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Introduzione
A partire dagli anni Ottanta si apre il dibattito sui beni culturali e sulle tradizioni, manifestazioni, patrimoni culturali di un gruppo e sulla loro gestione da parte delle comunità locali (di ciò che ritengono essere importante per la propria identità). Il patrimonio culturale può essere assunto come una versione particolare del passato che appartiene a uno specifico gruppo. A questo proposito, la ricerca antropologico si è concentrata maggiormente sulla sfera devozionale, che trova spesso espressione in patrimoni materiali e immateriali estremamente vari. Gli aspetti devozionali sono inseriti in progetti di valorizzazione e rifunzionalizzazione, all’interno di un’ottica che presuppone la promozione delle risorse locali, utili per lo sviluppo di offerte turistiche sul territorio. Negli approcci legati al marketing infatti, tradizioni e rituali sono analizzati spesso come prodotti vendibili, al fine di invogliare l’incontro turistico. Gli anni 70’ hanno aperto intensi dibattiti circa la concezione del folklore, un tempo ritenuto prerogativa esclusiva della produzione contadina o subalterna, che invece viene rivalutato in luce del suo rapporto coi nuovi media, in grado di trasmettere e diffondere il suo potenziale, in processi del tutto nuovi di rivitalizzazione. Altri studi sono incentrati sul modo in cui si manifesta la partecipazione dal basso, al modo in cui progetti di valorizzazione culturale contribuiscono alla ridefinizione della realtà locale e a processi di rielaborazione della loro identità (identitaria) ( si attivano forme di rappresentazione, poteri, strategie di costruzione dell’identità e della memoria). L’antropologo deve tener conto di come si producono le retoriche della tradizione, nella misura in cui in tale operazione sono impiegate le comunità locali e gli organismi nazionali e sovranazionali. Il patrimonio devozionale, la religione, presuppongono una serie di significati complessi iscritti in simboli e rituali. Da un lato è funzionale all’esigenza di autorappresentazione di una comunità, dall’altro ha molti significati e risvolti, poiché spesso è rivolta all’esterno e puo’ essere indirizzata anche a finalità di proselitismo. Le pratiche di celebrazione, rivitalizzazione dei rituali devozionali costituiscono, non solo, momenti di rafforzamento del senso
comunitario, ma anche di promozione e valorizzazione della località stessa.
Comportamenti, codici espressivi, devozione È possibile individuare differenti linguaggi di devozione, diverse forme espressive/comunicative che caratterizzano l’ampio e variegato patrimonio culturale devozionale: oralità, iconografia, festività, commemorazioni, museografia, o nuove produzioni del web e della multimedialità. Diverse modalità comunicative e divulgative proprie della tematica sacra si esprimono in uno specifico ambito patrimoniale di riferimento o a seconda delle diverse finalità (rifunzionalizzazione, riproposizione, reinvenzione collegati non solo all’uso turistico e di marketing ma anche a una funzione autonoma tesa a far rivivere la comunità) Tali aspetti rappresentano il filo conduttore dei diversi saggi che si trovano in questo volume:
Attraverso l’analisi di case-studies, si indagano una pluralità di linguaggi, codici espressivi e modalità di trasmissione e di espressione del sacro e del patrimonio devozionale. La devozione, nel sui collocarsi in un determinato territorio e all’interno di determinate comunità locali, elabora specifici linguaggi, attraverso cui le comunità esprimono il proprio rapportarsi con la sfera del sacro e rivelano esigenze di partecipazione, coesione, solidarietà.. La tecnica fotografica così come quella audiovisiva, restituiscono e fissano nel tempo tali linguaggi. Lo sguardo fotografico diviene dunque componente di questo volume, utile anche allo studio della dimensione diacronica della devozione all’interno di date comunità ( cioè del loro evolversi nel tempo). Le diverse forme espressive e i diversi linguaggi della devozione, rappresentano la memorizzazione e la documentazione, la fissazione delle pratiche e dei rituali devozionali e allo stesso tempo, la loro trasformazione e la reinventazione degli stessi, magari sottoforma di nuove modalità comunicative.
Una cascata di fiori. Comunicare infiorando —>ripercorre la storia dell’infiorata per soffermarsi sulle modalità di comunicazione
dell’utilizzo del web da parte di un culto di recente formazione (quello della Madonna di Zaro) e dall’analisi di altri siti di contenuto religioso.
Uno storytelling per la ceramica sacra —> In questo saggio S.Romano si sofferma sui numerosi oggetti per uso devoto,presenti nella Collezione Mazzacane,tra i quali acquasantiere,targhe ed edicole votive,vasi ed altri oggetti decorati con immagini sacre. L’autrice sottolinea il mutamento della funzione comunicativa di oggetti destinati originariamente alla devozione pubblica o privata e,successivamente,ad altre funzioni collegate al loro divenire parte di un patrimonio da collezionare o da esporre in un museo,quando l’oggetto sacro si spoglia della sacralità devozione per assumere nuove vesti identitarie: quella di un oggetto raro e prezioso da conservare ma,al tempo stesso,anche testimonianza e memoria da custodire.
Non “freddi documenti" ma “cuori di carne.” La devozione alla Santissima Trinità di Vallepietra —->In questo saggio l’autrice descrive il culto della trinità a Vallepietra,attraverso l’opera di fotografi e studiosi che lo hanno documentato. Attraverso le immagini l’occhio del fotografo e/o dello studioso incrocia quello dei devoti. Diventano importanti in questo senso gli scatti con lo “sguardo” ravvicinato come i primi piani o lo sguardo intermedio o quello “da lontano”.
Il saggio “una cascata di fiori comunicare infiorando” di Domenica Borriello ripercorre la storia dell’ “infiorata” per soffermarsi sulle modalità di comunicazione aperte da questa pratica rituale sui linguaggi comunicativi che attraverso l’uso sapiente dei fiori e dei colori si tratteggiano.
Festa del CORPUS DOMINI istituita da papa URBANO IV nel 1264 in ricordo del miracolo eucaristico avvenuto a Bolsena. Ovvero quando del sangue fuoriuscì dal corpo dell’ostina una volta spezzata da un sacerdote polacco—> Questa festività è tradizionalmente collegata a manifestazioni ampiamente diffuse in Italia: LE INFIORATE.
Paolo Toschi ci presenta l’arte dell’infiorare come una tradizione “viva”,ossia una pratica che ha riscontro nella sensibilità della gente che la elabora,la vive e la usa. L’arte dell’infiorare è una pratica fortemente localizzata ma lo stesso Toschi ci fa notare una dimensione diffusa di tali pratiche,in uso anche in nazioni straniere. Attualmente,le manifestazioni di incontri internazionali dedicati agli informatori e ai protagonisti di arti effimere sono sempre più diffusi basti pensare alle infiorate mondiali tenutesi a Roma,negli ultimi 4 anni nei pressi della Basilica di San Pietro e n via della Conciliazione. Queste realtà dimostrano che le infiorate sono tradizioni VIVE ma in un senso ormai diverso da quello attribuito da Toschi. L’occasione festiva che da vita all infiorata conserva la caratteristica di essere viva in uno spazio- temporale extraquotidiano ed è sopratutto la dimensione fortemente localizzata che non conserva più la sua esclusività. Le attività collegate all’arte di infiorare acquisiscono sempre di più anche una dimensione globale che consente alle comunità locali o ai singoli partecipanti di costruire relazioni,sperimentare confronti,comunicare saperi etc. Tali esperienze creano anche opportunità per affermare e rafforzare il senso della propria identità individuale e comunitaria,per migliorare il proprio sapere tecnico o per condividere,divulgare passioni e gioie che nascono anche dalle proprie interiorità devozioni e della propria territorialità. Il concetto di festa è collegabile all analisi di Feata,per il quale la festa è un evento che nel bene o nel male contribuisce in modo determinante a costruire una località o a organizzare relazioni che questa intrattiene con la realtà nazionale e globale. Per Faeta una tradizione viva deve poter dialogare con la comunicazione e la spettacolarizzazione, deve essere intellegibile a un pubblico nazionale e globale , è qualcosa che si muove nell’interesse e nel piacere di altri. Questi aspetti interagiscono con il concetto di “CULTURA D’INCONTRO” suggerito da papa Francesco nella GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI.
La comunicazione dell’incontro
“Comunicazione dell’incontro” e “incontro con gli altri” sono parole chiave per individuare aspetti della comunicazione sacra che l’arte di infiorare consente ai realizzatori sia in modo diretto e consapevole che indirettamente,a livello individuale e collettivo. La realizzazione di un tappeto floreale crea un valore indennitario e comunitario, e suscita orgoglio nel realizzare un prodotto ammirato da
L’attività turistica è un potente strumento di richiamo al miglioramento sopratutto per la comunità campana di Cusano Mutri,da tempo avviata verso campagne di promozione turistica con sagre autunnali;ma l’infiorata resta per molti residenti “la manifestazione più sana” perché “fuori da ogni schema di lucro individuale”. L’attività turistica è una buona occasione per organizzare convegni e festiva dedicati al confronto tra gruppi di artisti nazionali e stranieri. L’infiorata rappresenta un utile biglietto di visita che consente di dimostrare agli altri il saper emergere anche con poco. Nel piccolo comune della provincia di Roma, Pisoniano, al contrario, non emerge una realtà legata a processi di valorizzazione turistica,come a Cusano Mutri e in altre località della provincia di Roma ben più note a livello internazionale per la loro arte di infiorare. Qui la realizzazione è affidata ai Pisonianesi e ai loro familiari non residenti che giungono in paese proprio in occasione della festa del Corpus Domini. Qui non vi sono turisti o curiosi provenienti di altre località né una realtà legata al turismo. Si tratta piuttosto dell’unica manifestazione in grado di coinvolgere e far interagire adulti, bambini, adolescenti. Anche qui l’infiorata del Cropus Domini assume la caratteristica di “un fatto sociale totale” che coinvolge generazioni diverse e condiziona aspetti della vita sociale e politica delle piccola comunità nel corso intero dell’ anno. Si punta sempre di più ad una spettacolarizzazione e ad attività fuori sede in contesti di concorsi nazionali Ad ogni modo è evidente la crescente disponibilità e convenienza ad aprirsi maggiormente verso l’esterno, verso una scena nazionale e a un pubblico globale. Sia a Pisoniano che a Cusano Mutri si ricorre ad una propedeutica formazione nelle scuole elementari allo scopo di garantire la trasmissione della tradizione locale,il ricambio generazionale e favorire un confronto diretto tra le generazioni. La “comunicazione dell’incontro” assume dunque anche il senso più ampio dell’incontro tra tradizione e rinnovamento,nell’auspicabile modalità di un equilibrato rapporto. Il ruolo ricoperto dai giovani è fondamentale nel processo comunicativo intergenerazionale. Nelle due località prese in esame,il limitato contributo economico messo a disposizione degli infioratori spinge i giovani a sperimentare nuove tecniche di esecuzione con soluzioni pratiche ma efficaci e al tempo stesso con spese limitate (es. i giovani non prendono l’auto per cercare i fiori più lontano,cercano di usare il meno possibile i garofani perché costano molto etc). Alcuni degli aspetti che rendono l’arte
dell’infiorare un’arte popolare sono: la ricerca dell’innovazione pur nel rispetto della tradizione, la “comunicazione d’incontro” fondato spesso sulla condivisione di comuni orizzonti tra produttori e fruitori etc.
Nelle infiorate il COLORE ha una funzione comunicativa rilevante,un potere attrattivo che affascina l’occhio. La “cascata di fiori” è in questa produzione un’esplosione di colori ed infatti,non a caso, la cromia è un elemento di valutazione importante da parte delle giurie impegnate nella valutazione dei tappeti di fiori,nelle competizioni nazionali e internazionali.Nell’arte popolare, il colore è spesso un forte elemento di richiamo, una componente della comunicazione che assolve ad una funzione attrattiva e divulgativa. I colori forniscono un valore aggiunto,accentuando un messaggio e rendendolo di più facile identificazione. Il linguaggio del colore è un linguaggio che produce suggestioni,poiché in grado di stabilire un rapporto di comunicazione con la natura e con esperienze interpretative. Crea delle immagini che comunicano, creano associazioni e suggeriscono e sono in grado di suscitare sentimenti. Pastoureau ci ricorda che il colore ha l funzione di liberare la forza,l’energia dell’individuo e che pertanto è “un’arte della memoria” che varia da una società all’altra,che si trasforma nel corso del tempo. I colori hanno infatti una funzione mediatica di grande impatto, sui comportamenti sociali: sono segnali e simboli di cui le persone si servono per interpretare il mondo e relazionarsi con esso. Faenza sottolinea l’importanza del colore nella vita quotidiana dell’uomo: marca non solo gli oggetti ma il clima di ogni momento vissuto. Anche Toschi sottolineava l’importanza dei rapporti di colore,ossia le opposizioni dei colori, la funzione di accentuazione di elementi emotivamente più forti, e il valore del simbolismo certamente valido anche per il colore. Nel processo comunicativo dell’arte di infiorare diventa,dunque,importante la mescolanza di colori,in quanto produce un valore cromatico spettacolare,con grande efficacia viene sfruttata la tecnica del contrasto. I colori devono essere ben evidenziati e non coprirsi uno con l’altro. Prevale la saturazione e la brillantezza, il colore carico sul tenue. Il prodotto artistico, e dunque anche i suoi colori, deve diventare uno strumento di riconoscimento e di identificazione, un tassello nel
orali di conoscenza popolare,altri si discostano per assumere caratteristiche globali.
Un simbolismo più arcaico correlato al tema della morte-rinascita del mondo vegetale, certamente sotteso alla pratica rituale dell’infiorata, può collocarsi in una dimensione globale, quella delle feste e dei rituali del calendario del ciclo dell’anno che celebrano il tema dell’abbondanza, della fertilità e della fecondazione di fiori, piante, alberi. Questo tipo di festività solennizzano la chiusura di un ciclo annuale e l’apertura di un nuovo anno, con una nuova stagione. Toschi, a tale proposito, individua come scopo preciso l’eliminazione, la cancellazione, la distruzione di tutti i mali, i guai, i peccati dell’anno che muore e prevedere, determinare e preassicurare l’abbondanza, il benessere, la prosperità per quello che viene. In effetti i fiori muoiono ma rinascono nelle sembianze di quadri di fiori, che dopo poche ore, calpestati nel corso della processione del Corpus Domini.
L’arte dell’infiorare rende possibili ulteriori modalità di comunicazione che si esprimono in quella mussale e multimediale, basate sull’esposizione ma anche sulla rappresentazione di esperienze culturali, forme e settori di vita. Musei locali dedicati alle infiorate nascono su tutto il territorio nazionale, consentono alle comunità di rappriopriarsi della propria storia,dei propri luoghi e delle forme di interazione collettiva. A questi si affiancano realtà interattive che perseguono l’obiettivo di conservare e valorizzare aspetti come il rapporto tra fiore e uomo.
Nel saggio “Puzzle votivi sul territorio campano: le edicole in ceramica” è descritto il ricco patrimonio devozione delle edicole votive maicolate presente in campania che si è diffuso in un arco di tempo che va dal VXII ai giorni nostri. Le edicole votive sono testimonianze figurative del rapporto con il sacro: come in un attraente puzzle,troviamo raffigurati su una o più piastrelle la Vergine o i santi solitamente versati in loco,cui sono dirette pratiche votive e devozioni individuali e/o collettive in parte ancora vitali. La raffigurazione può essere realizzata su riggiola,la singola targa devozione,o su un insieme più o meno ampio di
piastrelle che costituiscono nel complesso,un pannello di piccole,medie o ampie dimensioni. Sul territorio campano è presente anche una tipologia di raffigurazioni votive dalla forma circolare, il disco o il tondo. Sotto il genere di “targa devozionale” intendiamo classificare ceramiche raffiguranti soggetti religiosi,destinate ad una collocazione architettonica di tipo murale e progettate per un uso extraliturgico. Il genere comprende 2 famiglie principali: TARGHE PLASTIFICATE —> con raffigurazione a rilievo e TARGHE PIANE —> con raffigurazione disegnata e dipinta. L’aggettivo “devozionale” allude a quell’aspetto della religiosità che è attuazione specifica della pietà privata. In Campania pannelli ceramici di piccole e medie dimensioni sono ampiamente diffusi sul territorio. Questi ultimi posseggono un fascino singolare,quello di un avvincente puzzle che rivela la sua scenografia,con i suggestivi personaggi sacri raffigurati,sono se ciascun tassello del pannello è stato abilmente realizzato e ricomposto in tutte le sue parti. Questa peculiarità condiziona l’esecutore della figurazione,costretto a scelte dipendenti dalla dimensione e dl reticolo della riggiola da utilizzare,ossia dal vincolo geometrico che può indurlo a soluzioni scenografiche diverse,in relazione allo spazio figurativo a griglia di cui può disporre. Antonio Bove segnala a riguardo una dinamica evolutiva parallela a quella studiata per i pavimenti in maiolica in area campana. Nel 400,la tradizione compositiva pavimentale rappresentava simboli e figure entro la superficie esatta di una riggiola. Nel rispetto di questa tradizione il viso della Vergine doveva,ad esempio,rientrare nello spazio di una mattonella,come altri simboli che la rendono riconoscibile nella diffusa varietà degli appellativi locali e delle pratiche rituali liturgiche e non ad essa collegate. Tale dipendenza della figurazione muta in epoche successive,come gia nel Barocco. La dimensione pubblica elle edicole maicolate come specifica attuazione della pista privata è un aspetto connotante della comunicazione: <<rendere pubblica un’immagine porta in sé diverse finalità comunicative. Propone un messaggio,trasmette qualcosa di importante>>. E’ utile ricordare con Antonio Marazzi che <<il contesto della percezione visiva comprendere una molteplicità di riferimenti sociali e di significati culturali. E’ attraverso messaggi visivi che si trasmettono e si rinforzano valori culturali fondamentali per la costruzione del senso del sé e di appartenenza collettiva>>. Le testimonianze visive delle targhe e dei pannelli votivi rinviano a funzioni e interessi mutevoli,da
familiare. Talvolta possono avere una funzione segnaletica: tracciano un percorso che conduce ad un luogo di culto,un istituto o un’associazione religiosa. Le diverse strutture architettoniche delle edicole rispecchiano la cultura del committente o del costruttore,rivelandone gusti e tendenze. Molte edicole infatti recano al di sotto del pannello o al suo interno il nome del committente e,piu raramente,il nome della ditta o dell’artigiano esecutore. In base alla loro struttura possiamo distinguere: EDICOLE A PARETE -> dove la raffigurazione su maiolica è generalmente appoggiata alla parete o contornata da riquadro,cornice o rilievo. EDICOLE A NICCHIA -> costituite da un semplice riquadro scavato nella parete. EDICOLE A TABERNACOLO ->sono più rare,sono dotate di colonnine in gesso o in muratura. EDICOLE A CAPPELLA -> dotate di un ingresso che introduce a uno spazio di preghiera.
Queste singolari strutture sono oggi spesso ignorate da passanti distratti e poco esercitati alla visione del particolare. La ricerca delle edicole maicolate presenti sul territorio può diventare UN’AVVENTURA DELLO SGUARDO. La ricerca sul territorio dei pannelli ceramici può essere ricerca del loro valore storico-culturale,delle funzioni che tali immagini hanno ricoperto nel passato e ricoprono tuttora.
patrimonio, sono molteplici, come testimonia anche il ruolo che assolvono le tecnologie nel narrare e reinventare il significato di questo patrimonio.
Edicole e territorio: una stretta relazione
Le edicole maicolate campane sono poco diffuse nella città di Napoli ma al contrario,ben presenti nella provincia,in particolare,nell’area vesuviana dell’interno ma anche nelle isole di Ischia e Procida. Nel Vesuviano è particolarmente ricca la fascia interna comprendente i comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano,Somma Vesuviana,Marigliano,Sant’Anastasia etc. Abbiamo una forte presenza di edicole maicolate anche nella provincia di Napoli che confina con il Casertano,come attestano preziose testimonianze rinvenibili presso i comuni di Afragola,Caivano,Aversa,Giugliano etc. La diffusione delle edicole sul territorio consente di individuare una struttura di distribuzione non certo casuale. Per alcune aree,essa è facilmente individuabile in altre la dislocazione non offre un itinerario omogeneo. Le edicole distribuite nell’area vesuviana,ad esempio, consentono di tracciare una topografia dei culti che può essere posta in relazione ad almeno 3 modalità di diffusione,come ha chiaramente posto in evidenza Antonio Bove:
SISTEMA A RAGGIERA—> ha come polo di irradiazione una chiesa che custodisce il simulacro o l’icona miracolosa da cui trae origine il fenomeno di una particolare devozione. Si pensi alle edicole dedicate al culto della Madonna dell’arco,o a quello per la Beata Vergine del Rosario di Pompei. SISTEMA LONGITUDINALE—> caratterizza la dislocazione di edicole poste lungo importanti assi viari di collegamento tra diverse località: è il caso di molti pannelli 800eschi dedicati alla Vergine, in particolare, alla Madonna del Carmine, distribuiti lungo la Villa Ottaviano, importante arteria di collegamento tra Napoli e la campagna vesuviana. SISTEMA A PIOGGIA—> riscontrabile prevalentemente nell’hinterland (retroterra) agricolo e segue lo stesso criterio dell’assetto abitativo che delimita i luoghi di campagna e punti particolari della fitta rete interpoderale: sono edicole di tipo mariano,in prevalenza,che rafforzano la tesi dei legami ancestrali tra divinità femminile e fecondità dei campi.
un’immagine femminile in bassorilievo,era ubicata nella piazza del Granello di Portici. La giovane donna raffigurava santa Margherita,per altri,la Madonna di Pugliano con il suo Bambino. Per anni la figura sacra ha protetto i pescatori che,percorrendo la piazza,raggiungevano l’antistante porto. In particolari circostanze, le edicole rappresentano ancora un polo di aggregazione per lo svolgimento di rituali collettivi: è il caso delle pratiche di addobbo delle strutture che ospitano targhe e pannelli devozioni o rosari recitati in vernacolo davanti le edicole. Il ruolo delle pratiche rituali collegate alle strutture votive si manifestano soprattutto nel giorno delle ricorrenze ufficiali liturgiche dei personaggi sacri. La partecipazione a tali rituali resta di tipo comunitario, limitata agli abitanti degli isolati intorno all’edicola o ai quartieri vicini. Le strutture votive non hanno il ruolo di arredo urbano, ma sembrano ancora connotare lo spazio abitato, segnato da simboli sacri, come luogo adatto alla vita umana.
La comunicazione dello sguardo
L’aspetto comunicativo delle immagini raffigurate sui pannelli ha una fondamentale rilevanza. Antonello Ricci,a riguardo, ha sottolineato il potere dell’occhio e il valore dell’imposizione dello sguardo associato alle strutture votive: il senso della vista si può considerare in questo ambito, il senso del sacro. La fortuna delle madonnelle, in quanto immagini dipende interamente dall’occhio, dal suo potere di creare la realtà mediante l’atto della scoperte e l’imposizione dello sguardo. I pannelli devozionali hanno acquisito il valore di uno scrigno che spesso si scopre con “l’imposizione dello sguardo” ma che nel contempo si lascia aprire e osservare rendendo manifesti aspetti percettivi e sensoriali importanti del “vedere”: Le attività dello sguardo hanno una loro interna articolazione: poggiano certamente sulla percezione e la traduzione culturale del percepito, dentro il campo di interazione sociale che convenzionalmente chiamiamo osservazione, ma hanno la possibilità di divenire realtà socialmente fondante attraverso la memoria e la messa in scena, la rappresentazione. Rudolf Arnheim ha posto in evidenza un livello percettivo dello sguardo ed ha distinto chiaramente tra l’informazione che un uomo riceve attraverso gli occhi ( percezione) ed il trattamento cui tale informazione viene assoggettata. Al livello percettivo dello sguardo, Faeta ne aggiunge altri: quelli del VEDERE(secondo livello) e dell’OSSERVARE(terzo livello). A un secondo livello le informazioni
vengono riconosciute e immesse in reti di significato culturale (l’occhio vede). Quest’attività è complessa e presuppone processi diversificati di conoscenza: -Riconoscimento -Assunzione di un oggetto -Elaborazione di un orizzonte sincronico di relazione -Riconoscimento di una dimensione diacronica
A un terzo livello le informazioni visive cosi elaborate in forme di conoscenza sono inserite all’interno di una prassi continua e finalizzata (l’occhio osserva). I pannelli delle edicole religiose possono coinvolgere diversi “sguardi”: -LO SGUARDO DEL COMMITTENTE che vuole vedere espresse attraverso l’immagine esigenze personali o collettive,spesso collegate al territorio geo-culturale di riferimento e della propria sfera emozionale e devozione estensibili e comunicabili all’esterno. -LO SGUARDO DEL CERAMISTA E DEL DECORATORE che realizzano il prodotto ceramico applicando saperi acquisiti e modalità espressive che attengono in gran parte alla tradizione produttiva,alle necessità della bottega ma anche alle loro esigenze culturali ed espressive. -LO SGUARDO DELL’OSSERVATORE ESTERNO che osserva,recepisce ed interpreta messaggi comunicativi soggettivamente mutevoli anche nel tempo. Le tipologie raffigurati rendono possibile la suddivisione delle edicole in due categorie:
In entrambi i casi, possiamo trovare riferimenti iconografici a personaggi, luoghi, storie orali, attività o vincente collegabili al territorio e alla cultura locale e cioè con una maggiore libertà espressiva rispetto all’iconografia a stampa. Spesso il personaggio sacro è inserito in specifici contesti figurativi, sfondi del paesaggio locale ecc.. o anche legato a particolari figurazioni che alludono ad attività svolte dal devoto o a quelle prevalente in zona. Le caratteristiche dipendono dalle esigenze della committenza.
edicole, che presentano una tendenza ad accentuare e talvolta esagerare elementi emotivamente più forti, alcuni tratti distintivi fisici, ma anche materializzare e rappresentare concretamente elementi astratti come suoni, movimenti, idee, concetti.. quello della variabilità ->che emerge dal microcontesto in cui quelle forme,segni,motivi vengono utilizzati in relazione con gli altri elementi del sistema di cui fanno parte. Lo sguardo esterno dell’osservatore è oggi estendibile a quanti fruiscono delle strutture espositive o dei percorsi che la multimedialità consente nei musei e in rete. Lo sguardo esterno non è più vincolato dalla localizzazione ma si proietta a dismisura verso confini non definibili. Interessanti sono le proposte di reinvenzione dei pannelli ceramici, spesso opere inamovibili e riproponi bili al pubblico solo in modo virtuale, ricorrendo spesso al fuori scala per risaltarne talune caratteristiche. L’edicola votiva presenta dunque una pluralità di possibili percorsi di analisi,una complessità di letture. Il pannello devozione ceramico è il risultato visivo di un connubio tra esigenze comunicative- interpretative e saperi diversi; collegato al territorio e al contesto storico-culturale locale,questo manufatto presenta tuttavia forti potenzialità divulgative, in quanto polisemico e manipolabile.
Nell’aria vesuviana, la memoria della catastrofe legata al vulcano è, in molti casi, affidata ad oggetti devozionali che rievocano, nella maggioranza dei casi, episodi, che pur sviluppatosi nell’ambito tragico dell’eruzione, hanno avuto esito positivo grazie all’aiuto divino. Si parla di salvataggi miracolosi da parte della Vergine, la Madonna dell’Arco e Sant’Anastasia, le statue di san Gennaro rivolte verso il vesuvio con la mano levata per arrestare la colata lavica... Queste forme di religiosità, a proposito delle quali esiste una fiorente bibliografia antropologica, agiscono come veicoli della memoria:
grandi e piccoli monumenti riattivano e rendono perenne un episodio di queste entità e permettono alla comunità di riconoscersi e di consolarsi nella contemplazione di un evento in cui si è verificata un’intermissione salvifica da parte di una figura venerata. A scongiurare il dramma, la perdita e la morte, c’è un intervento tempestivo che ribadisce anche la forza divina e la sua necessità nell’emergenza. L’invocazione del divino, trova espressione sia nella sfera privata che in quella collettiva. Intensifica il bisogno di unirsi e richiamare con forza un aiuto ultraterreno che addomestichi gli eventi incontrollabili. Il bisogno di trovare conforto dinnanzi alla calamità o alla sua eventualità, si manifestano in maniera evidente nel rito. La pratica del rito religioso assume un significato che trascende la sua funzione esplicita. Leach > è un processo comunicativo che ha il compito si trasmettere delle conoscenze indispensabili alla sopravvivenza Roy Rappaport > sottolinea che il rito è inteso come strumento per il mantenimento dell’equilibrio fra gli uomini e lo definisce come l’atto sociale fondamentale. Anche se riconosce, al tempo stesso, che la retorica e il canone del rituale mal si presta alla trasmissione e al dibattito. Lo spettro di messaggi veicolati attraverso un rituale è molto ristretto. Il rituale raramente si costituisce di elementi prettamente verbali. Molto più spesso si corre ad oggi e sostanze per trasmettere messaggi o meta messaggi difficili se non impossibili da comunicare attraverso la lingua. Alcuni di questi messaggi sono quelli che indicano la sostanza di ciò che è espresso simbolicamente dalle parole del canone. La comunicazione rituale è più complessa di quella verbale. Come afferma Levi Strauss, il rito puo’ essere considerato come una sorta di finestra critica, attraverso la quale indagare la dialettica tra la specie umana e il proprio ambiente.
Analisi del rito nel contesto vesuviano legato alla catastrofe naturale dell’eruzione vulcanica.
Il rito in emergenza
La pericolosità di questi fenomeni è dovuta al fatto che possono interessare, a seconda degli agenti atmosferici esterni, territori più o meno vasti che circondano l’epicentro.