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Diversità e Somiglianze: Un'analisi Antropologica - Prof. Ranisio, Dispense di Antropologia Culturale

Riassunto del primo capitolo: Lo studio delle diversità.

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 06/05/2019

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ANTROPOLOGIA CULTURALE
CAPITOLO 1
LO STUDIO DELLE DIVERSITA'
LA SPECIE UMANA
L'antropologia è la disciplina che studia le somiglianze e le dierenze della specie umana. La
diversità viene vista come spunto per le disuguaglianze e siamo spin a rivendicare l'uguaglianza
di traamento in nome della somiglianza tra tu gli esseri umani. Accade anche di rivendicare il
dirio alla diversità quando la somiglianza tra tu gli esseri umani viene ulizzata per imporre
conformismo e soomissione a regole generali. La valorizzazione delle somiglianze ha un ruolo
importante nella costruzione dei gruppi e nelle alleanze tra ques, la valorizzazione delle
diversità incrementa l'instaurarsi di rappor osli tra i gruppi. Tuavia accade anche che due
gruppi siano osli tra loro perche simili e quindi in compezione, o che gruppi diversi si
accordino più facilmente perchè complementari.
L'antropologia parte dal presupposto che la specie umana è una specie sociale, quindi non studia
individue ma società umane: le relazioni che tengono insieme gli individui, le struure sociali
ossia i sistemi stabili di relazioni, i fa sociali cioè il funzionamento delle struure di relazioni, e
le persistenze e i mutamen che struure e fa sociali presentano.
La nozione di specie umana è stata messa in discussione varie volte nel corso della storia. Nella
storia occidentale e mediorientale un requisito considerato essenziale per millenni, per
appartenere alla specie umana, era il possesso dell'anima, dicile da accertare empiricamente.
Al'interno di molte società vengono considera meno umani di altri l esseri umani appartenen
a determinate categorie. Questo ci porta a parlare non solo di umanità ma di riconoscimento/
misconoscimento dell'umanità, nel senso che vari grupi per includere/escludere nella specie
umana altri gruppi o individui si appellano a criteri di somiglianza o diversità, che variano dal
possesso di una certa lingua, all'appartenenza a un determinato sesso o al colore della pelle. I
requisi non sono sempre gli stessi per tu i popoli e in tu i tempi, non possiamo quindi
considerarli indicatori permanen dell'umanità, sono piuosto indicatori del fao che un certo
gruppo vuole includere o meno un altro gruppo nella categoria degli esseri umani. Per quanto
possa essere negavo il giudizio di un gruppo nei confron di un altro, questo non ha mai
impedito un contao tra loro, forme di comunicazione e di scambio. Spesso gli scambi sono
ineguali e la comunicazione asimerica, uno dei gruppi riceve molto e dà poco, imparsce ordini
e oene obbedienza. Il contao tra gruppi diversi produce sempre risulta vitali condivisi:
lingue nuove, usanze e costumi ibridi, tecniche e abilità trasmesse, copiate o apprese e alla ne
condivise, prache religiose in cui si mescolano credenze, ri e preghiere dell'uno e dell'altro
gruppo; soprauo prole meccia nata da genitori appartenen a gruppi diversi. Quindi
l'appartenenza alla specie umana si basa sulla capacità di costuire relazioni con altri gruppi di
esseri umani, che siano relazioni cooperave o antagoniste.
SOMIGLIANZE E DIFFERENZE
Potrebbe sembrare ovvio che la somiglianza facili l'intesa e la diversità facili l'oslità, ma non
è sempre così.
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ANTROPOLOGIA CULTURALE

CAPITOLO 1

LO STUDIO DELLE DIVERSITA'

LA SPECIE UMANA

L'antropologia è la disciplina che studia le somiglianze e le differenze della specie umana. La diversità viene vista come spunto per le disuguaglianze e siamo spin� a rivendicare l'uguaglianza di tra�amento in nome della somiglianza tra tu� gli esseri umani. Accade anche di rivendicare il diri�o alla diversità quando la somiglianza tra tu� gli esseri umani viene u�lizzata per imporre conformismo e so�omissione a regole generali. La valorizzazione delle somiglianze ha un ruolo importante nella costruzione dei gruppi e nelle alleanze tra ques�, la valorizzazione delle diversità incrementa l'instaurarsi di rappor� os�li tra i gruppi. Tu�avia accade anche che due gruppi siano os�li tra loro perche simili e quindi in compe�zione, o che gruppi diversi si accordino più facilmente perchè complementari.

L'antropologia parte dal presupposto che la specie umana è una specie sociale, quindi non studia individue ma società umane: le relazioni che tengono insieme gli individui, le stru�ure sociali ossia i sistemi stabili di relazioni, i fa� sociali cioè il funzionamento delle stru�ure di relazioni, e le persistenze e i mutamen� che stru�ure e fa� sociali presentano.

La nozione di specie umana è stata messa in discussione varie volte nel corso della storia. Nella storia occidentale e mediorientale un requisito considerato essenziale per millenni, per appartenere alla specie umana, era il possesso dell'anima, difficile da accertare empiricamente. Al'interno di molte società vengono considera� meno umani di altri l esseri umani appartenen� a determinate categorie. Questo ci porta a parlare non solo di umanità ma di riconoscimento/ misconoscimento dell'umanità, nel senso che vari grupi per includere/escludere nella specie umana altri gruppi o individui si appellano a criteri di somiglianza o diversità, che variano dal possesso di una certa lingua, all'appartenenza a un determinato sesso o al colore della pelle. I requisi� non sono sempre gli stessi per tu� i popoli e in tu� i tempi, non possiamo quindi considerarli indicatori permanen� dell'umanità, sono piu�osto indicatori del fa�o che un certo gruppo vuole includere o meno un altro gruppo nella categoria degli esseri umani. Per quanto possa essere nega�vo il giudizio di un gruppo nei confron� di un altro, questo non ha mai impedito un conta�o tra loro, forme di comunicazione e di scambio. Spesso gli scambi sono ineguali e la comunicazione asime�rica, uno dei gruppi riceve molto e dà poco, impar�sce ordini e o�ene obbedienza. Il conta�o tra gruppi diversi produce sempre risulta� vitali condivisi: lingue nuove, usanze e costumi ibridi, tecniche e abilità trasmesse, copiate o apprese e alla fine condivise, pra�che religiose in cui si mescolano credenze, ri� e preghiere dell'uno e dell'altro gruppo; sopra�u�o prole me�ccia nata da genitori appartenen� a gruppi diversi. Quindi l'appartenenza alla specie umana si basa sulla capacità di costuire relazioni con altri gruppi di esseri umani, che siano relazioni coopera�ve o antagoniste.

SOMIGLIANZE E DIFFERENZE

Potrebbe sembrare ovvio che la somiglianza facili� l'intesa e la diversità facili� l'os�lità, ma non è sempre così.

Gli indicatori delle diversità variano da società a società, addiri�ura da gruppo a gruppo e nel tempo. Chi è diverso è sempre diverso per qualcuno, non si è diversi perchè si ha una cara�eris�ca o un certo tra�o, si è diversi perchè chi individua quella cara�eris�ca o quel tra�o li considera indicatori di diversità. Le diversità possono essere viste come immutabili o mutabili, come permanen� o transitorie. Un'altra spiegazione della diversità ha un fondamento scien�fico, la fa derivare dalla trasmissione di cara�eri ereditari di generazione in generazione, nel Dna. Con questa teoria si ri�ene che con il sangue vengano trasmessi anche cara�eri morali e intelle�uali. Da qui la convinzione che vi siano razze superiori e razze inferiori. Nella teoria razziale i cara�eri razziali vengono concepi� come immodificabili. Allo sterminio di un'intera popolazione si da il nome di genocidio, si usa invece etnocidio per indicare la distruzione di una cultura collegata con un gruppo umano, la dispersione dei suoi sostenitori e la loro assimilazione in altre culture. Un'altra teoria sulle cause della diversità le collega a fa�ori ambientali, a�ribuisce i cara�eri sociali e culturali di una popolazione all'ambiente naturale in cui vive. Altre ipotesi sostengono invece che le diversità dipendono dall'effe�o dell'ambiente sociale sugli individui. Altri autori a�ribuiscono le diversità sociali e culturali ai diversi rappor� sociali e alle diverse possibilità di accesso ai beni materiali e non. Tu�e le teorie ambientaliste concordano nel dire che alcuni cara�eri potrebbero essere modifica� per favorire la convinvenza tra gruppi diversi. Si è anche ipo�zzato che i cara�eri trasmessi per via ereditaria, anche se non modifcabili, possano essere orienta� a fini u�li per la società a�raverso processi di inculturazione, ossia l'educazione

Il gruppo che giudica diverso un altro gruppo, è consapevole anche della propria diversità. Questa consapevolezza può restare implicita o può essere rivendicata per valorizzare la propria iden�à, affermare la propria superiorità, gius�ficare il dominio che si esercita o che si vuole esercitare.

La diversità viene caricata di un giudizio di valore, le viene assegnata una valutazione assoluta, ossia buona o ca�va, e una valutazione compara�va ossia rispe�o a che la de�ene o ne è privo. E' tramite questo giudizio di valore che una diversità viene trasformata in una differenza. Si forma così il sistema delle differenze proprie di un gruppo, al cui interno ogni cara�eris�ca diversa riscontrata negli altri gruppi o nel proprio, ha una sua collocazione in termine di valore, per�nenza e gerarchia. Questo sistema viene appreso nel proprio gruppo fin dall'infanzia e diventa parte integrante della visione del mondo.

Il sistema delle differenze opera in tre modi diversi:

  • Un gruppo definisce come diversità una cara�eris�ca a cui però non a�ribuisce un forte valore, viene quindi considerata una diversità non problema�ca e non entra nel sistema delle differenze.
  • La diversità individuata dal gruppo viene caricata di un valore nega�vo, il gruppo che ne è portatore sarà inves�to da un giudizio di inferiorità.
  • Il gruppo a�ribuisce alla diversità trovata valori posi�vi e tende ad a�ribuire a se questa cara�eris�ca, può riconoscerla anche in altri gruppi che vengono quindi equipara� al suo e considera� validi come il proprio. Può succedere che un gruppo a�ribuisca ad un altro gruppo cara�eris�che posi�ve che nel suo non riscontra e può avviarsi un processo di scambi e cooperazione o può giudicare quel gruppo migliore del suo.

L'ESPERIENZA DELLE DIVERSITA'

Non esiste una percezione universale della diversità, nè un'opinione universale sul valore da riconoscere alle diversità. Alcuni studiosi hanno ipo�zzato il cara�ere immaginario dei sistemi

ETNOCENTRISMO E RELATIVISMO CULTURALE

Etnocentrismo è il termine che descrive la concezione secondo cui il proprio gruppo è considerato il centro di ogni cosa e tu� gli altri sono classifica� e valuta� in rapporto a esso.

Classificare gli altri in rapporto al proprio gruppo vuol dire applicare agli altri categorie e

criteri ricava� dalla propria esperienza, senza chiedersi se appropria� per descrivere il

modo di vita altrui. Valutare gli altri in relazione al proprio gruppo significa applicare a

essi i valori che guidano i giudizi all'interno del proprio gruppo. L'etnocentrismo non si

costruisce su analisi razionali, ma sulla percezione sogge�va di comportamen�, regole e

costumi che non sono come i nostri. Nessuna società può vivere se i suoi membri non

rispe�ano un certo numero di regole condivise, per funzionare il rispe�o delle regole

deve essere interiorizzato da tu� i membri della società, in un processo di

inculturazione.

L'inculturazione comprende anche quella che noi chiamiamo educazione, ovvero gli

insegnamen� che gli adul� danni ai bambini e ai giovani. Nell'inculturazione includiamo

quella parte di costumi, regole e usanze di un gruppo che vengono apprese e messe in

a�o dai singoli nelle azioni concrete della vita quo�ana. Si rende quindi abitudinario e

automa�co il rispe�o delle regole.

Questo apprendimento avviene in ambien� che sono parte integrante di queste

esperienze. Per i sogge� gli elemen� dell'ambiente si associano con l'esperienza che la

vita quo�diana riserva, e vengono così interiorizza� divenendo parte integrante

dell'equilibrio psichico personale e della visione del mondo di ognuno. Questo processo

viene definito etnocentrismo a�tudinale. Si tra�a di prodo� culturali, che messi a

confronto con altri modi di fare, vengono vis� come una minaccia culturale e psicologica

alle proprie sicurezze. Per rispe�are le regole del proprio gruppo bisogna essere convin�

che siano giuste, questa convinzione viene elaborata in vari modi. Il primo modo è

sacralizzare i costumi e le leggi, a�ribuendogli un'origine sovrumana. In società più

secolarizzate, come la Grecia e la Roma an�ca, regole e leggi venivano a�ribuite

all'opera di uno o più legislatori illumina�. Nelle grandi società contemporanee le regole

e le usanze sono il prodo�o di un progresso storico di miglioramento della convivenza

umana.

L'integrazione e il funzionamento della società garan�scono a tu� i membri

sopravvivenza e sicurezza, ma richiedono che ciascuno sappia imporre una disciplina ai

proprio comportamen� per renderli compa�bili con il funzionamento della società.

Questa richiesta comporta limitazioni della libertà e talvolta sacrifici e rinunce, che

vengono acce�a� se richies� per "qualcosa che vale", quindi la società stessa deve

essere elaborata culturalmente come un valore. Altan per questa società vista come un

valore propone il nome di "ethnos", il cui significato corrispendo grosso modo al nostro

termine "popolo". Questa nozione è stata trado�a in età moderna con il termine etnia,

u�lizzata per definire i popoli extraoccidentali, le cui forme di organizzazione sociale

is�tuzioni statali e leggi scri�e e che furono ritenu� senza storia. La scienza che studiava

ques� popoli fu chiamata etnologia, trasfomata poi in antropologia. In Europa dal XIX

secolo si è sviluppato il conce�o di nazione, ossia uno stato moderno con governo

centrale e is�tuzioni stabili, con le cara�eris�che dell'etnia: un popolo omogeneo con

lingua, territorio, storia, costumi e usanze comuni. Iden�ficarsi con lo stato-nazione e

interiorizzare i simboli significa, per i singoli, valorizzare se stessi e il proprio gruppo, la

propria società di appartenenza. Negli ul�mi decenni si sono sviluppa� alcuni processi

che hanno rafforzato la diffusione dell'etnocentrismo a base etnica: i paesi già coloniali,

diventa� indipenden� dopo la seconda guerra mondiale, sono sta� spin� ad ado�are gli

ordinamen� e le ideologie dello stato-nazione; lo stesso stato-nazione, dopo i disastri

delle due guerre mondiali, ha lasciato spazio a un mol�plicarsi di iden�tà en�che a base

regionale e addiri�ura locale. L'etnocentrismo alla base dello stato-nazione viene

definito etnocentrismo ideologico, che non ha nulla di inconsapevole, è al contrario un

radicato sistema di idee rela�vo a somiglianze e differenze, spesso trasformato in in

sistemi di dee sulla superiorità e l'inferiorirà del proprio gruppo rispe�o agli altri.

In alcuni casi ques� sistemi di idee sono vere e proprie teorie razziste, forme di

etnocentrismo aggressive. La consapevolezza che gli etnocentrismi possono alimentare

violenze e persecuzioni ha indo�o mol� a cercare un'alterna�va nella teoria e nella

pra�ca del rela�vismo culturale.

Per rela�vismo culturale si intende un a�eggiamento tollerante a favorire la convivenza

tra culture. Questo si ar�cola in:

Rela�vismo cogni�vo secondo cui da cultura a cultura variano non solo i contenu�

dei saperi, ma le stru�ure di pensiero, le categorie secondo cui i saperi vengono

prodo� e organizza�. Questo ha impegnato gli studiosi in diba�� ancora

inconclusi, che nella prima fase opponevano il pensiero pre-logico proprio dei

popoli primi�vi, e il pensiero razionale, questa opposizione è stata dimostrata

inada�a alla descrizione della realtà e viziata da etnocentrismo ed è stata

abbandonata. Resta il diba�to sulla possibile diversità dei modi di pensare: se le

forme del pensare sono rela�ve com'è possibile uscire dalla propria cultura e far

circolare i saperi?

Rela�vismo morale secondo cui nessuna azione umana può essere giudicata al di

fuori del contesto culturale in cui viene compita. Questo solleva il problema di

costruire una morale universale, poichè qualsiasi azione, purchè coerente con le

premesse culturali da cui è scaturita, viene gius�ficata. La globalizzazione che ha

portato a interven� dei paesi più for� nei paesi meno for�, ha messo in evidenza

la necessità di un riconoscimento universale dei diri� basilari, de� "diri�

umani" e alla formulazione di leggi ne garan�scono il rispe�o ovunque nel

pianeta.

Contro il rela�vismo si schierano tu� quei gruppi, spesso di ispirazione religiosa, che si

ritengono custodi di una forma di conoscenza e ritengono sia loro diri�o imporla. Altri

gruppi contrari al rela�vismo sono mossi da ragioni umanitarie, ritengono che apra la

strada alla prepotenza e alla violenza. Si schierano a favore invece mol� intelle�uali

contemporanei, la loro tesi è che nel mondo di oggi è stato proposto o addiri�ura

imposto il contenuto della cultura occidentale come possibile superamento delle

posizioni rela�vis�che.

il confronto deve me�ere in discussione la nostra cultura, non solo quella altrui, non

si tra�a solo di assumere il nostro modo di essere e di pensare come metro su cui

misurare gli altri, si tra�a di assumere il modo di pensare e di essere degli altri

come metro su cui misurare noi stessi.

l'obie�vo di questa operazione di confronto cri�co e autocri�co è una riforma del

sapere antropologico e delle sue categorie valuta�ve.

De Mar�no definiva la sua posizione etnocentrimo cri�co, intendendo l'impossibilità e

l'inu�lità di uscire dalla propria tradizione culturale, quindi dal proprio etnocentrismo,

che diventa cri�co in quanto non dimen�ca mai la propria origine storica, come una

delle storie umane possibili, non pretendendo quindi di riassumere tu�e le storie

umane. L'etnocentrismo cri�co, nel confronto con la cultura "altra" che incontra, trova il

terreno per conoscere i propri limi�, ma anche la possibilità di andare oltre quei limi�

per contribuire alla costruzione dell'umanesimo etnologico. Scopo ul�mo

dell'altropologia è produrre e diffondere conoscenza, contribuire a creare le condizioni

degli scambi culturali, gli antropologi scrivono culture. Se comprendere una cultura

diversa è un lavoro di interpretazione, scriverne è un lavoro di traduzione.