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biomolecole scienze naturali, Dispense di Scienze e tecnologie applicate

capitolo libro di scuola superiore usato in scienze applicate

Tipologia: Dispense

2024/2025

Caricato il 01/04/2026

giada-antonini-de-salvo-ruiu
giada-antonini-de-salvo-ruiu 🇮🇹

4 documenti

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bg1
Fisiologia
CAPITOLO
B1
B1
Le biomolecole:
struttura e funzione
1
Dai polimeri alle biomolecole
Tra i composti organici rientrano molte molecole che svolgono un ruolo nei sistemi
biologici e che, per questo motivo, vengono indicate con il nome di biomolecole. Le
biomolecole hanno alcune caratteristiche chiave:
nella maggior parte dei casi si tratta di macromolecole, ovvero molecole comples-
se che possono contenere anche migliaia di atomi (principalmente C, H e O);
dal punto di vista chimico, le biomolecole sono composti polifunzionali, sono
cioè costituite da molecole che contengono due o più gruppi funzionali diversi;
le biomolecole sono in molti casipolimeriformati dall’unione di composti orga-
nici più piccoli chiamati monomeri.
La biochimica comprende lo studio delle biomolecole, la loro organizzazione, le
interazioni e le trasformazioni che subiscono nelle cellule.
La biochimica si occupa anche dello studio degli scambi energetici e della produzione
di energia, degli scambi di informazioni all’interno degli organismi, del funziona-
mento di strutture complesse a livello molecolare. Ogni disciplina scientifica di area
biomedica trova nella biochimica e nello studio delle biomolecole gli elementi per
spiegare fenomeni e processi complessi.
Fisiopatologia
BIOCHIMICA
Microbiologia
Genetica
Immunologia
Fisiologia
Scienza
dell’alimentazione
e del movimento
Farmacologia
TI RICORDI?
I monomeri si
uniscono a formare
i polimeri grazie
a una reazione di
condensazione che
porta alla perdita di
una molecola d’acqua
per ciascun legame
che si forma. La
degradazione di un
polimero è invece
mediata da reazioni di
idrolisi, che portano
alla rottura dei
legami tra i singoli
monomeri.
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Anteprima parziale del testo

Scarica biomolecole scienze naturali e più Dispense in PDF di Scienze e tecnologie applicate solo su Docsity!

Fisiologia

CAPITOLO

B

Le biomolecole:

struttura e funzione

1 Dai polimeri alle biomolecole

Tra i composti organici rientrano molte molecole che svolgono un ruolo nei sistemi

biologici e che, per questo motivo, vengono indicate con il nome di biomolecole. Le

biomolecole hanno alcune caratteristiche chiave:

  • nella maggior parte dei casi si tratta di macromolecole, ovvero molecole comples-

se che possono contenere anche migliaia di atomi (principalmente C, H e O);

  • dal punto di vista chimico, le biomolecole sono composti polifunzionali, sono

cioè costituite da molecole che contengono due o più gruppi funzionali diversi;

  • le biomolecole sono in molti casi polimeri formati dall’unione di composti orga-

nici più piccoli chiamati monomeri.

La biochimica comprende lo studio delle biomolecole , la loro organizzazione, le

interazioni e le trasformazioni che subiscono nelle cellule.

La biochimica si occupa anche dello studio degli scambi energetici e della produzione

di energia, degli scambi di informazioni all’interno degli organismi, del funziona-

mento di strutture complesse a livello molecolare. Ogni disciplina scientifica di area

biomedica trova nella biochimica e nello studio delle biomolecole gli elementi per

spiegare fenomeni e processi complessi.

Fisiopatologia

BIOCHIMICA

Microbiologia

Genetica

Immunologia

Fisiologia

Scienza

dell’alimentazione

e del movimento

Farmacologia

TI RICORDI?

I monomeri si

uniscono a formare

i polimeri grazie

a una reazione di

condensazione che

porta alla perdita di

una molecola d’acqua

per ciascun legame

che si forma. La

degradazione di un

polimero è invece

mediata da reazioni di

idrolisi , che portano

alla rottura dei

legami tra i singoli

monomeri.

B

Nonostante la loro eterogeneità chimica, le biomolecole possono essere suddivise in

quattro classi fondamentali: carboidrati, lipidi, proteine e acidi nucleici. Carboidrati

e lipidi costituiscono le principali fonti energetiche degli organismi e svolgono

un’importante funzione strutturale. Le proteine, oltre ad avere un ruolo struttura-

le, sono i principali regolatori degli organismi viventi e sono in grado di ricoprire

molteplici ruoli: in pratica consentono lo svolgimento di tutte le funzioni vitali di

una cellula. Gli acidi nucleici contengono le informazioni necessarie per la biosintesi

delle proteine e garantiscono la riproduzione degli organismi e il perpetuarsi della

vita ( Figura B1.1 ).

Figura B1.

Composizione

percentuale

dell’organismo umano.

proteine: 16%

lipidi: 13%

carboidrati: 1%

acqua: 65%

sali minerali: 5%

vitamine: tracce

2 I carboidrati

I carboidrati (o glicidi o saccaridi) sono un gruppo di sostanze organiche natu-

rali costituite generalmente da tre soli elementi: carbonio, idrogeno e ossigeno.

Da un punto di vista chimico i carboidrati sono un esempio di composti polifunzio-

nali, perché contengono un gruppo carbonile (aldeidico o chetonico) insieme a più

gruppi ossidrile: per questo motivo vengono definiti poliidrossialdeidi o poliidrossi-

chetoni. Sono considerati carboidrati anche tutte le sostanze che per idrolisi danno

composti di questo tipo.

I carboidrati svolgono due principali funzioni nel mondo vivente:

1. riserva energetica : l’amido nel mondo vegetale e il glicogeno in quello animale

sono carboidrati con funzione di riserva energetica.

2. ruolo strutturale : la cellulosa, la biomolecola più abbondante sulla Terra, è il

costituente principale della parete delle cellule vegetali, cui conferisce rigidità

e resistenza; la chitina forma l’esoscheletro di insetti e crostacei ( Figura B1.2 ).

TI RICORDI?

Il gruppo carbonile

(C

= O) caratterizza

aldeidi e chetoni; il

gruppo ossidrile

(

OH) è tipico degli

alcoli.

Video Che cosa sono i

carboidrati?

Figura B1.

I carboidrati svolgono

diverse funzioni.

I cereali hanno un elevato contenuto

di amido, il più importante fra i

carboidrati di riserva.

Il cotone è costituito da

cellulosa allo stato quasi

puro.

L’esoscheletro degli insetti è formato da

chitina, un polisaccaride che costituisce

fibre molto resistenti.

Scarica GUARDA!

e inquadrami

per guardare i video

B

La gliceraldeide, lo zucchero più semplice

L’aldoso più semplice è la gliceraldeide C

3

H

6

O

3

, della quale esistono due possibili

isomeri, chiamati d-gliceraldeide e l-gliceraldeide.

Le molecole di d-gliceraldeide e l-gliceraldeide sono enantiomeri , cioè l’una è

l’immagine speculare e non sovrapponibile dell’altra. Si tratta di due isomeri ottici

per la presenza di un centro stereogenico.

H

— C

— OH

CH

2

OH

C

=

O H

d-gliceraldeide

HO

— C

— H

CH

2

OH

C

=

O H

l-gliceraldeide

Gruppo

aldeidico

Centro

stereogenico

Gruppi

alcolici

∗ ∗

Le formule di proiezione di Fischer

Le lettere d (destro) e l (levo) che precedono il nome dello zucchero si riferiscono

alla posizione del gruppo

OH sul secondo atomo di carbonio della gliceraldeide

(C-2). L’assegnazione della lettera d oppure l dipende dalla convenzione proposta

dal chimico tedesco Emil Fischer (1852-1919), da cui derivano le formule di proie-

zione di Fischer. Esse si ottengono immaginando di proiettare l’atomo di carbonio

tetraedrico (C-2) su un piano; i suoi quattro legami diventano in questo modo due

segmenti perpendicolari e il punto della loro intersezione è l’atomo di carbonio stes-

so ( Figura B1.4 ).

TI RICORDI?

L’ isomeria ottica

caratterizza una

molecola che

contenga almeno un

atomo di carbonio

legato a quattro

sostituenti diversi

(detto centro

stereogenico ). Il

centro stereogenico

implica l’esistenza

di due isomeri ottici,

detti d e l.

Figura B1.

Le sfere colorate indicano

quattro sostituenti

generici diversi.

modello tetraedrico proiezione di Fischer

Quando si proietta un atomo di carbonio tetraedrico

su un piano, i legami diretti verso chi legge diventano

segmenti orizzontali; quelli diretti verso il retro della

pagina diventano segmenti verticali.

Per convenzione, nelle formule di proiezione di Fischer si pone in alto l’atomo di

carbonio più ossidato (C-1, ovvero quello del gruppo funzionale CHO) e in verticale

la catena di atomi di carbonio; si assegna poi la lettera d alla configurazione della

gliceraldeide con l’ossidrile a destra della catena e la lettera l al suo enantiomero con

l’ossidrile a sinistra.

La differente disposizione dei sostituenti non influenza la maggior parte delle

proprietà chimiche e fisiche delle due sostanze ma ha profonde conseguenze sulla

loro funzione biologica: infatti solo la d-gliceraldeide è utilizzata dagli organismi

viventi mentre la l-gliceraldeide è una molecola biologicamente inerte.

B

▶ Il glucosio e gli altri monosaccaridi

Con l’aumentare del numero di atomi di carbonio nella molecola, aumenta il nume-

ro dei centri stereogenici e quindi il numero di isomeri ottici possibili. Una molecola

di monosaccaride appartiene alle serie d oppure l a seconda della disposizione del

gruppo

OH legato all’atomo di carbonio stereogenico più lontano dal gruppo

aldeidico (o chetonico): se questo gruppo

OH è disposto a destra, la molecola

appartiene alla serie d, altrimenti appartiene alla serie l. Come nel caso della glice-

raldeide, solo i monosaccaridi della serie d hanno rilevanza biologica e si ritrovano

negli organismi viventi.

Le molecole dei monosaccaridi della serie d sono quelle biologicamente rile-

vanti: esse presentano il gruppo

OH del centro stereogenico più lontano dal

gruppo aldeidico (o chetonico) legato sulla destra.

La Figura B1.5 illustra le formule di struttura di alcuni d-aldosi importanti per gli

esseri viventi.

C

HO

— C

— H

H

— C

— OH

H

— C

— OH

CH

2

OH

H

— C

— OH

=

O H

CH

2

OH

C

HO

— C

— H

HO

— C

— H

H

— C

— OH

H

— C

— OH

=

O H

d-glucosio

(aldoesoso)

d-galattosio

(aldoesoso)

Gruppo

aldeidico

Nella serie D

il gruppo

— OH è

legato a destra.

Figura B1.

Esempi di aldosi di

rilevanza biologica:

d-glucosio e d-galattosio.

Il d-glucosio , un esoso di formula molecolare C 6

H

12

O

6

, è lo zucchero più usato da-

gli organismi viventi come fonte di energia; è anche il composto di partenza per la

costruzione di molecole più complesse. Il d-galattosio (C 6

H

12

O

6

) forma, combinan-

dosi con il glucosio, lo zucchero del latte.

Il d-ribosio , un pentoso di formula molecolare C

5

H

10

O

5

, entra nella costituzione

dell’RNA. Il 2-desossiribosio si ottiene dal ribosio per eliminazione dell’atomo di

ossigeno legato al carbonio C-2. Questo desossizucchero entra nella costituzione

delle molecole di DNA.

2-desossiribosio

H

— C

— OH

CH 2

OH

C

H

— C

— OH

H

— C

— OH

=

O H

H

— C

— H

CH 2

OH

C

H

— C

— OH

H

— C

— OH

=

O H

d-ribosio

(aldopentoso)

HAI CAPITO?

◾ Scrivi la formula di

Fischer dell’acido

d-gluconico, ottenuto

dal d-glucosio per ossi-

dazione del C-1.

B

▶ Le formule di proiezione di Haworth

La miglior rappresentazione dei monosaccaridi in forma ciclica si deve al chimico

britannico Norman Haworth (1883-1950). Nelle formule di proiezione di Haworth

si disegna l’anello come se fosse piano e leggermente inclinato.

4 1

3 2

5

O

CH 2

OH

H H

H

HO OH

OH

OH H

H

6

H—C—OH

CH

2

OH

C

HO

— C

— H

H

— C

— OH

H

— C

— OH

H O

=

OH

CH 2

OH

H H

H

C

HO

OH

OH H

H

6

5

C

1

O

=

3 2

C C

4

C

6

5

4

3

2

1

La tridimensionalità della molecola è messa in evidenza dal bordo spesso che unisce

i due atomi di carbonio più vicini all’osservatore (C-2 e C-3). In queste formule, gli

atomi di carbonio che costituiscono l’anello non sono espressamente indicati con la

lettera C. L’atomo di carbonio C-6 si trova fuori dell’anello.

▶ L’anomeria

La formazione dell’emiacetale e la chiusura dell’anello hanno importanti conse-

guenze sulle proprietà della molecola poiché l’atomo di carbonio C-1, inizialmente

aldeidico, diventa anch’esso un centro stereogenico (carbonio anomerico). Ciò dà

origine a due nuovi isomeri ottici, detti anomeri , in equilibrio fra loro. Nel caso del

d-glucosio, si hanno due anomeri, con diverse funzioni biochimiche:

  • 𝛂 -d-glucosio , con il gruppo

OH disposto sotto il piano dell’anello (in trans

rispetto al gruppo CH

2

OH legato al C-5);

  • 𝛃 -d-glucosio , con il gruppo

OH disposto sopra il piano dell’anello (in cis ri-

spetto al gruppo CH

2

OH legato al C-5).

α-d-glucosio β-d-glucosio

OH H

H H

H

H

H

H

H

H

H

CH

2

OH

OH

HO OH

4 1

5

3 2

6

OH

CH

2

OH

OH

HO

OH

O O

Le strutture cicliche dei monosaccaridi possono essere a cinque o sei atomi. Gli anelli

a cinque atomi sono detti furanosi e quelli a sei atomi sono detti piranosi perché ri-

cordano, rispettivamente, le strutture del furano e del pirano. In natura ( Figura B1.7 )

sono presenti miscele del β-d-glucosio (piranoso) e del β-d-fruttosio (furanoso):

β-d-glucosio pirano

(piranoso)

β-d-fruttosio

(furanoso)

furano

O

OH

OH H

H OH

H

H

HO

CH

2

OH

HOH 2

C

H

OH

CH

2

OH

HO

H

H

OH

O

O

O

H

Gli atomi di carbonio si

dispongono in senso

orario a partire dal C-1 che

è a destra nella formula;

l’ossigeno a ponte fra C-

e C-5 è in alto a destra e i

sostituenti stanno sopra o

sotto il piano dell’anello.

In acqua le

forme α e β si

interconvertono

l’una nell’altra.

HAI CAPITO?

◾ Se il carbonile del

glucosio reagisce con

il gruppo ossidrile in

C-4, quale struttura si

ottiene?

Figura B1.

Il miele è una miscela

composta principalmente

da glucosio e fruttosio.

B

4 Il legame O -glicosidico e i disaccaridi

Il legame fra alcune molecole di monosaccaridi (fino a non più di una decina) porta

alla formazione degli oligosaccaridi. Tra questi, i disaccaridi derivano dall’unione di

due monosaccaridi per reazione dell’ossidrile anomerico di un monosaccaride con

un ossidrile dell’altro attraverso una reazione di condensazione (acetalizzazione): la

reazione porta alla liberazione di una molecola di acqua e alla formazione di un lega-

me O-glicosidico , in cui un atomo di ossigeno si pone a ponte tra i due anelli.

Un disaccaride è un acetale in cui il gruppo

OH anomerico è sostituito da un

gruppo

OR.

Il legame glicosidico viene indicato sempre con la posizione degli atomi di carbonio

delle due molecole che si uniscono. Il maltosio, per esempio, presenta un legame

α1,4-glicosidico fra due molecole di α-d-glucosio, a indicare che il C-1 della prima

molecola (anomero α) è legato al C-4 della seconda ( Figura B1.8 ).

HAI CAPITO?

◾ Riassumi la reazione

di sintesi di un disac-

caride.

Figura B1.

Il legame glicosidico

può essere di tipo α o β

a seconda che il gruppo

ossidrile del carbonio

anomerico sia α o β.

α-d-glucosio

OH H H

CH

2

OH

H OH

H H

H H

H

HO

H

H

H H

H

H H

H H

H H

H

OH

1

α-d-glucosio

OH

CH

2

OH

OH

HO OH

+ 4

OH

CH

2

OH

OH

HO

Maltosio

OH

CH

2

OH

OH

OH

H

2

O

O

Legame α1,4-glicosidico

O O O O

Gli edulcoranti e l’intolleranza al lattosio

LA CHIMICA DI TUTTI I GIORNI

Il potere dolcificante degli edulcoranti

Gli edulcoranti o dolcificanti sono sostanze che confe-

riscono un sapore dolce agli alimenti. Il dolcificante più

diffuso è il saccarosio o zucchero da tavola, la cui as-

sunzione si accompagna all’introduzione di un numero

rilevante di calorie (4 kcal/g). I soggetti affetti da diabete

mellito - una malattia caratterizzata dall’incapacità di

utilizzare lo zucchero a causa di un deficit dell’ormone

insulina - devono limitare l’uso di questa sostanza.

Sono stati quindi introdotti sul mercato edulcoranti al-

ternativi, naturali o di sintesi, che sostituiscono il sacca-

rosio nei prodotti per diabetici o dietetici.

Il potere dolcificante di una sostanza è un valore nume-

rico che consente di esprimere la sua capacità addolcen-

te. Per convenzione, al saccarosio si attribuisce potere

dolcificante 1; il potere dolcificante di tutte le altre so-

stanze si esprime in riferimento a quello del saccarosio.

Il potere dolcificante di una sostanza è espresso come

rapporto fra la concentrazione di una soluzione di sac-

carosio e la concentrazione di una soluzione dell’edul-

corante che ha la stessa intensità di dolcezza. Per esem-

pio, una soluzione di saccarosio, a parità di solvente, ha

lo stesso grado di dolcezza di una soluzione di saccarina

la cui concentrazione è 300 volte inferiore; dunque la

saccarina ha un potere dolcificante pari a 300.

Fra gli edulcoranti naturali è da ricordare il fruttosio , il

monosaccaride della frutta e del miele. Il fruttosio ha lo

stesso contenuto calorico del saccarosio, ma il suo potere

dolcificante è più elevato rispetto al saccarosio (1,8): per

ottenere lo stesso effetto addolcente basta una quantità

inferiore, da cui un minor apporto calorico. Il metaboli-

smo del fruttosio è indipendente dall’insulina e lo zucche-

ro può essere usato anche dai diabetici.

Gli edulcoranti di sintesi (o artificiali) hanno in ge-

nere un potere dolcificante molto elevato e possono

essere assunti in piccolissime quantità. La saccarina , per

esempio, è stata utilizzata in passato anche se il retro-

B

L’amido

L’ amido , un omopolisaccaride assai diffuso nelle piante, è dato dall’associazione di

numerose molecole di α-d-glucosio. È il più importante polisaccaride di riserva e

si trova nei cereali, nelle patate e nei legumi, assumendo così notevole importanza

alimentare per l’uomo ( Figura B1.11 ).

Patate e radici di

manioca sono fonti di

amido molto utilizzate

in cucina.

Figura B1.

Le piante accumulano

grandi quantità di amido

nei tuberi.

5 I polisaccaridi con funzione di riserva energetica

L’unione mediante legami glicosidici di numerose molecole di monosaccaridi porta

alla formazione dei polisaccaridi. Alcuni di questi sono formati dall’associazione di

qualche decina di unità monosaccaridiche, altri possono formare catene anche di

decine di migliaia di molecole.

Gli omopolisaccaridi sono costituiti dalla ripetizione di un solo tipo di monosac-

caride; gli eteropolisaccaridi contengono, invece, due o più tipi diversi di monosac-

caride. I polisaccaridi si classificano anche in base alla presenza di ramificazioni nel-

le loro molecole: esistono così polisaccaridi a catena lineare e polisaccaridi a catena

ramificata ( Figura B1.10 ).

Figura B1.

I polisaccaridi possono

essere composti da

uno, due o più tipi di

monosaccaridi, disposti

in catene lineari o

ramificate di varie

lunghezze.

Omopolisaccaridi

Lineare Ramificato

Eteropolisaccaridi

Due tipi di monomeri

lineari

Diversi tipi di monomeri

ramificati

B

I costituenti principali dell’amido sono l’amilosio (15-20%), formato da una catena

lineare che assume un andamento elicoidale nello spazio, e l’amilopectina (80-85%)

costituita da catene ramificate ( Figura B1.12 ). Le unità di α-d-glucosio nelle catene

di amilosio e amilopectina sono legate attraverso legami α1,4-glicosidici mentre nei

punti di ramificazione dell’amilopectina, ogni 25-30 unità di glucosio, sono presenti

legami α1,6-glicosidici.

L’ amido è un omopolisaccaride costituito da unità di α-d-glucosio legate fra loro

con legami α1,4-glicosidici in presenza di ramificazioni (legami α1,6-glicosidici)

ogni 25-30 unità.

Figura B1.

Amilosio e amilopectina

sono i componenti

dellÕamido.

Amilopectina

CH

2

OH

OH H H H H

H H H H H H H H

H OH H

H H

H H

H H

OH

OH

OH

OH

OH

OH

O

1

CH

2

OH

O

4 4

O

1

CH

2

O

4

O

1

CH

2

OH

O

4 1

O

CH

2 OH

O

O 4

1

CH

2 OH

O

O 4

1

6

O

legame 1,

Amilosio

legame

α1,4-glicosidico

O

1

O

4

4

O

1

O

4

O

1

O

4

1

O

OH

CH

2

OH

OH

OH

CH

2 OH

OH

OH

CH

2

OH

OH

OH

CH

2

OH

OH

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

La molecola di amilosio

forma una catena lineare

ad andamento elicolidale.

La molecola di

amilopectina contiene

diverse ramificazioni.

OH

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

OH

OH

OH

Ramificazione

(legame α1,6-glicosidico)

HAI CAPITO?

◾ Ispirandosi alla

Figura B1.10 disegna

in modo schematico la

struttura dell’amilosio

e dell’amilopectina.

B

6 I polisaccaridi con funzione strutturale

Numerosi polisaccaridi hanno una funzione strutturale. Alcuni formano robuste

strutture fibrose che conferiscono resistenza e protezione a cellule e organismi; altri

costituiscono la matrice extracellulare e, legandosi a proteine, formano l’impalcatu-

ra molecolare che sostiene i tessuti e permette alle cellule di interagire.

▶ La cellulosa

La cellulosa è il principale costituente della parete delle cellule vegetali ( Figura B1.15 ).

La cellulosa è un omopolisaccaride insolubile costituito da numerose unità di

β-d-glucosio unite fra loro con legami β1,4-glicosidici a formare catene lineari,

prive di ramificazioni.

1

CH 2

OH

O

4

O

1 4 1

O

O

OH

OH

OH

OH

CH 2

OH

O

4

O

1 4

O

OH

OH CH

2

OH

O

OH

OH

CH

2

OH

O

Legami β1,4-glicosidici

A differenza di ciò che accade nell’amido e nel glicogeno, la presenza dell’anomero β

del d-glucosio fa sì che le catene polisaccaridiche assumano un andamento lineare,

associandosi fra loro per mezzo di legami a idrogeno e fascicolandosi insieme: questa

struttura permette alla cellulosa di formare fibre molto resistenti alla trazione, in

grado di sostenere la pianta.

I legami β-glicosidici della cellulosa non possono essere idrolizzati dai succhi

digestivi del nostro organismo e il polisaccaride è pertanto indigeribile. Gli stessi

legami sono invece idrolizzati dagli enzimi prodotti da alcuni batteri che abitano

nell’apparato digerente degli erbivori: il risultato è che gli erbivori digeriscono la

cellulosa, ottenendo da questa la maggior parte dell’energia di cui hanno bisogno.

▶ La chitina

La chitina è un importante omopolisaccaride a funzione strutturale che forma l’eso-

scheletro di crostacei, insetti e anche la parete cellulare di alcuni funghi.

La chitina è un omopolimero di N-acetil-β-d-glucosammina, in cui le unità

monosaccaridiche sono unite fra loro da legami 1,4-glicosidici a formare catene

prive di ramificazioni.

CH 2

OH

O

O

O

O

OH

OH

O

O

O

OH

NH

C

CH 2

OH

O

OH

NH

CH 2

OH

O

O CH

3

=

NH

C

O CH

3

=

C

H

3

C O

=

NH

C

H

3

C O

=

Figura B1.

Il legno degli alberi è

costituito da fibre di

cellulosa ed emicellulosa

legate insieme dalla

lignina.

Come nel caso della

cellulosa, anche le catene

di chitina non sono

ramificate e formano

robusti fasci che

conferiscono resistenza

alla struttura che le

contiene.

Fisiologia

B

7 I lipidi

I lipidi sono un gruppo eterogeneo di sostanze che hanno in comune la carat-

teristica di essere insolubili in acqua e solubili in solventi organici apolari come

etere, cloroformio e cicloesano.

I lipidi svolgono importanti funzioni nel mondo vivente, prima fra tutte quella di

riserva energetica, ma hanno anche un ruolo strutturale: per esempio, partecipano

alla formazione delle membrane biologiche, costituiscono il rivestimento mielinico

degli assoni delle cellule nervose e agiscono come isolante termico, come nel caso

del grasso dei mammiferi marini e degli animali che vivono in climi freddi. Infine, i

lipidi sono precursori di numerose molecole dotate di attività biologica, quali vita-

mine e ormoni ( Figura B1.16 ).

LIPIDI

Funzione strutturale

Precursori

di vitamine

Trasmissione dello

stimolo nervoso

Precursori di ormoni

e molecole segnale

Funzione di

isolante termico

Funzione di riserva

Figura B1.

L’importanza dei lipidi in

natura.

Video Che cosa sono i

lipidi?

TI RICORDI?

I manicotti di mielina

che avvolgono gli

assoni accelerano la

trasmissione degli

impulsi nervosi. La

perdita di mielina è

alla base della sclerosi

multipla.

L’eterogeneità strutturale dei lipidi rende necessaria una loro classificazione in

lipidi semplici e lipidi complessi ; alcune molecole possono poi essere precursori o

derivati lipidici ( Tabella B1.3 ).

Un altro criterio consente di distinguere i lipidi a seconda che le loro molecole

siano o meno in grado di dare saponi a seguito di trattamento a caldo con basi forti,

quali NaOH o KOH:

  • lipidi saponificabili (per esempio trigliceridi, fosfogliceridi, sfingolipidi);
  • lipidi non saponificabili (per esempio steroidi, terpeni).

Tabella B1.

Classificazione dei lipidi in base alla loro complessità strutturale.

Classe Caratteristiche Esempi

Lipidi semplici Esteri di acidi grassi con alcoli. Grassi: esteri di acidi grassi con glicerolo.

Cere: esteri di acidi grassi con alcoli ad alto peso

molecolare.

Lipidi complessi Esteri di acidi grassi con alcoli

che contengono anche altri gruppi

atomici.

Fosfolipidi: contengono gruppi fosfato. Fra questi

si riconoscono i glicerofosfolipidi, in cui l’alcol è

il glicerolo, e gli sfingofosfolipidi, in cui l’alcol è la

sfingosina.

Glicosfingolipidi: contengono carboidrati, oltre ad un

acido grasso e all’alcol sfingosina.

Altri lipidi complessi: solfolipidi e amminolipidi;

lipoproteine.

Precursori e derivati lipidici Composti che non rientrano nelle

due categorie precedenti.

Precursori lipidici: acidi grassi, sfingosina, alcoli ad

alto peso molecolare.

Derivati lipidici: vitamine, ormoni, sali biliari,

eicosanoidi, steroidi, terpeni.

HAI CAPITO?

◾ Indica almeno una

proprietà che distingue

i lipidi dagli zuccheri.

GUARDA! il video

B

La lunga catena idrocarburica degli acidi grassi saturi ha un andamento pressoché

rettilineo: questa caratteristica consente alle molecole di compattarsi strettamente

l’una con l’altra e determina un punto di fusione relativamente elevato. Al contra-

rio, negli acidi grassi insaturi, in prossimità dei doppi legami in configurazione

cis la catena subisce un cambiamento di direzione che ostacola il compattamento

serrato delle molecole ( Figura B1.17 ). Gli acidi insaturi hanno perciò un punto di

fusione relativamente basso che diminuisce all’aumentare del numero di doppi

legami.

In chimica organica, la catena carboniosa degli acidi grassi si numera a partire

dall’atomo di carbonio del gruppo carbossile (carbonio C-1). In biochimica, si usa-

no invece le lettere greche, attribuendo la lettera α al carbonio adiacente al gruppo

carbossile (carbonio C-2) per terminare con la lettera ω, attribuita al carbonio meti-

lico posto all’altra estremità della catena.

Figura B1.

Rappresentazione

schematica dell’acido

palmitico e dell’acido

oleico. Si notino i due

diversi modi di numerare

la catena carboniosa.

C

16

α

ω

1

=

OH

O

Acido palmitico

C

=

OH

O

Acido oleico

18

10 9

L’acido oleico ha un doppio legame «cis»

sul C-9: è un acido insaturo.

L’acido palmitico non ha doppi legami:

è un acido saturo.

16 atomi

di carbonio

18 atomi

di carbonio

Gli eicosanoidi sono molecole regolatrici

SCIENZA E SALUTE

Gli eicosanoidi sono un gruppo di sostanze biologica-

mente molto attive che derivano da acidi grassi polinsa-

turi a venti atomi di carbonio, come l’acido arachidonico

(vedi Tabella B1.3 ). Tra i principali eicosanoidi ricordia-

mo le prostaglandine e i trombossani.

Le prostaglandine vengono suddivise in più classi

a seconda delle loro caratteristiche chimiche, ma tut-

te contengono un anello a cinque atomi di carbonio

( Figura A ). Nel corpo umano, le prostaglandine si ritro-

vano, oltre che nella prostata (da cui deriva il loro nome),

praticamente in tutti i tessuti dell’organismo.

Gli eicosanoidi sono presenti nell’organismo in quantità

piccolissime, ma possono innescare effetti fisiologici ri-

levanti. Essi prendono parte a numerosi processi tra cui

la risposta infiammatoria , l’ aggregazione delle piastrine del

sangue, le sensazioni di dolore e la febbre. La loro azione

viene bloccata dai farmaci antinfiammatori non steroi-

dei (FANS), come per esempio l’aspirina (acido acetil-

salicilico, Figura B ): l’effetto analgesico, antipiretico e

antiaggregante di questi farmaci è dovuto all’inibizione

dell’enzima cicloossigenasi che catalizza una tappa della

biosintesi di prostaglandine e trombossani.

O CH 3

HO O

O

Figura A Struttura della prostaglandina A Figura B Formula di struttura dell’acido acetilsalicilico. 2

.

COO

CH 3

OH

O

Prostaglandina A 2

(PGA 2

)

B

La denominazione 𝛚 degli acidi grassi

Gli acidi grassi insaturi sono talvolta classificati in base ad un criterio che considera

la distanza in atomi di carbonio fra l’ultimo doppio legame della catena e l’estremità

metilica della molecola (carbonio ω). Questo tipo di suddivisione è nota con il nome

di denominazione ω ed è particolarmente utile dal punto di vista nutrizionale.

COOH

1

Acido linoleico ω 6

3

5

6

4

2

Gli acidi grassi delle serie ω6 (per esempio, l’acido linoleico) e ω3 (per esempio,

l’acido α-linolenico) non possono essere prodotti dalle cellule del corpo umano per-

ché mancano gli enzimi necessari alla loro sintesi e, pertanto, sono detti acidi grassi

essenziali ( Figura B1.18 ).

Gli acidi grassi essenziali non possono essere sintetizzati dal metabolismo cellu-

lare umano e devono essere assunti con la dieta.

Come tutte le sostanze definite in biochimica essenziali, ossia non biosintetizza-

bili da un organismo, questi acidi grassi devono essere necessariamente introdotti

mediante l’alimentazione. È importante ricordare che il concetto di «essenzialità»

dipende dalla specie: ciò che è essenziale per una specie può non esserlo per un’altra

e viceversa.

Figura B1.

Il salmone contiene

grandi quantità di acido

linoleico, un acido grasso

essenziale.

SCIENZA E SALUTE

Gli acidi grassi polinsaturi della serie ω 3 sono l’acido

α-linolenico, l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido

docosaesaenoico (DHA).

HO

Acido α-linolenico (ALA, C18:3, ω-3)

O

3

HO

Acido eicosapentaenoico (EPA, C20:5, ω-3)

O

3

HO

Acido docosaesenoico (DHA, C22:6, ω-3)

O

3

Gli acidi grassi polinsaturi sono particolarmente abbon-

danti in alimenti quali pesce azzurro, crostacei, noci e

certi oli vegetali. Per molti anni è stata attribuita un’a-

zione quasi miracolosa alle diete ricche in acidi grassi

polinsaturi della serie w3, ritenendo che queste avessero

un effetto benefico sul sistema cardiovascolare e nella

prevenzione di gravi malattie, come infarto del miocar-

dio e ictus, grazie alla loro capacità di abbassare i livelli

ematici di trigliceridi e ridurre la pressione arteriosa. Per

questo molti medici hanno prescritto negli anni inte-

gratori a base di olio di pesce a soggetti in cui il rischio

di contrarre malattie cardiovascolari era elevato. Due

recenti studi scientifici condotti su campioni di pazienti

molto vasti hanno, tuttavia, dimostrato l’infondatezza

di tali principi, indicando che la somministrazione di in-

tegratori a base di acidi polinsaturi w3 non influenza in

modo significativo il rischio cardiovascolare.

Negli ultimi tempi è salito all’attenzione dei media

il possibile ruolo dell’ olio di palma nel rischio cardio-

vascolare causato da un aumento della concentrazione

del colesterolo nel sangue. L’olio di palma è ricco di acidi

grassi saturi a lunga catena ma anche di acido oleico ed è

ampiamente utilizzato nell’industria alimentare. Gli studi

più recenti non dimostrano un effetto diverso dell’olio di

palma rispetto ad altri grassi di composizione simile. In

altre parole, l’olio di palma non ha un effetto negativo spe-

cifico: se l’assunzione di alimenti contenenti olio di palma

avviene in un quadro nutrizionale bilanciato (con assun-

zione di quantità adeguate di acidi grassi polinsaturi), il

rischio cardiovascolare non aumenta in modo rilevante in

individui sani e di peso normale.

Gli acidi grassi polinsaturi e il rischio cardiovascolare

B

▶ La reazione di saponificazione dei trigliceridi

Il trattamento a caldo di una miscela di grassi o oli con una soluzione concentrata di

NaOH o KOH dà luogo ad una reazione di saponificazione in cui si formano saponi

(sali di acidi grassi e glicerolo):

Trigliceride Idrossido di sodio

(o di potassio)

Glicerolo Saponi

CH

2

— O

— C

— R

CH

2

— OH

CH

2

— OH

CH

— OH + 3 R

— C

— CH ONa (o K)

— O

— C

— Rl + 3 NaOH (o KOH)

O

CH 2

— O

— C

— Rm

=

O = O = O =

a caldo

Le molecole di sapone sono anfipatiche: a questa loro caratteristica si deve il loro

potere detergente ( Figura B1.20 ).

▶ La reazione di idrogenazione degli oli vegetali

Gli oli vegetali possono essere trasformati in sostanze solide, dette margarine , at-

traverso una semplice addizione di atomi di idrogeno ai doppi legami (reazione di

idrogenazione), in presenza di un opportuno catalizzatore.

Nell’industria questo processo è alla base delle produzione di prodotti alimentari

che possono sostituire il burro animale. La saturazione dei doppi legami diminuisce

anche la possibilità di attacchi da parte di sostanze ossidanti e, di conseguenza, li-

mitano la formazione di sottoprodotti che hanno odori sgradevoli (come nel burro

irrancidito) e sono potenzialmente tossici.

10 I lipidi con funzione strutturale: i fosfogliceridi

Accanto al ruolo di riserva energetica, i lipidi svolgono all’interno dell’organismo

anche un importante ruolo strutturale e sono tra i principali componenti delle

membrane cellulari.

▶ I fosfogliceridi contengono gruppi polari

I fosfogliceridi contengono, al pari dei trigliceridi, uno scheletro di base costituito

dal glicerolo con due molecole di acido grasso esterificate sui primi due atomi di

carbonio. Tuttavia, nel caso dei fosfogliceridi, il glicerolo esterifica in terza posizione

anche un gruppo fosfato, legato a sua volta a un gruppo X, in genere un amminoal-

col, la cui natura è spesso ionica o polare ( Figura B1.21 ).

Figura B1.

Il sapone contiene sali di

acidi grassi e glicerolo.

TI RICORDI?

Un amminoalcol è un

composto organico

bifunzionale: contiene

un gruppo amminico

NH 2

e un gruppo

ossidrile

OH.

struttura generale

di un trigliceride

struttura generale

di un fosfogliceride

acido grasso

acido grasso

acido grasso

G l i c e r o l o

acido grasso

acido grasso

gruppo X

G l i c e r o l o

fosfato

Figura B1.

Schema della struttura

di trigliceridi e

fosfogliceridi.

B

L’acido fosfatidico è il fosfogliceride più semplice; il gruppo X è un atomo di idrogeno.

CH

2

— O

— C

— R

CH

— O

— C

— Rl

O

=

H

— O

— P

— O

— CH

2

O

O

=

O

=

Code idrofobiche

Testa idrofila

Acido fosfatidico

Dall’acido fosfatidico possono derivare altre molecole di fosfogliceridi più comples-

si come la fosfatidilcolina o lecitina e la fosfatidiletanolammina o cefalina.

I fosfogliceridi formano le membrane cellulari

Le molecole dei fosfogliceridi hanno una doppia natura: in prossimità del gruppo

fosfato e del gruppo X (vedi Figura B1.21 ) la molecola è polare (testa idrofila), men-

tre nella regione dei due acidi grassi la molecola è apolare (code idrofobiche). Le mo-

lecole con questa caratteristica sono dette anfipatiche e tendono a formare doppi

strati quando si trovano a contatto con l’acqua ( Figura B1.22 ).

Figura B1.

I fosfogliceridi formano

doppi strati quando

vengono posti a contatto

con l’acqua.

Le teste idrofile

si orientano verso

il solvente

acquoso.

Le code idrofobiche

si giustappongono

l’una all’altra per

formare la porzione

interna del doppio

strato.

I fosfogliceridi sono molecole anfipatiche provviste di una porzione polare

(testa idrofila), in prossimità del gruppo fosfato e del gruppo X, e di una porzio-

ne apolare (code idrofobiche), in corrispondenza degli acidi grassi.

Queste proprietà fanno dei fosfogliceridi i principali costituenti delle membrane

biologiche, formate da un doppio strato fosfolipidico ( Figura B1.23 ).

Figura B1.

Rappresentazione

schematica della

membrana cellulare.

I carboidrati sono legati alla superficie esterna

delle proteine (e formano glicoproteine)

o dei lipidi (e formano glicolipidi).

Le proteine

periferiche

di membrana non

penetrano nel

doppio strato.

Le molecole di colesterolo

interposte tra le code

fosfolipidiche del doppio strato

influenzano la fluidità degli

acidi grassi nella membrana.

Alcune proteine

integrali attraversano

tutto lo spessore dello

strato fosfolipidico; altre

vi penetrano solo

parzialmente.

Doppio strato

fosfolipidico

Ambiente

extracellulare

Ambiente

intracellulare