Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


botta e risposta di adelino cattani, Sintesi del corso di Filosofia

riassunto del testo "botta e risposta"

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 17/08/2020

camilla-2323
camilla-2323 🇮🇹

4.1

(15)

17 documenti

1 / 17

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Botta e risposta
Capitolo primo: il diritto di mettere in dubbio tutto
Protagora l’inventore dei dibattiti, “su ogni cosa vi sono due punti di vista”. Pare insegnasse l’arte delle antilogie, ossia la
contrapposizione di argomenti di forza uguale e contraria proprio in nome della sua tesi sulla duplicità dei logoi, dei
ragionamenti e dei discorsi. Nello spirito antilogico di Protagora nulla di sottrae alla controversia, nulla è ovvio. Per poter
motivatamente scegliere fra due interpretazioni che ci vengono offerte in forma di detto e contraddetti è essenziale saper
distinguere fra argomenti buoni e cattivi. Ma buono può significare sia valido sia persuasivo. Sono quattro le combinazioni
possibili di validità e persuasività:
1) Valido e persuasivo
2) Valido e non persuasivooccasione persa
3) Non valido e persuasivodà origine ad un ragionamento ingannevole (sofisma intenzionale o fallacia involontaria)
4) Non valido e non persuasivo
Può succedere che la persuasività diventi la ratifica della validità. Le idee sottostanti al principio di Protagora sono:
1) Gli opposti giudizi intorno ad un fatto non sono mai una ragione che si contrappone ad un torto ma due ragioni più
o meno forti
2) Divergenze e contraddizioni non sono forme patologiche ma l’anima del commercio tra ragionanti. Stabilire chi ha
più ragione o ragioni
Spesso è la coesistenza di due mentalità opposte a garantire che l’una e l’altra non trapassino i limiti del ragionevole (john
stuart mill). Un dibattito ha senso se ricorrono almeno due condizioni:
1) Che esistano dei dubbi circa una affermazione, una tesi, una soluzione
2) Che vi sia una ragionevole possibilità di rispondere a questi dubbi
A volte la pluralità delle interpretazioni è determinata da un puro e semplice errore. Una volta individuato questo errore la
questione è risolta. Oppure si hanno interpretazioni diverse perché uno stesso evento può essere risolto da punti di vista
diversi. Siamo nella forma del prospettivismo che indica la natura interpretativa della nostra conoscenza.
Se questo avviene con dati di fatto immaginiamo che cosa succede quando oggetto di discussione è una valutazione dei fatti
e quindi l’applicabilità di certi criteri, valori ad un fatto. Es: elezione d’una concorrente di colore a miss italia.
La situazione si complica quando si ha a che fare con enunciati normativi. Es: bisogna chiudere tangentopoli. Ciò che è in
questione non è la semplice verità o falsità ma certi valori in sé stessi.
Lo spirito di protagora fa da contrappeso a due presunzioni:
1) La prima è un pregiudizio: che un’idea si imponga per merito proprio perché è in sé la migliore. L’idea è connessa
alla convinzione che la verità sia evidente
2) La seconda è qualificabile come il mito del pensatore solitariosingolo pensatore che in completo isolamento ha
elaborato le sue conclusioni senza confrontarsi con degli interlocutori
Elencare e contrapporre argomenti pro-e-contro è lecito ma è solo un’operazione preliminare in sé vana se non si riesce a
trasformare l’abbinamento in un modulo pro-o-contro tale che renda possibile trasformare un x vale quanto y in x è meglio
di y perché; che consenta cioè una valutazione ponderata.
Capitolo secondo: la tradizione dei discorsi duplici
Nuvole di Aristofane, dialogo tra l’anziano Strepsiade e suo figlio Fidippiade. L’opera ha l’aria di essere una critica della teoria
di stampo protagoreo che ispirò i DIssoi Logoi (ragionamenti duplici), testo problematico di autore ignoto risalente al iv
secolo a.c. sono 9 i capitoli tendenti a mostrare come sia sempre possibile interpretare ogni evento da punti di vista opposti
in cui una tesi scettico-relativistica si scontra con una tesi di senso comune e tradizionalistica. Qualcuno ricollega questo
testo all’opera le Antilogie di Protagora la cui tesi è che ogni cosa è per ciascuno di noi così come ci appare. Il non
identificato creatore di questi ragionamenti doppi non vuole dare l’impressione d’essere un individuo mentalmente scisso.
Tra le due posizioni, quella per cui i due termini della coppia (bene e male) designano due cose diverse e quella per cui non
sarebbero distinguibili egli lascia capire che sarebbe meglio la prima.
Le controversie di Seneca
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica botta e risposta di adelino cattani e più Sintesi del corso in PDF di Filosofia solo su Docsity!

Botta e risposta

Capitolo primo: il diritto di mettere in dubbio tutto Protagora l’inventore dei dibattiti, “su ogni cosa vi sono due punti di vista”. Pare insegnasse l’arte delle antilogie, ossia la contrapposizione di argomenti di forza uguale e contraria proprio in nome della sua tesi sulla duplicità dei logoi, dei ragionamenti e dei discorsi. Nello spirito antilogico di Protagora nulla di sottrae alla controversia, nulla è ovvio. Per poter motivatamente scegliere fra due interpretazioni che ci vengono offerte in forma di detto e contraddetti è essenziale saper distinguere fra argomenti buoni e cattivi. Ma buono può significare sia valido sia persuasivo. Sono quattro le combinazioni possibili di validità e persuasività:

  1. Valido e persuasivo
  2. Valido e non persuasivooccasione persa
  3. Non valido e persuasivodà origine ad un ragionamento ingannevole (sofisma intenzionale o fallacia involontaria)
  4. Non valido e non persuasivo Può succedere che la persuasività diventi la ratifica della validità. Le idee sottostanti al principio di Protagora sono:
  5. Gli opposti giudizi intorno ad un fatto non sono mai una ragione che si contrappone ad un torto ma due ragioni più o meno forti 2) Divergenze e contraddizioni non sono forme patologiche ma l’anima del commercio tra ragionanti. Stabilire chi ha più ragione o ragioni Spesso è la coesistenza di due mentalità opposte a garantire che l’una e l’altra non trapassino i limiti del ragionevole (john stuart mill). Un dibattito ha senso se ricorrono almeno due condizioni:
  6. Che esistano dei dubbi circa una affermazione, una tesi, una soluzione
  7. Che vi sia una ragionevole possibilità di rispondere a questi dubbi A volte la pluralità delle interpretazioni è determinata da un puro e semplice errore. Una volta individuato questo errore la questione è risolta. Oppure si hanno interpretazioni diverse perché uno stesso evento può essere risolto da punti di vista diversi. Siamo nella forma del prospettivismo che indica la natura interpretativa della nostra conoscenza. Se questo avviene con dati di fatto immaginiamo che cosa succede quando oggetto di discussione è una valutazione dei fatti e quindi l’applicabilità di certi criteri, valori ad un fatto. Es: elezione d’una concorrente di colore a miss italia. La situazione si complica quando si ha a che fare con enunciati normativi. Es: bisogna chiudere tangentopoli. Ciò che è in questione non è la semplice verità o falsità ma certi valori in sé stessi. Lo spirito di protagora fa da contrappeso a due presunzioni:
  8. La prima è un pregiudizio: che un’idea si imponga per merito proprio perché è in sé la migliore. L’idea è connessa alla convinzione che la verità sia evidente
  9. La seconda è qualificabile come il mito del pensatore solitariosingolo pensatore che in completo isolamento ha elaborato le sue conclusioni senza confrontarsi con degli interlocutori Elencare e contrapporre argomenti pro-e-contro è lecito ma è solo un’operazione preliminare in sé vana se non si riesce a trasformare l’abbinamento in un modulo pro-o-contro tale che renda possibile trasformare un x vale quanto y in x è meglio di y perché; che consenta cioè una valutazione ponderata. Capitolo secondo: la tradizione dei discorsi duplici Nuvole di Aristofane, dialogo tra l’anziano Strepsiade e suo figlio Fidippiade. L’opera ha l’aria di essere una critica della teoria di stampo protagoreo che ispirò i DIssoi Logoi (ragionamenti duplici), testo problematico di autore ignoto risalente al iv secolo a.c. sono 9 i capitoli tendenti a mostrare come sia sempre possibile interpretare ogni evento da punti di vista opposti in cui una tesi scettico-relativistica si scontra con una tesi di senso comune e tradizionalistica. Qualcuno ricollega questo testo all’opera le Antilogie di Protagora la cui tesi è che ogni cosa è per ciascuno di noi così come ci appare. Il non identificato creatore di questi ragionamenti doppi non vuole dare l’impressione d’essere un individuo mentalmente scisso. Tra le due posizioni, quella per cui i due termini della coppia (bene e male) designano due cose diverse e quella per cui non sarebbero distinguibili egli lascia capire che sarebbe meglio la prima. Le controversie di Seneca

Seneca il Vecchiovissuto a cavallo dell’anno zero, autore di una raccolta di Controversiae, nuovo genere pedagogico di declamazione, esercizio scolastico destinato a formare professionisti del foro e politici, ma anche cittadini comuni senza aspirazioni pubbliche. Le controversie ipotizzano casi giuridici ispirati alla storia e vita quotidiana che si supponeva dovessero essere discussi dinnanzi un giudice. Seneca qualificava concetti improbi quelli che presentavano tesi insostenibili e corrupti quelli che non significavano nulla o per un effetto retorico immediato tradivano il loro significato stesso. Es: tale il padre, tale il figlio

  • motivo della controversia: un padre vedendo suo figlio abbandonarsi ad una vita dissoluta vi si abbandona a sua volta. Il figlio accusa il padre di demenza
  • argomenti pro padre: il figlio ha sentimenti contradditori, vuole che si condanni il padre dissoluto e che si assolva la propria dissolutezza
  • argomento pro figlio: potrei imputare a mio padre di non avermi educato bene, e mi ha avviato lui su questa brutta strada. Es: il disperato
  • un tale che aveva fatto naufragio e aveva perduto i tre figli e moglie nell’incendio di casa sua, disperato, d’impiccò. Un passante lo vide e prontamente troncò la corda. L’aspirante suicida cita in giudizio il suo salvatore per danni morali e materiali
  • argomenti accusa: la sorte mi aveva lasciato solo una corda, il mio salvatore mi aveva privato anche di quella. Non è giusto che sia un altro a decidere quando debba morire.
  • Argomenti difesa: la fortuna gli ha tolto tutto, è successo anche ad altri e non si sono uccisi. Oltre alla corda qualcosa ti rimane: la speranza. L’addestramento scolastico delle controversiae doveva servire a sviluppare le capacità inventive e dialettiche. Ogni controversia si articolava in tre momenti: le sententiae , (brevi frasi ad effetto di natura concettosa) le divisiones (riguardavano problemi di sussistenza del fatto, applicabilità della legge vigente alla situazione in esame) e i colores (si potevano accentuare o sminuire la gravità dei fatti in esame) Alle spalle c’è la cosiddetta teoria degli status, traducibile in una sequenza strategica difensiva articolata in quattro momenti:
  1. L’imputato non l’ha fatto
  2. Se eventualmente l’ha fatto non è reato
  3. Se è reato non è punibile
  4. Se è punibile il giudice non è quello competente La teoria risale ad ermagora di temmo il quale elaborò una tipologia base dei punti in discussione a partire da una quadripartizione già proposta da Aristotele ed utile ad individuare i quattro punti centrali suscettibili di contestazione in ogni disputa:
  5. L’atto fu (non fu) compiutoquestione di congettura
  6. L’atto ha provocato (non ha provocato) dannodefinizione
  7. Il danno è stato minore (maggiore) di quanto si dicequalità
  8. La causa è (non è) giustificatalegittimità I pro e contro di Abelardo Sic et non: prima stesura risale al periodo 1121-22. Raccolta di sentenze tratte dalla sacra scrittura e dalla patristica su 158 questioni teologiche a cui sono state date soluzioni non solo diverse ma anche avverse. Sentenze numero 153 e 154:
  • Perché sposarsi sia bene e perché non sia bene
  • Perché per nessun motivo sia ammesso mentire e perché si possa mentire Questo repertorio di sentenze pro e contro ha due finalità dichiarate nel prologo: una di natura educativa addestrativa ed una di natura filosofico ricompositiva. L’esistenza di tesi apparentemente contrastanti o contraddittorie si presta a stimolare le capacità ermeneutiche e dialettiche degli alunni ed esige un tentativo di conciliazion. Le divergenze si possono risolvere rispondendo a 5 quesiti:
  1. È autentica l’affermazione controversa?
  2. Qualora sia autentico e fedele si veda se è stato emendato dall’autore stesso
  3. Si cerchi il significato preciso dei termini usati (accezione letterale e accezione allegorica

Continuo ricorso ai distinguo, con cui si cerca di produrre una scissione nell’argomento avversario è tipico della disputa scolastica. A partire da qualche coppia fondamentale (sostanza accidente, relativo assoluto) che innerva qualsiasi sistema di pensiero non olistico possiamo crearci delle comode vie di fuga. Oppositore: passo ad un altro punto. Ciò che favorisce l’arroganza è nocivo. Talora la disputa favorisce l’arroganza. Quindi la disputa è nociva. Difensore: nego la conseguenza, il ragionamento viola la seconda regola del sillogismo, la conclusione non deve essere più ampia delle premesse- il termine disputa è assunto in accezione particolare nella premessa e in accezione generale nella conclusione. Oppositore: la disputa è inutile e vana. Tutto ciò che è solo moda passeggera è vanità. La disputa è solo moda passeggera. Quindi è vanità. Difensore: distinguo la maggiore. Concedo che sia vanità se la si considera svincolata da altri valori. Lo nego se ciò che è di moda è idoneo a favorire anche altri valori. Mosse procedurali:

  • nego= se si ritiene falsa l’affermazione
  • concedo= se la si ritiene accettabile
  • ammesso ma non concesso: se si giudica l’affermazione non rilevante ai fini della tesi
  • distinguo= se si individuano in un concetto sensi diversi
  • nego conclusione= se si rileva un vizio di forma e mancanza di peso
  • nego il presupposto= se si ritiene che l’argomento si fondi su una supposizione errata
  • non crea problema= se si dimostra che l’obiezione non regge o non pone difficoltà
  • passiamo ad altro= quando una delle parti ritiene di non avere più nulla da dire su quel punto Quella esaminata è la forma moderna, scolastica , basata sul metodo sillogistico mirante a costruire o difendere o contrastare la tesi in discussione, il cui spirito migliore era quello, di cercare l’accordo tra i contrasti non mediante i compromessi, dove ciascuna parte rinuncia a qualcosa ma mediante l’opposizione attiva delle verità. Presentava i seguenti vantaggi: costringere a procedere secondo uno schema rigoroso e quindi controllabile, obbligava ad attenersi rigidamente al tema, sottoponeva ad un collaudo forzato ai limiti estremi delle loro potenzialità. Esiste però anche una forma diversa di stile socratico , basata sulla tecnica dell’interrogare: lo scopo è quello di provocare con opportune domande o indurre l’interlocutore ad ammettere l’insufficienza della propria tesi. Si tratta di un dibattito fittiziamente paritetico, in cui in realtà l’interlocutore socratico ha un’opinione ben precisa e si atteggia a maestro Capitolo quarto: cooperazione e competizione Poiché si può discutere con l’altro o contro l’altro si tende ad auspicare che la modalità del combattimento sia rimpiazzata dal dibattimento. Fra i due estremi, quello di chi mira all’annientamento dell’avversario e quello di chi ragione nello spirito del vivi e lascia vivere c’è una gamma di situazioni intermedie in cui ci si confronta all’insegna della competizione o della cooperazione:
  1. atteggiamento competitivo= ispirato alla logica del mors tua vita mea. Si va dalla semplice divergenza che ammette la coesistenza di opinioni diverse, passando per il disaccordo che comporta una differenza più seria, fino al conflitto che prevede una fine con vinti e vincitori. L’antagonismo si configura più come una lotta continua.
  2. Atteggiamento cooperativo= ispirato alla logica vince l’uno vince l’altro. più che un combattimento il dibattito diventa una sorta di gioco a due in cui chi vince e chi perde non è il singolo ma i due contendenti insieme In caso di controversia non c’è un comportamento migliore di un altro, né dal punto di vista etico né dal punto di vista dell’efficacia. Si può guardare ad una soluzione di compromesso da un triplice punto di vista.
  3. La si può considerare il risultato di una prevaricazione da parte di un vincitore che ha costretto la controparte a cedere. In tal caso il compromesso per una delle due parti si chiama sottomissione o rassegnazione.
  4. Oppure il compromesso può apparire una soluzione pasticciata. Il rischio è che dove vi sia scarso interesse per la questione si costruiscano compromessi fasulli e pseudo-conciliazioni.
  5. Compromesso come equa composizione di conflitto favorito dall’abilità e dalla caparbietà dei negoziatori L’interazione più proficua si ha quando si realizza una favorevole combinazione di rigidità nel corso della discussione e flessibilità finale, quando si ha conflitto all’interno di un quadro di cooperazione. Le rare volte in cui la vittoria sia assegnata

dall’uditorio o dal giudice del dibattito a un disputante che abbia manifestato una forte carica polemica immotivata parrebbe che questo avvenga non grazie all’ostilità ma nonostante essa.un uditorio equidistante interpreta gli attacchi non giustificati come segno di debolezza. L’idea è che quando ci si sente impotenti di fronte alle tesi o alle obiezioni dell’avversario sia l’istinto a prendere il sopravvento. Se l’interlocutore ricorre all’arma dell’offesa ribattere con tono pacato è la replica migliore se lo scopo è quello di offrire al pubblico un’immagine di sé di persona che sa mantenere equilibrio e ragionevolezza nel contrasto. Quanto più uno è consapevole della complessità delle cose tanto più terrà conto dei diversi punti di vista. Locuzioni quali ma, per quanto, sebbene, d’altro canto, non è escluso che rivelano attenzione nei confronti dell’esistenza di diversi punti di vista. Su questo modulo argomentativo si basa la fallacia ad ignorantiam per cui si ritiene vera una conclusione in quanto nessuno ha potuto dimostrarne la falsità o viceversa. Il fanatismo assume forma diverse: dogmatismo, intolleranza, fondamentalismo, integralismo, estremismo. L’unico modo per uscire da questa impasse è cercare di capire le ragioni degli altri, le cause dei comportamenti diversi dai nostri, i motivi delle loro scelte difformi dalle nostre. La natura eristica di una discussione si manifesta con segni comportamentali, procedurali e argomentativi. Particolarmente significativi sono gli attacchi alle persone: i cosiddetti attacchi ad hominem, la noncuranza per le idee dell’avversario. Quinto capitolo: cinque modi di ribattere Applicando la più diffusa e importante figura retorica, la metafora, alla più importante forma di interazione, il dibattito, si può delineare una forma di classificazione pentapartita dei modi di dibattere. I diversi modi di dibattere sono ciascuno riconducibile ad un modo di pensare, vedere e sentire un dibattito, cioè a diverse immagini metaforiche. La metafora funziona come una sorta di senso aggiuntivo, in quanto ci fornisce un modo di percepire il mondo. Dibattere è uno dei modi di argomentare. Concepire il dibattito come un processo di argomentazione significa puntare l’attenzione sulle ragioni che proponente e oppositore adducono a sostegno delle loro affermazioni. natura retorica. Un’argomentazione può essere il risultato di una elaborazione svolta da un pensatore che costruisce in piena solitudine concatenazioni inferenziali che partono e arrivano a quelle che per lui sono verità (trattazione eminentemente logica fondata sul principio di consenso tramite verità). Oppure può essere una sequenza di tesi e controtesi, repliche, (trattazione retorica, fondato sulla regola della verità tramite consenso ) Il termine più neutro a nostra disposizione è quello di dialogo, ma il campo nozionale del dialogare include anche: discussione, dibattito, polemica, controversia, colloquio, conversazione, divergenza. Una discussione comporta il ricorso a degli argomenti che vengono addotti a sostegno delle affermazioni. Discutere/dibattere è essenzialmente argomentare.

  1. Dialogo= parlare con, ragionare assieme. Questo ragionare assieme ha assunto una connotazione positiva
  2. Discussione= puro confronto di idee. Ciascuno dei due interlocutori manifesta il suo parere sulla verità di una tesi o sull’opportunità di una proposta. Ci può essere diversità d’opinione ma in un quadro di coesistenza reciproca.
  3. Dibattito= una competizione tra due antagonisti in cui ha un ruolo importante una terza parte (l’uditorio, il giudice), di cui ciascuno dei contendenti cerca l’approvazione. Obiettivopersuadere gli altri
  4. Polemica=dibattito a cui si aggiungono due elementi: aggressività e irriducibilità delle posizioni. La polemica, come denuncia l’etimologia originaria rimanda all’ambito bellico. Ci sono vinti e vincitori.
  5. Controversia= divergenza di opinioni continuativa e accesa che può vertere anche su interessi. La controversia è lotta continua, inconcludente.
  6. Disputa= dibattito di natura dottrinale, accademica, condotto a scopo di esercitazione. La disputa è prevalentemente filosofica. Lo scopo di chi partecipa ad una disputa è di far prevalere una posizione su altre
  7. Diatriba= dibattito polemico sempre su temi di natura teorica, filosofica. Non ha finalità didattiche. Un termine che rientra in questa sfera è antilogia , che indica una contrapposizione di due argomenti di valore uguale e contrario il cui equilibrio comporterebbe una sospensione del giudizio. Ciò che differenzia le diverse forme di scambi discorsivi è lo scopo, i mezzi, il rapporto tra interlocutori e la decidibilità della questione. Uno scambio argomentativo si può situare fra i due poli del colloquio dialogo e della polemica lite. Nel dialogo una parte è pronta a modificare le proprie opinioni di partenza, nella polemica ciascuna parte va alla ricerca di argomenti atti a schiacciare l’avversario. Ma non è sufficiente distinguere tra dialogo (discussione vera di natura euristica ) e polemica (discussione eristica ). Vanno tenute in debito conto una serie di condizioni variabili che caratterizzano un dibattito, vale a dire:
  • La situazione di partenza
  • Gli obiettivi generali del dibattito
  • Gli scopi particolari dei partecipantidistinzione tra scopo complessivo del dibattito inteso come strumento istituzionalizzato e scopi particolari dei singoli partecipanti. Un dibattito va pensato non solo alla luce degli scopi

È possibile delineare una tipologia di cinque diversi modi di dibattere, ciascuno riconducibile ad un diverso modo di pensare, vale a dire alla metafora associata. Si esamineranno le seguenti immagini metaforiche:

1) metafora bellicadibattere è lottare

2) metafora mercantiledibattere è trattare

3) metafora ludico-sportivadibattere è giocare

4) metafora esplorativadibattere è viaggiare

5) metafora ediledibattere è costruire

questa chiave tassonomica è associata ad una spia linguistica. A loro volta le espressioni linguistiche si trovano regolarmente correlate ad una immagine metaforica. Partendo dalla duplice constatazione relativa alla funzione argomentativa della metafora ed alla pluralità dei campi metaforici sembra possibile capire non solo perché si usano metafore ma perché si usa quella particolare metafora. Concepire il dibattito come una guerra significa non solo inserirlo in un campo metaforico strutturato dai concetti di attacco e difesa e strategia ma anche agire come se fossimo in guerra. La polemica (di natura eristica) è sicuramente inquadrabile nella metafora bellica. È lo scontro tra due parti, ciascuna delle quali ha una sua tesi, contraria all’altra, da difendere. A differenza di quanto avviene in un polemos autentico, dove sono l’esito del combattimento sul campo e l’entità effettiva delle parole o delle perdite a decretare la vittoria, in un polemos metaforico è un giudice o l’opinione pubblica a determinare l’esito dello scontro. Una discussione ha i tratti del torneo sportivo se è una sfida amichevole. Il dibattito qualificabile come confronto o discussione critica è equiparabile aduna competizione sportiva e riconducibile alla metafora ludico-sportiva. Abbiamo due soggetti in rapporto di antagonismo ma non in disaccordo sulle regole e pronti ad accettare l’eventuale sconfitta nel rispetto di tali regole. È segno di cooperatività accettare di cimentarsi in uno scontro dialettico. La cooperazione si manifesta quanto meno nella accettazione delle “regole del gioco”. Ma ciò che determina la vittoria non è certo solo la padronanza delle regole del gioco dibattimentale. La natura del dibattito che potremmo definire trattativa è quella che definisce un rapporto di compravendita, quella suscettibile di essere letta in chiave mercantilistica. L’idea di un commercio di nozioni è presente già nel Sofista di Platone: la sofistica è equiparata ad una compravendita di nozioni e discorsi. Terminologia che ha a che fare con la compravendita: negoziare, perdere, contrattare, ricavare, vantaggi, bilanciare ecc. In una discussione fra ricercatori, medici, in conflitto sulla valutazione di dati ma concordi sulle procedure da raggiungere delineano un dibattere metaforizzato in termini di un viaggio fra sodali. È il tipo di dibattito che rientra sotto la voce di indagine. L’idea di un dibattito inteso come un viaggio implica che abbia un inizio e una fine, che ci conduce ad una meta. Terminologia tratta dal campo metaforico del viaggio : partire da, arrivare al punto, essere sulla buona strada, uscire dal tracciato, fare un passo indietro ecc. generalizzazione indebite e false analogie, e in genere tutte le fallacie che sono dotate di funzione euristica sono tipiche del dibattito svolto in ambito di indagine, quello associato significativamente alla metafora esplorativa del viaggio. L’ultima delle possibili immagini alternative a quella bellica che esamineremo è la metafora edile. Si può pensare ad un dibattito come un processo di costruzione, si erige l’edificio del sapere rafforzando o demolendo alcune parti. La metafora edile è associata ad un tipo di dibattito che più si avvicina al dialogo nel senso non meramente formale del termine ma contenutistico, di interazione e di interazioni costruttive e scopi edificanti. Un secondo possibile utile criterio per la identificazione del tipo di dibattito è dato dalla individuazione di certi tipi di argomenti: il prevalere di certe fallacie segnala la natura dello scontro verbale in cui si è coinvolti.

  1. L’uso di argomenti ad hominem sta palesemente ad indicare la natura litigiosa del dialogo. L’argomento ad hominem funziona bene nel contesto di un dibattito in presente di un uditorio molto partigiano
  2. Argomenti tu quoque
  3. Argomenti ad verecundiam che trasformano il dialogo in uno scambio non paritetico in cui la competenza dell’esperto prende il sopravvento
  4. Argomento ad misericordiam , vale a dire l’appellarsi al senso di comprensione, insieme a quello detto ad baculum (o mi assecondi, oppure) segnalano che ci si trova o si sta scivolando in un dibattito-trattativa. Questi argomenti sostituiscono al ragionamento logico un’emozione, inoltre inibiscono la libera espressione delle idee. Se usati in situazioni di trattativa negoziale nessuno se ne adonta e tutti ne tengono conto. Le minacce e le intimidazioni che rientrano sotto le voci ad baculum e ad metum sono quindi modi normali di fare pressione sulla controparte in un

dibattito di natura negoziale. Ad esempio: se il sindacato minaccia lo sciopero generale per convincere il governo ad emanare un provvedimento di riduzione dell’orario di lavoro. Di tale minaccia è ragionevole che il governo ne tenga conto.

  1. La fallacia di autorità (che consiste nell’appoggiarsi a nomi noti) e l’argomento detto ad populum (dimenticanza della regola elementare per cui una cosa è la diffusione di un’idea e altra cosa è il suo merito) se passano senza contestazioni sono indice in un rapporto di connivenza e spia di un dibattito di natura consensuale. Lo stesso dicasi per la petizione di principio come testimonia il classico esempio dell’esistenza di dio ricavata dalla veridicità della bibbia, che non può mentire essendo parola di dio. Il ragionamento è sensato solo se non si pretende di farlo valere al di fuori della cerchia di chi è già credente.
  2. La fallacia di accento che consiste nel portare solo argomenti favorevoli alla propria tesi e nell’ignorare quelli avversari, compaiono più frequentemente nel dibattito polemico
  3. La fallacia di brutta china è un tipo di argomento caro ai conservatori. Chi vuole bloccare sul nascere un’innovazione, un provvedimento indesiderato basta che riesca a collegarlo con un effetto finale inaccettabile per tutti Gli argomenti ad hominem, tu quoque, l’ad populum sono considerati capziosi in u dato contesto di discussione, possono diventare ammissibili in un contesto polemico. Fallacia è la mossa che le regole di quel particolare dibattito non consentono. Cinque modi di argomentare dibattendo a) Polemica
  • Esemplificazione: dibattito eristico, scontro politico, dialogo fra sordi
  • Situazione iniziale: conflitto antagonistico
  • Scopo: far fuori l’avversario
  • Rapporto fra interlocutori: ostilità, estremo antagonismo, sfiducia, disconoscimento
  • Esito possibile: prevalenza di un contendente di sull’altro
  • Metafora associata: bellica
  • Fallacie tipiche: ad hominem, tu quoque, avvelenare la sorgente b) Trattativa
  • Esemplificazione: negoziati, trattativa sindacale
  • Situazione iniziale: conflitto di interessi, mutevoli possibilità di disaccordo o accordo
  • Scopo: trarre il massimo tornaconto possibile
  • Rapporto tra interlocutori: riconoscimento reciproco e credito limitato, tipico di due uomini d’affari
  • Esito possibile: parziale recesso dalle posizioni di partenza e valutazione comparata delle tesi, possibilità di appagamento per ciascuno
  • Metafora associata: mercantile
  • Fallacie tipiche: ad misericordiam, ad baculum, ad metum c) Confronto
  • Esemplificazione: dibattimento, discussione critica, dialogo di persuasione
  • Situazione iniziale: problematicità e conflitto di opinioni su una questione controversa
  • Scopo: persuadere la controparte o definire punti di accordo di disaccordo
  • Rapporto tra interlocutori: antagonismo misto a cooperazione e piena legittimazione della controparte
  • Esito possibile: comprensione delle posizioni, lasciando all’uditorio il giudizio
  • Metafora associata: ludico-sportiva
  • Fallacie tipiche: ad populum, ad antiquitatem d) Indagine
  • Esemplificazione: ricerca scientifica
  • Situazione iniziale: problematicità condivisa. Accordo sulle procedure
  • Scopo: provare o smentire una tesi
  • Rapporto tra interlocutori: cordialità, cooperazione
  • Esito possibile: risoluzione concordata
  • Metafora associata: esplorativa
  • Fallacie tipiche: generalizzazione indebita, falsa analogia, post hoc ergo propter hoc e) Colloquio
  • Esemplificazione: richiesta d’informazioni, consultazione, dialogo tra insegnanti e allievi
  • Situazione iniziale: intesa
  • Scopo: valorizzare una tesi e fare proseliti
  • Rapporto fra interlocutori: fiducia fino alla connivenza
  • Proclamare l’autoevidenza dichiarare autoevidente ciò che evidente non è affatto. Quanto più strana è la tesi da sostenere tanto più risolutamente la si introdurrà con una formula del tipo: come tutti sanno.. è risaputo che… una formula del genere esercita una funzione intimidatoria fatale. Si enuncia qualcosa senza dimostrarlo e si pretende che questa dichiarazione abbia valore di dimostrazioneterrorismo discorsivo
  1. Non deve lasciarsi irretire nel gioco dell’altro: quando uno parla, l’altro, se vuole essere cooperativo è tenuto a rispondere. La risposta che il secondo interlocutore deve dare al primo si può collocare in un punto qualsiasi compreso fra due estremi costituiti dalla replica perfettamente pertinente e quella completamente impertinente, nelle due accezioni del termine. Questa inestimabile libertà di movimento permette, anche in fase di replica, di uscire dalla difensiva, prendere le distanze dai temi dell’altro, svincolarsi dalla dipendenza che l’interlocutore tende ad instaurare, assumere o riprendere il controllo dell’interazione. Pierre Oleron ha individuato 3 modi in cui si può approfittare di questa libertà:
  • Si può cambiare di livello: a) Passando dall’astratto al concreto o viceversa= si dia il caso che qualcuno proponga il ripristino della pena di morte. Il proponente potrebbe replicare che i recenti gravi fatti di pedofilia hanno provocato un’indignazione incontenibile tra la gente. La risposta argomenta a partire da fatti concreti, situati in un preciso spazio e tempo. se la risposta successiva fosse del tipo: “chi disprezza la vita al punto da privarne un suo simile non è degno di vivere” sarebbe uno spostamento di piano da quello astratto al concreto (o dai fatti ai valori, dal particolare al generale). b) Accentuando o smorzando la carica emotiva= si può sfruttare il pathos rispondendo ad una domanda fattuale indignandosi oppure replicando con placida imperturbabilità c) Iscrivendo nel registro dei valori/disvalori=se il relatore di maggioranza propone l’adozione di un provvedimento indesiderato lo si può contrastare opponendosi drasticamente sulla base di valori e esigenze opposte. Non sempre l’elevamento dal piano dei fatti a quello dei principi comporta un innalzamento del livello argomentativo e persuasivo.
  • Sfruttamento della connessione fra concetti: a) Suddivisione del campo= un buon sistema per governare è quello del divide et impera. Una sapiente suddivisione può procurare ottimi vantaggi. La suddivisione del campo consente di sfuggire alla pressione di una domanda precisa. C’è una tecnica che va sotto il nome di ignotario elenchi , vale a dire non capire, o fingere di non capire il problema in discussione”abbiamo sì perso le elezioni ma abbiamo guadagnato 5 deputati” b) Assimilazione e differenziazione= il caso più semplice di rapporto di assimilazione è costituito dall’ analogia , con cui si cerca di convincere sfruttando una somiglia, un paragone, un’equiparazione. c) Legame di causa ed effetto= è consigliabile assicurarsi della connessione causale di due fatti prima di concludere che l’uno è la conseguenza dell’altro. c’è il rischio ma anche l’opportunità di far diventare causale una successione che è solo temporale. I latini chiamavano questa procedura di ragionamento ingannevole post hoc ergo propter hoc. Anche se x fosse davvero la causa di y ci si può sempre chiedere se y non possa essere il risultato pure di z. Si sottolinea la natura solo probabilistica del nesso.
  • Confronto e scontro con l’avversario= in una polemica si hanno due tesi, ma anche due persone in conflitto. Il giudizio negativo sull’interlocutore si riflette sulle cose che egli dice. Se lo si presenta come inaffidabile tale inaffidabilità si riverbera sulle sue affermazioni. Si può far leva sui suoi errori passati. Sono forme di replica che rientrano nel novero dei cosiddetti argomenti ad hominem , cioè attacchi personali diretti. Non è però il modo migliore per convincere chi partecipa da spettatore spassionato
  1. Gioca a tira e molla con la logica. Fa largo uso di argomenti fasulli: il perfetto polemista si serve a piene mani di argomenti fasulli. Racconto in cui si mostra quando fallaci possano essere gli argomenti più logici e quanto persuasivi gli argomenti più fallaci (pag 102-106)
  2. Dispone di un repertorio inesauribile di controesempi e esempi assurdi pronti da sparare con i ragionamenti della parte avversa: l’esempio è la risorsa più semplice e più efficace per chi vuole convincere. Un esempio non ha un valore di dimostrazione, che le eccezioni sono sempre in agguato anche di fronte a molti esempi. Ma solo uno strumento ben scelto è uno strumento di confutazione irresistibile: “mi dici che sei favorevole all’interruzione di gravidanza di una donna malata a gravemente depressa che ha avuto sette figli, quattro dei quali con tare ereditarie e morti prematuramente, sposata ad un alcolizzato e più volte denunciato pe percosse? Sappi che hai impedire di venire al mondo a beethoven”. O il controesempio scelto è tipico e allora è legittimo ed efficace o è una delle tante possibili eccezioni e allora perde solo di legittimità senza perdere di efficacia.
  3. Fa sue a piene mani tutte le distinzioni: “ho manifestato apprezzamento nei suoi confronti come politico, non come uomo”. La distinzione-opposizione più comune è fra teoria e pratica. come dire:” il mio cuore è impegnato ma i miei pomeriggi sono liberi”. A chi vi ricorra

si può far notare: “non ci sarà qualcosa che non va nella teoria se ciò che è giusto in teoria è irrealizzabile in pratica?”

  1. Maneggia bene gli argomenti double face: il perfetto polemista ha sviluppato l’arte della ritorsione che è la capacità di piegare a proprio vantaggio fatti ed affermazioni. L’operazione del ritorcere è efficace in quanto prova che le ragioni invocate dimostrano la verità della conclusione contraria. “ridurremo le tasse quando aumenterà la produzione” “la produzione non aumenterà finché le tasse resteranno così alte”. Adottare premesse dell’oppositore allo scopo di dimostrare la superiorità della propria tesi. Si accetta la premessa per negare la conclusione. Nella ermetica terminologia dei retori antichi, i ragionamenti che possono essere impiegati anche contro la tesi per sostenere la quale sono stati formulati erano detti cataballontes logoi cioè ragionamenti che si rovesciano, fondati sullo stesso topos, cosa ben diversa dai dissoi logoi. Un esempio classico di argomento che si trasforma nel suo contrario è quello secondo cui quanto più uno è sospetto, tanto meno lo è. A chi contesta, altro esempio, l’uso delle tecniche della coltivazione transgenica, destinate a rendere il prodotto sottoposto a tale trattamento più resistente al marciume, è stato replicato che l’impiego di tali tecniche è proprio finalizzato a contenere l’uso indiscriminato di erbicidi e prodotti conservanti
  2. Lascia che l’altro si scavi la fossa con le sue stesse mani: mascherare gli obiettivi del proprio attacco. È una regola già enunciata da Aristotele e ripresa da Schopenhauer, quando si vuole trarre una certa conclusione non la si lasci prevedere ma si faccia in modo che l’avversario ammetta senza accorgersene le premesse. Il procedimento è efficace perché arriva al dunque piano piano, combinando la gradualità con la riduzione all’assurdo. “la televisione è proprio una bella invenzione” “ah una vera manna, quando i piccoli sono irrequieti” “almeno un paio d’ore si sta in pace” “un bel cartone animato e un po’ respiri” “e poi risparmi anche sulla baby sitter” “cosa non trascurabile” “e poi pretenderesti l’affidamento dei ragazzi, vero?
  3. Sa quanto rende una bella messa in scena: oltre alle tattiche di natura discorsivo-argomentativa ve ne sono di natura comportamentale e procedurale. Si tratta di quelle componenti che nella retorica classica rientravano sotto la voce di actio e comprendevano il tono di voce, la gestualità, l’atteggiamento
  4. Sa come guadagnare tempo: chi si sente scoperto sul terreno in cui è stato tirato a combattere può rinviare lo scontro con un repentino cambio di argomenti. “bisogna mettere in conto le incognite delle elezioni” “le incognite e i misteri non mi interessano. Mi interessano solo i dati reali.” Una mossa che si può sempre impiegare è imputare all’avversario un fraintendimento delle proprie posizioni. Si ottengono i seguenti vantaggi: a) Se effettivamente c’è stato un qui pro quo ciò depone a sfavore della sua capacità d’intendere (se il fraintendimento è volontario) e a sfavore della sua buona fede (se il travisamento è intenzionale) b) Si guadagna tempo Oppure basta prendere un termine e sostituirlo con uno pseudo sinonimo o aggiungere un aggettivo. Un individuo indipendente può diventare un ribelle, una campagna in una crociata e così via.
  5. Ama interpellare più che rispondere Il perfetto polemista se gli viene chiesto di dimostrare d’avere ragione, chiederà alla controparte di dimostrargli che ha torto. se uno propone un argomento analogico, l'altro può contestarne il fondamento proponendo un’analogia diversa, lo scopo e il risultato è sempre quello discaricare sulla controparte l’obbligo di portare le prove di ciò che dice. Non conviene cambiare idee o leggi se non in presenza di ragioni o motivazioni sufficienti. Una tattica complementare consiste nello sfruttare la fallacia della prova negativa, che gli esperti chiamano argomento ad ignorantiam. Nessuno è autorizzato a qualificare vero qualcosa solo perché chi lo nega non è riuscito a liquidarlo. Un qualche rapporto con l’ironia socratica presenta la mossa del simulare il dubbio. Si tratta di una specie di domanda retorica, posta non per sapere ma per ribadire. Si ostenta una presunta incertezza lasciando all’interlocutore la libertà di sciogliere il dubbio. Lo scopo è quello di far passare una certezza mediante l’esibizione di un’incertezza. I greci denominavano questa figura retorica aporia. È un dubbio che potrebbe anche non avere nessuna possibilità di soluzione, in quanto ciò che conta non è risolverlo ma dimostrare qualcos’altro. Capitolo settimo: codice di condotta per una discussione cooperativa Come vi piace (Paragone)sette modi di smentire:
  6. Replica cortese
  7. Sarcasmo discreto
  8. Risposta villana
  9. Ferma riprovazione

IGNORARE si può ricorrere alla tattica dello spostamento del problema. “non si tratta di…ma”. Con questa mossa si ottengono due vantaggi: si cambia l’oggetto del contendere e si fa apparire l’avversario inadeguato e incapace di afferrare il vero punto della questione. Es: “gli schiaffi non sono certo educativi. Ma il vero problema è la violenza psicologica.” ACCETTAREcedere per vincere. Parole d’ordine: assimilare, riconvertire, piegare ai propri fini. Trasformare gli argomenti dell’altro in propri argomenti, utilizzare le premesse dell’altro per costruire il proprio discorso. la mossa è produttiva per molti versi:

  1. segno di disponibilità all’accordo. Dimostrarsi aperti è un atteggiamento che chi deve giudicare apprezzerà di più di una posizione dogmatica, chiusa.
  2. Crea imbarazzo nella controparte in quanto la mette nella scomoda condizione di non poter rinnegare ciò che in precedenza ha sostenuto
  3. Determina una situazione di squilibrio nella controparte. La tecnica consiste nell’abbracciare i principi dell’avversario per respingere le conclusioni
  4. Può essere impiegata quando si sia in grado di dimostrare che la tesi della controparte non è conforme a quei principi e quando si sia in grado di dimostrare che a partire da quei principi si può ricavare una tesi diversa e migliore
  5. Accettare lo scenario prospettato dall’avversario ma riqualificandolo con quello che nel lessico retorico è detto color, la coloritura molto di parte di dati di fatto innegabili o di circostanze che conviene non contestare. Ad esempio un comportamento che l’accusatore dipinge come deplorevole il difensore lo farà apparire come marginale distrazioneconcessione retorica. È reale una concessione per cui si ammette che l’avversario ha ragione. La concessione retorica è invece una manovra tattica e un attacco mascherato. È un espediente per cui si argomenta a partire dalle stesse premesse dell’avversario ma per dimostrare che ha torto. Es: “ha ragione. Non è del tutto accettabile il giudizio negativo sul governo. In fondo ci è ancora concesso discutere”.
  6. Il vantaggio di questa mossa consiste nel fatto che si continua a lottare presentandosi però come distaccato. È una buona manovra che conferisce alla decisione governativa la patina della ponderazione e dell’imparzialità. È più facile far passare di fronte al giudizio dell’opinione pubblica un argomento fasullo. ADOTTARE ADOTTANDOse non si può o non si vuole contestare un punto, lo si ammetta, incorporando o ridimensionando il tutto. L’operazione si può realizzare in due modi:
  • Integrazione. Es: “liberalizzazione del commercio sì ma in un quadro più ampio di riforme”
  • Minimizzazione. Es: “liberalizzazione sì ma solo per gli esercizi non superiori ai duecento metri quadri” CHIEDERE RAGIONI O PROVE dichiarando la tesi avversa non certa e le ragioni invocate non credibili la si revoca in dubbio. Riveste una duplice funzione. Dilatoria e provocatoria, serve cioè a guadagnare tempo e a far scoprire l’avversario. Es: “chi abita in prossimità dei tralicci dell’alta tensione è soggetto a disturbi che vanno dal mal di testa alla leucemia” “mi pare strano che uno stesso fenomeno sia causa di tutti i malanni di una popolazione. Prima di destare inutili allarmismi sarebbe utile portare le prove” ATTACCARE DIRETTAMENTE un argomento può essere respinto mettendone in discussione almeno quattro aspetti: coerenza, rilevanza, completezza, verità. Questi quattro fattori si possono ricollegare a quattro categorie filosofiche classiche, aristoteliche e kantiane che sono anche diventate criteri di analisi e valutazione e hanno ispirato le massime convenzionali di Paul Grice: modo, relazione, quantità, qualità. Se indipendentemente dalla verità della conclusione l’argomento con cui si pretende di sostenere la tesi fa leva su fattori che non c’entrano lo si può qualificare come irrilevante. qualcosa è irrilevante se le ragioni addotte non servono allo scopo. Questo tipo di attacco indiretto è utilmente impiegato quando si ha a che fare con dati fattuali che non si possono negare. Tale genere di replica prescinde dalla verità della conclusione. Vera o falsa che sia, se la conclusione è in contraddizione con quanto precedentemente sostenuto da chi la sostiene, può essere facilmente accantonata con l’etichetta di incoerente. Si può giocare anche sulla dispositio, dovendo scegliere fra: “lei l’anno scorso sosteneva che le trentacinque ore erano deleterie per l’occupazione” e “le trentacinque ore sono deleterie per l’occupazione.” “chi l’ha detto?” “lo si legge in un’intervista di un anno fa rilasciata proprio da lei, che ora sostiene il contrario!” l’imputazione di incompletezza è più facile da avanzare. La quarta possibilità di contestazione è la veridicità. Il bersaglio dell’attacco diretto può essere il contenuto (premesse false, dati non veritieri) o la forma (il nesso fra premesse-dati e conclusione). Di norma chi avanza una tesi lo fa o in base a dei fatti, o in base a un principio o in base ad una analogia. Questa procedura corrisponde alle tre modalità canoniche di ragionamento, vale a dire
  • Induzione= abbiamo una serie di dati e ne desumiamo una regola
  • Deduzione=partiamo da una regola e la applichiamo al fatto singolo
  • argomento analogico=si parte dalla somiglianza fra due fatti o situazioni e se ne inferisce che potrebbero essere simili anche per altri aspetti la critica di una tesi può seguire le tre strade maestre della contestazione o del fatto o del principio o dell’analogia:
  • attaccare fatti e numeriminimizzando, distorcendo, adducendo un fatto diverso o ponendosi in una prospettiva diversa. Abbiamo un dato quantitativo, che dovrebbe essere quello meno suscettibile di manipolazioni. Ipotizziamo che tre candidati, A B C abbiamo ottenuto rispettivamente il 40 %, il 35% e il 25% dei voti. Chi parteggia per A potrà dire che A ha vinto oppure che ha battuto nettamente C. chi osteggia A potrà a sua volta dire che il 60% degli elettori ha negato il suo voto ad A. il dato è innegabile e l’affermazione è veritiera tanto quanto le precedenti
  • attaccare i principi se inattaccabili sono i fatti si mettono in discussione i principi. Contestare un principio in quattro modi:
  1. con un’operazione di reductio ad absurdum, per provarne la falsità. Esempio: “non si concede la libertà ad un popolo finchè non diventa capace di usarla” “vuoi dire che non si fa entrare in acqua uno finchè non ha imparato a nuotare?”
  2. portarlo alle estreme conseguenze. Esempio: “censurare il turpiloquio è censurare la libertà di espressione” “legittimare l’eutanasia significa aprire la strada al libero omicidio”
  3. dimostrare che il principio vale solo in certe condizioni o che in casi specifici ammette delle concrete eccezioni o delle legittime deroghe. Si può indicare qualche caso in cui l’utilizzo del principio risulterebbe una fallacia d’accidente o un famigerato argomento secundum quid. Esempio: “la violenza di regola non è lecita, ma lo diventa nel caso in cui serva a ridurre una violenza maggiore”
  4. facendo appello ad un principio d’ordine superiore, per dimostrarne la subalternità. Esempi: “Il diritto alla vita è prioritario rispetto al diritto alla libertà”. La tattica consiste nel cambiare livello, passando dal generale al particolare, dal normativo al descrittivo, dall’astratto al concreto. Se ci viene chiesto di motivare l’opposizione all’eutanasia lo si può fare appellandoci alla sacralità della vita (ragione di principio) o adducendo casi di diagnosi letali rivelatesi errate (ragione di fatto)
  • contestare l’analogiaesaminiamo ora il caso in cui si abbia a che fare con un ragionamento di natura analogica. La costruzione di un argomento analogico è semplice: basta far osservare che y somiglia ad x per a, b, c, e quindi gli somiglierà anche per d. quella analogica è una forma di ragionamento comune ma non garantita. Presenta due inconvenienti: fragilità ( si basa su fondamenta cedevoli) e incertezza (è di natura congetturale e dilatatoria). Un argomento per analogia si può contrastare con facilità. Tre sono le vie che si possono seguire:
  1. negare che sussista la somiglianza= poiché l’analogia è una somiglianza e la somiglianza non è identità è sempre possibile tenderla fino al punto in cui compare una divaricazione. Non è difficile trovare un aspetto d per cui x e y sono diversi. ® le somiglianze accertate non sono essenziali= “governare uno stato è come governare un’azienda” “in una azienda i tempi e le procedure decisionali sono più rapidi, i criteri di rappresentanza sono del tutto diversi” ® le differenze prevalgono sulle somiglianze= come sarebbe assurdo vietare l’automobile in considerazione del numero di morti in incidenti stradali così lo è proibire l’uso delle droghe. Guidare di norma non crea dipendenza, non provoca allucinazioni, non è causa di emarginazione.
  2. Ritorcere l’analogia contro chi l’ha proposta= “considero la nostra azienda come una famiglia” sindacalista: “mi permetto di ricordare che il nostro direttore non ha pratica di fratellanza, in quanto figlio unico”
  3. Proporre una diversa analogia= “l’universo è assimilabile ad un meccanismo così complesso e perfetto che non si spiega senza un artefice” “veramente il mondo mi pare più un manicomio” Riassumendo, un argomento può risultare:
  • Contradditorio. Un’adeguata confutazione si può chiudere con un parli tanto per o con un ma se un fa hai detto il contrario.
  • inapplicabile, quando all’argomento può essere applicato un difetto di pertinenza, questo non c’entra un bel niente
  • parziale, se la debolezza deriva da una rappresentazione unilaterale delle cose
  • falso, inverosimili o implausibile CONFRONTO E SCONTRO DIRETTO CON L’AVVERSARIOa questa famiglia di manovre imparentate appartengono l’argomento ad hominem, la fallacia genetica, l’argomento detto del fantoccio e quelli che sono stati definiti argomenti della cospirazione: argomento dei moventi indicibili e argomento dell’inutile idiota.

Capitolo undicesimo: quando lo humour diventa un argomento Una battuta di spirito in un contesto dibattimentale assolve a molteplici funzioni, testimonia le doti di chi vi fa ricorso, offre di sé un’immagine di persona sufficientemente distaccata e disincantata. Se poi il riso scaturisce da una asserzione tratteggiata come ridicola diventa un’arma letale. “il ridicolo esercita nell’argomentazione funzioni analoghe a quelle dell’assurdo nella dimostrazione”. Per diventare un’arguzia argomentativa lo humour deve essere attinente ed esplicativo scongiurando ogni parvenza d’intempestività e di superfluità. Più difficile è usare l’ironia che rientra nel registro dello humour ma non si identifica con esso. Georges Elgozy dice: l’ironia è un’arma offensiva, lo humour serve da scudo protettivo. Capitolo dodicesimo: la manipolazione retorica La manipolazione retorica si può esercitare sulle parole, sull’ordine, sulle connessioni formali e sui dati fattuali. Le parole sopportano agevolmente un sovraccarico di connotazioni e manipolazioni: “il partito sembra averla scaricata” “veramente non mi sembra di essere mai stato a carico di qualcuno”. Per far fronte ad una obiezione si può cambiare il significato di un termine chiave. La cosa è facile quando si ha a che fare con concetti vaghi (privi di un significato preciso) o ambigui (dotati di significato preciso). L’operazione può consistere in una puntualizzazione o in una ridefinizione

  • Puntualizzazioni: “ho solo detto” è un segno inconfondibile di un individuo in procinto di ricredersi. I distinguo della logica scolastica altro non sono che processi di differenziazione, risorse prettamente linguistiche, le quali, a volte, anziché fondarsi sulla realtà, la creano. “la concessione delle basi Nato è un atto amministrativo. Caso mai serve una discussione parlamentare per non concederle.” Il contesto è un ventilato attacco contro l’iraq. Alcuni partiti si oppongono nettamente alla possibilità di usare le basi nato in Italia e richiedono un dibattito parlamentare minacciando di mettere in crisi il governo. Il distinguo operato fra discussione per concedere e discussione per non concedere, fra atto politico e atto amministrativo è una bella trovata.
  • Ridefinizioni: la definizione manifesta il suo potere anche al fuori della legislazione. Importanti sono le cosiddette definizioni persuasive. Possono essere usate come mosse strategiche preliminari per orientare in una data direzione. Potremmo definirle definizioni argomentative, nel senso che costituiscono dei veri e propri argomenti surrettizi. La manipolazione retorica dell’ordine Il significato di quanto diciamo dipende dall’ordine in cui si dispongono i diversi elementi che compongono il nostro discorso. anche la forza di un’argomentazione sta spesso nella organizzazione dei suoi elementi compositivi. L’ordine può riguardare

1) la successione degli interventi (la sequenza dei turni)ordine procedurale. In una discussione è avvantaggiato chi

la avvia. Ci sono diversi ordini possibili di intervento. esordi e conclusioni= chi da avvio al dibattito ha una doppia chance, quella di orientare il contraddittorio in una data direzione e quella di sfruttare la fase di massima ricettività del pubblico. Chi prende la parola per ultimo ha la possibilità di ricapitolare. Sia l’avvio sia la conclusione sono due momenti forti del discorso persuasivo.

  1. la distribuzione degli argomenti (dispositio)la regola più intuitiva sembrerebbe quella di esporre i fatti nel loro ordine naturale. Ma questo vale solo se lo scopo è di evidenziare una sequenza temporale o delle connessioni causali. Naturale può essere anche un ordine che rispetta anche altri tipi di priorità, retrograda rispetto alla sequenza cronologica: quella logica, per cui ciò che è più evidente precede ciò che è meno evidente. I manuali di scrittura suggeriscono di dare il primo posto in un discorso al concetto più importante dove importante può voler dire sia razionalmente fondato sia emotivamente forte. Un discorso ben costruito secondo i canoni classici comporta sei diverse parti: esordio, narrazione, prova, confutazione, conclusione ed epilogo. Osserva Barthes che tale struttura a chiasmo comprende due blocchi, uno passionale e uno dimostrativo. Il primo rispondente alla finalità del movere l’altro a quella del docere. Le due parti estreme del discorso fanno appello ai sentimenti e si propongono di far breccia nell’animo degli uditori mentre le parti intermedie del discorso hanno finalità dimostrativa. In primo luogo perché maggiore sarà il suo impatto, gli argomenti presentati per primi tendono ad essere ricordati più a lungo. Tutto ciò che è più discutibile, marginale e poco convincente ma ammassato nel mezzo. Tale tecnica dispositiva è debitrice della vecchia regola retorica per cui gli argomenti si dovrebbero schierare nell’ordine che Nestore faceva assumere alle sue truppe. Se l’uditorio ha un atteggiamento di rifiuto conviene partire subito con l’argomento più solido, seguendo l’ordine decrescente. L’ordine crescente che sembrerebbe lo schema più naturale, conviene adottarlo se si vuole che l’avversario scopra i suoi argomenti migliori. Già Aristotele riconosceva che l’ordine poteva determinare il valore di un argomento, “se si fa precedere l’esempio occorre dirne molti, se invece lo si pone all’epilogo è sufficiente uno solo. Bisogna presentare molti

esempi se li si mette all’inizio perché in tal caso assumono funzione di argomento induttivo mentre se li si avanza al momento dell’epilogo assumono valore di testimonianza e in quanto tale ne basta uno solo perché anche un solo caso è persuasivo

  1. L’ordine risulta rilevante solo se ci si preoccupa della forza persuasiva degli argomenti non è invece rilevante dal punto di vista delle condizioni formali della prova. Due sono le ragioni: innanzitutto perché in ambito dimostrativo, logico, sperimentale che sia tutto è chiaramente e per definizione ordinato ed esplicitato e non ha senso cercare di mascherare le connessioni. E in secondo luogo, in una argomentazione, a differenza di quanto avviene in una dimostrazione è possibile accumulare gli argomenti. È nell’ambito argomentativo che si pone la questione di quale sia l’ordine migliore di esposizione di tali argomenti.
  2. La natura retorica di certe figure (anastrofe) e il valore argomentativo di certi argomenti (climax) sono dati dall’ordine stesso
  3. Anche il disordine è utilizzabile a fini comunicativi. La rottura dell’ordine atteso induce chi ascolta a chiedersene la ragione, partendo dal presupposto che chi parla in quel dato modo non naturale abbia un buon motivo per farlo. Ogni violazione dell’ordine normale è enfatica ossia attrae su di sé l’attenzione. Ripetizione: dal punto di vista retorica può avere effetti notevoli. Crea effetti ipnotici in tre modi: determina assuefazione, fa crollare le resistenze e conferisce credibilità.