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Breve storia del concetto di Società, Appunti di Sociologia

 Alcune pagine (che saranno a breve aggiornate) sulla storia del concetto di società così com'esso è stato formulato nello sviluppo del pensiero sociologico.

Tipologia: Appunti

2010/2011

Caricato il 16/08/2011

ddafox
ddafox 🇮🇹

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SOCIOLOGIA
Concetto di società e sua evoluzione
SOCIETÀ: la società può definirsi come l'insieme dei fenomeni relazionali che costituiscono i
rapporti tra gli individui, tra gli ordinamenti e tra gli individui e gli ordinamenti.
Secondo la visione propria del pensiero sociologico relazionale, la società « “è” relazione, non “ha”
relazioni”»1. Essa ha costituzione relazionale. «...non è fatta di “cose”. E neanche di individui che
usano queste cose»2. Essa è relazione.
Autori moderni come Gallino o Talcott Parsons vedevano la società come un insieme eterogeneo di
fattori (il primo espressamente come sinonimo di Stato-nazione, il secondo raffinando questo
concetto come sistema autosufficiente). Questa visione scompare con la fine della modernità;
oggi «la società viene riferita ai rapporti fra gli esseri umani nelle loro esigenze di vita, e la
complessità [di fattori eterogenei] deve essere intesa come un processo di complessificazione di
questi fattori»3.
Morfostasi e Morfogenesi: i processi di morfostasi e di morfogenesi, nei quali si
estrinsecano le relazioni sociali, sono quei processi tesi rispettivamente alla conservazione
dello status della società o alla sua modificazione.
CONCETTO DI SOCIETÁ NEI SECOLI
Pensiero greco:
Non esiste il termine società. Il concetto è implicitamente contenuto in quello di polis,
realtà che del resto costituiva l'orizzonte dei rapporti sociali.
Inizialmente, poiché la polis non è che un insieme di tribù e clan, la società sembra
costituirsi come parte dell'ordine naturale.
Solo successivamente si comincia a considerare la società come un elemento
autoprodotto o comunque non prodotto dalla natura.
Pensiero latino:
Nasce il termine SOCIETAS. Il termine implica una concezione di base contrattuale e
volontaria della società: sebbene la famiglia sia considerata dalla cultura latina come la
prima cellula naturale di società, in termini relativi vi è un distacco dal “naturalismo”
1Donati, Sociologia Una introduzione allo studio della società, Ed. Antonio Milani, Padova, 2010, pag. XI
(Introduzione).
2Ivi, pag. XII (Introduzione).
3Ivi, pag. 3.
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SOCIOLOGIA

Concetto di società e sua evoluzione SOCIETÀ : la società può definirsi come l'insieme dei fenomeni relazionali che costituiscono i rapporti tra gli individui, tra gli ordinamenti e tra gli individui e gli ordinamenti. Secondo la visione propria del pensiero sociologico relazionale, la società « “è” relazione, non “ha” relazioni”»^1. Essa ha costituzione relazionale. «...non è fatta di “cose”. E neanche di individui che usano queste cose»^2. Essa è relazione. Autori moderni come Gallino o Talcott Parsons vedevano la società come un insieme eterogeneo di fattori (il primo espressamente come sinonimo di Stato-nazione, il secondo – raffinando questo concetto – come sistema autosufficiente). Questa visione scompare con la fine della modernità; oggi «la società viene riferita ai rapporti fra gli esseri umani nelle loro esigenze di vita, e la complessità [di fattori eterogenei] deve essere intesa come un processo di complessificazione di questi fattori»^3.  Morfostasi e Morfogenesi : i processi di morfostasi e di morfogenesi, nei quali si estrinsecano le relazioni sociali, sono quei processi tesi rispettivamente alla conservazione dello status della società o alla sua modificazione. CONCETTO DI SOCIETÁ NEI SECOLIPensiero greco :  Non esiste il termine società. Il concetto è implicitamente contenuto in quello di polis, realtà che del resto costituiva l'orizzonte dei rapporti sociali.  Inizialmente, poiché la polis non è che un insieme di tribù e clan, la società sembra costituirsi come parte dell'ordine naturale.  Solo successivamente si comincia a considerare la società come un elemento autoprodotto o comunque non prodotto dalla natura. − Pensiero latino:Nasce il termine SOCIETAS. Il termine implica una concezione di base contrattuale e volontaria della società: sebbene la famiglia sia considerata dalla cultura latina come la prima cellula naturale di società, in termini relativi vi è un distacco dal “naturalismo” 1 Donati, Sociologia – Una introduzione allo studio della società , Ed. Antonio Milani, Padova, 2010, pag. XI ( Introduzione ). 2 Ivi, pag. XII ( Introduzione ). 3 Ivi , pag. 3.

greco. − Medioevo:  Tommaso d'Aquino e la Scolastica raffinano la visione naturalistica: la società è composta di elementi vincolati da legami naturali finalizzati al bene comune. − Rinascimento:  Prevale visione naturalistica ed organicistica della società. − “Prima modernità” , a partire dal periodo 1600-1700:  Thomas Hobbes: ritorno in auge di una visione contrattualistica (i cui germi già erano contenuti nella cultura romana).  Nascita di una contrapposizione con la visione naturalistica: l'uomo preesiste infatti alla società, in una condizione naturale anarchica regolata dalla legge del più forte: homo homini lupus. La “condizione naturale” dell'uomo è quindi ferina ed all'uomo urge emanciparsene.  La società nasce da un atto volontario di tipo contrattuale per mezzo del quale gli individui concedono ad un'entità terza il monopolio dell'uso della forza per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza. − Illuminismo:  Permane la visione contrattualistica della società.  Nasce la semantica della cosiddetta “Società Civile”: si tratta di quella componente economicamente attivz della società che si identifica con la borghesia (commercianti, artigiani, fabbricanti). Questo concetto si sviluppa in seno all'illuminismo a partire da Adam Ferguson (saggio sulla società civile del 1767) e passando per il pensiero di Adam Smith, Claude Henri de Saint-Simon, Auguste Comte: − il concetto di società si identifica con quello di intrapresa privata, quindi con quello di borghesia; si consideri che per Comte la società è composta soltanto da individui produttivi: gli altri ne sono esclusi. − Nel frattempo comincia a delinearsi il concetto di “terzo stato” (borghesia), vale a dire coloro che no fanno parte di clero e nobiltà, che come componente produttiva della società cominciano a condividere un vero e proprio sentimento di classe. − Hegel:  Visione di società intesa come sintesi dinamica dell'aspetto contrattuale con quello organicistico:

  • conseguente rischio di frammentazione della stessa idea di società. − Oggi:Dibattito metodologico tra olismo ed individualismo : Attualmente la complessificazione del concetto di società e la specializzazione dello studio sociologico affrontano il problema (in realtà annoso, ma oggi emergente) del cosiddetto “rapporto agente/struttura”. Vale a dire, del ruolo che hanno il libero arbitrio del singolo e le strutture sociali nella determinazione dei fatti sociali. La società è fatta di individui o invece fa gli individui (o per lo meno vive ed esiste indipendentemente dalle loro azioni?. La questione ha dato vita a due posizioni di rilevanza storica, che si sono fino ad oggi scontrate senza pervenire a risposte esaustive:
  • Olismo : alle relazioni sociali viene attribuita un'autonomia in sé: la realtà è fatta di strutture sociali che si impongono agli individui e che li influenzano fortemente (ipersocializzazione).
  • Individualismo: la società è vista come proiezione ed emanazione più o meno diretta delle scelte e delle caratteristiche degli individui (iposocializzazione). Tale dibattito non ha ad oggi prodotto risposte esaurienti alla domanda sulla natura della società.  La “terza via” della Sociologia Relazionale : la sociologia relazionale supera la questione partendo da un'impostazione decisamente differente:
  • Essa non pone l'accento né sull'individuo, né sul sistema, bensì sulla relazione in sé , in quanto essa considera la relazione come l'essenza stessa della società.
  • «In realtà il fatto sociale non sta né negli individui, né nelle strutture, né nella loro fusione. Sta, invece, nella loro relazione...»^4.
  • L'agire degli individui è comunque un prodotto di carattere riflessivo , anche se, empiricamente, l'azione può aderire a condizionamenti esterni (Archer, 2003). La società è così preesistente agli individui, e li condiziona ma non li determina. Essa è più della somma degli individui, ma non costituisce mai un corpo organico. Anche olisti ed individualisti metodologici hanno prestato negli ultimi anni maggiore attenzione al valore della relazione, ma sempre considerandola un prodotto derivato degli individui (Duck, a cura di, 1993), o del sistema (Ruddock, 1969), e non come essenza della società stessa. 4 Ivi , pag. 12.

NOTA BENE: La sociologia relazionale non è da confondersi con quella relazionista.

  • Il relazionismo è un approccio che tende a considerare la relazione sociale come realtà fine a sé stessa, che si manifesta ciclicamente nel tempo con il fine ultimo di produrre la realtà ( costruttivismo ). Si tratta di una posizione soggettivistica che porta paradossalmente all' annullamento dei soggetti e della realtà tutta, i quali sono intesi come esistenti soltanto in seno alla relazione. Si tratta di una dottrina con forti ripercussioni escatologiche e perfino ontologiche (è possibile ricollegare questa posizione a quella generalmente considerata relativista).
  • La sociologia relazionale segue invece i presupposti del realismo critico , vale a dire presuppone l'esistenza di una realtà oggettiva ed allo stesso tempo considera il processo di conoscenza di questa realtà come sempre problematico ovvero critico per l'osservatore.