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Bruner e socializzazione secondaria, Appunti di Psicologia dello Sviluppo

Appunti di lezione su BRUNER e Socialzzazione secondaria

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 02/03/2021

annal191293
annal191293 🇮🇹

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Lezione 02 dicembre
Bruner è l’ultimo autore del cognitivismo. È un contemporaneo, è morto soltanto nel 2016. Con Bruner
andremo a vedere il ruolo importante che diede alla psicologia cognitiva, non solo da un punto di vista della
didattica, della funzione dell’intelligenza ma diede un risvolto fondamentale anche sulla relazione, sul
nuovo modo di concepire il rapporto madre bambino, ma soprattutto il ruolo che ebbe il linguaggio in
questa relazione. Bruner riesce a mettere insieme sia le idee di Piaget ma si rifà soprattutto alle idee di V.
Bruner fa una cernita delle idee, prendendo di buono quello che poteva estrapolare da Piaget, ma inizia a
costruire un nuovo modo di intendere l’acquisizione di conoscenze e competenze da parte dell’individuo
con qualcosa di completamente diverso da quello che intendeva Piaget e Vigo. Però troveremo molte
attinenze con Vigo infatti Bruner viene considerato uno di quegli autori della corrente storico-culturale che
Vigo aveva ideato con altri suoi colleghi. Bruner lo possiamo considerare un contemporaneo, nasce nel
1915 e muore nel 2016. Viene ricordato x questo viaggio verso la mente. Infatti ci parla di come funziona
l’intelligenza, cercando di capire i meccanismi della mente che va a selezionare ed ordinare l’esperienza. fa
parte della corrente cognitivista quindi anche lui si va ad occupare di come funziona l’intelligenza e cerca di
vedere come l’individuo ordina l’esperienza, arrivando poi a parlarci di alcune strategie cognitive. Infatti lui
inizia a parlare delle strategie che servono per semplificare competenze e conoscenze, le quali si ottengono
solo grazie alle esperienze che l’individuo va a fare. Anche per Bruner il linguaggio diventa fondamentale xk
responsabile dello sviluppo mentale quale amplificatore sociale della capacità innata dell’essere umano. Sia
con Vigo che con Bruner vediamo che il linguaggio diventa importante xk attraverso questo non solo
costruiamo le relazioni sociali ma per Bruner il linguaggio diventa proprio l’amplificatore sociale dato dalla
capacità innata dell’essere umano, non a caso il bambino sin da subito impara a comunicare con la madre,
attraverso le funzioni psicologiche superiori di Vigo. Quindi il linguaggio serve per trasmettere informazioni,
e con Bruner andremo a vedere come il narrare sia anche un elemento fondamentale come Vigo, il quale
sosteneva che con il linguaggio si trasmetteva la cultura di generazione in generazione e poi veniva
modificata e attraverso il linguaggio si narrava ciò che era successo nel passato, per creare quindi i
presupposti x creare una cultura futura. E anche in Bruner il linguaggio diventa un amplificatore, sia che
parliamo di linguaggio orale, sia di un linguaggio scritto xk il linguaggio scritto ha una capacità maggiore di
quello parlato xk va ad incidere su ciò che noi non dobbiamo dimenticare. Quando parliamo del viaggio
verso la mente Bruner si avvale di una metafora del viaggio: il viaggio alla ricerca della mente, alla scoperta
di come la mente vive, cioè di come acquisisce e usa la conoscenza. Sia in Piaget che in Vigo abbiamo visto
un modo diverso di acquisire conoscenze e di come funzionava l’intelligenza. Piaget sosteneva che
l’intelligenza funzionasse grazie ai due processi, di assimilazione e accomodamento e quando tra i due
processi si creava equilibrio, l’individuo si adattava all’ambiente circostante ed era pronto per nuove
conoscenze e competenze. Con Vigo abbiamo visto come l’intelligenza funzionava grazie alla presenza delle
funzioni psicologiche superiori che servivano all’individuo non solo nella fase iniziale ma anche in quelle
successive del proprio sviluppo, quella capacità che l’individuo aveva per fare esperienze e acquisire
competenze e conoscenze. Era il linguaggio che diventava importante nella costruzione dell’intelligenza e
nell’acquisizione di conoscenze e competenze, xk il linguaggio diventava lo strumento essenziale x costruire
le prime relazioni sociali e poi per dare all’individuo la possibilità di fare il passaggio tra linguaggio
esteriorizzato e pensiero. Era la cultura di appartenenza che era importante in Vigo, il quale sosteneva che
lo sviluppo dell’individuo non potesse essere considerato universale, ma che dipendeva dalla cultura e dal
contesto sociale nel quale l’individuo era inserito. Con Bruner vediamo come la mente vive e acquisisce la
conoscenza. Quando ci riferiamo allo sviluppo cognitivo possiamo fare riferimento all’influenza che Bruner
ebbe dalla teoria storico-culturale di Vigo e tutto ciò che riguardava la scienza cognitiva, cioè che l’individuo
era il costruttore attivo della propria conoscenza. Secondo Bruner lo sviluppo cognitivo non scaturisce da
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Lezione 02 dicembre Bruner è l’ultimo autore del cognitivismo. È un contemporaneo, è morto soltanto nel 2016. Con Bruner andremo a vedere il ruolo importante che diede alla psicologia cognitiva, non solo da un punto di vista della didattica, della funzione dell’intelligenza ma diede un risvolto fondamentale anche sulla relazione, sul nuovo modo di concepire il rapporto madre bambino, ma soprattutto il ruolo che ebbe il linguaggio in questa relazione. Bruner riesce a mettere insieme sia le idee di Piaget ma si rifà soprattutto alle idee di V. Bruner fa una cernita delle idee, prendendo di buono quello che poteva estrapolare da Piaget, ma inizia a costruire un nuovo modo di intendere l’acquisizione di conoscenze e competenze da parte dell’individuo con qualcosa di completamente diverso da quello che intendeva Piaget e Vigo. Però troveremo molte attinenze con Vigo infatti Bruner viene considerato uno di quegli autori della corrente storico-culturale che Vigo aveva ideato con altri suoi colleghi. Bruner lo possiamo considerare un contemporaneo, nasce nel 1915 e muore nel 2016. Viene ricordato x questo viaggio verso la mente. Infatti ci parla di come funziona l’intelligenza, cercando di capire i meccanismi della mente che va a selezionare ed ordinare l’esperienza. fa parte della corrente cognitivista quindi anche lui si va ad occupare di come funziona l’intelligenza e cerca di vedere come l’individuo ordina l’esperienza, arrivando poi a parlarci di alcune strategie cognitive. Infatti lui inizia a parlare delle strategie che servono per semplificare competenze e conoscenze, le quali si ottengono solo grazie alle esperienze che l’individuo va a fare. Anche per Bruner il linguaggio diventa fondamentale xk responsabile dello sviluppo mentale quale amplificatore sociale della capacità innata dell’essere umano. Sia con Vigo che con Bruner vediamo che il linguaggio diventa importante xk attraverso questo non solo costruiamo le relazioni sociali ma per Bruner il linguaggio diventa proprio l’amplificatore sociale dato dalla capacità innata dell’essere umano, non a caso il bambino sin da subito impara a comunicare con la madre, attraverso le funzioni psicologiche superiori di Vigo. Quindi il linguaggio serve per trasmettere informazioni, e con Bruner andremo a vedere come il narrare sia anche un elemento fondamentale come Vigo, il quale sosteneva che con il linguaggio si trasmetteva la cultura di generazione in generazione e poi veniva modificata e attraverso il linguaggio si narrava ciò che era successo nel passato, per creare quindi i presupposti x creare una cultura futura. E anche in Bruner il linguaggio diventa un amplificatore, sia che parliamo di linguaggio orale, sia di un linguaggio scritto xk il linguaggio scritto ha una capacità maggiore di quello parlato xk va ad incidere su ciò che noi non dobbiamo dimenticare. Quando parliamo del viaggio verso la mente Bruner si avvale di una metafora del viaggio: il viaggio alla ricerca della mente, alla scoperta di come la mente vive, cioè di come acquisisce e usa la conoscenza. Sia in Piaget che in Vigo abbiamo visto un modo diverso di acquisire conoscenze e di come funzionava l’intelligenza. Piaget sosteneva che l’intelligenza funzionasse grazie ai due processi, di assimilazione e accomodamento e quando tra i due processi si creava equilibrio, l’individuo si adattava all’ambiente circostante ed era pronto per nuove conoscenze e competenze. Con Vigo abbiamo visto come l’intelligenza funzionava grazie alla presenza delle funzioni psicologiche superiori che servivano all’individuo non solo nella fase iniziale ma anche in quelle successive del proprio sviluppo, quella capacità che l’individuo aveva per fare esperienze e acquisire competenze e conoscenze. Era il linguaggio che diventava importante nella costruzione dell’intelligenza e nell’acquisizione di conoscenze e competenze, xk il linguaggio diventava lo strumento essenziale x costruire le prime relazioni sociali e poi per dare all’individuo la possibilità di fare il passaggio tra linguaggio esteriorizzato e pensiero. Era la cultura di appartenenza che era importante in Vigo, il quale sosteneva che lo sviluppo dell’individuo non potesse essere considerato universale, ma che dipendeva dalla cultura e dal contesto sociale nel quale l’individuo era inserito. Con Bruner vediamo come la mente vive e acquisisce la conoscenza. Quando ci riferiamo allo sviluppo cognitivo possiamo fare riferimento all’influenza che Bruner ebbe dalla teoria storico-culturale di Vigo e tutto ciò che riguardava la scienza cognitiva, cioè che l’individuo era il costruttore attivo della propria conoscenza. Secondo Bruner lo sviluppo cognitivo non scaturisce da

strutture interne (Piaget) né dal conformismo dell’individuo all’ambiente (comportamentisti) ma dallo sviluppo delle strategie che servono o ordinare e semplificare i dati dell’esperienza. Le strategie sono quelle che usiamo ad esempio quando ci prepariamo per un esame (mappe concettuali ecc). Queste strategie non si trovano solo nei primi anni di vita, ma in tutto il corso della propria vita utilizza delle strategie per apprendere e relazionarsi con l’altro. Vediamo come avviene lo sviluppo delle strategie. L’essere umano deve organizzare il proprio comportamento per adattarsi all’ambiente e lo fa tramite il comportamento intelligente. Infatti il cognitivismo fu la prima teoria a sostenere che lo sviluppo dell’individuo dipendesse sia dai fattori innati che da quelli ambientali, e grazie ad una coordinazione tra questi fattori l’individuo riesce ad avere la capacità di adattarsi all’ambiente e questo lo fa grazie al comportamento intelligente. Questo comportamento intelligente dipende soprattutto nelle prime fasi di sviluppo, da una sorta di preadattamento che riflette istruzioni genetiche proprie della specie. Il preadattamento consiste nella capacità di possedere i riflessi, che sono dei comportamenti specie specifici xk appartengono alla specie umana, quindi fanno parte delle istruzioni genetiche umane. Noi attraverso i riflessi iniziamo ad avere la capacità di rapportarci con l’altro, e riconoscere i comportamenti dell’altro. Quindi Bruner è importante non solo x lo sviluppo cognitivo, ma anche nella relazione madre bambino e poi quella che si costruisce tra insegnante e bambino. Infatti facendo riferimento a Bowlby e soprattutto Trevarthen ricordiamo che egli venne considerato l’autore + moderno che diede avvio alle nuove ricerche sulla relazione tra madre e bambino e sullo sviluppo cognitivo del bambino stesso (infatti egli faceva parte della scuola di pensiero del cognitivismo) e lui diceva che nei primi mesi di vita il bambino ha questi riflessi che lo portano a relazionarsi con l’altro e questi riflessi erano essenzialmente tre, l’aggrapparsi, la seguitazione, e la suzione. Questi primi mesi sono un preadattamento dell’individuo all’ambiente circostante. Secondo Bruner possiamo parlare di intelligenza sin dai primi mesi di vita e il comportamento intelligente viene ad essere dato dai riflessi che abbiamo sin dalla nascita e i primi mesi di vita diventano un preadattamento xk il bambino non ha ancora ben chiaro come funzionano determinati comportamenti. Lo sviluppo delle strategie è legato al tipo di rappresentazione che caratterizza le varie età del bambino. Abbiamo parlato di rappresentazione con Piaget, riferendoci alla rappresentazione dell’oggetto che si verificava solo a partire dai due anni di vita in poi, quando anche senza vedere l’oggetto riusciva a rappresentarselo. Con Bruner queste rappresentazioni avvengono in maniera precoce, xk l’individuo crea queste strategie x accelerare lo sviluppo cognitivo e le rappresentazioni saranno una costante in tutto l’arco della vita dell’individuo. Alcune capacità del bambino sono presenti sin dalla nascita. Il bambino è in grado di compiere delle rappresentazioni, di ipotizzare delle soluzioni anche se l’oggetto non è a portata di mano già verso le 10/ settimane (intorno a 2 mesi quindi). Bruner afferma che nel processo di acquisizione del pensiero maturo, il bambino passi attraverso tre forme di rappresentazione:

  1. Esecutiva;
  2. Iconica;
  3. Simbolica. Le rappresentazioni rimangono invariate per tutto lo sviluppo e nn si trasformano nella successiva come per la teoria di Piaget. Tali rappresentazioni sono legate e interdipendenti tra loro. Quando parliamo della rappresentazione esecutiva facciamo riferimento a tutto ciò che possiamo toccare; quando parliamo di quella iconica ci riferiamo a tutto ciò che possiamo guardare ascoltare e immaginare; quando parliamo della rappresentazione simbolica ci riferiamo al linguaggio. Bruner si occupa sia dello sviluppo tipico che di quello atipico. Quando siamo di fronte ad uno sviluppo tipico le tre rappresentazioni sono legate tra di loro; quando ci occupiamo di uno sviluppo atipico, le relazioni sono interdipendenti tra loro, xk se andiamo ad osservare un bambino non vedente, egli non avrà capacità visive ma svilupperà altre capacità, una capacità manuale, linguistica. Quindi non è necessario che il bambino con sviluppo atipico abbia tutte e tre le

 Riduzione della difficoltà: l’adulto lo guida, legge le istruzioni al bambino, gli fa vedere come svolgere un compito e lo fa esercitare xk diventi esperto;  Mantenere orientata l’attività: è importante che l’individuo concentri la sua attenzione sull’attività che sta svolgendo senza avere distrazioni;  Segnalazione delle caratteristiche specifiche: ogni livello di apprendimento ha delle caratteristiche specifiche e bisogna fare emergere queste caratteristiche;  Controllo della frustrazione: più l’adulto sarà in grado di accompagnare il bambino nelle fasi della propria crescita, più sarà un bambino che saprà relazionarsi con gli altri e risolvere un compito, che lo porterà ad avere successo. Le impalcature fornite dall’adulto servono a compensare il dislivello fra le abilità richieste del compito e le ancora limitate capacità del bambino, consentendo a quest’ultimo di realizzare completamente l’attività e facendolo al tempo stesso progredire verso livelli più avanzati di partecipazione. La narrazione è lo strumento privilegiato della trasmissione culturale. Infatti consente di organizzare l’esperienza, di costruire e trasmettere significati. Coloro che appartengono ad una cultura condividono le narrazioni di quella cultura; dai racconti individuali alle narrazioni storiche e religiose, alle concezioni del mondo e ai miti. Il pensiero narrativo rappresenta una particolare modalità cognitiva di organizzare l’esperienza, un modo per rappresentare gli eventi e trasformarli in oggetto di analisi e riflessione. Questa forma di pensiero è diversa dal pensiero razionale o logico-scientifico, il pensiero narrativo riguarda la realtà psichica e si basa su una logica intrinseca alle azioni umane (desideri, emozioni, affetti) e alle interazioni tra individui (regole e motivazioni sociali). Lezione 02 dicembre pomeriggio Confronto tra Bruner e Vigo. Bruner fa questo viaggio nella mente, come se la cultura è insita nell'individuo. Sia per Bruner che per Vito l'esperienza culturale è il fattore cardine dello sviluppo intellettuale. Le teorie di Piaget, Vigo e Bruner si incontrano sulla concezione dell'individuo come mente attiva che ordina l'universo. Socializzazione secondaria La socializzazione è un processo attraverso il quale l'individuo acquisisce comportamenti, atteggiamenti, regole, norme importanti e significative per il gruppo di appartenenza. Siamo partiti dalla socializzazione primaria, come il bambino inizia a costruire le prime relazioni e come diventa importante la prima figura di riferimento. Infatti attraverso la madre il bambino inizia a conoscere quelle regole che diventeranno fondamentali nella costruzione di qualsiasi relazione. Impara che la relazione viene costruita grazie a delle regole, prima di tutte nella comunicazione, capisce che in questa c'è un emittente e un ricevente, l'allattamento diventa una prima forma di comunicazione. Tutto ciò che il bambino impara nella socializzazione primaria lo utilizzerà nelle relazioni secondarie che il bambino costruirà, sia quando entrerà nel mondo della scuola che nei gruppi. Grazie al gruppo iniziamo ad affermare l'identità, come richiamava Erikson che aveva improntato la sua teoria su come l'individuo nel corso della vita riusciva a costruire la propria identità e questa si formava quando l'individuo entrava a far parte del gruppo e da quel momento lui poteva affermare: io sono. Infatti erikson dice che l'individuo durante tutto il corso della vita si domanda : chi sono io? Quando parliamo di socializzazione secondaria ci riferiamo al gruppo di coetanei che possono essere i fratelli o i coetanei estranei. La relazione che si può creare com un coetaneo fratello o un coetaneo estraneo è diversa. Avere un fratello è positivo perché iniziamo a sperimentare le emozioni che andremo a mettere in atto quando ci relazioniamo con gli altri. Allo stesso modo la relazione tra fratelli e sorelle offre esperienze diverse rispetto all'interazione con i genitori, perché mentre con i genitori si instaura una relazione asimmetrica dove il genitore sta al di sopra e il bambino al di sotto, con i fratelli si crea una relazione simmetrica xk sono sullo stesso piano condividendo un percorso insieme sperimentando emozioni positive e negative. Quando osserviamo i fratelli vediamo che la relazione è caratterizzata da sentimenti ambivalenti: ostilità, invidia ma anche affetti e piacere. È proprio in ambito familiare che il bambino, già dal primo anno di vita, acquisisce la capacità di comprendere le emozioni degli altri e di essere quindi

empaticamente vicino agli altri. Le relazioni che si creano con i coetanei sono diverse da quelle che si hanno con i genitori perché la relazione che si crea con i coetanei è essenziale per lo sviluppo cognitivo e sociale del bambino e può supplire a carenze o assenze della madre (Ainsworth,1973). Il gruppo dei coetanei, esterni al mondo familiare, viene definito un'aggregazione relativamente stabile di due o più bambini che interagiscono insieme, condividendo norme e scopi e che hanno sviluppato una certa divisione dei ruoli e degli status che regolamentano la loro interazione. Il rapporto con i coetanei è sottoposto ad un graduale sviluppo, inizialmente i contatti sono occasionali, per esempio se i bambini devono condividere lo stesso giocattolo, pian piano diventano più intensi e significativi. Nel gruppo ognuno assume uno status proprio. Parliamo di leader ad esempio quando ci troviamo di fronte ad un individuo che sa organizzare coordinare il gruppo ed è la persona verso cui tutti vanno per chiedere aiuto e supporto. Poi abbiamo altri ruoli come il subleader, che subentra quando il leader non c'è. Questi status sono presenti nei gruppi sia quando si costruiscono relazioni sociali positive sia quando si costruiscono relazioni sociali negative, dove ognuno ha un ruolo e dà un contributo alla situazione che si sta analizzando. Nel momento in cui parliamo di socializzazione secondaria, quindi tra coetanei fratelli e coetanei estranei possiamo avere relazioni positivi e negative. Una positiva può essere l'amicizia. L'amicizia nasce quando l'altro ha le nostre stesse caratteristiche, quando condividiamo qualcosa, quando ci sosteniamo a vicenda, quando non è necessario il linguaggio ma basta un cenno per capirsi. L'amicizia può essere considerata una condizione che favorisce lo sviluppo delle capacità di rose taking (alternanza di ruoli), dell'impatto e quindi del comportamento prosociale. Allo stesso tempo ci sono relazioni sociali negative, come l'aggressività. Non è facile definire il comportamento aggressivo nonostante ci sono molti studi a riguardo. La maggior parte degli studiosi definiscono l'aggressività come l'insieme di azioni dirette a colpire uno o più individui tale da provocare loro sofferenze di natura fisica o morale. L'aggressione è come se avesse un inizio e una fine. La parola deriva dal termine aggredior che significa assalire o andare verso, intraprendere. All'interno del termine aggressività possono rientrare altri comportamenti (termine valigia). Negli ultimi anni sentiamo parlare spesso di bullismo e prepotenza. Tutti termini negativi che però hanno aspetti diversi. Mentre l'aggressività è un comportamento che viene scaturito da uno stimolo, ad un comportamento aggressivo l.altro risponde in maniera aggressiva ma termina lì, cosa ben diversa è quando ci si riferisce al bullismo e la prepotenza. Il bullismo si riferisce più alla prepotenza, ovvero quando c'è l'intenzionalità da parte dell'individuo di arrecare danno all'altro. Non viene ad essere scaturita. Dietro il bullismo vi è una mancanza di emozioni. Il bullismo deriva dal termine inglese bullying, che è stato identificato da molti ricercatori come un comportamento aggressivo, di dominanza caratterizzato dall'assenza di empatia nei confronti delle vittime. Infatti quando pensiamo al bullismo facciamo riferimento sempre ad un bullo e una vittima. Il bullo è la persona che reca un danno all'altro e la vittima subisce passivamente questo tipo di prepotenza. Se noi ci riferiamo al termine di prepotenza possiamo dire che un ragazzo subisce delle prepotenze quando un ragazzo o un gruppo di ragazzi gli dicono cose cattive e spiacevoli. È prepotenza quando un ragazzo riceve colpi o nessuno gli rivolge la parola. È prepotenza quando un ragazzo viene preso in giro ripetutamente e con cattiveria. Non si tratta di prepotenza quando invece due persone all'incirca della stessa forza lottano o litigano tra di loro. La differenza tra prepotenza e bullismo rispetto ad un comportamento di aggressività. La prepotenza è un tipo di aggressività caratterizzato da: Ÿ Intenzionalità: c'è la volontà di fare del male ad un'altra persona; Ÿ Sistematicità: l'atto di prepotenza viene ripetuto nel tempo e tra gli stessi soggetti; Ÿ Disequilibrio: c'è uno squilibrio tra le forze in gioco, un soggetto più forte ed uno più debole, non solo fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Ci sono diversi tipi di prepotenza: Ÿ Aggressione fisica (colpire fisicamente o rubare le mie cose) Ÿ Aggressione verbale (mi hanno offeso con brutto nomi, sono stato minacciato) Ÿ Aggressione indiretta (non mi rivolgono la parola, vengo escluso dai giochi) La prepotenza è un fenomeno multifattoriale. Alla base di questo tipo di atteggiamento possono esserci diverse cause: Ÿ Individuali: temperamento, deficit di attenzione e iperattività. Ÿ Famiglia:qualità del clima familiare: carenza di affetto e comprensione, conflittualità relazionale, iper-protettivo Ÿ Il gruppo dei pari:il bullismo costituisce anche un fenomeno di gruppo Ÿ Stile docente: eccessi di permissivismo ed eccessi di autoritarismo. All interno della classe si creano quei ruoli che ogni soggetto deve avere. Abbiamo parlato di bullo e di vittima. Entrambi hanno delle determinate caratteristiche psicologiche. Il bullo può essere dominante, gregario o bullo/

questa cooperazione nella classe, quindi lavorare sulle emozioni, sul cercare di mettere a confronto facendo esprimere a tutti il proprio giudizio. Bisogna poi lavorare non solo nella scuola, quindi alunni e insegnanti, ma anche con i genitori, xk deve esserci questo interscambio tra le istituzioni per cercare di trovare una soluzione x far abbassare la percentuale di bullismo in un tempo + lungo di lavoro. Solitamente quando nelle scuole vengono proposti dei percorsi sulla tematica del bullismo, sono dei percorsi che devono avere un arco di tempo + lungo, solitamente si lavora o nelle scuole primarie dove il fenomeno del bullismo si inizia a registrare solitamente dalla 3 elementare in poi quindi cercare di lavorare dalla 3 alla 5 elementare x fare un lavoro costante in questo intervento di formazione e prevenzione. Oppure se si propone un lavoro di bullismo nelle scuole medie, è meglio lavorare dalla 1 alla 3 media. Questi lavori solitamente iniziano da novembre in poi quando la componente classe si è consolidata, si sono formati i gruppi di amici, o le relazioni sociali negative e quindi si può iniziare a dare vita a questi percorsi all’interno della classe. Diventa importante coinvolgere i genitori xk bisogna sapere le cause che hanno spinto il bambino a diventare bullo o vittima. Si va a lavorare sull’aspetto emotivo, sui ruoli che ogni singolo soggetto presenta o mette in atto. I livelli di interventi proposti vanno a lavorare su più piani. Si parla di una politica antibullismo; intervento in classe e playground (se ci sono dei cortili all’interno della classe); colloqui individuali per lavorare sull’aspetto + emotivo. Si parla della politica antibullismo quando ci riferiamo a degli interventi che coinvolgano tutti i protagonisti, non solo insegnanti e alunni, ma l’intera scuola, anche xk a volte atti di bullismo si verificano dal cancello della scuola all’interno della scuola, oppure nei corridoi, quindi quando non c’è il controllo da parte del docente. Quindi nella politica antibullismo si attivano degli incontri, la sensibilizzazione che deve essere fatta a tutti i componenti della scuola xk avere quel controllo in più, x osservare in maniera + dettagliata x comprendere quali atteggiamenti vengono messi in atto. Le persone coinvolte sono i presidi, il collegio docenti, amministrazione. Vengono coinvolte le famiglie, x conoscere i vissuti di ogni singola famiglia, quindi la relazione tra famiglia e insegnanti, e vengono coinvolti anche i bidelli e altro personale proprio xk a volte quando si chiede all’insegnante di uscire e andare in bagno si creano situazioni in cui può scaturire il fenomeno del bullismo xk manca il controllo. Si lavora sul gruppo classe, sui singoli che vengono inseriti nel gruppo. Il bullo non viene mai inserito nello stesso gruppo della vittima, ma si tende di spostarlo, il bullo va a finire in un altro gruppo, per la rotazione dei singoli soggetti nei vari gruppi che serve x cercare di stare bene e sapersi relazionare con tutti i gruppi della classe. Quindi bisogna sensibilizzare in tutti gli ambienti che ruotano intorno al contesto educativo e scolastico. Quindi i cancelli della scuola, assemblee e momenti di incontro collettivi, attività didattiche in aula, intervalli, pause pranzo, cortili, toilette, dintorni della scuola, corridoi. Si deve coinvolgere tutto il mondo scolastico xk questo fenomeno può verificarsi in tutte le zone che ruotano intorno alla scuola stessa, e possono coinvolgere non solo una classe ma anche tutte. Solitamente quando si tende di sensibilizzare l’intera classi si cerca di far vedere dei film, dei video con argomenti come la prepotenza e si tende di stabilire una discussione x analizzare il problema chiedendosi xk si verificano determinate situazioni, e quale può essere la soluzione a quel problema. Quando nella classe ci si rende conto che è emerso questo fenomeno, bisogna fare una pianificazione del lavoro, quindi effettuare un lavoro lungo, minimo tre anni. Bisogna mettere in atto un circolo di qualità che noi dovremmo utilizzare sempre ogni volta che ci rendiamo conto che c’è qualcosa che non va all’interno del gruppo e questo circolo permette di identificare il problema, trovare delle soluzioni e quanto tempo è necessario impiegare x arrivare alla soluzione. Quindi il circolo di qualità ci porta alla soluzione del problema partendo dall’analisi dello stesso. Al centro c’è l’identificazione del problema, attorno al quale c’è l’analisi del problema, andiamo a vedere quali sono le soluzioni al problema, e poi c’è la presentazione della soluzione e la previsione attuazione. Nel circolo di qualità diventa importante analizzare il problema e vedere perché questo si verifica, e poi come si può risolvere la situazione (vedi slides). Questo è ciò che succede nel bullismo tradizionale, dove non si parla di anonimato ma si conoscono sia il bullo che la vittima e ci sono

interventi che possono essere proposti x arginare il problema e avvantaggiare la cooperazione creando relazioni e cooperazioni si può ridurre questo fenomeno. In alcune scuole vengono proposti interventi come il supporto alla pari, dove i ragazzi stessi vengono formati. Il ragazzo che è più empatico e viene cercato da tutti viene formato per supportare compagni che subiscono atti di bullismo o altri tipi di relazione distorta (sportello amico). Negli ultimi anni si parla di un’altra forma di bullismo che viene definito cyber bullismo, che viene effettuato tramite ulteriori mezzi, come sms, chat, foto/videoclip, e-mail, siti web, telefonate, MMS. Quindi tutte queste forme di bullismo avvengono attraverso uno schermo, quindi c’è un anonimato assoluto xk attraverso lo schermo non si utilizza il proprio nome ma un nickname ch serve a farci nascondere, e iniziamo a mettere in atto queste forme di bullismo attraverso le chat. La cosa + pericolosa che si crea con il cyber bullismo e anche con il bullismo tradizionale è che si può arrivare a situazioni estreme, xk essere ridicolizzati agli occhi di tutti, quindi arrivare anche al suicidio. Nel cyber bullismo le forme di violenza avvengono h24 ed è difficile intervenire, se non per mezzo delle segnalazioni alla polizia postale, unico ente che può risalire a chi si nasconde dietro alla chat. Quindi è necessario intervenire il prima possibile x evitare possibile delinquenza minorile, xk se non si interviene e non si va a ristabilire i rapporti, si sfocia nella delinquenza minorile che fa parte delle situazioni compromesse, perché passa il messaggio che con la violenza si possa risolvere tutto.