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schemi corso di teoria dell'argomentazione con Adelino Cattani
Tipologia: Appunti
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CAP 1: “su ogni cosa vi sono due punti di vista”. Ovvero: il diritto di mettere tutto in dubbio.
battiti
e contraria proprio in base alla sua tesi della duplicità (è essenziale saper distinguere fra argomenti buoni e cattivi. Ma “buono” può significare sia valido che persuasivo. Quattro sono le possibili combinazioni di validità e persuasività …)
trapassino i limiti del ragionevole (il partito dell’ordine o della stabilità e il partito del progresso o delle riforme sono entrambi necessari per una vita politica sana ed equilibrata). In una situazione di dibattito reale ciascuno dei contendenti ha un parte di ragione e una di torto altrimenti “le liti non durerebbero tanto a lungo se il torto fosse solo da una parte”
presentarsi, se non forte, almeno sostenibile, meritevole di discussione, valida, ragionevole, plausibile
limiti -> la molteplicità delle interpretazioni è originata da un fenomeno equiparabile all’illusione percettiva per cui non si sa se ad essersi messo in moto sia il nostro treno o quello del binario parallelo: ma la realtà è una ed una sola.
vista diversi -> ciascuna delle opinioni è sostenibile e reale, corretta e lecita, benché nessuna sia imparziale ed esaustiva —> siamo nella situazione detta “prospettivismo”, metafora percettivo- pittorica che indica la natura interpretativa della nostra conoscenza
riesce a trasformare l’abbinamento in un modulo pro o contro, tale che renda possibile trasformare un “x vale quanto y” in “x è meglio di y perché”; che consenta cioè una valutazione ponderata e quindi una scelta fra le due posizioni
dell’equilibrio tra due gruppi di ragioni contrastanti
CAP 2: la tradizione dei discorsi duplici
al proprio vero. Ciò che è bene, bello, giusto per qualcuno, per un altro può essere male, brutto, folle. Se così stanno le cose, non solo è possibile, ma necessario criticare e discutere tutto
supponeva dovessero essere discussi dinanzi ad un giudice. Casi romanzeschi che mettevano in campo personaggi improbabili, tresche fantasiose, padroni spietati, demenze senili e giovanili
andare, se approfondite, diventano noiose
CAP 3: forme e funzioni della disputa
all’esposizione delle proprie tesi, ad affinare l’ingegno e a coltivare la prontezza nella replica, a dare fondamento argomentativo a cose già note.
verità seguendo una metodologia scientifica, ovviamente secondo i canoni di scientificità dell’epoca
discutibili erano problemi che il magistero non bastava a risolvere.
giuridica
l’accusa di incoerenza o per affacciare idee eterodosse evitando di incappare nei fulmini inquisitori
codificate -> vedi pag 43
distinguo e di rispondere alle difficoltà sollevate nel rispetto delle regole che la prontezza, la vivacità e la fantasia, doti che potrebbero invece essere determinanti in uno scambio meno formale, più libero e più rilassato
a. nego: se si ritiene falsa l’affermazione b. concedo: se la si giudica accettabile c. ammesso, ma non concesso: se si giudica l’affermazione non rilevante ai fini della tesi e quindi si ammette un punto senza impegnarvisi d. distinguo: se si individuano in un concetto sensi diversi e. nego la conclusione: se si rileva un vizio di forma e mancanza di nesso f. nego il presupposto: se si ritiene che l’argomento si fondi su una supposizione errata g. non crea problema: se si dimostra che l’obiezione non regge o non pone difficoltà h. passiamo ad altro: quando una delle parti ritiene di non avere più nulla da dire su quel punto particolare -> quella esaminata è la forma moderna, scolastica di disputa, basata sul metodo sillogistico mirante a costruire ragionamento utili a difendere o a contrastare la tesi in discussione -> esiste però anche una forma diversa, di stile socratico, basata sulla tecnica dell’interrogare: lo scopo è quello di provocare, con opportune domande, risposte contraddittorie da parte dell’interlocutore o di indurlo ad ammettere l’insufficienza della propria tesi e la superiorità della tesi di chi interroga
manifesta con segni comportamentali, procedurali e argomentativi (es, rivolgersi all’interlocutore chiamandolo con il suo titolo può essere una normale forma di cortesia, o una ostentazione di acrimonia)
ostilità, gli attacchi personali diretti, quella che è stata chiamata interrogazione ostile e che si manifesta con interruzioni indebite, con sollecitazioni per avere una risposta secca e con distorsioni intenzionali del pensiero dell’antagonista
dell’avversario e la accentuazione delle divergenze -> il sintomo più frequente di aggressività verbale, è la tendenza ad attaccare la persona invece che le sue posizioni su un dato punto —> si rende colpevole di fallacia non solo che propone un ragionamento fasullo ma anche chi lo accetta CAP 5: cinque modi di dibattere
sentire un dibattito, cioè a diverse immagini metaforiche -> è possibile chiarire ed esemplificare, sulla base d’una semplice rivelazione linguistica, quella del campo metaforico, questa solidarietà fra modo di esprimersi e modo di comportarsi in un dibattito
in quanto ci fornisce un modo di percepire il mondo
argomentazione significa puntare l’attenzione sulle ragioni che proponente ed oppositore adducono a sostegno delle loro affermazioni
pensatore che costruisce in piena solitudine concatenazioni inferenziali che partono e arrivano a quelle che per lui sono delle verità; oppure può essere una sequenza di tesi e di controtesi, di obiezioni e di repliche disposte lungo un andirivieni controversiale lessico del discutere e del dibattito
competizione e di vittoria hanno la meglio sulla volontà d’intesa e d’indagine A strilla: “sta zitto che non capisci niente” B strilla: “sta zitto tu imbecille”
entrambi sostengono la stessa cosa per la stessa ragione
interlocutori che si confrontano sul medesimo argomento avendo due posizioni distinte o opposte
persone interessate a farlo e a farlo avanzando delle ragioni, dei motivi, delle cause vedi pagina 64- tipologia degli scambi argomentativi
ciascuna parte va alla ricerca dia argomenti atti a schiacciare l’avversario
una buona causa da far trionfare; inoltre, non vi sono dati obiettivi e stabili in base ai quali decidere se si è in uno o in un altro contesto dibattimentale, perché sono le interazioni dei partecipanti al dibattito a definire la natura, intenzioni che possono mutare nel corso del dibattito e grazie ad esso
intenzioni, sull’atteggiamento di chi partecipa al dibattito, ponendosi nella sua prospettiva
generali del dibattito, gli scopi particolari dei partecipanti, i mezzi impiegati, il credito riconosciuto
all’interlocutore, il rapporto d’intesa con la controparte, l’accordo sui fatti, l’accordo sulle regole e sulle procedure, il possibile esito del dibattito. -> a partire da questi elementi è possibile delineare una classificazione dei dibattiti e per ciascuno individuare gli eventuali schemi argomentativi tipici e i criteri di valutazione
strutturato dei concetti di attacco, di contrattacco, di strategia, di difesa, ma anche agire come se fossimo in guerra -> il ricorso ad un vocabolario militaresco e bellicoso per descrivere uno scambio polemico, si spiega col fatto che anche la polemica, come la guerra, è un atto di forza per ridurre l’avversario in nostro potere
la discussione (una discussione se è una sfida amichevole ha i tratti del torneo sportivo e della gara giocosa). In un dibattito vi sono certe regole che si devono rispettare se si vuole condurlo a termine senza essere squalificati, ma la condotta nel corso della discussione è estremamente libera e ciò che determina la vittoria non è solo la padronanza delle regole del gioco dibattimentale
obiettivi da raggiungere, rispettosi l’uno dell’altro e disposti a modificare le proprie opinioni alla luce di nuove acquisizioni
ci conduce ad una meta
interazione, di colloqui caricato di aspettative congiunte, di intenzioni costruttive, di scopi edificanti fallacie e dibattito
corso. Questo tipo di fallacia funziona bene nel contesto di un dibattito in presenza di un uditorio molto partigiano in quanto la parte di pubblico schierato apprezzerà l’aspetto maschio dell’intervento e ignorerà quello falloso
competenza dell’esperto prende il sopravvento
(o mi assecondi oppure..) segnalano che ci si trova o si sta scivolando in un dibattito-trattativa. Le minacce e le intimidazioni sono normali ed accettati di fare pressione sulla controparte in un
b. poteva rifiutare la scelta obbligata fra le due sole opposizioni prospettate dalla madre, allargandone lo spettro: uno può fare affermazioni in parte vere, in parte false, o può di volta in volta essere veritiero o menzognero. -> chi si trova di fronte ad un ragionamento cornuto, con i suoi corni può tentare di fare almeno tre cose:
III. tira e molla logico
mostra quanto fallaci possano essere gli argomenti più logici e quanto persuasivi gli argomenti più fallaci IV. esempi contrari ed esempi assurdi
pronti da sparare contro i ragionamenti della parte avversa
valore di dimostrazione, le eccezioni sono sempre in agguato anche di fronte a molti esempi.
scelto è tipico e allora è legittimo ed efficace, o è una delle tante possibili eccezioni e allora perde solo di legittimità senza perdere di efficacia V. distinguiamo
VI. inversioni di marcia e ritorsioni
vantaggio fatti ed affermazioni.
dimostrano la verità della conclusione contraria. VII. dagli la pala e lascia che si scavi la fossa VIII. la messa in scena
procedurale -> esistono una serie di fattori non verbali che incidono in modo decisivo sull’esito del dibattito IX. tattiche dilatorie
subito in mente ( chi si sente scoperto sul terreno in cui è stato tirato a combattere può, senza scomporsi, rinviare lo scontro con un repentino cambio di argomento)
posizioni. Che sia o meno davvero colpevole di una mancata comprensione o di un travisamento, si ottengono i seguenti vantaggi: a. se c’è stato un fraintendimento ciò depone a sfavore della sua capacità di intendere b. si guadagna un po di tempo, si prende fiato, senza correre eccessivi rischi X. rovesciare l’onere della prova
rispondere, scarica continuamente sull’altro l’onere di provare le cose che dice
ha torto -> tattica basilare con cui si scarica della responsabilità e dell’obbligo di rispondere. Lo scopo e il risultato è sempre quello di scaricare sulla controparte l’obbligo di portare le prove di ciò che dice
chiamano argomento ad ignoratiam. Nessuno è autorizzato a qualificare vero qualcosa solo perché chi lo nega non è riuscito a liquidarlo. Se qualcuno dubita delle tue capacità medianiche, chiedigli di dimostrare che non le possiedi CAP 7: il disputator cortese. Codice di condotta per una discussione cooperativa vedi pag 121-122-123-124-
saranno gli oggetti e quindi i criteri primari di valutazione:
ingannare. L’accusatore impudente vince solo a condizione che abbia a che fare con un uomo onesto ingenuo. Se questo individuo onesto conosce i trucchi li saprà smascherare e se sa recitare discretamente, capovolgerà il risultato rimettendo le cose a posto. Si potrà utilizzare questo aneddoto per far fronte a situazioni imbarazzanti da cui è difficile uscire bene con la pura e semplice verità o con la suprema finezza della mezza verità CAP 10: come replicare
“non si tratta di.. ma di ..” o “il punto è un altro”.
ACCETTARE: ovvero cedere per vincere
ci si sente in obbligo di negarla e di sostenere il contrario
l’avversario
dell’antagonista per costruire il proprio discorso è l’equivalente discorsivo della tecnica delle arti marziali (aikido consiste nel far sbilanciare l’avversario in modo che rotoli a terra per la sua stessa foga)
si avvicina all’avversario per meglio centrarlo e il risultato può essere devastante
come distaccato, obiettivo
L’operazione si può realizzare in due modi: mediante integrazione, mediante minimizzazione CHIEDERE RAGIONI O PROVE:
inaccettabilità.
e a far scoprire l’avversario -> anziché mettere l’interlocutore alle corde lo si lascia giocare e si interpella o si finge di interpellarlo. Non lo si combatte, ma lo si contrasta ATTACCARE DIRETTAMENTE
ingegnosità, ostinazione ed esercizio
aspetti: coerenza, rilevanza, completezza, verità
obliqua, quando gli argomenti avversi sono ignorati, accantonati, collocati nel novero delle cose che provano poco o nulla
c’entrano, lo si può qualificare come irrilevante -> ciò che è stato detto può anche essere vero, ma è privo di significato, di valore, d’interesse, rispetto alla conclusione; non serve né a sostenere una tesi, né a negare la tesi opposta
impongono di selezionare i temi per cui è sempre possibile sostenere che la ragione invitata è solo una fra tante e che ne esistono altre, più importanti e decisive, che vanno prese in considerazione
forma. Di norma, chi avanza una tesi, lo fa o in base a dei fatti, o in base a un principio, o in base ad un’analogia. Questa procedura corrisponde alle tre modalità canoniche del ragionamento: induzione, deduzione, e argomento analogico.
simili anche per altri aspetti -> ragionare per analogia ATTACCARE FATTI E NUMERI
un dato numerico (pag 172) ATTACCARE I PRINCIPI
principio:
su chi ha fatto la domanda
giustificatoria “probabilmente lei si è distratta”
a. serve a rasserenare il clima, riduce la tensione, sdrammatizza e attenua b. ravviva l’attenzione c. testimonia le doti di spirito di chi vi fa ricorso d. crea nell’uditorio un moto di simpatia e stabilisce un rapporto di complicità o connivenza tra il disputante spiritoso e il pubblico e. contribuisce a sminuire l’avversario, magari ridicolizzandolo
vittoria (in un dibattito serio c’è la tendenza ad irrigidirsi così l’uso dell’umorismo è assolutamente necessario)
ridurre al ridicolo equivale a ridurre all’assurdo
ed esplicativo, scongiurando ogni parvenza d’intempestività e di superfluità
efficace, in quanto si serve del ragionamento stesso dell’interlocutore, conferendogli un significato diverso e trasformandolo in un boomerang inatteso, contro la parte avversa e a proprio vantaggio -> è la consueta tecnica del rivoltare l’arma contro chi l’ha puntata
dell’avversario per poi improvvisamente rovesciarlo, invertendone il segno valutativo, trasformando un’intenzione di apprezzamento in una censura o facendo diventare un motivo di scherno una ragione di lode CAP 12: la manipolazione retorica
precedentemente detto per precisarne il senso
faticosa per le parole -> quando io uso una parola, la parola significa esattamente ciò che voglio farla significare
procedere a rettifiche, col rischio di sottolinearli, o se non sia meglio lasciar correre, augurandosi che lo scivolamento passi inosservato
aggiustamento terminologico, che permettono di destreggiarsi, senza intervenire sui contenuti
abbastanza facile quando si ha a che afre con concetti vaghi o ambigui. Ma quasi tutti i termini presentano una gamma di significati più o meno diversi e connotazioni che permettono restringimenti o ampliamenti a piacere -> l’operazione può consistere in una puntualizzazione o in una ridefinizione Puntualizzazioni
prettamente linguistiche le quali anziché fondarsi sulla realtà la creano Ridefinizioni
costringere l’antagonista a precisare il significato esatto da dare ai termini in questione -> è un’operazione di chiarificazione preliminare e indispensabile. Molte discussioni possono risultare vane e infruttuose proprio perché non si è definito con precisione il senso e il limite dei termini (del resto “delimitare” “tracciare il confine” è il significato etimologico di definire) -> il significato di quanto diciamo dipende molto dall’ordine in cui si dispongono i diversi elementi che compongono il nostro discorso. Anche la forza di argomentazione sta spesso nella organizzazione dei suoi elementi competitivi, la cui combinazione è variabile. Un accumulo di argomenti è come un mucchio di mattoni: se ne può fare una casa o può restare un ammasso di materiale inerte
che parla ha sempre ragione. La battaglia per avere l’ultima parola in una discussione rientra in questa logica da duello per cui l’ultimo colpo può essere decisivo
a. Esordi e conclusioni Prendere la parola per primo o avere la parola per ultimo è un falso dilemma in quanto è possibile mantenersi i vantaggi sia di chi apre, sia di chi chiude Si è detto che chi prende la parola per primo, avendo il privilegio di prendere in mano la situazione per primo, costringe chi replica ad adeguarsi. Ma è possibile sfuggire a questo obbligo di adeguamento ricorrendo all’enorme margine di libertà che consente la replica; inoltre, diventa una scelta vincente parlare per secondo se si riesce a modellare il proprio argomenti su quello dell’avversario -> questo tipo di vantaggio è connesso al fatto che è più facile attaccare che difendere. Chi da avvio al dibattito ha una doppia chance: quella di orientare il contraddittorio in una data direzione e quella di sfruttare la fase si massima ricettività del pubblico -> sia l’avvio che la conclusione sono quindi due momenti forti del discorso persuasivo, il primo per le opportunità di posizionamento che offre, la seconda per la possibilità di scoccare l’ultima freccia La conclusione si può formulare in qualsiasi momento della discussione e ribadirla quante volte si vuole. Ha però l’inconveniente non trascurabile che deve essere supportata da premesse convincenti e risultare da una dimostrazione valida b. la disposizione degli argomenti
sequenza temporale o delle connessioni causali
base di due considerazioni:
solido
invece è proprio dallo scontro di opposte opinioni che può derivare la soluzione migliore
attività umana è di natura competitiva e che cooperazione e conflitto sono reciprocamente connessi -> dietro ad ogni conflitto c’è una componente di cooperazione e non si può discutere se non si è d’accordo su qualche base di partenza
fallimento in quanto anche qualora non si approdi a nulla si sarà ottenuto un risultato
preoccupa solo del trionfo della propria tesi senza la minima disponibilità a rivedere le opinioni iniziali, ha un senso. Se infatti nessuno dei due antagonisti riesce a prevalere, può darsi che alla fine l’impasse induca ad una tolleranza che all’inizio era impensabile
Certamente il risultato conta, ma ancor di più conta l’atteggiamento con cui si tratta il problema
coinvolge altri due partecipanti, l’opponente e l’uditorio. L’importanza dell’uditorio è sottolineata da Roland Pennock: “i dibattuti più utili non sono quelli il cui proposito è che uno dei due contendenti convinca il suo oppositore, bensì quelli sorretti dall’idea di consentire ad una terza parte di giungere a più solide conclusioni che diversamente non potrebbe raggiungere”
che ad ogni pro si possa opporre un contro e che per l’uno e per l’altro si possa trovare una giustificazione e una ragione. Vi sono alcuni fatti, alcune regole e alcuni valori che restano fuori discussione
gustibus non est disputandum” e “un ordine è un ordine”
tutti gli eventuali oppositori -> le tesi ritenute vere e quindi che possono essere difese di fronte a tutti coloro che volessero contestarle, non sono materia idonea per una discussione (tale nozione diventa base per la definizione di verità)
misura in cui appartiene all’ambito del non dimostrabile
smuoversi di un pelo dalle loro intime posizioni, discutere diventa un’insopportabile surplace, un dibattito immobile
comprensione umana. Una discussione non porterebbe a niente perché nessuna risposta sarebbe mai soddisfacente
con qualcuno che la pensa diversamente, ma non per questo barbaramente -> è indispensabile la tolleranza e la sopportazione
Verità apparenti ed errori occulti
inducono a commettere una sicura fallacia:
a. con la propaganda (facendo appello a richiami emotivi) b. con il rinforzo ( ricompense e punizioni alla Skinner) c. con la ripetizione (imponendo un’idea in modo martellante) d. con la forza (inculcando un’idea mediante violenza, lavaggio del cervello) -> l’argomentare differisce in quanto cerca di garantirsi l’accettazione connettendo la conclusione logicamente con altre credenze che sono già state accettate
rifiuto dell’autoritarismo e del fanatismo -> questo nesso è ben motivato da Popper per il quale non fu solo il diffondersi dell’irrazionalismo e dello scetticismo a mettere in crisi le idee che vi sia un’unica verità e che la verità sia accessibile e manifesta, ma soprattutto il fatto che sono convinzioni connesse a presupposti totalitari e portatrici di fanatismo
essere buono perché presentato con garbo, con sincerità, con eleganza ; per altri perché concorda con le proprie convinzioni
accettazione razionale -> ogni ragionamento è costituito da due parti: tesi e dimostrazione
ragionamento:
( pag. 26-27-28) sofismi, paralogismi, paradossi, fallacie
particolare di paralogismo, caratterizzato da consapevolezza e intenzione fraudolenta
sia “sophisma” sia “paralogismos” e concettualmente include entrambi
errore, scorrettezza, slealtà -> SOFISMI : ragionamenti nei quali è insita una fallacia, diventano sofismi se proposti con l’intento di tendere un’insidia o di creare problemi all’avversario -> PARALOGISMO: designa un ragionamento viziato da un errore che però non è volontario, bensì indotto dalla natura stessa del nostro modo di ragionare —> possiamo chiarire la differenza tra sofisma e paralogismo:
premesse soggettivamente certe, ma oggettivamente false
buona fede, mentre nel sofisma è commesso in mala fede
d’inferenza logica attivati in situazioni complesse o in condizioni di incertezza i quali producono spiegazioni sistematicamente errore, ma credibili e psicologicamente accettabili, a cui è difficile sottrarsi ( vedi esempio pagina 32) -> PARADOSSO: il termine deriva da para+doxa (contro l’opinione) e significa “contrario all’opinione comune” a ciò che ci si aspetta Tutto ciò che è raro è costoso Un articolo a prezzo stracciato è raro
diventare un legittimo motivo di rigetto di ciò che il medico suggerisce, anziché un puro espediente diversivo
la persona che argomenta: può avvenire in 4 modi: legando il valore della tesi o alla personalità o alle motivazioni o alla coerenza oppure ai presupposti ammessi dall’interlocutore
con Schopenhauer il quale lo presenta come uno dei due modi per confutare una tesi nell’ambito di una controversia: ad reo e ad hominem. Solo con i primi possiamo rovesciare la verità assoluta o oggettiva della tesi, in quanto dimostriamo che non corrisponde alla natura dell’argomento in questione. Con il secondo ne rovesciamo la verità relativa in quanto dimostriamo che contraddice altre affermazioni o ammissioni di colui che difende la tesi, oppure in quanto dimostriamo che i suoi argomenti sono insostenibili; sicché la verità oggettiva della cosa resta indecisa.
introdotto analoghi argomenti durante una discussione di filosofia o di scienza
e generale, bensì relativa e particolare; ossia non si conclude “questo è il fatto” ma che “quest’uomo è costretto ad ammetterlo, in conformità ai suoi principi di ragionamento o in coerenza con la sua condotta, situazione”
convinzione diffusa che i principi del ragionare bene siano di competenza della logica
solo in certi casi privilegiati, vale a dire nelle dimostrazioni formali, dove un argomento valido è necessariamente convincente e viceversa
debolezza, a condizione che non pretenda di dimostrare più di quanto gli è concesso, a patto cioè che non gli si attribuisca una forza che non possiede; e viceversa, un argomento è fallace solo in quanto gli si attribuisce erroneamente, ma non illogicamente, una capacità inferenziale presunta e non effettiva
un’inferenza che ricava una conclusione a partire da alcune premesse; è pratico un ragionamento che giustifica una decisione: “la prospettiva che conviene al ragionamento pratico è quella di un pensiero legato all’azione, che mira alla coesistenza pacifica di una pluralità di esseri liberi, ma ragionevoli” formale e informale
informali:
sono dotati di una forma ingannevolmente simile a quella di un ragionamento valido (es. se piove la strada è bagnata, la strada è bagnata quindi piove” ha una forma deduttiva che gli conferisce una parvenza di logicità, mentre è una fallacia commessa da chi non sa che non è solo la pioggia a rendere umida la strada)
d’un sillogismo valido elaborate dai logici scolastici
1. ogni sillogismo deve contenere non più di tre termini 2. l’estensione della conclusione non deve superare quella delle premesse. Un termine deve essere “distribuito” in modo uguale nelle premesse e nella conclusione; se è di portata generale nella conclusione deve esserlo anche nelle premesse 3. il termine medio deve comparire in entrambe le premesse e non deve comparire nella conclusione 4. il termine medio almeno una volta va preso in tutta la sua estensione 5. se entrambe le premesse sono negative, non se ne può inferire nulla 6. da premesse entrambe affermative segue una affermazione affermativa e non può derivare una conclusione negativa 7. se una premessa è negativa o particolare, anche la conclusione sarà negativa o particolare 8. la conclusione segue sempre la parte peggiorativa delle premesse
mutare il senso del termine medio in corso di ragionamento es. l’uomo è una specie. Pietro è un uomo. Pietro è una specie
a seconda del termine distribuito nella conclusione e non distribuito nella premessa es. la donna è sensibile. L’uomo non è donna. Quindi l’uomo non è sensibile
es. tutti i padovani sono italiani. Alcuni padovani sono filosofi. Alcuni filosofi sono padovani (la conclusione corretta: alcuni italiani sono filosofi)
significato di distribuzione: un termine si dice distribuito se afferma o nega qualcosa relativamente alla totalità degli oggetti che esso designa es. tutti i cani hanno la coda. Tutti i gatti hanno la coda. Tutti i cani sono gatti.
premesse negative non si può inferire alcuna conclusione valida questo perché la base del nesso sillogistico sta nella relazione di due cose con una terza, la quale funge da base di appoggio comune
es. tutti gli animali hanno un’anima. Tutti gli uomini sono animali. Nessun animale ha un’anima.
particolare es. qualche mammifero vive nell’acqua. Qualche volatile è mammifero. Qualche volatile vive nell’acqua
ragionamento sillogistico sta nella possibilità di derivare un caso particolare da un principio generale o nell’applicare una regola generale ad una situazione concreta. Se manca la generalità manca pure la possibilità di concludere
ignoratiam, l’argomento ad hominem e il ragionamento circolare. La loro capacità di persuasione è legata non alla forma dell’argomento ma ad altri fattori che possono essere di natura psicologica es. nulla è meglio della felicità. Un panino al salame è meglio di nulla. Un panino al salame è meglio della felicità -> è sufficiente sostituire il termine medio “nulla” con un sinonimo per scoprire dove sta il pasticcio. Nella premessa maggiore “nulla” sta per “nessuna cosa” ed equivale a ‘non c’è alcunché che sia preferibile ad x, nella seconda sta per ‘un non ente’ ed equivale ad ‘avere x è meglio che non avere niente’ BATTEZZARE, CATALOGARE E STUDIARE I DISCORSI INGANNEVOLI
significati diversi che possiamo ricondurre a quattro:
1. può indicare la fonte da cui si ricava l’argomento (ad ignoratiam = dall’ignoranza) 2. l’effetto che ci si ripromette di ottenere con quell’argomento (ad metum = suscitare timore)