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Botta e risposta: l'arte della replica, Sintesi del corso di Teoria Del Diritto E Dell'argomentazione

di Adelino Cattani (UNIPD) per l'esame di Teoria dell'Argomentazione

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 18/02/2019

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BOTTA E RISPOSTA: L’ARTE DELLA REPLICA
Dibattere serve per sopravvivere in un mondo pieno di argomenti avvelenati (funzione ecologica). Quando dobbiamo
dibattere, siamo tenuti a valutare i pro e i contro basati su parametri di ragionevolezza.
Esistono diversi modi per dibattere:
POLEMICA atteggiamento di lotta;
TRATTATIVA ci si meraviglia;
CONFRONTO si gioca;
INDAGINE si compie una sorta di viaggio intellettuale;
COLLOQUIO è una conclusione accomunata.
1. PUNTI DI VISTA
La discussione ideale avviene quando si espone chiaramente una tesi seguendo un ragionamento plausibile, tentando di farla
valere con il supporto della persuasione. Tuttavia, possono nascere dei conflitti dallo scontro di tesi opposte dovute
soprattutto dall’incomprensione o dall’errata esposizione (prospettivismo/illusione percettiva). Per evitare conflitti, bisogna
esporre al meglio la propria idea sin dal suo esordio tramite definizioni e descrizioni.
2. DISCORSI DUPLICI
Ogni soggetto pensante osserva il mondo a modo suo, ma non può fare a meno delle convenzioni oggettive che gli
permettono di vivere all’interno di una società gerarchizzata. Quindi, per raggiungere gli obiettivi comuni, l’uomo deve per
forza confrontarsi con gli altri (confronto politico).
3. FORME E FUNZIONI DELLA DISPUTA
La disputa si può suddividere in:
LITIGIOSA sfoggio delle maestrie dei contendenti;
DIDATTICAscopo didattico;
INTELLETTUALE – SCIENTIFICA finalità esplorative/dimostrative. Ricerca della verità.
Le mosse principali della disputa sono:
NEGAZIONE ritenere falsa l’affermazione altrui;
CONCESSIONEquando viene ritenuta accettabile;
AMMESSO va bene, ma non è rilevante per la tesi;
DISTINGUOsi individuano sensi differenti;
ALTRO passaggio ad altro argomento perché non si ha più nulla da dire.
Questa è la forma moderna della disputa basata sul modello sillogistico aristotelico, ma c’è anche lo stile socratico che
comporta nel metter in dubbio il contendente attraverso l’interrogazione, le domande senza accorgersene.
4. LA COMPETIZIONE
Discutere significa impegnarsi nella difesa della propria tesi, ma non con la volontà di imporla. Se si cerca di farla prevalere,
si ha un atteggiamento combattivo mentre sarà conciliante se si trova un fine comune. Sarebbe corretto rispettare la
posizione altrui mantenendo, tuttavia, la propria (atteggiamento tollerante). In mancanza di quest’ultimo, nasce un dibattito
antagonistico e ci si trova ad un punto morto, ovvero sempre sentirsi sulla difensiva.
5. MODI DI DIBATTERE
DISCUSSIONE e DIBATTITO atteggiamenti discorsivi e non conflittuali tra tesi differenti che cercano una
soluzione ad un problema comune. Si conclude con il cedimento di uno dei contendenti o con un accordo comune.
POLEMICA e CONTROVERSIA posizioni e atteggiamenti aggressivi nei confronti della controparte. Sono
caratterizzate da attacchi rivolti alla persona e non alla tesi in questione. Terminano con un punto morto.
DISPUTA è il punto morto della discussione, ha carattere didattico-accademico a scopo esercitativo. Una terza
parte deve decretare il vincitore.
DIATRIBA/ANTILOGIA teorica, priva di finalità didattiche.
Le condizioni che caratterizzano un dibattito sono: la partenza, gli obiettivi, gli scopi, i mezzi, l’esito. Però, vi sono diversi
tipi di dibattito:
AUTENTICO parti in esplicito disaccordo;
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BOTTA E RISPOSTA: L’ARTE DELLA REPLICA

Dibattere serve per sopravvivere in un mondo pieno di argomenti avvelenati ( funzione ecologica ). Quando dobbiamo dibattere, siamo tenuti a valutare i pro e i contro basati su parametri di ragionevolezza. Esistono diversi modi per dibattere:

• POLEMICA atteggiamento di lotta;

• TRATTATIVA ci si meraviglia;

• CONFRONTO si gioca;

• INDAGINE si compie una sorta di viaggio intellettuale;

• COLLOQUIO è una conclusione accomunata.

1. PUNTI DI VISTA

La discussione ideale avviene quando si espone chiaramente una tesi seguendo un ragionamento plausibile, tentando di farla valere con il supporto della persuasione. Tuttavia, possono nascere dei conflitti dallo scontro di tesi opposte dovute soprattutto dall’incomprensione o dall’errata esposizione ( prospettivismo / illusione percettiva ). Per evitare conflitti, bisogna esporre al meglio la propria idea sin dal suo esordio tramite definizioni e descrizioni.

2. DISCORSI DUPLICI

Ogni soggetto pensante osserva il mondo a modo suo, ma non può fare a meno delle convenzioni oggettive che gli permettono di vivere all’interno di una società gerarchizzata. Quindi, per raggiungere gli obiettivi comuni, l’uomo deve per forza confrontarsi con gli altri ( confronto politico ).

3. FORME E FUNZIONI DELLA DISPUTA

La disputa si può suddividere in:

• LITIGIOSA sfoggio delle maestrie dei contendenti;

• DIDATTICAscopo didattico;

• INTELLETTUALE – SCIENTIFICA finalità esplorative/dimostrative. Ricerca della verità.

Le mosse principali della disputa sono:

• NEGAZIONE ritenere falsa l’affermazione altrui;

• CONCESSIONEquando viene ritenuta accettabile;

• AMMESSO va bene, ma non è rilevante per la tesi;

• DISTINGUOsi individuano sensi differenti;

• ALTRO passaggio ad altro argomento perché non si ha più nulla da dire.

Questa è la forma moderna della disputa basata sul modello sillogistico aristotelico, ma c’è anche lo stile socratico che comporta nel metter in dubbio il contendente attraverso l’interrogazione, le domande senza accorgersene.

4. LA COMPETIZIONE

Discutere significa impegnarsi nella difesa della propria tesi, ma non con la volontà di imporla. Se si cerca di farla prevalere, si ha un atteggiamento combattivo mentre sarà conciliante se si trova un fine comune. Sarebbe corretto rispettare la posizione altrui mantenendo, tuttavia, la propria (atteggiamento tollerante ). In mancanza di quest’ultimo, nasce un dibattito antagonistico e ci si trova ad un punto morto, ovvero sempre sentirsi sulla difensiva.

5. MODI DI DIBATTERE

• DISCUSSIONE e DIBATTITO atteggiamenti discorsivi e non conflittuali tra tesi differenti che cercano una

soluzione ad un problema comune. Si conclude con il cedimento di uno dei contendenti o con un accordo comune.

• POLEMICA e CONTROVERSIA posizioni e atteggiamenti aggressivi nei confronti della controparte. Sono

caratterizzate da attacchi rivolti alla persona e non alla tesi in questione. Terminano con un punto morto.

• DISPUTA è il punto morto della discussione, ha carattere didattico-accademico a scopo esercitativo. Una terza

parte deve decretare il vincitore.

• DIATRIBA/ANTILOGIA teorica, priva di finalità didattiche.

Le condizioni che caratterizzano un dibattito sono: la partenza, gli obiettivi, gli scopi, i mezzi, l’esito. Però, vi sono diversi tipi di dibattito:

• AUTENTICO parti in esplicito disaccordo;

• VERBALE incomprensione del concetto verbale in modo ambiguo;

• APPARENTEMENTE VERBALE significato di disaccordo di fondo.

Esistono tre tipi di disputa:

• DIDATTICA conoscitiva, con lo scopo di competizione ludica;

• AGONISTICA vittoriosa, con lo scopo di competizione bellica;

• DI RICERCA risolutiva, con lo scopo di trovare un comune accordo.

Ma esistono anche tipi diversi di dialogo:

• PERSUASIVO conflitto di opinioni che tende ad una comprensione delle tesi;

• DISPUTA dibattito competitivo volto a persuadere una terza parte che ha scopo accademico-conoscitivo;

• INDAGINE discussione che ha come scopo l’acquisizione di una conoscenza da condividere;

• TRATTATIVA richiesta che la lo scopo di ottenere qualcosa dalla contro parte;

• PEDAGOCICO avviene per la trasmissione di conoscenze;

• DELIBERATIVO per risolvere un problema operativo;

• LITE sconfiggere l’oppositore della propria tesi come in un a guerra;

• CONSULTATIVA riguarda la trasmissione di informazioni collettive.

I criteri di identificazione di un dibattito avvengono attraverso: POLEMICA, TRATTATIVA, CONFRONTO, INDAGINE, COLLOQUIO.

6. IL POLEMISTA

Scontro agonistico per dare prova della superiorità della propria tesi e delle proprie capacità didattiche, mettendo in difficoltà l’oppositore (gioco di tira e molla). Il polemista tende attaccare, che a rispondere; le tecniche privilegiate per difendere le proprie posizioni sono:

• Trasformazione delle smentite in conferme;

• Considerare la tesi vera per definizione;

• Proclamazione della autoevidenza;

• Fare un uso del contro argomento senza discuterlo. (ES. Polly)

7. DISCUSSIONE OPERATIVA

Nella discussione operativa si cerca di venirsi in contro per sistemare una questione in comune, oppure uno dei due tende a cedere più dell’altro. I due possono mettere atto degli atteggiamenti persuasori. Si tratta quindi di opinioni diversamente espresse, ma che tuttavia non possono essere prive di tutti quei trucchetti e quelle fallacie che gli rendono maggiore il risultato di persuasione. Ciò che fa di una discussione una buona una discussione è quindi attenersi all’onesto.

8. LA VALUTAZIONE DEL DIBATTITO

Esordio e conclusione di un dibattito sono molto importanti. La conclusione solitamente accetta la tesi avversaria, tuttavia può concludersi con due persone che rimangono convinte della propria idea anche senza scontri aggressivi. In un dibattito disciplinato è più semplice perché sappiamo chi vince grazie a una giuria imparziale che valuta secondo canoni pre-stabiliti:

• La forza della tesi sostenuta;

• La sua forza combattiva;

• La sua forza persuasiva;

L’uditorio deve farsi coinvolgere sotto l’aspetto formativo e l’aspetto ludico-sportivo. Si avvia un procedimento di SQUADRA. La valutazione è quindi di natura comparativa risultato di un calcolo di vantaggi e svantaggi.

9. DIRE IL FALSO DICENDO IL VERO

Le mezze verità possono diventare anche modi per rispondere senza confessare o per sviare dal discorso richiestoci, spesso lasciando all’altro conclusioni che non stessi esplicitarle. Questo atteggiamento è tipico del polemista.

10. COME REPLICARE

• Ignorare o negare;

• Se impossibilitati a giustificarla, accettare la premessa ma non la conclusione oppure un punto di concessione;

• Chiedere ragioni, prove, coerenza a contestare la legittimità della competenza giudicante (quest’ultima non è

accettata in un dibattito regolamentato).