























Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Carlo Emilio Gadda, aspetti ed elaborati
Tipologia: Dispense
1 / 31
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!
























1. Carlo Emilio Gadda Carlo Emilio Gadda ha una tradizione fortemente legata all’anti-romanzo sottolineare il passaggio da racconto a romanzo, si colloca in un contesto di forte sperimentalismo nel romanzo, come era già
«La chiameremmo semplicemente novella: perché cosa è una novella, se non un avvenimento non mai udito? Questo è il senso proprio della parola; e le molte produzioni che in Germania passano sotto il nome di novella non sono novelle, ma semplicemente racconti, o che altro Lei voglia dire. In quel senso originario di avvenimento mai udito, è la novella anche nelle Affinità elettive » -Il termine novella utilizzato da Goethe punta sulla differenza tra il suo e d il discorso, lla novella come la rappresentazione di un unico momento della vita, ma Goethe in particolare fa riferimento con questo termine a tutta la tradizione nata nell’800, relegando la novella ad un genere non novecentesco.
7. TARCHETTI è Racconti Fantastici. L’elemento fantastico combacia con un effetto di esitazione in quanto il lettore esita in quanto non sa se quello che sta leggendo è spiegabile oppure solo frutto della fantasia. L’ effetto di tensione , riconducibile al fantastico, è l’elemento cardine attorno al quale Tarchetti costruisce un mondo nel quale il lettore possa sentirsi “a casa”, che possa riconoscere facilmente. Ogni elemento della novella di Tarchetti non è accessorio superfluo, ma necessario per riuscire a creare quell’effetto di tensione. Ciò significa che nel 1860, la novella come descritta da Poe, ha una forma descrivibile come quella di un evento straordinario e mai udito prima, che non è solo legato ad una scelta poetica, ma che appartiene al sistema dei generi.
San Giorgio in Casa Brocchi, C.E. Gadda, Solaria, 1931 (novella) Ad un certo punto nell’ immaginario collettivo si è stratificata l’idea che il romanzo ottocentesco sia un romanzo di tipo realistico, con un’ambientazione sociale molto forte, ed un forte senso logico di causa-effetto, potremmo dire che Gadda, nel momento in cui inizia a scrivere su Solaria , ha in mente un lettore che pensa che l’ottocento si risolva completamente in questi termini. Gadda sente di dover aggredire questa visione della narrativa, del romanzo, sia per quanto riguarda il grande pubblico che il pubblico più di nicchia degli addetti ai lavori. Trama : La novella è ambientata in una famiglia aristocratica milanese di inizio secolo; all’interno di questa famiglia, il giovane conte deve compiere 19 anni, ed il racconto centrale ruota intorno a questa festa di compleanno che la madre sta organizzando in maniera molto ingessata. Come dono, lo zio del ragazzo, dovrà dare un libro sull’educazione dei giovani, in cui si tratta di come bisogna cercare di opporsi ai pericoli dei tempi moderni. All’interno di questa situazione troviamo anche altri personaggi secondari, come Jole, una cameriera molto procace ed attraente, che rappresenta uno dei potenziali pericoli dei templi moderni, e che viene descritta sempre in modo molto sessualizzato. Un altro personaggio è il professor Frugoni, il precettore del conte, che si occupa dell’educazione del giovane e della sua formazione (molto attardata). Il giovane conte oscilla da questa famiglia stucchevole, noiosa e lontana dalla “calda vita” , fatta di una madre castrante, un precettore dello zio Agamennone e che supportano le posizioni della madre da un lato, e dai richiami della vita giovane dall’altro. Molte sono le esperienze a cui il giovane va in contro, come l’episodio della triennale di Milano, in cui molto artisti del Novecento espongono: Voltazio Pennelli, artista rozzo e volgare, viene invitato dalla ricca borghesia milanese all’esposizione, e incontra la famiglia del conte. Il giovane ne è rapito, in quanto affascinato da una dimensione di vita estremamente lontano dalla sua. Si ha un solo evento, quello della giornata del compleanno, in cui Jole porta il libro dello zio Agamennone al giovane: la cameriera, che già si era macchiata di un peccato con un componente della famiglia, seduce il conte, che da quel momento cercherà di fare di tutto per non allontanarsi mai da lei. Il corpo prevarica le strategie della mente, e il giovane diventa uomo seducendo Jole. Viene raccontano un unico evento, ovvero l’ingresso nel mondo sessuale da parte del giovane, e si tratta di un evento che avviene solo alla fine e al quale il lettore non è preparato. In questo senso si crea il contrario di ciò che avviene nei romanzi di Tarchetti (prima evento, poi morale), in quanto noi non sappiamo cosa succederà fino alla fine. Capiamo che esiste una differenza tra il racconto di Gadda e la riflessione teorica, tuttavia si mantiene il “singolo effetto”.
INCIPIT 3 “Ma quello che colmò a misura della costernazione pubblica, fu quando si venne a sapere che era nientedimeno qual giovanotto: era un lontano, oh! Mica tanto lontano poi! parente del conte e quindi anche, per riverbero, della contessa, che era cognata del conte, perché era vedova di quell’altro conte, «che era morto», ma era fratello di questo qui, «che era vivo». «Un parente?… E perdersi con una cameriera!…» «Ma tutte le ragazze, non si sa perché, gli muoiono dietro…: e poi, si sa, quando c’è l’automobile…» Il «non si sa perché» è la chiave di volta dei più complessi sistemi giustificanti il Mondo: ed è perciò adoperatissimo dai metafisici della morale, quando si tratti di stabilire il perché della fisica del genere umano”
Il giovane conte, in realtà, compirà diciannove anni nel momento in cui aprirà la porta ed incontrerà Jole, simbolo della “calda vita”. La sua vita, fino a quel momento, era proseguita senza un contatto vero e proprio con le difficoltà. FORMAZIONE 2 “<<… Quante volte l’ho visto! … anche in Via Vettor Pisani!... l’ho visto… anzi l’ho guardato… E cerco sempre di venir io ad aprire, quando lei viene dallo zio… dal signor conte… ma Domenico ha l’ordine di aprire lui… «Io, allora, è in istrada… che ho cercato di rivederlo… di incontrarlo, apposta… Faccio apposta tutto il giro, da Via Flavio Gioia, Via Amerigo Vespucci, Via Cristoforo Colombo… «… Ma lei…» conchiuse con un tono tragico, «non si cura di me, non può curarsi di me!… è giusto…» «… Perché?…» disse Gigi arrossendo anche più: «Sono un uomo anch’io…» E la verità, finalmente!, parlò con le parole della verità. «Lei… Lei… e un ragazzo, signorino!» disse, lievemente beffarda, la bella, «… ma un ragazzo magnifico… Non ci crede?…» «Non so… non me ne sono mai accorto… ma lei, certo, e molto più graziosa di me…»” Improvvisamente Gigi, il conte, compie uno scatto di crescita e il giovane diventa uomo. (HUGO, I MIRERABILI) “Insomma la Jole era troppo giovane, troppo “inesperta”, nel mentre il fondo, come fondo, era buono…; metter sul lastrico una ragazza così, voleva dire <<farne una vittima della società…PP. In giovinezza il conte aveva letto I “Miserabili” e bazzicato la letteratura delle <<responsabilità sociali…>>, sebbene più tardi gli si fosse completamente snebbiato il cervello, in seguito vuoi a una più matura riflessione, vuoi alla lettura quotidiana della <
FINALE: Non esiste, purtroppo, nella trattatistica dei doveri, una nomenclatura sufficientemente analitica per il catalogo di siffatte irregolarità: ma i nuovi dispiaceri, che la Jole doveva finir per dare ai Brocchi, non si limitarono a così poco. Il dispiacere definitivo viene ora.Ardenti baci si impressero sulla bocca del giovane e le dita della ragazza, come due pettini demoniaci, gli si insinuarono nel folto de’ capelli, fugandone ogni più casto pensiero, stringendo, stringendo quel capo. I seni di lei si offrivano alla stretta virile come cose meravigliosamente reali, nel mondo di buoni consigli. «… Signorino, no, no…» diceva, «… qui no, non possiamo…» Gigi, tenendola con il braccio sinistro, chiuse ruvidamente la porta a chiave. Tenendola sempre, la trascinò, come una dolce preda, dove l’amore potesse essere più pieno e vero RIEPILOGO Il ‘900 , è al passo con I tempi, e porterà anche volgarità e pericolo, ma è simbolo della “calda vita”. Gadda vede il ‘900 come qualcosa di positivo, candidandosi in questo modo come un autore del ‘900. Da un lato Gadda è d'accordo rispetto alla riflessione teorica sulla novella fatta nell’Ottocento, mentre dall’altro lato distrugge questo organismo chiuso affrontando non un unico aspetto, affrontando distanza sociale, romanzo di formazione e riflessione meta-letteraria.
all’interno della novella accade un evento, l’iniziazione sessuale del protagonista, e perchè questo evento accada è necessaria la presenza di una serie di eventi precedenti (catena di eventi) per raggiungere l’atto è necessaria la presenza di tutta una serie di dinamiche precedenti, come la presenza di Jole , cameriera particolarmente piacente, l’esistenza di una repressione sessuale molto forte e incentivata dal libro dello zio Agamennone che doveva cercare di schermare il protagonista dai peccati della carne. Il punto centrale è che con Gadda ci troviamo in una struttura a raggerà, con un evento al centro, e tutta una serie di altri eventi collaterali. Gadda come riesce ad ovviare dalla necessità di raccontare tutto quello che succede
collateralmente? Lo fa attraverso una serie di continue digressioni. Si tratta di digressioni che non finiscono mai fuori dalla storia, ma che in un modo o nell’altro tornano sempre alla narrazione centrale. A Gadda interessa costruire un mondo in cui I protagonisti tornano al fatto principale.
È un autore realistico > “Si dice che il Gadda è barocco” (postfazione editore de “La cognizione del dolore”) > Gadda si difende dicendo che “è il mondo ad essere barocco”, in quanto lo scrittore vuole sempre e comunque raccontare la società. Polemica sociale
Gadda ammirava molto l’800, ma al tempo stesso nel rappresentare il ‘900 ne vede tutte le potenzialità ma anche tutti I limiti. La cultura ottocentesca inizialmente non partecipa al dibattito inizialmente, ma dopo la morte del fratello in Guerra entra nel dibattito “apocalittico”. Gadda, nel 1930, vuole cercare parole adatte a descrivere l’uomo, senza dover tornare su parole già dette o che, perchè prese dalla tradizione ottocentesca, suonassero false o lontane. Le parole si logorano. Questo spiega perchè cerca un nuovo linguaggio, multistrato e che sia disposto a parlare ai diversi tipi di lettori. LEZIONE 3 – 9 MAGGIO 2018.. il 900
Per alcuni esiste una letteratura che veicola cattivi valori ed un’altra che ne veicola di buoni. Per - Gadda la “ letteratura ordinata ” è un elemento centrale all’interno della Cognizione del Dolore > secondo Gadda la letteratura ha la possibilità di dire il vero o il falso. Tutto questo stile ordinato veicola un significato rinato (mente ordinata e anti-anarchica) -Gadda non è per una funziona moralistica, ma per una funzione conoscitiva della letteratura. -un altro tratto di Gadda, ovvero all’elemento comico e sarcastico >ha un principio fortemente irriverente. Il narratore, che non è moralistico, ma è un “piccolo fustigatore di vizi e tabù”, che all’interno del racconto ha un personaggio preferito, che è Gigi, il quale è vittima di un mondo di adulti castranti e che gli impediscono di crescere, e si ritrova solo (fino all’incontro di Jole non ha mai un atteggiamento dialogico). Quello che colpisce è che il principio comico ha, al tempo stesso, la volontà di essere una strizzata d’occhio al lettore comune, che deve essere attratto all’interno del testo. ALLUSIONI SESSUALI: Alcuni giovanotti del Politecnico poi, veri giovinastri! da non aver nulla da invidiare ai più autentici teppisti! le avevano indirizzato in pieno marciapiede dei sirventesi elettromeccanici, fra sconce risate: (al sopravvenire della contessa però, si eran taciuti di colpo, dandosi di gomito). La contessa non aveva capito e non voleva «neppur ricordare» simili ignominie: ma le parole «oscillazioni sincrone», «vibrazioni smorzate», «respingenti», ed altre anche peggio erano già venute fuori, da quelle sgangherate gole, fra tali risa e baccano, che in tutto il marciapiedi tutti si erano voltati, e due carabinieri immobili all’angolo della piazza avevano aguzzato lo sguardo e crollata la testa, e la lanterna, mormorando «studenti! studenti!», in tono di pietosa diagnosi. Quelle brutture le avevano ferito gli orecchi d’una nota così atroce, che soltanto la preghiera e la Confessione avevan potuto cancellarne l’angoscia SITUAZIONE E TURPILOQUIO: Ma la virtù loricata dei due aveva resistito all’assalto della depravazione, sdegnoso e baffuto il Frugoni, nonostante l’acquolina in bocca. Allora, a quella ripulsa, il romanaccio, dentro di sé, li mandò subito a morì ammazzati tutt’e due: per prima cosa; ma, il professore, ritenne opportuno di insignirlo, mentalmente, anche del titolo di accalappiacani e di stronzo. Poi, come per una rivalsa contro quell’austerità così rinunciataria, e con la elettricità in corpo del secondo premio e con quell’altra che lo aveva sospinto in esplorazione per Via dei Fiori Chiari, strappò a Gigi i libri di sotto il braccio e visti il «De Officiis» e un «Amleto», non n’ebbe letti tre versi che principiò a farsi beffe della carta stampata, all’indirizzo prima di Giulio Carcano, poi di Marco Tullio. Come s’è detto. Poi si disfrenò nella gioia, nell’allegrezza e in mille porcherie d’ogni genere; tanto che Gigi, il quale aveva cominciato a sorridere e poi a ridere, a un certo punto Frugoni se lo trascinò invece via per un braccio, sul più bello, fremendo in una sorta di sdegno neoclassico, e di rabbia autentica Come si realizza l’ elemento comico? Con continue opposizioni (alternanza alto-basso, che desacralizza l’alto) e l’uso di luoghi comuni. “Il non si sa perchè è la chiave di volta dei più complessi sistemi giustificanti il Mondo… non si sa perchè! Non si sa perchè!” Lo stile contrappone la “poesia” data da termini come ebrezza e frescura, che identificano una dimensione naturale, e l’artificio dato dalla macchina che viene descritta. L’elemento comico è dettato dal fatto che il narratore, anzichè spiegare il “non si sa perchè” lo amplifica, aumentando il gioco di allusioni. Si cerca di esporre virilità, posizione sociale, ed in più c’è un gioco ulteriormente dissacratore su due piani: Gadda esalta la Brianza, quando in realtà la odiava tanto tanto.
Gadda parla di come il linguaggio crei una menzogna, e per farlo tira in ballo Manzoni definito come il letterato per antonomasia. “<<Ma nella nostra famiglia…>> protestò la contessa quasi insegnata: sennonché la opportunità e la rarità, insieme, della citazione l’avevan distratta: riacquistò la certezza che stava parlando con degli uomini di scienza. Attenuò il tono della protesta: «Nella nostra famiglia, non credo…»” “Non esiste, purtroppo, nella trattatistica dei doveri, una nomenclatura sufficientemente analitica per il catalogo di siffatte irregolarità: ma i nuovi dispiaceri, che la Jole doveva finir per dare ai Brocchi, non si limitarono a così poco. Il dispiacere definitivo viene ora. Ardenti baci si impressero sulla bocca del giovane e le dita della ragazza, come due pettini demoniaci, gli si insinuarono nel folto de’ capelli, fugandone ogni più casto pensiero, stringendo, stringendo quel capo. I seni di lei si offrivano alla stretta virile come cose meravigliosamente reali, nel mondo di buoni consigli. «… Signorino, no, no…» diceva, «… qui no, non possiamo…» Gigi, tenendola con il braccio sinistro, chiuse ruvidamente la porta a chiave. Tenendola sempre, la trascinò, come una dolce preda, dove l’amore potesse essere più pieno e vero.”
non abbiamo parole per tradurre l'odore di caffè o il colore del cielo, elementi non traducibili. L’evoluzione più profonda descritta attraverso le parole, che si arrendono, ed in questo modo emerge la verità vera e propria. Tuttavia, quello che ci viene descritto è un che Gigi agisce mosso da un’idea che lui stesso non comprende e quindi abbiamo idea più radicata che supera i fatti stessi. Le parole fuori dal mondo, e nessuno di noi userebbe nomenclatura, parole aliene usate per dimostrare che sono false e non funzionano e ciò spezza la parole e i buoni consigli non hanno retto perché c’è qualcosa che va oltre. Reticenza per far capire che c'è qualcosa che non si può fare ma si può far capire al lettore. Linguaggio più referenziale in cui la vera formazione della frase è il desiderio, sospensione, reticenza, Iole. Quando la scena si fa violenta diventa dolce preda e si capisce che l’amore può essere più pieno e vero. Racconti in cui si dice che Gigi, protagonista e Iole e corpi giungono alla verità. In fondo Gadda da la sensazione di arrivare sempre alla verità, nel Pasticciaccio , frutto di collettività che ha agito nell’omicidio. Tutti collaboriamo affinché accadano certe situazioni. Linguaggio del genere proposto. Anche nel Pasticciaccio la verità c’è. Gadda dice che Gravalda l'ha scoperto e siamo giunti a verità rivelata, si chiude sul vero, è un atto di fiducia non comune, importante, superamento del modernismo, Zeno che dice “ ho mentito ”, prova della verità e il narratore non è garanzia di verità..ne I promessi sposi mai abbiamo il Duccio che il narratore possa deturpare, lo abbiamo con Verga, irriverenza che non è descrizione oggettiva, opera d’arte che mai verrebbe descritta come derivazione di natica, non ci sentiremo oggettivi, ma paradossalmente il narratore così interventista e presente in qualche modo recupera istanza oggettiva e accade che la verità la raggiungono i personaggi e non per forza il lettore, alla verità ci arrivano i personaggi, il narratore invece alla fine ci da il senso di aver capito cosa è successo, mai il dubbio di aver mentito perché anche nel mentire è così eccessivo che l’elemento aggiunto deturpante è evidente.
quanto il narratore può portare avanti la propria conoscenza degli eventi e degli stati d’animo dei personaggi, oppure rallentando l’andamento della storia basandosi sulle voci. Il lettore man mano si spingerà in questo cammino levando mano a mano “veli”, per poi arrivare alla verità sul racconto. “Quand’ecco che, invece dell’americana, ricominciano le urla e il casino e il fumo su alle scale …” L’incendio è un evento eccezionale (la novella deve raccontare un evento eccezionale), ed è un evento che Gadda sceglie in quanto vuole giocare con la tradizione, cercando di aggredire il genere. “Poi, finalmente, fra persistenti urla, angosce, lacrime, bambini, gridi e strazianti richiami e atterraggi…” Lo stesso incendio viene desacralizzato attraverso un discorso più comico, che lo rende poco pericoloso agli occhi. La citazione ci racconta la tragicità dell’incendio, ma lo fa attraverso un registro linguistico totalmente opposto. >non abbiamo una sensazione di paura. L’evento è reso veloce dagli elenchi, dalle congiunzioni, da molte allitterazioni di diverso tipo (es. Della prima sillaba “libidinoso solo” “globi e riglobi” ), dall’assenza di aggettivazione che rallenterebbe il narrato… che cercano di dare un senso di rapidità e simultaneità alla storia. Il risultato della descrizione è derisorio nella seconda parte sia a causa di parole logore , già usate e ormai tradizionali, che per via della volgarità di alcuni termini. Il lettore, anche se spesso non è consapevole, è sballottato e il continuo passaggio da una scena all’altra blocca il senso tragico della vicenda. “Gli effetti dell’incendio, lì per lì furono terrificanti. Una bimba di tre anni, Flora Procopio di Giovan Battista , lasciata sola in casa con un pappagallo, dal seggiolone dove l’avevano issata e imprigionata chiamava disperatamente la mamma senza poter scendere, e grosse lacrime, come disperate perle le gocciavano e rotolavano giù, dopo le gote, per il bavaglino fradicio con su scritto “Buon Appetito”, fin dentro la polposa papposa d’un suo caffellatte dove a poco a poco ci aveva messo a bagno tutto un bastone di pan francese evidentemente… Finché un certo Besozzi Achille di anni 33, pregiudicato in linea di furto e vigilato speciale della Regia Questura, disoccupato … È così la salvò. È anche il Loreto. Avrebbero un po’ imparato chi era …” Si assommano e accastellano diversi punti di vista > il narratore è uno ma il linguaggio che usa è differente, come se la stessa scena venisse raccontata per certi aspetti da punti di vista diversi o almeno con una prospettiva diversa
nell’ultima parte le parole sono direttamente quelle dette da Besozzi. Nella frase c’è una sorta di simpatia, se non ideologica, ma umana del Besozzi, che viene dipinto come una persona in parte “vittima degli eventi”. Il narratore in parte parla con la sua voce, ma dall’altra assume quella di qualcuno di interno al palazzo e di qualcuno di solidale. “Penosissimo, e purtroppo ferale, il caso del cavalier Carlo …” -FORZA CENTRIFUGA DEL RACCONTO : Quand’ecco che, invece dell’americana, ti cominciano le urla e il casino e il fumo su dalle scale appena aprir l’uscio, che a momenti non era da vederci. Fu un momento brutto, raccontava quella sera, uno dei più brutti proprio della sua vita. Diede subito una voce alla donna, ch’era ancora alle prese col rubinetto, con un bigoncioletto-bidet, con certe sue pentoline e gran travasi d’acqua, ma piantò lì subito ogni cosa, sapone e salvietta e mastello e acqua e tutto, e la si infilò in un battibaleno una specie di vestaglia cinese, o giapponese che fosse, e senza por tempo in mezzo la si mise immediatamente a strillare «ah! Madonna, ah, Madonna!, la mia pelizza, la mia pelizza!», e
volle prender fuori la borsetta dal comò, e lui allora la prese per un braccio e la trascinò fuori così com’era, con addosso quel kimono di Porta Volta e senza neanche le mutande, in zoccoletti da camera che però uno lo seminò subito giù per le scale; e tirandosela dietro per una mano cercarono scampo sprofondando tutt’e due in quell’asfissia pauros -RAPIDITA' INCENDIO
- DONNA INCINTTA : Una donna incinta, altro caso pietosissimo, ed era già al quinto mese!, dal panico e dall’angoscia del trambusto e forse anche, però, soffocata da quel fumo delle scale, che appena aprir l’uscio glie ne soffiò dentro una ventata da far paura, si sentì venir male e svenne: proprio sul pianerottolo, nel tentar di scappare. E questa la salvò per miracolo certo Pedroni Gaetano del fu Ambrogio di anni 38, facchino alla stazione centrale, dove aveva da riprendere il turno alle sei e mezza. Inviato da Dio! se si pensa che, per portare o smuovere un baule così, bisogna esser gente puranche pratici - ARPALICE MALDIFASSI Invece la signora Arpàlice Maldifassi, cugina del famoso baritono Maldifassi, Eleuterio Maldifassi! ma sì!… andiamo! che aveva cantato anche alla Scala, in del 1908… nel «Mefistofele»… durante la stagione primaverile, oh! un trionfo, un vero trionfo! e una gloria autentica della nostra Milano, quella nel cercare di precipitarsi in salvo insieme a tutti gli altri, urtata e sballottata dall’«egoismo», secondo raccontò poi, «degli inquilini del quinto», che piovevano giù dalle scale come tanti lepri, non va a prendere con la scarpetta, brutti vigliacchi! tra il gradino di marmo di Carrara e il ferro storto e mal combinato della ringhiera? Ma sicuro! Ed ecco perché la si era rotta una gamba, diceva lei: ma in realtà s’era soltanto slogata una caviglia al primo gradino, scivolando nello spavento e perché non sapeva dove mettere i piedi, col tacco tatàcco tutto ambizioso di guadagnare quei sei o sette centimetri, come ce li hanno le donne. E tutto, poi, perché aveva voluto salvare a ogni costo il ritratto del suo Eustorgio, povera donna, e i suoi preziosi, ch’erano anche quelli un ricordo del suo povero Eustorgio, ed era rientrata di corsa a riprenderli fuori dal comò: che proprio quella mattina li aveva liberati dal Monte, col denaro restituitole dalla Menegazzi IL MAESTRO : Il maestro, impillaccherato di calce i baffi e la risecca faccia, tutta rughe, con quella fiorita di nèi bianchi, ma adesso stanco e vinto dal pandemonio, lo chiamava lamentosamente dal fondo pauroso delle scale: «Oh, Gioànn! oh, Gioànn!»(1) e spiegava piagnucolando a tutte quelle frenetiche in fuga dentro le lor ciabatte, cariche di terrore e di fagotti e bimbi urlanti, che c’era ancora un ragazzo sul tetto, «el magütt, el mè magütt», che su in solaio ci doveva essere «el Gildo, el magütt, el Balòss de Cinisèll»: e poi si dava di nuovo a ingiovannare la tromba fumosa di quelle infernali scale, di sotto in alto, ma sopraffatto dalle urla di tutti. Nessuno tornava indietro di certo all’idea del magütt, e le più, poi, non lo udivano neppure. Finché apparve anche lui sull’ultima rampa, stravolto, rosso, macero nel suo sudore, con quella benda rossa e gialla del fazzolettone intorno alla testa, con un baffo nero sulla guancia, con in braccio la signora Maldifassi ululante «ahi ahi! la mai gamba!, la gamba la gamba! Signor madonna jutèmm vi alter!» e intanto però la stringeva in d’una mano un sacchettino di tela e la si vedeva che non lo voleva mollare a nessun patto ZAVATTARI ; ma non gli riuscì se non di rovesciare il fiasco del Barletta, semivuoto e imbecillito anche lui; e gli si erano invece spalancate tutt’a un tratto le cataratte dei bronchi e allentati, nel contempo, i più valorosi anelli inibitivi dello sfinctere anale, sicché fra urti di tosse terribili, mentre
LA COGNIZIONE DEL DOLORE, Gadda Trama: Il racconto si ambienta in un immaginario paese latino-americano, il Maradagàl, oppresso dalla dittatura, nell’arrondimiento (territorio) del Serruchon (Brianza). Protagonista è don Gonzalo Pirobutirro, l’ultimo hidalgo di una famiglia di nobili spagnoli. E’ un uomo ambizioso (hidalgo, cioè cavaliere e possidente terriero come un nuovo don Chisciotte ma indeciso e introverso. E’ una figura autobiografica: come Gadda, è un ingegnere-filosofo, legge gli autori classici e sta componendo un romanzo; ha combattuto in guerra, durante la quale è morto il fratello aviatore. Lungo la storia emerge il triste passato di Gonzalo: per esempio, si viene a sapere che odia il padre defunto, perché volle edificare a ogni costo la villa, solo per non sfigurare davanti ai ricchi del luogo.. Quella casa per Gonzalo è l’immagine dell’irrazionalità del mondo, costruita com’è in una zona troppo solitaria, con un muretto basso e sbilenco, esposta alle incursioni dei malintenzionati. Il nodo del romanzo consiste nei difficili rapporti tra madre e figlio. Con mamma fui cattivo, si legge nel Giornale di guerra e di prigionia e prevedo che sarò sempre, perché troppe divergenze abbiamo su tutto. Già nell’incompiuta Novella seconda (1928) si affacciava un matricidio: la madre del protagonista viene uccisa da un estraneo, ma muore convinta di essere stata assassinata dal figlio. Anche la cognizione del dolore raffigura il ritrovamento della madre agonizzante sul letto. Chi ha compiuto il delitto? Gli abbozzi d’autore mostrano diverse conclusioni: forse è colpevole un servo, o un addetto del servizio di vigilanza, oppure lo stesso Gonzalo, che però, al momento del crimine, è lontano per lavoro. L’opera fu iniziata subito dopo la morte della madre Adele (1936) come narrazione indagine in cui dipanare le cause di una personale nevrosi: la cognizione del titolo è il processo che risale ai perché del dolore, privato e collettivo. Perciò Gonzalo ripercorre i turbamenti dell’infanzia: la mancanza di affetto, i sacrifici economici necessari a mantenere la rispettabilità borghese, la gelosia per il fratello morto, più giovane e bello, prediletto dalla madre. Ritiene poi che, alla nascita, i genitori riscontrarono nel suo corpicino un difetto fisico: tale forma difettiva della prole, è un'altra ossessione da cui Gadda non si libererò mai. Tutti questi torti, veri o presunti, avvelenano ora i rapporti di Gonzalo con la madre. Anche l’affetto esclusivo, paralizzante, che lo lega a lei, gli impedisce relazioni normali con gli altri. Gonzalo odia i poveri (la serva Battistina, il ragazzo che viene a prendere lezioni private in casa, venditori di pesce puzzolente ecc.) sogna di sterminare i peones, per disinfettare la casa. E’ geloso dell’affetto che la madre, sempre così severa verso di lui, riserva loro. Non meno crudele è il suo giudizio verso gli arricchiti borghesi, i manichini ossibuchivori, che mangiano e mano la propria immagine mortuaria nei restaurants delle stazioni. Oltre alla satira sociale, quella politica: è il fascismo il grottesco Nistitùo de vigilancia para la noche (Istituto di vigilanza per la notte), che spadroneggia in Maragal.
Il romanzo pare scritto coi nervi (G.Contini), in stile acceso, visionario. Toni grotteschi e satirici si alternano ad altri più lirici, tenerissimi nelle loro immagini e metafore. Ciò che manca è invece la prosa comune, l’italiano medio: essa darebbe infatti un’immagine conciliante e falsa della realtà, laddove Gadda vuole svelare il groviglio che sommuove il mondo. Grappoli di frasi, accumuli di parole, alternarsi di grottesco e commozione… E’ il trionfo dell’espressionismo, segno dell’inafferabilità del mondo, e, insieme, di un’acuta sofferenza o disarmonia personale (la disarmonia prestabilita di cui parla il critico Gian Carlo Roscioni) LE OSSESSIONI DI GONZALO da la Cognizione del dolore, parte I, capitolo 3 L’inizio del testo presenta la descrizione dell’ameno panorama che il protagonista don Gonzalo e il medico da lui chiamato, dottor Higueròa, godono dal terrazzo della villa. E’ una bella sera d’estate, il paesaggio parla di vita e del lavoro degli uomini. Nella seconda sequenza don Gonzalo si dichiara disperato: una febbrile inquietudine lo divora. Attende il ritorno della madre dal cimitera, dove ella si è recata a sistemare (in luogo del servitore) la tomba del fratello morto in guerra. Segue l’irosa cacciata del ragazzo giunto alla villa per prendere una lezione di francese ( episodio non antologizzato). Nell’ultima sequenza, come a giustificare l’improvviso scoppio d’ira, don Gonzalo narra al emdico un sogno da lui fatto. Ha sognato sua madre morta, velata di nero; come l’antica Veturia, madre del generale romano Coriolano, ella si ergeva altissima a rimproverare il figlio. Il sogno continua: Gonzalo rimprovera a se stesso i litigi con la madre per ragioni di eredità; a distanza di anni, il rimorso lo divora. L’episodio ha, nell’economia del romanzo, un’importantissima funzione di presa di coscienza, da parte del protagonista, del turbamento interiore che lo tormenta, manifestandosi anche nei sogni incubi notturni. Sono messe a fuoco, in queste pagine, la solitudine del personaggio, la sua nevrastenia ed estraneità, insieme all’ambiguo atteggiamento verso la madre, altalenante tra tenerezza, aggressività e senso del rimorso. All’origine di tutto c’è il risentimento di Gonzalo verso l’eccessiva severità della madre; l’insoddisfatto bisogno d’affetto scatena l’ira rabbiosa del figlio contro la bontà che la signora manifesta invece verso gli altri. Ella simboleggia, inoltre la casa, la famiglia, le proprietà, cioè quell’universo di valori borghesi con cui Gonzalo si sente irrimediabilmente compromesso, ma che, al contempo, rifiuta disprezza Sette “tratti” pubblicati su “Letteratura” tra il 1938 e il 1941 (interruzione a causa della guerra). Nel 1963 esce la prima edizione con le parti già pubblicate su “Letteratura” Nel 1969 compaiono altri due tratti usciti nella versione inglese Nel 1970 dove nuovi tratti in italiano nella seconda edizione Nel 1975 comparsa di un decimo tratto grazie a Roscioni Nel 1987 comparsa di frammenti. Si tratta di una branca di filologia di testi d'autore, in quanto, in generale La Cognizione del Dolore non viene percepita come una vicenda chiusa, o che potrebbe essere chiuse, Gadda infatti continua a porre tratti ( modo in cui Gadda chiama i capitoli ), e nel 63 spinto molto da Garzanti, Gadda non pare interessato a dare una definizione finale all’opera. I tratto Presentazione socio-geo-storica Profittatori di guerra Ville di pessimo gusto [allegoria napoleonica] II tratto Incontro e dialogo con il medico (che si avvicina alla villa Pirobutirro con la domestica Battistina) III tratto Il medico propone a Don Gonzalo una gita in macchina con sua figlia Giuseppina. Ira di Gonzalo contro le campane