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Riassunto Palestra di Botta e Risposta, Sintesi del corso di Filosofia

Riassunto Palestra di Botta e Risposta di Adelino Cattani

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 11/06/2019

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valpag 🇮🇹

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PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA
PER UNA FORMAZIONE AL DIBATTITO (ADELINO CATTANI)
Un’educazione al dibattito può fornire, da un lato, strumenti per valutare e per far fronte agli argomenti, nostri o altri,
errati o campati in aria e dall’altro, regole minime, applicabili, di triplice natura:
a. Logico-argomentativa
b. Dialettica
c. Di convivenza
Problema rilevante è quello del rapporto tra etica e retorica. La retorica è ritenuta un’arte amorale. L’abilità retorica è
considerata come l’esatto opposto della sincerità, dell’onestà, della verità nuda. Molte sono le colpe imputate alla
retorica:
a. Dal punto di vista cognitivo sarebbe viziata in quanto vuoto verbalismo e perché infondata o fondata
sull’irrazionale; avrebbe funzione contraffattoria e non cognitiva.
b. Dal punto di vista metodologico sarebbe fallace perché superficiale, che non argomenta da premesse
assolutamente certe e sentenziosa.
c. Dal punto di vista etico-prescrittivo sia morale-comportamentale sarebbe condannabile perché può sminuire il
vero e spacciare il falso per vero.
d. Dal punto di vista sociale sarebbe pericolosa in quanto partigiana e arte demagogica, manipolatoria.
A questa immagine negativa è oggi subentrata una diversa concezione di retorica:
a. Dal punto di vista cognitivo gli schemi argomentativi sono visti come strumenti validi e idonei a cogliere le
molteplici sfaccettature del reale.
b. Dal punto di vista metodologico la retorica è strettamente connessa con apertura critica, problematicità e
antiautoritarismo.
c. Dal punto di vista sociale sarebbe una salvaguardia contro tutti i fondamentalismi, in ogni campo.
d. Dal punto di vista etico e morale ha valore formativo: è associata a prudenza e promuove decisioni
consensualmente assunte dopo un dibattito che non abbia mascherato divergenze.
La retorica è indice e promotrice insieme di apertura critica, antidogmatismo, tolleranza e democrazia, perché si può
esercitare e sopravvive solo in condizioni di libertà.
Cosa in dialogo non può essere:
a. Il dialogo non è (solo) una conversazione. Nella conversazione ognuno dice ciò che pensa e poi torna a casa
come prima: non gli è chiesto un cambiamento di posizione, di mentalità. Il dialogo non lascia mai come
prima, come si era.
b. Il dialogo non è (solo) un monologo. L’altro del dialogo non è un’eco, che ripete quello che vorrei sentire e
solo quello.
c. Il dialogo non è (solo) litigio, anche se contiene necessariamente elementi di polemica e di giudizio.
d. Il dialogo non è (solo) uno show. Non è una tribuna per affermare la propria abilità dialettica.
I punti fermi positivi del dialogo:
a. Il dialogo deve avere sempre un fondamentale rapporto con la verità e con i valori.
b. Il dialogo è sempre in rapporto profondo con un’identità: non c’è dialogo se non c’è un io in azione. Il vero
dialogo porta sempre a un approfondimento e a un vero arricchimento di sé attraverso l’incontro con qualcosa
d’altro da sé.
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PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA

PER UNA FORMAZIONE AL DIBATTITO (ADELINO CATTANI)

Un’educazione al dibattito può fornire, da un lato, strumenti per valutare e per far fronte agli argomenti, nostri o altri, errati o campati in aria e dall’altro, regole minime, applicabili, di triplice natura: a. Logico-argomentativa b. Dialettica c. Di convivenza Problema rilevante è quello del rapporto tra etica e retorica. La retorica è ritenuta un’arte amorale. L’abilità retorica è considerata come l’esatto opposto della sincerità, dell’onestà, della verità nuda. Molte sono le colpe imputate alla retorica: a. Dal punto di vista cognitivo sarebbe viziata in quanto vuoto verbalismo e perché infondata o fondata sull’irrazionale; avrebbe funzione contraffattoria e non cognitiva. b. Dal punto di vista metodologico sarebbe fallace perché superficiale, che non argomenta da premesse assolutamente certe e sentenziosa. c. Dal punto di vista etico-prescrittivo sia morale-comportamentale sarebbe condannabile perché può sminuire il vero e spacciare il falso per vero. d. Dal punto di vista sociale sarebbe pericolosa in quanto partigiana e arte demagogica, manipolatoria. A questa immagine negativa è oggi subentrata una diversa concezione di retorica: a. Dal punto di vista cognitivo gli schemi argomentativi sono visti come strumenti validi e idonei a cogliere le molteplici sfaccettature del reale. b. Dal punto di vista metodologico la retorica è strettamente connessa con apertura critica, problematicità e antiautoritarismo. c. Dal punto di vista sociale sarebbe una salvaguardia contro tutti i fondamentalismi, in ogni campo. d. Dal punto di vista etico e morale ha valore formativo: è associata a prudenza e promuove decisioni consensualmente assunte dopo un dibattito che non abbia mascherato divergenze. La retorica è indice e promotrice insieme di apertura critica, antidogmatismo, tolleranza e democrazia, perché si può esercitare e sopravvive solo in condizioni di libertà. Cosa in dialogo non può essere: a. Il dialogo non è (solo) una conversazione. Nella conversazione ognuno dice ciò che pensa e poi torna a casa come prima: non gli è chiesto un cambiamento di posizione, di mentalità. Il dialogo non lascia mai come prima, come si era. b. Il dialogo non è (solo) un monologo. L’altro del dialogo non è un’eco, che ripete quello che vorrei sentire e solo quello. c. Il dialogo non è (solo) litigio, anche se contiene necessariamente elementi di polemica e di giudizio. d. Il dialogo non è (solo) uno show. Non è una tribuna per affermare la propria abilità dialettica. I punti fermi positivi del dialogo: a. Il dialogo deve avere sempre un fondamentale rapporto con la verità e con i valori. b. Il dialogo è sempre in rapporto profondo con un’identità: non c’è dialogo se non c’è un io in azione. Il vero dialogo porta sempre a un approfondimento e a un vero arricchimento di sé attraverso l’incontro con qualcosa d’altro da sé.

c. Il dialogo è sempre l’incontro con qualcosa d’altro da sé. Alla base del dialogo c’è quindi una fondamentale dimensione di apertura autentica all’altro e una fondamentale dimensione di curiosità e interesse di conoscenza. d. Il dialogo propone sempre. Il dialogo non sta zitto, di fronte alla realtà non sta zitto e non mente, non fa finta di nulla. Attraverso il dialogo un giudizio che tende a cogliere una verità, viene detto ed esplicitato e, quindi, proposto, non imposto, alla libertà dell’altro. e. Il dialogo vero avviene sempre in una gradualità e in un’approssimazione progressiva. Il dialogo è sempre un esperimento, un tentativo. f. Il dialogo vero è il risultato concreto di un’esperienza. Il dialogo si fa sul campo, su problemi concreti. g. Il dialogo è lo strumento fondamentale dell'inclusione, cioè della vera valorizzazione di ognuno. È la base della democrazia. h. Il vero dialogo è una positività di metodo contro dei precisi virus dell’umanità e della convivenza civile:

  • Il relativismo, vale a dire la banalizzazione del significato e l'annullamento delle differenze, dell’identità e dell'altro.
  • Il nichilismo, Inteso come la mancanza di significato estesa e imposta a tutto
  • Il dogmatismo inteso come una razionalità imposta acriticamente, l'imposizione di un modo di pensiero e il plagio della persuasione critica
  • Il fanatismo, inteso come un’irrazionalità imposta con la forza
  • L'ideologismo, inteso come il prevalere di un sistema di pensiero su ogni realtà. PALESTRA DI BOTTA E RISPOSTA: IL PROGETTO (ADELINO CATTANI) Protocollo del dibattito:
  1. Prologo: presentazione del problema e della sua rilevanza, enunciazione della posizione assunta, definizione dei termini chiave e anticipazione delle argomentazioni che la squadra svilupperà nel corso del dibattito.
  2. Prima argomentazione: presentazione delle prove a sostegno della propria posizione
  3. Seconda argomentazione: presentazione di ulteriori argomentazioni a sostegno della propria posizione
  4. Dialogo socratico: segue entrambe le argomentazioni ed è finalizzato ad approfondire la posizione dell'interlocutore e a farlo cadere in contraddizione
  5. Replica: presentazione delle repliche rivolte alla posizione sostenuta dagli avversari. Finalizzata individuare e contestar eventuali vizi
  6. Difesa (collettiva): si risponde alle obiezioni avanzate dalla controparte si giustificano i propri argomenti
  7. Epilogo: si ricapitolano i punti salienti del dibattito e si mostra che la propria posizione è preferibile a quella avversa Essenzialmente le regole si possono ridurre a 4:
  8. Qualità degli argomenti
  9. Quantità degli argomenti
  10. Pertinenza degli argomenti
  11. Modo di esposizione DIBATTO, QUINDI ASCOLTO (ALESSANDRO LUCCHINI, CHIARA LUCCHINI)
  12. Ascolta per ascoltare, non per rispondere/giudicare:
  • Calibrare: la calibrazione è lo studio del destinatario. Non giudicare (o pregiudicare). Osservare e ascoltare il pubblico: notarne le caratteristiche espressive.
  • Ethos = argomento fondato sul carattere e riguarda la personalità di chi deve persuadere, la sua reputazione e la capacità di ispirare fiducia (credibilità). È un miscuglio di: ■ Competenza: colui che parla mostra di padroneggiare l’argomento di cui parla ■ Reputazione: è il modo in cui gli altri ti considerano ■ Onestà: è il modo in cui dici quello che fai ■ Fiducia: è la somma di quanto sopra È il linguaggio non verbale della tua vita.
  • Pathos, l’argomento è fondato sull’emozione. Devi parlare con pathos, perché la gente ha bisogno di sogni, di emozioni per muoversi. Consapevolezza, autocontrollo, perseveranza, empatia, compassione, entusiasmo sono qualità morali che nascono da una migliore comprensione delle emozioni. Proprie e altrui
  • Logos è l’argomento fondato sulla logica, è la dimostrazione. È il razionale della questione dibattuta
    • L’ethos pensa al locutore
    • Il pathos si occupa dell’interlocutore
    • I logos sorveglia il messaggio L’entimema (sillogismo aristotelico) parte da una premessa-dimostrazione e arriva dritto al dunque, alla conclusione IL LINGUAGGIO NON VERBALE NEI DIBATTITI (PAOLO BOSCHI) Ogni comportamento in qualunque relazione costituisce una comunicazione che produce degli effetti. La stessa assenza di messaggi è pertanto una comunicazione. La comunicazione non verbale è un elemento strategico per il suo impatto emotivo non consapevole. La letteratura di riferimento organizza gli elementi della comunicazione in due livelli e due canali. Per quanto riguarda i livelli:
    1. Il primo è individuato nel contenuto
    2. Il secondo è dato dalla relazione, ovvero dal mondo soggettivo di fornire il contenuto I due livelli si mostrano attraverso i rispettivi canali:
    3. Il contenuto viene proposto attraverso il canale verbale, costruito da parole e numeri
    4. Il livello di relazione è veicolato dal paraverbale, ovvero dal modo in cui qualcosa viene detto, e dal non verbale, ossia da tutto ciò che trasmettiamo attraverso movimenti e postura Le posizioni e i movimenti del corpo permettono di definire lo stato e l’andamento di ogni relazione. Per mimica si intende solo ciò che riguarda il volto. I movimenti di braccia e gambe sono definiti gestualità, l ostato del corpo postura. Un volto è molto espressivo quando i movimenti delle sue parti generano svariate combinazioni che denotano emozioni, suscitando effetti diversi in chi ascolta. Alcune manifestazioni hanno una durata molto breve che rende arduo scorgerle e valutarle. In altre occasioni possono risultare complesse e ambigue. Accade quando sono:
    • involontarie, poiché traspare una parte di emozione autentica
    • volontarie, poiché il soggetto si impegna per fornire una faccia di circostanza Ekman indica 3 elementi per stabilire se un’espressione sia autentica o meno: ■ Asimmetria. Le emozioni vengono mostrate da entrambe le metà del volto ■ Timing. Di solito un’espressione autentica permane sul volto pochi secondi. Se supera i 10 senza essere continuamente stimolata, è volontaria. ■ Collocazione nell’interazione. Quando i segni del volto si manifestano dopo le parole

■ L’estensione dell’espressione: quando è circoscritta, forse è voluta Come per tutto il linguaggio del corpo, anche in questi casi si conferma l’importanza di usare cautela nel trarre conclusioni, poiché il soggetto osservato potrebbe semplicemente trovare comoda una posizione o assumerla per una sua necessità estranea al contesto di riferimento. È la postura assunta dal corpo e mantenuta per un certo periodo di tempo, dopo il quale si ha necessità di assumerne un’altra, pena formicolii e crampi. In genere denotano un bisogno naturale di distendere i muscoli che hanno consentito una certa posizione per troppo tempo. I movimenti continui o correlati a frasi specifiche possono invece riflettere una tensione. Oltre allo spazio occupato dal corpo, nei rapporti interpersonali ciascuno di noi necessita di un’area ulteriore, la cui ampiezza varia da persona a persona nelle diverse circostanze, influenza gli altri e stabilisce il tipo di rapporto. Espressioni sonore sono le manifestazioni vocali diverse dalle parole. Sospiri, colpetti di tosse e altri rumori che non dipendano dallo stato fisico del soggetto.

Il primo passo è capire in che modo generare i sentimenti e come trasmetterli al pubblico. Sono due gli elementi che originano stati d’animo:

  1. La mente: sono i pensieri a cambiare lo stato d’animo
  2. Il corpo: differenti posture generano differenti stati d’animo INVENTIO. STRUMENTI PER LA RICERCA NEL MONDO DELL’INFORMAZIONE E DELLA DOCUMENTAZIONE Ci si deve dare un metodo nella ricerca bibliografica. Ci sono tappe fondamentali del processo della ricerca (sia online che bibliografica):
  3. Indagine (indagare per identificare l’argomento oggetto della ricerca). Consiste nell’identificare per bene l’argomento della ricerca, per sapere se altri ne abbiano detto qualcosa e in che termini.
  4. La ricerca (padroneggiare il come e il dove). Creare una mappa tematica e concettuale, appuntando diligentemente le parole-chiave, cominciando da internet, con qualche parametro di valutazione: le parole chiave ci aiutano a confrontare le diverse risposte offerte da motori di ricerca generalisti, scientifici, enciclopedie online e archivi.
  5. La localizzazione (avere davvero di fronte a noi quell’informazione per consultarla)
  6. La valutazione (interpretare l’informazione con una serie di parametri qualitativi). Consiste nel seguire uno schema per verificare la qualità basato su dei criteri: 4.a. Aggiornamento 4.b.Rilevanza 4.c. Autorevolezza 4.d.Accuratezza 4.e. Finalità
  7. L’utilizzazione (trovata l’informazione di qualità dobbiamo salvarla, condividerla, riordinarla, sintetizzarla, elaborarla) COME ARGOMENTARE E REPLICARE (ADELINO CATTANI) Discutere è l’unico atto e l’unica impresa che caratterizza l’uomo. È un modo di argomentare tra due persone che la pensano diversamente e che cercano di provare le cose in cui credono in modo che altri le accettino. Il dibattito serve non tanto alle parti che discutono, ma a una terza parte, a coloro che assistono al loro scontro: seve all’uditorio. Argomentare e dimostrare sono tentativi logici e civili di garantirsi l’accettazione razionale di una proposta. Argomentazione e dimostrazione differiscono tra loro per molteplici aspetti. (vedi tabella appunti) Esistono 3 modalità di ragionamento:
  8. Si parte da una regola e la si applica a un caso
  9. Si parte da una serie di casi e se ne ricava una regola
  10. Si confrontano due eventi, situazioni, cose o persone e se ne individua una somiglianza I nostri argomenti possono avere un fondamento generale, particolare o analogico. La deduzione procede dal generale al particolare. La conclusione di un ragionamento deduttivo è dimostrativa, ossia necessaria. L’induzione procede dal particolare al generale. È valida fino a prova contraria e si fonda sulla fiducia nell’uniformità. Si tratta di un processo di generalizzazione e di natura solo estensiva. L’analogia si basa sulle somiglianze. È una congettura basata sulla speranza di indovinare; il suo valore è probabilistico. Non si può confutare il valore di una regola o di un ideale portando come argomento il fatto che nessuno o pochissimi rispettano. Se invece il ragionamento è di tipo analogico, il bersaglio sarà l’esistenza o meno

della similitudine tra i due oggetti paragonati. Quella analogica è una forma di ragionamento che possiede delle fragilità e incertezze, per questo un argomento per analogia si può contrastare con facilità:

  1. Negare che sussista la somiglianza
  2. Ritorcere l’analogia contro chi l’ha proposta
  3. Proporre una diversa analogia Di norma chi avanza una tesi lo fa in base a dei fatti, in base a un principio o in base a un’analogia. Questa procedura corrisponde alle tre modalità canoniche di ragionamento, vale a dire induzione, deduzione e analogia. Abbiamo una serie di dati e ne ricaviamo una regola (questa è induzione). Partiamo da una regola e la applichiamo a un fatto singolo (questa è deduzione). Oppure si parte da qualche somiglianza fra due fatti o situazioni e se ne ricava che potrebbero essere simili anche per altri aspetti (questo è ragionare per analogia). Sono tre i criteri per valutare l’accettabilità dei ragionamenti:
  4. Verità delle premesse
  5. Validità del nesso
  6. Congruenza dei dati Si comprenderà che:
  • La deduzione procede dal generale al particolare, è valida necessariamente e porta a una conclusione dimostrativa.
  • L'induzione procede dal particolare al generale, è valida fino a prova contraria, è basata sulla fiducia nell'uniformità ed è un processo solo estensivo.
  • Il ragionamento analogico è basato sull'associazione, la somiglianza, il fiuto, porta a una conclusione solo probabile, è basato sulla speranza di indovinare. Ci sono 4 regole valide quando si discute:
  1. Quantità: capacità di considerare nella sua completezza e nella sua essenzialità la questione
  2. Qualità
  3. Relazione: presa in considerazione di tutti gli elementi pertinenti e congruenti
  4. Modo Le fallacie si possono neutralizzare:
  • Definendole con il loro nome, se esiste e se riusciamo ad identificarle con precisione
  • Spiegando in modo discorsivo le ragioni per cui le si ritengono inaccettabili
  • Rispondendo comunque a tono con un contro-argomento con una valutazione che consenta di proseguire nel dibattito Classificazione fallacie:
  1. Fallacie formali. L’errore sta nella forma logica, nel mancato rispetto delle regole dei sillogismi. Ne fanno parte: 1.a. Affermazione del conseguente 1.b.Negazione dell'antecedente 1.c. Termine medio non distribuito 1.d.Errata conversione 1.e. Fallacia esistenziale
  2. Fallacie informali. Una procedura formalmente valida applicandola però a contenuti non idonei a questo trattamento (termini ambigui, premesse irrilevanti o premesse false)

1.kk. Domande complesse 1.ll.Due neri non fanno un bianco 1.mm. Generalizzazione indebita 1.nn. Fallacia del giocatore d’azzardo 1.oo. Petitio principii 1.pp. Post hoc ergo propter hoc 1.qq. Secundum quid Quando una parte avanza una tesi la controparte può scegliere di:

  1. Ignorarla: 1.a. Ignoranza pura e semplice 1.b.Tattica della sostituzione di problema
  2. Accettarla
  3. Accettarla solo in parte: 1.c. Mediante incorporamento 1.d.Mediante minimizzazione
  4. Chiederne ragioni e prove
  5. Rifiutarla o confutarla: 1.e. Puntando ai fatti, se è un'induzione 1.f. Puntando al principio o al nesso, se è una deduzione 1.g.Puntando alle somiglianze, se è un’analogia
  6. Attaccare chi la sostiene