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Tratto dall’8° capitolo del libro “Cinema Americano Classico” di Alonge e Carluccio
Tipologia: Sbobinature
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I film d’animazione sono quei film creati con la tecnica del ‘ passo uno ’: la macchina da presa impressiona la pellicola un fotogramma per volta (come le fotografie) e tra uno scatto e l’altro gli elementi inquadrati ( disegni, pupazzi… ) vengono modificati per avere un’ illusione di movimento. Più sono piccole le modifiche più fluido è il movimento ma c'è anche più tempo per realizzarle e più lavoro. La forma più diffusa negli USA è quella delle animated cartoons. I primi esperimenti di disegno animato americani sono fortemente legati ai comics. Il fautore di ciò è Winsor McCay , il quale realizzò il primo cartoon “ Little Nemo ” ( 1911 ). McCay è considerato uno degli inventori del fumetto. L’animazione quindi non è un genere, ma una tecnica impiegata in modi diversi. Sul piano quantitativo la forma più diffusa a passo uno è certamente il disegno animato (il cartoon nella Old Hollywood, che durava 7 min minimo). Questi venivano proiettati prima del lungometraggio insieme ad altri corti. Ci sono anche altri generi più ‘rari’ come ● Film con silhouette articolate ● Film con i pupazzi C’è poi una tradizione di cinema d’animazione sperimentale contrapposta a quella industriale: film realizzati e distribuiti fuori le normali strutture commerciali, optando per il flusso di forme astratte. Questa nasce negli anni 20 e sul piano cinematografico è un’ esperienza europea. Il solo artista americano in questo ambito è Man Ray che però lavora a Parigi. Il cinema d’avanguardia negli States arriva solo nel 1943 con Maya Deren con il suo “ Meshes of the A ernoon ”. Dagli anni 60 in poi, gli States diventano l’epicentro del cinema sperimentale internazionale. In America arrivano alcuni artisti europei come ● Oskar Fischinger, tedesco, con il cinema astratto (forme geometriche senza immagini);
● Norman McLaren, scozzese, con film realizzati dipingendo direttamente sulla pellicola; Ma l’animazione è presente anche all’interno dei lungometraggi dal vero: negli effetti speciali e nei titoli di testa. Quando si parla di effetti speciali oggi si pensa alle navi spaziali di Star Wars oppure ai draghi di Game of Thrones o ancora più alle battaglie in LOTR. Ma durante la Old Hollywood, la maggior parte dei trucchi erano una simulazione di eventi del tutto normali: ● Nevicata - > Macchina sparaneve ● Traffico di una grande città - > Retroproiezione , uno schermo dietro gli attori dove vengono proiettate le immagini girate all’esterno precedentemente. In questi, l’animazione ha giocato un ruolo importante: un esempio da citare è “ King Kong ” ( 1933 ) di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack. Il suo successo è dovuto al leggendario animatore Willis O’Brien, che ha dato vita al gigantesco gorilla. Negli anni 50 - 60 , il successore di O’Brien è Ray Harryhausen, le cui creazioni più famose sono quelle di “ Jason and the Argonauts ” ( 1963 ), un cult movie del cinema fantastico di serie B. Una seconda modalità di usare l’animazione è nei titoli di testa e qui c’è da citare Saul Bass, autore di titoli di testa dalla raffinata grafica stilizzata, alcuni esempi sono: ● “ The Man with the Golden Arm ” ( 1955 ) ● “ Anatomy of a Murder ” ( 1959 ) ● “ Vertigo ” ( 1958 ) ● “ North by Northwest ” ( 1959 ) Poi c’è il caso di “ The Pink Panther ” ( 1936 ), dir. Blake Edwards, per i quali Fritz Freleng creò un personaggio di grande successo al pubblico che divenne la star di una serie autonoma di animazioni rispetto al film. Ultimo da citare sono le tecniche miste, utilizzate già durante il muto, come per esempio nella serie ispirata ad “Alice in Wonderland” di Carroll ( 1924 - 27 ), dove una bambina viva si muove all’interno di un universo di disegni animati. Quel confine tra mondo reale e mondo animato è rappresentato dai numeri di ballo:
● Un’ organizzazione del lavoro di natura collettiva , cioè un’ équipe di animatori procede sotto la guida di un regista-produttore; ● Una serie che ha un protagonista che torna da un episodio all’altro. Questo modello: ○ Agevola il salto dall’animazione dell'artigianato alla “catena di montaggio”; ○ Ci permette di abbattere i tempi di realizzazione; ○ Sfruttare la familiarità del pubblico con personaggi simili alle star system; Questi primi cartoons sono prodotti di fretta e furia, sono piacevoli ma trascurabili, ad eccezione di “ Felix the Cat ” di Otto Messmer, la prima star animata del cinema d’animazione: quello che lo contraddistingue è anche la natura profonda dell’animazione, ossia, l’arte di dare vita, anima, a ciò che in natura non ne ha. Reinventare il mondo piuttosto che riprodurlo. L’AVVENTO DEL SONORO Con l’arrivo del sonoro, ci fu una crescita enorme per gli animatori, i primi a farne uso. Walt Disney per esempio crea il primo cartoon sonoro nella storia: “Steamboat Willie” ( 1928 ) e la serie “ Silly Symphonies ”, che ottennero un successo enorme. Un enorme così grande che nelle sale gli spettatori andavano a vedere più il cortometraggio animato che il film. Spettatori di ogni età. Ma non solo Disney, alcune Majors infatti vollero aprire i propri animation department , come: ● Warner, con ○ “ Betty Boop ”, la ragazza sexy che ad ogni episodio scappa dalle avances dei maschi (umani o animali). ○ “ Braccio di Ferro ” ○ “ Looney Tunes ” ○ “Merrie Melodies” ○ “Wile Coyote”, di Chuck Jones, che fa parte della serie “Road Runner”, in cui viene proposta la stessa gag ogni volta: Wile che vuole prendere il pennuto, mette delle trappole, questo non viene catturato e invece ci cade Wile. Se venissero prese delle scene da ogni episodio e fossero messe insieme non si noterebbe alcuna differenza.
○ Tex Avery , dove troviamo un tipo di spettacolo anarchico, nessuna legge morale o fisica viene rispettata (sguardo in macchina). I suoi cartoon sono caratterizzati da una violenza ipertrofica e lo scatenamento di impulsi sessuali: ■ “ Red Hot Riding Hood ”, parodia di Cappuccetto Rosso in cui il lupo è in smoking e segue la bambina sotto desiderio sessuale. Altri studios si limitano a distribuire le produzioni indipendenti: ● 20 th Century Fox con i Terrytoons ● Universal con Walter Lantz Cartoon Altri ancora assorbono lo studio facendolo animation department ● Paramount e lo studio dei fratelli Fleischer Disney stesso, prima di andare in proprio, distribuiva i suoi corti attraverso altri studios. WALT DISNEY E TOPOLINO Quando Topolino debutta per la prima volta in sala, è un personaggio diverso: un ragazzaccio che in “Steamboat Willie” ( 1928 ) si diverte a fare concerto con Minnie “suonando” altri animali. Qui sta la genialità di Disney: applicare al film sonoro il principio della violazione del confine tra esseri viventi e oggetti inanimati. Animali veri, antropomorfi e oggetti che compongono un unico universo “animato” Ovviamente, l’elemento chiave del cinema sonoro è la parola, Disney però si rifiuta a darne centralità, Questo è segno della vocazione antirealistica dell’animazione e questa decisione sarà ribadita nel primo episodio di “ Silly Symphonies ” (The Skeleton Dance), dove 4 scheletri mettono in scena una danza macabra suonando le tibie e costole come fossero violini. IL CARTOON AMERICANO, UN PARADOSSO VIVENTE Le stesse case di produzione che distribuiscono film come “ Casablanca”, “Gone with the Wind”, sono anche quelle producono e distribuiscono il nonsense dell’animazione e c’è un perché: i cartoon sostituiscono una esplicita “immoralità ”, cioè non ci sono né buoni né cattivi ma solo forti e deboli, furbi e ottusi. L’animazione ci aiuta a capire che non esiste “uno” stile classico, non c’è un paradigma monolitico di norme inflessibili.
Anche i personaggi vengono da “bozze”: ● I nani sono simili ai gnomi barbuti che soccorrono i bambini (chiaramente Hänsel e Gretel) in “ Babes in the Woods ” ● La tartaruga che compare tra gli animali della foresta è anticipata da “ Lepre e Tartaruga ”, tratta dalla fiaba ‘ 600. Oltre al décor dell’ambientazione che rimandano ad un Medioevo fiabesco, vi sono elementi che rimandano alla società del XX secolo (scena della maniera, quando l’orologio scatta alle 17 : 00 e i nani escono, è un chiaro riferimento agli operai che alla fine dei turni escono da lavoro). Anche il personaggio di Biancaneve ha degli elementi che rimandano ad una massaia americana (prepara la torta, manda i nani a lavarsi le mani…), una donna di casa perfetta. La difficoltà che Disney ha incontrato è come passare da un cortometraggio di 7 min ad un lungometraggio: serviva una storia che potesse essere concepita come cinema del vero. Quindi, era necessario creare dei personaggi con cui il pubblico poteva immedesimarsi oppure detestare (regina cattiva). Per fare questo, Disney dà delle sembianze normali e realistiche a uomini e donne, anche se tradizionalmente gli “eroi” del cartoon hanno delle fattezze grottesche. Disney verrà accusato di aver usato il rotoscopio , strumento dei Fleischer che permette di ricalcare a matita l’immagine di un fotogramma di un film del vero. Quindi, solo i nani conservano l’aspetto “eccentrico” tipico del cartoon (coloro che danno vita alla comicità nel film). Questa dicotomia tornerà in buona parte della produzione, prima e dopo la morte di Walt. Questa polarità tra personaggi “seri” (disegnati in maniera realistica) e i personaggi secondari (figure comiche grottesche), che comunque hanno un nome e una certa psicologia. Quello che ci interessa è il fatto che Disney si sforzi ad adeguarsi alle regole: non è un “Silly Symphonies” di 80 min , ma tutto un altro film, già vedendo il suo montaggio ci dice questo. Il montaggio utilizzato assolve a complesse funzioni narrative: ● Sequenza di Montaggio Alternato, dove Biancaneve viene avvelenata mentre i nani corrono al salvataggio;
Disney seziona lo spazio in base ai principi del montaggio analitico o creare a effetti di suspense, ad esempio la scena dove i nani trovano Biancaneve addormentata sui loro letti Passaggio da campo totale al primo piano dell’eroina, un segno dell’assimilazione delle regole del découpage classico. Disney fa un’operazione di mediazione con una rottura sul piano ideologico: si sceglie lo spettacolo per famiglie che vede l’animazione prima di tutto come un intrattenimento infantile. Qui la centralità delle fiabe. Disney è stato nella Old Hollywood uno degli autori-produttori più coraggiosi, investendo su progetti a cui nessuno aveva mai pensato, uno dei primi a capire la necessità di Hollywood di espandere i loro confini.