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riassunto del testo "botta e risposta"
Tipologia: Sintesi del corso
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Capitolo primo: il diritto di mettere in dubbio tutto Protagora l’inventore dei dibattiti, “su ogni cosa vi sono due punti di vista”. Pare insegnasse l’arte delle antilogie, ossia la contrapposizione di argomenti di forza uguale e contraria proprio in nome della sua tesi sulla duplicità dei logoi, dei ragionamenti e dei discorsi. Nello spirito antilogico di Protagora nulla di sottrae alla controversia, nulla è ovvio. Per poter motivatamente scegliere fra due interpretazioni che ci vengono offerte in forma di detto e contraddetti è essenziale saper distinguere fra argomenti buoni e cattivi. Ma buono può significare sia valido sia persuasivo. Sono quattro le combinazioni possibili di validità e persuasività:
Seneca il Vecchiovissuto a cavallo dell’anno zero, autore di una raccolta di Controversiae, nuovo genere pedagogico di declamazione, esercizio scolastico destinato a formare professionisti del foro e politici, ma anche cittadini comuni senza aspirazioni pubbliche. Le controversie ipotizzano casi giuridici ispirati alla storia e vita quotidiana che si supponeva dovessero essere discussi dinnanzi un giudice. Seneca qualificava concetti improbi quelli che presentavano tesi insostenibili e corrupti quelli che non significavano nulla o per un effetto retorico immediato tradivano il loro significato stesso. Es: tale il padre, tale il figlio
Continuo ricorso ai distinguo, con cui si cerca di produrre una scissione nell’argomento avversario è tipico della disputa scolastica. A partire da qualche coppia fondamentale (sostanza accidente, relativo assoluto) che innerva qualsiasi sistema di pensiero non olistico possiamo crearci delle comode vie di fuga. Oppositore: passo ad un altro punto. Ciò che favorisce l’arroganza è nocivo. Talora la disputa favorisce l’arroganza. Quindi la disputa è nociva. Difensore: nego la conseguenza, il ragionamento viola la seconda regola del sillogismo, la conclusione non deve essere più ampia delle premesse- il termine disputa è assunto in accezione particolare nella premessa e in accezione generale nella conclusione. Oppositore: la disputa è inutile e vana. Tutto ciò che è solo moda passeggera è vanità. La disputa è solo moda passeggera. Quindi è vanità. Difensore: distinguo la maggiore. Concedo che sia vanità se la si considera svincolata da altri valori. Lo nego se ciò che è di moda è idoneo a favorire anche altri valori. Mosse procedurali:
dall’uditorio o dal giudice del dibattito a un disputante che abbia manifestato una forte carica polemica immotivata parrebbe che questo avvenga non grazie all’ostilità ma nonostante essa.un uditorio equidistante interpreta gli attacchi non giustificati come segno di debolezza. L’idea è che quando ci si sente impotenti di fronte alle tesi o alle obiezioni dell’avversario sia l’istinto a prendere il sopravvento. Se l’interlocutore ricorre all’arma dell’offesa ribattere con tono pacato è la replica migliore se lo scopo è quello di offrire al pubblico un’immagine di sé di persona che sa mantenere equilibrio e ragionevolezza nel contrasto. Quanto più uno è consapevole della complessità delle cose tanto più terrà conto dei diversi punti di vista. Locuzioni quali ma, per quanto, sebbene, d’altro canto, non è escluso che rivelano attenzione nei confronti dell’esistenza di diversi punti di vista. Su questo modulo argomentativo si basa la fallacia ad ignorantiam per cui si ritiene vera una conclusione in quanto nessuno ha potuto dimostrarne la falsità o viceversa. Il fanatismo assume forma diverse: dogmatismo, intolleranza, fondamentalismo, integralismo, estremismo. L’unico modo per uscire da questa impasse è cercare di capire le ragioni degli altri, le cause dei comportamenti diversi dai nostri, i motivi delle loro scelte difformi dalle nostre. La natura eristica di una discussione si manifesta con segni comportamentali, procedurali e argomentativi. Particolarmente significativi sono gli attacchi alle persone: i cosiddetti attacchi ad hominem, la noncuranza per le idee dell’avversario. Quinto capitolo: cinque modi di ribattere Applicando la più diffusa e importante figura retorica, la metafora, alla più importante forma di interazione, il dibattito, si può delineare una forma di classificazione pentapartita dei modi di dibattere. I diversi modi di dibattere sono ciascuno riconducibile ad un modo di pensare, vedere e sentire un dibattito, cioè a diverse immagini metaforiche. La metafora funziona come una sorta di senso aggiuntivo, in quanto ci fornisce un modo di percepire il mondo. Dibattere è uno dei modi di argomentare. Concepire il dibattito come un processo di argomentazione significa puntare l’attenzione sulle ragioni che proponente e oppositore adducono a sostegno delle loro affermazioni. natura retorica. Un’argomentazione può essere il risultato di una elaborazione svolta da un pensatore che costruisce in piena solitudine concatenazioni inferenziali che partono e arrivano a quelle che per lui sono verità (trattazione eminentemente logica fondata sul principio di consenso tramite verità). Oppure può essere una sequenza di tesi e controtesi, repliche, (trattazione retorica, fondato sulla regola della verità tramite consenso ) Il termine più neutro a nostra disposizione è quello di dialogo, ma il campo nozionale del dialogare include anche: discussione, dibattito, polemica, controversia, colloquio, conversazione, divergenza. Una discussione comporta il ricorso a degli argomenti che vengono addotti a sostegno delle affermazioni. Discutere/dibattere è essenzialmente argomentare.
È possibile delineare una tipologia di cinque diversi modi di dibattere, ciascuno riconducibile ad un diverso modo di pensare, vale a dire alla metafora associata. Si esamineranno le seguenti immagini metaforiche:
questa chiave tassonomica è associata ad una spia linguistica. A loro volta le espressioni linguistiche si trovano regolarmente correlate ad una immagine metaforica. Partendo dalla duplice constatazione relativa alla funzione argomentativa della metafora ed alla pluralità dei campi metaforici sembra possibile capire non solo perché si usano metafore ma perché si usa quella particolare metafora. Concepire il dibattito come una guerra significa non solo inserirlo in un campo metaforico strutturato dai concetti di attacco e difesa e strategia ma anche agire come se fossimo in guerra. La polemica (di natura eristica) è sicuramente inquadrabile nella metafora bellica. È lo scontro tra due parti, ciascuna delle quali ha una sua tesi, contraria all’altra, da difendere. A differenza di quanto avviene in un polemos autentico, dove sono l’esito del combattimento sul campo e l’entità effettiva delle parole o delle perdite a decretare la vittoria, in un polemos metaforico è un giudice o l’opinione pubblica a determinare l’esito dello scontro. Una discussione ha i tratti del torneo sportivo se è una sfida amichevole. Il dibattito qualificabile come confronto o discussione critica è equiparabile aduna competizione sportiva e riconducibile alla metafora ludico-sportiva. Abbiamo due soggetti in rapporto di antagonismo ma non in disaccordo sulle regole e pronti ad accettare l’eventuale sconfitta nel rispetto di tali regole. È segno di cooperatività accettare di cimentarsi in uno scontro dialettico. La cooperazione si manifesta quanto meno nella accettazione delle “regole del gioco”. Ma ciò che determina la vittoria non è certo solo la padronanza delle regole del gioco dibattimentale. La natura del dibattito che potremmo definire trattativa è quella che definisce un rapporto di compravendita, quella suscettibile di essere letta in chiave mercantilistica. L’idea di un commercio di nozioni è presente già nel Sofista di Platone: la sofistica è equiparata ad una compravendita di nozioni e discorsi. Terminologia che ha a che fare con la compravendita: negoziare, perdere, contrattare, ricavare, vantaggi, bilanciare ecc. In una discussione fra ricercatori, medici, in conflitto sulla valutazione di dati ma concordi sulle procedure da raggiungere delineano un dibattere metaforizzato in termini di un viaggio fra sodali. È il tipo di dibattito che rientra sotto la voce di indagine. L’idea di un dibattito inteso come un viaggio implica che abbia un inizio e una fine, che ci conduce ad una meta. Terminologia tratta dal campo metaforico del viaggio : partire da, arrivare al punto, essere sulla buona strada, uscire dal tracciato, fare un passo indietro ecc. generalizzazione indebite e false analogie, e in genere tutte le fallacie che sono dotate di funzione euristica sono tipiche del dibattito svolto in ambito di indagine, quello associato significativamente alla metafora esplorativa del viaggio. L’ultima delle possibili immagini alternative a quella bellica che esamineremo è la metafora edile. Si può pensare ad un dibattito come un processo di costruzione, si erige l’edificio del sapere rafforzando o demolendo alcune parti. La metafora edile è associata ad un tipo di dibattito che più si avvicina al dialogo nel senso non meramente formale del termine ma contenutistico, di interazione e di interazioni costruttive e scopi edificanti. Un secondo possibile utile criterio per la identificazione del tipo di dibattito è dato dalla individuazione di certi tipi di argomenti: il prevalere di certe fallacie segnala la natura dello scontro verbale in cui si è coinvolti.
dibattito di natura negoziale. Ad esempio: se il sindacato minaccia lo sciopero generale per convincere il governo ad emanare un provvedimento di riduzione dell’orario di lavoro. Di tale minaccia è ragionevole che il governo ne tenga conto.
si può far notare: “non ci sarà qualcosa che non va nella teoria se ciò che è giusto in teoria è irrealizzabile in pratica?”
IGNORARE si può ricorrere alla tattica dello spostamento del problema. “non si tratta di…ma”. Con questa mossa si ottengono due vantaggi: si cambia l’oggetto del contendere e si fa apparire l’avversario inadeguato e incapace di afferrare il vero punto della questione. Es: “gli schiaffi non sono certo educativi. Ma il vero problema è la violenza psicologica.” ACCETTAREcedere per vincere. Parole d’ordine: assimilare, riconvertire, piegare ai propri fini. Trasformare gli argomenti dell’altro in propri argomenti, utilizzare le premesse dell’altro per costruire il proprio discorso. la mossa è produttiva per molti versi:
Capitolo undicesimo: quando lo humour diventa un argomento Una battuta di spirito in un contesto dibattimentale assolve a molteplici funzioni, testimonia le doti di chi vi fa ricorso, offre di sé un’immagine di persona sufficientemente distaccata e disincantata. Se poi il riso scaturisce da una asserzione tratteggiata come ridicola diventa un’arma letale. “il ridicolo esercita nell’argomentazione funzioni analoghe a quelle dell’assurdo nella dimostrazione”. Per diventare un’arguzia argomentativa lo humour deve essere attinente ed esplicativo scongiurando ogni parvenza d’intempestività e di superfluità. Più difficile è usare l’ironia che rientra nel registro dello humour ma non si identifica con esso. Georges Elgozy dice: l’ironia è un’arma offensiva, lo humour serve da scudo protettivo. Capitolo dodicesimo: la manipolazione retorica La manipolazione retorica si può esercitare sulle parole, sull’ordine, sulle connessioni formali e sui dati fattuali. Le parole sopportano agevolmente un sovraccarico di connotazioni e manipolazioni: “il partito sembra averla scaricata” “veramente non mi sembra di essere mai stato a carico di qualcuno”. Per far fronte ad una obiezione si può cambiare il significato di un termine chiave. La cosa è facile quando si ha a che fare con concetti vaghi (privi di un significato preciso) o ambigui (dotati di significato preciso). L’operazione può consistere in una puntualizzazione o in una ridefinizione
la avvia. Ci sono diversi ordini possibili di intervento. esordi e conclusioni= chi da avvio al dibattito ha una doppia chance, quella di orientare il contraddittorio in una data direzione e quella di sfruttare la fase di massima ricettività del pubblico. Chi prende la parola per ultimo ha la possibilità di ricapitolare. Sia l’avvio sia la conclusione sono due momenti forti del discorso persuasivo.
esempi se li si mette all’inizio perché in tal caso assumono funzione di argomento induttivo mentre se li si avanza al momento dell’epilogo assumono valore di testimonianza e in quanto tale ne basta uno solo perché anche un solo caso è persuasivo