, lasciando spazio al lettore di sviluppare un proprio pensiero a proposito dell’argomento. In concomitanza però, si scorge una certa suscettibilità da parte della testata, che si può osservare nelle seguenti affermazioni: “Portare i figli a Disneyland può non essere più un momento di svago, ma uno scivoloso test sull'etica. L’ultimo bersaglio della cancel culture ha i volti del Principe e di Biancaneve e l’accenno a un bacio salvifico.”, e nella conclusione dell’articolo: “Okay, ma come fare a ridestare Biancaneve senza perdere il gancio con il true kiss che ha fatto la storia dei cartoni animati? Sarà la fine del vecchio happy
ending?”. È evidente il linguaggio diretto, sarcastico e puntiglioso, che in qualche modo pone enunciati e quesiti rilevanti al target giovane e adulto a cui si rivolge, senza limitarsi a riportare i fatti accaduti. D’altronde, come mette in evidenza il sociologo Georg Simmel, persone e cose entrano in relazione tra di loro e producono effetti gli uni sugli altri, la società esiste infatti come prodotto di processi di comunicazione e affinché ciò avvenga diventa fondamentale da parte di coloro che detengono gli strumenti di informazione, tenere costantemente aggiornato il pubblico. Lo scopo dell’articolo, avendo un target variegato rimane quindi quello di trasmettere la notizia cercando di esporre il maggior numero di elementi necessari a comprenderla, ma nonostante ciò, come sottolineato in precedenza, ci sono diversi elementi che fanno trapelare una certa sensibilità sull’argomento, in linea con una società che sta cambiando e che promuove sempre di più una corretta cultura nella relazione uomo-donna. Dunque si può osservare che a seguito dell’evoluzione naturale della società, anche il modo di comunicare si modifica; pur trattandosi di un articolo di giornale emerge la necessità, da parte degli autori, di adattarsi ad un contesto culturale differente, condividendo depositi di significati comuni. Sia il sociologo Herbert Mead, che Micheal Tomasello infatti considerano la comunicazione come una costruzione di esperienze comuni dovute ad interazioni ripetute, necessarie per entrare in relazione gli uni con gli altri. Proprio Tomasello tratta la gestualità come un’azione che poggia su un deposito di significati condivisi, affermando pertanto, che è il contesto che veicola il significato. Alla luce di ciò si può quindi comprendere che il senso e lo scopo dell’articolo mettono le radici in un terreno concettuale comune nell’epoca moderna. Anche Ervin Goffman, sociologo canadese, da importanza al contesto della vita sociale, che diventa dominante sulle individualità dei singoli, egli infatti ha attuato una ricerca, secondo la quale l’ospedale psichiatrico è un luogo di reclusione che porta i pazienti a distaccarsi completamente dalla vita quotidiana e a farli sentire sempre più terrorizzati all’idea di uscire, allo stesso modo si può quindi considerare l’articolo del La Repubblica come un articolo rivolto a chiunque, poiché vivendo nel medesimo contesto culturale si è tutti “prigionieri” della società e perennemente condizionati da essa, anche se nonostante ciò ogni individuo essendo diverso dall’altro avrà, a seguito della lettura, una reazione differente. All’interno dell’articolo emerge un linguaggio in parte puramente obiettivo ed informativo, in parte accattivante, soprattutto nel titolo: “Polemica a Disneyland, il bacio del Principe a Biancaneve non è consensuale”, questa combinazione spinge il lettore ad arrivare alle fine del testo e a farsi un’opinione a riguardo basata su fatti realmente accaduti. Pierre Bourdieu, a tal proposito, afferma che il linguaggio ha un potere immenso che ci condiziona, può quindi essere usato a scopo manipolativo, anche se in questo caso non risulta esserci una vera e propria posizione militante che condiziona completamente l’opinione del destinatario. A differenza di Bourideu, il sociologo Habermas afferma invece che il linguaggio non è strumento di manipolazione, ma ha uno scopo puramente comunicativo, usato per rivendicare le proprie ragioni ma richiede attenzione e ascolto reciproco. Spostando l’attenzione su un altro scenario, emerge la realtà dei social media, un mondo nel quale si è liberi, col rispetto dei limiti e delle regole, di esprimere e di raccontare il proprio punto di vista su questioni di vario genere. Nello specifico, una delle piattaforme su cui si è accesa una forte polemica è stata Facebook. Le ragioni si possono riscontrare nel pubblico che anima il social, che si esprime nei baby boomer, nella generazione x e in sola piccola percentuale nella generazione z. La notizia sulla polemica della fiaba ha infatti suscitato scalpore negli individui più adulti, più vicini cronologicamente agli anni in cui la fiaba acquista popolarità. Un esempio è un post visualizzato da quasi 300.000 persone, pubblicato il 12 maggio 2021 da IBarbari.it, nel quale è stato ricreato un video che porta
le accuse c’è un cartone animato, ovvero Biancaneve” e continua ponendo loro un quesito “Secondo voi cosa non va in Biancaneve? Quale scena potrebbe turbare le giovani menti e la coscienza delle persone?”. Il conversante prova a fornire più risposte senza trovare la soluzione ed è a questo punto che cita il bacio non consensuale, per cui la Disney è stata accusata. Il linguaggio è diretto e informale, e le dichiarazioni non tendono alla neutralità come nell’articolo di giornale, anzi esprimono senza filtri il loro pensiero sull’argomento. I partecipanti si definiscono scioccati per la notizia, perché trovano paradossale intaccare un classico Disney, che oltretutto racconta il romanticismo del principe azzurro che bacia la principessa e la risveglia dalla maledizione. In tal caso, emerge fin da subito quanto espresso dal sociologo Bourdieu relativamente alla funzione del linguaggio, questo infatti ha un potere enorme e può essere usato a scopo manipolativo, infatti la violenza simbolica viene intesa proprio come il potere che le parole hanno di indurci ad accettare qualcosa senza metterlo in discussione. D’altronde la realtà sociale, come sostiene il sociologo Simmel esiste perché persone e cose entrano in relazione tra di loro producendo degli effetti e si può osservare come in questo caso lo scopo dell’autore è proprio quello di mostrare il suo pensiero e spingere i destinatari a riflettere sulla questione e capire che è irragionevole la scelta di attaccare la Disney. Di fronte ad una società in continua evoluzione, se da una parte si cerca di proseguire sulla linea del politicamente corretto e della sensibilizzazione di una corretta cultura del rapporto uomo-donna, dall’altra parte ci sono sempre coloro che cercheranno di richiamare la tradizione, poiché container di significati comuni che, come sostiene il sociologo Mead sono necessari per la comunicazione e il vivere nel mondo. Si può dunque osservare l’importanza del contesto nel momento in cui si prende in analisi un determinato fatto, infatti la fiaba è stata creata in una prima edizione nel 1812, contesto sociale, storico e culturale decisamente differente da quello odierno. Pertanto è sempre più diffusa la volontà di riadattare la tradizione all’epoca moderna, anche se sono in molti coloro che preferiscono un totale distacco nei confronti del cambiamento, mantenendo le radici salde su tutto ciò che fa parte della propria tradizione. Fonti e bibliografia https://thesis.unipd.it/bitstream/20.500.12608/54988/1/Brovazzo_Gaia.pdf https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/women_education/article/download/6406/ https://thesis.unipd.it/bitstream/20.500.12608/40910/1/Adesso_Alice.pdf https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/04/news/biancaneve_attrazione_disneyland_bacio_non_c onsensuale_molestia_principe_polemica-299411612/ https://fb.watch/p19O5hUuNi/ https://www.facciabuco.com/post/1515325xhu/la-disney-sotto-accusa-il-bacio-di-biancaneve-non- e-consensuale-perche-lei-dorme-ecco-come-il-principe-azzurro.html https://open.spotify.com/episode/41CAlHabfgrnKBR3HCLVl8?si=qUWr9dw9S5y4rj2NuhpCRQ