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Appunti su Caravaggio, Bernini e Borromini
Tipologia: Appunti
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San Pietroburgo, museo dell’Ermitage. Dipinto orientato verso il culto della bellezza e della giovinezza. Magnifica è l’unione della natura morta e della figura: Caravaggio concepisce l’idea della caraffa di fiori e della frutta sul tavolo come illuminate da una luce che le fa risaltare. Il dipinto sarebbe un invito alle gioie della vita e dell’amore attraverso le arti e i piaceri terreni: la musica, il canto, il cibo, i profumi.
Londra, National Gallery. Un giovane, dai capelli neri e dai lineamenti marcati, contrae i muscoli perché morsicato all’improvviso dal rettile. La smorfia di spavento e dolore del fanciullo, morso dall’animale che sbuca dai fiori e dai frutti in cui era nascosto, è tradotta in passaggi chiaroscurali. Sul tavolo vi è una natura morta trattata con grande realismo. Gli elementi naturali rimandando a significati simbolici: le rose in procinto di appassire richiamano la caducità della vita, mentre il ramarro ricorda le insidie nascoste in ogni felicità.
Roma, Galleria Doria Pamphilj. Unico dipinto a soggetto religioso, per decorare l’abitazione di un committente privato. La scena sacra è inserita in un mirabile paesaggio dai colori caldi che sfuma all’orizzonte. La vergine è addormentata con il capo dolcemente reclinato sul Bambino; di fronte a un anziano Giuseppe che regge lo spartito musicale sta, di spalle, un angelo musicista. È la raffigurazione di una famiglia stanca per un lungo viaggio, che si ferma a riposare. L’angelo è illuminato da una luce calda e avvolgente. Il momento è intimo, familiare, quasi umile, come sottolineato dai poveri bagagli a cui si appoggia Giuseppe.
Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi La Vocazione è il tipico soggetto per il Giubileo in occasione del quale è stata realizzata. Evoca il potere della grazia divina che redime i peccatori, in questo caso Matteo, colpito dalla luce che accompagna l’entrata del Cristo. Matteo, infatti, riscuoteva le tasse degli Ebrei per conto dei dominatori Romani e non era amato dal popolo. Rivoluzionaria è l’idea di ambientare le scene nella penombra. Tutti i presenti reagiscono con differenti espressioni all’entrata del Cristo. Mentre Cristo veste all’antica, Matteo e i compagni, che secondo una tradizione sarebbero ritratti di amici di Caravaggio, indossano abiti seicenteschi. Si trovano in un’osteria romana del Seicento. Cristo è accompagnato da San Pietro, raffigurato di spalle.
Nella chiesa romana di Santa Maria del Popolo Per questa cappella Caravaggio esegue la “Conversione di San Paolo” e la “Crocifissione di San Pietro”. Le due tele presentano caratteristiche simili: in entrambe i personaggi, illuminati da una luce, emergono dal buio in posizione diagonale. Nella “Crocifissione di San Pietro” i carnefici sembrano quasi incolpevoli nei loro gesti, uomini costretti a un lavoro faticoso. Una luce calda investe la croce e il santo, illuminando ogni realistico particolare della scena: le venature del legno della croce e i volti rugosi degli aguzzini. La luce dà tensione drammatica alla raffigurazione. Per la “Conversione di San Paolo”, Caravaggio non sceglie il momento della folgorante apparizione, ma quello più dinamico della caduta. Paolo è a terra con le braccia spalancate in segno di umile obbedienza; il vecchio aiutante ha il volto rugoso che emerge dalla penombra; il grosso cavallo centrale è fermo e come sospeso nel gesto per non calpestare il suo cavaliere disarcionato. La luce che illumina Paolo e l’animale segnala la presenza divina.
Galleria degli Uffizi, Firenze Questo Bacco adolescente dipinto da Caravaggio fa parte del suo periodo chiaro. Sono, infatti, ancora assenti i profondi scuri ambientali che hanno reso famose le sue opere. Nel Bacco adolescente la critica ha individuato elementi contraddittori nella scelta del soggetto ritratto. Il Bacco, infatti, ha un aspetto molto realistico, sembra la fedele rappresentazione di un ragazzo del popolo. L’abbigliamento e la posizione sono, però, classici ed eleganti. Di fronte al Bacco, sul tavolo, verso destra Caravaggio ha dipinto una piccola di natura morta con frutti. Il Bacco potrebbe essere un ritratto di Caravaggio.
Galleria Borghese, Roma Fa parte della collezione Borghese in quanto regalato a Scipione Borghese. Il dipinto, presunto autoritratto di Caravaggio , prende il titolo dal colorito della pelle del protagonista. L’artista intorno al 1593, venne ricoverato in un ospedale a causa dei postumi del calcio di un cavallo. Su di un piano rettangolare sono disposti alcuni frutti. Oltre la lastra di pietra si trova il bacchino seduto in basso. Il corpo è rivolto a destra, con il busto e le gambe di profilo. Indossa un panno chiaro, annodato sul davanti. Le gambe si intravedono appena poiché sono coperte dal piano. L’uva bianca rappresenta la resurrezione, quella nera la morte. Il braccio destro è completamente esposto, portato in avanti e flesso, verso il volto. Nella mano, il bacchino stringe un grappolo d’uva bianca. Il viso è, infine, rivolto verso il centro ma non completamente. Lo sguardo punta verso sinistra, in basso, con un’espressione pensierosa e assente. Le labbra, pallide e malate, accennano ad un sorriso sofferente. Intorno al capo porta una corona di rami intrecciati e i capelli sono coperti da molte foglie d’edera che scendono verso la schiena. Lo sfondo è scuro.
Galleria Borghese, Roma Il fanciullo in primo piano, viene raffigurato con i capelli ricci e disordinati, lo sguardo fisso che sembra perso nel vuoto, la manica della vestaglia bianca che scende quasi ad accentuare la sua sensualità; ciò che appare nuova e sconvolgente è infatti l’espressione esausta e quasi femminile del ragazzo: egli viene rappresentato con le gote rosse, le labbra carnose e semiaperte, il viso inclinato e la spalla destra seminuda. Tutti questi sono simboli che rimandano all’erotismo e alla sensualità. Sembra infatti che il fanciullo non voglia offrire la frutta, ma se stesso. Il canestro stretto al petto, potrebbe essere un indice simbolico e allegorico della lussuria. Non bisogna però omettere un altro significato dell’opera, legato al segno del tempo, della caducità della vita, rappresentata, come sempre, dai frutti. I colori dell’opera sono brillanti.